Uno scambio di idee

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L’altro giorno ho avuto uno scambio di idee con un collega di lavoro.
Lavoriamo tutti e due in una sede regionale di un istituto previdenziale.
Mentre io ho iniziato a lavorare presso questo istituto dalla fine degli anni novanta (provenivo dalla scuola, dove avevo insegnato per una quindicina di anni, mentre in precedenza, sia quando ero studente che dopo essermi laureato, avevo lavorato in edilizia e in fabbrica), il collega, più giovane di me, lavora anche lui da diversi anni presso l’istituto (anche lui ha fatto altri lavori in precedenza). Il collega è laureato in giurisprudenza e ha fatto alcuni master.
Come dicevo l’altro giorno ho avuto uno scambio di idee con questo collega.
Questo collega sapeva che avevo scritto degli articoli su questo blog e mi ha chiesto su che cosa adesso stessi lavorando. Ho accennato all’argomento che sto trattando con l’ultimo lavoro che sto preparando e ho accennato ai collegati problemi dell’esaurimento delle risorse naturali, soprattutto energetiche, dei cambiamenti climatico-ambientali e di altri problemi e come, per me e per il blog, la soluzione sia la decrescita della produzione-consumo e della popolazione (per la verità questo secondo punto non è molto toccato dal nostro blog).
A questo punto c’è stato uno scambio di idee.
In seguito ho pensato di preparare un articolo per il blog che esponesse i nostri diversi punti di vista. L’articolo si sarebbe articolato un una serie di argomenti su cui io e il collega avremmo dato delle risposte. Il collega si è mostrato interessato al progetto.
Senza volere generalizzare le posizione espresse da me e dal collega penso che questo scambio di idee sia in ogni caso un punto di partenza per eventuali altri approfondimenti sia da parte mia (e delle posizioni a cui faccio riferimento) che da parte del collega (e di quanti altri la pensano nel suo stesso modo).
Mentre il primo tema è stato affrontato in modo più articolato (nel senso che c’è stato un certo sviluppo nello scambio di idee) gli altri invece sono stati affrontati esponendo prima la mia posizione e poi quello del collega.

1° tema
I cambiamenti climatico-ambientali

Foto 1 Bangladesh
Foto 1 Il Bangladesh è il primo paese che sta concretamente affondando sott’acqua a causa del cambiamento climatico

Per quanto riguarda questo primo tema il collega dice che anche in passato ci sono stati radicali cambiamenti climatici, addirittura più forti di quelli che si stanno registrando attualmente e che quindi quello delle variazioni climatiche è un processo naturale e ciclico.
Rispondo dicendo che adesso la situazione è diversa perché il pianeta terra è fortemente urbanizzato, che sul pianeta attualmente ci sono più di sette miliardi di persone. I cambiamenti climatici avvenuti in passato non hanno provocato nessuna tragedia all’umanità perché l’umanità non esisteva oppure era formata da sparute popolazioni. Inoltre le variazioni climatico-ambientali passate avvennero in tempi lunghissimi per cui incisero marginalmente sulle popolazioni umane. Adesso invece la terra è fortemente urbanizzata e su di essa insistono enormi infrastrutture (strade, ferrovie, reti elettriche e di telecomunicazioni, porti e aeroporti, ecc.): in nessun modo è possibile adattarsi ai previsti repentini cambiamenti climatico-ambientali. Inoltre alcune aree del mondo sarebbero sommerse in seguito ad un aumento del livello del mare.

Foto 2
Foto 2 Anche le immagini satellitari (del Bangladesh n.d.r.) mettono in evidenza la sparizione di diversi lembi di terre emerse in prossimità della fascia costiera e del delta dei fiumi principali

Il collega dice di essere profondamente ottimista e che l’uomo ha tutte le potenzialità per risolvere i problemi che gli si porranno di fronte.
A questo punto chiedo quali potrebbero essere secondo lui le concrete soluzioni.
Il collega risponde che l’uomo ha raggiunto al momento attuale un così elevato grado di evoluzione tecnologica che sarebbe in grado di mettere in campo soluzioni adatte a contrastare gli effetti negativi di un eventuale cambiamento climatico anche se questo cambiamento fosse causato dalla stessa attività umana e non da fenomeni naturali. Se fossimo ancora allo stato preistorico allora sì che non sarebbe possibile per l’uomo adattarsi a repentini cambiamenti climatici, ma così non è per effetto del processo evolutivo. L’uomo preistorico doveva limitarsi a guardare la luna dalla terra, l’uomo moderno invece ha messo piede sulla luna. Se i cambiamenti climatici dovessero comportare l’innalzamento dei livelli del mare con la conseguenza che molte città verrebbero sommerse, non credo che l’uomo moderno passa avere difficoltà a ricostruirne altre a livelli più elevati, con criteri urbanistici migliori, e migliore vivibilità. Se dovesse cambiare la temperatura l’uomo moderno è in grado di assicurarsi adeguate misure per garantirsi un maggior caldo o un maggior fresco.

Foto 3 Il Mose a Venezia
Foto 3 Il MOSE (MOdulo Sperimentale Elettromeccanico) è un progetto o opera di ingegneria civile, ambientale e idraulica (o anche geoingegneria), tuttora in fase di realizzazione, finalizzato alla difesa di Venezia e della sua laguna dalle acque alte, attraverso la costruzione di schiere di paratoie mobili a scomparsa poste alle cosiddette bocche di porto (i varchi che collegano la laguna con il mare aperto attraverso i quali si attua il flusso e riflusso della marea) di Lido, di Malamocco e di Chioggia, in grado di isolare temporaneamente la laguna di Venezia dal mare Adriatico durante gli eventi di alta marea. (da Wikipedia alla voce “Mose”)

2° tema
Difficoltà negli approvvigionamenti di materie prime (soprattutto quelle energetiche)

Secondo il mio punto di vista sempre più l’umanità avrà difficoltà ad approvvigionarsi (e a prezzi economici) delle necessarie materie prime e combustibili fossili (soprattutto petrolio, gas e, carbone). Anche in questo caso la soluzione da me proposta è la decrescita della produzione-consumo e della popolazione.
Il collega fa la seguente argomentazione
“Dal mio punto di vista l’evoluzione riguarderà anche le fonti di approvvigionamento energetico: se fino ad oggi quando pensiamo alle risorse energetiche ci riferiamo ai materiali tradizionali e cioè carbone, petrolio, gas, già da ora invece possiamo cominciare a concepire altre fonti di approvvigionamento energetico; gli scienziati hanno dimostrato che tutta la materia è convertibile in energia; possiamo utilizzare l’energia dell’atomo; lo stesso sole (vedi pannelli fotovoltaici) è in grado di fornirci una quantità enorme di energia; gli ultimi esperimenti condotti presso l’acceleratore di Ginevra hanno ipotizzato che abbiamo cognizione solo di una piccolissima parte della realtà; la maggior parte della realtà sfugge ancora alla nostra conoscenza e non risponde alle leggi fisiche che fino ad oggi gli scienziati hanno elaborato, per cui neanche possiamo immaginare quali altre e poderose fonti di energia esistono nell’universo”.

Foto 4 e in ev. Il Large Hadro Collider al CERN di Ginevra
Foto 4 Il Large Hadron Collider, presso il CERN di Ginevra, è un acceleratore di particelle utilizzato per ricerche sperimentali nel campo della fisica delle particelle.

3° tema
Le guerre che sempre più infiammano quell’area del mondo dove ci sono le più vaste riserve energetiche del mondo

La mia risposta è che sia necessario, all’interno di un quadro di decrescita della produzione-consumo e della popolazione, creare dei rapporti di collaborazione fra tutti gli Stati e che ogni nazione sia padrona dei propri destini e che partecipi alla determinazione delle sue condizioni di vita.
Il collega esprime la seguente posizione in merito al terzo tema
“Sono d’accordo sul fatto che devono essere creati rapporti di collaborazione fra tutte le nazioni e che ogni popolo sia padrone del proprio destino e che decida sulle sue condizioni di vita ma sempre in un’ottica di pace; è vero che oggi i paesi in cui ci sono grandi risorse energetiche (es. petrolio o gas) sono coinvolti in gravi conflitti, ma non per questo dovremmo rinunciar a quelle risorse: la soluzione è risolvere i conflitti e non rinunciare alle risorse”.

4° tema
Le migrazioni umane da una parte all’altra del pianeta

Mia risposta al problema: il mondo è interessato da forti migrazioni; negli anni settanta del secolo scorso terminò l’emigrazione italiana all’estero (i rientri pareggiarono gli espatri) e dagli anni ottanta iniziò l’immigrazione di stranieri in Italia; agli inizi degli anni novanta iniziò una forte immigrazione proveniente dall’est europeo mentre adesso l’immigrazione irregolare proviene soprattutto dal centro Africa, Corno d’Africa e dal Maghreb e Medio Oriente. In un lavoro presentato su questo blog (http://www.decrescita.com/news/maghreb-e-medio-oriente-situazione-e-prospettive/) ho esposto un piano dettagliato in rapporto alle nuove relazioni che dovrebbero crearsi fra l’Occidente e il Maghreb e il Medio Oriente. Queste soluzioni però dovrebbero avvenire in un quadro complessivo di decrescita della produzione-consumo e della popolazione.
Questa è la risposta del collega a quest’ultimo tema
“Io penso che se si fornisse alle popolazioni in fuga la possibilità di utilizzare le risorse del proprio paese per migliorare il loro benessere di vita, e se gli Stati più avanzati e democratici contribuissero a diffondere la democrazia anche negli Stati dell’Africa e del Medio Oriente, i flussi migratori non avrebbero il carattere di criticità che hanno adesso; il processo di democratizzazione sarà lento ma anche noi Stati occidentali c.d. evoluti abbiamo impiegato diversi millenni per arrivare all’attuale grado di democrazia e benessere che viviamo attualmente”.

Fonte foto
Foto 1 (foto e didascalia da un articolo del 6 dicembre 2012 01:11 di Daniele Ingemi sul sito MeteoWeb.eu)
Foto 2 (foto e didascalia da un articolo del 6 dicembre 2012 01:11 di Daniele Ingemi sul sito MeteoWeb.eu)
Foto 3 da Wikipedia alla voce “Mose”
Foto 4 da http://www.repubblica.it/scienze/2010/11/07/news/bing_bang-88511959/

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Armando Boccone
Sono nato in Lucania nel lontano 1951 e abito a Bologna da circa trent’anni. Ho sempre avuto interesse, da più punti di vista, verso i “destini” (sempre più dialetticamente interconnessi) dell’umanità: da quello dei valori culturali che riempiano l’esistenza a quello delle condizioni materiali di vita (dall’esaurimento delle risorse naturali ai cambiamenti climatici, ecc.). Ho visto nel valore della “decrescita” un punto di partenza per dare un contributo alla soluzione dei gravi problemi che l’umanità ha di fronte.

5 Commenti

    • Glielo dirò ma gli ho già detto di vedere l’articolo, gli eventuali commenti e di rispondere se lo ritenesse opportuno.
      Il mio collega, come si vede dall’articolo, è profondamente ottimista. Durante lo scambio di idee ho accennato che certe speranze avute in passato (per esempio in merito alla possibilità di avere energia a volontà tramite la fusione nucleare) non si sono realizzate, nonostante gli immensi investimenti fatti.
      Purtroppo penso che “se non avremo l’acqua addosso” (è un detto del mio paese) non modificheremo il nostro concreto comportamento.
      Armando

  1. L’ottimismo e` buona cosa, ma purtroppo si accompagna di solito all’ignoranza… nel senso di “assenza di sapere”. Nel mio lavoro (di ricerca e sviluppo) un certo grado di ignoranza e` condizione iniziale di ogni progetto e l’ottimismo e` necessario per avere la speranza di raggiungere qualche risultato significativo.
    La giusta miscela di ottimismo ed ignoranza che puo` produrre qualche risultato e` pero` garantita da solide conoscenze di base e lunga esperienza pratica, entrambe cose che mancano all’Umanita` nella soluzione di problemi a scala planetaria.
    Spesso infatti l’ottimismo e` solamente giustificazione dell’egoismo e dell’assegnazione unilaterale ad altri, possibilmente nel futuro, delle responsibilita` della soluzione dei problemi creati dall’egoismo stesso nel presente.
    E`tristemente singolare infatti come l’ignorante globale medio, incapace di concepire la minima rinuncia alle sue comodita`, possa sempre estrapolare la capacita` di risolvere i problemi del pianeta semplicemente da una bravata estemporanea o costantemente sull’orlo del disastro quale il viaggio sulla Luna o le centrali nucleari senza averne mai studiato o capito, problemi, costi e rischi intrinsecamente connessi.
    Purtroppo oggi basta avere uno smartofono a portata di mano per sentirsi padroni del mondo mentre invece stiamo semplicemente masturbando la nostra patetica mediocrita` imboccati da una tecnologia che ci ha resi dipendenti e mentalmente sempre piu` deboli ed incapaci.
    Ma certamente le tecnologie che abbiamo oggi ci sembrano tanto piu`meravigliose quanto meno le capiamo e pertanto le investiamo di capacita` risolutive ingustificate fino a percepirle inconsciamente come le divinita` salvatrici di tutto cio`che stiamo pigramente distruggendo.

  2. Qualche giorno fa ho avuto come ospite una coppia. Mentre si stava discutendo del più e del meno la signora dice che il figlio negli anni scorsi ha fatto parte di una cooperativa per il recupero di materiali preziosi dalle apparecchiature elettroniche. Dice che poi questa cooperativa è fallita e parla del rischio che il figlio probabilmente sia venuto a contatto con materiali dannosi.
    Approfitto di questo discorso (ricollegandomi a qualche considerazione sull’ambiente che avevo fatto in precedenza) dicendo che per quelle apparecchiature elettroniche sono stai usati dei metalli che fanno parte delle “terre rare” e che in futuro ci sarà il problema del loro approvvigionamento. Le dico ancora che è difficile recuperare quegli elementi utilizzati perché per ogni apparecchiatura elettronica ne sono state utilizzate piccolissime quantità, che inoltre non mi sembra che ci siano procedimenti tecnico-produttivi per il loro recupero e che anche se ci fossero sarebbero talmente costosi da non essere convenienti.
    La signora mi dice che per questi problemi si troveranno sicuramente delle soluzioni, come è sempre avvenuto nei millenni scorsi.
    Purtroppo l’idea che tutto andrà come in passato è la norma: non si riesce a capire che dagli anni settanta del secolo scorso le cose sono cambiate e che niente sarà come prima! Penso che non si cambierà comportamento in base a dei ragionamenti ma solamente quando vedremo sulla nostra carne viva gli effetti dei cambiamenti climatici e della difficoltà di approvvigionamento di molti materiali. Questo ovviamente non vuole dire che non si debba discutere e fare delle elaborazione sui diversi problemi perché tutto ciò che sarà pensato e fatto (anche se poco) sarà il punto di partenza per le cose che si faranno in futuro.
    Saluti
    Armando

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