Il Baudrillard di Serge Latouche - prima parte
Pubblicato da Mario Cenedese in Politica e Società · Sabato 13 Dic 2025 · 10:45
Tags: Decrescita, Latouche, Baudrillard
Tags: Decrescita, Latouche, Baudrillard
di Mario Cenedese

IL
primo e più importante teorico della Decrescita, Serge Latouche, con
il suo libro che ha per titolo : Quel che
resta di Baudrillard, Bollati Boringhieri,
Torino 2021, ricostruisce una vera e propria biografia intellettuale
di Jean Baudrillard, uno dei maggiori esponenti del pensiero
contemporaneo francese, che riveste un particolare interesse a
proposito degli approfondimenti teorico-pratici del movimento della
Decrescita. Dal momento che, come osserva Latouche, l’establishment
culturale in Francia sembra voler dimenticare questa eminente figura
della sua storia recente, lo studio che presentiamo si contestualizza
all’interno di un pieno recupero delle categorie concettuali
elaborate da questo autore, dato che sono divenute di estrema
attualità, in un mondo di cui lui ha visto in anticipo l’avvento.
Secondo
Latouche, l’intera opera
di Baudrillard sembra svilupparsi attorno ad un ‘idea-forza
centrale : il disincanto malinconico della Modernità, attraverso
una molteplicità di temi che si ripetono e vengono affinati e
ridefiniti secondo un percorso a spirale : l’oggetto, il
valore-segno, lo scambio simbolico, il produttivismo, la
reversibilità, il Male e, soprattutto dopo il 1976, la seduzione, il
simulacro, l’iperreale, il fatale, seguendo il modello dei
frattali: ogni frammento cela l’insieme della teoria.
Come osserva il filosofo della Decrescita, “Il
sistema degli oggetti, il primo libro di
Baudrillard, pubblicato nel 1968, faceva tesoro della semiologia per
rivelare che le merci, in quanto oggetti (manufatti), sono dei segni,
e non soltanto dei supporti di funzionalità; non rispondono soltanto
a dei ‘bisogni’, a uno scopo utilitaristico. In quanto segni,
segni legati tra loro in un sistema, le merci partecipano pienamente
delle pratiche sociali … La pratica economica è dunque anche una
pratica simbolica, nel senso che rientra nel processo di
significazione. “1
Sembra, quindi, che già in questo testo sia presente una critica
allo sguardo economico o, quanto meno, all’economicismo, poiché il
sistema formato dagli oggetti del mondo industriale è, in effetti,
proprio il sistema che determina la società dei consumi. In
seguito, più esplicitamente, viene messa a punto la decostruzione
della pretesa dell’economia di dire il reale, in linea con la
prospettiva di Latouche di uscire
dall’economia. Tra gli autori e movimenti
che hanno influito su Baudrillard, vanno ricordati, in particolare,
Marcel Mauss, Georges Bataille, Roland Barthes, Walter Benjamin, i
Patafisici, i Situazionisti, il Sessantotto ( all’Università di
Nanterre partecipa al movimento del 22 marzo -1968- nell’ambito
del quale incontra Daniel Cohn-Bendit). Il riferimento a Georges
Bataille riguarda soprattutto La parte
maledetta (1949), con la sua idea centrale
che capovolge totalmente la concezione fondamentale dell’economia
politica : per Bataille l’attività principale degli umani non è
la produzione di merci finalizzata all’utile, ma il dispendio
improduttivo dei beni che abbiamo a disposizione, la spesa
improduttiva, lo spreco, il lusso, la dilapidazione dell’eccedente
: la dépense, visione
che scardina il pensiero e le pratiche utilitaristiche dominanti del
produttivismo economico (capitalismo) all’insegna della crescita.
Spese improduttive sono considerate da Bataille, ad esempio, i culti,
le guerre, i lutti, il lusso, le costruzioni di monumenti altamente
dispendiosi di risorse, i giochi, gli spettacoli, le arti, l’attività
sessuale perversa (cioè non relativa alla finalità genitale). Per
Latouche, Baudrillard segue con molto interesse le tracce di
Bataille, dal momento che “si trattava chiaramente di modificare,
prolungare e ampliare la riflessione di Marcel Mauss sullo scambio,
fondata sullo studio del dono, del dono gratuito, del dono senza
contropartita, del potlatch, in sostanza delle forme connesse allo
scambio in perdita, alla spesa improduttiva, … in quanto nel
comportamento … degli uomini non ci sono soltanto comportamenti
razionali, quelli degli scambi a rendimento vantaggioso.” 2
Baudrillard prenderà le distanze dal materialismo storico
unidimensionale e da una concezione delle attività umane unicamente
spinte dalla ragione, dal calcolo, dall’utilitarismo. Baudrillard,
come osserva Latouche, è un patafisico, ironico dissacratore, fin da
quando era ragazzo, e patafisico rimarrà per sempre : ad esempio,
secondo una non comune prospettiva, l’oggetto viene rappresentato
come se fingesse di obbedire alle leggi della fisica soltanto per
soddisfare l’osservatore.”E’ così, nel senso di Baudrillard,
-continua Latouche- che va intesa la Patafisica (la scienza delle
soluzioni immaginarie inventata da Alfred Jarry) : un modo per il
soggetto di restituire il suo carattere enigmatico all’oggetto o,
se si preferisce, di intendere la sua singolarità, la sua
irriducibile unicità, prima ancora che la scienza tenti di svelarne
l’opacità.”3
L’oggetto è infatti più misterioso della merce, esso non confida
mai il suo segreto, al contrario della merce che manifesta sempre la
sua essenza visibile, che corrisponde al suo prezzo. “Questo
permette inoltre - aggiunge ancora Latouche – di liberare la merce
dal suo fondamento ideologico, il supposto bisogno naturale
dell’uomo, di cui deve fare uso. Essendo puro artefatto, l’oggetto
crea a sua volta il soggetto come proprio artefatto, l’artefatto
proprio dell’oggetto. Una creazione dunque, e non una fabbricazione
dell’oggetto come in Castoriadis, perché non siamo più nella
sfera del produttivo.” 4
A proposito del movimento Situazionista, sembra che
Baudrillard, come sostiene il filosofo post-marxista Anselm Jappe,
non vi abbia mai fatto parte. Il dato viene confermato da Latouche il
quale, tuttavia, afferma che lo stesso Baudrillard ha più volte
dichiarato la propria vicinanza nei confronti dei Situazionisti fin
dal primo momento in cui il gruppo si costituisce e inizia a produrre
materiali. Baudrillard ha inoltre sempre continuato a manifestare il
proprio apprezzamento per i testi di Guy Debord, e non ha mai
cambiato parere. Se mai, Baudrillard ha oltrepassato i Situazionisti.
Comunque, il suo libro più pregno di tracce situazioniste e in
accordo con la critica debordiana dello Spettacolo è La
società dei consumi,del 1970, quasi un
seguito di La società dello spettacolo di
Guy Debord, del 1967. In quest’opera Baudrillard analizza in modo
magistrale i fenomeni del consumo, sulla scia delle riflessioni sullo
stesso tema di Marcel Mauss, Walter Benjamin, Georges Bataille e
Marshall Sahlins. In questo libro del 1970 si intersecano la critica
del consumismo e quella del mito dell’abbondanza : come per i
Situazionisti, tutto è merce. In rilievo, due nuclei principali :
l’indagine sulla festa consumistica tipica della società della
crescita e la critica della mondializzazione e della società dello
spettacolo. Baudrillard ritiene che la società della crescita sia
l’opposto di una società dell’abbondanza; citando Marshall
Sahlins, egli condivide con l’antropologo statunitense l’idea che
il segno dell’abbondanza reale sia identificabile solo nelle
peculiarità delle società cosiddette ‘primitive’ come
l’imprevidenza e la
prodigalità collettiva.
Di converso, noi non abbiamo altro che i segni
dell’abbondanza. Questa falsa abbondanza
del consumismo mette allo scoperto una delle principali ipocrisie
della crescita : produce nello stesso tempo beni e bisogni, ma non
li produce allo stesso ritmo, provocando in tal modo delle forme di
insoddisfazione permanente, estesa a tutti i consumatori che,
frustrati, non colgono l’abbondanza se non per la sua esclusione
dal loro vissuto. L’abbondanza è riposta soltanto nello spettacolo
dell’accumulazione delle merci che si mostra nelle vetrine dei
negozi o nei centri commerciali. In questo universo dominato
dall’ipnotismo lisergico suscitato dalle merci, il desiderio viene
ridotto a delle voglie continue e persistenti, perché sono
sollecitate da altre merci proposte al consumo dal mercato
pubblicitario. Come osserva Latouche, “La società dei consumi,
stadio supremo della società della crescita, è in primo luogo la
messa a spettacolo di una ‘festa’ permanente che celebra la
liturgia dell’oggetto”. 5
I grandi magazzini inscenano la rappresentazione del
surplus, del troppo devoluto all’ammirazione stupefatta delle
folle. Nell’incipit del Capitale, Marx
descrive la produzione capitalistica come un’immensa accumulazione
di merci, solo che, al tempo della stesura di quel famoso libro
filosofico, contro l’economia politica, le classi lavoratrici non
avevano accesso al consumo di quelle merci, a causa della loro tetra
miseria. Molto più tardi, con il keyneso-fordismo, la politica dello
stato sociale, l’aumento dei salari proletari e la spesa pubblica,
diminuisce la grave precarietà della condizione operaia e così
anche gli operai cominciano ad entrare nell’universo dei consumi,
finché si giunge, in Occidente, ad una situazione pressoché
generalizzata di spettacolo consumistico negli Anni Sessanta, circa.
In questo contesto viene diffusa un’immagine di prodigalità che
nelle società conviviali e vernacolari tradizionali è quella della
festa, ma che in realtà maschera il volto poco rassicurante e
crudele della società repressiva. Un’atmosfera trasognata,
apparentemente antiutilitaristica viene creata ad arte mediante
l’estetizzazione degli oggetti e una subdola pubblicità che si
incarna in manifesti e spot pubblicitari : una ridondanza di
immagini volta a determinare nel consumatore l’oblio della realtà
dei processi di produzione, come se le merci proposte si fossero
autogenerate per magia (v. Il feticismo della
merce in Marx). Perciò il consumatore viene
portato a consumare immagini, spettacoli. La liquidità del denaro
scompare a vantaggio della carta di credito che permette di vivere e
consumare come un capitalista, rimuovendo lo sfruttamento e le
difficoltà di arrivare a fine mese. L’Establishment riesce così a
incorporare l’antagonismo sociale, a neutralizzarlo. La vecchia
classe operaia diviene complice del nemico di classe, attraverso il
suo coinvolgimento nello spettacolo consumistico. La rivoluzione del
desiderio si sostituisce al desiderio della rivoluzione. Sembrano
evidenti richiami a Herbert Marcuse. Come osserva Latouche,
Baudrillard critica il consumo di oggetti a partire dalla critica
della nozione di bisogno,
poiché non si va certamente controcorrente affermando la spontaneità
naturale del bisogno contro l’astrattezza normativa della legge,
perché i bisogni in quanto tali sono un prodotto della repressione.
I bisogni individuali fanno parte di un sistema nel quale sono
fabbricati in base alle finalità della produzione e del consumo. In
definitiva, secondo Baudrillard, non ci sono bisogni naturali da
soddisfare nel mondo produttivo, così come non ha più senso parlare
di un lavoro orientato alla soddisfazione di tali bisogni.
Baudrillard denuncia inoltre la doppia impostura della festa
consumistica : vero spreco e falsa abbondanza. Nella società dei
consumi poi, l’obsolescenza programmata delle merci, l’usa e
getta, la data di scadenza di molti prodotti, la rottamazione di
automobili, frigoriferi, televisioni, telefonini, la frequente messa
in vendita della propria abitazione e di altri oggetti di valore
affettivo, il commercio riferito anche ai nostri animali da
affezione : tutto quello che viene chiamato “lo spreco
consumistico” - con implicazioni, quindi, anche di ordine etico –
fa parte dei falsi prezzi funzionali della crescita. D’altra parte,
rispetto al potlatch e alle pratiche di prodigalità e di dépense
delle società cosiddette ‘primitive’ o premoderne indagate da
Georges Bataille, in cui durante le loro feste e i loro riti lo
spreco “per eccesso” era fonte di valori simbolici collettivi,
questo spreco consumistico non è una vera festa. Infatti, esso non
suscita alcuna ebbrezza dionisiaca, alcuna gioia, ma solo emozioni
tristi di frustrazione e insoddisfazione, in mancanza del godimento
sempre promesso e mai realizzato. Secondo il Baudrillard di Latouche,
“l’eccesso prodotto dall’imperativo di crescita non porta … a
nessuna operazione di spesa suntuaria, di prestigio, ma soltanto alla
produzione di rifiuti”. 6
Comunque, a partire dalla fine degli Anni Settanta, con l’avvento
della Thatcher in Inghilterra e di Reagan in USA, la festa
consumistica è pressoché finita, finita la società della
pseudo-abbondanza : i suicidi e la disoccupazione di massa occupano
ormai il nostro quotidiano e, in particolare dagli inizi del Duemila,
la società della crescita senza crescita sta producendo sempre più
miseria e disagio sociale presso le classi subalterne, e non solo.
1
Serge Latouche, Quel che resta di Baudrillard, Bollati
Boringhieri, Torino 2021, p. 24.
2
S. Latouche, Op. cit., p. 66.
3
S. Latouche,Op. cit., p. 91.
4
S. Latouche, Op. cit., p. 81.
5
S. Latouche, Op. cit., p. 94.
6
S. Latouche, Op. cit., p. 108.
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