Considerazioni sulla storia e sulla decrescita

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Foto 1 Pozzo costruito nel 1901, con vasche per abbeverare gli animali e, al centro, il lavatoioIn seguito ad alcuni articoli pubblicati su questo blog e ai commenti che ne sono seguiti sento l’esigenza di fare alcune considerazioni sulla storia, sulla decrescita e sui loro rapporti.
Se sono iscritto a Decrescita felice social network e se scrivo articoli sul blog è perché ritengo importante, anzi essenziale, il valore della decrescita: la ritengo una scelta necessaria!
E’ bene prima di tutto definire il contesto che rende la decrescita una scelta necessaria. E’ anche opportuno preventivamente sottolineare che la caratteristica di questo contesto è la complessità, con le sue varie parti in continuo rapporto di feed back. Gli elementi essenziali di questo contesto sono i seguenti (e l’elenco è sicuramente incompleto!):
1) Riduzione degli stock di risorse naturali (combustibili fossili, acqua, minerali rari, pesce, foreste, terre coltivabili, ecc.;)
2) Rischio di sconvolgimento di molti equilibri ambientali in seguito al super sfruttamento della natura (ma il processo è in atto);
3) Separazione fra sviluppo economico e benessere; nei Paesi sviluppati, e fino agli anni settanta del secolo scorso, allo sviluppo economico ha corrisposto un aumento del benessere; dagli anni settanta-ottanta in poi c’è stato una separazione fra questi aspetti e, anzi, sembra che un aumento dello sviluppo economico crei malessere invece che benessere;
4) In molte aree del mondo la popolazione trova difficoltà ad approvvigionarsi di cibo e acqua potabile e a disporre delle più necessarie cure mediche.

Per quanto riguarda il primo punto bisogna dire che, nonostante si disponga di conoscenze esaurienti e incontrovertibili sull’esaurimento delle risorse naturali, nella cultura di massa c’è l’idea che sia possibile una crescita continua e che anzi una delle obiettivi della politica è di rilanciare i consumi.

Per il secondo punto vale quanto detto per il primo: si dispone di conoscenze esaurienti e incontrovertibili sugli sconvolgimenti ambientali che interessano il pianeta terra. Diversamente dall’esaurimento dei combustibili fossili (le cui conoscenze si possono acquisire studiando rapporti di istituti scientifici o studi di singoli esperti o di aziende interessate alla materia) degli sconvolgimenti che riguardano l’ambiente ogni persona ne ha conoscenza diretta oppure ne ha conoscenza attraverso le immagini e i servizi dei mass media.

Per il terzo punto bisogna fare un ragionamento diverso. Le popolazioni che in linea di massima soddisfano adeguatamente i bisogni alimentari, di salute e degli altri fondamentali bisogni hanno necessità di altri valori che riempiano la vita. Hanno bisogno di superare la vita quotidiana, hanno bisogno di sognare, di immaginare e vivere qualcosa che va oltre la quotidianità. Il consumo di droghe, di bevande alcoliche, di psicofarmaci, ecc. non sono altro che dei modi per superare la piatta e spiacevole realtà che viene sperimentata tutti i giorni. Sono ovviamente delle modalità sbagliate visto che portano contemporaneamente a un esito effimero e alla distruzione del corpo e della mente. Altre modalità effimere di superare la piatta quotidianità sono l’acquisto compulsivo (che può a tutti gli effetti essere considerato una droga) di vestiti, scarpe, borsette, dell’ultimo modello di telefonino, di una nuova e super accessoriata autovettura, ecc. e quell’altra droga che è il gioco di azzardo (a cosa si mira col gioco d’azzardo se non a vincere una somma [enormemente superiore a quella puntata] con cui fare acquisti o viaggi o altro che normalmente non ci si può permettere?).

Per quanto riguarda il quarto punto bisogna solamente dire che la mancanza di cibo, di acqua potabile e delle necessarie cure mediche che contraddistingue parte del mondo, sono una conseguenza dello sviluppo ineguale che ha contraddistinto il mondo almeno dalla metà del millennio scorso. Lo sviluppo ineguale però non è da vedersi come qualcosa di naturale ma come conseguenza principalmente della colonizzazione a cui la parte del mondo a cui si fa riferimento è stata assoggettata dal mondo occidentale.

Foto 2 Particolare del lavatoioQuali relazioni esistono fra la decrescita e quei quattro punti che sopra sono stati elencati e brevemente trattati?
La decrescita dei consumi con l’eliminazione dei consumi superflui e dei valori culturali a essi connessi, con l’adozione di tecnologie che richiedono poco afflusso di risorse naturali, con la riduzione della popolazione in tutte le parti del mondo (sarà bene che questo tema sia affrontato!), con la riduzione se non l’eliminazione delle immense spese per armamenti (con accordi internazionali che portino a buoni rapporti di convivenza e collaborazione fra i Paesi [è bene che anche questo tema sia affrontato]) e quant’altro, è una risposta ai problemi indicati in quei quattro punti.

Il metodo

Quale significato dare della storia passata e quali i rapporti con il “qui e ora”?
Penso che non si possa demonizzare la storia passata dicendo che si sono fatte scelte sbagliate. Tempo fa lessi alcuni articoli sul WEB che parlavano del “primitivismo”. La posizione di questo movimento era che l’agricoltura fu una scelta sbagliata. Lo stesso viene detto alle volte del capitalismo e di tanti altri fatti storici.
Penso che il metodo corretto per analizzare quanto avvenuto è che c’erano tutte le ragioni, tutte le condizioni, affinché avvenisse. Che si tratti dell’agricoltura, della divisione del lavoro, della gerarchizzazione della popolazione, dello schiavismo, della guerra, ecc. non importa: sono state tutte scelte culturali che si inquadravano e ricevevano giustificazione dal contesto in cui avvenivano. Si tratta al limite di scoprire le motivazioni nel caso non siano ancora conosciute. Ovviamente se adesso alcune scelte fatte in passato non sono più valide è perché sono intervenuti fatti nuovi, si è creato un nuovo contesto. Quindi il problema si pone “qui e ora”: dopo avere preso coscienza del nuovo contesto che si è creato bisogna fare le necessarie scelte per creare nuove realtà!

Il contenuto

Si vuole dire qualcosa anche del contenuto, cioè delle motivazioni che stanno dietro l’agire umano. Una tale indagine non può che derivare dalla definizione che si dà del genere umano. Credo che ciò che caratterizza l’uomo e che lo diversifica dagli altri esseri viventi è la coscienza del desiderio del soddisfacimento pieno e per un tempo infinito dei suoi bisogni. Ma l’uomo è anche caratterizzato dall’esigenza del superamento della vita quotidiana. Penso che per “natura umana” si possa intendere solamente questo mentre tutto il resto si svolge nell’ambito delle scelte culturali e che la storia non è altro che lo svolgimento dialettico del raggiungimento degli obiettivi sopra indicati.

Sarebbe stato necessario fare delle trattazioni più approfondite di ognuno dei temi affrontati ma con queste poche e brevi considerazioni spero che si crei un fecondo dibattito in seno al blog.

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Armando Boccone
Sono nato in Lucania nel lontano 1951 e abito a Bologna da circa trent’anni. Ho sempre avuto interesse, da più punti di vista, verso i “destini” (sempre più dialetticamente interconnessi) dell’umanità: da quello dei valori culturali che riempiano l’esistenza a quello delle condizioni materiali di vita (dall’esaurimento delle risorse naturali ai cambiamenti climatici, ecc.). Ho visto nel valore della “decrescita” un punto di partenza per dare un contributo alla soluzione dei gravi problemi che l’umanità ha di fronte.

2 Commenti

  1. Caro Armando, ho letto con piacere la tua analisi.
    Vorrei pero` aprire il dibattito sulla nota conclusiva:
    “ciò che caratterizza l’uomo e che lo diversifica dagli altri esseri viventi è la coscienza del desiderio del soddisfacimento pieno e per un tempo infinito dei suoi bisogni”.
    Io penso che anche gli altri esseri viventi abbiano il desiderio del soddisfacimento dei loro bisogni, in alcuni casi danno il segno di esserne conscienti anche nella dimensione temporale come si vede da api, castori, formiche, uccelli, ecc… che spendono notevoli energie a costruire ricoveri duraturi (a modo loro infiniti) per soddisfare i loro bisogni.
    Io credo che in fondo, non ci sia una distinzione netta tra i diversi esseri viventi, ma piuttosto una distizione di quantita`. Certamente l’uomo si e` spinto piu` in la` di ogni altro nella costruzione e trasformazione del mondo ed ha cercato di razionalizzarla comprendendo le leggi della natura in modo da accelerare e progettare lo sviluppo invece che imparare solamente dagli errori con variazioni infinitesime in migliaia d’anni d’evoluzione.
    L’uomo pero` si e` spinto troppo oltre ed e` ora di razionalizzare ulteriormente il progresso per capire come correggerne la rotta. Gli animali lo fanno attraverso l’evoluzione: se un formicaio viene costruito sul bordo di un fiume e l’acqua se lo porta via ci sono altre migliaia di formicai che sopravvivono altrove. Invece noi stiamo invadendo con il nostro formicaio tutto il mondo, l’unico a disposizione, e se arriva l’alluvione siamo finiti, peggio ancora se l’abbiamo provocata noi.
    Ecco che l’uomo dovrebbe avere quel po’ d’intelligenza in piu` per prevedere tali eventi e modificare i suoi comportamenti prima che sia troppo tardi.
    Ma sara` poi vero ?
    E` giunto il momento di dimostrare che abbiamo tale intelligenza, altrimenti ci faremo spazzare via dal nostro pianeta con le nostre stesse mani… peggio di quanto avrebbe saputo fare l’ultimo degli scarafaggi.

    • Ciao Giulio
      Ti ringrazio per il commento.
      Effettivamente, e diversamente da quanto avveniva in un passato non tanto lontano, adesso le differenze fra l’uomo e gli altri organismi viventi sono viste come più sfumate (anzi una volta si vedevano differenze sostanziali addirittura fra le diverse
      “razze” umane). Ricordo quando scrisse un grande antropologo a tale riguardo: “…ci renderemo conto che fra vita e pensiero non c’è quel radicale divario che il dualismo filosofico del XVII secolo accettava come un dato di fatto. E se ci convinceremo che quanto avviene nella nostra mente non è sostanzialmente né fondamentalmente diverso dai fenomeni basilari della vita stessa, se comprenderemo che non c’è alcuna insuperabile distanza fra l’uomo e tutti gli altri esseri viventi – non solo gli animali, ma anche le piante – diventeremo forse saggi come non credevamo di poter essere.” (Claude Levi-Strauss – Mito e significato)
      Nonostante questo è però necessario alle volte fare delle differenze , altrimenti i vari concetti, le varie definizioni, perderebbero di operatività.
      Ciao
      Armando

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