Ancore di salvezza
Pubblicato da Fabio Balocco in ecologia, decrescita · Venerdì 21 Nov 2025 · 3:00
Tags: ecologia, decrescita
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di Fabio Balocco

Stiamo vivendo un ben brutto periodo storico sia a livello ambientale/territoriale, sia a livello sociale (e le due “cose”, si sa, sono strettamente legate). Il degrado e la depredazione delle risorse in tutto l’orbe terracqueo ovviamente non accennano a diminuire. Nel contempo l’ecologia superficiale pur con tutti i suoi limiti è in forte crisi e non si vede come possa uscirne. Più che in passato il “sistema” ha mano libera. Viene allora da chiedersi cosa possa fare il singolo individuo. Quello che sinteticamente esporrò adesso non ha alcuna pretesa di essere una sorta di vademecum valido per tutti. Sono semplicemente quelle che definisco “ancore di salvezza” che valgono appunto per me. Innanzitutto, mi pare fondamentale che si ragioni su di un cambiamento del nostro stile di vita non tanto per salvare l’uomo dall’estinzione (è utile pensare che la nostra specie si è già estinta più volte in passato e a maggior ragione si estinguerà in futuro, visto il suo abnorme peso sulla Terra) quanto per farlo stare meglio. Nel lontano 1972 lo studio ben conosciuto e più volte citato de “I limiti dello sviluppo” così si concludeva: “Un’ultima osservazione: è necessario che l’uomo analizzi dentro di sé gli scopi della propria attività e i valori che la ispirano, oltre che pensare al mondo che si accinge a modificare, incessantemente, giacché il problema non è solo stabilire se la specie umana potrà sopravvivere, ma anche, e soprattutto, se potrà farlo senza ridursi a un’esistenza indegna di essere vissuta”. Ciò detto, appare necessario, per stare meglio, che ciascuno di noi nel nostro piccolo adotti uno stile di vita sobrio, rinunciando a ciò che sappiamo più impatta sull’ambiente che ci circonda e magari anche su di noi, e di tale necessità si faccia carico divulgando. Non tutti siamo scrittori, ma ciascuno può almeno parlare con amici e conoscenti: piccola cosa? Piccolo è bello. Un’altra ancora di salvezza si ricollega a quanto accennavo prima: verrà un giorno in cui non ci saremo più. Ci sono disastri ambientali che stringono il cuore, anzi te lo fanno proprio sanguinare. Io ad esempio che frequento soprattutto il territorio montano, ho visto enne scempi, del tipo tagli di boschi secolari, piste agrosilvopastorali perfettamente inutili, centraline idroelettriche che uccidono la biocenosi dei corsi d’acqua. Ebbene, a fronte di tutto ciò, il pensare che la Natura si riprenderà è di enorme sollievo, e anche una lettura del tipo “Il mondo senza di noi” di Alan Weisman può risultare utile. Altra àncora. Siamo troppi, sembra che l’uomo sia dappertutto e dappertutto lasci la propria impronta ecologica incompatibile con le altre vite. Eppure, eppure…Sempre frequentando la montagna, è sufficiente che io alzi gli occhi verso il cielo per vedere angoli di Natura dove l’uomo sicuramente non è mai stato. Rocce inaccessibili, canyon impervi, rii incassati. Si parla tanto di wilderness, ma non ci rendiamo conto quanto essa può essere vicina a noi. E il pensiero che lì, in quel luogo l’uomo non è mai stato e mai andrà, beh, apre il cuore. O no? Vale solo per me?
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commenti
Roberto Pasqualetti
Giovedì 27 Nov 2025
Sì è vero, l' ho pensato tante volte: chissà, magari nessuno ha mai calpestato quel sasso o camminato su quella cresta. E questo pensiero mi è stato di conforto, ma mi ha anche spinto ad una percezione quasi mistica dell' essere e del divenire. Terzani diceva che essere anziani ha i suoi vantaggi: puoi guardare la cima di un monte senza farti venire la voglia di salirci, io quella voglia la conservo ancora, a volte con tristezza rinuncio, ma la consapevolezza di fare parte del tutto allevia la malinconia.
Guido Dalla Casa
Venerdì 28 Nov 2025
Caro Fabio, sono completamente d'accordo. Sulle montagne, ci sono ancora posti "naturali", anche se forse sempre meno, purtroppo. Potrà sembrare strano, ma mi consola anche il fatto che qualche posto si salva perchè le moltitudini tendono a frequentare sempre gli stessi posti, quelli "noti" e quindi rovinati. Così si salvano gli altri, dove cerco di recarmi, senza "propagandarli"... e poi forse le terribili tendenze attuali non potranno durare all'infinito.
