Il Baudrillard di Serge Latouche - seconda parte
Pubblicato da Mario Cenedese in Decrescita, filosofia · Sabato 07 Feb 2026 · 4:45
Tags: Latouche, Baudrillard, filosofia, decrescita, economia
Tags: Latouche, Baudrillard, filosofia, decrescita, economia
di Mario Cenedese

Come osserva Latouche, Baudrillard ha attraversato il
marxismo, specialmente nella sua versione critica, da Lukacs alla
Scuola di Francoforte, incrociando Karl Korsch, Anton Pannekoek, i
consiliaristi olandesi e i Situazionisti. Ha letto nelle edizioni
tedesche le opere di Max Horkheimer, Theodor W.Adorno e in
particolare quelle di Walter Benjamin, Hannah Arendt e Gunther
Anders. Ha conosciuto anche Herbert Marcuse a San Diego. Verso la
fine degli Anni Sessanta prende le distanze sempre di più dal
marxismo, allontanamento che raggiunge il punto estremo nel 1973 con
Lo specchio della produzione, anche
se Baudrillard non dimenticherà mai i contributi di Marx. Del resto,
questa rottura con il campo marxista, soprattutto dal punto di vista
delle tematiche, appare evidente solo nel 1979, con Della
seduzione. Secondo Baudrillard, la critica
radicale di Marx all’economia politica viene però attuata ancora
nella forma dell’economia politica. Solo passando per il livello
dello scambio simbolico è possibile completare la critica radicale
dell’economia politica, anche facendo ricorso al punto di vista
dell’antropologia, dal momento che categorie come modo di
produzione, produzione, inconscio o dialettica non sono riscontrabili
nelle società cosiddette ‘primitive’, ma appartengono unicamente
alle società caratterizzate dall’economia politica. Quando
l’economia diventa un codice universale, allora tenta di imporre le
proprie forme in tutti i campi. Inoltre, un cambiamento formidabile
si è attuato nella società dei consumi con il primato dello
spettacolo sulla merce. “Questa mutazione – osserva Baudrillard –
riguarda il passaggio dalla forma/merce alla forma/segno,
dall’astrazione dello scambio dei prodotti materiali governati
dalla legge dell’equivalenza generale all’operazionalizzazione di
tutti gli scambi governati dalla legge del codice. Si passa in questo
modo da un’economia politica del valore basata sul lavoro in quanto
forza produttrice all’economia politica del segno fondata sulla
potenza del codice.”1
Possiamo ancora notare che in Marx manca l’analisi della dimensione
simbolica. Nel testo del 1973, Lo specchio
della produzione, Baudrillard, criticando la
visione economicistica di Marx, accoglie il punto di vista di
Cornelius Castoriadis presente, in quello stesso periodo, sulla
rivista Socialisme ou Barbarie. A
tale riguardo, citando espressamente lo pseudonimo con cui firmava i
suoi articoli Castoriadis : Cardan, Baudrillard afferma che,
seguendo, appunto, Cardan, è possibile ipotizzare che le categorie
economiche (come modo di produzione ecc.)
non solo non abbiano accoglienza presso altre società, ma che forse
non abbiano senso neppure per noi. Come
osserva ancora Baudrillard, “In L’ideologia
tedesca … Marx fonda la transtoricità
dell’economia come produzione della vita materiale per soddisfare i
bisogni. Incapace di immaginare un altro modo di creare e gestire la
ricchezza sociale, al di fuori e al di là del produttivismo, il
marxismo si dimostra incapace anche di proporre un modo di
organizzazione alternativo al sistema dell’economia politica, la
cui categoria centrale, la produzione della vita materiale, è
innalzata al rango di principio universale insuperabile. Quando in
Marx si legge che nella fase superiore della società comunista il
lavoro diventerà il primo bisogno vitale, si rimane costernati. La
cosa significa che si rimarrebbe prigionieri dell’universo della
produzione e dell’immaginario economico, e dunque in fin dei conti
del capitalismo. La critica dell’economia politica sviluppata da
Baudrillard si concentra su questo punto : l’errore del marxismo è
quello di fare la critica dell’economia politica senza mettere in
discussione l’economia stessa come forma. Questo è l’insegnamento
di Castoriadis : la società si istituisce in primo luogo
nell’immaginario. “ 2
Inoltre, secondo Baudrillard, Marx non aveva previsto la potenza del
capitale di attuare il superamento della propria contraddizione
integrando il nemico di classe. “Questa idea – continua
Baudrillard - era già presente in Benjamin, da cui Baudrillard
potrebbe aver attinto. Benjamin vedeva nelle merci messe in mostra
nei passages parigini
una fonte di godimento virtuale per i proletari frustrati, ma anche
per il flâneur che lui era, sulle orme di
Baudelaire. E prende a testimoni gli allestimenti dei grandi
magazzini, dove la flânerie viene utilizzata come mezzo al servizio del profitto. Allo stesso modo, le
esposizioni universali danno alle masse, fino ad allora private del
piacere del consumo, un modo di accedere a una sorta di incantesimo o
di fantasmagoria, per poterne godere nel divertimento puro.” 3
Comunque, è anche interessante osservare, con Latouche, che
Baudrillard non riesce a cogliere con il suo apparato teoretico né
la controrivoluzione neoliberale, né l’involuzione delle società
dei consumi occidentali. Resta ancora da segnalare che, prima di
Lo specchio della produzione, nel 1972
Baudrillard aveva scritto, sulla spinta del Maggio Sessantotto, uno
dei suoi libri più importanti, Per una
critica dell’economia politica del segno. In
quest’opera il filosofo francese sviluppa la sua critica
all’economia e al marxismo, ponendo l’accento sulla
funzione-segno della merce,contro la supposta utilità naturale degli
oggetti e la falsa ideologia dei bisogni. Baudrillard, inoltre,
sostiene che il valore delle merci non può essere determinato dal
lavoro umano. Per le sue analisi recupera la teoria del dono.
Dovrebbe risultare perspicuo, quindi, come per Latouche
il Baudrillard degli Anni Sessanta e Settanta possa essere
considerato un precursore della Decrescita.
1 - S.
Latouche, Op. cit., p. 114.
2 - S.
Latouche, Op. cit., p. 115.
3 - S.
Latouche, Op. cit., pp. 116-117. Cfr.,inoltre, Walter
Benjamin, Parigi, capitale del XIX secolo,in Angelus Novus,
Einaudi, Torino 1962, p. 131.
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commenti
Rodolfo Di Martino
Domenica 08 Feb 2026
Grazie per l'eccellente e fedele sintesi. Avendo letto al tempo della loro pubblicazione in Italia diversi testi di Baudrillard, nonché dei suoi studiosi Vanni Codeluppi e Mauro Ferraresi, ho atteso con impazienza l'uscita del volume di Latouche a lui dedicato. L'ho riletto più volte. È vero che Il sistema degli oggetti, La società dei consumi o Per una critica dell'economia politica del segno sono da considerare contigui e partecipi all'idea di decrescita. E che molto ci (o mi) hanno aiutato a comprendere le merci e il consumo e a smontarne l'incantesimo. Ma –così mi pare– Baudrillard è estraneo, disinteressato all'idea di tempo. Le sue riflessioni mi sono sempre parse atemporali, tendenti al perenne e all''universale, oppure è che è il sistema dei media che ha determinato una progressiva scomparsa della realtà sostituita dal presente astorico.
Nell’idea di decrescita, al contrario, il tempo svolge un ruolo essenziale, evidente. Pò essere questa una delle cause dell'allontanamento fra i due geniali anticipatori e di una eredità senza eredi?
Nell’idea di decrescita, al contrario, il tempo svolge un ruolo essenziale, evidente. Pò essere questa una delle cause dell'allontanamento fra i due geniali anticipatori e di una eredità senza eredi?
Mario Cenedese
Martedì 10 Feb 2026
Rispondo a Rodolfo Di Martino.
Intanto grazie per l'apprezzamento. Mi ha aiutato, nella stesura, la lettura dei primi libri di Baudrillard che ho effettuato anch'io al tempo della loro pubblicazione in italiano, la loro recente rilettura, oltre, soprattutto, al bel testo di Latouche che ripercorre pressoché l'intero itinerario intellettuale-politico dell'amico sotto lo sguardo prospettico della decrescita.
Per quanto riguarda l'atemporalità di questo filosofo francese, effettivamente essa si radica soprattutto a partire dal 1979, ma presente anche in precedenza, intorno allo sviluppo del tema dell'evaporazione della realtà che porta con sé anche la forma dello sfumare, della sospensione del tempo.
Penso comunque che la causa primigenia dell' interruzione dei rapporti tra i due amici sia da attribuirsi in special modo all 'uscita dal giro dei post-sessantottini e dalle loro tematiche di riferimento da parte di Baudrillard, che ha preferito seguire la propria personale carriera intellettuale favorito dalla notorietà soprattutto americana. Oggi la fama di Baudrillard si è quasi del tutto esaurita, tanto che in Francia il suo nome è quasi ostracizzato e uno studente che desideri approfondire una tesi su questo filosofo rischia di non laurearsi...
Saluti.
Mario
Intanto grazie per l'apprezzamento. Mi ha aiutato, nella stesura, la lettura dei primi libri di Baudrillard che ho effettuato anch'io al tempo della loro pubblicazione in italiano, la loro recente rilettura, oltre, soprattutto, al bel testo di Latouche che ripercorre pressoché l'intero itinerario intellettuale-politico dell'amico sotto lo sguardo prospettico della decrescita.
Per quanto riguarda l'atemporalità di questo filosofo francese, effettivamente essa si radica soprattutto a partire dal 1979, ma presente anche in precedenza, intorno allo sviluppo del tema dell'evaporazione della realtà che porta con sé anche la forma dello sfumare, della sospensione del tempo.
Penso comunque che la causa primigenia dell' interruzione dei rapporti tra i due amici sia da attribuirsi in special modo all 'uscita dal giro dei post-sessantottini e dalle loro tematiche di riferimento da parte di Baudrillard, che ha preferito seguire la propria personale carriera intellettuale favorito dalla notorietà soprattutto americana. Oggi la fama di Baudrillard si è quasi del tutto esaurita, tanto che in Francia il suo nome è quasi ostracizzato e uno studente che desideri approfondire una tesi su questo filosofo rischia di non laurearsi...
Saluti.
Mario
Paolo Scroccaro
Martedì 17 Feb 2026
Anche se Baudrillard non era marxista, i libri scritti fino al 1976 riguardavano comunque una cornice teorica di tipo marxista, come tale ben nota a Latouche e a molti altri, all'epoca. Non è così per i testi successivi: di qui le incomprensioni ammesse dallo stesso Latouche, il quale ha voluto porvi rimedio con un testo validissimo che cerca di recuperare il tempo perduto. Un testo straordinario anche in una prospettiva di decrescita, direi indispensabile, perchè aiuta ad evitare le banalizzazioni diffuse nella decrescita e nell'ecologia superficiale in genere. Baudrillard è stato un precursore anche per quanto concerne la critica del paradigma economico, che segna una linea di demarcazione fondamentale
