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Oltre la Decrescita

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Pubblicato da Guido Dalla Casa in ecologia, decrescita · Sabato 18 Lug 2026 · Tempo di lettura 7 minuti
Tags: ambientedecrescitaecologiaantropocentrismo
di Guido Dalla Casa

Crescita e Decrescita
 La crescita, divinità del mondo industrialista-sviluppista, è un fenomeno impossibile sulla Terra, se non per tempi molto limitati. La Decrescita, che vi si oppone, non può interessare solo l’aspetto economico: per realizzarla sono necessari un altro sottofondo di pensiero e un altro modo di vivere.
 Come inizio, è opportuna qualche osservazione:
- Fra le “Autorità” si dà per scontato che la crescita sia lo scopo di tutto, ma ci sono anche movimenti che si ispirano a forme di decrescita. La crescita economica è un processo che sostituisce materia inerte (costruzioni, strade, macchine, impianti) a sostanza vivente (foreste, praterie, paludi, savane) e quindi “divora” la Vita: la sua continuazione a tempo indeterminato è palesemente un processo impossibile, oltre che moralmente condannabile perché toglie lo spazio vitale agli altri esseri senzienti;
- Il P.I.L. è di fatto considerato un indice del cosiddetto “tenore di vita” (concetto inventato per far lavorare le nostre fabbriche), ignorando i segni dei gravi disagi e delle distorsioni sociali e psichiche che lo accompagnano. Si dovrebbe almeno citare fra gli indici anche il G.N.H. (Gross National Happiness) che è certamente migliore del P.I.L. come indicatore della serenità mentale. Il GNH deve tener conto anche della conservazione degli ecosistemi e del benessere degli altri esseri senzienti;
- L’aumento della vita media umana non è rigidamente correlato alla crescita economica: è difficile sostenere che, per avere una lunga vita media, sia indispensabile vivere in un mondo invaso da un miliardo di automobili e in metropoli allucinate dove si rischia la pelle ad ogni angolo di strada.
Le capacità omeostatiche della Terra
La Terra, che è in grado di reagire alle piccole modifiche, cerca di mantenere la situazione dei suoi componenti entro valori vitali, ma la sua capacità ha dei limiti.  L’Ecosistema totale si comporta come un essere vivente: come esempio, un organismo umano ha la possibilità di riportare la temperatura interna entro la fascia 36-38 gradi che gli consente di vivere, ma se qualcosa forza la temperatura molto al di fuori da quella fascia per tempi apprezzabili, non riesce a riportarsi in situazione vitale, ed è la fine. Così avviene nelle modifiche dei complessi (ecosistemi) che compongono la Terra.
Si usa dire che dobbiamo preoccuparci dell’ambiente. La parola ambiente è fuorviante, perché trasmette l’idea che si tratti di un’entità inerte, un contorno della nostra specie. Si usa chiamare “ambiente” un complesso di venti-trenta milioni di specie di esseri senzienti, di tutti gli ecosistemi che si possono  considerare pure esseri senzienti e delle sostanze in continuo scambio e movimento.
  Il termine deriva dall’idea di ambiente dell’uomo, cioè è impregnato dal fortissimo antropocentrismo della cultura occidentale. L’uomo resta l’unico punto di riferimento. In sostanza si usa chiamare “ambiente” un Organismo Totale vivente-senziente, come se fosse un “contorno” di alcune sue cellule (la nostra specie).
Oggi sappiamo abbastanza bene che cosa è l’uomo: è un animale, fa parte in tutto per tutto dei cicli naturali, si nutre, si sviluppa, si riproduce e muore come gli altri mammiferi. Anche il suo comportamento è qualitativamente riconducibile a quello degli altri animali più simili. La differenza di informazione genetica rispetto a uno scimpanzé bonobo è di poco superiore all’uno per cento.
  La percezione dell’appartenenza della nostra specie alla Natura avrebbe dovuto essere accolta con grande serenità anche nella cultura occidentale: era come liberarsi da un peso inutile. Invece non è stato così, o forse non ancora. Nel linguaggio corrente, nell’etica, nel diritto, l’uomo è ancora considerato in contrapposizione con l’idea di animale. Questa contrapposizione è oggi completamente insostenibile.
  La Terra non è “la nostra casa”, ma è l’Organismo di cui facciamo parte: siamo un suo tessuto, siamo come un tipo di cellule integrate in un organismo biologico, e che dipendono in modo totale dalle sue possibilità di omeostasi, cioè dalla capacità di autocorreggersi mantenendosi in condizioni vitali.
 E’ indispensabile avere sempre presente questa percezione e tenere come primo valore l’etica della Terra, che non è solo una posizione filosofica, è soprattutto una necessità per mantenere in buona salute l’Organismo cui apparteniamo, assieme alle altre specie, agli ecosistemi, all’atmosfera, al mare, ai fiumi, alle montagne.
La crisi attuale
  La Biosfera nel suo complesso si comporta come un sistema vivente, anche se in generale su tempi più lunghi. Si noti che questo discorso è indipendente dalle considerazioni, di natura filosofica, se sia un essere vivente o senziente (Gaia).
Assieme all’operazione di essersi tirato fuori dalla Biosfera, ponendosi “al di sopra” di essa, l’uomo occidentale ha tolto l’anima al mondo. Ma oggi, anche senza uscire dalla nostra cultura, alcuni pensatori hanno ampliato il concetto di mente fino a renderlo indipendente dal supporto di un sistema nervoso centrale: la mente sarebbe semplicemente frutto di una certa complessità (Gregory Bateson). Anche lo psichiatra junghiano James Hillmann insiste spesso sull’idea di “Anima del mondo”.
Ricordiamo che, oltre alle filosofie di spiriti più o meno isolati, ci sono le religioni, che hanno un’influenza ben maggiore sulle moltitudini.
  Uno dei compiti principali delle religioni dovrebbe essere quello di fornire una visione del mondo in cui inquadrare i fenomeni e di dare prescrizioni morali che non riguardino qualche problema immediato o a breve termine o solo questioni umane, ma che preservino la salute della Terra, in quanto bene in sé: questo compito non può essere affidato né alla politica, né ad istituzioni “pratiche”. Le religioni, più che pensare a quale sia “la verità”, dovrebbero diffondere sentimenti di empatia e di amore verso tutti gli esseri senzienti, cioè verso tutte le entità naturali.
Il risultato di trattare la crisi attuale come una crisi economica è quello di tirare avanti qualche anno in più aggravando però la situazione generale.  Il dogma di dovere ad ogni costo produrre-vendere-consumare sempre di più è considerato indiscutibile: ma si tratta di un pericoloso processo che divora lo spazio vitale della Terra e danneggia la sua creatività.
 L’idea ancora presente in Occidente è la collocazione degli umani al di fuori del mondo della Natura: questa è un’assurdità da tutti i punti di vista. L’essere umano vi appare come un elemento estraneo, al di sopra di tutto: è lo scopo e l’utente finale di tutti i servizi. Ma la visione ideologica che ci fa credere unici e inconfondibili fra tutti gli altri esseri viventi sul pianeta, è solo un delirio di grandezza.
Conclusioni
- Lo sviluppo economico è una grave patologia della Terra: è un’anomalia nata solo in una cultura umana in un determinato momento della sua storia;
- La situazione quasi-stazionaria è il modo di vivere del Pianeta di cui facciamo parte inscindibile. Tutti i processi devono essere ciclici e quindi non comportare il consumo di risorse e l’accumulo di rifiuti;
- L’incremento indefinito dei beni materiali non è un desiderio naturale dell’umanità: ha portato anche malessere e gravi infelicità.
 Stiamo parlando di un problema culturale-filosofico, non soltanto economico: occorre rendersi conto che la “soluzione” può essere solo la fine della civiltà industriale, o addirittura della cultura occidentale, almeno in molti dei suoi fondamenti; ma si tratta sempre della fine di una forma di pensiero, non della fine del mondo.


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