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La sventura – Viaggio attraverso i danni della sinistra al potere

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Pubblicato da Danilo Tomasetta in Politica e Società · Sabato 01 Ago 2026 · Tempo di lettura 11 minuti
Tags: politicadecrescitasocietàsinistraitaliana

PREMESSA:
Questo non è un mio articolo. È la presentazione/promozione di un libro che ha lo stesso titolo di questo articolo, un libro scritto da Fabio Balocco e Romano Lupi e pubblicato nel febbraio 2026. Ho deciso di inserire io questo articolo nel blog DFSN perché non è elegante che a fare promozione ad un libro sia l’autore stesso.
Questo articolo avrebbe potuto essere pubblicato già un po' di tempo fa, ma ritengo che mai come ora all'inizio di un agosto prebellico su tutti i versanti sia giusto dare visibilità a questo libro.
Ci avviciniamo infatti alla fine dell’estate e giorno dopo giorno il clima pre-elettorale è avvertibile. Ancora una volta si vuole portare la scelta dell’elettore nell’alveo angusto dell’alternanza tra un governo di centro-destra (quello attuale) e un possibile governo di centro-sinistra (quello del così detto “campo largo”), presentando questa scelta come una reale alternativa tra due impostazioni politiche differenti sia sul piano economico, che su quello del welfare, che su quello della politica estera. Niente di più falso e mi assumo la responsabilità di questa affermazione. Oggi sui principali temi che riguardano il nostro futuro (riarmo, finanza, ambiente, forbice reddituale, atlantismo, europeismo) destra e sinistra sono due facce della stessa medaglia. Del resto bisognerebbe tener presente che qualsiasi governo italiano fin dal dopo guerra è stato sottoposto a un rigido controllo esercitato dai poteri forti della grande finanza e delle varie lobbies che indirizzano la politica. Cosa che del resto è avvenuta anche per tutti gli altri stati occidentali, ma in modo meno forte. Noi la guerra l'avevamo persa in quanto guidati da un governo fascista alleato della Germania nazista. Solo la resistenza partigiana ci aveva fornito un minimo di riscatto. Sottrarsi a questo giogo non è semplice, è rischioso e non può avvenire rimanendo all’interno delle politiche atlantiste che hanno caratterizzato la nostra storia repubblicana.
Infine uno spunto di riflessione sull'impossibile legame tra la nostra sinistra parlamentare e la decrescita. Fin dal primo governo italiano di centro-sinistra (il governo Moro nato nel dicembre 1963), le forze politiche di sinistra al governo, il Partito Socialista Italiano (PSI) e il Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI) , non hanno mai messo in discussione né la vocazione atlantista né il sistema economico capitalista basato sulla crescita costante. In altre parole erano totalmente all'interno di una visione socio-economica liberista del tutto incompatibile coi principi della Decrescita.
Nel tempo le cose sono solo peggiorate. I trasformismi del Partito comunista (PDS nel 1991 con la svolta della Bolognina, DS -democratici di sinistra- nel 1998 e infine PD dal 2007 con evidente scimmiottamento del Partito Democratico americano) non hanno fatto che accentuare la vocazione liberista di derivazione Prodiana e Veltroniana. Inevitabilmente questa vocazione presente ai vertici del partito si è riflessa nel modo di amministrare delle cosiddette regioni rosse.
Oggi di fronte allo spettro di un conflitto mondiale potenzialmente aperto all'arma nucleare, abbiamo a che fare con un PD che mi sento di definire il primo partito della guerra.
Certamente un peccato mortale che si aggiunge ad una visione interclassista della società che ha perso di vista la difesa prioritaria dei ceti deboli e ad un ambientalismo di facciata incapace di smascherare l'inganno della green economy.
Capite perché è corretto parlare di sventura ?   (Danilo Tomasetta)

LA PAROLA  AD UNO DEI DUE AUTORI, FABIO BALOCCO:
Nel febbraio scorso è stato pubblicato “LA SVENTURA. Viaggio attraverso i danni della sinistra al potere”. Un saggio divulgativo che analizza – dati alla mano – come la cosiddetta “sinistra” non si sia distinta ormai da decenni dalla destra nei vari settori: politici, economici, ambientali. Può sembrare un controsenso scrivere un saggio sui danni procurati dalla “sinistra” al Paese ogni volta che è andata al governo o ha amministrato in Regioni o Comuni in un momento storico come questo, con al governo dell’Italia la peggiore destra del dopoguerra (per citare Massimo Fini: “oggi ci governa una destra che è difficile definire destra senza offendere la Destra”), ma in realtà è proprio perché ci ritroviamo un governo di tal genere che ha senso elencare i disastri (e neanche tutti) di una “sinistra” ormai sempre più di potere e sempre meno di lotta. E, anche se non è sua intenzione, il saggio spiega indirettamente il perché buona parte dell’elettorato non vada più alle urne. Perché chi crede davvero nei valori della sinistra non si ritrova in una sedicente “sinistra” che non è capace da decenni di portare avanti un programma di equità sociale e di tutela dei beni comuni. E che anzi insegue la destra nel campo del liberismo più sfrenato. Ragion per cui a “sinistra” votano ancora i residenti dei Parioli a Roma, della ZTL a Milano, della Collina a Torino. Ed è una “sinistra” talmente tronfia che non è neppure capace di fare autocritica, tant’è che il saggio ha trovato enormi difficolta a farsi pubblicare dalle case editrici di “sinistra”, ed una delle maggiori lo ha rifiutato dopo averlo accolto in un primo momento. Solo una casa editrice libertaria e di difesa dei diritti umani come la Multimage se l’è sentita di squarciare il velo dell’ipocrisia. Il saggio è uscito a febbraio, ma la politica perseguita dalla “sinistra” allora e nei mesi successivi, guarda caso, non ha fatto che rafforzare il quadro a dir poco deludente che l’opera delinea. E così vediamo la “sinistra” appoggiare un riarmo del Paese con la puerile scusa che la Russia (che non riesce neppure a vincere la guerra in Ucraina) potrebbe invadere l’Europa. Un riarmo che fatalmente sottrarrà risorse nel campo della salute, della scuola, dell’ambiente, della cultura. E così vediamo la “sinistra” tacere su Gaza, quasi che ci fosse una sostanziale differenza tra i russi che guerreggiano in Ucraina e gli Israeliani che praticano il genocidio dei palestinesi. E così vediamo la “sinistra” sempre più atlantista tacere sulla politica estera statunitense: sulla guerra all’Iran, sull’occupazione di fatto del Venezuela per impadronirsi del suo petrolio, sul soffocamento di Cuba. Anche queste tutte conferme che la “sinistra” usurpa una definizione, appunto quella di sinistra, che ha ben altre caratteristiche.  (Fabio Balocco)

UN'OTTIMA INTERVISTA CHE AMPLIA IL QUADRO POLITICO DI RIFERIMENTO:
Il 28 marzo del 2026 il giornalista e attivista politico Alberto Deambrogio ha rivolto tre domande agli autori del libro, Fabio Balocco e Romano Lupi, realizzando questa intervista pubblicata sul sito di informazione politica infoalternative.it

Alberto Deambrogio: Nel libro analizzate criticamente l'operato della sinistra al potere, parlando di una vera e propria "sventura" per i territori e i cittadini. Se doveste indicare un preciso momento storico o una scelta politica specifica, qual è stato secondo voi il "peccato originale" che ha trasformato quella che doveva essere una forza di tutela sociale in una forza percepita come dannosa?
Fabio Balocco, Romano Lupi: Come denuncia il saggio, la sinistra (non virgolettiamo il sostantivo, ma ritenetelo tale) ha conosciuto un’involuzione drastica in questi decenni. Volendo individuare un momento storico dal carattere fortemente simbolico, forse questo potrebbe essere la morte di Berlinguer. Riprendendo il titolo del primo paragrafo del libro, si potrebbe dire che con l’avvento degli anni Ottanta ha avuto luogo “l’inizio della fine”. Non è che prima fossero tutte rose e fiori dove la sinistra governava. In alcuni casi, la tutela del territorio non era sempre presente, e comunque subordinata alla voce “lavoro”. Ma quantomeno esistevano politiche sociali e operazioni di vera democrazia come ad esempio la nazionalizzazione dell’energia elettrica e l’elettrificazione delle zone rurali. Del resto, a dimostrare il distacco dello Stato dalla popolazione sarebbero sufficienti la precarizzazione del lavoro e l’aumento esponenziale della miseria, ambedue favorite anche dalle politiche della sinistra di governo.
A.D.: Una parte del vostro viaggio tocca grandi opere (come il Tav) e casi locali, descrivendo l'impatto di certe amministrazioni sulle realtà locali. Esiste oggi, secondo la vostra analisi, un modello di "buon governo" che riesca a conciliare la crescita economica con la salvaguardia ambientale e sociale senza cadere nelle derive che denunciate nel saggio?
F.B., R.L.: No, non esiste né in Italia, né in Europa un modello di buon governo, salvo, per certi aspetti la Spagna di Pedro Sánchez. Potremmo peraltro aggiungere che occorre stare attenti a parlare di crescita economica, e cioè di aumento del PIL: viviamo in un mondo finito e non può esistere una crescita economica infinita in un mondo finito. Lei cita il TAV: ecco, oggi la politica in generale delle grandi opere è l’esempio più lampante di distruzione di territorio ed ambiente, oltre che del tessuto sociale dove la grande opera viene calata dall’alto sulle teste di popolazioni che non ne voglio assolutamente sapere niente, solo ed unicamente per favorire quelle lobby (nello specifico quella sempiterna del cemento, dell’asfalto, del tondino) che dettano l’agenda politica ai governi, di qualsiasi colore essi siano. Volendo, ci sarebbe comunque spazio per una politica ambientalmente e socialmente sostenibile: pensiamo solo all’energia verde. Perché non sfruttare i siti dismessi o i capannoni abbandonati per installare pannelli solari? E invece si continua a consumare suolo fertile. E in questa direzione, la regione capofila è proprio quella Puglia governata dalla sinistra.
A.D.: Il titolo del libro non lascia spazio a dubbi sulla vostra posizione critica. Tuttavia, scrivete che era un lavoro "necessario" da fare. Oltre alla cronaca dei fallimenti, quale "antidoto" politico o civile sperate che il lettore possa trarre dalle vostre pagine per invertire questa rotta nelle amministrazioni future?
F.B., R.L.: Era un lavoro necessario perché si tende a tacere sulle malefatte della sinistra, anche perché la cultura è ancora in buona parte nelle sue mani e questa non vuole ammettere i propri errori, fare una seria autocritica o, per lo meno, tende a nascondere lo sporco sotto al tappeto. Lo dimostra il fatto che abbiamo avuto grosse difficoltà a pubblicare il libro: diverse case della cosiddetta sinistra lo hanno rifiutato. Occorre ricordare e capire gli errori per poter pensare di cambiare rotta, ma, come affermiamo a chiare lettere nel libro, a fare mea culpa non può certo essere questa classe dirigente della sinistra, che, oltre ad essere colpevole, è un magma inqualificabile e indefinibile, guarda caso, raccoglie soprattutto consensi nell’alta borghesia. D’altra parte è anche difficile pensarne una nuova di classe dirigente, lontana da squallidi compromessi. Anche perché i giovani sani si astengono dal fare politica attiva o persino dall’andare a votare. Guardiamo ai dati del referendum che si è appena tenuto. Vedremo che a votare è andato solo (e non persino) il 55,70 per cento degli aventi diritto, e questo già la dice lunga sul disamore degli italiani in generale per la politica (del resto si pensi che in Emilia Romagna, da sempre ritenuta un modello amministrativo della sinistra, nel 2024, alle ultime Regionali, ha votato il 46,42 degli aventi diritto). Di quel 55,70 per cento sicuramente molti erano giovani, ma, ad onta dei peana dei capetti della sinistra che hanno sottolineato come il loro voto sia stato determinante per la vittoria del No, questi giovani sono elettori che alle precedenti elezioni a votare non sono andati, così come probabilmente non andranno alle prossime. Come sottolinea giustamente Paolo Ferrero in un recente intervento sul Fatto Quotidiano, questi sono i giovani che, oltre a non volere che la Costituzione sia cambiata in peggio, sono anche sensibili al massacro di Gaza e sono contrari al riarmo, temi su cui la sinistra o tace o acconsente. D’altronde, come dargli torto se restano lontani dalla politica? Ormai un senso di impotenza si è impadronito della maggioranza degli elettori, i quali non vedono dei cambiamenti concreti sui temi fondamentali che li toccano anche da vicino. Senza contare il fatto che l’Italia non è autonoma, bensì asservita a questa Europa neoliberista e atlantista, nei confronti della quale sembra difficile (o meglio impossibile) remare contro.


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Gloria Germani
Domenica 02 Ago 2026
ottimo articolo!! molto chiarificatore e lucido sopratutto nello smascherare il ruolo culturale della sinistra, che ancora detta le agende ma che è totalmente privo di vera sostanza culturale..
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