Sea Watch & Sea Reality

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Ci sono due tipi di sbarchi: gli sbarchi fantasma di cui nessuno parla, poi arrivano le ONG e si scatena il finimondo, si accendono i riflettori e tutti parlano di 43 persone non vedendo che nei giorni scorsi sono sbarcate 200 persone… se sbarcano altri non capisco perché non debbano sbarcare questi.

Nel loro ingenuo candore, le parole del sindaco di Lampedusa Totò Martello risultano molto illuminanti, se si è capaci di andare al di là della vicenda della Sea Watch 3 e del solito tritacarne mediatico dove si mescolano rabbiose minacce proferite da Salvini, interviste soporifere a Saviano, esternazioni omicide di Giorgia Meloni, reazioni sdegnate delle opposizioni, inviti della Chiesa all’accoglienza, tweet impazziti di VIP, tempeste di indignazione pro-contro ONG sui social network ecc.

In estrema sintesi, infatti, esse forniscono due informazioni preziose:

  • in barba alla narrazione dei migranti ‘deboli, sradicati e post-identitari’ in balia del mare su barchini improvvisati e/o vittime di loschi trafficanti di uomini, molti di essi dimostrano capacità e intraprendenza non inferiore a quella dei giovani europei che, depressi dalla crisi economica, cercano miglior sorte in nuovi lidi. Persone quindi che non necessitano di ONG o particolari tutori, per i quali la cosiddetta ‘macchina dell’accoglienza’ probabilmente risulta solo un’inutile palla al piede;
  • alla faccia dei proclami governativi inneggianti alla drastica riduzione degli sbarchi, il fenomeno prosegue senza interruzioni nel silenzio generale.

Una forma mentis complottista in tale contesto intravederebbe sicuramente una gigantesca pantomima per portare acqua ai diversi mulini coinvolti: le ONG intercettano le tipologie di migranti confacenti alla loro mission, offrendole sul piatto d’argento della retorica sovranista della Destra e di quella umanitaria della Sinistra, in uno scambio di accuse incrociato tra le parti che ne consolida il prestigio presso i rispettivi seguaci. Così, mentre la gente eleva a icone Carola Rackete o Matteo Salvini a seconda dei gusti personali, i migranti restano anonimi sullo sfondo, avvolti in quel mix di integrazione ed esclusione perfetto per lo sfruttamento economico capitalistico (ci pagano le pensioni, svolgono lavori sottopagati, sono ottime armi di distrazione di massa, per giunta assicurano un consistente pacchetto di voti a Destra e Sinistra mossi da odio o simpatia – cosa desiderare di più?). Mentre ci si straccia le vesti presentando le ONG ora come paladine dei diritti umani ora come burattinaie di sinistri piani per la sostituzione etnica europea – nonché additando Matteo Salvini a nuovo Duce o Capitano coraggioso del riscatto nazionale – si evita accuratamente qualsiasi ragionamento sull’esistenza dei migranti che non rientri nelle consuete vulgate semplicistiche.

Complottismi a parte, conviene ribadire le ragioni che inficiano profondamente la dialettica in apparenza antitetica ma in realtà complementare Boldrini vs Salvini (ossia foderarsi gli occhi di prosciutto schierandosi per partito preso a favore o contro i migranti):

  • qualsiasi ragionamento sull’accoglienza non può prescindere dall’evidenza di un’Italia e di un’Europa che hanno ampiamente superato la loro capacità di carico ecologica (ambientalismo e libertà illimitata di movimento delle persone non vanno quindi d’accordo);
  • l’attuale sistema economico mondiale, basato su meccanismi di dominio che avvantaggiano l’Occidente relegando i paesi africani e gran parte del sud del mondo al ruolo di esportatori di materie prime a basso prezzo, produce inevitabilmente migrazioni di massa quale effetto collaterale (vuoi i flussi di materie prime a buon mercato che fanno di te un benestante cittadino del primo mondo? Allora ti devi sorbire anche i migranti facendo poco lo schizzinoso).

Ragionare su di un limite alle migrazioni rinunciando contemporaneamente allo stile di vita occidentale farebbe storcere il naso a chiunque, a differenza delle solite rappresentazioni mediatiche che, con la loro palese faziosità, riescono in un modo o nell’altro a soddisfare tutti i punti di vista enfatizzando solo una faccia della realtà. Del resto, come disse bene William James, “il più grande nemico di una qualsiasi delle nostre verità può essere il resto della nostra verità”.

Immagine in evidenza: Sea Watch 3 (fonte: TPI)

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Igor Giussani
Nasco a Milano il 7 febbraio 1978. Sono un docente precario di italiano e storia nella scuola superiore, interessato ai temi della sostenibilità ambientale e sociale. Ho espresso le mie idee sulla decrescita e i cambiamenti sociali necessari in Svolta Radicale. Alla ricerca di una via di uscita (http://www.decrescita.com/news/?page_id=42&did=26), Democrazia Radicale. La decrescita come contropotere sociale (http://www.decrescita.com/news/download/?did=32), Io e la decrescita. I miei primi due anni di DFSN (http://www.decrescita.com/news/download/?did=39), Insostenibile. Le ragioni profonde della decrescita (http://www.decrescita.com/news/download/?did=50) http://igorgiussani.blogspot.it/

1 commento

  1. Come se ne esce? (faccio riferimento non solamente ai fatti specifici di cui parli in questo articolo)
    Sono necessari nuovi valori che riempiranno la nostra vita e, quindi, nuove forme di coscienza!
    Ma questi nuovi valori, queste nuove forme di coscienza, sbocceranno solamente in seguito a uno shock! Lo shock avverrà solamente in seguito soprattutto ai disastri dovuti ai cambiamenti climatico-ambientali, che ci mandano sempre più avvisaglie (ovviamente bisognerà sempre parlare di questi problemi e non aspettare passivamente altrimenti quando sarà il momento non avremmo niente tra le mani).
    Ma le potenzialità umane sono notevoli e allora capiremo che :”… la nostra normale coscienza in stato di veglia, la coscienza razionale, come la chiamiamo, non è altro che un tipo speciale di coscienza, mentre tutto intorno ad essa, separate dal più trasparente degli schermi, vi sono forme potenziali di coscienza del tutto diverse. Possiamo attraversare tutta la vita senza sospettarne l’esistenza; ma, presentandosi lo stimolo adeguato, alla minima pressione appaiono in tutta la loro completezza vari tipi di strutture spirituali, che probabilmente hanno in qualche luogo il loro campo di applicazione e d’adattamento. Nessuna visione dell’universo nella sua totalità può essere definitiva, quando lascia fuori queste altre forme di coscienza. Il problema poi è come raccordarle col resto, tanto è la loro discontinuità con la coscienza ordinaria. Tuttavia, esse possono determinare atteggiamenti, sebbene non siano in grado di fornire formule; e schiudono l’accesso a una regione sebbene non sappiano darne una mappa.” (William James – Le varie forme dell’esperienza religiosa – Uno studio sulla natura umana – 1998 Editrice Morcelliana – Brescia, pagg. 334-335)
    Diversamente da William James che, quando parlava delle diverse forme di coscienza esistenti, faceva riferimento alle esperienze (anche personali) avute col protossido d’azoto e con l’etere, queste nuove forme di coscienza, come dicevo, avverranno in seguito allo shock conseguente soprattutto ai disastri dovuti ai cambiamenti climatico-ambientali.
    Armando

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