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Dell'imballaggio

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Pubblicato da Rodolfo Di Martino in Economia, consumismo · Mercoledì 25 Feb 2026 · Tempo di lettura 3:45
Tags: Economiaconsumismoinquinamento
di Rodolfo Di Martino


Moltissime sono le merci per la casa, l’alimentazione, la cosmetica o la farmaceutica, contenute in flaconi o bottiglie di plastica.
I contenitori cavi sono costruiti in due fasi: stampaggio e soffiaggio.
Si inizia dalle preforme (cilindretti completi di filettatura dove si avviterà il tappo). Sono fatte con stampi da 128 e sino a 256 unità stampate in contemporanea, tempo del ciclo di produzione di circa 3 secondi, 24 ore su 24.  Proviamo a dire: chiudi e inietta - apri e scarica, ed ecco, ogni 3 secondi, almeno 128 palloncini di plastica vergine pronti da gonfiare. Solo in Italia e solo di acqua minerale si acquistano e si gettano via circa 27 milioni di bottiglie al giorno, ogni giorno, tutti i giorni. Meno del 30% viene riciclato la prima volta e il riciclo dello stesso materiale non viene ripetuto quasi mai più di due volte.
Una fra le maggiori aziende che produce gli stampi dedicati alle preforme, e che costruisce le presse per lo stampaggio delle preforme stesse e per il loro successivo soffiaggio, è canadese. Ha oltre 350 sedi nel mondo e un bilancio pari a quello dell’Austria. Nessuno stupore: la sola Coca-Cola vende –dati del 2021– 108 miliardi di bottiglie da mezzo litro ogni anno, e poi ci sono gli altri formati.
Nella fase di soffiaggio le preforme diventano bottiglie o flaconi più o meno grandi, gonfiate in presse apposite, presenti quasi sempre nello stabilimento di riempimento.  Il soffiaggio avviene in stampi riscaldati oltre i 70 °C e con immissione di aria compressa, ma si sta diffondendo il metodo di soffiaggio ottenuto con l’insufflaggio del liquido contenuto. Si spara dentro aranciata o acqua minerale calda e il palloncino si gonfia facendo risparmiare tempo e denaro. La migrazione di microplastiche, plastificanti e lubrificanti dal contenitore alla bevanda contenuta, già consistente nel riempimento a freddo, con questo processo produttivo è incrementata notevolmente. Le lobbies delle plastiche contrattano con le istituzioni nazionali e sovranazionali l’innalzamento dei limiti di sostanze migranti. L'acqua in bottiglia contiene fino a 370.000 nanoparticelle di plastica per litro (ma una recente ricerca ne ha rilevate oltre un milione), rilasciate dal contenitore stesso a causa della produzione, trasporto e conservazione in molti casi non idonee e non controllate, come di norma avviene invece per l'acqua pubblica della rete idrica domestica.
Il prezzo delle acque minerali è composto da bottiglia in plastica, imbottigliamento, etichettatura e trasporto. Il costo dell’acqua è pagato ai Comuni a meno di un centesimo al litro. Cosa ci vendono le società di acque minerali che hanno quasi sempre nomi di santi? Forse plastica, camion, fumi del gasolio e miracoli?

Il caffè passa da circa 35-50 Euro/kg per quello macinato per moka a 55-110 Euro/kg per il caffè in cialde, e dal 70% a meno del 40% in valore di merce consumabile. Questo vuol dire che la parte che ha il valore minore riguarda proprio la merce nominale, ossia i chicchi tostati e macinati che servono a fare il caffè che beviamo. Cosa vendono le multinazionali del caffè? E noi, cosa acquistiamo? Lo sappiamo: una montagna di rifiuti. Lo aveva già capito il profetico Fausto Amodei, che nel 1974 scrisse la ballata Dal produttore al consumatore che vi invito caldamente ad ascoltare cercandolo su YouTube o su www.ildeposito.org
Il maggior consumo della bevanda espresso non è in ambito domestico. Bar e ristoranti ne sono i maggiori distributori. Diversi sono stati i tentativi dei produttori di macchine espresso e della ristorazione collettiva di introdurre le cialde, da quelle in tessuto non tessuto a quelle in carta o metalliche, ma l’incremento notevole dei costi e l’impossibilità di dosare a piacimento sia le quantità che le qualità  hanno fatto fallire ogni tentativo. Quando si scontrano interessi concorrenti qualcuno ha la meglio. Quando i consumatori non hanno gli strumenti per farsi i conti ne hanno sempre la peggio.


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commenti

Rodolfo
Sabato 28 Feb 2026
Un dato significativo mancante è quello dell'acqua di processo. Se ci dicessero che per ogni mezzo litro d'acqua contenuto in una bottiglia, utilizzata una sola volta e poi inviata in discarica o dispersa nell'ambiente, si spreca almeno un litro d'acqua potabile nelle fasi di produzione, penseremmo all'insensatezza più che all'insostenibilità di tale scelta.
In realtà l'intero processo, dal greggio al polietilene, comporta circa 2 kg di petrolio ed energia derivata, direttamente imputabile alla produzione di una bottiglia e del suo tappo, e il consumo non di uno, ma di almeno otto, dodici litri di acqua pulita, potabile, per le fasi di produzione della materia prima, raffinazione, trasformazione in circa 30 grammi di hdpe o pet, e per il raffreddamento degli stampi, sempre per ogni mezzo litro di acqua minerale contenuta.
La pubblicità di molte acque minerali vanta con orgoglio la scelta morale della raggiunta sostenibilità, ottenuta dalla marca grazie all'adozione del tappo vincolato al recipiente.
Danilo
Domenica 01 Mar 2026
L'insensatezza del mondo che abbiamo creato emerge sempre più nelle grandi come nelle piccole cose. Dal ponte sullo stretto e dalla TAV Torino-Lione fino alla bottiglietta da mezzo litro di acqua. A tutto ciò si aggiunge come ciliegina sulla torta la presa per i fondelli della "sostenibilità" che oramai è diventato il mantra che accompagna tutti i messaggi pubblicitari. Se poi uno decide di bere l'acqua del rubinetto magari aggiungendo un filtro depuratore si rende conto dell'inganno dei ricambi a caro prezzo quando ormai è già tardi e c'è un contratto firmato. È inutile, siamo vacche da mungere...
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