Una bottiglia di acqua minerale e un bicchiere di petrolio

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Quanto petrolio bisogna consumare per bere acqua minerale?

“Non cercate cifre esatte, dati matematicamente sicuri. Non ne abbiamo, e quando li avremo sarà troppo tardi.” Aurelio Peccei

Sommario

  1. Obiettivi di questo lavoro e definizione di acqua minerale;
  2. Dalle sorgenti alla tavola dei consumatori;
  3. Le risorse consumate;
  4. Due ricerche;
  5. Produzione e consumo delle acque minerali e bibite analcoliche in Italia, in EU e nel Mondo;
  6. Il packaging (la confezione) e il consumo di materiali;
  7. Il trasporto;
  8. Ricerca sul campo;
  9. Il costo del trasporto.

 1) Obiettivi di questo lavoro e definizione di acqua minerale

 Obiettivi di questo lavoro

Con questo lavoro si vogliono raggiungere due obiettivi: si vuole fare prendere coscienza sia delle risorse naturali e dei combustibili fossili che si consumano per fare arrivare l’acqua minerale dalle sorgenti da cui sgorga alla tavola dei consumatori sia che sono enormi le possibilità di risparmiare risorse naturali e combustibili fossili riducendo certi consumi.

In questo articolo si parlerà del consumo di risorse dovuto al consumo di acque minerali e bibite analcoliche ma il problema del risparmio di risorse riguarda, in molto casi in misura enormemente superiore, tanti altri consumi come per esempio il vino (per rimanere nel campo del ‘beverage’) che costa molte volte più dell’acqua minerale e che, diversamente dall’acqua minerale che non bisogna produrre, deriva da una coltivazione molto impattante sul territorio come quella della vite!

Foto 1 Si potrebbe approssimativamente considerare che per ogni bottiglia di acqua minerale bevuta si consumi un bicchiere di petrolio

Definizione di acqua minerale

Recita Wikipedia alla voce “Acqua minerale”:

“In Italia può essere venduta con la dicitura acqua minerale solo l’acqua che risponde ai criteri di legge stabiliti dal D. Lgs. nº 176 dell’8 ottobre 2011 (attuazione della direttiva 2009/54/CE), il quale recita: «Sono considerate acque minerali naturali le acque che, avendo origine da una falda o giacimento sotterraneo, provengono da una o più sorgenti naturali o perforate e che hanno caratteristiche igieniche particolari e, eventualmente, proprietà favorevoli alla salute».

Sulle bottiglie di acqua minerale è riportata l’analisi chimica e chimico-fisica dell’acqua minerale contenuta.

Normalmente l’analisi è fatta dal Dipartimento di chimica di una università. Sono messe in evidenza una serie di valori, dalla temperatura dell’acqua alla sorgente alla conducibilità elettrica, dal residuo fisso alle sostanze disciolte in essa, come il calcio, il potassio, i nitrati e altro. L’analisi si conclude dicendo che l’acqua è microbiologicamente pura.

       2) Dalle sorgenti alla tavola dei consumatori

Affinché sia possibile bere l’acqua minerale che sgorga dalle sorgenti è necessario (ma l’elenco non è sicuramente completo):

– captarla creando la necessaria infrastruttura vicino alla sorgente;

– inviarla tramite condutture d’acciaio allo stabilimento di imbottigliamento;

– nello stabilimento, utilizzando appositi macchinari e determinate procedure, si ‘creano’ le bottiglie partendo dalle ‘preforme’ in PET (polietilene tereftalato) (le preforme, che servono per fare le bottiglie, assomigliano a provette di diverso colore e diverse lunghezza e diametro a seconda delle bottiglie finali a cui daranno origine); nel caso di bottiglie in vetro ovviamente le bottiglie arrivano già dall’industria vetraria;

Foto 2 Utilizzando appositi macchinari e determinate procedure, nelle preforme viene soffiata aria calda per dare origine alle bottiglie finali. L’uso delle preforme ha consentito un notevole risparmio nei trasporti perché prima bisognava rifornire gli impianti di imbottigliamento delle bottiglie definitive, molto ingombranti per unità di peso.

– avviene poi l’imbottigliamento, la tappatura e l’etichettatura; nel caso si riutilizzino la bottiglie di vetro a rendere bisogna che queste siano sottoposte a diverse procedure di lavaggio e controllo prima di essere di nuovo riempite, tappate ed etichettate;

– le bottiglie (si fa il caso di bottiglie in PET da 1,5 l ), in fardelli di 6 bottiglie e avvolte da un foglio di plastica, sono disposte su pallet (bancali) di legno in 4 strati (fra ogni strato viene disposto un foglio di cartone terminando con un ultimo foglio di cartone sull’ultimo strato di fardelli); alla fine ogni bancale viene avvolto da un foglio di plastica;

– le bottiglie di vetro a rendere sono invece messe in n. di 12 in casse di plastica impilabili mentre nel caso di vuoto a perdere si confezionano in fardelli da 6 bottiglie avvolte poi da un foglio di plastica o contenute in scatole di cartone;

– i bancali, tramite carrelli elevatori (muletti) sono movimentati e portati in magazzino;

– nel magazzino, sempre tramite muletti, sono disposti su grossi autoarticolati che, utilizzando l’infrastruttura stradale e autostradale, li traportano a destinazione (normalmente il magazzino del grossista);

– in seguito, dal magazzino del grossista, sono predisposti carichi di diverse acque minerali e altre bevande per raggiungere i punti di vendita della GDO (grande distribuzione organizzata fatta da ipermercati, supermercati, superette [minimarket] e discount) e gli esercizi che somministrano alimenti e bevande (ristoranti, pizzerie, bar, mense aziendali, ecc.);

– dal magazzino del grossista i carichi possono essere diretti a magazzini di grossisti di secondo livello dove si organizzano spedizioni verso la GDO di pallet di diversi tipi di acqua minerale; i pallet, presso i magazzini della GDO o presso i grossisti di secondo livello, potrebbero essere disfatti e ricomposti nuovi pallet con l’assortimento di diverse bevande (acque minerali, bibite varie, succhi di frutta, ecc.) così come richiesto da minimarket e piccoli esercizi (ho praticamente visto le operazioni di scarico dei pallet da un autoarticolato presso il magazzino di un supermercato in centro a Bologna e alcuni pallet, destinati probabilmente ai minimarket della stessa catena, sono composti da più tipi di acqua minerale e di altre bevande ). 

Foto 3 Impianto di imbottigliamento di acque minerali.

Ovviamente il canale di distribuzione può assumere forme molto diverse in base a diversi fattori.

Il consumo delle acque minerali avviene nelle case dopo che i consumatori le hanno acquistate, insieme a tutta la ‘spesa’, negli esercizi della grande distribuzione, oppure che le arrivano tramite il canale porta a porta, oppure che le arrivano con la spesa ordinata on line; il consumo può anche avvenire direttamente negli esercizi che somministrano al pubblico alimenti e bevande (ristoranti, pizzerie, bar, mense aziendali, chioschi e altri esercizi) oppure in tanti altri modi (come con i distributori automatici o con i boccioni installati negli uffici)

3) Le risorse consumate

Affinché l’acqua dalla sorgente arrivi sulle tavole dei consumatori è necessario che avvenga quanto indicato: per fare tutto ciò è necessario consumare risorse!

Le risorse direttamente o indirettamente rimandano ai consumo di combustibili fossili come petrolio, gas e carbone.

Quanto PET e quanto vetro si consumano per le bottiglie che dovranno contenere l’acqua? Quanta energia si consuma negli stabilimenti di imbottigliamento? Quanto gasolio si consuma per trasportare i pallet dagli stabilimenti di imbottigliamento ai magazzini dei grossisti e da qui agli esercizi dove sarà venduta ai consumatori finali? Quante altre risorse sono consumate per il trasporto? Quanta benzina consumano le autovetture con cui i consumatori vanno a fare la ‘spesa’? (in questo caso sarebbe necessario vedere l’incidenza in termini di peso delle bottiglie di acqua minerale sul peso complessivo della ‘spesa’).

Per rispondere a queste domande bisogna fare dei calcoli! Per poter fare dei calcoli, che saranno pur sempre molto approssimativi, è necessario conoscere molti dati.  Per esempio bisognerà conoscere la produzione e il consumo complessivo di acque minerali in Italia, in Europa e nel Mondo! Bisognerà conoscere la lunghezza del canale distributivo da cui dipende il percorso che le acque minerali, partendo dallo stabilimento di imbottigliamento, devono affrontare per arrivare nella disponibilità dei consumatori…e bisognerà conoscere tanti altri dati!

Si potrebbe ipotizzare che per ogni bottiglia da un litro e mezzo di acqua minerale consumata sia necessario utilizzare un bicchiere di petrolio per fare in modo che l’acqua prelevata alla sorgente arrivi nella disponibilità del consumatore.

4) Due ricerche

Per arrivare a fare dei calcoli che, come si diceva sopra, porteranno pur sempre a dati molti approssimativi, sono state fatte due ricerche.

  • La prima ricerca, che riguarda il consumo e la produzione di acque minerali, di bibite analcoliche e succhi e bevande-frutta in Italia, in Europa e nel Mondo, è stata fatta sul WEB;
  • La seconda ricerca è avvenuta sul campo ed è consistita nel ricercare molti dati come:
  • a) la distanza che le acque minerali devono percorrere dalla sorgente/ stabilimento di imbottigliamento per arrivare nella disponibilità dei consumatori e che  è consistita in una ricerca sul campo svolta nella zona di Bologna in un supermercato della Esselunga, in un ipermercato della Coop presso un centro commerciale a Villanova di Castenaso (BO) e in un punto vendita “discount” della Lidl a Bologna;
  • b) il peso di alcune bottiglie di PET e di vetro, il peso della plastica che avvolge i fardelli, il peso della plastica che avvolge il pallet, il peso della cassetta nel caso di bottiglie di vetro, il peso del cartone disposto fra uno strato e l’altro dei fardelli, e, infine, il numero di fardelli e di bottiglie che compongono un pallet nonché il suo peso complessivo. La ricerca è consistita anche nel fare delle foto per corredare questo lavoro.

5) Produzione e consumo delle acque minerali e di bibite analcoliche in Italia, in Unione europea e nel Mondo

Molti dati relativi alle acque minerali sono stati presi da “Acquitalia Mineral Natural Water Industry” mentre altri dati sono frutto di mie osservazioni e ricerche.

(il riferimento è all’anno 2019; nei due anni successivi, per via della pandemia da Covid19, c’è stato un certo calo della produzione e dei consumi)

Prima di entrare nell’argomento è bene indicare le motivazioni al consumo di acque minerali.

Da una ricerca del Censis emerge che per la maggioranza degli italiani la ragione più importante per il consumo di acqua minerale è il gusto e il piacere, motivazioni che prevalgono su altre che pure sono molto forti come il salutismo e la sicurezza. Tra le motivazioni al consumo indicate dai cittadini c’è quindi anche il positivo impatto sulla salute delle persone. Dai consumatori l’acqua minerale viene considerata buona, sicura e salutare, che rende migliore la qualità della vita e che è quindi un consumo da non tagliare ma anzi da incrementare.

Dati relativi alla produzione e al consumo di acque minerali in Italia e in Unione europea

Nell’anno 2019 in Italia sono state prodotte/confezionate poco più di 15 miliardi di litri di acqua minerale. I consumi, sempre nell’anno 2019, sono stati di circa 13 miliardi e mezzo di litri (la differenza fra produzione e consumo dipende dall’esportazione di poco più di 1 miliardo e mezzo di litri [è praticamente inesistente l’importazione]).

L’esportazione di acque minerali riguarda quindi circa il 10% della produzione; l’esportazione, per circa i 2/3, è diretta verso Paesi extra UE, principalmente verso gli Stati Uniti.

Il consumo pro capite di acque minerali in Italia nell’anno 2019 è stato di 222 litri.

La distribuzione delle acque minerali avviene attraverso vari canali di vendita: circa il 75% avviene tramite la GDO (grande distribuzione organizzata, cioè essenzialmente ipermercati, supermercati, superette [minimarket] e discount), il 7% attraverso il dettaglio tradizionale e il porta a porta mentre il 18 % attraverso esercizi che somministrano alimenti e bevande (ristoranti, pizzerie, bar, ecc.) e altre modalità residuali.

In Unione Europea, considerandola comprensiva anche del Regno Unito, nel 2019 si sono consumate circa 64 miliardi di litri di acque minerali con un consumo medio pro capite di circa 142 litri.

Il consumo annuo pro capite maggiore avviene in Italia ed è, come è stato detto, di 222 litri; seguono la Spagna, la Germania, il Portogallo, l’Ungheria, la Grecia, la Francia e poi tutte gli altri Paesi a seguire.

Foto 4 I pallet di acqua minerale sono caricati su grossi autocarri (detti bilici) che, partendo dagli impianti di imbottigliamento e dopo avere percorso anche diverse centinaia di km, arrivano ai magazzini dei grossisti o delle grosse catene della GDO.
Foto 5 Nei centri urbani l’acqua minerale viene distribuita con automezzi più piccoli ai locali che somministrano alimenti e bevande e alle famiglie. In questi casi sono soprattutto utilizzate le bottiglie di vetro contenute in cassette di plastica impilabili (come si vede nella foto)
Foto 6 Presso i grossisti di secondo livello e presso i magazzini della GDO i pallet sono disfatti e creati nuovi colli contenenti diverse marche di acque minerali e di bibite varie da inviare ai minimarket o ai piccoli negozi tradizionali

Consumo delle bibite analcoliche in Italia in Italia e in Unione europea

Molti dati relativi alle bibite analcoliche sono presi da “Bevitalia Industrie Bevande Analcoliche” mentre sono mie alcune considerazioni fatte.

Nel 2019 si sono consumate in Italia circa 3 miliardi di litri di bibite analcoliche lisce e gassate (come bibite tipo-cola, aranciate, limonate, gassose, chinotto, the, ecc.) con un consumo pro capite di circa 50 litri all’anno: è il consumo pro capite più basso di tutta l’Europa, meno della metà della maggior parte dei Paesi europei: i consumi pro capite  all’anno più elevati avvengono in Ungheria con 138 l, in Germania e Danimarca con 137 l e a seguire gli altri Paesi dell’EU, molti dei quali con consumi superiori a 100 l ; nei due anni successivi al 2019 c’è stato un consistente calo dei consumi per via della pandemia Covid19.

I contenitori utilizzati per queste bibite sono soprattutto bottiglie PET (polietilene tereftalato) e R-PET (PET riciclato) per il 75%, lattine 10%, bottiglie in vetro 6%, alla spina 5% e altre modalità minori (come cartone poli-accoppiato e bicchieri di plastica).

Consumo dei succhi e bevande-frutta in Italia e in EU

Per quanto riguarda i succhi e le bevande-frutta in Italia se ne consumano circa 700 milioni di litri (il riferimento è sempre al 2019) con circa 11 litri pro capite all’anno (è uno dei consumi più bassi di tutti i Paesi dell’Europa dove invece il consumo pro capite medio è di 17 l ).

Per quanto riguarda i contenitori è molto usato il cartone poli-accoppiato (poco più del 50%), seguito dalla plastica (circa il 25%) e dal vetro (circa il 20%)

Considerazioni

Il basso consumo in Italia di bevande analcoliche e di succhi e bevande-frutta è sicuramente un aspetto positivo per la salute dei cittadini italiani, visto che tutte queste bevande hanno un consistente contenuto in zuccheri. Il contenuto di zuccheri è intorno al 10/12% anche se ci sono bibite con ridotto contenuto di zucchero (intorno al 5% ma anche meno) ma in questo caso nelle bibite sono aggiunte anche sostanze edulcoranti. Si stanno sempre più diffondendo bibite analcoliche con “Zero zuccheri aggiunti” in cui però ci sono molti edulcoranti come “ciclamato di sodio, acesulfame K e sucralosio”.

In Italia si beve molta acqua minerale e poche bibite analcoliche e succhi di frutta e bevande-frutta, contrariamente a quanto avviene in Europa e nel mondo (in EU il consumo di bibite analcoliche si avvicina a quello delle acque minerali).

L’eccessivo consumo di zucchero, soprattutto quello aggiunto nelle varie bevande, ha effetti negativi sulla salute, ed è connessa all’insorgenza dell’obesità e del diabete di tipo 2.

Per i motivi di cui sopra in alcuni Paesi è stata introdotta la Sugar Tax per limitare il consumo delle bibite analcoliche e succhi e bevande-frutta.

In Italia la Sugar Tax sarà introdotta dal 1° gennaio 2023 e sarà di 10 centesimi di € al litro (ovviamente questo dato l’ho preso qualche settimana fa, alla fine del 2022, quando ho iniziato questo lavoro).

In questo lavoro non si intende entrare in merito sulle conseguenze e sulla efficacia dell’introduzione di questa tassa.

Per chiudere il discorso a proposito dell’introduzione della sugar tax ho avuto l’impressione, come già accennato, che in questi ultimi tempi siano aumentate le bibite analcoliche che recano la dicitura “Senza zuccheri aggiunti”!

Foto 7 Negli ultimi tempi mi sembra di osservare negli scaffali dei supermercati sempre più bibite analcoliche con la scritta del tipo “Zero zuccheri aggiunti”. Le bottiglie della foto sono da me state messe vicino per poter fare la foto.
Foto 8 Etichetta di una bibita “tradizionale”, in questo caso contenente l’11,8% di zucchero e che ha un valore energetico di 205KJ/48Kcal per 100 g di prodotto; non ci sono edulcoranti.
Foto 9 Una etichetta di una bibita con “Zero zuccheri aggiunti”: si notino gli edulcoranti “ciclamato di sodio, acesulfame K e sucralosio” e il valore energetico di 3KJ/1Kcal per 100 g di prodotto (praticamente zero)

Consumo di acque minerali nel Mondo

Per il Mondo si possiedono solamente i dati relativi al consumo di acque minerali. Nel mondo il consumo delle acque minerali, sempre nel 2019, è stato di 387 miliardi di litri con al primo posto la Cina, seguita dagli Stati Uniti, Messico, Indonesia, India, Brasile e Thailandia; seguono poi i principali Paesi europei.

Il consumo pro capite maggiore a livello mondiale avviene in Messico con 270 litri seguito dall’Italia con 222, Thailandia 213, Spagna 175, Germania 168, Stati Uniti 152. Bisogna ricordare però che in Messico e in molti Paesi extra-europei le acque confezionate sono in prevalenza Water Tap, cioè potabilizzate e trattate, mentre nei Paesi europei sono predominanti le acque minerali vere e proprie (in Italia il 97% delle acque confezionate sono minerali mentre il rimanente 3% è rappresentato da acque purificate e trattate, confezionate soprattutto in boccioni e in acque da primo prezzo).

6) Il packaging (la confezione) e il consumo dei materiali

In riferimento all’Italia la confezione più diffusa, per l’ 82%, è la bottiglia di PET , quella di vetro per il 16% e per il 2% con altre modalità. Si sta diffondendo il R-PET (PET riciclato) e la produzione di bottiglie più leggere (ho visto però che alle volte queste ultime si deformano facilmente e si trova difficoltà nell’impugnarle per riempire il bicchiere).

Le bottiglie di PET più diffuse sono quelle da l 1,5, disposte in fardelli da 6 bottiglie e disposti a loro volta su pallet di legno; vengono formati 4 strati di fardelli e ogni strato contiene 21 fardelli per cui ogni bancale contiene 504 bottiglie da l 1,5; ci sono anche confezioni di bottiglie da l 2 e bottigliette da l 0,5. Le acque minerali in bottiglie di vetro vendute nella GDO sono da l 1 in confezioni da 6 e contenute in cartoni o avvolti in plastica (il vuoto in questo caso è a perdere). Le acque minerali in bottiglie di vetro distribuite agli esercizi che somministrano alimenti e bevande e presso le case dei privati sono invece trasportate in numero di dodici nelle comuni cassette di plastica impilabili e il vuoto è a rendere (in questo caso la capacità delle bottiglie è da 1 l ma esistono anche altre capacità).

Le confezioni in PET sono distribuite soprattutto attraverso la piccola e la grande distribuzione mentre le confezioni in vetro, come si diceva, sono distribuite soprattutto attraverso gli esercizi che somministrano alimenti e bevande (ristoranti, pizzerie, ecc.) e con la distribuzione porta a porta. Sebbene molto limitata anche nella GDO, come si è già accennato, avviene la vendita di bottiglie di vetro (il cui vuoto però è a perdere), contenute in fardelli da 6 e contenute in cartoni o avvolte da plastica.

Il prezzo di vendita al pubblico nella grande distribuzione delle bottiglie di acqua minerale, considerando la vasta gamma di offerta, va dai 20 ai 40 centesimi al litro però quella contenuta in bottiglie di vetro costa anche 2/3 volte di più.

La quantità dei materiali utilizzati

Nell’elenco sottostante sono indicati i consumi di acque minerali e bibite analcoliche in Italia e, dove disponibili, anche per l’Europa e il Mondo. Non sono considerati i consumi di succhi di frutta e di bevande-frutta.

Italia

Acqua confezionate

  • Produzione   15 mrd di litri (mrd è l’abbreviazione di miliardi)
  • Consumo      13,5 mrd di litri (quindi circa 1,5 mrd di litri sono esportati)

Bibite analcoliche

  • Consumo     3 mld di litri

Unione europea

Acque confezionate

  • Consumo  64 mrd di litri

Bibite analcoliche

  – Consumo      50 mrd di litri

Mondo

Acque confezionate

  • Consumo  387 mrd di litri

Quanto PET e quanto vetro si utilizzano per confezionare 15 mrd di litri di acque minerali più 3 mrd di l di bibite analcoliche in Italia, 64 mrd di l di acque minerali e 50 mrd di l di bibite analcoliche in UE e 387 mrd di l di acque minerali nel mondo?

Il consumo di plastica in Italia e nel Mondo

La plastica che contiene l’acqua minerale è PET mentre sono altri tipi di plastica quella del tappo, quella dell’etichetta, quella che avvolge i fardelli e quella che avvolge il pallet.

Quanta plastica si consuma quindi per il confezionamento delle bottiglie di acqua minerale in Italia?

Ho calcolato il peso a vuoto di alcune bottiglie di plastica da l 1,5; il peso delle bottiglie che ho preso in considerazione andava dai 27 g ai 38 g ma alla bottiglia bisogna imputare anche il peso della plastica che avvolge i fardelli (circa 20 g per 6 bottiglie) e quella che avvolge il pallet (circa 500 g per 504 bottiglie)  (ci sarebbe da calcolare anche il peso del cartone disposto tra ogni strato di fardelli disposti nel pallet [5 fogli da circa 350 g l’uno per complessivi circa 1750 g per pallet] ): tenendo conto che si assiste a una certa riduzione della plastica utilizzata nella produzione della bottiglie si potrebbe considerare una quantità di 35 g di plastica imputata per ogni bottiglia da un litro e mezzo di acqua minerale.

La confezione di plastica riguarda però solamente l’82% delle acque minerali (15 mrd di litri) e il 75% delle bibite analcoliche (3 mrd di litri) per cui avremmo una media ponderata dell’80,50% dell’incidenza  delle confezioni di plastica sulle confezioni complessive; abbiamo quindi circa (18 mrd x 80,50%) 14,5 mrd di litri in bottiglie di plastica; considerando inoltre che 14,50 mrd di litri corrispondono (14,5:1,5= 9,7) a  circa 9,7 mrd di bottiglie  da l 1,5 avremo quindi in Italia un consumo di circa 340.000 tonnellate di plastica all’anno (9.7 mrd di bottiglie da l 1,5 X 35 g di plastica imputata per ogni litro e mezzo di acqua minerale). Ovviamente il petrolio che si consuma per produrre 340 mila tonnellate di plastica è superiore a tale quantità (da informazioni prese dal WEB sembra che ne serva circa il doppio per cui in Italia si consumerebbero circa 700 mila tonnellate di petrolio).

Estendendo al Mondo le caratteristiche del packaging esistente in Italia abbiamo i seguenti dati: 387 mrd x 80,5%= 311,5 mrd di bottiglie da l 1,5 per cui moltiplicando tale valore per il peso di una bottiglia avremo un consumo mondiale di circa 11 milioni di tonnellate di plastica all’anno.

Tale valore è da considerarsi notevolmente per difetto perché per quanto riguarda i consumi mondiali, per mancanza dei dati al riguardo, non sono state considerate le bibite analcoliche che invece sono state considerate per il calcolo dei consumi di plastica in Italia; si consideri inoltre che mentre i consumi pro-capite annuali di bibite analcoliche in Italia sono di 50 l già in Europa abbiamo l’ Ungheria con 138 l e la Germania e la Danimarca con 137 l mentre nel mondo abbiamo consumi ancora superiori (per esempio il Messico ha un consumo pro-capite annuale di ben 163 l ): quel valore relativo al consumo di plastica dovrebbe quindi essere fortemente maggiorato e trasformarsi presumibilmente in un consumo mondiale di circa 18/20 milioni di tonnellate di plastica all’anno (a cui corrisponderebbe un consumo di 35/40 milioni di tonnellate di petrolio all’anno).

Ma questo valore, sebbene molto approssimativo, è da considerarsi ancora per difetto perché dal conteggio, sia per mancanza di dati che per evitare notevoli difficoltà dovuti ai differenti materiali utilizzati nel confezionamento (come il cartone poli-accoppiato), sono esclusi i succhi di frutta e le bevande-frutta.

Il consumo di vetro e il problema del riutilizzo

L’acqua minerale in bottiglia di vetro, che in Italia riguarda il 16% delle vendite, è destinata soprattutto agli esercizi che somministrano alimenti e bevande (ristoranti, pizzerie, bar, chioschi, ecc.) e nella distribuzione porta a porta.

Negli esercizi che somministrano alimenti e bevande e presso i privati la distribuzione, tramite piccoli camion, avviene in bottiglie di vetro da 1 l ( ma sono diffuse anche altre capacità), con vuoto a rendere (il cui peso unitario è di circa 500 g ); le bottiglie sono contenute in casse impilabili da 12 bottiglie (il peso di una cassetta è di poco meno di 2 kg); sono distribuite le cassette con bottiglie piene e ritirate le cassette con le bottiglie vuote; in seguito le cassette con le bottiglie vuote sono inviate allo stabilimento di imbottigliamento dove saranno lavate, sterilizzate, controllate nella loro integrità e di nuovo riempite.

L’acqua minerale in bottiglie di vetro viene distribuita, come già accennato, anche se in modo molto residuale, anche nella GDO (supermercati, ipermercati, superette e discount); avviene in bottiglie di vetro a perdere e contenute in cartoni da 6 o avvolti da plastica come per le bottiglie in PET. Il peso di una bottiglia di vetro a perdere da 1 litro pesa poco più di 400 g.

Sul WEB ho letto discorsi molto ottimistici relativamente alla scelta del vuoto a rendere invece che quello a perdere. Viene detto che il vuoto a rendere viene riutilizzato molte volte per cui si consuma meno vetro e quindi meno energia visto che la produzione del vetro è una produzione molto energivora: penso invece che bisognerebbe fare un calcolo molto preciso per vedere se c’è effettivamente convenienza, in termini di risparmio di risorse, nell’utilizzare il vuoto a rendere al posto di quello a perdere. Nel caso di vuoto a rendere infatti bisogna che le bottiglie vuote siano raccolte e inviate allo stabilimento di imbottigliamento dove saranno lavate bene (in modo che vada via anche l’etichetta), sterilizzate e controllate nella loro integrità (soprattutto che non sia scheggiata l’imboccatura).

Il CONAI (Consorzio nazionale imballaggi) ha commissionato uno studio volto a stabilire la reale convenienza a usare il vuoto a rendere al posto di quello a perdere.

Dice questo studio nell’indicazione dei suoi obiettivi:

“La pratica del Vetro A Rendere (VAR) per la distribuzione dell’acqua minerale, lungi dall’essere una novità nel contesto nazionale, sta vivendo un rinnovato interesse a causa della presunta maggiore sostenibilità ambientale rispetto a quella del Vetro A Perdere (VAP). D’altronde, ai sensi delle Direttive Europee sulla gestione dei rifiuti, il riutilizzo si colloca ad un livello gerarchico più elevato rispetto al riciclo, fatto salvo che una valutazione effettuata secondo l’approccio del Life Cycle Thinking dimostri il contrario. L’obiettivo del presente studio è pertanto la valutazione dei potenziali impatti ambientali associati al sistema VAR, in funzione del numero di utilizzi. Successivamente viene effettuato un confronto con la modalità VAP per comprendere se, e a quali condizioni, la prima possa essere effettivamente promossa in un’ottica di economia circolare. Le analisi sono state svolte a partire da un’approfondita analisi dei due sistemi di distribuzione, ed in particolare del VAR, per il quale sono stati acquisiti dati primari per mezzo di questionari indirizzati alle principali aziende italiane e di alcuni sopralluoghi presso gli stabilimenti di gestione del VAR.”

Nello studio viene tra l’altro detto che, affinché le bottiglie di vetro a rendere siano di nuovo utilizzate per contenere acqua,:”…il processo di rigenerazione delle bottiglie prevede la rimozione del tappo (qualora ancora presente) seguita da un lavaggio suddiviso in quattro fasi principali: 1) rimozione dell’etichetta con acqua calda additivata a soda caustica e reagenti chimici distaccanti; 2) bagno con acqua calda e prodotti acidi per la rimozione del residuo minerale; 3) disinfezione; 4) risciacquo finale con acqua. Terminata la fase di lavaggio, le bottiglie sono sottoposte a un’ispezione elettronica, ed eventualmente manuale, per verificarne l’idoneità in termini di pulizia e rotture o danneggiamenti del collo o del fondo. Si procede quindi con il riempimento della bottiglia con acqua minerale, con l’aggiunta di tappo ed etichetta (sostituiti ad ogni utilizzo) e con la preparazione per il trasporto ai distributori locali (conferimento in casse di plastica e disposizione su bancali).”

Per conoscere la trattazione del tema e le conclusioni a cui arriva lo studio si invita alla sua lettura integrale al seguente indirizzo https://www.conai.org/wp-content/uploads/2020/05/Relazione_LCA_riutilizzo_VAR.pdf

Nel conteggio delle risorse utilizzate per la produzione e il consumo di acque minerali bisogna anche considerare altri materiali utilizzati come i pallet di legno e le cassette di plastica, ecc.  (che, però, si utilizzano più volte).

7) Il trasporto

Ricerca sul campo

Si espongono di seguito i risultati di una ricerca fatta in un supermercato della Esselunga a Bologna, in un ipermercato della Coop a Villanova di Castenaso (Bo) e in un discount della Lidl sempre a Bologna.

Foto 10 Il reparto acque minerali e bibite analcoliche in un supermercato

La ricerca mette in evidenza le marche di acqua minerale vendute, lo stabilimento di imbottigliamento e la distanza fra la sorgente/stabilimento di imbottigliamento e il punto-vendita. Per alcune marche di acque minerali sono stati determinati il peso a vuoto delle bottiglie, il peso del foglio di plastica che avvolge il fardello, il peso dei fogli di plastica che avvolgono il pallet e il peso del cartone disposto fra i vari strati di fardelli e sopra il pallet (questi ultimi dati sono stati utilizzati in precedenza per calcolare i consumi di plastica).

Per il trasporto ai punti di vendita si utilizzano gli autoarticolati (detti bilici). Il canale distributivo fisico può variare a seconda che la vendita avvenga tramite la grande distribuzione al dettaglio oppure la piccola distribuzione al dettaglio.

Può succedere che con gli autoarticolati si trasportino i pallet presso i magazzini dei grossisti e poi da qui altri autoarticolati, con pallet di diverse marche di acqua minerale, vadano presso i punti vendita della grande distribuzione e presso i grossisti di secondo livello. Può anche succedere che presso i magazzini dei grossisti di secondo livello e presso i magazzini della GDO vengano disfatti alcuni pallet e che ne vengano fatti altri, contenenti ciascuno diversi tipi di marche di acqua e altre bevande, da destinare ai piccoli negozi tradizionali e ai minimarket della catena della GDO. Questo ri-confezionamento comporta ovviamente ulteriore consumo di plastica per avvolgere i nuovi colli.

Per via che l’acqua minerale vada prima presso i magazzini dei grossisti e poi da qui verso i supermercati, le distanze indicate nel prospetto allegato sono sicuramente inferiori a quelle che effettivamente sono percorse.

Per quanto riguarda la distribuzione delle acque minerali verso i vari esercizi della ristorazione (ristoranti, pizzerie, ecc.) bisogna dire che viene distribuita soprattutto acqua minerale in bottiglie di vetro da 1 litro e che la distribuzione avviene con autocarri di piccole dimensioni per via che gli esercizi sono disposti nei centri urbani.

Per quanto riguarda la distanza si è proceduto in questo modo: dei vari percorsi esposti dal sito WEB che è stato consultato si è scelto il percorso più rapido (venivano esposti anche il percorso più economico, quello più panoramico, quello più corto oltre a quello consigliato dalla stesso sito). I percorsi che venivano esposti facevano per la verità riferimento a un percorso con autovettura, che hanno sicuramente delle caratteristiche diverse dai percorsi effettuati con auto-articolati con cui si trasporta l’acqua minerale.

Il risultato che si vuole raggiungere con questo lavoro non consiste però in una conoscenza precisa dei consumi di combustibili fossili ma solamente nel contribuire a fare prendere coscienza dell’enorme consumo di combustibili fossili (con tutte le conseguenze che ciò comporta) dovuto al consumo di acqua minerale. Come già riportato sotto il titolo diceva Aurelio Peccei, “Non cercate cifre esatte, dati matematicamente sicuri. Non ne abbiamo, e quando li avremo sarà troppo tardi.”

La seguente tabella espone le varie acque minerali vendute nei tre esercizi della grande distribuzione di cui si è detto. Molte marche di acqua minerale sono comuni ai tre esercizi mentre alcune sono vendute solamente in uno o nell’altro dei tre esercizi mentre ogni esercizio vende una acqua minerale col proprio marchio.

La tabella contiene le distanze calcolate dalla sorgente/stabilimento di imbottigliamento, così come indicato nell’etichetta, a uno degli esercizi in cui avviene la vendita.

MarcaStabilimento di imbottigliamento (sorgente)Distanza in km dall’esercizio di vendita
Brio BluGualdo Tadino (PG)280
Coop Monte CimoneOspitale di Fanano (MO)104
EvaPian Croesio Paesana (CN)398
FerrarelleFonte in Riardo (CE)533
FiuggiSpelagato-Fiuggi (FR)451
Fonte ElisaGenga (AN)225
FrasassiGenga (AN)225
GuizzaScorzè (VE)152
LetePratella (CE)548
LevissimaValdisotto (SO)412
Nestlè VeraOrmea (CN)411
Nestlè VeraS. Giogio in Bosco (PD)145
PannaScarperia (FI)99
RocchettaGualdo Tadino (PG)280
S. BenedettoScorzè (VE)152
S. BernardoGaressio (CN)403
S. PellegrinoSan Pellegrino Terme (BG)276
San FermoBedonia (PR)?186
SangeminiSan Gemini (TR)303
Sant’AnnaFraz. Roviera Vinadio (CN)456
UlivetoUliveto Terme Vicopisano (Pisa)187
Vita SnellaDarfo B.T. (BS)266
Fonte S. VittoriaPornassio (IM)407
Saguaro Monte S. SavinoFonte S. Fiora Monte S. Savino (Arezzo)201
Santa FioraMonte S.Savino (Arezzo)201
Acqua Santa di ChiancianoChianciano Terme (Siena)241
BoarioBoario Terme (BS)254
CereliaCereglio di Vergato (BO)63
EsselungaValli del Pasubio (VI)154
EVAPaesana (CN)393
EVIANEVIAN (Francia)568
NordaValli del Pasubio (VI)194
PerrierVergeze (Francia)780
S. AntonioCaslino al Piano (CO)260
S. FrancescoCaslino al Piano (CO)260
   

Come si vede nella tabella le distanze maggiori sono quelle che riguardano l’acqua Perrier proveniente da Vergeze (Francia) che compie 780 km, l’acqua Evian proveniente da Evian (Francia) che compie 568 Km e, per quanto riguarda l’Italia, l’acqua Ferrarelle che compie 533 Km e l’acqua Lete che ne compie 548 Km (tutte e due provenienti dalla provincia di Caserta in Campania).

Dall’Italia sono esportate circa 1,5 miliardi di litri di acque minerali, quindi circa il 10% della produzione; l’esportazione, per circa i 2/3, è diretta verso Paesi extra UE, principalmente verso gli Stati Uniti. Siamo in presenza, quindi, di distanze di diverse migliaia di km, percorse probabilmente tramite nave, per fare arrivare le acque minerali ai consumatori.

Il costo del trasporto

L’acqua minerale, contenuta in bottiglie di plastica o di vetro a perdere, viene trasportata disponendo i fardelli da 6 bottiglie su dei bancali di legno (pallet). Le bottiglie di vetro a rendere invece sono disposte in casse di plastica impilabili contenenti ognuna 12 bottiglie.

Facendo l’esempio di bottiglie di plastica da l 1,5 i dati sono questi (ho fatto dei controlli presso i supermercati): i fardelli da 6 bottiglie sono disposte sui pallet in quattro strati; su ogni strato sono disposti 21 fardelli; fra uno strato e l’altro viene disposto un foglio di cartone; complessivamente su un pallet sono disposte 504 bottiglie da l 1,5; considerando il peso dell’acqua (1 l equivale a 1 kg), il peso della bottiglia di plastica, la plastica che avvolge il fardello, i fogli di cartone fra ogni strato di fardelli, la plastica che avvolge il bancale e il peso del bancale di legno (indicativamente 25 kg) si considera in circa 800 kg il peso di un bancale.

Un costo che ha notevole incidenza nel costo complessivo connesso al consumo di acque minerali è sicuramente quello connesso al trasporto. L’incidenza è notevole anche tenendo conto che l’acqua minerale ha un valore molto basso per unità di peso: è difficile trovare nei supermercati dei prodotti con un valore unitario inferiore a quello delle acque minerali!

Nel costo del trasporto bisogna considerare costi diretti e costi generali: un costo diretto importante è il gasolio consumato dai grossi autocarri che trasportano i pallet di acqua minerale dallo stabilimento di imbottigliamento al magazzino dei grossisti e dai piccoli autocarri che fanno il trasporto nei centri urbani.

Il consumo del gasolio è, però, solamente uno dei costi diretti da considerare nel costo del trasporto (il valore varia a seconda di tante considerazioni ma indicativamente si aggira intorno al 20/25 % del costo complessivo del trasporto). Infatti bisogna considerare altri costi come l’ammortamento del costo d’acquisto del mezzo di trasporto, il costo delle manutenzioni ordinarie e straordinarie (si pensi al cambio del treno di gomme di tutto il veicolo!), il costo del personale (autisti), il pedaggio autostradale, i costi di assicurazione e tanti altri costi diretti ancora; ai precedenti costi diretti bisogna aggiungere i costi generali dell’intera azienda!

E’ possibile conoscere, con una certa approssimazione, quanto incide il costo del trasporto sul costo di una bottiglia da 1,5 l di acqua minerale e, di riflesso, quante risorse sono consumate per il trasporto?

Si capisce chiaramente che per poter rispondere con precisione a queste domande bisognerebbe conoscere una enormità di dati che in nessun modo posso conoscere ma non bisogna conoscere moltissimi dati per mettere fine al “malpasso” (è un termine usato da Aurelio Peccei), per abbandonare la via verso la catastrofe che abbiamo intrapreso, perché diceva lo stesso Aurelio Peccei: ” Non cercate cifre esatte, dati matematicamente sicuri. Non ne abbiamo, e quando li avremo sarà troppo tardi.” (Nel paragrafo “La devastazione della natura” nel cap.III “La sindrome della decadenza” nel testo “Cento pagine per l’avvenire” pag. 78 di Aurelio Peccei, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A. Milano 1981).

Fonte foto

Le foto 1, 5, 6, 7, 8, 9 e 10 sono state fatte da me

Foto 2 (preforme)

da https://www.cantonimoulds.com/pet/  

Foto 3 (stabilimento imbottigliamento)

da https://www.cristinaguarda.it/ambiente/acqua-del-veneto-come-la-regaliamo-alle-multinazionali/

Foto 4 (auto-articolato rosso)

da https://www.inabottle.it/it/persone/un-trasporto-di-qualita-e-che-rispetta-lambiente-valorizza-lacqua-minerale-e-il-territorio

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Sono nato in Lucania nel lontano 1951 e abito a Bologna da circa trent’anni. Ho sempre avuto interesse, da più punti di vista, verso i “destini” (sempre più dialetticamente interconnessi) dell’umanità: da quello dei valori culturali che riempiano l’esistenza a quello delle condizioni materiali di vita (dall’esaurimento delle risorse naturali ai cambiamenti climatici, ecc.). Ho visto nel valore della “decrescita” un punto di partenza per dare un contributo alla soluzione dei gravi problemi che l’umanità ha di fronte.

1 commento

  1. Personalmente uso una caraffa filtrante e mi trovo bene. Il filtro dura un mese poi va smaltito nell’indifferenziata. Mi pare non abbia nessuna seria controindicazione. Toglie quel sapore di cloro che si percepisce nell’acqua di rubinetto.
    La spesa è di circa la metà rispetto alle bottiglie, ma può variare in base al consumo.
    Comunque, si, dai, mi sembra un buon articolo, ma più che altro da stampare e leggere con calma.
    Saluti

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