La scienza non crede a sé stessa
Pubblicato da Guido Dalla Casa in decrescita, filosofia, scienza · Sabato 17 Gen 2026 · 12:15
Tags: Decrescita, filosofia, scienza
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di Guido Dalla Casa

Si sentono spesso, da parte di organi ufficiali di informazione, molte raccomandazioni di “ascoltare la Scienza”. Naturalmente le Autorità pensano a quella ufficiale, riconosciuta dal sistema e divulgata, anche perché di solito non ne conoscono altre.
Quella scienza è in pratica tesa verso “le applicazioni” ed è diventata schiava della Tecnologia, dell’Industria e dell’Economia. In pratica, favorisce “la crescita”. Quindi vale la pena fare qualche considerazione sulle sue cosiddette “certezze”.
Quella che abbiamo chiamato “scienza ufficiale” è sostanzialmente la raccolta delle conoscenze che si inquadrano nel paradigma cartesiano-newtoniano, tuttora ritenuto da molti “la verità” malgrado sia stato falsificato più volte. Spesso i fatti che non si inquadrano nel suo paradigma vengono semplicemente negati. In altre parole, viene chiamata “scienza” quella che considera reale soltanto la materia.
Per definizione, la scienza non dovrebbe avere dogmi, tutte le affermazioni dovrebbero essere falsificabili. Una teoria, o una visione del mondo, viene falsificata se qualche fatto non vi è inquadrabile. Lo scienziato inglese Rupert Sheldrake ha posto in evidenza, nel suo libro Le illusioni della scienza (Apogeo Urra, 2013), le premesse che vengono invece prese come dogmi dalla scienza maggiormente diffusa ancora oggi e fondata sulla visione “ottocentesca” del mondo:
- La Natura si comporta come una macchina;
- Il complesso energia-materia è rimasto costante da sempre e per sempre;
- Le leggi della Natura restano invariate;
- La materia non ha alcun genere di coscienza;
- La Natura non ha alcuno scopo, né obiettivo;
- Tutta l’eredità biologica è trasmessa nella materia;
- Tutto ciò che è nella memoria è registrato come tracce materiali;
- La mente è un prodotto soltanto del cervello;
- I fenomeni psichici sono illusioni;
- La medicina materiale meccanicista è l’unica che funziona veramente.
La scienza meccanicista semplicemente nega (e spesso deride) i fatti che contraddicono questi dogmi, alla faccia del metodo scientifico. Ma è interessante notare che le falsificazioni dei dogmi sopra citati provengono dalla scienza stessa. Se ne deduce che la cosiddetta scienza, quella venerata da molti politicanti e giornalisti come se fosse un’unica voce infallibile, non crede più neanche a sé stessa.
Due paradigmi
Facciamo un breve excursus su come sono state inquadrate le conoscenze a partire dall’inizio della cosiddetta “scienza moderna”. Ogni scienziato inserisce in genere le sue conoscenze in quello che oggi viene chiamato il suo paradigma, seguendo una felice definizione del filosofo Thomas Kuhn (La struttura delle rivoluzioni scientifiche – Einaudi, 1978).
Mettiamo in evidenza i due paradigmi maggiormente presenti nella Scienza, seguendo una definizione di Fritjof Capra (Il punto di svolta-Feltrinelli, 1984): il paradigma cartesiano-newtoniano e il paradigma sistemico-olistico.
Con il paradigma cartesiano-newtoniano tutte le conoscenze vengono inquadrate nell’ipotesi che l’universale sia una gigantesca macchina con l’optional del Grande Ingegnere (esterno): in questo paradigma ci illudiamo di separare i singoli problemi e risolverli uno per uno in modo lineare. Invece, con il paradigma sistemico-olistico non possiamo suddividere in parti l’universale: è necessario prendere in considerazione tutti gli effetti e le retroazioni fra i vari elementi e considerare il grado di complessità di un sistema, che non è divisibile in parti esaminabili singolarmente.
Una breve divagazione storica
Nell’Ottocento si era affermata la teoria atomica, dove gli atomi erano considerati indivisibili. Ma negli ultimi anni del secolo la scoperta della radioattività da parte di Becquerel rese gli atomi non più indivisibili. Nel primo modello di Bohr-Rutherford l’atomo appariva come un sistema solare in miniatura, cioé era fatto di “palline” ancora più piccole, ma la concezione di fondo restava ancora quella di Democrito: esistevano le particelle elementari e il vuoto, attraverso il quale si propagavano le forze che le tenevano unite, o le distanziavano.
Con la relatività speciale, enunciata da Einstein nel 1905, spazio e tempo perdono ogni connotazione assoluta, materia ed energia diventano la stessa cosa. Tutto questo nasce dal fatto che la velocità della luce non è un infinito, è molto grande ma è un numero finito, e anche un invariante. L’unificazione energia-materia è stata accettata, ma ci sono voluti “gli episodi” di Hiroshima e Nagasaki per convincere le masse. Con la relatività generale, la gravità newtoniana diventa la curvatura dello spaziotempo, ma la divisione cartesiana fra mente e materia resta totale. C’è un osservatore che guarda un mondo materiale realmente esistente. In altre parole, il paradigma non è più newtoniano, ma ancora ben saldamente cartesiano.
La rivoluzione più grande è iniziata nel 1927, quando Werner Heisenberg ha enunciato il suo principio di indeterminazione, che inizialmente riguardava la posizione e la quantità di moto di una particella: il principio è stato poi confermato da Bohr (con l’interpretazione di Copenhagen) e da tutti gli esperimenti successivi. Non si tratta di limiti dei nostri sensi, ma della natura del mondo. Posizione e velocità non sono determinabili esattamente entrambe: se vogliamo definirne una, l’altra è completamente indeterminata, e tutto questo proviene da considerazioni matematiche, quindi accettate dal sistema. Se il prodotto delle due indeterminazioni è sempre maggiore di una costante mai nulla, quando una delle due tende a zero (precisione assoluta), l’altra tende all’infinito (indeterminazione totale). Solo l’osservazione, cioè un fenomeno mentale, “sceglie” la grandezza da conoscere. Ovunque, anche in tutte le grandezze delle espressioni matematiche, vi è un contenuto mentale. Il principio si applica ad altre coppie di grandezze, fra cui la coppia energia-tempo: in un istante esatto, cioè con l’indeterminazione del tempo nulla, la “particella” presenta una massa-energia totalmente indeterminata, il che significa che non è niente di definibile in alcun modo. Non si può separare il fenomeno dall’osservazione, non esiste alcuna realtà oggettiva, esistono solo relazioni.
Il dualismo mente-materia è scomparso: non si possono separare.
L’indeterminazione applicata al binomio massa-tempo (o energia-tempo) portò a formulare il concetto di vuoto quantistico: non esiste alcuna particella né entità stabile, c’è solo una specie di vacuità creativa. Il dualismo vuoto-pieno è scomparso: “A” e ”non-A” possono coesistere. Non esiste alcun “mattone fondamentale” della materia. Se si assume un istante preciso (indeterminazione del tempo nulla), la cosiddetta particella non ha alcuna massa-energia definibile in alcun modo: l’indeterminazione della massa-energia tende all’infinito. Quindi il concetto di “esistere” perde significato. Il cosiddetto “vuoto” è “pieno” di miriadi di particelle che nascono e muoiono in continuazione, vivendo meno del tempo massimo loro concesso. Tutto si riconduce al vuoto quantistico, cioè a una danza di energie che continuamente nascono nell’Essere e svaniscono nel Nulla. Per inciso, il vuoto quantistico assomiglia straordinariamente alla sunyata del Buddhismo, come ha più volte fatto notare il fisico italiano Rovelli, dopo aver letto i testi di Nagarjuna (2° secolo d.C.).
Prevedibilità - Complessità
Nella seconda metà del Novecento lo studio dei sistemi portò a formulare le idee di sistema complesso e di essere collettivo. Un sistema che abbia un certo grado di complessità si evolve in modo da divenire completamente imprevedibile, anche in linea di principio: infatti si trova ben presto in qualche biforcazione-instabilità, o entra in uno stato caotico. La sua evoluzione non è prevedibile neanche in termini probabilistici. Nei punti di biforcazione si ha la scelta di prendere una o un’altra via, in modo non determinabile da nessuna legge inerente al mondo energetico-materiale. Gli scienziati meccanicisti dicono che la via viene presa “a caso”, ma non sappiamo cosa questo significhi, né abbiamo alcun motivo per dire che si tratta di una scelta solo se il sistema in esame è il cervello umano. In altre parole, nei sistemi complessi si ha l’emergenza di fenomeni mentali. Anche secondo lo scienziato-filosofo inglese Gregory Bateson la mente sorge come conseguenza di un certo livello di complessità del sistema.
Predestinazione o libero arbitrio? Tertium datur. C’è un pizzico di libero arbitrio in ogni entità, in ogni processo. I sistemi complessi incontrano sempre una biforcazione, o entrano in uno stato caotico, imprevedibile anche in linea teorica.
Conclusioni
L’italiano Stefano Mancuso e il tedesco Peter Wohlleben trovano che le piante comunicano fra loro e provano emozioni. Silenzio: c’è qualche rischio per le basi dell’Occidente. E se lo scienziato italo-americano Galianni fa osservazioni astronomiche incompatibili con il Big Bang, che ne facciamo della “Creazione”? Il Big Bang? Ma qui abbiamo “la prova”: la radiazione di fondo a 3 Kelvin. Già, ma chi ci garantisce che le leggi fisiche sono rimaste inalterate per 14 o15 miliardi di anni? Nessuno.
La scienza che viene divulgata è quella adatta per salvare l’Occidente: separazioni mente-materia, uomo-animali, io-mondo, oltre all’elogio della competizione, e all’accettazione solo di teorie “realistiche” e “locali”. Tutto il resto viene ignorato o addirittura deriso: un secolo è passato invano. La scienza divulgata, quella propagandata in TV dai fedeli servi del sistema, gli apprezzatissimi divulgatori ufficiali, non esiterebbe un minuto a dichiarare “antiscientifiche” le citazioni sotto riportate, che sono tutte opera di scienziati, spesso anche favorevolmente riconosciuti dal mondo accademico.
Così, in un mondo dove sappiamo di essere animali, anche facilmente classificabili, dove incontriamo quotidianamente sincronicità junghiane, cioè coincidenze significative senza rapporti di causa-effetto, dove regna anche l’ordine implicato (Bohm), dove le manifestazioni dei campi morfici e della Mente Estesa sono frequenti (Sheldrake), dove i fenomeni non-locali sono pure frequenti e l’indeterminazione è ovunque (Heisenberg e Bohr) si continua ad andare avanti come se l’universale fosse una grande macchina, tuttal’più con l’optional del Grande Ingegnere. Continuiamo a usare ragionamenti lineari di causa-effetto in Sistemi ad altissimo grado di complessità, tutto per conservare le premesse che tengono in piedi la civiltà industriale, che distrugge la Vita e non è neppure tanto entusiasmante dal punto di vista soltanto umano. I superdivulgatori televisivi devono essere meccanicisti, oppure passare inosservati: così il sistema si difende. E trattiamo come “cose” gli altri esseri senzienti, che sappiamo essere soggetti come noi alle emozioni e alla sofferenza. Ma il Complesso dei Viventi, Il Grande Inconscio, la Terra, è molto più grande di tutti noi, anche se abbiamo superato il folle numero di otto miliardi di individui. Molte cose si sapevano già, ma in altre culture umane: la superbia e la cecità dell’Occidente ci hanno impedito di conoscerle prima. Tutto per salvare il nostro mondo e le sue premesse (antropocentrismo e materialismo), anche sacrificando il metodo scientifico. Alla faccia del “sapere consolidato” e delle “teorie universalmente accettate”.
Le citazioni sotto riportate sono opera di scienziati, anche piuttosto conosciuti. La scienza non crede più neanche a sé stessa.
Citazioni
Qualunque cosa io dica, Vi prego di interpretarla come una domanda. (Niels Bohr)
L’unica legge è che non c’è nessuna legge. (John Archibald Wheeler)
In contrasto con la concezione meccanicistica cartesiana del mondo, la visione del mondo che emerge dalla fisica moderna può essere caratterizzata con parole come organica, olistica ed ecologica. Essa potrebbe essere designata anche come una visione sistemica, nel senso della teoria generale dei sistemi. L’universo non è visto più come una macchina composta da una moltitudine di oggetti, ma deve essere raffigurato come un tutto indivisibile, dinamico, le cui parti sono essenzialmente interconnesse e possono essere intese solo come strutture di un processo cosmico. (Fritjof Capra)
Oggi c’è una concordanza di vedute molto vasta – che tra i fisici raggiunge quasi l’unanimità – sul fatto che la corrente delle conoscenze si sta dirigendo verso una realtà non meccanica: l’Universo comincia ad assomigliare ad un grande Pensiero piuttosto che a una grande macchina. (Arthur S. Eddington e James Jeans)
La religione del futuro sarà una religione cosmica. Dovrebbe trascendere un Dio personale ed evitare dogmi e teologia. Incorporando sia il mondo naturale che il mondo spirituale dovrebbe fondarsi su un senso religioso che scaturisce dall’esperienza di ogni cosa, naturale e spirituale, come di un’unità piena di significato. (Albert Einstein)
L’uomo è la specie più folle: venera un Dio invisibile e distrugge una Natura visibile, senza rendersi conto che la Natura che sta distruggendo è quel Dio che sta venerando. (Hubert Reeves)
Secondo Bateson la mente è una conseguenza necessaria e inevitabile di una certa complessità, la quale ha inizio molto tempo prima che degli organismi viventi sviluppino un cervello e un sistema nervoso superiore. Egli sottolineò anche che caratteristiche mentali sono manifeste non solo in singoli organismi, ma anche in sistemi sociali e in ecosistemi, che la mente è immanente non solo nel corpo ma anche nelle vie e nei messaggi fuori dal corpo. Una mente senza un sistema nervoso? La mente si manifesterebbe in tutti i sistemi che soddisfano certi criteri? La mente sarebbe immanente in vie e messaggi fuori dal corpo? Queste idee erano così nuove per me che, a tutta prima, non riuscii a dar loro un senso. La nozione di mente di Bateson non sembrava aver nulla a che fare con le cose da me associate alla parola “mente”. (Fritjof Capra)
Si intende mettere in evidenza che il ruolo delle forme, dei colori, dei sapori, dei suoni, degli odori e della bellezza è stato fondamentale nell’evoluzione biologica, e lo è ancor oggi a maggior ragione per avere una percezione scientifica della complessità. La natura è minacciata dagli approcci lineari, meccanicisti, arroganti e, in ultima analisi, rozzi di una scienza tutta subalterna alla visione economicista di un pensiero omologante che “conosce il prezzo di tutto e il valore di niente”. (Gregory Bateson)
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commenti
Giulio
Domenica 18 Gen 2026
Dopo attenta e dolente lettura, risulta doveroso correggere, senza pretesa di completezza, almeno alcuni errori o deduzioni errate presenti in questo articolo.
Al di fuori della fantasia di questo articolo, e di qualche circolo di filosofi di cui potremmo fare tranquillamente a meno, non esiste una “Scienza ufficiale” che raccoglie solamente “il paradigma cartesiano-newtoniano”. La Scienza, tutta, abbondantemente divulgata, insegnata ed applicata (ad esempio la Chimica, con gli orbitali, che si studiano già nelle scuole superiori almeno da mezzo secolo, per esperienza personale…), contiene da oltre cent’anni anche la Fisica Quantistica che questo articolo sembra voler inserire esclusivamente in un cosiddetto “paradigma sistemico-olistico” al solo scopo di trarre conclusioni stravaganti e sensazionaliste ma inutili. La Scienza conosce benissimo, da cent’anni, il Principio di Indeterminazione, studia in innumerevoli casi sistemi complessi che considerano effetti e retroazioni (basti pensare a modelli ambientali o di meteorologia). Il Principio di Indeterminazione dice semplicemente che quando si misura un oggetto sufficientemente piccolo non lo si può fare con precisione assoluta in entrambe posizione e quantità di moto al tempo stesso (o altre grandezze equivalenti)… ma da ciò non segue alcuna perdita di significato per l’esistenza.
Al di fuori della fantasia di questo articolo, e di qualche circolo di filosofi di cui potremmo fare tranquillamente a meno, non esiste una “Scienza ufficiale” che raccoglie solamente “il paradigma cartesiano-newtoniano”. La Scienza, tutta, abbondantemente divulgata, insegnata ed applicata (ad esempio la Chimica, con gli orbitali, che si studiano già nelle scuole superiori almeno da mezzo secolo, per esperienza personale…), contiene da oltre cent’anni anche la Fisica Quantistica che questo articolo sembra voler inserire esclusivamente in un cosiddetto “paradigma sistemico-olistico” al solo scopo di trarre conclusioni stravaganti e sensazionaliste ma inutili. La Scienza conosce benissimo, da cent’anni, il Principio di Indeterminazione, studia in innumerevoli casi sistemi complessi che considerano effetti e retroazioni (basti pensare a modelli ambientali o di meteorologia). Il Principio di Indeterminazione dice semplicemente che quando si misura un oggetto sufficientemente piccolo non lo si può fare con precisione assoluta in entrambe posizione e quantità di moto al tempo stesso (o altre grandezze equivalenti)… ma da ciò non segue alcuna perdita di significato per l’esistenza.
Giulio
Domenica 18 Gen 2026
La misura della grandezza a indeterminazione nulla corrisponderà ad un valore normalissimo per la grandezza ad indeterminazione “infinita”, sebbene ignoto a priori. Quello che si chiama “osservazione” equivale al collasso della funzione d’onda che avviene costantemente in tutte le interazioni in natura con o senza la presenza umana. La dualità onda-particella È cosa notissima ed universalmente accettata anch’essa da cent’anni. Anche questo lo sappiamo benissimo senza demonizzare Newton o Cartesio e certamente senza arrivare a conclusioni assurde tipo “niente di definibile in alcun modo” o “danze di energie che nascono nell’Essere e svaniscono nel Nulla”. I comportamenti caotici esistono dappertutto, la Scienza li conosce e studia benissimo senza bisogno di inventarsi fantasie metafisiche (il famosissimo battito d’ali della farfalla che può creare un uragano). La Scienza contiene tranquillamente tutte queste e tante altre cose che appaiono “strane”, specialmente all’uomo della strada e al generico ignorante facilmente impressionabile. Molte di queste stranezze sono ancora in fase di studio o acceso dibattito; la polarizzazione di paradigmi invocata dall’articolo è un artefatto inutile e controproducente agli scopi della Decrescita.
Giulio
Domenica 18 Gen 2026
Venendo ad argomenti di maggior rilievo e simpatia per la Decrescita, il fatto che le piante comunichino tra loro e che l’uomo sia solamente un animale non è in alcuna contraddizione con la Scienza, che anzi studia anche queste cose senza tanti drammi sia in occidente che in oriente.
In conclusione, è un peccato che si perda tempo a scrivere e a dover leggere una tale polenta di affermazioni ignoranti, confuse ed errate da cui la Decrescita non riceve alcun vantaggio.
Questo sarà il mio ultimo commento in questa sede sugli argomenti trattati nel presente articolo (o altri simili che ne dovessero seguire), e certamente non andrò ad alimentare eventuali inutili diatribe filosofiche che potrebbero venire a crearsi in futuro.
La Decrescita si merita di molto meglio. Punto.
PS: citando Albert Einstein - “Solo due cose sono infinite: l'universo e la stupidità umana, riguardo l'universo ho ancora dei dubbi.”
In conclusione, è un peccato che si perda tempo a scrivere e a dover leggere una tale polenta di affermazioni ignoranti, confuse ed errate da cui la Decrescita non riceve alcun vantaggio.
Questo sarà il mio ultimo commento in questa sede sugli argomenti trattati nel presente articolo (o altri simili che ne dovessero seguire), e certamente non andrò ad alimentare eventuali inutili diatribe filosofiche che potrebbero venire a crearsi in futuro.
La Decrescita si merita di molto meglio. Punto.
PS: citando Albert Einstein - “Solo due cose sono infinite: l'universo e la stupidità umana, riguardo l'universo ho ancora dei dubbi.”
Danilo Tomasetta
Lunedì 19 Gen 2026
Ho finito per scrivere un testo piuttosto lungo che verrebbe frammentato in più commenti come è successo al commento di Giulio Manzoni. Per cui metto qui solo l'incipit e pubblicherò a breve una risposta estesa sotto forma di articolo.
Ho letto con attenzione questo tuo articolo ed anche con una certa fatica perché in molti punti si entra in dettagli alquanto distanti dalla mia formazione umanistico-sociologica. Fortunatamente il mio migliore amico è un professore di fisica teorica dell'Università di Bologna (ha insegnato anche a Parigi e negli Stai Uniti) col quale ho avuto spesso approfondite discussioni sulla scienza e sul metodo scientifico.
Senza entrare nel dettaglio degli studi che citi (Heisenberg, Bohr, il vuoto quantistico...) ti devo dire che a monte di quanto hai scritto c'è un'impostazione epistemologica sbagliata. La scienza non è un qualcosa diviso in paradigmi separati e in conflitto tra loro, è piuttosto una ricerca continua e critica della conoscenza, aperta alla revisione e basata sul metodo sperimentale. Naturalmente, e non potrebbe essere diversamente, le scoperte scientifiche sono figlie del loro tempo e perciò destinate ad aggiornamenti. Inoltre, mentre fino ad una certa data la ricerca scientifica ha avuto un approccio più meccanicistico e focalizzato sulla materia (la fisica newtoniana), successivamente, diciamo con la relatività di Einstein, sono state introdotte altre variabili come il rapporto spazio-tempo...seguirà a breve articolo completo.
Ho letto con attenzione questo tuo articolo ed anche con una certa fatica perché in molti punti si entra in dettagli alquanto distanti dalla mia formazione umanistico-sociologica. Fortunatamente il mio migliore amico è un professore di fisica teorica dell'Università di Bologna (ha insegnato anche a Parigi e negli Stai Uniti) col quale ho avuto spesso approfondite discussioni sulla scienza e sul metodo scientifico.
Senza entrare nel dettaglio degli studi che citi (Heisenberg, Bohr, il vuoto quantistico...) ti devo dire che a monte di quanto hai scritto c'è un'impostazione epistemologica sbagliata. La scienza non è un qualcosa diviso in paradigmi separati e in conflitto tra loro, è piuttosto una ricerca continua e critica della conoscenza, aperta alla revisione e basata sul metodo sperimentale. Naturalmente, e non potrebbe essere diversamente, le scoperte scientifiche sono figlie del loro tempo e perciò destinate ad aggiornamenti. Inoltre, mentre fino ad una certa data la ricerca scientifica ha avuto un approccio più meccanicistico e focalizzato sulla materia (la fisica newtoniana), successivamente, diciamo con la relatività di Einstein, sono state introdotte altre variabili come il rapporto spazio-tempo...seguirà a breve articolo completo.
