Riattualizzare la Decrescita
Pubblicato da Danilo Tomasetta in Decrescita · Martedì 21 Ott 2025 · 10:00
Tags: decrescita, economia, politica
Tags: decrescita, economia, politica
di Danilo Tomasetta

Con questo titolo che dovrebbe piacere a Serge Latouche (l’autore delle 8 “Ri”) do il mio primo contributo alla ripartenza del blog DFSN. Lo faccio ponendo la Decrescita all’interno del mio orizzonte culturale e sperando con ciò di non essere divisivo, ma utile invece ad allargare il fronte di coloro interessati ad un futuro decrescente.
In realtà non ci sarebbe bisogno di riattualizzare qualcosa che non ha mai perso di attualità, tuttavia è innegabile che il dibattito sulla Decrescita, molto alimentato nel decennio passato dalle polemiche tra sostenitori e detrattori, è andato spegnendosi fin quasi a sparire dall’orizzonte delle urgenze culturali e sociali.
Probabilmente una delle cause di questa perdita di visibilità è la sfuggevolezza del concetto di Decrescita. Insomma cos’è poi la Decrescita: una teoria economica ? Una nuova filosofia ? Un’istanza ambientalista ? Una critica del modello sociale dominante ? Una proposta politica ? Un sogno ecologista ?
Ora sarebbe facile rispondere che la Decrescita è un po' tutto questo, ma credo che per uscire dall’indeterminatezza e dare al pensiero della decrescita la possibilità di incidere veramente sul futuro dell’umanità, bisogna affermare che la Decrescita è la proposta di un modello sociale del tutto alternativo a quello della attuale società industriale e che punta a ritrovare (ecco un’altra ri) un equilibrio tra l’uomo e l’ecosfera in cui è inserito. Equilibrio vuol dire sana, felice e durevole convivenza della specie umana al suo interno, col regno animale, il regno vegetale e tutto il pianeta nel suo insieme, compresi mari, montagne, foreste, pianure e deserti.
Occorre soffermarsi sulla sottolineatura di “modello sociale alternativo” perché non coglierla vuol dire perdersi nell’inganno della “sostenibilità”, ovvero permettere che qualche elemento del pensiero della decrescita, separato dal contesto, diventi un accessorio di retroguardia degli aggiustamenti che già da qualche anno tenta di mettere in campo la società crescentista, basata sul neoliberismo economico, sul globalismo e sul neocapitalismo (quello che in altri contesti definisco il capitalismo del controllo ispirato ai progetti del “grande reset”).
Già il celebre rapporto del Club di Roma, The limits of growth pubblicato nel lontano 1972, metteva in guardia dal puntare su una crescita infinita all’interno di un sistema finito qual’è il nostro pianeta.
Questo rapporto si basava su dati statistici e scientifici inoppugnabili, per cui non poteva essere snobbato con supponenza. Se non bastasse era già stato pubblicato un anno prima anche il saggio del rinomato economista e matematico rumeno Nicholas Georgescu-Roegen La legge dell'entropia e il processo economico, dove la seconda legge fisica della termodinamica, quella che tratta dell’entropia, veniva applicata ai sistemi economico-sociali per dimostrare la correlazione ineludibile tra sviluppo economico ed aumento dell’entropia sul pianeta.
Eppure tutti gli economisti, i politici ed i sociologi sviluppisti e progressisti hanno continuato a puntare sul modello economico-sociale liberista, che prevede una crescita costante del PIL globale. Quando poi recentemente e tardivamente si sono resi conto che alcuni effetti collaterali negativi, tra i quali spiccano sovrappopolazione e degrado ambientale, rischiavano di minare la fiducia dei popoli nelle felici e progressive sorti dell’umanità, sono arrivati alla spicciolata i correttivi proposti dagli esperti favorevoli alla tenuta del modello dominante, ovvero la sostenibilità, i programmi di decarbonizzazione (pur necessari), la così detta green economy, che non sono solo semplici palliativi, sono spesso vero e proprio fumo negli occhi. Tentativi ingenui ma ben mascherati di chiudere la stalla quando i buoi sono già scappati, facendo passare per introduzioni virtuose e cambio di passo quelli che sono soltanto aggiustamenti non risolutivi. Per decenni, nel dibattito politico si è parlato, anche in modo critico, di singoli aspetti del capitalismo, del peso della finanza sull'economia reale, del sistema bancario, del lavoro, ma non si è mai messa in discussione la cornice generale. Ora si fa finta di farlo con la transizione verso la green economy e con le politiche economiche sostenibili.
Del reso basta accendere la TV ed ascoltare qualche pubblicità. Non ce n’è una che non nomini la parola sostenibile, dal dentifricio agli elettrodomestici. Non ce n’è una che non presenti un’azienda come attenta ai problemi dell’ambiente ! Il messaggio è diventato: continua pure a consumare tranquillamente perché ora puoi farlo preservando sia la crescita che l'ambiente !
Dunque il primo aspetto a cui prestare attenzione è il gattopardismo di coloro che dicono di voler cambiare e innovare, ma che in realtà si guardano bene dall’accettare una modifica sostanziale di paradigma.
Riguardo alla perdita di appeal della Decrescita nell'ultimo decennio gioca un ruolo importante il calo del tasso di crescita demografica. Se nel 1964 il tasso aveva toccato il picco del 2,19% aprendo prospettive inquietanti, in tempi recenti il tasso di crescita è fortemente calato registrando un 1% scarso nel 2020 e confermando tale percentuale anche nel 2024 (ultima rilevazione ad oggi). Se si attestasse sugli attuali valori si passerebbe da una popolazione mondiale di circa 8 miliardi nel 2023 ad una di 9,7 miliardi nel 2050. Ma non si possono escludere ulteriori cali per vari motivi, tra i quali il più evidente è il forte calo della natalità nei paesi sviluppati ed in particolare in Europa, ma in calo anche in paesi come India e Cina.
Dunque i teorici della Decrescita non possono più lanciare grida di allarme per un mondo futuro troppo affollato. Del resto non avrebbero mai dovuto farlo, concentrandosi di più sull'enorme sproporzione tra l'impronta ecologica lasciata da chi vive nei paesi dell'occidente del mondo (che include anche paesi che non sono affatto geograficamente in Occidente, come Australia, Nuova Zelanda e Giappone) e chi invece vive nel sud e nell'est del mondo.
Non mi soffermo qui su cosa sia l'impronta ecologica e come si misura, basti sapere che c'è un indicatore che ci dice quando ogni anno si supera la capacità della terra di riprodurre quello che si è consumato. Questa data è l'Earth Overshoot Day, ovvero la data in cui l'umanità esaurisce le risorse che la Terra può rigenerare in un anno.
Nel 2020 la data dell'overshoot era il 22 agosto, nel 2025 è stata il 24 luglio, quindi male, anzi malissimo, stiamo anticipando di anno in anno la data dopo la quale andiamo a debito con le risorse del pianeta e la colpa di questo debito è principalmente sulle spalle di coloro che lasciano un'impronta ecologica esageratamente grande, ovvero i consumisti ad oltranza, cioè gli abitanti dell'Occidente, tra i quali primeggiano manco a dirlo gli statunitensi !
Dunque è contro il consumismo dissennato che dobbiamo fare le nostre battaglie e poiché per consumare dissennatamente bisogna avere i mezzi e il reddito per farlo è la forbice reddituale sempre più larga che dobbiamo contrastare. Ma credo sia chiaro a tutti che la gigantesca sproporzione tra chi ha tantissimo e chi non ha niente o quasi niente sia figlia del sistema economico e finanziario in vigore oggi nella quasi totalità degli stati.
In cima ai mali del mondo da eliminare metterei al primo posto la piramide reddituale sempre più verticalizzata e subito dopo la ricostruzione di un immaginario che vada a sostituire nella scala dei valori il possesso e il consumo con la sobrietà e la convivialità. Cose che del resto scriveva già Ivan Illich nel suo saggio La convivialità del 1973.
Nel riattualizzare la Decrescita ritengo sia importante preservarla da alcune contaminazioni che ne indebolirebbero la portata rivoluzionaria. Mi riferisco nello specifico ai tentativi di dialogo con le istituzioni e con la politica tradizionale. Nel 2023 in Europa a Brussels e nel 2024 il Italia a Roma si sono svolti due convegni di una certa rilevanza organizzati con la stessa modalità.
Entrambi si chiamano Beyond Growth (Oltre la crescita), il primo si è svolta presso il parlamento europeo dal 15 al 17 maggio 2023, il secondo a Roma il 19 e 20 aprile 2024 presso la camera dei deputati. La politica istituzionale ha avuto un ruolo in entrambi gli avvenimenti, a Brussells tra gli organizzatori c'erano 20 eurodeputati del gruppo dei verdi, a Roma tra i relatori c'erano parlamentari di AVS (Alleanza verdi sinistra), Sinistra Italiana, M5S, insieme a molti attivisti di varia provenienza, tra cui Associazione per la Decrescita, Movimento per la Decrescita felice, Wellbeing Economy Alliance. In linea di principio non vedo niente di male nel coinvolgere la politica istituzionale in una riflessione critica sul modello socio-economico vigente basato purtroppo sulla crescita costante del PIL. Infatti sia a Brussels che a Roma il focus era sulla necessità di esplorare vie alternative alla crescita economica incessante. Nelle intenzioni degli organizzatori questi convegni sono stati un terreno di incontro per visioni alternative e soluzioni sostenibili, nella convinzione che la trasformazione verso modelli di vita più sostenibili necessiti di un dialogo aperto e costruttivo tra la società civile e i livelli più alti della decisione politica. Quello che invece a me pare il limite di questo approccio è che alla fine le istanze della decrescita vengano incanalate nell'attuale modello crescentista dominante andando a ricercare una possibile convivenza. Insomma detto in parole semplici che finiscano per fare il maquillage ad un'idea di crescita sostenibile.
Credo che se la Decrescita dovesse imboccare questa via riformista e conciliante finirebbe per perdere completamente l'originalità e l'identità che l'ha contraddistinta, quella di rappresentare un'utopia possibile, un'alternativa concreta al capitalismo vecchio e nuovo che dall'inizio dell'era industriale è la causa principale del degrado economico, sociale, ambientale e culturale che ci circonda.
Concludo con una riflessione su Decrescita e Cattolicesimo. Lo spunto mi viene da una recente lettura di un articolo molto sottile e complesso che ho trovato sul sito oikonomia.it, una rivista on line di etica e scienze sociali nata all'interno del pensiero cattolico. L'articolo dal titolo “tra utopia e alternativa - analisi filosofica del pensiero della Decrescita” è a firma di Paolo Boschini, docente di filosofia, ma anche presbitero della Chiesa di Modena, insomma un uomo di chiesa di formazione cattolica. Al di là dei meriti che l'autore riconosce al pensiero della decrescita, almeno in apparenza, la critica si rivela radicale in quanto Boschini rileva come la Decrescita metta da parte l'antropocentrismo a favore di un livellamento di tutte le forme di vita.
Boschini ha visto giusto, solo che quello che ai suoi occhi è un limite è invece una delle caratteristiche principali del pensiero della decrescita, l'abbandono dell'antropocentrismo.
Da qui ne dobbiamo desumere che tra Decrescita e Chiesa cattolica c'è incompatibilità assoluta.
Non estendo però questa incompatibilità ai singoli soggetti di fede cattolica, la riservo alla chiesa cattolica come istituzione ed auspico invece che i cristiani, anche di fede cattolica, possano fare proprie le istanze della decrescita senza rinnegare la loro fede. L'antropocentrismo è parente stretto dello specismo e si può essere antispecisti anche senza avere abbracciato la decrescita.
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commenti
Matteo Toas
Venerdì 21 Nov 2025
Molto interessante, grazie. Seguirò questo blog
Danilo Tomasetta
Sabato 06 Dic 2025
RISPOSTA AL COMMENTO DI MATTEO TOAS.
La ringrazio dell'apprezzamento, la invito a continuare a seguirci ed anche, se lo ritiene, a guardare gli incontri on line organizzati dalla nostra redazione in collaborazione con Pressenza Italia. Tutte le info a riguardo nella pagina EVENTI di questo blog.
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