Alle origini dell’odio e dell’amore

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Il titolo che ho dato alle parole che sto condividendo è decisamente ambizioso.

Coltivo la convinzione, tuttavia, che dirigere il pensiero verso mete elevate lo nobiliti, indipendentemente poi dal fatto che queste siano immediatamente raggiungibili.

L’impegno per arrivare ad un livello di comprensione importante, ci rende molto più liberi.

La vita quotidiana non di rado rischia di condurci su binari limitanti al punto da condizionare la nostra capacità di ampliare lo sguardo verso orizzonti diversi e più vasti.

Ma, nel momento in cui liberiamo il pensiero e lo eleviamo, da ognuno di noi può scaturire una vera e propria “esplosione”: di potenziale, di direzioni nuove, a volte di poesia e – perché no? – altre di vera e propria gioia.

Forse dobbiamo incoraggiare, in noi, l’attitudine a dirigere la nostra stessa forza creatrice perché vada a sondare ogni angolo di realtà possibili, ne scelga ora l’uno ora l’altro e ne faccia l’origine di un primo cambiamento.

E’ quello che manca, nei tempi che viviamo.

O meglio: è quello che – anche quando non manca – non viene messo in pratica o sempre meno.

Il dirigere il pensiero verso orizzonti lontani e magari apparentemente irraggiungibili ha aiutato l’umanità sopravvissuta alle brutture del ‘900 a coltivare sogni di pace, fratellanza, uguaglianza e libertà. Contribuendo a realizzarli anche a beneficio delle generazioni successive.

Ora, apparentemente sazi di ognuno dei benefit che abbiamo ricevuto in dono, il pensiero di tutti noi ha forse perso lo stimolo a cercare lontano per provare a realizzare il sogno successivo?

Abbiamo necessità di declinare nuovamente la parola odio in tutte le sue sfaccettature, a quanto pare, per ricordare a noi stessi che non è altro che assenza d’amore.

To be continued…

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