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La previsione di Tiziano Terzani

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Pubblicato da Gloria Germani in Politica e Società · Sabato 09 Mag 2026 · Tempo di lettura 10 minuti
Tags: PoliticaGuerraOrianaFallaciTizianoTerzani
di Gloria Germani

TITOLO ESTESO: La previsione di Tiziano Terzani che ci aiuta a capire cosa avviene oggi in Iran (25 anni dopo la disputa con la Fallaci)
NOTA: articolo già pubblicato su l'Indipendente on line il 9 aprile 2026

  
Ci troviamo  in una situazione rovinosa: nella morte del diritto internazionale che ha  reso possibile il genocidio a Gaza, le forze Usa –Israele hanno attaccato ingiustificatamente l’Iran, uccidendo la  guida suprema  e altri leader, bombardando  siti petrolifici, scuole, ospedali.  Mentre Israele invade il Libano,  le  forze iraniane  hanno chiuso lo stretto di Hormuz, con conseguenze pesantissime per l’industria  e la crescita economica, il vero dio dell’Occidente. La Terza guerra mondiale è tra noi.  Nel contempo, il collasso climatico avanza a ritmi sostenuti.  
E indubbio  che  negli  ultimi 25 anni , le forze politiche e  il sistema mediatico   hanno seguito la strada tracciata  da Oriana Fallaci all’indomani dell’11 settembre 2001.
La guerra all’islam non ha fatto che allargarsi e  dalle dichiarazioni di questi giorni sul “Grande Israele” sembra che non ci sia altra strada che schiacciare definitivamente questi popoli arretrati e inferiori sulla via dell’evoluzione darwiniana ( definiti  “scimmie o esseri subumani”)1.   Dopo l’epocale attacco alle Torri,  la voce della famosa giornalista Oriana Fallaci  si era infatti alzata dalla pagine del  Corriere della Sera per attaccare l’Islam. Si riferiva ad una  inferiorità culturale e usava espressioni forti come “sputare in faccia” e “nessuna pietà”, chiudendo la strada dei sostenitori di un possibile dialogo,  colpevoli di  affievolire l’identità cristiana dell’Occidente. Il libretto “La Rabbia e l’Orgoglio” ebbe una  enorme  successo.
Non  tutti sanno che l’invettiva della Fallaci, in realtà, scaturì proprio come risposta – su richiesta dello stesso direttore del Corriere- al lungo e articolato  articolo di Tiziano Terzani, pubblicato  il 16 settembre sullo stesso quotidiano.   La sua posizione  era radicalmente diversa. Lo scrittore aveva  visto nell’incredibile crollo del “Centro Mondiale del Commercio” nientemeno che“una buona occasione”.  Scriveva:” Tutto il mondo avrebbe capito. L’uomo  avrebbe preso coscienza, si sarebbe svegliato per ripensare tutto: i rapporti tra Stati, tra religioni, i rapporti con la natura, i rapporti stessi tra uomo e uomo. Era una buona occasione per  fare un esame di coscienza, accettare le nostre responsabilità di uomini occidentali e magari fare finalmente un salto di qualità nella nostra  concezione e della vita”.2
 Per tutta la sua vita di giornalista, Terzani aveva cercato di capire le ragioni degli Altri. In Vietnam, in Cambogia, in Cina, in Giappone, aveva scandagliato le ragioni di  quei popoli che, avendo subito la colonizzazione, cercavano di reagire all’impatto con la modernità occidentale.  L’attacco  al World Trade Center  per lui era il segno definitivo  che l’America  non poteva più illudersi di stare esportando nel mondo  benessere e giustizia. Al contrario, larga parte del mondo  vedeva nella globalizzazione  a guida  statunitense, ovvero alla economicizzazione del mondo, un gravissimo pericolo da combattere, anche al costo della propria vita.
Terzani  stava invitando gli occidentali a cogliere l’occasione per  ripensare i rapporti tra Nord e Sud del mondo, a risolvere l’enorme problema ecologico,  a chiedersi dove sta  la felicità degli uomini e quale etica deve intessere i loro rapporti.   Venticinque anni fa ribadiva  una verità semplice, che però nessuno, nessuno, ha seguito:”Se vogliamo capire il mondo in cui siamo, non possiamo vederlo solo dal nostro punto di vista”3
1 Definizione dei ministri del governo di Tel Aviv –marzo 2026).
2 T.Terzani, Lettere contro la guerra, p. 11. I primi  4 articoli usciti  su Il Corriere,  furono poi pubblicati in forma di semplici lettere,  nel volume omonimo uscito  nel febbraio 2002.
3 T.Terzani, Lettere contro la guerra, p. 29

  
Il vero nocciolo della questione  infatti risiede in un argomento “ scomodo” che Terzani  precisa sia nella  prima, che nell’ultima lettera: “Il  problema è che fino a quando penseremo di avere il monopolio del “bene”, fino a che parleremo della nostra come la civiltà, ignorando le altre, non saremo sulla buona strada”. “L’occasione è di capire una volta per tutte che il mondo è uno, che ogni parte ha il suo senso, che è possibile rimpiazzare la logica della competitività con quella della coesistenza,  che l’idea di una civiltà superiore ad un altra è solo frutto di  ignoranza”.1
A differenza di moltissimi occidentali, Tiziano Terzani  non credeva più nel  grande mito del Progresso, dell’Evoluzione, non credeva in quella  freccia   inesorabile del tempo che da Darwin  e da Hegel ci fa illudere che l’Occidente moderno sia una civiltà superiore rispetto a tutte le altre. Possiamo  chiederci:  perché? Cosa lo sosteneva in questa  convinzione?   Certamente non è un’opinione umorale, ma il frutto maturo e  doloroso di una esperienza di vita eccezionalmente amplia. Come  corrispondente estero, aveva scrutato  l’impatto della modernità occidentale sull’antica civiltà dell’Asia nella seconda metà del Novecento: la guerra del Vietnam, la  rivoluzione cambogiana, la Cina del dopo Mao, il  Giappone nel boom del capitalismo. Nel   1991 capisce profondamente  che i due grandi progetti della modernità  - il  comunismo e il  capitalismo - sono ambedue basati su una visione “ scientifica” che divide mente e materia, e quindi sul dominio della materia, sulla manipolazione di un mondo “esterno”, per  raggiungere il benessere e  la felicità.  Ma questa premessa è sbagliata.2 Mente e materia non si possono separare come ci sta insegnando la  fisica quantistica e come sapevano da sempre  le antiche sapienze orientali. E’  questa  la ragione profonda per cui Terzani  non crederà più all’impero della ragione,  della scienza,  dei numeri, dell’economia e  della tecnologia ( in sintesi nell’illuminismo e nella superiore civiltà). Pochi mesi  prima di morire, chiariva: “ Il male del nostro tempo è che abbiamo messo la materia al centro di tutto e non vediamo altro al di là della materia. Questo giustifica il capitalismo, giustifica la ricerca esclusiva del profitto e  la nostra aspirazione ad avere piuttosto che a essere”.3 E negli stessi giorni: “L’uomo è ormai succube dell’economia. Tutta la sua vita è determinata dall’economia. Questa secondo me sarà la grande battaglia del futuro: la battaglia contro l’economia che domina le nostre vite”.4
Questa  comprensione è importantissima e assolutamente  attuale. Perché con la fine del comunismo negli anni 90, il sistema economico-scientifico-tecnolgico a guida occidentale,  è sentito autorizzato a  espandersi in tutto il mondo e a non lasciare un lembo di terra fuori dalla sua superiore sfera. E’ la stessa legge dell’economia che lo impone: quella della crescita infinita. Ma questo non fa che portare  alla guerra, alla guerra  infinita. «La guerra- scriveva Terzani nel novembre 2001 - si  sposterà  verosimilmente in Iraq, in Somalia, in Sudan, forse in Siria, in Libano e chi sa dove ancora. Sono più di sessanta gli stati in cui secondo Washington si annidano i terroristi e chi non collaborerà con gli Stati Uniti a snidiarli sarà considerato  un nemico».5
Oggi  l’asse Usa-Isreale,  chiamata anche non senza ragione “coalizione Epstein”, dopo  aver sterminato i palestinesi – che  a loro dire sono tutti terroristi, compresi i bambini - prova a sterminare il  Libano, l’Iran e  probabilmente chiunque in futuro non collaborerà con loro. In nome della loro superiore verità??  Una verità sconfessata dalla fisica quantistica, ma anche dall’ enorme collasso climatico provocato dalla civiltà tecnologica-industriale?
1 T.Terzani, Lettere contro la guerra, p. 31  e p.179
2 T.Terzani, Buonanotte signor Lenin; cfr.G.Germani, Tiziano Terzani contro la guerra, Terra Nuova, 2024, p…29sgg.
3 T.Terzani, microfono  aperto a Controradio,  aprile 2002 ora in G.Germani, Tiziano Terzani la rivoluzione dentro di noi, Longanesi, 2008, p. 43 sgg.
4 T.Terzani, La fine è il mio inizio, p.400.
5 Terzani, Lettere contro la guerra, cit., p. 80.

  
Terzani aveva però visto altre cose, proprio a partire dalla fine del comunismo nel 1991. Durante il lungo viaggio che lo portò a Mosca, raccontato in Buonanotte Sig.Lenin, aveva sentito “il galoppare” del fondamentalismo islamico. “Avevo provato sulla mia pelle la conferma che con la caduta del muro di Berlino e la fine del Comunismo, la sola ideologia ancor determinata a opporsi al Nuovo Ordine che, con l’America in testa, prometteva pace e prosperità al mondo globalizzato, era questa versione fondamentalista e militante dell’Islam”.1
Terzani  tornerà  con grande forza su questo punto. Nel suo libro testamento, La Fine è il mio inizio, ribadisce: “Ho visto la prima statua di Lenin abbattuta nell’Asia centrale all’urlo di “Allh Akbar, Allah, Akbar!” Allah è grande. Solo gli sciocchi e i miopi non vedono il legame che c’è tra la fine del comunismo come ideologia di rivolta e l’Islam fondamentalista di oggi. Prima chi voleva combattere per un mondo diverso, per un mondo migliore, contro il capitalismo occidentale, ricorreva al marxismo-leninismo. Era l’arma ideologica che dava disciplina, che dava  una struttura di riferimento […]L’Islam fondamentalista ha preso oggi il posto del marxismo-leninismo… Quando quest’arma è scaduta, ne è nata una nuova. Se non capisci questo, non capisci nulla,”.2
Ma Terzani  aveva ancora una marcia in più.  Aveva capito alla radice che il sistema consumistico-industriale- tecnologico è tutto basato sulla vendita di desideri artificiali. E questo vendita di desideri è un automatico meccanismo di infelicità. Lo aveva già insegnato  il Buddha, 2600 anni fa.
Si è passati dalla colonizzazione militare alla colonizzazione dell’immaginario.
Il pensatore fuori del coro, scriveva infatti nel gennaio 2002: “Un secolo fa per gli afgani, come per gli altri popoli del mondo, la diversità stava nel rendesi indipendenti all’oppressione coloniale. Oggi è nel restare fuori da un sistema più sofisticato, ma ugualmente opprimente, che cerca di fare di tutto il mondo un mercato, di tutti gli uomini dei consumatori a cui vendere prima gli stessi desideri e poi gli stessi prodotti3.
Vista la situazione di questi giorni, con  chiusura iraniana dello stretto di  Hormuz  e tutte le nefaste conseguenze sulle economie occidentali, vi lascio con ancora altre parole profetiche di Terzani: “Al fondo di tutti i problemi odierni degli americani e nostri nel Medio Oriente c’è, a parte la questione israeliano-palestinese, la ossessiva preoccupazione occidentale di far restare nelle mani di regimi ‘amici’, qualunque essi fossero, le riserve petrolifere della regione. Questa è stata la trappola. L’occasione per uscirne è ora. Perché non rivediamo la nostra dipendenza economica dal petrolio? Perché non studiamo davvero, come avremmo potuto già fare da una ventina d’anni, tutte le possibili fonti alternative di energia?”.4

1 Terzani, Lettere contro la guerra, P.24
2 T.Terzani, La fine è il mio inizio, p.145.
3 T.Terzani, Lettere contro la guerra,
4 T.Terzani, Lettere contro la guerra,p.44


  


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commenti
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Guido Dalla Casa
Martedì 12 Mag 2026
Ottimo articolo. La civiltà e il progresso sono invenzioni dell'Occidente per autonominarsi "superiore" alle altre culture umane.
Come esempi "estremi", gli Aborigeni Australiani sono là da 40.000 anni, i Boscimani sono nel Kalahari da 80.000 anni (e forse più); invece l'Occidente ne ha per poco, perchè è incompatibile con la Vita (o il funzionamento) del Sistema Biologico Terrestre, di cui comunque fa parte.
Igor Giussani
Venerdì 12 Giu 2026
Ho citato questo contributo in un mio pezzo su Apocalottimismo https://apocalottimismo.it/8-tesi-sul-medio-oriente/ Secondo me il problema è pensare che la situazione in Medio Oriente e nel mondo sia quella del 2001, quando invece è profondamente cambiata.
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