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Alle origini del collasso climatico e della dittatura della crescita economica.

DFSN - Decrescita Felice Social Network
Pubblicato da Gloria Germani in ecologia, decrescita · Sabato 10 Gen 2026 · Tempo di lettura 10:45
Tags: cambiamenticlimaticidecrescita
di Gloria Germani

Le origini  sono più profonde del “patriarcato”.

Attualmente  si è diffusa una  tendenza culturale e di storia delle idee che è  molto  pericolosa.

Di fronte al  Collasso Climatico, ormai da più settori si  è giunti alla conclusione che la sua origine è il dualismo  mente –materia. Ovviamente le radici  vanno molto  più indietro:  alla tradizione giudaico- cristiana che vede Dio come un ente  superiore separato  che crea il mondo.  E’ il  Dualismo  dio –mondo   a cui seguono  gli altri dualismi: Io –mondo; uomini-animali;   corpo-anima,    mente-materia .  Rileggiamo il testo cardine della tradizione giudaico-cristiana: la Genesi (1,28). L’idea di soggiogare la terra e di dominarla, insieme agli altri esseri senzienti, nasce da qui:  “Dio li benedisse e disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente, che striscia sulla terra».
Questa idea era  invece totalmente sconosciuta ed anzi sacrilega per il pensiero indiano, cinese, per il Taoismo, per l’induismo, per il buddismo,  per la maggioranze delle tradizioni indigene  che vivevano in stretta simbiosi  con la natura. Per  loro,  qualsiasi violenza  fatta agli altri, è una violenza che prima o poi si riverserà su di me perché Tutto è uno;  tutto è sempre  interconnesso e impermalente,  e semplicemente non esistono sostanze separate ( come oggi ci dice Rovelli e tutta la fisica quantistica ) !
Per chiarire meglio,  prendo in esame   due   lavori notevoli   e di grande risonanza  internazionale . Si tratta di   J. Hickel – Meno è meglio, come la Decrescita salverà il mondo, W.Heiemann, 2020  ( tradotto  malamente come   Siamo ancora in tempo,  come una nuova  economia può salvare il pianeta, Torino, il Saggiatore, 2021)    e  quello di  David R.Loy, Ecodharma. Insegnamenti  buddisti per affrontare la crisi ecologica( 2018,  Ubi libri 2022), perché queste due importanti opere  adottano un’ interpretazione errata  che si sta diffondendo e sempre più  nel  clima culturale attuale.
Brillante antropologo , è  autore del rilevante  testo   The Divide: A brief guide to global inequality and its solution  (W.Heiemann, 2017, Il Saggiatore 2018)    dove fornisce  una serie di dati  inconfutabili sulla responsabilità del processo di colonizzazione   nella creazione del mondo  attuale  con i suoi  drammatici esisti sia  a livello ecologico che sociale.  Hickel  è  venuto a conoscenza  solo in tempi  recenti  del dibattito che va sotto il nome di “Decrescita”. Nell’opera Meno è Meglio, egli mette a fuoco  il vero responsabile   che ci ha portato  attraverso  gli ultimi  tre  secoli  al  collasso climatico,  alla sesta estinzione di massa,  alla plastificazione degli oceani, alla desertificazione dei suoli.   Si tratta  dell’imperativo della   crescita che  è la legge intrinseca  dell’economia moderna  e del capitalismo, come indicato  dalle importanti  opere di   Serge Latouche.  Secondo l’antropologo,  l’idea di decrescita  oggi è  essenziale   perché ci scuote dallo stordimento in cui siamo finiti,   perché il culto  della crescita  economica  è arrivato a rimpiazzare  ogni forma di  pensiero, non ci fa più  cercare risposte  alle  domande su  qual è il fine della vita  o   su dove stiamo andando. Per Hickel  “La decrescita è un idea di cui oggi non si può fare a meno” (p.261).
L’autore  arriva giustamente  a chiarire un altro punto estremamente  importante:  il capitalismo e la sua legge sono    in realtà solo l’ effetto di una atteggiamento ancora più profondo che riguarda  l’universo mentale: che cosa è reale? E’ reale solo la materia? .  Come A.Porciello  nel suo recente  Filosofia dell’Ambiente ( 2022), anche Hickel  sostiene:”Il vero problema  si trova ad un livello molto più profondo, nel regno dell’ontologia: nella nostra teoria  dell’essere” – scrive Hickel ( p. 41). “ Non è soltanto la nostra  economia a dover cambiare. Dobbiamo cambiare la nostra visione del mondo  e il nostro posto del mondo” ( p.43).  L’ atteggiamento  di fondo  che  dobbiamo  abbandonare  per invertire la rotta, riguarda  il rapporto tra uomo e natura   o,  in altre parole,   la  separazione  con cui  l’uomo  moderno   ha percepito  se stesso distaccato dalla natura: il dualismo (p.73 sgg).
Hickel  giustamente  fa risalire questa caratteristica a  Cartesio  e Francis Bacon  ( con cui si inaugura  la filosofia dualistica per cui la natura è un oggetto inerte e meccanico ) e a  Thomas Hobbes e a John Locke che trasportarono questa visione in campo  politico e sociologico.  A differenza di tante  società indigene conosciute dagli antropologi, la natura smise di essere una madre amorevole e nutrice,  per diventare mera materia da dominare e modificare.  “La filosofia dualistica  è responsabile della nostra crisi ecologica"- afferma  Hickel (p.41).  
Questo è un punto  importantissimo a cui perviene anche il noto buddista americano E.Loy. Anzi, la sua cultura buddista lo avvia facilmente a questa conclusione. Loy afferma che “ la crisi climatica è la sfida più grande che l’umanità abbia mia  affrontato”(p.35)   e che “se deturpiamo la terra in questo  modo è perché la visione  oggi predominante ci permettere  di razionalizzare questo abuso” ( p.19) . Infatti   la nostra errata  comprensione condivisa di che cosa  è il mondo, è ciò che alimenta  l’ossessione per la crescita economica che di fatto è incompatibile con gli ecosistemi finiti della terra di cui noi siamo una piccola parte( p.46) . Provenendo dalla millenaria cultura buddista, basata sull’interconnessione  e sulla non dualità ( la non separazione tra mente e materia, tra ego e mondo)   Loy  punta il dito sulla  nascita del mondo moderno tra Settecento e Ottocento caratterizzato  dalla nascita degli Stati –Nazione, dal capitalismo e dalla scienza  meccanicistica e  scrive pagine  importanti sulle  responsabilità di  Lutero, Calvino  e   di Darwin  nella  costruzione di  questa mentalità  sbagliata.  (pp.53 sgg.)
Ugualmente   Hickel  individua  nel cosiddetto dualismo cartesiano  -  la separazione  tra  Ego  e mondo, tra psiche  e  materia -  l’ origine  della nostra  deviazione, ma lo fa come  se si trattasse di  un  caso anomalo e sporadico ed infatti   intitola  un  capitolo    “Cartesio rItwittato”, come se  la rivoluzione cartesiana  fosse stata una svista  innocente e  non avesse avuto un seguito  determinante in tutto il  pensiero scientifico e filosofico  occidentale! Tutto il contrario di quanto aveva sostenuto egregiamente  Fritjof Capra  nel 1982 con il suo Il punto di Svolta  in cui aveva  dimostrato -  in grande dettaglio -  che tutte le scienze moderne, dalla chimica, alla biologia, alla medicina, all’economia, alla psicologia, nascono – e non potevano non nascere – dal dualismo cartesiano-newtoniano.
 La posizione  di Hickel è dunque assai contestabile,  ma  vorrei  segnalare altri  due   errori interpretativi con   conseguenze assai più  pericolose  Vediamo dunque  di cosa si tratta.
Dopo aver individuato chiaramente le radici  del processo di deragliamento  della modernità , tanto Hickel che Loy   sorprendentemente   le fanno risalire  ad  un  unico colpevole:  si tratterebbe  delle Religioni del  Periodo Assiale, cioè di quel  periodo   tra  l’800 e il  200 a.C.    in cui  -secondo il filosofo e psichiatra K.Jaspers  - in tutto il mondo si formarono le religioni  considerate  “trascendenti “( Hickel,p. 66 sgg., Loy p.67) La tesi  di Jaspers è molto fantasiosa ( e finalizzata a  suoi obiettivi  teoretici)  ma   riunisce in una sola  cornice   le religioni  vediche, il buddismo, il taoismo, lo zoroastrismo in Persia insieme all’ebraismo   e la filosofia greca. Queste  religioni  sarebbero responsabili del  “Dualismo cosmologico”, cioè  la credenza  che oltre a questo mondo  ce ne sia un altro. Con  questo  Dualismo cosmologico, verrebbe altresì attribuito un posto privilegiato  all’uomo e nascerebbe il “principio di dominio”.
Attraverso questa   tesi  erronea  vengono superficialmente accumunate  esperienze  completamente diverse come  l’induismo e il buddismo in India  o il taoismo in Cina, con la  tradizione giudaica  con le sue caratteristiche  prettamente antropocentriche e dominatrici  così evidenti   nel pensiero giudaico.  Il secondo errore madornale  è il seguente.
Hickel  fa risalire a Platone, l’errore del  dualismo   ma dimostra così  una grave ignoranza filosofica che ignora del tutto la prospettiva cosmocentrica  presente in Platone, studiata  in decine di volumi, e non capisce affatto il mondo delle idee che è sostanzialmente un mondo fondato sull’etica. 1 Probabilmente Hickel  ha ripreso   la moda  di criticare Platone da Karl Popper – pensatore molto discutibile -  e visti gli esiti disastrosi della “Società aperta” portati avanti dal suo allievo George Soros -è  molto meglio tenersene alla larga.
Questi    errori   di  Hickel  e Loy hanno  però una conseguenze ricche di conseguenze: esse   riescono a  salvare un tabù enorme del nostro tempo. Lasciano  sano e salvo il  “superiore pensiero  scientifico” ( con il suo riconosciuto  padre  greco:  Aristotele).  I temi della scienza e della tecnologia -  insieme   alla loro sorella l’industria- non sono  nemmeno sfiorati  benché quest’ultime   siano nate  proprio dalla  visione   “meccanicistica e dualistica”  che entrambi  gli studiosi  condannano e definiscono  sbagliata.  
Magicamente Il sistema tecnologico- industriale  esportato come Progresso,  esce indenne dalle loro   argomentazioni. Le conseguenze sono dunque le seguenti:
1.Se non mettiamo  in   discussione il sistema scientifico-tecnolgico-industriale, con la sua punta di diamante – la crescita-   è  chiaro che i tentativi di arginare il collasso climatico  sono  destinati  all’insuccesso, così come dimostrano le 30  Cop  che si sono succedute fino al  2025. Al contrario dovremmo  ammettere  con  chiarezza  che l’esperimento chiamato  civiltà industriale che ha non più di  3 secoli, è fallito. Dovremmo abbandonare la millantata idea di Progresso e  da qui  potremmo pensare di costruire  una  nuova società.
2. La grande cartina di tornasole del sistema  scientifico –tecnologico-industriale  è  senz’altro il collasso climatico. I ghiacciai si stanno sciogliendo  ad una velocità  molto superiore  alle  pur negative previsione dei climatologi. Di fronte a questo  smacco  cosa facciamo?? Le istituzioni  stanno   adottando  con grande pompa la “ transizione digitale e verde”  come  soluzione alla crisi climatica.  Come se il digitale, non usando  carta o  oggetti materiali,  non impattasse con l’Ecosfera.  “ La transizione digitale e verde”, al pari dello “sviluppo sostenibile” , è  solo una formula  magica che lascia  le cose come stanno. Continua  ed avvalersi  della velenosa idea di Progresso  e ci spinge in avanti ( dove??) verso   il mondo della robotica e del  transumanesimo. Al contrario ,  oltre ad essere estremamente energivoro,   questa  soluzione industriale non fa  che esaltare l’eccesso di pensiero razionalista e ipertecnologico  che ci  ha condotto  fin qui ( a partire dal suo antico padre: Aristotele) e a compromettere a la nostra  esistenza nell’Ecosfera.  Come ha  denunciato  Vandana  Shiva, la logica che sta dietro  alla rivoluzione digitale, alla logica del Big Tech,  è la medesima logica   iper- razionalista e meccanicistica di Cartesio. E’ lo stesso  paradigma riduzionistico  e meccanicistico  che ha condotto al collasso  climatico, alla perdita di  biodiversità, all’inquinamento. Le Big Tech miliardarie stanno riducendo  l’uomo a nuova materia prima  da rivedere per l’era digitale2.
1 Su questo argomento Cfr. tutti i lavori dell’Associazione Ecofilosofica, per esempio “Platone e il pensiero ecosistemico, www.filosofiatv.org.
2 V.Shiva, Dall’Avidità alla Cura, Emi, 2022, pp.67 sgg.
3.  Se non individuiamo  le reali cause della situazione attuale, se non  diagnostichiamo correttamente  la malattia,  come potremo  curarla?  Oggi al contrario si è  trovato un colpevole  nel cosiddetto “patriarcato” , il potere  maschile, cattivo,  che ci dirige verso le  brutture  della  modernità. Ci dovremmo liberare da questo  dominio cattivo  attraverso il gender fluid e soprattutto attraverso  la cancellazione della cultura ( cancel cultur) .  Pur essendo una donna,  mi pare  che questa soluzione sia un vero  palliativo che non rende conto della storia dell’imperialismo  coloniale moderno  sulle altre  culture, avvenuta e giustificata  in virtù della   Superiore   Scienza e Tecnica  Occidentali .   Eppure  oggi questa Scienza  -  che nei suoi fondamenti è  riduzionista, meccanicista, specialistica  - viene sempre di più sconfessata dalla Fisica quantistica e dalla scienze dei sistemi complessi. Il problema  di fondo è che tale Scienza Occidentale  continua  ad essere propagandata   dalla grande narrazione dal sistema mediatico.




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commento

Guido Dalla Casa
Venerdì 16 Gen 2026
Ottimo articolo, che condivido completamente. I guai del mondo moderno derivano dal paradigma cartesiano-newtoniano da cui è nata la civiltà industriale, che non può durare ancora a lungo perchè è incompatibile con il funzionamento (o la Vita) del Sistema più grande di cui fa parte, cioè la Natura, o la Terra. L'origine piiù profonda e lontana dei guai è l'antropocentrismo che deriva dal racconto della Genesi dell'Antico Testamento.
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