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Decrescita: ma come?

DFSN - Decrescita Felice Social Network
Pubblicato da Agnese Mariotti in Decrescita · Sabato 07 Mar 2026 · Tempo di lettura 12:00
Tags: decrescitaeconomiainformazioneconsumismopoliticasocietà
di Agnese Mariotti


Quanti in Italia hanno mai sentito parlare di decrescita economica e si sono interrogati sul suo significato e sulle ragioni di una tale proposta? Quanti sono davvero consapevoli dei limiti e, anzi, dell’impossibilità di una crescita economica infinita e dei pericoli che essa comporta per le società umane e in generale per la vita sulla Terra?
Una recente indagine effettuata in Italia su un campione definito “mirato”, costituito cioè da persone sensibili alle questioni esaminate, ha rivelato che gli intervistati avevano molte convinzioni errate sulla Decrescita, sebbene tutti ne avessero sentito parlare e si ritenessero informati. Tra i fraintendimenti più comuni sono risultati il credere che la crescita economica incondizionata non sia incompatibile con i limiti della Terra, che la decrescita economica porterebbe alla recessione e alla povertà, che il ricambio rapido degli oggetti ne permetta continui miglioramenti funzionali ed estetici apportando felicità e benessere e che tecnologie sempre più avanzate permetteranno di rimediare ai danni della crescita senza limiti; da notare, che la maggior parte degli intervistati reputa che tali danni siano sostanzialmente solo ecologici e largamente riparabili dalla natura stessa in modo autonomo1.
Questa inchiesta alimenta il sospetto che la maggior parte delle persone, non solo in Italia, non abbia alcuna idea di che cosa sia la Decrescita e pensi che lo stile di vita attuale, diffuso ormai quasi ovunque con la globalizzazione, sia il migliore possibile in quanto garantisce libertà, benessere e felicità. Questo grande inganno fa credere che occorra seguire le mode per essere ammirati, nutre il narcisismo, crea e poi sfrutta i cosiddetti influencer, tiene alta la richiesta di merci e quindi sostiene l’intero sistema produttivo perpetuandone i danni ecologici e sociali: mira a stordire le coscienze per manipolarle e impedire ogni riflessione critica.

Ma come, riprendendo Serge Latouche, “decolonizzare l’immaginario”?

In Italia e nel mondo esistono ormai diverse associazioni e gruppi — oltre a DFSN — che si interessano di Decrescita, il cui operato però non è ancora capace di avere un impatto rilevante e di vasta portata sulle persone.
Come far conoscere le idee alla base della Decrescita? Come risvegliare le coscienze in modo che ciascuno possa osservare con i propri occhi, porsi domande e poi scegliere consapevolmente come comportarsi? Quali iniziative intraprendere o ampliare per cominciare ad attuare la Decrescita?

Educazione e divulgazione
Il primo passo consiste, evidentemente, nell’informazione e nella divulgazione.
Diverse sono le iniziative in atto o che si potrebbero considerare per divulgare i principi e il significato della Decrescita. La divulgazione dovrebbe essere diretta a tutti, con metodi diversi a seconda del destinatario, partendo dalla scuola primaria. I bambini sono da subito inseriti nel sistema che perpetua la crescita economica e che mira solo a formare nuovi consumatori di merci. Servirebbe un programma educativo nelle scuole che spieghi già ai più piccoli che esistono aspirazioni alternative a quelle pubblicizzate con tanta insistenza e che riveli in termini chiari i problemi causati dal sistema economico attuale, ponendoli fianco a fianco con quelli che a prima vista appaiono come benefici.  Nelle scuole già oggi si parla di ecologia e protezione dell’ambiente, in certi casi si organizzano attività come pulizie di boschi o spiagge, ma non si insegna, in genere, che bisognerebbe eliminare la causa primaria dei danni ambientali. Servono metodi educativi adeguati che possano davvero colpire l’immaginazione dei più giovani. Lezioni che facciano capire quanto sprechiamo, quanti rifiuti produciamo, quanti danni causiamo all’ambiente e di che cosa abbiamo realmente bisogno; sarà opportuno utilizzare mezzi dimostrativi a impatto emotivo e che stimolino curiosità e creatività, come filmati (per esempio, un video di un allevamento intensivo), attività pratiche (ben venga la pulizia del bosco purché si spieghi che in realtà di rifiuti ce ne sono troppi ovunque, ma anche, per esempio, insegnare come coltivare un orto o altre procedure alla base dell’autoproduzione), spettacoli teatrali che potrebbero contrapporre comportamenti abituali che assecondano o meno la crescita economica (come, tra gli altri, quelli connessi al consumismo, di facile comprensione per tutti) mostrandone gli effetti, seguiti da un confronto con i ragazzi per sondarne le impressioni. È evidente che tali iniziative richiedano la collaborazione di dirigenti scolastici e insegnanti, i primi dunque da raggiungere attraverso la divulgazione.

Nelle scuole secondarie si potrebbero organizzare seminari e dibattiti nelle aule magne, mentre a livello universitario e della formazione continua, corsi e master. Corsi universitari sulla Decrescita potrebbero essere disegnati per qualsiasi facoltà, considerando che le implicazioni della crescita economica illimitata toccano tutti gli aspetti della vita.
A questo proposito, esistono già alcuni programmi in Italia e all’estero, come il master in “Ecologia politica, decrescita e giustizia ambientale” dell’università di Barcellona, la scuola di formazione politica “Sapere altro, sapere oltre” del ramo italiano dell’associazione ATTAC, impegnata su vari fronti nella critica dell’attuale modello economico, la Scuola di attivismo della decrescita, quest’anno alla sua prima edizione, ideata dal Movimento per la Decrescita Felice.
Resta il dubbio che la partecipazione a questi programmi sia tuttora piuttosto limitata, come suggerisce il fatto che il master interuniversitario “Saperi in transizione. Strumenti e pratiche per una cittadinanza ecologica e globale”, focalizzato sulla transizione ecologica e sociale e organizzato dalle università di Verona, Parma e Trento, sembra essersi fermato alla terza edizione del 2023.

Uscendo dall’ambito scolastico e accademico, occorre organizzare sempre più conferenze e incontri sul tema della Decrescita presso circoli culturali e associazioni di vario tipo, in aggiunta a presentazioni di libri (un evento che oggi richiama sempre più pubblico) in biblioteche e librerie. E naturalmente, articoli su giornali, riviste e blog e dibattiti online accessibili a tutti in ogni momento, come quelli organizzati da DFSN e disponibili in questo sito.

È chiaro che sforzi di disseminazione delle idee della Decrescita sono in corso, ma il problema è come raggiungere il maggior numero di persone, come farsi finalmente notare. Occorre comunicare di più e comunicare meglio, con strumenti vari, adeguati agli interlocutori che si vuole coinvolgere, e soprattutto collaborare: i diversi gruppi che credono nella Decrescita devono sostenersi a vicenda, dando visibilità attraverso i propri canali alle attività altrui e organizzando eventi comuni.
Ma la divulgazione, pur essendo centrale, è solo una delle attività necessarie per promuovere la Decrescita.

Ricerca
L’informazione va di pari passo con la ricerca e diviene tanto più convincente quanto più la ricerca le fornisce evidenze. È pertanto incoraggiante il fatto che la ricerca in ambito accademico sulla Decrescita sia finalmente presa in seria considerazione. Nel 2022, il Consiglio Europeo della Ricerca ha infatti assegnato un finanziamento di quasi 10 milioni di euro a un gruppo di ricercatori delle università autonoma di Barcellona e di Losanna per un progetto intitolato “Percorsi verso accordi di post-crescita”. Come riportato sul sito dell’ERC, tale progetto mira a trovare soluzioni per “raggiungere il benessere umano universale nel rispetto dei limiti planetari, distaccandosi dalla crescita economica”.
La ricerca scientifica in svariati campi — economico, sociale, tecnologico, pedagogico ma anche medico e psicologico — è fondamentale anche per sollecitare l’attenzione politica: chi governa, infatti, non può ignorare a lungo la voce autorevole dei ricercatori, i quali hanno il compito sia di ribadire e presentare ulteriori argomenti sulla necessità della Decrescita sia di studiare e suggerire soluzioni per attuarla.
Come riportato brevemente in precedenza, in Italia i temi della Decrescita riscuotono interesse a livello accademico; non mi è chiaro però se siano in corso di attuazione progetti di ricerca su qualcuno dei vari aspetti della Decrescita, esplorativi o già approvati e finanziati.
Pressione politica
Occorre, dunque, raggiungere gli ambienti politici, fare pressione perché siano finalmente varate norme efficaci che tutelino la società e l’ambiente nel contesto della Decrescita: questo punto è cruciale, perché, in genere, in ambiente politico e istituzionale si parla invece di sostenibilità, dissimulando dietro a questo paravento illusorio interventi che continuano in realtà a favorire la crescita economica.
L’ostacolo maggiore è dunque riuscire a dialogare con le forze politiche perché chi fa le leggi abbia il coraggio di affrontare di petto la crisi ecologica e sociale con misure drastiche secondo i fondamenti della Decrescita. La conferenza “Beyond Growth” (un esempio di collaborazione tra diversi gruppi sostenitori della Decrescita) tenutasi alla Camera dei Deputati nel 2024 per affrontare “temi urgenti come la crisi climatica ed ecologica, la riorganizzazione del lavoro, del welfare e della cura in un'ottica di decrescita e l'importanza di tradurre tutto questo in azioni concrete” è forse un segnale di speranza.
Tra le misure da prendere, una ad ampia ripercussione potrebbe essere quella di introdurre regole sulla produzione e importazione di merci di bassa qualità (per esempio, capi di abbigliamento) che diventano presto rifiuti e la cui realizzazione e distribuzione comportano condizioni lavorative degradanti; per contro, altre norme potrebbero riguardare merci ad alto contenuto tecnologico che nel giro di pochi mesi vengono riproposte sul mercato con minime modifiche (per esempio, gli smart phone), inducendo a credere che le versioni immediatamente precedenti siano ormai obsolete. È chiaro come qualsiasi piccolo intervento in questo senso possa avere ripercussioni in altri settori economici e sociali, innescando una revisione più estesa del sistema della crescita illimitata. È altrettanto chiaro che ognuna di queste azioni sarà sempre contrastata con qualsiasi mezzo da grandi aziende e alta finanza. Si tratterà quindi di eseguire una lunga opera di scalfittura, assicurandosi di proteggere e rifinire ogni intaglio fino a far emergere il nuovo modello di società. Un lavoro sistematico e caparbio da affiancare a quello di costruzione compiuto dall’interno, partendo dal basso.
Certo, anche manifestazioni di piazza, come propongono alcune associazioni, possono essere utili per creare attenzione generale e politica sui temi della Decrescita, purché vengano messe in rilievo da stampa e televisione e, soprattutto, richiamino una larga partecipazione. Si potrebbe allora coinvolgere organizzazioni italiane o internazionali che sono sensibili alle istanze della Decrescita (fra le altre, WeMove), pur inquadrando la loro azione in altri settori.
Ma il punto critico resta proprio questo: il numero di persone che crede nella Decrescita e si impegna perché si cominci a realizzarla è ancora troppo esiguo. La massa critica di sostenitori della Decrescita non è ancora stata raggiunta.

Interventi istituzionali di rilievo sono dunque ancora molto lontani perché l’economia dirige la politica e perché occorre decrescere insieme, cioè progettare programmi di decrescita comuni tra più Paesi, da attuare in modo concordato e su larga scala: in caso contrario, si rischia di rimanere schiacciati da chi persegue imperterrito la crescita economica e di continuare comunque a subirne i danni.

Partire dal basso: le “utopie reali”
Allora, forse, mentre si aspetta l’applicazione ad ampio raggio di modelli economici di transizione da parte dei governi, si può agire efficacemente partendo dal basso.
Per esempio, si può cominciare a praticare la Decrescita “in piccolo”, creando comunità dove si promuove l’economia locale, incentivando attività agricole e artigianali e servizi, riducendo gli sprechi, favorendo gli scambi solidali e l’inclusione sociale. Comunità basate sulla condivisione di risorse e conoscenze, dove la collaborazione sostituisce la competizione.
Tentativi di questo tipo sono in corso (per esempio gli ecovillaggi come quello di Can Masdeu vicino a Barcellona) e stanno trasformando quelle che da molti sono ritenute utopie in “utopie reali”. In Italia si muove in questa direzione l’”Associazione dei comuni virtuosi” che oggi riunisce oltre 150 comuni e che, come si legge nel Manifesto, ambisce ad affermare e consolidare nuovi stili di vita “per una società della sobrietà ispirata ai temi della Decrescita”.
Da notare, però, che tanti ecovillaggi sembrano orientati soprattutto a patrocinare attività (come agricoltura biologica, bioedilizia, ecoturismo) puntando allo sviluppo sostenibile anziché alla Decrescita.
L’obiettivo delle comunità improntate sulla Decrescita è naturalmente quello di creare reti di utopie reali che si estendano, occupando territori sempre più vasti. Si affermerebbe così un modello di società con un’economica dinamica e fiorente ma bilanciata, che evita la crescita e si regola da sé per mantenere il benessere fecondo dell’equilibrio. Una società di questo tipo è dunque assimilabile al corpo di qualsiasi essere vivente, che attraverso una serie di meccanismi metabolici allostatici tende all’omeostasi, l’unica condizione che può garantire salute e prosperità.
Forse solo l’ampia affermazione di queste comunità può scuotere le istituzioni e indurle finalmente a intraprendere politiche serie di decrescita economica.

Conclusione
Si parla di Decrescita ma non se ne parla abbastanza. Occorre spargere la voce, rendere le persone consapevoli del paradosso e della trappola della crescita economica illimitata, praticare la Decrescita nel proprio piccolo e fare proselitismo, intensificare gli appelli alla Decrescita fino a che non possano più essere ignorati dagli attori istituzionali. È importante riuscire a coinvolgere persone con competenze diverse che vogliano impegnarsi nello studio e nella realizzazione di iniziative per costruire e poi espandere la società della Decrescita all’interno di quella attuale, erodendo quest’ultima a poco a poco. È questa una potenziale “utopia reale”?

Citazione:
1. B. Mazzara et al. “La decrescita nell’immaginario e nelle pratiche: una ricerca nel contesto italiano” Quaderni della decrescita, 3, 35–47 (2024).


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