Covid 19 e Riscaldamento Globale: un confronto

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“La mascherina in questo caso…intanto è già tardi…e il virus ci ha fatto vedere che ogni giorno perduto ha fatto poi moltiplicare il bilancio delle vittime!…la mascherina per il clima è prima di tutto consumare meno combustibili fossili, bruciare meno carbone, meno petrolio, meno gas!…questo vuol dire vivere un po’ più lentamente perché tutta la nostra vita è basato su quello!”  (Luca Mercalli)

Covid 19 e Riscaldamento globale: un confronto

Questo articolo intende fare un paragone fra il Covid 19 e il Riscaldamento globale in base alla diversa capacità dell’umanità di farvi fronte: in poche parole si intende stabilire se è più facile combattere il Covid 19 oppure il Riscaldamento globale!

Dal confronto, come si vedrà, verrà fuori che il Covid 19 è nel complesso facilmente affrontabile contrariamente a quanto avviene (anzi, a quanto, forse, avverrà!) nei confronti del Riscaldamento globale.

La differenza si nota a tutti i livelli: a livello di singoli individui, a livello di piccole comunità e, via via, a livello di regioni, di nazioni e di continenti. Ci sono altri aspetti nel confronto che sono molto importanti, anzi che sono essenziali: il rapporto con il tempo e con i valori che bisogna sacrificare!

Finora le poche cose dette sembrano poco comprensibili ma vediamo cosa si intende significare.

  • La differenza fra singoli individui

I singoli individui si difendono facilmente nei confronti del Covid 19 se portano la mascherina, se con una certa frequenza si sanificano e se si puliscono le mani, se non partecipano ad assembramenti, se mantengono le distanze da situazioni o persone da cui potrebbero essere infettati, ecc.

Nel caso dei Riscaldamento globale (con tutto ciò che comporta in termini di disastri ambientali come incendi, straripamenti di fiumi, frane, allagamenti, abbattimenti di alberi e di intere foreste, innalzamento del livello dei mari, ecc.) il comportamento virtuoso da parte di singoli individui non li mette al riparo da quelle conseguenze. Se un individuo avesse un comportamento virtuoso (dalla raccolta differenziata all’uso parsimonioso di ogni tipo di risorsa) non si avrebbero conseguenze positive su di lui se tutti gli altri continuassero a comportarsi in modo diverso.

  • La differenza fra piccole comunità e fra regioni e nazioni

Si è visto che particolari regioni, particolari province, particolari paesi e particolari comunità (come le case di riposo e le residenze sanitarie assistenziali [RSA]) sono stati investiti pesantemente dal Covid 19. Ovviamente se si fosse conosciuta la pericolosità della situazione e si fossero stati presi gli opportuni provvedimenti, in queste realtà non si sarebbero avute le conseguenze che ci sono state.                                                            Ovviamente quando in seguito si sono presi i provvedimenti necessari (limitazioni alle entrate di persone provenienti da situazioni in cui il Covid 19 era diffuso, quarantena per le persone probabili fonti di infezioni da Covid 19 e altri provvedimenti), limitazioni a manifestazioni pubbliche (chiusura delle scuole, limitazioni a tutta una serie di eventi [dai matrimoni ai funerali e ad altre funzioni civili e religiose , dalle partite di calcio ad altre manifestazioni sportive e culturali]) si sono visti i risultati in termini di contenimento della pandemia. Sempre ovviamente, quando in seguito, questa estate, si sono allentati i divieti e si sono fatte parecchie concessioni alla circolazione di persone, si è vista una ripresa dei contagiati al Coronavirus (a ottobre–novembre di quest’anno sembra che si sia nel pieno della seconda ondata del Covid 19).

Nel caso del Riscaldamento globale non c’è nessuna relazione fra il comportamento virtuoso di piccole comunità, regioni o nazioni e le conseguenze su di esse dei cambiamenti climatici. Certe aree del mondo subiranno le peggiori conseguenze dal Riscaldamento globale (come il Bangladesh nel caso di innalzamento del livello del mare) indipendentemente dal loro comportamento in termini di contributo ai cambiamenti climatici (in termini di uso di combustibili fossili, di raccolta differenziata e di riutilizzo di vari materiali, uso delle risorse naturali, ecc.)

  • Il rapporto con il tempo

La messa in campo di tutta la serie di comportamenti sopra esposti nei confronti del Covid 19 (e la probabile messa a punto di vaccini oltre che alla messa a punto di migliori cure sugli effetti dell’infezione) porterebbero con una certa velocità (in alcun casi in breve tempo mentre in altri casi ci vorranno tempi più lunghi) a delle conseguenze positive se non al superamento definitivo della pandemia da Covid 19 (ovviamente non si tiene conto di tutte le cose che non si sanno sul Covid 19 [ci si può contagiare più di una volta? quanto tempo dura l’efficacia degli anticorpi provocati dal contagio? quale efficacia temporale avrà il futuro vaccino? su cosa proteggerà il vaccino? il Covid 19 potrebbe sparire così come è comparso come è successo per altre pandemie passate? ecc.] e, in ogni caso, non si tiene conto dell’imponderabile in merito a questa pandemia).

Per quanto riguarda i cambiamenti climatici ho sentito più volte che se (…e che grosso “se”!) tutte le persone e tutti i Paesi da questo momento avessero comportamenti virtuosi (dalla riduzione del consumo di combustibili fossili a tutta una serie di altri provvedimenti) il Riscaldamento globale continuerebbe a fare sentire i suoi effetti per moltissimo tempo ancora (forse diversi decenni) perché ormai certi processi sono stati innescati e non è facile tornare indietro.

 

Global health crisis due to the Coronavirus 
  • Il rapporto con valori culturali esistenti

I valori che si raggiungono o che, comunque, sono implicati nella lotta al Covid 19, sono i valori della salute mentre nella lotta ai cambiamenti climatici sono i valori, nei suoi molteplici aspetti, della tutela e continuazione (in buone condizioni) della vita umana sulla Terra; ma sia nella lotta al Covid 19 che nella lotta ai cambiamenti climatici sono messi in discussione dei valori importanti: nel caso del Covid 19 sono posti dei limiti, almeno temporaneamente e relativamente alla persistenza della pandemia, nello svolgimento di molte attività economiche, alla libertà nella movimentazione delle persone, nelle relazioni sociali, negli avvenimenti culturali di vario genere (dai concerti alle partite di calcio, dai cinema ai musei, dal turismo e a tante altre attività) mentre nel caso dei cambiamenti climatici  bisogna mettere in discussione definitivamente valori che fanno parte della cultura umana da millenni se non da sempre (la crescita della produzione sia complessiva che pro-capite, la crescita demografica, il possesso di beni materiali, i valori del dominio e del possesso, ecc.).

Se ci sono differenze fra i diversi modi di affrontare la pandemia creata dal Covid 19, da una parte, e i cambiamenti climatici dall’altra, penso che dipenda dai diversi valori implicati.

Scrive François Gemenne, membro dell’IPCC (1), sulle differenze fra Covid 19 e Riscaldamento globale in merito alle problematiche che pongono e alle differenti risposte che richiedono:

“La crisi del coronavirus e il cambiamento climatico sono due problemi fondamentalmente diversi, che richiedono risposte diverse.”

…..

 “La crisi del coronavirus e il cambiamento climatico hanno ovviamente molte caratteristiche comuni – il loro carattere globale, la necessità di risposte urgenti, allarmi scientifici – ma sono due problemi fondamentalmente diversi, che richiedono risposte diverse.

…..

 A differenza del coronavirus, non ci si può aspettare benefici immediati e localizzati dalle proprie azioni. E soprattutto, il cambiamento climatico non è una crisi: è una trasformazione irreversibile. Non ci sarà alcun ritorno alla normalità, nessun vaccino contro il cambiamento climatico. E ci vorranno misure strutturali, che avvieranno una vera trasformazione della società e dell’economia.”

 

1) IPCC: Intergovernmental Panel on Climate Change (Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico). Il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico  è il foro scientifico formato nel 1988 da due organismi delle Nazioni Unite, l’Organizzazione meteorologica mondiale (OMM) e il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP) allo scopo di studiare il riscaldamento globale ( da https://it.wikipedia.org/wiki/Gruppo_intergovernativo_sul_cambiamento_climatico )

 

Le armi spuntate contro il Riscaldamento globale

  • Impianti eolici e fotovoltaici

Per la verità non vedo strategie nella lotta ai cambiamenti climatici. Certi modi, come la diffusione di impianti fotovoltaici ed eolici, oppure la corsa che è iniziata nella produzione di veicoli elettrici a uso privato, probabilmente hanno portato o portano/porteranno a un maggiore consumo di combustibili fossili. E’ necessario a tale riguardo fare un calcolo preciso e vedere quanto ha comportato, in termini energetici, la costruzione di impianti eolici e fotovoltaici e confrontarlo con quanto risparmio energetico ha comportato e comporterà.

Da parecchio tempo sto facendo la congettura che gli impianti eolici e fotovoltaici non comportino nessun risparmio energetico ma solamente maggior consumo relativo alle loro installazione e conduzione (oltre che a danneggiare il paesaggio con la loro presenza).   Gli impianti funzionanti a combustibili fossili infatti dovrebbero sempre funzionare per approvvigionare l’utenza dell’energia elettrica necessaria vista la intermittenza della produzione elettrica proveniente da quelle fonti alternative e l’assenza di sistemi di accumulo dell’energia elettrica prodotta dalle suddette fonti.                                              Da parecchio tempo sto facendo la congettura che l’installazione di impianti fotovoltaici ed eolici sia solamente servita a far girare l’economia, a fare aumentare il PIL (prodotto interno lordo) cioè la produzione e i consumi. Ovviamente sono disposto ad accettare le eventuali dimostrazioni dell’infondatezza delle suddette congetture.

 

  • L’auto elettrica

La stessa operazione bisognerà fare per quanto riguarda la corsa che è iniziata nella produzione di veicoli elettrici a uso privato. Tale corsa è ben vista dall’opinione pubblica e da un certo ambientalismo.  Sembra che la diffusione dei veicoli elettrici a uso primato risolverà tutti i problemi di inquinamento. Per quanto riguarda questo specifico problema sicuramente parte dell’inquinamento sarà spostato dalle città alle località dove saranno installate le centrali, funzionanti a combustibili fossili, che produrranno l’ulteriore energia elettrica necessaria per caricare le batterie degli autoveicoli (e questo è un aspetto positivo).                                                                                                           Bisognerà però fare ulteriori e tante altre considerazioni. La prima considerazione è che se per incrementare la produzione di veicoli elettrici si facesse ricorso a provvedimenti che incentivano la rottamazione dei veicoli a combustione interna bisognerà calcolare tutti i costi che comporterà la rottamazione dei veicoli indicati oltre allo spreco delle risorse utilizzate in passato per la loro produzione.                                                                       La seconda considerazione è che la diffusione di veicoli elettrici a uso privato comporterà degli enormi costi in termini di rifacimento/potenziamento dell’impianto elettrico da utilizzare per caricare le batterie (nel caso, per esempio, di ricarica fatta nel proprio garage), di creazione di posti pubblici di ricarica, di rifacimento/potenziamento di tutta la rete elettrica visto il maggiore carico di energia che dovrà trasportare, creazione di nuove centrali funzionanti a combustibili fossili per produrre l’ulteriore energia elettrica necessaria, ecc.

Ma gli effetti collaterali che comporterà la diffusione dei veicoli elettrici nella mobilità privata sono tanti e tali per cui vi invito alla lettura di un lavoro dal titolo “L’auto elettrica e gli effetti collaterali” fatto da  Mirco Rossi di Aspoitalia (qui per l’intero articolo)                                                                                                                                                      Per concludere questo argomento riporto, in riferimento alla scelta della mobilità elettrica privata, il riassunto riportato da Mirco Rossi agli inizi del suo lavoro:

“Le case automobilistiche stanno sostenendo una martellante “proposta”, condivisa da una larga parte dell’opinione pubblica e dell’élite dell’ambientalismo, per passare dalla motorizzazione a combustibile fossile a quella elettrica nel settore della mobilità privata. Un esame dettagliato di alcuni dei punti principali mette in discussione l’opportunità di tale scelta, perseguita senza scalfire il ruolo che il settore svolge nel contesto socio-produttivo e l’importanza che riveste nei processi di esaurimento delle risorse primarie ed energetiche. I benefici annunciati sull’inquinamento e sul riscaldamento globale risultano al momento praticamente irraggiungibili, mentre gli asseriti vantaggi delle soluzioni tecnologiche si scontrano con limiti difficilmente superabili nel ciclo di vita delle nuove vetture elettriche, presenti in varia misura nelle fasi di costruzione, uso e smaltimento. Emerge inoltre la difficoltà di approvvigionamento, in particolare da fonte rinnovabile “pulita”, per una flotta di vetture elettriche che arrivi a coprire una percentuale significativa (15/25%) di quella attuale a combustione interna. Critica è anche la creazione di infrastrutture elettriche, adeguate a un simile livello di penetrazione, in ambito urbano, extraurbano e autostradale. La motorizzazione elettrica, per risultare efficace e contribuire a limitare i danni che stiamo arrecando alla nostra unica “casa”, deve potersi inserire in un contesto di profonda trasformazione dell’intera società in cui l’esigenza di mobilità possa riqualificarsi e riorganizzarsi su altri piani.” (sono inseriti da me il grassetto e la sottilineatura di una espressione nel riassunto NDR)

  • Altre armi spuntate

Ma le armi spuntate contro il Riscaldamento globale sono tante: si pensi alle ricerche e sperimentazioni fatte a partire dagli anni ’50 del secolo scorso sulla fusione nucleare (con le immense spese che ha comportato) che non hanno portato a nulla; si pensi al dibattito inconcludente sull’uso dell’idrogeno, ecc.

 

Il Riscaldamento globale

 

Ulteriori difficoltà nel combattere il Riscaldamento globale

  • Il paradosso di Jevons e l’effetto rimbalzo

Ma anche se ci fosse del risparmio energetico specifico e quindi meno spesa da parte degli individui e delle famiglie (come avviene nelle case con l’adozione di finestre che fanno risparmiare energia per il riscaldamento degli ambienti, ecc.) ciò non comporta necessariamente una riduzione dei consumi complessivi e quindi, una attenuazione del riscaldamento globale, perché ciò che viene risparmiato in un settore viene consumato in un altro per via del paradosso di Jevons. In poche parole se una famiglia risparmia per il riscaldamento della casa perché, grazie ai nuovi infissi usa meno combustibili, succede che ciò che ha risparmiato viene usato diversamente (si va una volta in più al mese al ristorante, si fa un viaggio più all’anno, si prendono animali da compagnia, ecc.)…ma sembra che il consumo non sia uguale a quello di prima ma che addirittura aumenti!!          Riguardo a tali temi si vedano in Wikipedia la voce “Paradosso di Jevons” e, soprattutto, la voce “Effetto rimbalzo (economia)” dove in particolare  si parla dell’”Effetto rimbalzo indiretto”.

  • Una intervista a Luca Mercalli

In merito alle caratteristiche del riscaldamento globale in termini di problematiche che pone e di strategie per farvi fronte vediamo quanto dice Luca Mercalli al riguardo (riporto, alla volte in forma diretta e alle volte in forma indiretta, quanto detto da questo studioso in una intervista rilasciata a una testata piemontese).

Nella prima parte dell’intervista Luca Mercalli parla dell’alluvione avvenuta in alcune zone del Piemonte alcuni giorni prima (inizi di ottobre 2020). Sono esposti i caratteri eccezionali dell’evento e di come ciò sia avvenuto perché abbiamo un Mediterraneo sempre più caldo e che quando arriva aria fredda dal nord trova appunto il caldo del Mediterraneo che fornisce energia e vapore e che fornisce quindi il carburante per questi eventi eccezionali. Dice Luca Mercalli che questi fenomeni sono sempre avvenuti in passato ma che adesso sono amplificati dal riscaldamento globale.                                                                              L’intervistatore entra poi nel tema che viene trattato nel presente articolo: dice, in riferimento agli accorgimenti da prendere, che le persone comuni vedono questi temi del riscaldamento globale come macro-temi lontanissimi dalle proprie abitudini (“ma che invece così non è!”, commenta contestualmente l’intervistatore).                                                                                              Risponde Luca Mercalli “E’ che i problemi non li vogliamo vedere finchè non ti arriva il morto in casa! E’ la stessa logica del Covid, C’è gente ancora oggi che dice “Non metto la mascherina perché è tutta una bufala!…vai a provare a dirla a Bergamo!…vedi se non ti arriva un cazzotto in faccia!…  (l’intervistatore introduce il tema della mascherina) La mascherina in questo caso…intanto è già tardi…e il virus ci ha fatto vedere che ogni giorno perduto ha fatto poi moltiplicare il bilancio delle vittime!…la mascherina per il clima è prima di tutto consumare meno combustibili fossili, bruciare meno carbone, meno petrolio, meno gas!…questo vuol dire vivere un po’ più lentamente perché tutta la nostra vita è basato su quello!”

L’intervistatore dice che l’anno scorso (per i movimenti giovanili che ci sono stati e per altro) sembrava che questi temi fossero di attualità e chiede a Luca Mercalli se è stato perso il treno!

La risposta di Luca Mercalli è ben chiara: dice che il treno è stato perso 40 anni fa… non è stato perso ieri! Viene detto che nei primi anni 2000 nelle scuole lui trattava già questi temi, che il treno era già perso allora, ma nel frattempo si sono aggiunti altri 15 anni di ritardo. “La prima convenzione internazionale sui cambiamenti climatici, quindi il primo atto politico, firmato da tutte le nazioni delle Nazioni Unite, è del 1992. Da allora abbiamo fatto solo grandi chiacchiere, e il risultato è che la temperatura del pianeta adesso è salita di 1,2 gradi a livello globale, i ghiacciai stanno fondendo in tutto il mondo, i mari aumentano di livello, i fenomeni estremi aumentano di frequenza, …viene da dire.., cosa vogliamo aspettare? Il problema è che se non usi questa mascherina climatica oggi… è l’ultima finestra di intervento che abbiamo…dopo ci ritroviamo che quando grandi cambiamenti climatici si saranno sviluppati in tutto la loro potenza non potremmo fare più niente…è questo il problema.”

L’intervistatore dice che il Covid ha portato a fare diventare obbligatorio mettere la mascherina e chiede a Luca Mercali quando succederà finalmente che sarà obbligatorio mettere la mascherina anche verso gli eventi climatici? “cosa serve per farlo?” conclude l’intervistatore.

Risponde Luca Mercalli:”Questa considerazione è molto interessante, temo che sia così, non riusciremo a farlo come un atto volontario…come sempre come atto volontario interesserà una piccola parte della popolazione…se parliamo della enormità dei cambiamenti che dovremo fare nella nostra vita, dalla casa ai trasporti, l’uso dell’energia, i rifiuti, l’uso delle risorse naturali…è chiaro che dovremo fare delle scelte e imporci alcune autolimitazioni…io sono dell’idea che si può negoziare la scelta tagliando il superfluo e garantendoci il necessario…ma per farlo serve una sorta di unanimità…non ci sarà mai!”

Continua l’intervistatore chiedendo se ci sarà qualcosa di traumatico per costringerci a cambiare oppure abbiamo ancora la possibilità di invertire la marcia.

“La possibilità di invertire la marcia sarebbe uno sforzo corale, culturale e politico per farlo in tempo di pace”, dice Luca Mercalli, “…quando arriveranno quegli episodi che ci convinceranno con la forza… a mio parere, la prima considerazione che faccio è che sarà troppo tardi perché nel caso del clima non puoi più correggere quelli che sono processi di dimensione gigantesca… e rischiano, al contrario, di piombarci nel panico, nel disordine, nel conflitto internazionale…quindi abbiamo bisogno di un grande miracolo culturale e politico…perché penso ci sia bisogno di una grande leadership…ma tenete presente che nemmeno una  persona dotata di carisma come Papa Francesco è riuscito a smuovere le coscienze…se pensiamo che l’enciclica “Laudato si!” è stata pubblicata nel 2015…non l’hanno letta nemmeno i parroci!”

Qui per l’intervista completa a Luca Mercalli.

Quale soluzione?La decrescita: ovvero trasformare lo spazio in tempo!

La soluzione per fare fronte al riscaldamento climatico è la decrescita, quindi la diminuzione dei consumi di combustibili fossili, la cui combustione porta all’immissione di enormi quantità nell’atmosfera di biossido di carbonio e altri inquinanti.

La cultura attuale però si basa sulla crescita, sull’incremento dei consumi: ciò si ottiene contemporaneamente attraverso una maggiore produzione, che si ottiene a sua volta mediante un maggiore consumo di risorse e una maggiore efficienza nell’uso delle stesse risorse.

Affinché l’umanità abbia davanti a sé buone prospettive di vita (che possa cioè continuare nel tempo futuro a soddisfare adeguatamente le proprie esigenze) è necessario la decrescita, cioè trasformare lo spazio in tempo: è necessario cioè contrarre lo spazio (riduzione della produzione, della popolazione e di tutto ciò che è connesso) affinché l’umanità possa, in buone condizioni, dilatare il suo tempo futuro di vita. Infatti “dove lo spazio si contrae, il tempo si dilata; e, viceversa, dove il tempo si contrae, lo spazio si dilata”, come affermava Einstein (alla voce “Relatività ristretta” di Wikipedia).

Le prospettive di Luca Mercalli in merito alla contrazione dello spazio  sono, come abbiamo visto, le seguenti: “…quando arriveranno quegli episodi che ci convinceranno con la forza… a mio parere, la prima considerazione che faccio è che sarà troppo tardi perché nel caso del clima non puoi più correggere quelli che sono processi di dimensione gigantesca… e rischiano, al contrario, di piombarci nel panico, nel disordine, nel conflitto internazionale…quindi abbiamo bisogno di un grande miracolo culturale e politico…”

Per contrarre lo spazio e dilatare il tempo, per trasformare lo spazio in tempo ci sarà bisogno di una grande rivoluzione culturale (Luca Mercalli parla di “grande miracolo culturale e politico”).

Ma, come diceva Mao Zedong (1): “La rivoluzione non è un pranzo di gala; non è un’opera letteraria, un disegno, un ricamo; non la si può fare con altrettanta eleganza, tranquillità e delicatezza, o con altrettanta dolcezza, gentilezza, cortesia, riguardo e magnanimità. La rivoluzione è un’insurrezione, un atto di violenza con il quale una classe ne rovescia un’altra.”

Penso che ciò che Mao Zedong disse della rivoluzione si possa dire della trasformazione dello spazio in tempo, cioè della decrescita (a eccezione del riferimento all’insurrezione e alla lotta di classe, in evidente relazione all’allora diverso contesto storico). La decrescita è ancora una idea, non è prassi corrente (salvo esperienze marginali) ma il complesso delle operazioni necessarie per attuarla non sarà un pranzo di gala; non sarà un’opera letteraria, un disegno, un ricamo; non la si potrà fare con altrettanta eleganza, tranquillità e delicatezza, o con altrettanta dolcezza, gentilezza, cortesia, riguardo e magnanimità.                  La decrescita sarà un atto di violenza!! Solo un atto di violenza potrà interrompere lo stato di sonnambulismo in cui ci troviamo!

La decrescita comporterà una rivoluzione che partirà dai rapporti internazionali e arriverà ai nostri modi di vita, arriverà fino alle nostre idee e ai nostri comportamenti quotidiani!

1) Mao Zedong, rivoluzionario e presidente cinese

 

Restaurare il capitale naturale

Le modalità per raggiungere gli obiettivi di cui sopra si è parlato (decrescita cioè trasformazione dello spazio in tempo) sono tante, come per esempio, quanto hanno suggerito  gli economisti ecologici Mathis Wackernagel e William Rees, (1) quando hanno detto, in riferimento all’effetto “Rimbalzo indiretto (di cui si è parlato sopra) “che qualsiasi riduzione dei costi dovuta ad aumenti di efficienza sia “tassata o comunque rimossa dalla circolazione economica. Preferibilmente, dovrebbe essere prelevata per essere reinvestita per restaurare icapitale naturale. Tale prelievo può essere realizzato, ad esempio, attraverso l’imposizione di una apposita ecotassa, l’istituzione di un mercato delle emissioni o l’incremento delle accise sui carburanti. (in Wikipedia in fondo alla voce “Effetto rimbalzo (economia)“.

In riferimento alle proposte di Mathis Wackernagel e William Rees significa che la rivoluzione culturale deve consistere, per esempio, che coloro che cambiano gli infissi del proprio appartamento per ridurre le spese di riscaldamento, devono utilizzare la somma risparmiata non per andare una volta in più al mese al ristorante o fare un viaggio in più all’anno ma dovrebbe essere “rimossa dalla circolazione economica”, dovrebbe essere prelevata per essere reinvestita per restaurare icapitale naturale”.

…ma chi gliela dice questa storia alla famiglia che cambia gli infissi per risparmiare sulle spese di riscaldamento! Chi la convince a utilizzare il risparmio conseguito per trasformare lo spazio in tempo o, come dicono Mathis Wackernagel e William Rees, per ripristinare il capitale naturale?

Come dice Luca Mercalli “…arriveranno quegli episodi che ci convinceranno con la forza…”!

  1. Mathis Wackernagel e William Rees sono i due studiosi che hanno elaborato il concetto di “impronta ecologica”

 

Fonte immagini

L’immagine in evidenza è stata ripresa da https://www.hiclipart.com/free-transparent-background-png-clipart-jhyzt

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L’immagine 2 è stata ripresa da https://www.periodicodaily.com/allarme-riscaldamento-globale-ruolo-allevamento/

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Armando Boccone
Sono nato in Lucania nel lontano 1951 e abito a Bologna da circa trent’anni. Ho sempre avuto interesse, da più punti di vista, verso i “destini” (sempre più dialetticamente interconnessi) dell’umanità: da quello dei valori culturali che riempiano l’esistenza a quello delle condizioni materiali di vita (dall’esaurimento delle risorse naturali ai cambiamenti climatici, ecc.). Ho visto nel valore della “decrescita” un punto di partenza per dare un contributo alla soluzione dei gravi problemi che l’umanità ha di fronte.

2 Commenti

  1. Ciao Armando, bell’articolo ma ritengo che sei un po’ troppo severe con le energie rinnovabili. Questo studio di Charles Hall e altri (https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0301421513003856) dimostra valori interessanti di EROEI per fotovoltaico e rinnovabili, cosa che dovrebbe permettere una loro relativa autonomia dalle fossilo. Sicuramete se provi a mantenere gli attuali fabbisogni energetici con le rinnovabili vai incontro a greenwashing disastroso. Sicuramente controproducenti invece i biocarburanti (http://www.decrescita.com/news/critica-della-ragione-agroindustriale-3-le-cause-della-fame-seconda-parte/)

  2. Anche a me quest’articolo è piaciuto, con qualche riserva che vado a dire.
    Non mi soffermo sul confronto tra la lotta al covid e la lotta all’inquinamento e al riscaldamento globale. E’ abbastanza scontato, scusa se te lo dico, che la prima la si vincerà in un certo lasso di tempo, non tanto grazie alle mascherine, ma perché siamo abbastanza bravi a inquadrare il nemico e a difenderci, con o senza vaccino. Inoltre a mia memoria i virus tendono da soli ad abbassare le armi.
    Sulla seconda hai scritto cose molto apprezzabili e che dovrebbero far riflettere. Purtroppo il quadro di fondo che hai dipinto è di una negatività senza speranza. Ora io penso che anche se è vero che il processo entropico è inarrestabile è che il caos è il destino del pianeta, penso anche che questo processo sarà molto lungo, migliaia, forse decine di migliaia di anni, ovvero un tempo poco commisurabile con quello dell’umanità. Ciò nondimeno abbiamo il compito di rallentare il processo entropico con le misure più drastiche possibili. Da questo punto di vista credo che la ricerca sulle rinnovabili vada incoraggiata e che, anche se è vero che nel breve periodo è una ricerca che comporta grandi dispendi di energia, alla lunga potrà portare reali benefici eliminando quasi completamente il ricorso ai combustibili fossili.
    La decrescita dovrebbe essere la teoria economica-filosofica che sottostà a questa inversione di tendenza, ma qui sono io che divento scettico. Se anche il mondo occidentale dovesse prima o poi accettare una riduzione dei consumi, uno stile di vita più frugale, una rinuncia al superfluo, mi pare altamente improbabile che i popoli del sud e dell’est del mondo (che oggi sono quelli che consumano e inquinano di meno) possano rinunciare all’ottenimento del “benessere” di cui ora godiamo noi. Va già grassa se rallenteranno negli indici di natalità, cosa altrettanto importante. Quindi come vedi sul futuro della decrescita la vedo grigia, ma ugualmente credo che tutte le battaglie contro il neoliberismo, contro il consumismo, contro l’insostenibile forbice reddituale che continua ad allargarsi, vadano combattute fino in fondo. Vanno combattute anche senza una speranza fondata di vittoria, perché già il solo farle è ragione di vita.
    Infine un ringraziamento per avermi segnalato il pensiero di Luca Mercalli, che sento molto affine al mio. Mi scuso anche per l’eccessiva lunghezza di questo commento.

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