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la lumaca animale simbolo della decrescita
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il pianeta terra sorretto da due mani
Dopo un breve cenno alle definizioni di “crescita” e “decrescita” nell’immaginario collettivo, si passa ad affermare che la crescita è sostanzialmente un fenomeno impossibile, perché incompatibile con il Sistema Biologico Terrestre. Si conclude con la necessità di un cambio radicale di paradigma e l’abbandono dell’antropocentrismo. Si accenna poi all’eventuale compito delle religioni per continuare a vivere sul Pianeta insieme a tutti gli altri esseri senzienti.
incidenza percentuale degli allevamenti animali nella produzione di gas serra
Nonostante un’ampia letteratura scientifica indipendente, che considera seriamente le responsabilità del ciclo della carne, i gruppi ambientalisti continuano ad incolpare più che altro i combustibili fossili: è sconcertante constatare che anche molto di recente, in Colombia, questo pregiudizio è stato riproposto in modo acritico, durante il convegno internazionale di Santa Marta (24-28 aprile 2026).
Uomini e donne cercano cose da riciclare in una discarica a cielo aperto
Dopo un accenno all’esistenza di molti Movimenti antisistema spesso in disaccordo fra loro, si passa ad esaminare in particolare il movimento che nega l’origine antropica dei cambiamenti climatici e quello che nega le conseguenze dello studio del Club di Roma sui limiti dello sviluppo, per affermare la necessità di un cammino comune allo scopo di contrastare la spinta “sviluppista” in atto.
una mucca pascola in un prato
Nonostante nel 2011 la Commissione Europea si fosse data il ragionevole obiettivo di abbandonare progressivamente entro il 2020 le sovvenzioni dannose per l’ambiente, la tabella di marcia prevista prevista per giungere a tanto è rimasta lettera morta, nulla è realmente cambiato e i sussidi sono rimasti al loro posto, grazie anche al grande lavoro svolto dai lobbysti di professione al servizio delle multinazionali della carne e dell’agroindustria.
Una piantina fi fico resiste in ambiente urbano
Nell’immaginario collettivo la città rappresenta l’antitesi della naturalità, un territorio di negazione della natura spontanea, dove solo la natura “addomesticata” presente nei parchi e nei giardini sembra avere diritto di esistere. L’uomo cittadino non percepisce come elemento naturale l’“erba cattiva” che cresce nelle fessure dei marciapiedi, il tappeto di muschio cresciuto tra le tegole del tetto; egli prova orrore per queste scoperte e le interpreta come segnali di un degrado dovuto alla cattiva cura del suo ambiente di vita. Non si immagina che questi sono viceversa i segnali della vitalità di un ecosistema originale e complesso, in continua evoluzione e adattamento. (Alberto Selvaggi, naturalista, nel capitolo da lui curato all’interno del saggio “Verde clandestino” - Neos Edizioni, 2016)
Una terra arsa con macchinari che la lavorano
L'articolo  si sofferma su una pericolosa moda  culturale, espressa anche  da due  autori  di successo: l'antropologo e economista J.Hickel  e il buddista americano  David R.Loy.  Il collasso climatico,  come  pure la dittatura della crescita economica, sarebbero riconducibili  giustamente al dualismo  uomo-natura.  Tuttavia  si fa originare  tale  dualismo, con  fallaci  interpretazioni, dall'antica  nascita delle religioni, o da un generale patriarcato. Tutto ciò per non mettere sotto accusa  il reale  responsabile: il dualismo  che costituisce l'ossatura della scienza classica, nata sul paradigma cartesiano-newtoniano, oggi contraddetto dalla fisica quantistica.  
montagne si stagliano nel cielo azzurro
Ai nostri tempi è facile che chi ama nel profondo la Natura sia preso da sconforto quando non assalito dalla depressione. Soprattutto se si ha una certa età: un tempo si credeva realmente di cambiare il mondo, oggi non più. E allora, che fare? L’autore indica alcune che lui chiama “ancore di salvezza” che magari possono valere anche per altri, non solo per lui.
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