Viva le scale – Per l’indipendenza dagli schiavi energivori

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Adoro fare le scale, non lo nascondo. Mi piace il ritmo che si segue gradino dopo gradino, mi rilassa, mi aiuta a pensare. Sia in salita che in discesa, anche fino al quinto piano, preferisco fare le scale, piuttosto che attendere l’ascensore per chiudermi dentro delle lamiere e restare immobile come in una bara.

Certo, se ho del peso eccessivo da trasportare, o se arrivo stanco morto a casa, prendere l’ascensore è un sollievo, una utile comodità: non mi fraintendete. Ma visto che ho buona salute e non ho problemi a camminare, se posso scelgo di fare le scale.

Spesso mi capita di andare a trovare degli amici che abitano in appartamenti al quarto o quinto piano. Non appena mi vedono salire per le scale subito mi chiedono meravigliati per quale motivo mai non abbia preso l’ascensore: “c’è l’ascensore non l’hai visto?”. Quasi come fosse un obbligo prendere l’ascensore, come se le scale fossero soltanto in caso di estrema necessità, nel caso di un black-out ad esempio. Mi diverto ogni volta a notare le facce stupite perché non capiscono e non possono fare a meno di puntualizzare che non ero costretto a fare le scale, che per fortuna c’è l’ascensore. Addirittura alcuni mi chiedono se soffro di claustrofobia o se ho paura perché in passato ho avuto brutte esperienze! E io invece rispondo semplicemente che “mi piace fare le scale”, ottenendo una reazione ancor più colma di stupore.

Fare le scale è un esempio sciocco, che molti non capiranno, ma è esattamente ciò che intendo per “scollegarsi”, una banale azione che mette in discussione una norma comportamentale assodata dallo sviluppo tecnologico. “Prendere l’ascensore è simbolo di progresso, faticare per le scale è simbolo di arretratezza”. Andare contro queste, se pur sottili e stupide, credenze dell’uomo moderno, ci permette di uscire dalle consuetudini e dalle inerzie mentali imposte dal sistema, facendo un passo avanti, in un altro tipo di progresso, quello umano.

Fare le scale diventa l’espediente per rinunciare a una comodità tecnica che non risulta vantaggiosa in ogni circostanza, che permette di fare del moto, di incontrare le persone del condominio e scambiare anche solo un sorriso, di vedere oltre il nostro naso e di liberarci dalla dipendenza opprimente dai nostri, seppur utili e comodi, schiavi energivori.

«La crisi energetica non si può superare con un sovrappiù di energia. Si può soltanto dissolverla, insieme con l’illusione che fa dipendere il benessere dal numero di schiavi energetici che un uomo ha sotto di sé» Ivan Illich

Luca Madiai

Decrescita Felice e Rivoluzione Umana

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Luca Madiai
Mi interesso da qualche anno delle tematiche della decrescita e della sostenibilità ambientale, economica e sociale. Sono arrivato alla decrescita dopo il mio percorso di studi di ingegneria nel settore della produzione di energia. Durante gli anni universitari sono stato membro attivo dell’associazione studentesca europea AEGEE ed ex presidente della sede locale di Firenze (AEGEE-Firenze). Ho lavorato a un progetto sull’energia geotermica a Budapest, dove sono vissuto per alcuni mesi nel 2009 e nel 2010 e ho scritto la tesi di laurea specialistica. Ho studiato anche la lingua ungherese. Nell’autunno del 2010 ho scritto il saggio Decrescita Felice e Rivoluzione Umana e aperto l’omonimo blog dove cerco di diffondere le mie idee attorno alla decrescita felice e alla filosofia buddista. Nel 2012 ho contribuito alla rinascita del Circolo Territoriale del Movimento della Decrescita Felice di Firenze (MDF-Firenze), di cui sono parte attiva. Ho lavorato nel settore delle energie rinnovabili, in particolare fotovoltaico ed eolico. Mi diletto nello scrivere poesie “decrescenti” e nello spostarmi quasi sempre in bicicletta. Credo nella sobrietà, nella semplicità e nelle relazioni umane disinteressate come mezzo per migliorare la qualità della vita e cerco ogni giorno di attuarle. Ho scritto due libri sulla decrescita liberamente scaricabili da questo sito: "Decrescita Felice e Rivoluzione Umana" e "Ritorno all'Origine"

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