Fine o nuovo inizio?

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Ogni fine d’anno mi interrogo sempre sull’opportunità o meno di proseguire l’attività di blogger, hobby dal carattere totalmente amatoriale. Per me il 2023 è stato significativo per la pubblicazione de La caduta del Leviatano, libro scritto da me e Jacopo Simonetta, la cui attività di promozione mi ha permesso di aprirmi al confronto al di fuori del Web.

Devo ammettere che questa modalità di interazione ‘fisica’, dove non mi sono state risparmiate critiche anche molto dure ma leali, senza il contorno di troll, hater, spammer ecc. che infesta la Rete, è stata davvero un toccasana. Forse mi sono abituato un po’ troppo bene, per cui sono abbastanza riluttante all’idea di rinfilarmi in certi vicoli ciechi. Esistono poi problemi latenti con cui occorre fare i conti una volte per tutte, come il sito di DFSN.

Mi ha dato tante soddisfazioni ma mi rendo conto che il mio attivismo, forse per molti versi eccessivo, ha finito per trasformare DFSN nel ‘blog di Igor Giussani’ allontanando tanti collaboratori, cosa che non era assolutamente nelle mie intenzioni. Per contro, non sono riuscito a coinvolgere nuove persone nel blog, anche perché da molti è ritenuto una forma di comunicazione ampiamente superata dai social network.

Dopo essermi adeguatamente cosparso il capo di cenere, permettetemi una piccola punta di orgoglio. Se sono finito in questa situazione è anche perché, diversamente da molti altri, non ho voluto abbracciare la strada del consenso facile attraverso la strategia che chiamo del ‘mainstream alternativo‘, così come ho mantenuto una coerenza tale che non mi permette di cambiare opinione in base all’opportunismo del momento.

Che fare adesso? Il mio obiettivo principale sarebbe di scrivere meno e meglio, per lasciare più spazio alla formazione personale nonché ad alcuni aspetti della vita privata che trascuro da un po’ di tempo. Il mio riferimento principale sarà il blog Apocalottimismo, proseguendo il sodalizio oramai consolidato con Jacopo Simonetta. DFSN potrebbe assumere sempre di più la dimensione di un sito di back up per riproporre vecchi pezzi che rischiano di perdersi altrimenti nel mare magnum del Web: invito quindi tutti i lettori che già non lo facciano a seguire Apocalottimismo.

Mi piacerebbe anche raccontare di un’esperienza particolare e probabilmente effimera (non saprei dire se conclusa o meno) che mi ha visto coinvolto in seguito alla diffusione de La caduta del Leviatano, ma lo farò a tempo debito. Non intendo inficiare l’impegno di amici che ancora si stanno dedicando a questa iniziativa, così come non voglio rimanere oggetto delle illazioni facili che sicuramente qualcuno farebbe (finendo così io cornuto e mazziato, come si suol dire).

In definitiva, il principale buono proposito per l’anno nuovo è di sfruttare appieno i vantaggi della Rete senza farmici invischiare più del necessario, cercando di aprirmi sempre di più verso il mondo non virtuale.

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Nasco a Milano il 7 febbraio 1978. Sono un docente precario di italiano e storia nella scuola superiore, interessato ai temi della sostenibilità ambientale e sociale. Insieme a Jacopo Simonetta ho scritto 'La caduta del Leviatano. Collasso del capitalismo e destino dell'umanità, edito da Albatross Il Filo.

5 Commenti

  1. Mi sembra un buon proposito. Intanto approfitto per ringraziarti del lavoro fin qui svolto (incluso quello per il libro).

    Auguri per tutto.

  2. Non credo che il tuo iperattivismo sia colpevole dello scarsissimo interesse che riscuote oggi questo blog. Semmai bisognerebbe interrogarsi sul perché un blog nato con vari protagonisti corali si sia ridotto a pubblicare i tuoi articoli e poco altro. Perché gli altri protagonisti della prima ora hanno abbandonato la nave ? Impegni familiari, poco tempo, assorbiti dal lavoro ? Non credo. Le ragioni sono probabilmente più profonde e il tuo eccessivo protagonismo, per altro di grande qualità, può avere inciso solo in minima parte. Bisogna chiedersi perché articoli che raggiungevano facilmente le 2000 visualizzazioni oggi faticano a raggiungerne 200 e la prima risposta non può che riguardare la perdita di interesse che c’è stata attorno alle tematiche della decrescita. Purtroppo anche i più illustri esponenti del pensiero decrescente oggi sono fuori dalla luce dei media e se ci pensi questo è paradossale se consideriamo che oggi più che mai i limiti della crescita vengono a galla. La seconda causa del quasi fallimento di DFSN è sicuramente lo strapotere dei social che oramai hanno inglobato le riflessioni di spessore nel loro mare magnum fatto principalmente di sfoghi soggettivi, di cazzatine, di argomenti modaioli, di “oggi mi metto in mostra”, ecc ecc. Tra le cause alla base della decadenza del mondo occidentale (ma forse vale per il mondo intero…) c’è anche la rinuncia all’impegno cerebrale che comporta la lettura di un articolo analitico e documentato. Oggi si comprano meno libri, si va meno al cinema tanto ci sono Netflix e Prime, facciamo le compere con Amazon o nell’ipermarket più vicino, gli amici fisici sono stati sostituiti da quelli virtuali… dunque perché stupirsi del fallimento dei blog che avevano l’ottima intenzione di farci riflettere ?

    • >la prima risposta non può che riguardare la perdita di interesse che c’è stata attorno alle tematiche della decrescita

      E’ abbastanza normale secondo me che fosse più facile parlare di decrescita quando c’era la crescita, il distacco dal problema permette di ragionarci meglio. Oggi invece, nella paura, fanno più presa messaggi rassicuranti nel senso dell’ottimismo o del complottismo volti a negare il problema, questi sì fomentati da influencer da social.

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