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Oggetti, merci, consumo: DENTIFRICI

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Pubblicato da Rodolfo Di Martino in Economia, consumismo · Sabato 27 Dic 2025 · Tempo di lettura 3:00
Tags: merciconsumodentifrici
  
di Rodolfo Di Martino
Inizia, con questo post, una riflessione sugli oggetti pensati e prodotti per la loro prioritaria funzione di merci di scambio. Un racconto composito, con molte sfaccettature che, necessariamente, richiede spazio e tempo.
Per questo è pensato come rubrica periodica. Scopriremo, nel corso delle puntate, che di quanto ci circonda, riempie le nostre case, definisce il nostro gusto e il nostro stile di vita, sappiamo ben poco, e quel poco che conosciamo è in gran parte sbagliato. Smontare il giocattolo a volte è solo imperizia, molte altre volte è il modo migliore per identificare i meccanismi nascosti e le cause alla base del suo funzionamento.

Dentifrici
Ad esempio, allinizio era Colgate. Con Gardol. Un additivo misteriosissimo, arrivato negli anni "60 del secolo scorso e scomparso nelliperuranio qualche decennio dopo,  insieme a Lisa Biondi e al Talidomide. Quando la formulazione dei dentifrici ha raggiunto un livello di complessità e di omologazione nelle quali gli ingredienti costituenti non hanno avuto più la capacità di orientare lacquisto cosa mai puoi aggiungere, se persino Gardol ha perso il suo antico fascino?si è passati alla segmentazione merceologica spinta: gengive sanguinanti, denti sensibili, giallo tartaro, fumatori, alito pesante, menta e pistacchio, gusto puffo, come coi gelati. Ma anche questo non bastava, e allora ecco non più i tubetti sciolti ma ben contenuti e protetti in astucci di cartoncino patinato che, in breve tempo, sono divenuti dei completi campionari di tutte le tecniche grafiche: stampa in quadricromia più diversi colori dichiarati, impressioni in rilievo a secco, trasferimento a caldo di patine iridescenti, ologrammi, tag UV e IR, QR code che, se lo fotografi, fornisce al produttore tramite il tuo smartphone informazioni di tracciamento e geolocalizzazione, di età, di sesso, di modello di cellulare e quindi di  fascia di reddito. Nel contempo una micro telecamera posta nello scaffale avrà registrato i moti saccadici e comprese le intenzioni del tuo sguardo, unaltra ancora avrà analizzato il tuo peregrinare fra le corsie.
Arrivati a casa, ciò che costituisce circa il settanta per cento del costo industriale, limballo, intatto, finisce in discarica ad alimentare lincenerit... pardon, il termovalorizzatore. Il tubetto in polietilene ad alta densità e il tappo in polietilentereftalato andranno, invece, a comporre una nuova isola di plastica in culo alle balene.
Siamo passati dalla condizione originale di cacciatori-raccoglitori a quella più elementare di semplici raccoglitori: raccattiamo dagli scaffali quelle merci alle quali siamo assimilati e le deponiamo nei carrelli.
Gli imballi costituiscono una parte rilevante, spesso maggioritaria in termini di valore, dei nostri acquisti. Molto spesso però non siamo in grado di distinguere fra contenitore e contenuto, oppure riteniamo che non ci siano alternative e che questa modalità di comporre le merci sia l'unica possibile, spesso la migliore. Riteniamo che, in quanto consumatori, siamo ben in grado di scegliere e preferire, e che ciò che ci viene offerto sia il risultato di una lunga selezione, la migliore risposta dell'offerta alla domanda critica e selettiva da parte degli acquirenti.
Niente di meno vero, e il puzzle che andrà componendosi nei prossimi interventi si propone di dimostrarlo.


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