Scienza e coscienza

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Nel bene e nel male, la scienza è un tema che tiene banco. Da un articolo pubblicato sul Corriere della Sera on line il 23 novembre scorso:

 

 

Pur di partecipare a tale evento, c’è stata gente che ha speso 25 euro di ingresso, una somma con la quale, a titolo di paragone, io avrei potuto assistere a 4 proiezioni dell’osannatissimo film Joker nel multisala della mia città. Che cosa può spingere a ciò? L’articolista del Corriere, oltre al già citato ‘odio per la scienza’, propone un’altra spiegazione:

Non c’è mai stata epoca nella quale la vita quotidiana delle persone sia stata così dipendente dalla scienza. Proprio per questo la diffidenza verso il sapere scientifico si riaccende.

L’argomento ‘dipendenza’ mi convince solo fino a un certo punto. Io piuttosto intravedo concetti di per sé legittimi come pensiero critico e indipendenza di giudizio degenerati in una paranoia cieca e sorda, che non ammette confronto costruttivo. Un atteggiamento irrazionale che, spiega Anthony Giddens in Oltre la destra e la sinistra, è però alimentato da motivazioni profonde e innegabili:

Le scoperte scientifiche sono messe in discussione, criticate o utilizzate insieme ad altre fonti di conoscenza riflessivamente disponibili. […] Molte scoperte scientifiche entrano nella discussione pubblica ben prima – rispetto ai parametri del passato – di essere “verificate”. Dove sono in gioco i “mali” delle innovazioni scientifiche, gli individui e i gruppi sono spesso restii ad aspettare che le denunce siano “adeguatamente” provate,
poiché è possibile che i pericoli cui essi potrebbero trovarsi di fronte, se quelle denunce risultassero vere, siano imminenti. […]
Qualcuno potrebbe sostenere che si giungerà alla dimostrazione scientifica definitiva procedendo a quante più prove possibile; ma, a parte l’impossibilità di verificare le conseguenze a lungo termine, il problema è che probabilmente ciascuna diversa applicazione di una certa innovazione scientifica creerà circostanze nuove, sotto le quali le vecchie prove non avranno alcun valore.

Non si può redimere un terrapiattista, immagino che non si convincerebbe neppure se potesse osservare il nostro pianeta da una navicella nello spazio, anche in quel caso sarebbe capace di negare l’evidenza. Forse, però, si potrebbero evitare situazioni che rischiano di creare diffidenza non tanto contro la ‘scienza’ in astratto, bensì verso gli ‘scienziati’ e, soprattutto, il business che ci gira attorno. Infatti, anche gli ‘amanti’ della scienza non sono privi di criticità, come dimostra un secondo convegno, molto differente da quello terrapiattista, anzi, sulla carta del tutto agli antipodi.

Ne sono venuto a conoscenza grazie a una segnalazione della deputata Sara Cunial tramite il seguente post, pubblicato il 22 novembre sul suo profilo Facebook:

 

 

L’attenzione generale si è concentrata sul sostegno economico offerto dalla Bayer, effettivamente è lecito interrogarsi sull’opportunità per un medico come Burioni, ad esempio, di presenziare a un convegno finanziato da una multinazionale farmaceutica.

Tuttavia, personalmente i dubbi maggiori riguardano l’organizzatore stesso dell’evento, ossia l’Istituto Bruno Leoni (IBL). Per chi non lo conoscesse, trattasi di un think tank iperliberista che, a dispetto del tema della conferenza, si è distinto in passato per diffondere informazioni classificabili come ‘anti-scienza’, ad esempio riguardo l’influenza antropica sul riscaldamento globale dell’atmosfera: qui sul loro sito Web trovate la traduzione in italiano di un articolo dello screditatissimo Richard Lindzen intitolato ‘Il riscaldamento globale è la religione dei nostri tempi’; con qualche semplice ricerca su google è possibile reperire altro negazionismo ambientale.

Insomma, per l’IBL e tanti altri fautori di progresso e sviluppo, appartiene alla ‘scienza’ tutto ciò che consente di fare soldi, mentre la climatologia e in generale tutte le discipline afferenti all’ecologia sono solo guastafeste che, oltre a non produrre alcun ritrovato commercialmente sfruttabile, con i loro severi ammonimenti sono solo portatrici di sventura ammazza-affari. Allo stesso modo, contestare potenziali fonti di lucro come transgenesi o il 5g, solo per citare alcuni casi controversi, significa essere bollati come ‘anti-scienza’ a prescindere, in un contesto ideologico dove l’adesione al metodo scientifico conta veramente poco, mentre sono fondamentali il sostegno acritico a determinate tecnologie confacenti a una precisa religione economica (crescita!).

Siccome un buon numero di scienziati si presta senza problemi a simili strumentalizzazioni (in particolare quelli appartenenti alla categoria ‘blastatori’), tanti sfiduciati e disillusi reagiscono affidandosi a fonti  stravaganti che vengono accreditate unicamente per il loro carattere ‘alternativo’ e diametralmente opposto alle posizioni ‘ufficiali’, talvolta sprofondando fino al terrapiattismo. Involontariamente, divulgando informazioni palesemente false su argomenti dove invece sussistono problematiche reali – ingegneria genetica, elettrosmog, lobbysmo farmaceutico, ecc. – queste persone finiscono per agevolare la reazione dei paladini della ‘scienza quando fa rima con quattrini’ che, ostentando ai quattro venti simile letame intellettuale, portano facilmente acqua al loro mulino potendo ignorare le contestazioni più scomode e rigorose. Tutto ciò per merito di quelli che qualcuno chiamerebbe ingenerosamente ‘utili idioti’, che io preferisco definire soggetti quasi sempre in buona fede ma ottenebrati dal sospetto e oramai incapaci di ragionare con lucidità.

Un gioco delle parti tra interesse privato e fanatismo irrazionalista è proprio l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno. Se è praticamente impossibile influenzare potentati economici e think tank lobbistici, possiamo invece, come militanti della causa ambientale, fare molto su noi stessi, sforzandoci di rimanere intellettualmente onesti e di evitare trappole mortali quali ‘il fine giustifica i mezzi’, imponendoci quello sforzo di ricerca della verità che sarebbe il caposaldo fondamentale della scienza ed evitando accuratamente di attirare consenso verso le nostre posizioni con informazioni di dubbia autenticità. Anche perché, non dimentichiamolo mai, la società civile reale è molto meno faziosa e irragionevole del pubblico del Web.

 

 

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Igor Giussani
Nasco a Milano il 7 febbraio 1978. Sono un docente precario di italiano e storia nella scuola superiore, interessato ai temi della sostenibilità ambientale e sociale. Ho espresso le mie idee sulla decrescita e i cambiamenti sociali necessari in Svolta Radicale. Alla ricerca di una via di uscita (http://www.decrescita.com/news/?page_id=42&did=26), Democrazia Radicale. La decrescita come contropotere sociale (http://www.decrescita.com/news/download/?did=32), Io e la decrescita. I miei primi due anni di DFSN (http://www.decrescita.com/news/download/?did=39), Insostenibile. Le ragioni profonde della decrescita (http://www.decrescita.com/news/download/?did=50) http://igorgiussani.blogspot.it/

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