We are the 0,99%

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Guardandosi attorno ci si accorge facilmente di quanto la consapevolezza sia ancora molto limitata. Sono poche, pochissime in percentuale, le persone che hanno messo in discussione i propri preconcetti, o quanto meno hanno iniziato a farlo.

Pochissimi quelli che si domandano se le proprie scelte giornaliere, anche le più banali, possano avere un impatto sul proprio futuro e quello delle generazioni che seguiranno; poche sono le persone che si fermano un attimo a pensare a ciò che stiamo facendo, a dove stiamo mai correndo, a cosa ci spinge in questa corsa frenetica, se c’è effettivamente qualcosa di razionale in essa; poche, pochissime sono le persone che si rendono  conto che il sistema che abbiamo costruito in secoli, se non millenni, di storia umana stia effettivamente cominciando a fare acqua da tutte le parti; e poche, pochissime persone intravedono le falle, i paradossi, e ancora meno sono quelle che credono sia auspicabile trovare delle vere soluzioni e non dei semplici compromessi di comodo; poche,pochissime sono le persone che fanno dei figli nella consapevolezza che il loro futuro sarà molto, ma molto più difficile della situazione attuale se non cambiamo radicalmente; poche pochissime persone stanno operando, forse in silenzio, forse di nascosto, per sovvertire il sistema dalle sue radici; poche pochissime persone hanno intrapreso un percorso di autoconsapevolezza e di trasformazione interiore che intacca decisamente la visione del mondo e delle proprie scelte quotidiane; pochissimi sono quelli che cominciano a percepire una direzione diversa, o meglio, infinite differenti direzioni; ancora meno sono quelli che sono capaci di immaginare una realtà che non esiste, anzi una realtà che, ad oggi, è veramente impossibile; pochi, pochissimi sono quelli che credono senza ombra di dubbio che il modello culturale attuale non sia l’unico possibile, e quindi il migliore, bensì semplicemente il peggiore.

Pochi, siamo davvero pochi. Noi siamo lo 0,99%.

Siamo forse, senza pretese, quella piccola e insignificante scintilla che, alimentata dalla giusta folata di vento, è capace di divampare come un incendio che infiamma ogni anima che incontra.

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Luca Madiai
Mi interesso da qualche anno delle tematiche della decrescita e della sostenibilità ambientale, economica e sociale. Sono arrivato alla decrescita dopo il mio percorso di studi di ingegneria nel settore della produzione di energia. Durante gli anni universitari sono stato membro attivo dell’associazione studentesca europea AEGEE ed ex presidente della sede locale di Firenze (AEGEE-Firenze). Ho lavorato a un progetto sull’energia geotermica a Budapest, dove sono vissuto per alcuni mesi nel 2009 e nel 2010 e ho scritto la tesi di laurea specialistica. Ho studiato anche la lingua ungherese. Nell’autunno del 2010 ho scritto il saggio Decrescita Felice e Rivoluzione Umana e aperto l’omonimo blog dove cerco di diffondere le mie idee attorno alla decrescita felice e alla filosofia buddista. Nel 2012 ho contribuito alla rinascita del Circolo Territoriale del Movimento della Decrescita Felice di Firenze (MDF-Firenze), di cui sono parte attiva. Ho lavorato nel settore delle energie rinnovabili, in particolare fotovoltaico ed eolico. Mi diletto nello scrivere poesie “decrescenti” e nello spostarmi quasi sempre in bicicletta. Credo nella sobrietà, nella semplicità e nelle relazioni umane disinteressate come mezzo per migliorare la qualità della vita e cerco ogni giorno di attuarle. Ho scritto due libri sulla decrescita liberamente scaricabili da questo sito: "Decrescita Felice e Rivoluzione Umana" e "Ritorno all'Origine"

6 Commenti

  1. Salve Luca, non posso che condividere il tuo pensiero, chi parla di decrescita felice molte volte non viene nemmeno considerato se non beffeggiato, recentemente ho discusso con un giornalista su Twitter che affermava che la decrescita felice era solo per ricchi e viziati, per radical chic, ho cercato con garbo di convincerlo del contrario invitandolo al nostro social network , a vedere che siamo persone comuni, di tutte le classi sociali, che cercano solo di essere ragionevoli, spero anche io nel mio piccolo di contribuire ad alimentare la piccola scintilla.

  2. E’ bella l’immagine della piccola scintilla…c’è da meditare su quale possa essere la giusta folata di vento. E’ davvero durissimo il risveglio dall’anestesia totale in cui viviamo, ma mi dico sempre che se è successo a me, a 40 anni, può succedere a tante altre persone…speriamo solo che ci sia abbastanza tempo.

  3. le cose stanno cambiando siamo in molti a sentire il bisogno di un cambiamento reale, ci sentiamo responsabili della situazione e cerchiamo nel nostro piccolo di dare un contributo, grande Luca ,complimenti

  4. Caro Luca, cari amici in “decrescita”..ho 55 anni e la decrescita è iniziata per me, naturalmente. Voglio dire che non è neanche più una scelta, come anni fa sostenevo , ma una necessità. E’ uno stile di vita consolidato, che si accresce giorno per giorno, a volte gioioso, altre faticoso perché questo 0,99 per cento ti rende una mosca bianca. Ma io porto avanti il mio progetto vitale con dentro una grande forza, e so che quella quieta felicità che spesso mi brilla negli occhi vale più di ogni spiegazione e esempio. E a chi mi chiede, chi vuol sapere, do’ il mio contributo di consapevolezza; come versare in un vaso vuoto o semivuoto un po’ della tua buona conoscenza. Cresceremo, amici miei, non dubitate, stiamo crescendo; un esempio banale ma significativo: sento in questo momento Lucia del piano di sopra che si prepara per andare al lavoro in bicicletta, lei che ha la macchina ormai in garage, lei che come me, riesce, nonostante tutto il resto, a fare una vita molto molto semplice. E ha, come me, quel brillìo negli occhi. E poi (scusate se mi dilungo), come non potrei percorrere la strada della “decrescita felice” io, che sono nonna di Linda di tre mesi? I suoi occhioni celesti spalancati sul futuro dicono tutto quello che c’è da dire. Un abbraccio grande.

  5. Mi turba questo 0.99%
    Mi turba perchè è una percentuale così piccola che non ha neppure la forza di arrivare all’unità.
    In questo colgo un amaro arbitrio dell’autore; il quale mette del “suo” in questo delta margine, piccolissimo ma significativo: non siamo nemmeno l’1%
    Come statistico sono invogliato a chiedergli conto di questa percentuale, della sua discrezionale arbitrarietà.
    Ma i mie sensi sono indotti a dargli ragione; se non altro per esperienza personale.
    Basta guardarsi intorno per capire quanto abbia drammaticamente ragione.

    Fossi un ottimista potrei aggiungere che anche il cristianesimo è iniziato da dodici apostoli e sappiamo cos’è diventato, quale sia la sua forza morale ( e materiale) nel mondo.
    Ma forse la mission del cristinesimo è stata meno impervia, perchè nella sua fase di dominio temporale e di secolarizzazione ha “imbarcato” anche forze che ne hanno usurpato il nome; magari per agire in senso esattamente contrario allo spirito evangelico.

    La decrescita non ha la forza di una religione e, ancora meno, la possibilità di avere un dominio temporale, di divenire lo strumento delle classi dominanti per governare il mondo.

    La decrescita è e rimane un pensiero negletto, perchè obbliga le persone, le società, gli Stati a fare i conti con se stessi, le proprie contraddizioni, le grandi verità nascoste, sottaciute o negate.

    Ecco la ragione di quel 0.99%; così debole da non arrivare nemmeno all’unità percentuale.

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