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Quale decrescita ?

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Pubblicato da Guido Dalla Casa in ecologia, decrescita · Sabato 11 Apr 2026 · Tempo di lettura 11:15
Tags: ecologiadecrescitalimitidellosviluppo
di Guido Dalla Casa


Premesse
 E’ possibile arrivare a una decrescita senza rinunciare ai fondamenti della civiltà industriale? La decrescita deve essere soltanto economica? In fondo, è vero che non sono importanti le risposte: è molto più importante la formulazione delle domande.
 La manìa della crescita, spesso venduta come progresso, si è consolidata all’inizio dell’800, più o meno assieme al determinismo di Laplace. Una “trovata” del meccanicismo? Forse il progresso è un’invenzione dell’Occidente per autonominarsi “superiore” agli altri modelli culturali umani, che erano circa 5000. Nel filone occidentale (e non solo) le altre culture erano già considerate “inferiori” da moltissimi secoli. Ma i Boscimani del Kalahari e gli Aborigeni dell’Australia sono “laggiù” da 80.000 e 40.000 anni; invece noi probabilmente ne abbiamo per poco. Loro sanno di essere Natura, noi ci crediamo al di sopra, tutto è al nostro servizio, anzi “tutto è fatto per noi”: milioni di specie di esseri senzienti ci aspettavano con ansia? Forse stanno nascendo movimenti che si rendono conto di tutto questo, spesso in modo semi-cosciente: sono numericamente molto piccoli, ma stanno lentamente aumentando. Continueranno a crescere? O quasi-spariranno? Nessuno può dirlo.
 Data la situazione mondiale, sembra indispensabile una collaborazione fra questi movimenti. Nei movimenti antisistema c’è anche la Decrescita. Meglio allearsi, e senza contrapposizioni: già i dualismi come giusto-sbagliato, vero-falso, ragione-torto, ci pongono nell’alveo del pensiero occidentale, quello che ha dato origine alla crescita e l’ha venduta come “benessere”.
 Personalmente, sento fra i Movimenti più vicini quelli che si collegano con le antiche filosofie orientali (“Tutto è Uno”), quelli dell’Ecospiritualità (www.eco-spirituality.org) e dell’Ecopsicologia (www.ecopsicologia.it), oltre, come applicazioni pratiche, alle iniziative di tipo didattico-esperienziale (es. www.apprendimento-esperienziale.it), con le tante piccole varianti del caso.
 In sostanza, vista l’invadenza dell’idea della “crescita” e la sua estensione, è opportuno fare un tentativo per accettare le divergenze e viaggiare quasi insieme malgrado tutto.
I limiti dello sviluppo
 C’è una corrente di “complottisti” che pensa che il famoso rapporto “I limiti dello sviluppo”, pubblicato in italiano nel 1972, sia stato opera di alcuni “maligni” imbottiti di una sorta di malthusianesimo radicale e desiderosi di prendere posizioni di potere sul mondo intero. Non mi risulta che Aurelio Peccei, Jay Forrester, Donella e Dennis Meadows, Jorgen Randers e William Behrens si siano “arricchiti” o abbiano avuto alcun “potere”.
 Una prova che il sistema non soltanto non promuove, ma teme molto questo tipo di studi è data dal fatto che ne ha impedito la divulgazione negli ultimi decenni: solo come esempio, un pallido tentativo in TV di qualche anno fa è stato immediatamente stroncato annullando la trasmissione. C’è stato anche un breve, ottimo film (Ulltima Chiamata di Enrico Cerasuolo), passato sotto silenzio.
Il rapporto sui limiti dello sviluppo era stato impostato schematizzando il sistema mondiale in cinque grandezze: la popolazione umana, le risorse, l’inquinamento, gli alimenti e la produzione industriale. Erano poi stati analizzati i tipi di interazione fra queste grandezze su scala mondiale e si erano fatte delle proiezioni sul futuro estrapolandone gli andamenti. Quindi si teneva conto del “progresso” tecnico, mentre, trattandosi di proiezioni, si supponeva di non modificare le interazioni fra le grandezze: si ipotizzava che non cambiasse il modo di vivere e di pensare della cultura dominante, cioè si faceva inizialmente l’ipotesi cosiddetta BAU (business as usual). Con queste premesse erano stati ricavati dodici diagrammi basati su varie ipotesi.
    Il risultato forse più interessante di quello studio è stata la constatazione che quasi tutte le ipotesi, che aumentavano le risorse a disposizione anche in modo considerevole o portavano alcune variazioni “ottimistiche” alle altre grandezze, si concludevano con l’”impazzimento” dei rispettivi diagrammi. Anche lo scenario-limite con l'ipotesi di "risorse infinite" collassava (solo qualche anno più tardi degli altri), perché la curva dell'inquinamento andava all'infinito. Questo scenario prova che non siamo in presenza di un problema di esaurimento di risorse, ma dell’impossibilità di persistenza di un sistema come quello economico di produrre-vendere-consumare all’interno della Biosfera.
Nel grafico BAU principale, tracciando una verticale sull’anno 2026 e osservando l’andamento delle cinque grandezze, troviamo proprio la situazione attuale: le risorse in rapida diminuzione, popolazione e inquinamento che continuano a salire inesorabilmente, alimenti e produzione industriale pro-capite che hanno appena passato il picco e iniziano a scendere.
Si sono ottenuti risultati analoghi anche partendo dalla teoria dei sistemi, come evidenziato nel libro Assalto al pianeta, di Pignatti e Trezza (Ed. Bollati Boringhieri, 2000), in cui si dimostra che il problema non è causato semplicemente dalla scarsità di risorse, ma ha radici più profonde, legate al modo di procedere del sistema economico, che dipende da un’unica variabile (il denaro) e non può integrarsi in un sistema complesso con grandissimo numero di variabili, come l’Ecosfera.
 Come accennato, si trattava di studi di tipo sistemico: si poteva almeno proseguire su quella strada, suddividendo il Sistema Terrestre in componenti diverse, possibilmente non valutate in modo ancora antropocentrico. Invece questo non è avvenuto, forse perché era facilmente prevedibile che i risultati avrebbero evidenziato l’impossibilità di persistenza della civiltà industriale. Si noti che non stiamo facendo considerazioni etiche, né stiamo parlando delle terribili sofferenze inflitte agli esseri senzienti (20-30 milioni di specie, con tutti gli ecosistemi e gli esseri collettivi), profondamente immorali.
I cambiamenti climatici e un Primate di 70 Kg
 Una parte (spero, piccola) dei movimenti antisistema sostiene addirittura che i cambiamenti climatici in corso sono dovuti a cause naturali.  Non c’è fenomeno più chiaro, evidente e di facile comprensione del fatto, studiato a fondo anche sul piano quantitativo e nel tempo (atmosfere del passato), che le enormi quantità di anidride carbonica scaricate nell’atmosfera dai processi della civiltà industriale causano un aumento di energia nell’atmosfera terrestre, a causa dell’effetto serra. Le variazioni per cause naturali hanno tempi dell’ordine di 10-100.000 volte più grandi, considerando la scala complessiva del Pianeta e non solo i fenomeni locali. E’ come confrontare un millimetro con 10 o 100 metri: non ha senso. Eppure qualche complottista si trova anche qui.
Spero comunque che non ci sia qualcuno che pensa che possano circolare nel mondo un miliardo di auto elettriche! …e si possa “smaltire” tutto!!
 Sappiamo da due secoli (Lamarck–Philosophie zoologique–anno 1809, 50 anni prima di Darwin) che siamo animali, anche facilmente classificabili (Classe Mammiferi–Ordine Primati), ma non ce ne siamo ancora accorti e ci comportiamo in modo lontanissimo da queste conoscenze. Molti popoli nativi lo sapevano da 100.000 anni, e anche di più. Non occorre una gran fantasia, né particolari studi, per capire che in 8 miliardi non ci stiamo, se non per un breve transitorio; soprattutto se adottiamo una dieta diversa da quella degli altri Primati. Ci stiamo per tempi brevissimi, “divorando” la Terra.
 Solo come esempio parziale, l’Africa, secondo stime attendibili, aveva circa 30 milioni di abitanti a metà dell’Ottocento, poi ha cominciato a raddoppiare ogni 30 anni. Potete fare i conti: 2 alla 5a potenza fa 32, alla 6a fa 64. Ottenete molto di più di un miliardo di umani, come oggi: volete aspettare il prossimo raddoppio? Nel frattempo, il 90% della Natura africana è già stato distrutto o degenerato.
Avvisi caduti nel vuoto
 Si noti che il rapporto del Club di Roma non è mai andato fuori da posizioni antropocentriche, non ha mai fatto considerazioni morali, pure molto importanti dato che stiamo togliendo lo spazio vitale a tutti gli esseri senzienti (altri animali, vegetali, ecosistemi) e sostituendo in modo massiccio materia inerte a sostanza vivente. Il rapporto non è quindi basato sulle idee dell’Ecologia Profonda, ma è ancora antropocentrico. In quegli anni Il punto di svolta” non era ancora iniziato, e anche oggi, se è in corso, procede con estrema lentezza. Il libro di Fritjof Capra che porta quel titolo, è uscito in italiano 12 anni dopo, nel 1984.
 Quindi c’erano tutte le premesse perché il rapporto del Club di Roma potesse essere accettato, esaminato, ascoltato senza sforzi eccessivi di dover effettuare un “cambio di paradigma” o di dover rovesciare subito una visione del mondo. Così è andata a vuoto l’ultima chiamata: sono passati più di 50 anni, ora è troppo tardi perché si possano evitare eventi molto gravi. E’ comunque doveroso più che mai tentare qualcosa, informare il più possibile, ridurre le nascite e i consumi, per rendere l’evento meno traumatico possibile.
 Tra l’altro, proprio in quegli anni 70 è stato pubblicato l’articolo di Arne Naess “The Shallow and the Deep” che indica convenzionalmente la nascita in Occidente dell’Ecologia Profonda: il filosofo norvegese ha introdotto idee ancora più radicali e rivoluzionarie, quasi nuove per l’Occidente e a mio avviso indispensabili per un cambio di visione del mondo, cioè per una vera modifica del modo di pensare. Le sue idee riportano la nostra specie all’interno della Natura, dove doveva restare.
 Attualmente sulla Terra gli umani sono oltre 8 miliardi e aumentano di 80 milioni all’anno, scompaiono 100.000 Kmq di foreste all’anno, l’anidride carbonica aumenta di 3 ppm all’anno, si estinguono 40-50 specie al giorno, la biodiversità si degrada a vista, il consumo di territorio fa registrare cifre vertiginose. Palesemente questi fenomeni, conseguenze inevitabili della crescita economica, o dell’economia stessa, non possono continuare ancora a lungo. Quindi la Natura deve cercare di guarire dal suo male, facendo terminare quella forma del pensiero umano che ha invaso tutto il mondo e lo sta distruggendo.
 Come dettaglio piccolo ma significativo per l’Italia, proprio negli anni 1973-74 ci furono le “domeniche senza macchine”. Insomma, in quei pochi anni c’è stata, in Italia e in tutto il mondo, l’ultima chiamata della Terra. Nessuno ha risposto.
 Dopo alcuni anni da quelle “domeniche senza macchine” qualche giornalista “spiritoso” scrisse che l’esperimento non fu più ripetuto, anche se i motivi ci sarebbero stati ampiamente, “perché stava per succedere una mezza rivoluzione”. Non è vero. Allora abitavo nei pressi di Torino e ricordo benissimo quelle domeniche: mio figlio, che allora aveva sette-otto anni, mi ha chiesto ancora per diverso tempo perché non c’erano più giornate belle come quelle, anche se tutte le auto ferme occupavano comunque spazi inutilmente. In realtà le autorità industrialiste-sviluppiste si erano prese una gran paura, che la gente si accorgesse di quanto era bello un mondo senza automobili.
 Torniamo al rapporto sui limiti dello sviluppo: ci sono stati aggiornamenti nel 1993, nel 2006 e nel 2013: sono stati totalmente ignorati anche dai mezzi di informazione. Poi è uscito un libro che riporta una sintesi divulgata, rapida e sintetica della situazione, sempre senza uscire da una visione antropocentrica (Stephen Emmott – Dieci miliardi. Il mondo dei nostri figli, Feltrinelli, 2013). Come al solito, l’Autore non è un filosofo ambientalista, ma uno studioso che insegna Scienze computazionali all’Università di Oxford. Silenzio totale.
Conclusioni
All’inizio degli anni Settanta del secolo scorso, probabilmente la situazione era ancora controllabile con un deciso cambio di rotta, soprattutto perché la popolazione umana mondiale era circa la metà di quella attuale: ora è troppo tardi per sperare in modifiche dolci e graduali verso una situazione compatibile con la vita della Terra.
 Un collasso economico mondiale è divenuta una speranza. I veri catastrofisti sono coloro che pensano che ci sarà “la ripresa” e tutto andrà avanti come prima, cioè che continueremo a sottrarre spazio alla Vita e a distruggere le capacità omeostatiche della Terra, che si basano sulla biodiversità e la complessità delle relazioni. La crescita è chiaramente una grave patologia del Pianeta.
 E i pacifisti? Lodevolissimi, ma finché si parla continuamente di competizione ed esistono fabbriche di armi, finché si parla di chi vince e chi perde, finché i mezzi di comunicazione parlano di sfida anche se si tratta di lavare i piatti…non si otterrà niente. Poi si continuano ad esaltare (ed ammirare!) personaggi come Alessandro Magno, Giulio Cesare, Napoleone, che non apprezzavano precisamente “la pace nel mondo”. L’aggettivo “imbelle” ha ancora un significato negativo!!
 E allora? Ormai ci penserà la Terra. Non vi piace? Ho altri nomi disponibili (potete scegliere): Ecosfera, Gaia, Piano Akashico, “Tutto è Uno”, Grande Inconscio, Mente Estesa, Brahman, Anima del Mondo, Wakan Tanka, Campo di Planck… e infine: la Natura.
L’Occidente è una nave che sta colando a picco, la cui falla è ignorata da tutti. Ma tutti si danno molto da fare per rendere il viaggio più confortevole.                      Emanuele Severino



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