Verde clandestino
Pubblicato da Fabio Balocco in ecologia, decrescita · Sabato 24 Gen 2026 · 2:45
di Fabio Balocco

“Nell’immaginario
collettivo la città rappresenta l’antitesi della naturalità, un
territorio di negazione della natura spontanea, dove solo la natura
“addomesticata” presente nei parchi e nei giardini, negli zoo o
nei nostri appartamenti sembra avere diritto di esistere e di essere
apprezzata e curata. L’uomo cittadino non percepisce come elemento
naturale l’“erba cattiva” che cresce nelle fessure dei
marciapiedi, la blatta che sfugge nell’ombra quando viene sorpresa
nel cuore della notte a scorrazzare nei nostri bagni, il pipistrello
che si rifugia nella soffitta, il tappeto di muschio cresciuto tra le
tegole del tetto; egli prova orrore per queste scoperte e le
interpreta come segnali di un degrado dovuto alla cattiva cura della
sua casa, del suo oikos, il suo ambiente di vita. Non si immagina che
questi sono viceversa i segnali della vitalità di un ecosistema
originale e complesso, in continua evoluzione e adattamento, ogni
volta diverso come è diversa una città dall’altra.” Così il
naturalista Alberto Selvaggi magnificamente esordisce nel capitolo da
lui curato all’interno del saggio collettivo “Verde clandestino”
pubblicato dalla Neos Edizioni di Torino nel 2016.
https://neosedizioni.it/libri/saggistica/naturaliter/verde-clandestino/
Cos’è il
verde clandestino? È l’esatto opposto di quel verde che per
nascere e crescere necessita della mano dell’uomo: i classici
giardini, per intenderci. Quel verde che, a detta del cittadino, fa
sporco, fa disordine, costituisce addirittura un pericolo: insomma, è
un’erbaccia. Che poi è la stessa pianta che egli apprezza in
campagna e a volte pure la raccoglie e se ne ciba (Taraxacum docet)!
Questo per dire di come un uomo inserito in un ambiente cittadino si
trasformi: in peggio. E dire che proprio il verde spontaneo in città,
se osservato con cura potrebbe sensibilmente alimentare la
conoscenza, la sensibilità del passante. Il verde spontaneo ha molto
da dire: le radici che sollevano l’asfalto, la betulla che cresce
nella grondaia del tetto, il fico che nasce tra il marciapiede ed il
muro, la parietaria che il muro lo spacca, sono tutti elementi che ci
illustrano la forza, la capacità di adattamento, la resilienza
(termine ormai abusato) della natura. Ed anzi talvolta è proprio
l’ambiente cittadino, con le sue isole di calore, a favorire la
nascita e l’estensione di certe specie. Ma non solo, nel verde
clandestino impariamo anche gli effetti della globalizzazione: quante
sono le piante alloctone che si sono adattate al nostro ambiente
cittadino e talvolta erodono spazio alle piante autoctone? Molto del
verde spontaneo che vediamo è frutto dell’intrecciarsi delle
relazioni degli uomini sulla Terra, è stato importato
consapevolmente o meno, pur vivendo originariamente a migliaia di
chilometri di distanza. Ed ecco allora Pawlonia, Catalpa, Fitolacca,
Ailanto, Buddleja. Insomma, il verde clandestino può da un lato
aumentare la nostra sensibilità, dall’altro la nostra conoscenza.
Così Robert MacFarlane al termine di “Luoghi Selvaggi”: “La
gramigna che spunta dalla crepa di un selciato, la radice che lacera
impudente un guscio d’asfalto erano espressioni della natura
selvaggia tanto quanto l’onda di tempesta o il fiocco di neve.”
https://www.einaudi.it/catalogo-libri/narrativa-straniera/narrativa-di-lingua-inglese/luoghi-selvaggi-robert-macfarlane-9788806241599/
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commento
Giulio
Domenica 25 Gen 2026
A Singapore ogni albero ha una targhetta numerata ed è censito… in Asia, dove ho vissuto una ventina d’anni, alcuni mi dicevano che abbiamo bisogno delle città per “tenere fuori la Natura pericolosa” ed il benvenuto a casa dopo una lunga giornata di lavoro era “lavati le mani”… l’igiene ed il controllo sulla Natura erano il mantra per miliardi di persone cresciute in povertà e sporcizia e con lo spettro di malattie fatali in agguato ad ogni angolo.
Tutte cose che mi facevano venire… l’orticaria, ma chi capisce qualcosa di Teoria dei Sistemi e del Controllo, vede benissimo in queste realtà e nei nostri discorsi Decrescenti le Azioni e Retroazioni in effetto sulla Società. Ci vorranno varie oscillazioni tra i diversi estremi prima che, sperabilmente, si arrivi a capire la Natura lasciandole fare il suo corso mentre ci adattiamo ad essa.
Sta a noi, anche con i temi della Decrescita, di definire il “punto di equilibrio”, creare, informare ed applicare i giusti valori nelle retroazioni evitando di generare situazioni di instabilità o peggio… semplificando un po’ (ma neanche tanto… da “PID” a Kalman, ecc…):
•Immediata reazione sulla situazione presente (“Proporzionale”)
•Reazione all’accumulo di esperienze passate (“Integrale”)
•Reazione alla percezione della variazione in atto (“Derivativo”)
Ne parleremo meglio in futuri articoli… nel frattempo potremmo andare in giro per le città mettendo delle simpatiche targhette educative sulle erbe. Iniziamo ad educare la gente.
Tutte cose che mi facevano venire… l’orticaria, ma chi capisce qualcosa di Teoria dei Sistemi e del Controllo, vede benissimo in queste realtà e nei nostri discorsi Decrescenti le Azioni e Retroazioni in effetto sulla Società. Ci vorranno varie oscillazioni tra i diversi estremi prima che, sperabilmente, si arrivi a capire la Natura lasciandole fare il suo corso mentre ci adattiamo ad essa.
Sta a noi, anche con i temi della Decrescita, di definire il “punto di equilibrio”, creare, informare ed applicare i giusti valori nelle retroazioni evitando di generare situazioni di instabilità o peggio… semplificando un po’ (ma neanche tanto… da “PID” a Kalman, ecc…):
•Immediata reazione sulla situazione presente (“Proporzionale”)
•Reazione all’accumulo di esperienze passate (“Integrale”)
•Reazione alla percezione della variazione in atto (“Derivativo”)
Ne parleremo meglio in futuri articoli… nel frattempo potremmo andare in giro per le città mettendo delle simpatiche targhette educative sulle erbe. Iniziamo ad educare la gente.
