Verso la fine dell'economia
di Guido Dalla Casa

La Decrescita
La parola “Decrescita”, presa così, isolata, evoca comunque la crescita, viene inconsciamente percepita come una rinuncia a qualcosa che non si può più avere. Tutto questo finché non si modifica alla radice il sottofondo di pensiero della cultura occidentale da due-tre secoli, quello che fa da sfondo alla civiltà industriale, i cui processi hanno alterato i cicli fondamentali su cui si regge la Vita macroscopica del nostro Pianeta.
I cambiamenti climatici sono il fenomeno più evidente e certamente dovuto alle attività industriali umane: ma sono soltanto un effetto, la causa prima è la civiltà industriale stessa, che ha come caratteristiche il mostruoso aumento della popolazione umana, il primato dell’economia e l’aspirazione apparente a rendere minima la fatica fisica. Oggi si cerca di rimediare a qualche effetto, senza riuscirci ma soprattutto senza indagare la causa prima. Come esempio, alcuni movimenti giovanili chiedono a gran voce interventi per arrestare i cambiamenti climatici, cioè in sostanza chiedono di far progressivamente cessare le emissioni di CO2 in atmosfera, cioè di chiudere le centrali a carbone, petrolio e metano sostituendole con fonti energetiche rinnovabili, oltre a diminuire i trasporti. Mediamente, il rapporto quantitativo fra una produzione di energia da fossili e una da rinnovabili è di mille volte, cioè una fonte concentrata di produzione da rinnovabili è mille volte più piccola (energeticamente) di una centrale da fonti fossili. L’unica soluzione reale è quindi consumare molto, ma molto di meno, ridurre drasticamente gli spostamenti di persone, alimenti e merci, mangiare pochissima carne e, caso mai, riservare l’energia per il riscaldamento invernale, ove necessario; insomma, non limitarsi a parlare di “rinnovabili”.
Ciò significa buttare definitivamente alle ortiche l’economia e tutti gli indicatori tanto cari a multinazionali, politicanti, economisti, industriali e sindacati.
La fine dell’economia
E’ evidente che quanto scritto sopra vuol dire la fine del modello culturale umano denominato civiltà industriale, nato circa due secoli fa e diffuso recentemente in tutto il mondo. Le conseguenze di cui si vedono ora segnali evidenti erano inevitabili e prevedibili già dall’inizio del processo, dato che il modo di funzionare di questa civiltà è incompatibile con il funzionamento (o la Vita) del sistema molto più grande di cui fa comunque parte, cioè il Sistema Biologico Terrestre.
Il sistema industriale-tecnologico cerca di difendersi come può da queste evidenze, per esempio inventando espressioni palesemente contraddittorie come sviluppo sostenibile, green economy, crescita verde, economia circolare e simili amenità, inventate per continuare tutto come prima, anche se questo, in realtà, è impossibile, se non per periodi brevissimi.
Come accennato, ben presto si renderà comunque evidente che la civiltà industriale, oltre che essere immorale (non consente una vita dignitosa agli altri esseri senzienti) e fonte di infelicità, è prima di tutto un fenomeno impossibile, quindi sta per terminare. Cosa verrà dopo? Qui sta il punto: dobbiamo gestire la transizione verso modelli possibili, che possano anche dare più serenità mentale e consentire una vita degna a tutti gli esseri senzienti (altri animali, piante, esseri collettivi, ecosistemi). Temo che questo non possa avvenire con una popolazione umana mondiale che supera gli otto miliardi e cresce inesorabilmente di quasi cento milioni di unità ogni anno.
Con la sola “decrescita” si pensa di poter continuare a sorvegliare i soliti numerini (il PIL?), solo che si cercherà di farli calare, invece di farli crescere. Perlomeno, questo è il pensiero che fa nascere nel grosso pubblico. La decrescita viene percepita come “l’altra faccia della crescita”, cioè qualcosa di negativo, una rinuncia forzata. Ma si continua a riferire tutto ad un unico parametro, il denaro. Il linguaggio è sempre lo stesso: tutto avrebbe ancora un valore monetario?
L’unica vera soluzione è un cambio totale di visione del mondo, una abolizione completa dell’economia. Bisogna non parlarne più e porsi questa abolizione almeno come obiettivo da raggiungere gradualmente.
Quando un processo è “sostenibile”?
Il sistema economico, essenza della civiltà industriale, è chiaramente un sottosistema del Sistema Ecologico Globale (se volete, della Terra). Anzi, è un sottosistema legatissimo al Sistema più grande, soprattutto attraverso la necessità di sfruttare risorse e accumulare rifiuti, concetti sconosciuti nel Sistema naturale, che funziona per cicli chiusi. Anche per questa via non ci vuole molto a rendersi conto che il sistema economico è assolutamente incompatibile con il sistema più grande di cui comunque fa parte. Il fatto che sia andato avanti per circa due secoli, tempo insignificante per la Terra, è soltanto un’ulteriore prova che la civiltà industriale, che lo sostiene, sta per finire. Infatti in questo periodo cominciano a manifestarsi i primi sintomi di impossibilità, fra cui l’accumulo di rifiuti, la perdita di biovarietà e i cambiamenti climatici, tutti fenomeni con andamento intollerabile, perché diecimila volte più veloce dell’andamento possibile nel sistema Terra. Non è possibile trovare un rimedio a questo problema globale studiando ogni problema singolarmente e continuando con criteri di tipo economico. Occorre cambiare completamente la visione del mondo.
Quando l’andamento di un sottosistema è sostenibile? E’ sostenibile se non altera in modo apprezzabile il funzionamento (o la Vita) del sistema più grande di cui fa parte. Tutte le altre definizioni di sostenibilità che circolano sono totalmente antropocentriche (dicono di non nuocere alle generazioni future) e quindi fuorvianti e inutili.
A qualcuno sembra impossibile vivere diversamente da oggi, cioè in un modello ben diverso dalla civiltà industriale. E’opportuno ricordare che sono esistite sul Pianeta circa cinquemila culture umane: ben poche erano incompatibili con il Sistema Terra, la maggior parte potevano esistere a tempo indefinito all’interno del Sistema più grande. Purtroppo sono quasi completamente scomparse per l’invadenza della nostra civiltà e dei suoi valori. Tutto ciò non significa che dovremo vivere come una di queste ex-culture: significa che è possibile vivere in modo compatibile con il Sistema Terra, pur di allontanarsi completamente dai valori della civiltà industriale, cioè abbandonare e dimenticare l’economia: il sistema economico ha una sola variabile (il denaro) e non può esistere a lungo in un sistema ad elevato grado di complessità e con un numero grandissimo di variabili.
E l’Italia?
Cosa può fare l’Italia? Nel mondo l’Italia è piccola, ma potrebbe fare qualcosa di veramente nuovo, dare un grande e coraggioso esempio. Per un vero cambiamento si potrebbe cominciare col modificare quel famoso Articolo Uno, quell’esaltazione del “lavoro”. Ecco l’articolo nuovo: “L’Italia è una Repubblica fondata sul Mondo Naturale”.
Potremmo cominciare a dire al resto dell’Europa, e al mondo intero:
- Vogliamo uscire da tutta l’economia: per noi non esisterà più. Ne dimenticheremo anche il linguaggio. Non parleremo più di PIL, spread, reddito e simili.
- Favoriremo in ogni modo il controllo delle nascite, senza coercizioni;
- Nella formazione scolastica e successiva l’insegnamento avverrà inquadrando le conoscenze in un paradigma sistemico-olistico, abbandonando il paradigma cartesiano-newtoniano in auge da due secoli. Le idee di progresso e di civiltà saranno completamente riviste, così come sarà modificato profondamente il concetto di primitivo;
- Ribalteremo il messaggio televisivo: basta con la pubblicità commerciale, faremo apparire come un fessacchiotto chi cerca la velocità, chi va di corsa, chi vuole “vincere” e teme di “perdere”, chi ha la smania del fare e dell’avere;
- Diventeremo tutti quasi-vegetariani, come oranghi, gorilla, scimpanzé e bonobo, il cui fisico e comportamento sono molto simili ai nostri. Saranno aboliti tutti gli allevamenti intensivi e consentiti solo i rapporti con gli altri esseri senzienti sulla base della simbiosi;
- Non abbatteremo più alcun albero, né distruggeremo un solo metro quadrato di foreste, né boschi in generale;
- Cesseremo immediatamente qualunque monocoltura e impiego di pesticidi. L’agricoltura sarà basata soltanto sugli insegnamenti della permacultura;
- Smetteremo immediatamente ogni estrazione e impiego di combustibili fossili. L’unica energia verrà dal Sole, come è accaduto per la Terra da alcuni miliardi di anni. Non costruiremo più alcun veicolo con motore a combustione interna. Cesseremo immediatamente la produzione e l’impiego di materie plastiche.
Tutto questo sarebbe un esempio di coraggio, lungimiranza e realismo, oltre che un grande messaggio culturale a tutto il mondo.
Se ci fosse anche solo un minimo di onestà intellettuale, qualunque discorso al popolo dovrebbe iniziare più o meno in questo modo: "Abbiamo constatato che il modello culturale umano denominato civiltà industriale-tecnologica, nato due secoli fa nella cultura occidentale e basato sull'economia, è fallito perché è incompatibile con il funzionamento dell'Ecosfera, che è il Sistema più grande di cui facciamo parte. Vediamo come uscirne rendendo minima la sofferenza per tutti gli esseri senzienti".
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