COronaVIrus Disease 19 e altre malattie: alle origini, circa 10 mila anni fa!

Agricoltura, allevamento e globalizzazione

0
1021
Immagine in evidenza
Due lapidi poste a segnalare la sepoltura delle vittime dell’epidemia di Colera che avvennero nell’isola di Man nel 1832.

La pandemia denominata COronaVIrus Disease 19 (abbreviato in Covid-19), o malattia respiratoria acuta provocata dal virus SARS-CoV-2, di cui i mezzi di informazione ci aggiornano di continuo in merito alla sua diffusione e alle sue conseguenze sanitarie, economiche e d’altro genere, ci obbliga a farci delle domande in merito a questa e ad altre grandi epidemie/pandemie che hanno interessato l’umanità nel passato recente e lontano.

Foto 1 Rappresentazione grafica del coronavirus SARS-CoV-2

Quali sono le cause delle grandi malattie, epidemiche e/o pandemiche, come la peste, il vaiolo, la tubercolosi, il colera e tante altre, che hanno afflitto l’umanità da molti millenni a questa parte?
Questo articolo intende dire qualcosa a tale proposito attingendo da molte fonti ma soprattutto da quanto al riguardo dice Jared Diamond nel suo saggio “Armi, acciaio e malattie – Breve storia del mondo degli ultimi tredicimila anni, pubblicato nel 1997.                                                                                                                    L’articolo, nella conclusione, farà alcune considerazioni sulla situazione più attuale.
Nel saggio appena sopra citato, edito in Italia nel 1998 dalla Giulio Einaudi editore s.p.a Torino, nella Parte terza, cap. XI dal titolo “Il dono fatale del bestiame – L’evoluzione degli agenti patogeni”, Jared Diamond risponde alla domanda posta poco sopra.
Si anticipa l’analisi dicendo che il contesto che ha reso possibile queste malattie sono le condizioni create dall’agricoltura e dall’allevamento, iniziate circa 10 mila anni fa in pochi punti della Terra ma che poi, gradualmente ma in modo continuo e incessante, si sono estese fino a interessare tutta la Terra e tutta la popolazione umana.

– COronaVIrus Disease 19

Ma prima di proseguire nell’analisi è bene dire qualcosa sul COronaVIrus Disease 19, visto che è questa malattia che motiva l’analisi stessa e la stesura di questo articolo.
Si premette che la situazione è in evoluzione per cui quanto sarà detto attingendo da varie fonti potrebbe non coincidere con informazioni più recenti e più approfondite (a ciò si potrebbero aggiungere errori dovuti all’assenza di preparazione medico-scientifica da parte mia!).
“La COVID-19 (acronimo dell’inglese COronaVIrus Disease 19), o malattia respiratoria acuta da SARS-CoV-2 o più semplicemente malattia da coronavirus 2019, è una malattia infettiva respiratoria causata dal virus denominato SARS-CoV-2 appartenente alla famiglia dei coronavirus.” dice Wikipedia alla apposita voce.
Continua Wikipedia alla stessa voce:” La malattia venne identificata per la prima volta nei primi giorni del 2020 dalle autorità sanitarie della città di Wuhan, capitale della provincia di Hubei in Cina, tra i pazienti che avevano sviluppato una polmonite senza una causa chiara.
Intorno a metà dicembre 2019, le autorità sanitarie della città di Wuhan in Cina (circa 11 milioni di abitanti), riscontrarono i primi casi di pazienti che mostravano i sintomi di una “polmonite di causa sconosciuta”; questo primo gruppo di malati era in qualche modo collegato al locale mercato del pesce, costituito da circa un migliaio di bancarelle su cui si vendevano anche polli, fagiani, pipistrelli, marmotte, serpenti, cervi macchiati e organi di conigli oltre ad altri animali selvatici. Fin da subito venne ipotizzato che si trattasse di un nuovo coronavirus proveniente da una fonte animale (una zoonosi).
Il ceppo responsabile della pandemia è stato identificato nei primi giorni di gennaio 2020 e designato SARS-CoV-2 o “Nuovo Coronavirus di Wuhan”, mentre il suo genoma è stato pubblicato il 10 gennaio.

 

– Perché è avvenuto?

Ma come è avvenuto che questo virus attaccasse l’uomo? E, soprattutto, da dove è arrivato?
Molti virus circolano nel mondo animale. La famiglia dei Coronavirus è una numerosa famiglia di virus a RNA che circolano nel mondo animale senza creare problemi agli animali al cui interno vivono.
Nella maggior parte dei casi succede che essi non sono patogeni per l’uomo. Alle volte invece succede che dei virus circolanti nel mondo animale siano soggetti a quel fenomeno chiamato spillover o salto di specie per cui diventano patogeni per l’uomo.
Il Coronavirus è tipico dei pipistrelli, serbatoio (reservoir) di molti Coronavirus, ma affinché possa diventare patogeno per l’uomo è necessario che intervenga un ospite intermedio, un vettore, (che nel caso del virus SARS-CoV-2 sembra sia stato il serpente o il pangolino, di cui in Cina se ne fa un uso alimentare e non solo), in cui il virus dei pipistrelli si ricombina geneticamente con quello dell’altro animale (serpente o pangolino nel caso in questione), creandosi così un nuovo virus che è un mix dei due virus, che acquisisce nuove caratteristiche, con nuovi recettori che lo rendono infettivo per l’uomo: è avvenuto cosi lo spillover, il cosiddetto salto di specie!
A questo punto bisogna chiedersi: è sempre avvenuto così oppure tutto è iniziato in un momento ben preciso?
Avveniva così anche nel paleolitico (terminato circa 10-12 mila anni fa), quando la Terra era popolata da radi ed esigui gruppi umani (in media di 30-50 individui per gruppo) che conducevano una vita nomade o seminomade e dove la loro sussistenza si basava sulla caccia-pesca e raccolta di vegetali spontanei? Oppure tutto è iniziato nel neolitico (iniziato circa 10-12 mila anni fa) in cui i gruppi umani iniziarono a coltivare le piante e ad allevare il bestiame e a diventare sempre più stanziali e numericamente consistenti?
Il cambiamento, come si vedrà nella trattazione del tema, è avvenuto quando l’uomo, nel neolitico, si è trovato nelle nuove condizioni determinate dal nuovo stile di vita adottato (agricoltura e allevamento): si è trovato in gruppi sempre più numerosi e stanziali e in continuo contatto con gli animali domestici che allevava (e quindi anche alle loro feci, urina, sangue e saliva).
Sono state queste nuove condizioni, conseguenza del cambiamento del suo stile di vita, a rendere possibile quelle malattie che, molte volte negli ultimi millenni, hanno decimato la sua popolazione.

Foto 2 Wuhan, metropoli cinese di 11 milioni di abitanti, nella provincia di Hubei, dove nel dicembre del 2019 fece la comparsa per la prima volta il COronaVIrus Disease 19.

-Alle origini, circa 10 mila anni fa!

Prima di parlare di come si verificarono le prime malattie, dovute alle nuove condizioni create dal nuovo stile adottato dalle popolazioni umane, sarebbe bene parlare brevemente delle cause di questo nuovo stile di vita.
In un mio saggio pubblicato alcuni anni fa sul blog Decrescita felice social network è esposta l’ipotesi che, all’interno di un nuovo contesto climatico-ambientale, sulla base del livello culturale–tecnologico raggiunto e su altri fattori che lo resero possibile, l’adozione dell’economia produttiva (coltivazione delle piante e l’allevamento del bestiame) al posto di quella predatoria (caccia-pesca e raccolta di vegetali spontanei), avvenne per creare incremento demografico: ciò, viene sempre ipotizzato nel saggio, per evitare il rischio sempre presente di estinzione delle radi popolazioni umane.

Questo ovviamente é un altro argomento per cui chi fosse interessato potrebbe visionare il saggio in questione al seguente indirizzo http://www.decrescita.com/news/crescita-lesplosione-demografica-nel-neolitico/

Foto 3 Conseguenze del COronaVIrus Disease 19: Papa Francesco, in una Piazza San Pietro deserta e sotto la pioggia, ha pregato per la fine della pandemia.

 

– Le malattie del nuovo stile di vita

Nella trattazione del tema delle origini delle grandi e piccole malattie che hanno accompagnato l’umanità negli ultimi millenni e che alle volte ne hanno decimato la popolazione, come ho già accennato, attingerò a quanto dice Jared Diamond nel suo saggio “Armi, acciaio e malattie – Breve storia del mondo degli ultimi tredicimila anni, pubblicato nel 1997 e, precisamente, a quanto dice nel cap.XI “Il dono fatale del bestiame – L’evoluzione degli agenti patogeni”.
Jared Diamond inizia con una buffa storiella a parlare della correlazione fra le malattie e il bestiame.
Dice questo studioso: “Il modo in cui mi fu illustrata la correlazione fra le malattie e il bestiame è rimasto indelebile nella mia memoria. Un amico dottore, all’epoca in cui era giovane e inesperto, fu chiamato ad occuparsi di una coppia che soffriva di una misteriosa malattia; il fatto che i due non comunicassero molto bene fra di loro, e con il mio amico, non facilitava certo la diagnosi. Il marito era un ometto timido, affetto da una polmonite causata da un microbo sconosciuto, e la sua padronanza della lingua inglese era a dir poco limitata. Fungeva da interprete la sua bella moglie, che era preoccupata della malattia del marito e assai spaventata dall’ospedale. Il mio amico, stremato dopo una settimana di duro lavoro, non riusciva a capire quali strane cause avessero potuto portare all’infezione. Dimenticandosi per un attimo del rispetto per la privacy del paziente, gli chiese in modo molto diretto se avesse avuto rapporti sessuali particolari.
L’ometto si fece rosso, raggomitolandosi fino ad apparire ancora più piccolo; seminascosto dalle coperte, bofonchiò qualcosa con voce appena udibile. Alle sue parole la moglie divenne pazza di rabbia: afferrò un pesante recipiente di metallo che stava lì vicino, si gettò contro il marito e lo colpì alla testa, uscendo poi come un razzo dalla stanza. Ci volle un po’ di tempo al mio amico per rianimare il malcapitato, e ancor di più per capire – nell’inglese smozzicato dell’uomo – che cosa avesse fatto infuriare la donna. Lentamente, la verità venne a galla: aveva confessato di avere avuto numerosi rapporti sessuali con le pecore della fattoria di famiglia, il che forse lo aveva infettato con il misterioso agente patogeno.
Questa buffa storiella sembra riferirsi a un episodio isolato e privo di significato generale. In realtà illustra una questione di grandissima importanza: l’origine animale di alcune malattie. Pochi di noi amano le pecore in senso carnale come l’uomo del racconto; ma è certo che amiamo (di amore platonico) i nostri animali da compagnia…”.

A proposito delle condizioni “innaturali” che si sono create fra l’uomo e gli animali (sia da compagnia che da allevamento) sarà detto qualcosa alla fine di questo articolo.

Continua Jared Diamond a proposito dell’origine delle grandi malattie epidemiche.
“Sia gli adulti sia – in maggior numero – i bambini contraggono malattie dai loro animali domestici. Molti sono semplici fastidi, ma alcune sono diventate in passato faccende molto più serie. I peggiori killer dell’umanità nella nostra storia recente (vaiolo, influenza, tubercolosi, malaria, peste, morbillo e colera) sono sette malattie evolutesi a partire da infezioni degli animali, anche se i microbi che le causano sono al giorno d’oggi esclusivamente caratteristici della specie umana. Poiché queste sono state le principali cause di morte per lungo tempo, sono anche state fattori decisivi nella storia umana.”

“Le grandi malattie epidemiche,…, si sono potute originare solo con l’arrivo delle società numerose e densamente popolate, società che iniziarono a formarsi 10 000 anni fa con la nascita dell’agricoltura e che subirono un’accelerazione con la nascita delle città qualche migliaio di anni dopo. Le prime presenze accertate di alcune malattie sono infatti assai recenti: il vaiolo (scoperto grazie alle cicatrici su una mummia egiziana) nel 1600 a.C, gli orecchioni nel 400 a.C., la lebbra nel 200 a.C, la poliomielite nel 1840 e l’AIDS nel 1959.

Perché l’agricoltura è responsabile della nascita delle malattie infettive? Una ragione l’abbiamo appena vista: permette densità abitative assai superiori (da 10 a 100 volte) rispetto allo stile di vita dei cacciatori-raccoglitori. Inoltre questi ultimi sono nomadi, che abbandonano gli accampamenti e con essi i loro escrementi, potenziali ricettacoli di germi e parassiti. I contadini sedentari, invece, devono convivere con i loro rifiuti, il che fornisce ai microbi una comoda strada per diffondersi nelle acque utilizzate nella comunità.
Alcuni popoli rendono le cose ancora più facili ai batteri e vermi fecali raccogliendo le loro deiezioni e spargendoli sui campi come concime….Inoltre gli insediamenti agricoli attirano i roditori, che sono notori veicoli di malattie. Il disboscamento, infine, rende l’habitat ideale per il prosperare della zanzara anofele che porta la malaria.
Se la nascita dell’agricoltura fu una festa per i nostri microbi, l’arrivo delle città fu addirittura la manna dal cielo: in città c’erano molti più ospiti potenziali, e in condizioni igieniche ancora peggiori. Bisogna aspettare l’inizio del nostro secolo (il novecento, ndr) per poter considerare le città europee autosufficienti dal punto di vista demografico; fino ad allora un flusso costante di immigranti dalle campagne era necessario per bilanciare l’altissimo tasso di mortalità dovuto alle malattie infettive. Un altro momento di gloria nella storia dei germi fu l’apertura delle rotte commerciali, che trasformarono i popoli di Europa, Asia e Nordafrica in un gigantesco banchetto per i microbi. In questo modo, il vaiolo poté raggiungere Roma e uccidere milioni di cittadini dell’impero tra il 165 e il 180 d.C.
La peste bubbonica arrivò allo stesso modo più tardi (nel 542-543, sotto Giustiniano), ma colpì con forza la prima volta con la grande pestilenza del 1346. Responsabile di quest’ultima fu l’apertura di una nuova rotta terrestre con la Cina, attraverso la quale giungevano pellicce infestate dalle pulci che ospitavano il germe. Oggi, con gli aerei, i trasporti sono diventati più veloci del decorso delle malattie: nel 1991 un aereo argentino proveniente da Lima trasportò in poche ore a Los Angeles (a 4800 km di distanza) decine di individui portatori del colera…..
Quindi, giunti a un certo livello di popolazione e affollamento, gli uomini diedero la possibilità agli agenti delle malattie infettive tipiche della nostra specie di evolversi e prosperare. Qui però c’è un paradosso: sono malattie nate con le società affollate, che prima non esistevano. Da dove si sono originate?
Gli studi di biologia molecolare sui batteri e sui virus ci aiutano a rispondere alla domanda. Di molti agenti patogeni umani sono stati individuati i parenti più prossimi: si tratta in gran parte dei microbi che causano analoghe epidemie nei nostri animali domestici. Anche per gli animali si può dire quanto detto prima per l’uomo: le malattie infettive colpiscono soprattutto i gruppi numerosi e affollati, presenti quasi esclusivamente nelle specie sociali. E quando queste specie, come i buoi e i maiali, furono domesticate, erano già vittime di germi che non chiedevano di meglio che trasferirsi nell’uomo.
Il virus del morbillo, ad esempio, è parente stretto di quello della peste bovina, una grave malattia che colpisce i ruminanti ma non l’uomo (mentre il morbillo a sua volta non si trasmette ai bovini). Questo fatto ci fa pensare che in passato un ceppo di virus della peste bovina si sia trasformato in virus del morbillo mutando e adattandosi a vivere all’interno dell’uomo. Non è certo un passaggio sorprendente, se pensiamo che molti contadini vivono accanto al loro bestiame, e quindi alle loro feci, urina, sangue e saliva. La nostra intimità con i bovini dura da 9000 anni: c’era tutto il tempo che il virus della peste bovina si accorgesse di noi. …l’origine di molte altre malattie comuni può essere rintracciata nei nostri animali.”

Foto 4 Il numero di morti causate da alcune pandemie del recente passato

Jared Diamond espone, analizzandoli, le varie modalità e stadi attraverso cui i germi patogeni degli animali infettano l’uomo.

“Visto lo stretto contatto che abbiamo con gli animali a noi cari, dobbiamo subire un bombardamento costante dei loro microbi. Questi nuovi invasori sono setacciati dalla selezione naturale, e solo pochi di loro riescono a diventare agenti di malattie umane. Una rapida scorsa alle affezioni più comuni ci consente di individuare quattro stadi di questo processo.
Il primo passo è esemplificato dalle molte malattie che gli animali domestici ci trasmettono occasionalmente. Dal graffio di un gatto possiamo prendere la linforeticulosi, dai cani la leptospirosi, dai polli e pappagalli la psittacosi, …Tutti questi microbi sono nella fase iniziale della loro evoluzione come agenti patogeni umani: non si possono trasmettere da un individuo all’altro, e lo stesso contagio è un evento poco comune.
In un secondo stadio il germe riesce a passare da un uomo all’altro e a causare epidemie; queste però sono di breve durata e non si ripetono, perché si trova una cura o perché tutti sviluppano l’immunità (o muoiono).
…..
La storia della medicina è piena di episodi del genere: malattie misteriose, che non assomigliano a nessuna di quelle note oggi, che appaiono, causano epidemie tremende e poi scompaiono misteriosamente così come erano venute…prima che la moderna medicina potesse identificare i loro agenti patogeni.
Un terzo stadio è costituito da quelle malattie diffuse nell’uomo e non ancora (ancora?) esauritesi, che potrebbero in futuro causare epidemie letali. Nessuno può prevedere l’evoluzione della febbre di Lassa, una malattia virale arrivataci probabilmente dai roditori, che è stata osservata per la prima volta in Nigeria nel 1969. E’ mortale, ed è così contagiosa che un solo caso può far chiudere un intero ospedale.
….
Lo stadio finale dell’evoluzione è rappresentato dalla malattie epidemiche “classiche” e ben note. Sono probabilmente le vincitrici tra le molte che in passato hanno tentato il salto dagli animali all’uomo riuscendoci, in minima parte.
Quali sono i cambiamenti necessari perché una malattia esclusiva di una specie animale si trasformi in una esclusiva dell’uomo? Il più ovvio è il cambio del vettore intermedio: un germe che si affida, poniamo, a un tipo di artropode per passare da un bovino all’altro deve spesso cambiare carrozza per saltare di uomo in uomo. Il tifo, ad esempio, si trasmette tra i ratti attraverso le loro pulci, il che fu sufficiente in un primo stadio per infettare anche il genere umano. Alla fine, però, il germe del tifo scoprì che poteva usare i pidocchi dell’uomo in modo molto più efficiente, e cambiò vettore. L’evoluzione continua: oggi in America quasi nessuno ha i pidocchi, ma il tifo ha scoperto un’altra rotta per giungere a noi, che passa attraverso gli scoiattoli volanti – animali che spesso fanno la tana nei sottotetti delle case.
Le malattie, dunque, sono un esempio di selezione naturale al lavoro, e di adattamento dei microbi a nuovi ospiti e vettori. Ma le specie sono molto diverse tra loro anche dal punto di vista biochimico e immunitario, e quindi un germe deve sviluppare notevoli mutazioni se vuole sopravvivere nel nuovo ambente.”

Foto 5 Rappresentazione della peste bubbonica che colpì Tournai nelle cronache di Gilles Li Muisis (1272-1352), abate del monastero di San Martino dei giusti, conservata nella Biblioteca reale del Belgio

Nel suo saggio e nello stesso capitolo da cui sono state prese le precedenti citazioni, Jared Diamond analizza le malattie epidemiche anche come arma involontaria che le popolazioni europee utilizzarono per sconfiggere le popolazioni native americane e colonizzare le Americhe.
Dice questo studioso che l’azione di sterminio delle popolazioni native americane avvenne solamente in minima parte per le armi usate dai colonizzatori mentre per la maggior parte avvenne grazie alle malattie infettive (come il vaiolo e poi anche altre) portate dai colonizzatori.
A queste malattie le popolazioni native americane non erano state mai esposte per cui non avevano nessuna resistenza genetica o immunitaria. Solamente una malattia dal Nuovo Mondo arrivò al Vecchio Mondo: la sifilide!
Ci sono diversi motivi, dice Diamond, del perché dello squilibrio fra popolazioni native americane e quelle del Vecchio Mondo in merito alla presenza delle tremende malattie epidemiche che hanno devastato più volte il Vecchio Mondo stesso.
Un motivo è dato dal fatto che le società del Nuovo Mondo erano più giovani di quelle del Vecchio Mondo; un altro motivo è che i maggiori centri di popolazione del Nuovo Mondo (le Ande, il Mesoamerica e la valle del Mississippi) non erano in contatto fra loro mentre, nel Vecchio Mondo, l’Europa, il Nordafrica, l’India e la Cina rappresentavano una grande autostrada per i microbi già al tempo dei romani.
Ma l’ultimo e più importante motivo dello squilibrio fra Nuovo e Vecchio Mondo in merito alla presenza di malattie epidemiche riguarda gli animali domestici. E’ stato detto che le malattie infettive sorsero a partire da mutazioni di agenti patogeni presenti negli animali domestici. Ma in America gli animali domestici erano pochissimi (come il tacchino e il lama) e, sia perché questi animali domestici non si riunivano in grandi branchi sia perché non veniva bevuto il latte del lama e per altri motivi ancora, il contatto fra persone e animali non era paragonabile a quello esistente nel Vecchio Mondo fra uomini e buoi, maiali, asini, cavalli, pecore, capre e altri animali ancora.
Per terminare il tema del ruolo svolto dalle grandi epidemie del passato nella colonizzazione delle Americhe da parte degli europei bisogna dire che se in Africa e altre parti del continente asiatico la colonizzazione da parte degli stessi europei iniziò 3-4 secoli dopo quella delle Americhe fu per il motivo che l’Africa e l’Asia avevano delle potenti armi con cui contrastare la colonizzazione europea: per esempio la malaria in tutta la fascia tropicale, il colera nel Sudest asiatico e la febbre gialla in Africa!

 

Foto 6 Il vaiolo, la grande arma che involontariamente ma, alcune volte, anche volontariamente, permise agli europei di conquistare le Americhe
(Immagine dal XII libro del Codice fiorentino, scritto tra il 1540 e il 1585, che mostra i Nahua del Messico centrale ammalati di vaiolo durante la colonizzazione europea delle Americhe.)

 

– Una breve conclusione

La storiella con cui Jared Diamond inizia la sua analisi sull’origine delle malattie (riportata nella prima citazione) mi dà l’opportunità di dire qualcosa in merito a quell’imponente fenomeno della diffusione degli animali da compagnia e anche delle condizioni igienico-sanitarie, di alimentazione e altro esistenti negli allevamenti degli animali da carne e/o da latte.

Lo studioso parla di rapporto di amore platonico fra persone e animali da compagnia. Invece indagando sul fenomeno sempre più imponente della diffusione degli animali da compagnia ho notato il degrado ambientale nelle città dovuto ai loro escrementi (non raccolti dai proprietari) e all’urina che imbrattano i marciapiedi e i giardinetti delle città. Ma dei problemi li pongono anche i piccioni (a cui molte persone non riescono a fare a meno di dare da mangiare) che imbrattano, col loro guano, balconi e terrazze e altri ambienti.
Ritornando agli animali da compagnia ho notato anche (ricollegandomi al rapporto fra origine delle malattie e animali da allevamento) i rapporti molto affettuosi che vedo fra uomini (ma soprattutto donne) con i cani e i gatti: sono rapporti che consistono nel tenerli in braccio, in continue carezze, in baci sul muso e anche, molte volte, nella condivisione di spazi (casa, divani, autovetture… e anche letto). Non ci sarebbe da stupirsi (visto la storiella raccontata da Jared Diamond) se nel letto, sotto le lenzuola, i rapporti fra alcune persone e i loro animali da compagnia (soprattutto cani) fossero non solamente platonici.

E non ci sarebbe da stupirsi se qualche germe patogeno per animali (topi, piccioni, lucertole, ecc.) con cui gli animali domestici vengono in contatto, oppure esistenti negli stessi animali domestici, subissero delle mutazioni genetiche e passassero all’uomo…ma non vado oltre in queste ipotesi visto che non ho una preparazione medico-scientifica.

Esiste anche il problema delle condizioni di vita (igienico-sanitarie e alimentari) degli animali negli allevamenti intensivi e non.
A proposito del COronaVIrus Disease 19 e delle sue origini in Cina si è dato risalto alle pessime condizioni igieniche dei mercati di molte città cinesi dove sono venduti anche animali selvatici vivi e animali di cui in Occidente non se ne fa uso alimentare: ma anche in Occidente si sono avute malattie dovute alle cattive condizioni igieniche-sanitarie e alimentari esistenti negli allevamenti intensivi e non solo!
E’ il caso del morbo della mucca pazza (BSE: encefalopatia spongiforme bovina) causata da un prione, una proteina patogena. La BSE faceva parte di un gruppo di malattie denominate encefalopatie spongiformi trasmissibili (TSE o EST) che colpiscono diverse specie animali, compreso l’uomo.                                                  Il morbo scoppiò nel Regno Unito nel 1986 e infettò 190.664 capi bovini e circa 230 persone (soprattutto nel Regno unito, in piccola parte nel resto di Europa e praticamente niente nel resto del mondo).

Le cause di questa malattia fu l’alimentazione dei bovini negli allevamenti intensivi e non solo, da considerarsi a dir poco “innaturale”.
Dice Wikipedia alla voce “Ecefalopatia spongiforme bovina”:
“L’insorgenza della malattia era da ricollegarsi, più che all’uso di farine di carne, a modifiche nel processo di produzione delle stesse: per eliminare l’eccesso di grassi si usavano dei solventi potenzialmente pericolosi e/o cancerogeni; sospetti di tossicità sul solvente che li doveva sostituire, fecero sì che se ne abbandonasse l’uso, sostituendolo con un processo di semplice pressione, in cui però le temperature raggiunte non erano più in grado di inattivare i prioni, come invece avveniva nell’uso di solventi.
Alcuni anni dopo la comunità europea mise al bando definitivamente questa pratica, evitando, in questo modo, il riciclaggio dell’agente infettante attraverso l’utilizzo di carcasse di bovini malati nella produzione di farine di carne e ossi destinate all’alimentazione animale.
…..
Nel 2012 l’UE ha poi ripristinato la possibilità di nutrire il bestiame da allevamento con farine animali.”

In poche parole i bovini venivano alimentati anche con farine di carne ottenute da carcasse di bovini malati.

Per una maggiore conoscenza dell’argomento si consiglia di vedere quanto dice Wikipedia al seguente indirizzo https://it.wikipedia.org/wiki/Encefalopatia_spongiforme_bovina

Un’altra malattia che ha colpito Paesi che sono ritenuti all’avanguardia nel mondo per quanto riguarda le condizioni di vita (sanitarie e d’altro genere) è la Febbre Q (Query fever: febbre sconosciuta).

Vediamo quanto dice Wikipedia a proposito della Febbre (all’indirizzo https://it.wikipedia.org/wiki/Febbre_Q )
“La febbre Q è una zoonosi acuta causata dalla Coxiella burnetii, un batterio che colpisce gli esseri umani e altri animali. Questo organismo è raro, ma può essere trovato in bovini, pecore, capre ed anche animali domestici, compresi cani e gatti. L’infezione avviene tramite inalazione di spore di tipologia variante a piccole cellule e dal contatto con l’urina, il latte, le feci, il muco vaginale o lo sperma di animali infetti…..
Questo batterio infetta sia gli animali selvatici che quelli domestici solitamente attraverso la zecca, che fa da vettrice. Anche l’uomo può infettarsi soprattutto attraverso l’inalazione di polvere contaminata dal microrganismo, ma anche tramite il contatto con le urine, il latte, le feci e altre secrezioni biologiche provenienti da animali infetti. Il morso degli artropodi (zecche) non trasmette la malattia all’uomo; tuttavia, le deiezioni infette della zecca possono essere inalate e, se infette, produrre la malattia…..
Bovini, capre e pecore sono gli animali più comunemente infettati e possono servire da serbatoio per i batteri.”

Ma sono soprattutto le pessime condizioni igieniche negli allevamenti, soprattutto di capre e pecore, che fa in modo che questa malattia si trasmetta all’uomo. I territori in cui questa malattia si è diffusa in modo endemico appartengono tutti all’Occidente sviluppato (Australia, USA, Olanda e altri Paesi europei).

Per concludere sulla Febbre Q si riporta quest’ulteriore materiale:
“La Febbre Q è stata descritta per la prima volta nell’uomo nel 1935 tra il personale di uno stabilimento di macellazione della città di Brisbane (Australia), che manifestava una sindrome febbrile diffusa ad un numero elevato di lavoratori …. Lo stesso agente eziologico è stato poi ritrovato nelle zecche ad Hamilton, Montana, USA … nel 1938 …. I ruminanti domestici, in particolare pecore e capre, costituiscono il principale reservoir del microrganismo per l’uomo che s’infetta per inalazione degli aerosol infetti o per contatto diretto, o tramite la disseminazione del patogeno operata dal vento … Per quest’ultima modalità di trasmissione particolare importanza rivestono l’eliminazione di C. burnetii (il batterio Coxiella burnetii, ndr) con le feci e la conseguente contaminazione delle deiezioni animali e le condizioni ambientali …. Nell’uomo la malattia è a tutt’oggi endemica in molti paesi europei e nella popolazione delle aree rurali si rileva una sieroprevalenza che varia dal 10 al 30% … Recentemente si è avuta in Olanda, nella regione del Nord-Brabante, una grave epidemia nell’uomo con un totale di 4.026 casi diagnosticati fra il 2007 ed il 2010… Gli allevamenti intensivi di capre da latte presenti nella zona sono stati individuati come la fonte del contagio per l’uomo. In particolare il numero elevato di aborti caprini occorsi nel 2007 in associazione il clima caldo e secco della stagione primaverile sembra abbiano favorito la trasmissione aerogena di particelle di polvere contaminata nei centri abitati situati nell’area, con la diffusione dell’infezione in un numero altissimo di persone… La principale caratteristica della Febbre Q nell’uomo è il polimorfismo dei sintomi clinici per cui la diagnosi clinica è difficoltosa ed il ricorso alla conferma di laboratorio un passo obbligato del processo diagnostico. Va inoltre ricordato che anche nell’uomo l’infezione può manifestarsi in forma subclinica con assenza di sintomi clinici.” Da http://www.izsvenezie.it/documenti/comunicazione/materiale-editoriale/2-manuali/veterinaria/lg-vet4-febbre-Q.pdf

Per terminare questo articolo non si può non dire qualcosa sul tema della globalizzazione, a cui i temi trattati sono collegati. Questo fenomeno, che avviene a diversi livelli e che è iniziato alcuni millenni fa, negli ultimi decenni ha subito un notevole incremento. Ormai ha investito tutti i livelli della vita umana, da quello economico a quello sanitario. Il COronaVIrus Disease 19 dimostra che non si può continuare nel modo in cui si è proceduto finora: la decrescita potrebbe essere una soluzione a molti dei problemi che assillano l’umanità, da quelli relativi allo sviluppo economico ecologicamente insostenibile oltre che ineguale, a quelli sanitari.

Fonte foto
Immagine in evidenza da https://www.laluce.news/2020/03/13/le-10-peggiori-malattie-epidemiche-della-storia/
Foto 1 da https://it.wikipedia.org/wiki/COVID-19
Foto 2 da https://tg24.sky.it/mondo/approfondimenti/foto/coronavirus-cina-tappe.html
Foto 3 da https://www.open.online/2020/03/27/la-preghiera-del-papa-contro-lepidemia-in-una-piazza-san-pietro-deserta-dio-non-lasciarci-nella-tempesta/
Foto 4 da https://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/infografica/i-morti-causati-dalle-grandi-epidemie-del-passato_16202635-2020.shtml
Foto 5 da https://it.wikipedia.org/wiki/Peste
Foto 6 da https://it.wikipedia.org/wiki/Vaiolo
CONDIVIDI
Articolo precedenteIn difesa e contro Claudio Messora
Articolo successivoPer la decrescita felice è già fase 2
Armando Boccone
Sono nato in Lucania nel lontano 1951 e abito a Bologna da circa trent’anni. Ho sempre avuto interesse, da più punti di vista, verso i “destini” (sempre più dialetticamente interconnessi) dell’umanità: da quello dei valori culturali che riempiano l’esistenza a quello delle condizioni materiali di vita (dall’esaurimento delle risorse naturali ai cambiamenti climatici, ecc.). Ho visto nel valore della “decrescita” un punto di partenza per dare un contributo alla soluzione dei gravi problemi che l’umanità ha di fronte.

Lascia un commento

Inserisci il tuo commento
Inserisci qui il tuo nome

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.