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Stop sussidi al ciclo della carne

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Pubblicato da Paolo Scroccaro in ecologia, decrescita · Mercoledì 11 Feb 2026 · Tempo di lettura 5:45
Tags: ecologiadecrescitaciclodellacarne
di Paolo Scroccaro


  
L’ultimo incontro che abbiamo organizzato era intitolato “Ciclo della carne, antispecismo e decrescita”, ed è tutt’ora visibile al link www.youtube.com/watch?v=n6ojK5BQx5U (sul canale video di Pressenza Italia, che ringraziamo per la collaborazione). Benché il titolo potesse sembrare ad alcuni troppo astratto e generico, distante da istanze concrete, in realtà nell’incontro sono stati discussi anche vari temi pratici: come ridurre l’impatto sul clima, come ridurre il consumo di acqua, terra e produzione primaria, come contrastare l’inquinamento da particolato secondario, stop sussidi alla filiera di carni e derivati. Tutti questi obiettivi meriterebbero una discussione a parte con appositi approfondimenti; in questa occasione mi limito a commentare quello citato per ultimo, che almeno in teoria dovrebbe vedere un’ampia convergenza di animalisti, ambientalisti, vasti settori della società civile e perfino del mondo politico.
Merita ricordare che a suo tempo perfino la comunità europea si era posta, in generale, il problema di ridurre e poi eliminare i sussidi ambientalmente dannosi (quelli che erano stati etichettati come “sussidi perversi” da Norman Myers e Jennifer Kent, in un famoso testo del 1997). Nel 2011, la Commissione Europea si era data il ragionevole obiettivo per cui “entro il 2020 le sovvenzioni dannose per l’ambiente saranno gradualmente abbandonate tenendo in debita considerazione le ripercussioni sulle persone bisognose” (Comunicazione al Parlamento Europeo, 20 settembre 2011). Peccato che la Tabella di marcia prevista dalla Commissione Europea per giungere a tanto sia rimasta lettera morta: comitati, gruppi di lavoro, incontri, cataloghi dei sussidi dannosi… ma nulla è realmente cambiato, e i sussidi sono rimasti al loro posto, grazie anche al grande lavoro svolto dai lobbysti di professione al servizio delle multinazionali della carne, dell’agroindustria, del fossile, dei trasporti e così via. Risultato: queste ultime continuano a fare enormi profitti, devastando ecosistemi, consumando territorio, massacrando miliardi di animali… e per giunta queste attività dannose vengono sovvenzionate sistematicamente con aiuti di stato, tra l’altro incrementando il debito pubblico (altro argomento meritevole di riflessione dedicata).
Tuttavia, non si può addebitare ogni responsabilità solo alle istituzioni e alle grandi aziende: il ciclo della carne, come si è visto nell’ incontro segnalato all’inizio, è una grande “macchina per uccidere” (Sailesh Rao), espressione del “suprematismo umano” (Lisa Barca) e priva di moralità; contemporaneamente, è anche la più terribile forza di devastazione climatica e ambientale su scala planetaria, arrivando a sconvolgere perfino i cicli gassosi che sorreggono la vita cosmica (ciclo del carbonio e dell’azoto); assurdamente, tutte queste “esternalità negative” non vengono contrastate e punite, bensì premiate e agevolate. Secondo il premio Nobel per l’economia J. Stiglitz, infatti, ogni allevatore europeo o americano riceve circa 2 dollari al giorno per capo di bestiame (2 dollari e mezzo secondo Dambisa Moyo e la World BanK): numeri che gridano vendetta, a maggior ragione considerando che nel mondo un miliardo di disperati tenta di sopravvivere a stento con molto meno!  
Le voci sovvenzionate sono le più incredibili, come mise in luce l’europarlamentare svedese Jens Holm, che fu tra i primi a tentare di contrastare in Europa la politica dei sussidi perversi (2007):
aiuti per smaltimento del latte magro; interventi per lo stoccaggio di burro e panna; interventi per lo stoccaggio del formaggio (i vari aiuti all’ammasso servono per sottrarre le eccedenze dal mercato riducendo l’eccesso di offerta); promozione latte nelle scuole; premio per la macellazione di manzi e vitelli; premi per pecore, capre, mucche da latte, latticini; rimborsi per latte, latticini, manzi, carne suina, carne di pollo; misure di promozione/informazione con pagamenti da Comunità europea , stati membri e regioni (contributi per fiere, mostre, pubblicazioni, siti web); contributi per promuovere il consumo di carne e di prodotti lattiero-caseari; sussidi per le esportazioni extra UE; sussidi UE per cereali e leguminose destinati ai mangimi; aiuti per l’influenza aviaria; aiuti per la peste suina; aiuti per le filiere in crisi; aiuti per allevamenti di conigli, galline ovaiole, tacchini, polli; aiuti per imprese di trasformazione, incubatoi e centri di imballaggio uova; aiuti per migliorare illuminazione e areazione delle stalle; aiuti per  incrementare superfici di box e gabbie; premio alpeggio per il bestiame; agevolazioni IVA per cessioni di bovini e suini vivi; contributi a fondo perduto per i pannelli fotovoltaici sui tetti degli edifici rurali; incentivi per acquistare i trattori e altri mezzi tecnologici; riduzioni del costo del gasolio; contributi per insediamenti in zone svantaggiate; contributi per l’isolamento termico dei tetti rurali; indennizzi per danni da fauna selvatica e per interventi di protezione; indennizzi per cimice asiatica; indennizzi per covid19; contributi per copertura parziale degli interessi relativi a finanziamenti per acquisizione di beni strumentali; incentivi per il biogas agricolo; contributi sulle assicurazioni per avversità atmosferiche, epizoozie e fitopatie…Con il pretesto vigliacco del cosiddetto benessere animale, in diverse regioni italiane hanno regalato in sovrappiù fino a 500 euro per ogni capo di bestiame, specie bovini e vitelli (laddove il benessere si riduce a stalle areate, allargamento minimale dei box e pascolamento all’aperto, misure che dovrebbero essere la norma).

Come si può rimanere in silenzio di fronte a questo concentrato estremo di arbitrario comando capitalistico senza etica, folle e irrazionale?
In Italia vi sono migliaia e migliaia di gruppi animalisti, più quelli ambientalisti: un contropotere enorme, virtualmente! Se invece di fermarsi al lamento e all’imprecazione  contro il nemico di turno, tutte queste energie iperframmentate potessero convergere in una grande campagna unitaria nel segno della parola d’ordine “Stop sussidi alla filiera della carne”, per questa filiera antieconomica e immorale sarebbe l’inizio della fine, perché senza aiuti di stato non potrebbe stare a galla e crollerebbe da sola (lo stesso dicasi per la filiera del pesce – ne parleremo in altra occasione).
E la decrescita? I decrescenti dovrebbero sapere che la teoria senza pratica produce tutt’al più cerebralismi e noiose passerelle parauniversitarie, mentre la pratica senza teoria è cieca e brancola nel buio a tentoni. Sarebbe bello se i ripetuti convegni nazionali e internazionali non si riducessero a passerelle, ma cominciassero a lanciare campagne operative con chiari e ragionati intenti: “Stop sussidi al ciclo della carne”, per esempio, e solo per cominciare.  




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