Serendipity e bricolage: i due strumenti del futuro!

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Con questo lavoro si vogliono proporre dei modi, degli strumenti da utilizzare per uscire fuori dalla situazione critica in cui l’umanità e il Mondo si trovano.

La situazione è questa: c’è il grosso problema dei cambiamenti climatico/ambientali che se non risolto porterà l’umanità e la Terra alla catastrofe!

La domanda che si pone è la seguente: come se ne esce? come si affronta la situazione critica in cui ci troviamo?

Nella ricerca degli strumenti da utilizzare per uscire dalla situazione critica in cui ci troviamo mi sono imbattuto in due strumenti fondamentali che l’umanità e la natura hanno sempre usato: la serendipity e il bricolage!

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I colibrì hanno l’abilità di rimanere quasi immobili a mezz’aria, capacità garantita dal rapidissimo battito alare (dai 12 agli 80 battiti al secondo, a seconda della specie),
…La straordinaria mobilità degli arti superiori consente loro prodezze di volo inimmaginabili per altri uccelli, come volare all’indietro.     (da Wikipedia alla voce “Trochilidae”)

…eppure, nonostante tali straordinarie capacità, le ali degli uccelli non si sono evolute per volare ma per conservare il calore corporeo, per selezione sessuale …solamente in seguito furono utilizzate per il volo!

In questo lavoro non si affronterà il tema delle necessarie condizioni affinché questi due strumenti possano dare il loro contributo al massimo delle loro potenzialità: non si parlerà dei  necessari imponenti e preventivi disastri climatico/ambientali, non si parlerà delle difficoltà nell’approvvigionarci di combustibili fossili e materie prime con facilità e a buon mercato, non si parlerà dei nuovi valori che dovranno necessariamente riempire la nostra vita futura e non si parlerà di ciò che Aurelio Peccei definì “coscienza della specie”, cioè ”La percezione nuova di un pericolo comune e di una certa comunanza di interessi,” che “tende in sostanza a mettere in risalto i vantaggi della solidarietà al di là di ogni frontiera politica o sociale, e a facilitare una certa rinascita della coscienza della specie, nel momento in cui tutta l’umanità deve far fronte a sfide che sono decisive per il suo avvenire.”) (Aurelio Peccei: “Cento pagine per l’avvenire”, Arnoldo Mondadori Editore 1981, pag. 123)

Ma ritorniamo al tema principale di questo lavoro cioè degli strumenti da utilizzare per risolvere il problema dei cambiamenti climatico/ambientali: in poche parole nella ricerca di questi strumenti mi sono imbattuto in diverse cose inattese (serendipity) che propongo siano usate in modo diverso dalle finalità per cui sono state introdotte, facendo quindi un bricolage!.

Le cose inattese, serendipitose, in cui mi sono imbattuto sono diverse: il Reddito di cittadinanza, il Servizio Civile Universale, il vecchio servizio militare di leva e, per finire, la memoria delle comunità Romanì (Rom e Sinti).

Saranno fatte delle proposte in modo che tutte queste cose inattese in cui mi sono imbattuto siano usate per fare fronte ai pericoli dei cambiamenti climatico/ambientali, usandole, come fa il bricoleur con i suoi materiali, con motivazioni diverse da quelle che portarono alla loro progettazione e produzione.

Affinché sia possibile anche accennare a un discorso operativo è necessario fare un lungo lavoro preparatorio: è necessario trattare degli aspetti dei cambiamenti climatico/ambientali e dell’attuale situazione socio-economica, è necessario definire chiaramente cosa si intende per serendipity e per bricolage,  è necessario parlare degli obiettivi raggiunti o non raggiunti col reddito di cittadinanza e delle critiche a esso, delle caratteristiche del servizio civile universale e del vecchio servizio militare di leva, della origine dell’attuale situazione in cui versano le comunità Romanì… ed è necessario definire altre cose ancora.

Alla fine si faranno delle brevi proposte e delle brevi considerazioni.

Questo lavoro, si chiarisce ulteriormente, non parlerà delle condizioni necessarie affinché gli strumenti della serendipity e del bricolage diano il loro massimo contributo, ma vuole essere soprattutto un lavoro preparatorio all’uso di questi due strumenti, dando solamente degli spunti sulla loro pratica utilizzazione.

Sommario    

  1. I cambiamenti climatico/ambientali: aspetti;
  2. L’attuale situazione socio-economica;
  3. Come se ne esce: serendipity e bricolage!;
  4. Il reddito di cittadinanza: obiettivi raggiunti e critiche;
  5. Altri eventi inattesi: il servizio militare di leva e il servizio civile universale;
  6. Quale destino per il RdC, per il Servizio Civile Universale e per gli altri strumenti da reintrodurre;
  7. La memoria delle comunità Romanì: la trasformazione di un problema in opportunità

1) I cambiamenti climatico/ambientali: aspetti

Prima di affrontare il tema principale degli strumenti necessari per la soluzione dei problemi dei cambiamenti climatico/ambientali è necessario, come è stato detto, mettere in evidenza i caratteri di questi stessi fenomeni!

Una cosa bisogna dire prima di tutto per eliminare la facile critica che i cambiamenti climatico/ambientali ci siano sempre stati. In passato i cambiamenti climatico/ambientali sono avvenuti in tempi lunghi se non lunghissimi e inoltre la realtà umana (popolazione, città, infrastrutture, ecc.)  non era imponente e rigida come adesso (per esempio in passato l’innalzamento del mare di alcune decine di metri e il suo avanzamento  di alcune decine di  km sul territorio non comportava niente per le radi e nomadi popolazioni umane mentre adesso significherebbe  la devastazione di vasti territori abitati e di tutte le moltissime città che danno sul mare!)

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Lo scioglimento dei ghiacciai artici

I rapporti dei tre gruppi di lavoro al VI rapporto dell’IPCC

Per avere una idea dei cambiamenti climatici in atto e della loro pericolosità per l’umanità e il pianeta Terra si riportano alcuni stralci dei comunicati stampa di presentazione dei rapporti dei tre gruppi di lavoro al VI rapporto dell’IPCC ( Intergovermental Panel on Climate Change: è il foro scientifico istituito nel 1988 dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale e dal Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente allo scopo di studiare il riscaldamento globale).

I rapporti dei tre gruppi di lavoro costituiranno, insieme ad altri documenti in via di elaborazione, il VI Rapporto dell’IPCC.

Il rapporto del I gruppo di lavoro è stato pubblicato a Ginevra il 2 agosto 2021.

Vediamo alcuni stralci salienti del comunicato stampa di presentazione del rapporto:

“…gli scienziati rilevano cambiamenti nel clima della Terra in ogni regione e in tutto il sistema climatico. Molti di questi cambiamenti sono senza precedenti in migliaia, se non centinaia di migliaia di anni, e alcuni tra quelli che sono già in atto – come il continuo aumento del livello del mare – sono irreversibili in centinaia o migliaia di anni.

Tuttavia, forti e costanti riduzioni di emissioni di anidride carbonica (CO2) e di altri gas serra limiterebbero i cambiamenti climatici. Se, da una parte, grazie a queste riduzioni, benefici per la qualità dell’aria sarebbero rapidamente acquisiti, dall’altra, potrebbero essere necessari 20-30 anni per vedere le temperature globali stabilizzarsi.”

“Molte caratteristiche dei cambiamenti climatici dipendono direttamente dal livello di riscaldamento globale, ma ciò che le persone vivono in prima persona in diverse aree del pianeta è spesso molto diverso dalla media globale. Per esempio, il riscaldamento sulla superfice terrestre è più elevato rispetto alla media globale, nell’Artico è più del doppio.”

“Ma la temperatura non è l’unico elemento in gioco. I cambiamenti climatici stanno portando molti cambiamenti in diverse regioni, e tutti aumenteranno con un ulteriore riscaldamento. Questi includono cambiamenti nei valori dell’umidità, nei venti, nella neve e nel ghiaccio, nelle aree costiere e negli oceani.
Per esempio:

  • I cambiamenti climatici stanno intensificando il ciclo dell’acqua. Questo porta, in alcune regioni, piogge più intense e inondazioni ad esse associate, in molte altre regioni porta a siccità più intense.
  • I cambiamenti climatici stanno influenzando gli andamenti delle precipitazioni. Alle alte latitudini, è probabile che le precipitazioni aumentino, mentre ci si attende che diminuiscano in gran parte delle regioni subtropicali. Sono attesi cambiamenti nelle precipitazioni monsoniche, con variazioni nelle diverse regioni.
  • Per le aree costiere ci si attende un continuo aumento del livello del mare per tutto il XXI secolo che contribuirebbe a inondazioni costiere più frequenti e gravi nelle aree basse rispetto al livello del mare e all’erosione delle coste. Eventi estremi riferiti al livello del mare che prima si verificavano una volta ogni 100 anni, entro la fine di questo secolo potrebbero verificarsi ogni anno.
    Un ulteriore riscaldamento intensificherà lo scioglimento del permafrost, la perdita della copertura nevosa stagionale, lo scioglimento dei ghiacciai e della calotta polare, e la perdita del ghiaccio marino artico estivo.
  • I cambiamenti nell’oceano quali il riscaldamento, le più frequenti ondate di calore marino, l’acidificazione degli oceani e la riduzione dei livelli di ossigeno in mare sono stati chiaramente collegati all’influenza umana, si legge nel rapporto. Questi cambiamenti influenzano sia gli ecosistemi marini che le persone che dipendono da essi, e continueranno almeno per il resto di questo secolo.
  • Per le città, alcuni aspetti dei cambiamenti climatici possono risultare amplificati. Tra questi, le ondate di calore (le aree urbane sono di solito più calde dei loro dintorni), le inondazioni dovute a forti precipitazioni e l’aumento del livello del mare nelle città costiere.”

Per la lettura integrale del comunicato stampa di presentazione del rapporto del I Gruppo di lavoro al VI Rapporto dell’IPCC si vada al seguente indirizzo

https://ipccitalia.cmcc.it/climate-change-2021-le-basi-fisico-scientifiche-i-cambiamenti-climatici-sono-diffusi-rapidi-e-si-stanno-intensificando/

Foto 3

I molti significati di questa immagine: il passato coloniale, la fame e la sete, le guerre, i cambiamenti climatici che portano a siccità, il disboscamento per ottenere legna da ardere, l’alto tasso di natalità, il land grabbing (acquisto dei migliori terreni da parte di soggetti stranieri), ecc.

Il rapporto del II gruppo di lavoro è stato pubblicato a Berlino il 28 febbraio 2022.

Il rapporto del secondo gruppo di lavoro pone l’accento sulla urgenza dei provvedimenti da intraprendere, sulla necessità di coinvolgere tutti e, con equità e giustizia, di coordinare le azioni superando le differenze di valori, di interessi e di visioni del mondo.

Per una lettura integrale del comunicato stampa relativo al rapporto del secondo gruppo di lavoro al VI rapporto dell’IPCC si vada al seguente indirizzo

https://ipccitalia.cmcc.it/cambiamenti-climatici-una-minaccia-al-benessere-delle-persone-e-alla-salute-del-pianeta-agire-ora-puo-mettere-al-sicuro-il-nostro-futuro/

Il rapporto del III gruppo di lavoro è stato pubblicato a Ginevra il 04 aprile 2022

Il titolo del rapporto è “CLIMATE CHANGE 2022 – Mitigazione dei cambiamenti climatici” e, come si evince dal titolo, indica ciò che bisogna fare per ridurre le emissioni di CO2 e di altre sostanze climalteranti.

Al rapporto è allegato il documento “Approfondimenti”, riferito allo stesso rapporto.

Intendo esprimere un giudizio prima di rimandare alla lettura integrale del comunicato stampa di presentazione del terzo rapporto e agli “Approfondimenti” connessi: molte delle proposte indicate sono velleitarie, cioè desideri ambiziosi, vagheggiamenti illusori, senza possibilità di esplicarsi o realizzarsi!  Quelle poche proposte che hanno una possibilità di realizzarsi richiedono comunque tempi lunghi! (è a queste proposte che si farà riferimento quando si parlerà del diverso utilizzo del reddito di cittadinanza, delle variazioni al Servizio Civile Universale e di altre cose ancora!)

Per una lettura completa del comunicato stampa relativo al rapporto del III gruppo di lavoro e agli approfondimenti su questo stesso rapporto si invia ai seguenti indirizzi

https://ipccitalia.cmcc.it/climate-change-2022-mitigazione-dei-cambiamenti-climatici/

https://files.cmcc.it/ar6/IPCC_ar6_wg3_comunicato_stampa_IT.pdf

https://files.cmcc.it/ar6/approfondimenti_AR6_WG3_IPCC.pdf

Il 20 marzo 2023 a Interlaken in Svizzera c’è stato il comunicato stampa di presentazione del Rapporto di sintesi dei rapporti dei tre gruppi di lavoro e di altri tre rapporti speciali: al link https://files.cmcc.it/ar6/syr/IPCC_ar6_SYR_COMUNICATO_STAMPA.pdf

2) L’attuale situazione socio-economica

Nei trenta anni successivi alla seconda guerra mondiale ci fu il miracolo economico. Questo miracolo riguardò di sicuro l’Italia e l’Europa.

In Italia verso la fine degli anni sessanta si raggiunse addirittura la piena occupazione anche se in questo trentennio ci fu una emigrazione spaventosa (soprattutto dal meridione e da alcune zone del nord).

Ma negli anni settanta del secolo scorso iniziò una nuova fase!

Terminò il miracolo economico!

In seguito, a livello mondiale, alcune zone andarono incontro a sviluppo (come la Cina, l’India e altri Paesi), seppure con un alto prezzo sociale, mentre altre (come alcune zone dell’Africa, del centro-sud America e dell’Asia) furono escluse definitivamente dallo sviluppo.

Per produrre tutto ciò di cui il mondo ha bisogno basta solamente una parte del mondo! Molte parti del mondo sono quindi escluse dallo sviluppo.

Ricordo che The Economist, una importante rivista americana, sulla prima di copertina del 13 maggio 2000, definì l’Africa “The hopeless continent”, un continente senza speranza. Ma molte zone del centro-sud America, dell’Asia e di altre parti del mondo si dovrebbero considerare naufraghi dello sviluppo perché sopravvivono solamente su una economia illegale, come la produzione e il commercio di droghe.

Per quanto riguarda la nuova fase storica che iniziò negli anni settanta del secolo scorso invito alle lettura di due miei articoli pubblicati sul blog di Decrescita felice social network al seguente indirizzo http://www.decrescita.com/news/gli-anni-settanta-xx-secolo/ http://www.decrescita.com/news/la-deriva-generazionale/

Per quanto riguarda il RdC, di cui in seguito si parlerà, penso che molte critiche a questo provvedimento siano fatte da quelle parti politiche e, in ogni caso, da coloro che ritengono che siamo ancora nel miracolo economico per cui se qualcuno ha voglia di lavorare in un modo o nell’altro trova lavoro! La stessa discorso si potrebbe fare in merito alle comunità Romanì (Rom e Sinti): molti ritengono che non lavorino perché non ne hanno voglia!

A proposito della situazione in cui versano le comunità Romanì e di come si sia arrivati all’attuale situazione consiglio la lettura di un breve articolo pubblicato sul blog  di Decrescita Felice Social Network utilizzando il seguente link http://www.decrescita.com/news/zingari/

Molti non hanno capito che la storia è cambiata e che per risolvere certi problemi, come la disoccupazione giovanile, bisogna prima di tutto fare una nuova analisi dell’attuale momento storico/economico e poi, di conseguenza, inventare nuovi strumenti per farvi fronte.

Ma vediamo di dire qualcosa su quel trentennio successivo alla fine della seconda guerra mondiale con le parole di Aurelio Peccei:

”L’uomo aveva la sensazione di avere finalmente messo le mani su una fonte di energia pressoché illimitata, che gli avrebbe permesso di trasformare a piacere la propria vita. Sapientemente alimentata da taluni interessi, l’ubriacatura del petrolio a volontà e a prezzi abbordabili faceva vedere la vita in rosa. La società dei consumi sembrava un obiettivo facile da raggiungere, rispondente alle aspirazioni di tutti. L’economia era in fase di espansione e la sua crescita sembrava assicurata per decenni, a tassi annui molto elevati. Ci si diceva che questo sviluppo, alla portata di un gran numero di paesi, avrebbe permesso ai più ricchi di soddisfare le proprie domande interne, pur contribuendo sostanzialmente al miglioramento della condizione dei paesi più poveri. L’appetito di una abbondanza materiale sempre maggiore poteva dunque essere soddisfatto senza pregiudicare il doveroso aiuto ai bisognosi. La cornucopia della tecnologia sembrava d’altra parte inesauribile, pronta a sfornare, una dopo l’altra, soluzioni miracolose a tutti i problemi umani.”
……
“Tali opinioni si fondavano sulla considerazione quasi esclusiva dei fattori positivi. Le nostre generazioni possiedono in effetti una ricchezza e una varietà di risorse intellettuali e pratiche che, in teoria, possono assicurare l’espansione e lo sviluppo materiale dell’umanità ancora per lunghi anni. Si tratta di un patrimonio immenso e sempre crescente di informazioni, di conoscenze scientifiche, di competenze tecnologiche, di talenti manageriali, di esperienze di gestione, di attrezzature produttive e di mezzi finanziari, quale i nostri padri non potevano neppure sognare.

D’altra parte di era convinti che le risorse naturali che la buona e vecchia Terra è in condizioni di dispensare alle iniziative umane erano ben lungi dall’essere esaurite, in quanto potevano essere moltiplicate o sostituite grazie a soluzioni o espedienti tecnologici.
…..
Ci si rifiutava di credere che nei nostri tempi la conclusione potesse essere diversa, e non ci si poneva neppure la questione se l’intero sistema umano potesse un giorno precipitare nel disastro. Una simile ipotesi pareva assurda. Il destino dell’uomo non poteva essere che quello di progredire.” (Aurelio Peccei Cento pagine per l’avvenire” pagg. 58-59 Arnoldo Mondadori Editore S.p.A. Milano 1981)

Gli anni settanta del XX secolo: una nuova età assiale

Ovviamente, come previsto tra l’altro da Aurelio Peccei (di cui sopra è stato riportato un estratto da un suo piccolo saggio), la realtà in seguito si è evoluta molto diversamente anche se non è possibile dare un giudizio netto e che valga per tutti: la realtà infatti è molto complessa, molto variegata, per cui i cambiamenti sono stati diversi per le varie parti di Italia e del Mondo. Anzi in alcune del mondo si è avuto uno sviluppo, (per esempio in Cina, in India e in altre parti), anche se con molte contraddizioni e con un elevato prezzo in termini sociali. Comunque lo sviluppo che è avvenuto in altre parti del mondo in parte fa da contraltare alla deindustrializzazione che è avvenuta nelle zone del mondo a economia matura come l’Europa e il Nord America.
Nel Meridione di Italia il cambiamento del trend si è notato subito anche perché non c’era più la valvola di sfogo dell’emigrazione. Verso la fine del decennio e agli inizi del successivo ci fu una esplosione della criminalità organizzata, perfino in aree dove prima non c’era mai stata, come la “banda della Magliana” a Roma e la “Sacra corona unita” in Puglia. Gli anni settanta e parte degli anni ottanta furono caratterizzati dall’imponente fenomeno dei sequestri di persona.
Gli anni settanta del secolo scorso (con gli anni immediatamente precedenti e successivi) possono considerarsi un nuovo periodo assiale nella storia moderna, un periodo cioè in cui la realtà cambia di segno e che fa sì che nel futuro nulla sarà come prima (a tale riguardo invito alla lettura di un lavoro che ho fatto qualche anno fa e che fa una trattazione storico-antropologica di questa nuova età assiale: il link è il seguente  http://www.decrescita.com/news/gli-anni-settanta-xx-secolo/  

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NEET: Not [engaged] in Education, Employment or Training[3][4] lett. “Non [attive] in istruzione, in lavoro o in formazione”) è una persona che in un dato momento non studia, né lavora né riceve una formazione. In statistica, sono anche note come persone inattive. (da Wikipedia)
E’ questa la definizione che, non solamente in Italia, si addice a intere fasce giovanili!

                                                                                      

Alcune conoscenze personali    

 Nei primi anni in cui ho abitato a Bologna ho fatto lavori vari (come operaio nei cantieri edili, nelle fabbriche, ecc.) ma da circa la metà degli anni ottanta e fino alla fine degli anni novanta ho fatto l’insegnante. Ho insegnato nelle scuole superiori di indirizzo commerciale di Bologna e provincia. La frequenza a queste scuole era soprattutto femminile.
Succedeva per caso di incontrare per la città ragazze che negli anni precedenti avevo avuto come alunne e che si erano diplomate qualche tempo prima: mi dicevano che dopo il conseguimento del diploma avevano subito trovato lavoro. Erano lavori attinenti al diploma che avevano conseguito.
Negli anni successivi ho notato invece che le ragazze dopo il conseguimento del diploma non svolgevano lavori attinenti al titolo di studio conseguito anche se il contratto di lavoro era vero e regolare (per esempio facevano le cassiere o commesse o addette ad altre mansioni negli esercizi commerciali).

Per quanto riguarda me verso la fine degli anni ’90 ho abbandonato il lavoro di insegnante e sono passato all’INPS per cui penso di conoscere abbastanza bene quello che è avvenuto in seguito nel campo lavorativo soprattutto in relazione alle giovani generazioni.

Ciò che è avvenuto in seguito è storia recente: i giovani fanno lavori in nero e sottopagati, lavori che nella maggior parte dei casi non richiedono e che non danno professionalità.
Data la situazione strutturale che si è creata a partire dagli anni settanta ogni provvedimento preso, anche se con tutte le buone intenzioni, come ultimamente è stato per i voucher, si trasforma inevitabilmente in occasione per i datori di lavoro di elusione e di evasione delle norme previdenziali e fiscali e di trasformazione in lavoro flessibile dei lavori che in pratica sono lavori veri e propri.
I voucher hanno dato il cambio ai contratti di Co.Co.Co. e poi Co.Co.Pro. che hanno imperversato fra la fine degli anni novanta e i primi anni del nuovo millennio. Erano contratti previsti per particolari situazioni ma i datori di lavoro, visto la loro convenienza dal punto di vista del carico contributivo e fiscale e della flessibilità, li hanno utilizzati al posto dei contratti di lavoro subordinato, più costosi e meno flessibili. Succedeva che i datori di lavoro stipulavano dei contratti di Co.Co.Co. e Co.Co.Pro con i giovani, a cui venivano fatti fare lavori che avevano tutti i caratteri del lavoro subordinato (e non, invece, i caratteri previsti per quei contratti), poi li licenziavano e dopo un po’ assumevano altri giovani con cui stipulavano gli stessi contrati e a cui facevano fare gli stessi lavori.

Alcuni passi precedenti sono stati presi dall’articolo “La deriva generazionale” che si trova al seguente indirizzo:  http://www.decrescita.com/news/la-deriva-generazionale/

3) Come se ne esce: la serendipity e il bricolage

Questo lavoro è iniziato ponendosi la domanda di come si potesse risolvere il grosso problema dei cambiamenti climatico/ambientali che, se non risolto, porterà l’umanità e la Terra alla catastrofe.

Ci si poneva la seguenti domande: come se ne esce? come si affronta la situazione critica in cui ci troviamo?

Sono stati proposti due strumenti fondamentali che l’umanità e la natura hanno sempre usato: la serendipity e il bricolage!

(si è detto anche, all’inizio, che in questo lavoro non si affronterà il tema delle necessarie condizioni affinché questi due strumenti possano dare il loro massimo contributo)

a) La serendipity

Si inizierà a trattare della serendipity.

Cosa si intende per serendipity?

Nella trattazione di questo tema ci si baserà su quanto detto a tale riguardo da Telmo Pievani, filosofo della scienza, in alcune conferenze (alla fine si proporrà un video postato su youtube di una di queste conferenze).

Dice Telmo Pievani in una di queste conferenze:

“Che cosa non è la serendipity nella scienza: non è, come semplicisticamente viene detto, una scoperta casuale nella scienza ma è un processo molto più complesso; è il trovare quello che stavi cercando attraverso vie inattese (versione debole della serendipity) oppure trovare ciò che non stavi cercando e che ti sorprende (versione forte della serendipity); quindi la serendipity non è semplicemente avere fortuna.”

Dice Telmo Pievani che ci sono quattro eccezioni di serendipity:

“Due si possono escludere subito: andare a zonzo, senza nessuna domanda di ricerca e aspettarsi quello che viene: qui l’accidentalità è massima e non avviene quasi mai nella scienza; non avviene quasi mai che lo scienziato vada avanti a zonzo, ha sempre in mente una teoria che poi mette alla prova. Questa serendipità è da escludere.

L’altra serendipità da escludere è quella di Sherlock Holmes. E’ la serendipità che viene associata alla capacità investigativa.

Le serendipità che interessano sono due: la versione debole e la versione forte di serendipità.

La versione debole di serendipità

Esempio di versione debole di serendipità: la ricerca di Fleming

Fleming aveva una domanda di ricerca ossessiva nella sua vita: trovare antisettici, stavano cercando antibiotici. Si era nel periodo fra le due guerre e c’era il ricordo dei tanti soldati morti non solo per le ferite ma anche per le infezioni; gli antisettici esistenti a quel tempo non erano assolutamente adeguati; c’era quindi una domanda da parte di inglesi, tedeschi e americani di cercare antisettici.

Fleming aveva la mente preparata, era un grandissimo sperimentatore, aveva grande praticità di laboratorio; aveva inoltre l’occhio per guardare le forme all’interno delle colture batteriche; mentre, con altri ricercatori, stava giocando con le piastre con le colture batteriche notò che una lacrima che cadde su una coltura batterica provocò un cerchio sulla coltura batterica con i batteri che se ne vanno via da quel punto;  Fleming, che ha la mente preparata capisce che dentro la lacrima ci saranno delle sostanze antibatteriche e comincia a lavorarci su; a Fleming rimane questa osservazione nella mente; passano molti anni; a questo punto succede l’episodio che tutti raccontano dimenticandosi tutto ciò che c’era stato prima:  succede che vanno in vacanza lasciando le piastre con le colture batteriche in laboratorio: uno dei ricercatori rimasti nel laboratorio lavorando con quelle piastre probabilmente le ha toccate con le mani sporche dopo aver mangiato della frutta, perché su una di queste piastre, una muffa tipica della frutta, un penicillium, si sviluppa e dove c’è il penicillium i batteri spariscono.

A questo punto Fleming capisce che il penicillium è un antibiotico, scopre la penicillina, e poi ci sono tutta una serie di eventi serendipitosi che lo portano a isolarla e poi a usarla.

La serendipità in senso forte

La serendipità in senso forte si ha tutte le volte che uno scienziato ha una domanda di ricerca ma poi veramente scopre tutt’altro: molti fisici studiando l’universo, alcuni studiando come ruotano le galassie, altri studiando le prime fasi di evoluzione dell’universo, ecc. si accorgono in modo totalmente inaspettato, in base a una conseguenza matematica  dei loro modelli, che per fare tornare i conti scoprono che tutto quello che è stato studiato fino a quel momento nell’universo è solamente il 4% mentre tutto il resto è energia e materia oscura.

L’energia e la materia oscura sono scoperte totalmente serendipitose in senso forte; quando quegli scienziati hanno iniziato a studiare l’universo nessuno di loro aveva la più pallida idea di scoprire quello che poi hanno scoperto. Questa è la serendipità in senso forte!

Nel campo della chemioterapia siamo fra la serendipità debole e quella forte: c’era già una domanda di ricerca, cioè la ricerca di sostanze, di veleni, che fossero in grado di uccidere le cellule in modo selettivo, cioè di uccidere le cellule che si duplicano di più; questa idea c’era già durante la seconda guerra mondiale; ma non si sapeva quali sostanze usare e in quali dosi perché si rischiava di uccidere l’ammalato.

A un certo punto interviene un caso di serendipità forte: il 1° dicembre del 1943 gli alleati stanno risalendo la penisola italiana e la flotta è dislocata nel porto di Bari; avviene un contrattacco aereo dei tedeschi che bombardano la flotta nel porto di Bari affondando 40 navi; tra queste navi ce ne è una che contiene iprite (il gas mostarda), un gas vietato da molti anni dalla convenzione di Ginevra (gli americani in seguito hanno prima negato e poi hanno ammesso di averlo ma solamente per fare fronte a eventuali ritorsioni da parte dei tedeschi).

La nave contenente gas esplode ma fortuna volle che i venti spirassero verso il mare altrimenti tutta la popolazione di Bari Vecchia sarebbe stata sterminata. Ci furono purtroppo delle vittime fra i militari americani che stavano su quella nave e su quelle vicine. Un medico si accorse che i militari esposti alla nube di iprite avevano il sangue liquefatto (non si formavano i globuli rossi, avevano una mielo-soppressione terribile) e fa una associazione intelligente: questo gas mostarda blocca tutte le cellule che si duplicano più velocemente; il medico comunica ai medici militari statunitensi quanto osservato: allora si capisce che bisogna usare questo gas, in misura ovviamente ridotta, e inventano la prima chemioterapia che viene sperimentata già l’anno dopo su malati di leucemia, malati di tumori del sangue.

Nel caso della sperimentazione di farmaci capita spesso che farmaci pensati e sperimentati per certi obiettivi terapeutici poi si scopre che ne hanno altri o anche altri.
Il caso della sperimentazione del Viagra

La Pfizer sperimenta il Viagra per ottenere certi risultati ma già nella fase 1 della sperimentazione si vede che non va bene per gli obiettivi che si intendevano perseguire. Chiede quindi alle persone volontarie che si erano sottoposte alla sperimentazione di dare indietro le dosi di farmaco che avevano ricevuto; viene notato che i volontari maschi non restituiscono le dosi di farmaco ricevuto nonostante le insistenze dei ricercatori che gli dicevano che quel prodotto non andava bene e che gli avrebbe fatto male: poi viene scoperto il motivo della mancata restituzione delle dosi di Viagra!

Telmo Pievani accenna anche al bricolage (che sarà il tema di un’altra conferenza) dicendo che:

“Il bricolage è una metafora che a me piace molto: si vede ciò che è a disposizione, se si può usare per una finalità diversa, utilizzare qualcosa che già esiste per finalità diverse; l’occhio non si è evoluto per vedere, per vedere come si vede oggi, così come le ali non si sono evolute per volare.

…agli inizi un’ala non era un’ala ma era una struttura che serviva a tutt’altro (termo-regolazione, selezione sessuale, ecc.); succede che quella struttura viene riutilizzata, riconvertita per funzioni inedite come il volo battuto così come lo conosciamo oggi: è un errore pensare che l’ala si sia evoluta per svolgere la funzione che svolge oggi;

…la stessa cosa si può dire per il cervello: disse un grande studioso che non c’è nessuna area del cervello che si sia evoluta per la funzione che svolge adesso! Il cervello è un bricolage nel senso per esempio che noi oggi usiamo certe aree del cervello per parlare mentre originariamente servivano per competenze del senso motorio: diceva Rita Levi-Montalcini che il nostro cervello è un accrocco, cioè una macchina dove si prendono delle parti vecchie e si usano per fargli fare cose nuove e funziona: è imperfetto ma funziona.”

Per la trattazione della serendipity vedere il video di Telmo Pievani “L’inatteso nella scienza” all’indirizzohttps://www.youtube.com/watch?v=83cppBoKC0A

b) Il bricolage

Il bricolage è una modalità di procedere utilizzata dalla natura (sia dalla natura umana che da tutte le altre forme viventi).

Ma la procedura del bricolage non è solamente utilizzata dalla natura nel suo processo evolutivo ma è una modalità seguita anche dalla cultura umana, cioè dal pensiero e dal comportamento umani.

Nella trattazione di questo argomento si attingerà a quanto dice Telmo Pievani in una conferenza dal titolo “Convivere con l’imperfezione. La storia umana tra scienza e filosofia” e che tratta degli argomenti trattati da un suo saggio che reca lo stesso titolo.

Per quanto riguarda la cultura umana, cioè il pensiero e il comportamento umani, si attingerà a quanto dice l’antropologo Claude Levi-Strauss nel saggio “Il pensiero selvaggio” così come è stato trattato in due miei lavori pubblicati sul blog di Decrescita felice social network ( “Il pensiero selvaggio: un pensiero per la decrescita” e “La strategia dello pneumatico”; agli indirizzi

http://www.decrescita.com/news/il-pensiero-selvaggio-un-pensiero-per-la-decrescita-2/

http://www.decrescita.com/news/la-strategia-del-pneumatico-1/ )

Vediamo alcune cose importanti che dice Telmo Pievani nella conferenza di cui si è detto:

“Il fatto che noi non siamo perfetti lo constatiamo tutti i giorni (mal di schiena, sciatica e tutta una serie di acciacchi); il nostro corpo è un compendio di imperfezioni; perché è una struttura che si è evoluta nel corso del tempo e ha fatto quello che succede nell’evoluzione, anche quella naturale, anche per noi ha riutilizzato ciò che aveva già a disposizione; per esempio la transizione al bipedismo ci ha dato dei vantaggi straordinari, la liberazione delle mani, certe modalità di comportamento, ci ha aiutato nell’uso delle tecnologie,  e così via, ma ha avuto degli effetti collaterali notevolissimi:  abbiamo la colonna spinale di un quadrupede, quindi flessibile, ma adesso abbiamo il baricentro al centro e scarichiamo tutto il peso verticalmente su questa colonna e questo ha richiesto tutta una serie di rimaneggiamenti, come le curve spinali, le attaccature dei nervi che non sono giuste, la muscolatura non è giusta, le vertebre che tendono a schiacciarsi e a produrre delle ernie; ci sono un sacco di problemi dovuti a un rimaneggiamento evolutivo, a un compromesso fra pressioni selettive diverse; un adattamento dà un grande vantaggio da un punto di vista che compensa gli svantaggi che arrivano da altre parti; non c’è il raggiungimento dell’ottimalità ma che si fa quello che si può.

Diceva Darwin che la selezione lavora col materiale che ha a disposizione, che è pieno di vincoli naturalmente.

Ciò che è stato detto per il corpo si può dire per il cervello: il cervello è fatto diparti nuove e di parti vecchie  che interagiscono in continuazione trovando degli equilibri instabili volta per volta; nel cervello è successo che parti vecchie sono state utilizzate per funzioni diverse da quelle per cui si sono evolute (che è un bellissimo esercizio di bricolage); secondo François  Jacob e altri studiosi non c’è nessuna parte del cervello che si sia evoluta per ciò che fa oggi, si sono evolute per tutte altre ragioni in passato e poi sono state riutilizzate, riadattate, rimaneggiate per fare quello che fanno oggi. Noi utilizziamo delle aree per parlare utilizzando delle aree che si sono evolute per svolgere altre funzioni.

Quindi anche il cervello è un accrocco, che però è stato in grado di fare cose eccezionali.

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Secondo il premio Nobel  François  Jacob e altri studiosi non c’è nessuna parte del cervello che si sia evoluta per ciò che fa oggi: si sono evolute per tutte altre ragioni in passato e poi sono state riutilizzate, riadattate, rimaneggiate per fare quello che fanno oggi. Noi utilizziamo delle aree per parlare utilizzando delle aree che si sono evolute per svolgere altre funzioni.                                                                         
Quindi anche il cervello è un accrocco, che però è stato in grado di fare cose eccezionali. (dal video di Telmo Pievani)

Avviene la stessa cosa nel DNA: ci sono parti ridondanti, parti duplicate un sacco di volte, c’è parecchia spazzatura, alcune cose sono messe da parte perché non si sa mai potrebbero essere utilizzate in futuro ma altre cose sono vera e propria spazzatura, formatisi nel processo e evolutivo per i più svariati motivi!

Ma l’imperfezione non esiste solamente nella natura umana ma in tutta la natura, in tutte le specie viventi.

Darwin dice inoltre una cosa molto importante: le cose inutili in natura sono importanti perché possono mutare liberamente, siccome non servono a niente non c’è la selezione che le controlla e poi, dice Darwin, potrebbe succedere che una nuova versione delle cose inutili potrebbe tornare più utile della versione originale.

La selezione non fa quello che vuole ma riutilizza il materiale che c’è già a disposizione, che non è perfetto, è quello che è, bisogna fare di necessità virtù; il riutilizzo è un altro generatore di imperfezione.

Noi homo sapiens, specie oltremodo imperfetta, per tutte le ragioni dette in precedenza, che poi si traducono nel fatto che non siamo per niente razionali nei nostri comportamenti, nelle nostre scelte, siamo un impasto di zone corticali che reagiscono con zone limbiche (quella che vien chiamata “la pancia”); nulla è scritto sulla pietra nel senso che una educazione precoce può insegnarci a ragionare meno di pancia; ma quel ragionare di pancia è scritto nel cervello e questo vuol dire che i propagandisti, quelli che vogliono portarci ad agire di pancia, ad agire in modo irrazionale, hanno buone possibilità di successo; la storia degli ultimi trent’anni  dimostra che è così, si può convincere la gente che il diverso è un nemico e che poi magari devi anche discriminarlo e magari ucciderlo; tutto questo funziona perché abbiamo quel cervello lì, che è fatto di tante parti che interagiscono fra di loro; da molte ricerche è stato messo in evidenza che facciamo molta fatica a essere lungimiranti; facciamo fatica a prendere un impegno etico oggi i cui effetti saranno goduti dalle prossime generazioni o che saranno goduti da chi non conosciamo o da chi non conosceremo mai; non ci viene facile, siamo miopi; Jared Diamond ha scritto che “tutto subito” è la logica che ci ha portato fin qui; ma il “tutto subito” non è oggi una logica adeguata alle sfide che abbiamo davanti come il riscaldamento climatico o la crisi ambientale; bene, una specie così imperfetta (e la scienza ha mostrato chiaramente che noi siamo imperfetti nel prendere decisioni e per altre cose) ma tutto significativo dal punto di vista evolutivo, perché il reagire di pancia in certi casi è la reazione più opportuna: per esempio se si tratta di dare una frenata improvvisa per evitare un ostacolo;

Diciamo che il contenuto, la domanda aperta, anche un po’ angosciante (ma io sono ottimista di natura), è: una specie così imperfetta oggi ha davanti dei compiti difficili, che richiedono lungimiranza (e non ne siamo capaci), e, soprattutto è molto potente; noi siamo molto potenti, possiamo fare molte più cose di quante ne potevamo fare prima, sia in negativo che in positivo (pensate allo straordinario sviluppo che stanno avendo le biotecnologie), abbiamo un sacco di strumenti in più, possiamo fare più cose, ma questi strumenti sono in mano a un cervello che per certi aspetti è un pochino ancora un po’ paleolitico; questo vuol dire che dobbiamo stare molto allerta, lavorare molto di vigilanza critica, democratica, civile, culturale.

Diceva Primo Levi nell’appendice di “Se questo è un uomo” che la natura umana non è di per nè bestiale nè angelica (e sta ovviamente riflettendo su quello che sappiamo) ma è ambivalente, si può portare in una direzione o nell’altra perché di suo è ambivalente, quindi, dice Primo Levi, è aperta, non è chiusa; la natura umana è in divenire, il che è una brutta notizia ma può anche essere una buona notizia,…

Per il video della conferenza di Telmo Pievani dal titolo “Convivere con l’imperfezione. La storia umana tra scienza e filosofia” si rinvia al seguente indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=Q_qHKWNN_30

Il bricolage: il pensiero selvaggio in azione

In passato mi sono già imbattuto nel bricolage quando ho letto il saggio “Il pensiero selvaggio” di Claude Levi-Strauss (che non sembra fosse conosciuto da Telmo Pievani visto che non ne ha mai fatto riferimento)

Diceva Albert Einstein che il mondo che abbiamo creato è il prodotto del nostro pensiero e dunque non può cambiare se prima non modifichiamo il nostro modo di pensare (frase trovata sul WEB)…e un nuovo modo di pensare è un antico modo di pensare: è quello che l’antropologo Claude Levi-Strauss definì ‘pensiero selvaggio’!

La civilizzazione ha portato ormai il “pensiero moderno” a essere sempre più un pensiero esclusivo di ogni altro tipo di pensiero. Per pensiero moderno, per quanto interessa in questo contesto e in modo molto sintetico, si intende, dal punto di vista teorico, un pensiero che si basa sulla creazione di ipotesi e teorie e sulla progettazione di prodotti e tecnologie; dal punto di vista operativo si intende un pensiero che si basa sulla manifattura di massa di prodotti utilizzando componenti appositamente progettati e predisposti e materiali vergini (che vanno da specifiche materie prime alla natura in senso ampio).
Non si tratta però di eliminare il pensiero moderno ma di limitarlo e nel contempo di utilizzare sempre di più il pensiero selvaggio, però ammodernandolo e arricchendolo di quanto di nuovo ha messo a disposizione lo sviluppo tecnologico-scientifico-culturale di questi ultimi secoli. E’ necessario quindi che questi due tipi di pensiero possano coesistere e compenetrarsi.

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Orti per gli anziani: ciò che serve per la coltivazione di ortaggi e verdure e per la creazione dell’infrastruttura necessaria agli orti stessi (recinti, cancelli, viottoli interni, piccole serre, assi di legno per separare e contenere le parcelle, sostegni per le piante, teli e reti per proteggerle, ecc.) proviene quasi esclusivamente da materiali di scarto e che in precedenza svolgevano una funzione diversa da quella svolta nell’orto.                                                   Un’altra cosa: nessuno degli anziani faceva l’agricoltore nella sua passata vita lavorativa.

Ma vediamo come si esprime concretamente il pensiero selvaggio in quella attività che è chiamata bricolage.

Per bricoleur s’intende chi esegue un lavoro con le proprie mani, utilizzando mezzi e materiali diversi rispetto a quelli usati professionalmente da un artigiano o da un ingegnere.

Scrive Claude Levi-Strauss: ”Il bricoleur è capace di eseguire un gran numero di compiti differenziati, ma, diversamente dall’ingegnere, egli non li subordina al possesso di materie prime e di arnesi, concepiti e procurati espressamente per la realizzazione del suo progetto: il suo universo strumentale è chiuso, e, per lui, la regola del gioco consiste nell’adattarsi sempre all’equipaggiamento di cui dispone, cioè a un insieme via via ‘finito’ di arnesi e di materiali, peraltro eterocliti, dato che la composizione di questo insieme non è in rapporto col progetto del momento, né d’altronde con nessun progetto particolare, ma è il risultato contingente di tutte le occasioni che si sono presentate di rinnovare o di arricchire lo stock o di conservarlo con i residui di costruzioni e di distruzioni antecedenti. L’insieme dei mezzi del bricoleur non è quindi definibile in base a un progetto (la qual cosa presupporrebbe, almeno in teoria, l’esistenza di tanti complessi strumentali quanti sono i generi di progetto, come accade all’ingegnere); esso si definisce solamente in base alla sua strumentalità, cioè, detto in altre parole e adoperando lo stesso linguaggio del bricoleur, perché gli elementi sono raccolti o conservati in virtù del principio che ‘ possono sempre servire’. Simili elementi sono dunque specificati solo a metà: abbastanza perché il bricoleur non abbia bisogno dell’assortimento di mezzi e di conoscenze di tutte le categorie professionali, ma non tanto perché ciascun elemento sia vincolato ad un impiego esattamente determinato. Ogni elemento rappresenta un insieme di relazioni al tempo stesso concrete e virtuali: è un operatore, ma utilizzabile per una qualsiasi operazione in seno a un tipo.” (Claude Levi-Strauss, Il pensiero selvaggio, il Saggiatore, Milano 2003, pagg. 30-31)

Continua l’antropologo:

“Osserviamolo all’opera (ci si riferisce al bricoleur ndr): per quanto infervorato dal suo progetto, il suo modo pratico di procedere è inizialmente retrospettivo: egli deve rivolgersi verso un insieme già costituito di utensili e di materiali, farne e rifarne l’inventario, e infine, soprattutto, impegnare con essa una sorta di dialogo per inventariare, prima di sceglierne una, tutte le risposte che l’insieme può offrire al problema che gli viene posto. Egli interroga tutti quegli oggetti eterocliti che costituiscono il suo tesoro, per comprendere ciò che ognuno di essi potrebbe ‘significare’, contribuendo così alla definizione di un insieme da realizzare che alla fine, però, non differirà dall’insieme strumentale se non per la disposizione interna delle parti. Quel blocco cubico di quercia potrebbe servire da bietta per rimediare all’insufficienza di un asse di abete, oppure da piedistallo, cosa che permetterebbe di valorizzare la venatura e la levigatezza del vecchio legno. In un caso sarà estensione, nell’altro materia. Ma queste possibilità vengono sempre limitate dalla storia particolare di ciascun pezzo e da quanto sussiste in esso di determinato, dovuto all’uso originale per cui era stato preparato o agli adattamenti subiti in previsioni di altri usi. Come le unità costruttive del mito, le cui possibilità di combinazione sono limitate dal fatto di essere ricavate da una lingua dove possiedono di già un senso che ne riduce la libertà di impiego, gli elementi che il bricoleur raccoglie e utilizza sono ‘previncolati’. D’altra parte la decisione dipenderà dalla possibilità di permutare un altro elemento nella funzione vacante, così che ogni scelta trarrà seco una riorganizzazione completa della struttura che non sarà mai identica a quella vagamente immaginata né ad altra che avrebbe potuto esserle preferita.” (Claude Levi-Strauss, Il pensiero selvaggio, il Saggiatore, Milano 2003, pagg. 31-34)

Dopo avere conosciuto, studiando Claude Levi-Strauss, il significato di pensiero selvaggio e l’attività del bricolage, ho fatto una ricerca per vedere quanto sia diffuso nel mondo attuale il pensiero selvaggio e l’attività del bricolage.

Nella trattazione di questo tema mi sono servito di una ricerca sul campo da me alcuni anni fa e svolta nell’area ortiva di Viale Felsina a Bologna e di dati presi dal WEB . La ricerca sul campo è consistita in una visita effettiva all’area ortiva, in fotografie degli orti, in una intervista fatta alla rappresentante dell’area ortiva e in altre interviste fatte ad alcuni anziani che ho incontrato nell’area.
Gli orti per gli anziani sono molto diffusi a Bologna, la città in cui vivo da circa quarant’anni. Il Comune ha istituito fino a oggi 20 aree ortive per 2700 orti complessivamente. Questi orti sono piccoli appezzamenti che il Comune assegna in comodato gratuito agli anziani in modo che impieghino il “tempo libero in attività che favoriscano la socializzazione, creando momenti di incontro, di discussione e vita sociale, e che valorizzino le potenzialità di iniziativa e di auto-organizzazione dei cittadini, in particolare delle persone anziane” (come recita il “Regolamento per la conduzione e la gestione dei terreni adibiti ad aree ortive” del Comune di Bologna). Ovviamente ciò porta di sicuro anche a un miglioramento delle condizioni psico-fisiche degli anziani.

Ma, senza sminuire gli obiettivi raggiunti e indicati appena sopra,  ciò che specificatamente mi interessava in questo lavoro sugli orti degli anziani è che ciò che serve per la coltivazione di ortaggi e verdure e per la creazione dell’infrastruttura necessaria agli orti stessi (recinti, cancelli, viottoli interni, piccole serre, assi di legno per separare e contenere le parcelle, sostegni per le piante, teli e reti per proteggerle, ecc.) proviene quasi esclusivamente da materiali di scarto e che in precedenza svolgevano una funzione diversa da quella svolta nell’orto. Un’altra cosa che mi interessava era di mettere in evidenza che nessuno degli anziani faceva l’agricoltore nella sua passata vita lavorativa.

Per la lettura integrale dell’articolo a cui ho fatto riferimento si rinvia al seguente indirizzo http://www.decrescita.com/news/il-pensiero-selvaggio-un-pensiero-per-la-decrescita-2/

Nell’articolo parlo anche di altre attività in cui “cose” progettate e prodotte per scopi ben precisi siano invece riutilizzati in tutt’altro modo.

Mi sono soffermato su un oggetto che nell’articolo ho definito “magico e selvaggio”: lo pneumatico!

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Lo pneumatico: diversamente da altri oggetti, che mostrano dei forti limiti in un loro utilizzo diverso da quello per cui sono stati progettati e prodotti, lo pneumatico esplode in una fantasmagoria di utilizzi una volta che non è più utilizzato per equipaggiare le ruote dei veicoli (viene usato come peso, come volume, come contenitore, come ammortizzatore, come materiale, come combustibile, come attrezzo ginnico, come separatore…e in tanti altri modi!).

A questo oggetto in seguito ho dedicato un intero articolo perché ho notato che, diversamente da altri oggetti che sono limitati in un loro utilizzo diverso da quello per cui sono stati progettati e prodotti, lo pneumatico invece esplode in una fantasmagoria di utilizzi una volta che non è più utilizzato per equipaggiare le ruote dei veicoli (viene usato come peso, come volume, come contenitore, come ammortizzatore, come materiale, come combustibile, come attrezzo ginnico, come separatore…e in tanti altri modi!).

Al seguente indirizzo si trova l’articolo in cui si parla dello pneumatico http://www.decrescita.com/news/la-strategia-del-pneumatico-1/

4) Il reddito di cittadinanza: obiettivi raggiunti, critiche e proposte

E’ necessario preliminarmente parlare del “Reddito di cittadinanza” perché è soprattutto a esso a cui si accennerà quando si parlerà di serendipity e di bricolage.

Cosi definisce il “Reddito di cittadinanza” il sito del ‘Ministero del lavoro e delle politiche sociali’ all’apposita voce:

“Il Reddito di Cittadinanza (RdC) è una misura di politica attiva del lavoro e di contrasto alla povertà, alla disuguaglianza e all’esclusione sociale che i cittadini possono richiedere a partire dal 6 marzo 2019. Si tratta di un sostegno economico a integrazione dei redditi familiari associato a un percorso di reinserimento lavorativo e di inclusione sociale, di cui i beneficiari sono protagonisti sottoscrivendo un Patto per il lavoro ed un Patto per l’inclusione sociale.”

Per ulteriori approfondimenti sul Reddito di cittadinanza si rinvia al sito del ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali al seguente indirizzo:

https://www.lavoro.gov.it/temi-e-priorita/poverta-ed-esclusione-sociale/focus-on/Reddito-di-cittadinanza/Pagine/default.aspx

Sono state fatte molte critiche al Reddito di cittadinanza: è necessario prima di procedere analizzare queste critiche per vedere quanto ci sia di vero e nello stesso tempo esaminare le proposte di modifica e di creazione di nuove prospettive.

Nell’analisi di queste critiche ci si basa su un articolo, suddiviso in due parti, scritto sul bollettino quindicinale online di “Etica ed economia”, una associazione culturale che ha fra i suoi principali scopi quello di promuovere studi socio-economici (come quello sul reddito di cittadinanza a cui si farà riferimento) (per conoscere gli scopi di questa associazione si veda al seguente indirizzo https://eticaeconomia.it/chi-siamo/ ).

Gli autori delle analisi contenuti nell’articolo di cui si è parlato individuano due questioni critiche in merito al reddito di cittadinanza.

La prima questione critica si può definire del “mancato bersaglio” mentre la seconda questione critica si può definire della “spinta all’indolenza”.

Dicono gli autori nella prima parte dell’articolo:” Critiche del primo tipo sono quelle secondo cui del RdC non beneficerebbero molti poveri mentre ne beneficerebbero altri che poveri non sono e che in buon numero vengono collocati, con prevedibili conseguenze emotive, nella categoria degli evasori o, comunque, degli opportunisti. Critiche del secondo tipo sono, invece, quelle che trovano una ricorrente – e oramai un po’ trita – rappresentazione metaforica nel giovane, o meno giovane, sdraiato sul divano a guardare la TV nel vuoto motivazionale, verso la ricerca di lavoro, creato dal RdC. Dunque, ferite gravissime sia per la giustizia sociale sia per l’efficienza, che – almeno in alcune accezioni – non può tollerare incentivi a sdraiarsi sui divani.”

Per quanto riguarda la prima critica al RdC gli autori così espongono il problema:”… la questione è se il RdC riesca effettivamente a selezionare coloro che vorrebbe includere nella misura e che, per le semplici ragioni che diremo tra breve, non possono essere immediatamente identificati con i poveri, come normalmente (e in modo non univoco) definiti. La concreta possibilità è che vi siano falsi negativi – ovvero soggetti che avrebbero diritto al sostegno ma non presentano domanda (o se la vedono rifiutata) – e/o falsi positivi – ovvero soggetti che ricevono il reddito senza averne diritto.”

Dopo avere trattato la prima delle due questioni riguardanti il RdC gli autori così concludono:”…la questione da discutere sarebbe se non sia il caso di ridefinire il bersaglio del RdC rivedendo i requisiti in modo da tutelare coloro che, in base a ragionevoli criteri, si ritiene debbano ricevere un supporto monetario che oggi è loro precluso. Si tratterebbe di affrontare temi…riguardanti i limiti della scala di equivalenza utilizzata nel RdC per stabilire beneficiari e importi – che penalizza i nuclei numerosi e con minori –; le norme vessatorie che escludono dall’accesso al RdC coloro che non risiedono in Italia da almeno 10 anni; la scarsa trasparenza di alcuni requisiti patrimoniali aggiuntivi rispetto all’ISEE che già tiene conto del patrimonio.

In conclusione, quando si imputa al RdC di mancare il bersaglio è bene distinguere fra avere mancato il bersaglio che il Rdc si era dato oppure avere scelto un bersaglio sbagliato. Non si tratta solo di una richiesta di purezza analitica, peraltro desiderabile. A seconda del tipo di obiezione variano anche i possibili correttivi. Il vantaggio complessivo sarebbe quello di superare poco utili polemiche”

Per una lettura integrale della prima parte dell’articolo si rinvia al seguente indirizzo https://eticaeconomia.it/le-critiche-al-reddito-di-cittadinanza-proviamo-a-fare-chiarezza/

Come già anticipato, nella seconda parte dell’articolo gli autori:”… si soffermano sulla “spinta” che esso (il RdC, ndr) darebbe all’indolenza. Contro la tesi che sia dominante il fenomeno dei “poveri indolenti”, gli autori ritengono che occorra distinguere fra situazioni molto diverse e sostengono che gli effetti di disincentivo al lavoro del Rdc sono assai deboli e in prevalenza riconducibili a cause diverse dall’indolenza, e molto più giustificabili. Volendo contrastarli la via maestra è, comunque, rendere il lavoro più attraente.”

Comunque, così gli autori di questo lavoro di analisi del RdC concludono la seconda parte dell’articolo in cui hanno esposto le loro analisi:

In conclusione. Gli effetti di scoraggiamento del lavoro prodotti dal RdC appaiono certamente possibili. Sono, tuttavia, assai deboli e ancora più circoscritti sono quelli riconducibili alla vera e propria indolenza, che non è data in natura e, dunque, andrebbe definita in modo rigoroso e condiviso rispettando anche fondamentali criteri di giustizia. Peraltro, in una fase di emergenza come quella in cui siamo, occorre una speciale attenzione a non imputare all’indolenza ciò che ha ben altre cause. Comunque, limitare ulteriormente questi fenomeni senza danneggiare i poveri appare possibile ma è richiesta un’accurata riflessione.

In queste note abbiamo cercato di illustrare come si potrebbero ridurre taluni effetti sociali non desiderabili di una desiderabile misura sociale come il RdC. Una politica razionale non può sottrarsi a un simile compito. Ma quella politica deve essere anche consapevole, ben più di quanto sembra essere oggi, che un conto è ridurre quegli effetti indesiderati altro è raggiungere un ulteriore obiettivo, che nel caso sarebbe l’ampliamento dell’occupazione. Come si insegna nei manuali di politica economica per raggiungere due obiettivi, tra loro non complementari, occorrono due strumenti. E, dunque, per tutelare i poveri e ampliare l’occupazione occorrono anche politiche di sostegno della domanda di lavoro.”

Per una lettura integrale della seconda parte dell’articolo si rinvia al seguente indirizzo https://eticaeconomia.it/?s=Le+critiche+al+reddito++di+cittadinanza.+Proviamo+a+fare+chiarezza+seconda+parte

Gli autori dell’articolo precedente intervengono anche sulla proposta della Presidente del Consiglio Meloni e di altri membri del suo governo di sostituire il RdC con un Assegno di Solidarietà da dare solamente a coloro che non sono in grado di lavorare.

In questo ulteriore articolo viene detto:

“L’assegno di solidarietà sarebbe destinato solo a coloro che vengono spesso chiamati fragili e che, volendo identificarli, corrispondono – secondo le prime declinazioni – agli anziani (per i quali, peraltro, già prima dell’introduzione del reddito di cittadinanza esistevano forme specifiche di sostegno, come l’integrazione al minimo e l’assegno sociale) e alle famiglie con minori e disabili a carico. Quasi certamente questo elenco non è esauriente ma appare chiaro che in esso non rientreranno i giovani (e non solo i giovani) che – come si dice – sono in grado di lavorare. Dove ‘essere in grado di lavorare’ vuole sostanzialmente dire che non hanno impedimenti personali o familiari. Nella rete si legge questa affermazione di Giorgia Meloni che è riferita ai compiti di uno Stato ‘giusto’: “verso chi può lavorare immagina strumenti di incentivazione per il lavoro”. 

Per una lettura integrale dell’articolo si rinvia al seguente indirizzo https://eticaeconomia.it/dal-reddito-di-cittadinanza-allassegno-di-solidarieta-verso-una-societa-meno-giusta/

5) Altri eventi inattesi: il servizio militare di leva e il servizio civile nazionale     

Nella ricerca di strumenti per fare fronte alle conseguenze dei cambiamenti climatico/ambientali mi sono imbattuto anche nel Servizio militare obbligatorio di leva, che è esistito in Italia fino alla fine del 2004, nel servizio civile a esso sostitutivo introdotto nel 1972 e infine mi sono imbattuto nel Servizio civile nazionale, istituito nel 2001.

Il servizio civile nazionale, non fu più visto come alternativo e sostitutivo del servizio di leva obbligatorio e fu riservato agli uomini inabili al servizio di leva e alle donne. 

Dopo l’abolizione del servizio di leva e del servizio civile sostitutivo il servizio civile nazionale riguardò tutti i giovani, senza distinzione di sesso, che avessero però certi requisiti di età e d’altro genere.

Il servizio consiste nel prestare attività svolgendo incarichi di assistenza o di utilità sociale o di promozione culturale. Esso può essere svolto a livello nazionale o regionale e all’estero in relazione all’ente pubblico che emana apposito bando. L’ente deve essere però accreditato presso un albo nazionale tenuto dell’Ufficio nazionale per il servizio civile.

Adesso questo servizio civile è denominato Servizio Civile Universale (per le necessarie informazioni si vada all’indirizzo   https://www.politichegiovanili.gov.it/servizio-civile/cosa-e-il-servizio-civile/

Devo dire che solamente alcune settimane fa sono venuto a conoscenza dell’esistenza del Servizio Civile Nazionale (dal 2017 definito Universale)

Si riportano gli aspetti più importanti dei caratteri del Servizio Civile Universale (per conoscere integralmente i caratteri del Servizio si vedano le informazioni contenute nell’apposito opuscolo redatto dal Dipartimento per le Politiche Giovanili e il Servizio Civile Universale (raggiungibile col link https://www.politichegiovanili.gov.it/media/0sfoolee/opuscolo2019.pdf )

COSA È IL SERVIZIO CIVILE

Il Servizio civile universale (Scu) è la scelta volontaria di dedicare alcuni mesi della propria vita al servizio di difesa, non armata e non violenta, della Patria, all’educazione, alla pace tra i popoli e alla promozione dei valori fondativi della Repubblica italiana, attraverso azioni per le comunità e per il territorio. Il Scu rappresenta una importante occasione di formazione e di crescita personale e professionale per i giovani, che sono un’indispensabile e vitale risorsa per il progresso culturale, sociale ed economico del Paese.

COME NASCE …IN BREVE

Il Servizio civile nasce nel 1972 come diritto all’obiezione di coscienza al servizio militare. È quindi alternativo alla leva e in quanto tale obbligatorio. Quasi trent’anni dopo, con la legge n. 64/2001, viene istituito il Servizio civile nazionale su base volontaria, aperto anche alle donne. Nel 2005 viene sospeso il servizio di leva obbligatorio, mentre prosegue il percorso di crescita del Servizio civile su base volontaria. Nel 2017, con il dlgs n.40, il Servizio civile da nazionale diventa universale, con l’obiettivo di renderlo un’esperienza aperta a tutti i giovani che desiderano farla.

QUALI SONO I SETTORI DI INTERVENTO

 I settori di intervento in Italia e all’estero nei quali gli Enti propongono i progetti che vedono impegnati i volontari sono:

 a) assistenza

b) protezione civile

c) patrimonio ambientale e riqualificazione urbana

d) patrimonio storico, artistico e culturale

e) educazione e promozione culturale, paesaggistica, ambientale, dello sport, del turismo sostenibile e sociale

 f) agricoltura in zona di montagna, agricoltura sociale e biodiversità

 g) promozione della pace tra i popoli, della nonviolenza e della difesa non armata; promozione e tutela dei diritti umani; cooperazione allo sviluppo; promozione della cultura italiana all’estero e sostegno alle comunità di italiani all’estero.

COME FUNZIONA IL SISTEMA DEL SERVIZIO CIVILE

 lI Servizio civile universale è un sistema che prevede diversi attori:

  • i volontari, giovani che decidono di dedicare un periodo della propria vita al Paese e agli altri, svolgendo le attività di Servizio civile nel settore di intervento prescelto
  • gli Enti promotori dei progetti, soggetti pubblici e privati iscritti all’Albo del Servizio civile
  • l’ intera comunità, che raccoglie i benefici grazie alla realizzazione dei progetti di Servizio civile.
  • lo Stato, attraverso il Dipartimento per le politiche giovanili e il servizio civile universale, le Regioni e le Province autonome che gestiscono l’intero sistema

QUANTO DURA IL SERVIZIO CIVILE

Il Servizio civile universale ha una durata flessibile tra gli 8 e i 12 mesi, a seconda del progetto.

L’orario di attività è stabilito in relazione alla natura del progetto e prevede un impegno settimanale non inferiore alle 25 ore oppure un monte ore di 1.145 ore per i dodici mesi.

Tale monte ore si riduce proporzionalmente nel caso in cui il servizio abbia una durata inferiore.

COSA OFFRE

• formazione – minimo 80 ore

• crediti formativi

• attestato di partecipazione al Servizio civile

• riconoscimento e valorizzazione delle competenze acquisite

 • l’esperienza è valutata nei concorsi pubblici con le stesse modalità e lo stesso valore del servizio prestato presso la Pubblica Amministrazione e può valere come titolo di preferenza

• riconoscimento del servizio ai fini del trattamento previdenziale (riscattabile)

• assegno mensile di circa €440,00; per il servizio all’estero si aggiunge un’indennità estera giornaliera dai 13 ai 15 euro

• per il servizio all’estero: vitto, alloggio, viaggio di andata e ritorno e un rientro (a/r) durante il servizio

 • permessi variabili proporzionalmente al periodo di servizio (20 giorni per 12 mesi)

 • possibilità per alcuni progetti con sede in Italia di un periodo di tutoraggio (fino a tre mesi) per facilitare l’ingresso nel mondo del lavoro

• un accesso preferenziale in alcuni progetti di servizio civile universale, per i giovani con minori opportunità

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COME DIVENTARE OPERATORE VOLONTARIO

• Bisogna partecipare ad uno dei Bandi che sono pubblicati ogni anno dal Dipartimento per le Politiche giovanili e il Servizio Civile Universale sul sito www.politichegiovanilieserviziocivile.gov.it e sul sito dedicato www.scelgoilserviziocivile.gov.it

• Ogni bando presenta diversi progetti, proposti da enti differenti, e la prima cosa da fare è scegliere quello che meglio risponde ai propri interessi e alle proprie aspettative.

• Per individuare il progetto giusto è disponibile un motore di ricerca sui nostri siti web che, grazie a numerosi filtri, aiuta nella scelta

• Gli elementi di dettaglio di ciascun progetto sono pubblicati sui siti web degli enti che li propongono

 • La candidatura al bando è solo on line, attraverso la piattaforma DOL www.domandaonline.serviziocivile.it, e per accedere è necessario avere una identità digitale SPID – sistema pubblico d’identità digitale

• Ciascun Ente convocherà i candidati che hanno presentato domanda per il proprio progetto per un colloquio di selezione.

 • Chi viene selezionato diventa operatore volontario di servizio civile e firma un contratto con il Dipartimento per le Politiche Giovanili e il Servizio Civile Universale della Presidenza del Consiglio dei Ministri Il Servizio civile universale è aperto a ragazze e ragazzi che hanno compiuto il diciottesimo e non superato il ventottesimo anno di età, …

Questi sono i dati dell’ultimo bando del Servizio Civile Universale

Pubblicato il Bando per la selezione di 71.550 operatori volontari da impiegare in progetti di Servizio civile universale – Scadenza 10 febbraio 2023 Ore 14:00

È pubblicato il Bando per la selezione di 71.550 operatori volontari da impiegare in progetti afferenti a programmi di intervento di Servizio civile universale da realizzarsi in Italia e all’estero.

Fino alle ore 14.00 di venerdì 10 febbraio 2023 è possibile presentare domanda di partecipazione ad uno dei progetti che si realizzeranno tra il 2023 e il 2024 su tutto il territorio nazionale e all’estero.

In particolare:

  • 70.358 operatori volontari saranno avviati in servizio in 2.989 progetti, afferenti a 530 programmi di intervento, da realizzarsi in Italia (Allegato 1);
  • 1.192 operatori volontari saranno avviati in servizio in 192 progetti, afferenti a 37 programmi di intervento, da realizzarsi all’estero (Allegato 2);

I progetti hanno una durata tra 8 e 12 mesi, con un orario di servizio pari a 25 ore settimanali oppure con un monte ore annuo che varia, in maniera commisurata, tra le 1.145 ore per i progetti di 12 mesi e le 765 ore per i progetti di 8 mesi, articolato su cinque o sei giorni a settimana.

Gli operatori volontari selezionati sottoscrivono con il Dipartimento un contratto che fissa, tra l’altro, l’importo dell’assegno mensile per lo svolgimento del servizio in € 444,30 che potrebbe essere incrementato sulla base della variazione, accertata dall’ISTAT.

Per poter partecipare alla selezione occorre individuare il progetto di SCU su cui essere impegnati.

Per la conoscenza di altre informazioni contenute nel bando si vada al seguente indirizzo https://www.politichegiovanili.gov.it/comunicazione/news/2022/12/bando-ordinario-2022/

Un giudizio sul Servizio Civile Universale!

Quale giudizio dare del Servizio Civile Universale?

Dalle informazioni sopra riportate si capiscono gli obiettivi formali di questo servizio. Per poter dare un giudizio sul suo concreto svolgimento è bene conoscere una ulteriore serie di dati. Il servizio è stato detto non è da vedersi come un avviamento al lavoro né come un rapporto di lavoro ma, come recita l’apposito opuscolo redatto dal Dipartimento per le Politiche Giovanili e il Servizio Civile Universale, “… è la scelta volontaria di dedicare alcuni mesi della propria vita al servizio di difesa, non armata e non violenta, della Patria, all’educazione, alla pace tra i popoli e alla promozione dei valori fondativi della Repubblica italiana, attraverso azioni per le comunità e per il territorio.”

Nel concreto avviene che la metà o poco più delle domande presentate provengono dal Mezzogiorno e Isole: questo significa che in quelle parti di Italia dove è più facile trovare un posto di lavoro c’è minore interessamento verso il SCU. Per cui anche se il compenso mensile sia solamente di 444,30 € per 5 ore giornaliere per 5 giorni a settimana in alcune zone di Italia il SCU non è una occasione da buttare!

Entriamo ulteriormente all’interno di questo servizio.

Le domande presentate negli ultimi anni sono circa 2,5 volte di più del numero dei posti messi a bando.

E’ degno di nota che circa il 30% dei giovani che hanno fatto domanda non si presentano alle selezioni.

Il numero dei volontari avviati al servizio è inferiore di circa il 10/15% rispetto ai posti messi a disposizione perché alcuni progetti non partono per mancanza di domande (ogni domanda riguarda uno specifico progetto).

I non idonei, cioè coloro che non superano la selezione dovrebbero essere molto pochi anche se non ho trovato dati al riguardo

Dei volontari selezionati circa il 30% o non entra in servizio oppure lo abbandona durante lo svolgimento; di coloro che non si presentano nemmeno dal primo giorno di servizio alcuni lo hanno comunicato mentre altri non lo hanno nemmeno comunicato; coloro che abbandonano durante lo svolgimento del servizio lo fanno per svariati motivi come per esempio di non riuscire a conciliare impegni familiari e di studio, per avere trovato un lavoro, ecc.

Per coprire vacanze di posti si ovvia in parte facendo ricorso al subentro nel senso che si attinge agli idonei non selezionati in altri progetti.

Gli abbandoni riguardano soprattutto il Nord mentre sono bassi nel Mezzogiorno e Isole; questo significa, come è stato già detto, che dove esistono possibilità di trovare lavoro ci sono meno domande e più abbandoni.  

Per ulteriori informazioni relativi allo svolgimento dei bandi 2019 e 2021 del Servizio Civile Universale si vedano le relazioni presentate al Senato della Repubblica servendosi dei sottostanti link: 

https://www.politichegiovanili.gov.it/media/ivxj04t2/relazione_2021_def.pdf

https://www.politichegiovanili.gov.it/media/4cxlcgas/relazione_2019_def.pdf

6) Quale destino per il RdC, per il Servizio civile universale e per gli altri strumenti da reintrodurre

a) Un nuovo Servizio Civile Universale

Nella ricerca dei modi per fare fronte ai problemi posti dai cambiamenti climatico/ambientali, in modo ‘serendipitoso’ si sono trovati il Reddito di Cittadinanza e il Servizio Civile Universale.

Nella ricerca si sono trovati anche “residui di costruzioni e di distruzioni antecedenti” avrebbe detto Claude Levi-Strauss: si sono trovate cioè cose che sono esistite in passato, come il servizio miliare di leva e il servizio civile sostitutivo e dalla cui esperienza si potrebbero trarre utili suggerimenti!  

Come diceva Darwin, potrebbe succedere che una nuova versione delle cose inutili potrebbe tornare più utile della versione originale.

In questo caso però si potrebbe trattare di modificare il Servizio Civile Universale inserendo dei caratteri del servizio militare di leva e del servizio civile sostitutivo e con l’aggiunta di ulteriori modifiche.

Il servizio militare di leva avveniva all’interno di caserme e disponeva dei servizi di alloggio, di mensa, di servizi medici, di lavabiancheria, ecc.: si potrebbero creare per il Servizio Civile Universale delle strutture, seppure snelle, appoggiandosi anche a enti locali e a altri enti pubblici già esistenti come l’INPS.

Ovviamente bisogna togliere ogni aspetto militare e ordine gerarchico rigido: bisogna introdurre snelle strutture decisionali e chiare definizioni delle responsabilità.

Per quanto il rapporto contrattuale si potrebbero stipulare dei contratti di diverso tipo per quanto riguarda la durata e l’orario di lavoro: i contratti potrebbero essere a tempo determinato (a breve o a lungo termine) oppure a tempo indeterminato, a tempo pieno oppure a tempo parziale, eliminando i limiti di età attualmente esistenti.

La retribuzione dovrebbe essere superiore a quella attualmente prevista per il Servizio Civile Universale utilizzando a tale riguardo i fondi previsti per il Reddito di Cittadinanza e altri fondi a integrazione.

b) Il ripristino del capitale naturale e altro ancora

Il nuovo Servizio Civile Universale, utilizzando la procedura del bricolage, potrebbe essere utilizzato per motivi parzialmente diversi da quelli previsti originalmente: potrebbe essere utilizzato per riqualificare la spesa e per ripristinare il capitale naturale (con imponenti progetti di riforestazione, mettendo in sicurezza e pulendo l’ambiente); assistendo a domicilio persone fragili, recuperando materiali da elettrodomestici, televisori, cellulari, ecc. evitando contemporaneamente che si trasformino in rifiuti; recuperando il patrimonio edilizio, appartenuto in passato alle forze armate, alle Ferrovie dello Stato e ad altri Enti, che altrimenti andrebbe incontro al degrado, evitando contemporaneamente nuove cementificazioni del territorio; riparando e riutilizzando cose che la società dell’abbondanza dei combustibili fossili ci portava a buttare via; recuperando terreni da destinare a usi agricoli o ad altri usi sociali, ecc. (alcune delle cose indicate per la verità sono formalmente già comprese nelle cose previste per il SCU)

Del resto è ciò che avviene nella evoluzione della natura e come avviene con quella modalità culturale che Claude Levi-Strauss ha definito ‘pensiero selvaggio’: cose sorte per determinati motivi in seguito sono utilizzate per svolgere ulteriori oppure altre funzioni.

c) La diminuzione dei consumi e la sterilizzazione della capacità di spesa

Per uscire fuori dalla situazione critica in cui si trovano l’umanità e il Mondo sono quindi necessari interventi forti!                                         

E’ necessario ridurre i consumi di risorse, è necessario ridurre i consumi di beni!

Bisogna quindi sterilizzare e riqualificare la capacità di spesa! A questo si può arrivare in tanti modi come per esempio con l’introduzione di una nuova tassazione.

Imbevuti come siamo di consumismo e liberalismo la proposta precedente potrà far gridare allo scandalo ma quando ci troveremo in mezzo ai disastri provocati dagli sconvolgimenti climatico/ambientali sarà una cosa abbastanza ovvia: allora la ‘politica’ prenderà necessariamente questi provvedimenti! (si pensi ai provvedimenti presi in seguito alla pandemia da Covid19 come il lockdown e altre limitazioni alle libertà individuali!)

Si chiude con una considerazione poco ottimistica: secondo alcuni studiosi non potremo in ogni caso evitare che la Terra vada incontro a disastri climatico/ambientali perché ormai certi processi sono stati innescati e non si possono disinnescare con azioni fatte all’ultimo momento; comunque vada si potrebbe dire, parafrasando una vecchia maledizione cinese, che “vivremo tempi molto interessanti!”.

7) La memoria Romanì: la trasformazione di un problema in opportunità

In un saggio pubblicato alcuni anni fa faccio l’ipotesi che gli anni settanta del secolo scorso, e gli anni immediatamente precedenti e successivi, possano considerarsi una nuova età assiale nella storia moderna: in questo periodo avvengono fatti che segneranno la storia moderna.

Il saggio a cui faccio riferimento, dal titolo “Gli anni settanta del XX secolo” fu pubblicato sul blog di Decrescita felice social network ed è raggiungibile col seguente link  http://www.decrescita.com/news/gli-anni-settanta-xx-secolo/

Il periodo a cui si fa riferimento è quello in cui Aurelio Peccei, già alto dirigente industriale e imprenditore, “Nel 1968 prende l’iniziativa di fondare il Club di Roma, gruppo internazionale di personalità della cultura e del mondo scientifico, economico e industriale, individualmente preoccupate della crescente minaccia implicita nei molti e interdipendenti problemi che si prospettano per il genere umano.” (Aurelio Peccei “Cento pagine per l’avvenire” terza pagina della sovracopertina Arnoldo Mondadori Editore S.p.A. Milano 1981)
Il Club di Roma poi commissiona al MIT ( Massachusetts Institute of Technology) di Boston la stesura di un rapporto su quello che potrà succedere all’umanità e al mondo nei successivi cento anni.

Questa nuova età assiale ha investito pesantemente le comunità Romanì (Rom e Sinti) esistenti in Italia.

E’ stata una tempesta che ha spazzato via tutte le attività che svolgevano, ponendoli ai margini della società!

Attualmente “… i Rom vivono una condizione lavorativa drammatica: un altissimo tasso di disoccupazione e di inattività, con un’amplissima area di disoccupazione cronica; un’altissima quota di lavoro irregolare, specialmente tra coloro che vivono nei campi e particolarmente nelle attività lavorative tradizionali svolte in forma autonoma; un bassissimo tasso di attività extra-domestica delle donne; la sostanziale segregazione professionale nelle figure di operaio, bracciante, addetto alle pulizie e ai lavori domestici nelle mansioni più dequalificate; la prevalenza di forme di occupazione molto precarie e di salari medi assai inferiori alla media nazionale; un numero pressoché insignificante di pensionati. Mentre è opinione diffusa che i Rom non abbiano «voglia di lavorare», dalle ricerche risulta che il «lavoro per sé» è la loro prima aspirazione; ma la pesante condizione di marginalità abitativa e sociale si oppone a questa aspirazione come un muro invalicabile. Al contempo non c’è all’oggi né un piano nazionale di politiche effettive e concrete per l’occupazione rivolto ai Rom, né un piano di formazione professionale. Tutto è affidato a occasionali interventi degli enti locali, che hanno dato finora risultati scarsissimi.”

La situazione in cui vivono gli zingari è drammatica anche dal punto di vista abitativo, delle condizioni di salute, delle condizioni igieniche, della scolarità e in tanti altri aspetti.

 (nella trattazione di questi temi mi rifaccio alle informazioni contenute nel saggio “La condizione dei Rom in Italia, a cura di Luigi Di Noia, Edizioni Ca’ Foscari [il saggio è liberamente disponibile sul WEB ed è raggiungibile col seguente link https://edizionicafoscari.unive.it/media/pdf/books/978-88-6969-066-2/978-88-6969-066-2.pdf ])

Ma quali attività svolgevano le comunità Romanì fino agli anni settanta del secolo scorso?

Erano impegnati, in forma di attività autonome, nella lavorazione dei metalli in tutti i suoi aspetti (stagnini, calderai, indoratori, ecc.), nella fabbricazione e vendita di prodotti artigianali (violini, cinture, tovaglie, pizzi, oggetti in vimini, fiori di plastica e cornici), nel commercio dei cavalli, nello spettacolo ambulante (musicisti, giocolieri, acrobati e danzatori) o viaggiante (giostrai), nella vendita ambulante di oggetti per la casa (tappeti e robivecchi)  e, ancora,  facevano gli ombrellai, gli arrotini, i maniscalchi, i battitori, i lucidatori di metalli, i fabbricanti di oggetti in ferro battuto o in legno, ecc.

In seguito gli zingari hanno iniziato a svolgere attività di lavoro dipendente come operai (nel settore metalmeccanico e alimentare), muratori, facchini, braccianti agricoli, addetti alla manutenzione delle strade, autisti, camionisti, meccanici, lavoratori domestici, addetti alle pulizie, alla manutenzione del verde e altro ancora. Nella stragrande maggioranza dei casi si tratta, però, di lavori a termine, sottopagati, in nero e dequalificati.

Sono state però esplorate nuove attività autonome, anche se socialmente marginalizzanti, come il commercio delle auto usate, delle roulotte, dei rottami di ferro, di alluminio, dei vecchi elettrodomestici, delle vecchie batterie di auto, il recupero e il riciclo di materiali nel quadro della raccolta differenziata dei rifiuti, lo sgombero e la pulizia delle cantine, meccanici ed elettricisti in proprio e altre ancora.

La situazione esposta è però all’interno di quadro di forte marginalità sociale, di forte disoccupazione, con presenza di pratiche devianti come l’accattonaggio, il borseggio e anche di spaccio di droghe.

Foto 8

Gli artigiani zingari eccellevano nella lavorazione dei metalli e del rame in particolare, producendo pentole e contenitori vari. Nella foto contenitori in rame martellato (la martellatura del rame non “è solo questione di estetica, la particolarità della lavorazione martellata ha uno specifico beneficio: la martellatura permette di incrudire il rame, metallo di per se molto malleabile e aumentarne così la capacità di resistenza e la durezza.” (da https://cuartigiana.it/rame-martellato-in-cucina/ )

La memoria non va mai via!

In un popolo, in una etnia (o comunque si voglia chiamare) la memoria di quanto svolto nel passato non va mai via.

Un mio amico aveva un orticello vicino a una casa che possedeva sull’appennino ligure: nell’orticello coltivava anche patate e ricordo che mi disse che le patate coltivate nelle zone montane sono migliori delle altre perché la patata fu domestica nella alte zone delle Ande, dalle parti del lago Titicaca: pensai che la patata avesse conservato la memoria delle condizioni in cui fu domesticata e che evidentemente erano le migliori condizioni in cui vegetare!

Questa considerazione si potrebbe fare anche per la gente Romanì!

Camminando per le strade vedo molti elettrodomestici, mobili smontati e tanti altre cose messe sui marciapiedi vicino ai cassonetti per la raccolta dei rifiuti. In molti casi è stata preavvisata l’azienda che svolge la raccolta dei rifiuti mentre in altri casi sono stati messi in modo selvaggio. E’ da parecchio tempo che penso di andare presso il centro di raccolta di rifiuti ingombranti in Via degli Stradelli Guelfi a Bologna per vedere che fine fanno i predetti rifiuti (quando lo farò sarà sicuramente oggetto di un articolo da pubblicare sul blog di DFSN!)

Gli zingari potrebbero mettere a frutto le loro abilità nel trattare i metalli e altri materiali al fine del loro recupero. Ma si potrebbero anche rimettere a posto molte cose invece di buttarle come per esempio riparare ombrelli e affilare coltelli.

Le cose non sono facili da fare perché molte cose sono fatte secondo la regola dell’”usa e getta”. Questo però è potuto avvenire solamente in condizioni di abbondanza di combustibili fossili, di materie prime e con la buona e vecchia Terra che sembrava fornire ogni cosa in abbondanza.

Come è già stato detto agli inizi di questo lavoro questi strumenti della serendipity e del bricolage potranno dare il massimo delle loro potenzialità solamente in seguito a imponenti e preventivi disastri climatico/ambientali e a difficoltà nell’approvvigionamento di combustibili fossili e materie prime con facilità e a buon mercato! Solamente queste situazioni porteranno alla creazione di progetti con la gente Romanì che svolgerà, in nuovo modo, le attività che svolgeva in passato!

Fonte Foto

Foto in evidenza e foto 1 da https://www.corriere.it/foto-gallery/animali/16_aprile_21/colibri-california-fotografie-tracy-johnson-musicista-fc9b917c-07d3-11e6-baf8-98a4d70964e5.shtml

Foto 2 da www.wstoriadellarte.eu.jpg

Foto 3 da www.fondazionepopoli.org.jpg

Foto 4 da https://www.lavocedellelotte.it/2020/06/17/una-gioventu-colpita-dalla-crisi-sempre-piu-senza-studio-e-senza-lavoro/

Foto 5 da https://it.wikipedia.org/wiki/Cervello_(anatomia_umana)

Foto 6 fatta da me

Foto 7 da https://www.istockphoto.com/it/foto/set-di-nuove-ruote-per-auto-rendering-3d-gm1415579368-463898176?phrase=pneumatici

Foto 8 da https://allascopertadellaromania.files.wordpress.com/2015/08/b06f72r.jpg

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Sono nato in Lucania nel lontano 1951 e abito a Bologna da circa trent’anni. Ho sempre avuto interesse, da più punti di vista, verso i “destini” (sempre più dialetticamente interconnessi) dell’umanità: da quello dei valori culturali che riempiano l’esistenza a quello delle condizioni materiali di vita (dall’esaurimento delle risorse naturali ai cambiamenti climatici, ecc.). Ho visto nel valore della “decrescita” un punto di partenza per dare un contributo alla soluzione dei gravi problemi che l’umanità ha di fronte.

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