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Due cose sul cambiamento climatico

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Pubblicato da Danilo Tomasetta in ecologia, decrescita · Sabato 05 Set 2026 · Tempo di lettura 7 minuti
Tags: Ecologia, ambiente, pollution
di Danilo Tomasetta

Leggo ultimamente molti articoli allarmati e allarmanti sul cambiamento climatico. È probabile che ai primi freddi autunnali tutti gli allarmi e gli inviti ad agire cadranno nel dimenticatoio. La cosa che mi sorprende e che accomuna questi articoli è una certa dose di ingenuità.
Non sono un climatologo, ho solo cercato nel corso degli ultimi 20 anni di interessarmi ai cambiamenti climatici ed all’aumento della pollution (ovvero l’inquinamento ambientale) in quanto  ideologicamente vicino ai temi della decrescita.
Quello che accomuna questi articoli è l’invito a fare qualche cosa subito ! Magari bastasse, sarebbe comunque un tentativo di porre un freno (forse) all’aumento delle temperature rilevato nell’ultimo decennio. Ma la questione e più complessa e i rimedi non sono dietro l’angolo.

Chi si è interessato al dibattito sull’origine dei cambiamenti climatici dovrebbe sapere che non tutti gli addetti ai lavori sono concordi nell'attribuirne la causa all’azione antropica.
In realtà una larghissima maggioranza della comunità scientifica internazionale è concorde nell'attribuire il cambiamento climatico all'azione antropica, ma la minoranza che invece non concorda è una minoranza qualificata della quale è opportuno tenere conto. Ne fanno parte ad esempio Richard Lindzen, fisico dell'atmosfera ed ex professore al MIT (Massachusetts Institute of Technology),  John Christy e Roy Spencer, climatologi dell'Università dell'Alabama a Huntsville, William Happer, fisico ed emerito di Princeton, co-fondatore della CO2 Coalition, Ivar Giaever, premio Nobel per la Fisica nel 1973, che ha spesso definito l'allarme climatico una sorta di "nuova religione". Ne fanno parte anche gli italiani Franco Prodi, fisico dell'atmosfera e Antonino Zichichi, fisico di grande notorietà che ha sostenuto in passato che il riscaldamento globale dipenda principalmente dall'attività solare e in minima parte dall'uomo.
Credo che con un minimo di buon senso si possa tutti concordare che la quantità di CO2 prodotta dall'azione antropica è aumentata in modo esponenziale negli ultimi 50 anni (industria, trasporti, allevamenti intensivi, voli aerei, circolazione delle auto, ecc ecc), per cui senza parteggiare né per i così detti “negazionisti” né per gli altri direi che si possa essere d'accordo che una percentuale (da precisare nel valore) di colpa nei cambiamenti climatici sia da attribuire all’azione antropica.
In ogni caso anche mettendo per un attimo da parte il cambiamento climatico e l'aumento medio della temperatura è fuori discussione che l'azione antropica ha prodotto un problema enorme di aumento dell'inquinamento globale (la “pollution” a cui accennavo).

Tuttavia per porre rimedio al cambiamento climatico, cosa alquanto complicata e all'inquinamento, cosa relativamente più semplice c’è il problema della tempistica.
L’uomo ha cominciato ad influire in modo sempre più rilevante nell’emissione della CO2 e nell’inquinamento ambientale a partire dalla prima industrializzazione (cioè fin dalla seconda metà del 1700 !), dando poi una forte accelerata dal 1870 in avanti con l’introduzione dell’elettricità e del petrolio e un’accelerata ancora più forte dal 1970 in poi.
Insomma per dirselo fuori dai denti i danni più grossi all’ambiente li ha fatti il capitalismo col modello economico che si tira dietro, che ha imposto l’idea sconsiderata di una crescita infinita. Tutto il mondo contemporaneo, e in particolar modo quello occidentale, poggia la sua tenuta economica su un aumento costante dei vari PIL nazionali e del PIL globale. Una vera e propria pazzia perché si immagina una crescita infinita in un mondo, il pianeta terra nel suo insieme, le cui risorse sono finite, nel senso che sono limitate e non tutte rigenerabili.
Dunque bisognerebbe capire che intervenire oggi è un po' come chiudere la stalla quando i buoi sono già scappati. Oppure, se davvero si volesse fare un tentativo con speranza di alleggerire se non risolvere il problema, dovremmo cambiare modello socio-economico, recitare il mea culpa, mettere in soffitta liberismo, globalismo, modello abitativo metropolitano e al contempo favorire uno stile di vita improntato al risparmio energetico (altro che climatizzatori per tutti !).

Dovremmo inoltre anche porci il problema della crescita della popolazione globale della terra. La popolazione mondiale è passata da circa 2 miliardi di persone nel 1927 a oltre 8 miliardi nel 2023, quadruplicandosi nell'arco di circa un secolo. Non c'è bisogno di essere dei geni per capire che 8 e passa miliardi di persone inquinano molto più di 2.
La buona notizia è che il tasso annuo di crescita si è progressivamente ridotto ed ora è attorno all'1,1%. La cattiva notizia, già nota da tempo, è che degli attuali 8 e passa miliardi di abitanti del pianeta non tutti inquinano allo stesso modo. Se guardiamo ad esempio all'indicatore dell'impronta ecologica (che non sto qui a spiegare) ci accorgiamo che i maggiori divoratori di risorse e quindi i maggiori produttori di inquinamento sono gli abitanti dei paesi occidentali più sviluppati, con in testa manco a dirlo quelli degli Stati Uniti. Anche i cinesi lasciano un'impronta ecologica preoccupante, che nel caso loro deriva dal fatto di abbinare un'alta industrializzazione ad una popolazione numerosissima.

Dunque che fare e soprattutto cosa incominciare a fare da subito ?
Pur nella ineluttabilità della sventura c’è qualche piccolo palliativo da mettere in atto per il quale credo valga la pena di battersi: Arrestare subito lo sviluppo intensivo e la cementificazione del suolo pubblico, aumentare fortemente la presenza di alberi e di aree verdi nei centri urbani (specie quelli grandi, i piccoli comuni sono messi molto meglio), ridurre la circolazione dei veicoli (impresa ardua), spostare il più possibile il trasporto delle merci dalle ruote ai binari. Questo dovrebbe fare un governo saggio, questo dovrebbero fare gli amministratori locali saggi.
Mi tocca invece rilavare, tanto per fare un cattivo esempio,  che gli amministratori locali di Bologna e delle altre province dell’Emilia-Romagna, come è noto giunte di “sinistra”, hanno fatto esattamente il contrario. L’asse padano che va da Piacenza a Bologna passando per Parma, Reggio e Modena, è uno dei territori più cementificati d’Italia con una qualità dell’aria solitamente pessima.
Ho sottolineato che ad operare male e senza rispetto per l'ambiente siano state giunte di sinistra per evidenziare che purtroppo una diversa impostazione politico-ideologica non ha fatto da correttivo alle regole imprenditoriali e mercantilistiche che caratterizzano il modo di procedere della stragrande maggioranza dei paesi del mondo, ormai senza più alcuna differenza tra Occidente ed Oriente e nemmeno tra Nord e Sud del mondo. L'amara evidenza è che una vera coscienza ecologica è assente in quasi tutti gli abitanti del pianeta.
Dunque senza voler discolpare nessuno bisogna riconoscere che certe scelte sviluppiste si fanno anche con la complicità della popolazione. Vale la regola del silenzio-assenso. Siamo afflitti e sconcertati oggi dai cambiamenti climatici, ma c’è sempre qualcun altro da incolpare e che dovrebbe risolvere il problema.
Il piccolo colibrì che veniva deriso perché portava nel becco una goccia d'acqua per spegnere l'incendio rispose: io faccio la mia parte.
Ecco, se ognuno di noi cominciasse a fare la propria parte e cominciasse a rispettare realmente l'ambiente ed a consumarne meno le risorse, specie quelle energetiche, sarebbe un buon inizio.
Un’inversione di tendenza, che non credo ci sarà, sarebbe una piccola rivoluzione dalla quale non possiamo aspettarci grandi risultati nell’immediato, ma che ci permetterebbe di coricarci la sera con la coscienza più pulita.



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Rodolfo
Sabato 05 Set 2026
Un bel po' di anni fa, quando era sindaco di Torino, avendo sentito parlare di un giovane meteorologo, Sergio Chiamparino lo face convocare per un'ora in Municipio per saperne di più.
Alle pareti della stanza c'erano diverse vedute delle Alpi Cozie e Graie con i ghiacciai in evidenza. Quando l'allora giovane scienziato disse che quei ghiacciai si sarebbero sciolti entro pochi anni, il sindaco, che si esprimeva prevalentemente in dialetto, disse: "I giassè non possono sparire, le vostre am 'smiu mac bale!"
"Beh, se quello che dico le sembrano solo delle balle, parliamo d'altro", rispose il giovane, che era già un peperino. "Però mi ha chiesto un'ora quindi io me ne sto qui ancora per quarantacinque minuti". Parlarono allora della rava e della fava, con gran divertimento dell'uno e disappunto dell'altro.
Fin quando ci saranno perfetti inqualificabili "Mac Bale" nei centri di potere, sarà oltremodo improbabile che anche piccole decisioni persino sul verde pubblico saranno prese.
Igor Giussani
Martedì 08 Set 2026
Non esiste alcuna "minoranza qualificata" che porta in maniera efficace argomentazioni contro il cambiamento climatico antropico: dei nomi citati, o si tratta di gente esperta in altri campi e che non ha mai studiato climatologia (vedi Ivar Giaever, fisico dei materiali o Zichichi fisico delle particelle) oppure di gente che ha fornito titoli a nove colonne a qualche giornalaccio o sul Web per essere sbugiardata dalla gente che ci capisce veramente sull'argomento. Persino io che ho solo conoscenze a livello divulgativo sono stato capace di smontare le fregnacce di Lindzen https://apocalottimismo.it/clauser-censura-o-farsa-melodrammatica/. La CO2 coalition, per chi non lo sapesse, è un think thank sovvenzionato da fondazioni conservatrici, donatori privati e figure legate all'industria dei combustibili fossili, che si limita a fare della becera propaganda antiecologista.
Non esiste alcuno studio scientifico che riesca a spiegare l'anomalia climatica attuale portando più evidenze delle analisi che puntano il dito sui gas climalteranti. Del resto, è facile capire che se davvero esistessero argomentazioni consistenti sarebbero ostentate tutti i giorni dalla miriade di soggetti interessati a proseguire con petrolio, gas e carbone. Anche chi descrive il global warming come un "complotto occidentale" non trova una climatologia cinese, russa, indiana o quant'altro che sostenga cose diverse dalla "scienza mainstream".
Guido
Mercoledì 09 Set 2026
Per capire cosa sta succedendo è sufficiente una conoscenza, anche sommaria, dei primi due principi della termodinamica: www.ariannaeditrice.it/articoli/tutto-chiaro Continueremo a fare come quel colibrì, a portare la nostra goccia: non possiamo fare altro. Ormai ci penserà la Terra, ma non sappiamo come. Di energia ce n'è anche troppa.
Danilo Tomasetta (autore del post)
Sabato 12 Set 2026
Ringrazio per i commenti, sempre utili e preziosi. In merito a quello di Igor Giussani voglio solo sottolineare che mi appare poco centrato e troppo focalizzato su una porzione del mio post. Inoltre mi mette in una luce che non mi appartiene, quasi fossi un negazionista del cambiamento climatico e non invece una persona interessata a limitare i danni ambientali dell’azione antropica. Tra questi ho sottolineato anche l’inquinamento di terra, mare e cielo. Inoltre ho indicato anche le responsabilità della politica, anche quella teoricamente più sensibile al problema. Infine ho posto il problema di una tempistica inadeguata all’urgenza che viviamo. Non mi piace che si punti il dito su una parte mettendo in ombra l’insieme.
Igor Giussani
Sabato 12 Set 2026
Danilo, non era mia intenzione presentarti per quello che non sei, del resto mi conosci abbastanza per sapere che se voglio attaccare qualcuno faccio pochi giri di parole. Detto questo, nel 2026 chiamare "minoranza qualificata" un gruppo di persone di cui è nota da almeno quindici anni la loro cialtroneria conclamata in materia di clima non mi sembra una cosa da poco, specialmente in un sito di ecologismo radicale. Parliamo di un fatto oggettivo, non di un'opinione.
MASSIMO LONGO
Domenica 13 Set 2026
Danilo, ho letto con molta attenzione il tuo articolo e, te lo dico subito, condivido gran parte del ragionamento. Lo condivido anche per formazione e sensibilità politica, essendo convinto che la questione ambientale non possa essere separata dal modello economico e sociale nel quale viviamo.
Il cuore più convincente del tuo articolo è proprio la critica all’idea, ormai diventata quasi un dogma, di una crescita infinita dentro un pianeta dalle risorse finite. È una contraddizione tanto evidente quanto sistematicamente rimossa. Il capitalismo ha costruito la propria sopravvivenza sull’aumento continuo della produzione, dei consumi e dei profitti, scaricandone i costi sull’ambiente e sulle generazioni future. Su questo mi trovi pienamente d’accordo.
Condivido anche la critica alle amministrazioni di sinistra che, una volta al governo dei territori, hanno spesso finito per assecondare cementificazione, consumo del suolo e interessi immobiliari. Essere di sinistra non conferisce automaticamente una coscienza ecologica: se si accettano le medesime regole dello sviluppo senza limiti, le differenze politiche finiscono per scolorire. E una sinistra che non riesca a coniugare giustizia sociale e tutela ambientale rischia di smarrire una parte essenziale della propria ragion d’essere.
Su alcuni passaggi, però, mi trovi d’accordo soltanto fino a un certo punto. Il primo riguarda l’origine antropica del riscaldamento globale. È giusto ricordare che esistano studiosi dissenzienti, alcuni dei quali autorevoli, ma credo sia necessario evitare che il lettore possa ricavarne l’impressione di una comunità scientifica divisa quasi in due schieramenti equivalenti. Non è così: il consenso sull’incidenza determinante delle attività umane è ormai larghissimo e molto netto. Le opinioni minoritarie vanno ascoltate, perché la scienza non procede per votazioni né per dogmi, ma devono essere rappresentate per il peso effettivo che possiedono.
Non parlerei, quindi, di una percentuale ancora tutta da stabilire della “colpa” dell’uomo. Le oscillazioni naturali del clima sono sempre esistite, ma la rapidità e l’intensità del riscaldamento attuale sono strettamente legate alle emissioni prodotte dall’industrializzazione, dall’impiego dei combustibili fossili, dai trasporti, dagli allevamenti intensivi e dalla deforestazione. Del resto, è proprio questa constatazione a rendere ancora più forte la tua critica al sistema economico dominante.
Qualche perplessità mi suscita anche l’immagine della stalla chiusa quando i buoi sono ormai scappati. Comprendo bene il senso della metafora: abbiamo accumulato oltre due secoli di ritardi, omissioni e danni. Tuttavia, detta così, può trasmettere l’idea che ormai ogni intervento sia sostanzialmente inutile. Io penso invece che alcuni buoi siano certamente fuggiti, ma altri possano ancora essere trattenuti. Non possiamo cancellare ciò che è accaduto, ma possiamo evitare che il danno assuma dimensioni ancora più devastanti. (segue)
MASSIMO LONGO
Domenica 13 Set 2026
Anche il tema della crescita demografica è reale, ma credo che il semplice numero degli abitanti non basti a spiegare il problema. Otto miliardi di persone esercitano inevitabilmente una pressione maggiore rispetto a due miliardi, ma non tutti consumano, producono rifiuti ed emettono CO₂ nella stessa misura. Un cittadino statunitense o europeo ha generalmente un’impronta ecologica assai superiore a quella di un abitante delle aree più povere del pianeta. Il problema, dunque, non è soltanto quanti siamo, ma soprattutto come produciamo, quanto consumiamo e come sono distribuite ricchezza e risorse. D’altronde, tu stesso lo osservi subito dopo, e forse rafforzerei proprio questo aspetto.

Infine, condivido l’immagine del colibrì e la necessità che ciascuno faccia la propria parte. La responsabilità individuale esiste e non possiamo chiedere sempre agli altri di cambiare senza modificare nulla delle nostre abitudini. Tuttavia, partendo da una sensibilità politica di sinistra, starei attento a non trasferire eccessivamente sui singoli una responsabilità che appartiene soprattutto alla politica, ai governi e ai grandi poteri economici. Il cittadino può portare la sua goccia d’acqua, ma non può essere lasciato solo mentre altri continuano ad appiccare incendi. Senza regole, investimenti pubblici, trasporti efficienti, riconversione industriale e limiti imposti agli interessi privati, la buona volontà individuale rischia di diventare una consolazione morale.

In definitiva, trovo il tuo articolo serio, stimolante e largamente condivisibile. Le mie non vogliono essere obiezioni polemiche, ma alcune puntualizzazioni che, secondo me, potrebbero rendere ancora più solido il ragionamento. Siamo certamente d’accordo sul punto essenziale: la crisi ambientale non si risolve con qualche slogan stagionale o con un climatizzatore acceso un’ora in meno. Richiede una trasformazione profonda del modello economico, delle politiche pubbliche e dei nostri comportamenti. In altre parole, una rivoluzione culturale e politica che la sinistra dovrebbe avere il coraggio di proporre, invece di limitarsi troppo spesso ad amministrare l’esistente.
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