Seminario Arte e decrescita – Manifesto Per un Rinascimento possibile

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Primeglio, 4/12/2014

Cari amici,

grazie alle riflessioni e ai contributi pubblicati in questi anni nel sito www.artedecrescita.it, abbiamo maturato la convinzione che sia ormai giunto il momento di cominciare ad elaborare un antidoto concreto all’ideologia nuovista, secondo cui ogni innovazione è de facto un miglioramento. Il mainstream ha assegnato all’arte il compito di esplorare i confini più avanzati della modernità, fino a rincorrere senza sosta il nuovo che, come l’arcobaleno, si allontana passo dopo passo, perché c’è sempre un «più nuovo» in agguato del nuovo, un più nuovo che al suo apparire trasforma costantemente il nuovo in vecchio.

A nostro avviso, per risvegliare l’umanità da questo incantesimo, che sta distruggendo senza sosta le diversità culturali, la biodiversità, gli equilibri planetari che hanno consentito lo sviluppo della specie umana e la bellezza, occorre liberare l’arte, in tutte le sue forme, dal vincolo dell’innovazione fine a se stessa. Perciò riteniamo che sia necessario recuperare una concezione dell’arte come attività creativa finalizzata a fare bene, alla misura e all’armonia, ad aggiungere bellezza alla bellezza originaria del mondo, a superare i limiti dello spazio e del tempo che vincolano la condizione umana. Perché l’arte, come ha scritto Egon Schiele sul muro della prigione in cui era rinchiuso, non è moderna: l’arte è eterna.

A partire da questa convinzione, riteniamo utile organizzare un seminario di due giorni dal pomeriggio di venerdì 29 maggio al dopopranzo di domenica 31 maggio, presso il monastero delle suore benedettine di Santa Marta, in via Santa Marta, 7 – 50139 Firenze – tel. 055 489089. Il costo della pensione completa è di 65 euro al giorno in camera singola con bagno, 55 euro a persona in camera doppia con bagno, 45 euro a persona in camera senza bagno. Poiché i posti disponibili sono 60, chi vuole partecipare deve prenotarsi rispondendo a uno dei firmatari di questa mail. A chi si iscriverà verrà indicato come effettuare il versamento della caparra per la prenotazione.

In preparazione di questa scadenza chiediamo a ognuno dei destinatari di questa lettera e a quanti la riceveranno per vie imperscrutabili come un messaggio in bottiglia, di offrirci, nell’ambito di propria competenza (filosofia, pittura, scultura, architettura, musica, storia dell’arte, letteratura, fotografia, cinema, poesia), dei contributi scritti su cui si possa fondare un confronto utile e produttivo. Per essere inseriti nei materiali preparatori, i contributi dovranno possibilmente esserci inviati entro la fine del mese di marzo. Alleghiamo alla presente il manifesto Per un Rinascimento possibile, che costituirà il tema del seminario.

Nella speranza di riscontrare sostegno e interesse,

vi salutiamo cordialmente.

Maurizio Pallante

maur.pallante@gmail.com

Alessandro Pertosa

a.pertosa@libero.i

Vincent Cheynet

vincent.cheynet@casseursdepub.org

Manifesto

Per un rinascimento possibile

Cos’è che consente di accrescere la produzione annua di merci e, di conseguenza, incrementa i consumi di risorse naturali e di energia, le emissioni inquinanti, le emissioni climalteranti e i rifiuti? Le innovazioni tecnologiche finalizzate ad accrescere la produttività. I macchinari innovativi che in un dato intervallo di tempo consentono di produrre sempre di più riducendo l’incidenza del lavoro umano sul valore aggiunto.

Cos’è che riduce progressivamente gli intervalli di tempo in cui le risorse naturali transitano nello stato di merci prima di diventare rifiuti? Le innovazioni tecnologiche ed estetiche finalizzate a rendere obsoleti i prodotti in commercio al fine di accelerare i processi di sostituzione.

Cos’è che induce a progettare in continuazione prodotti tecnologicamente ed esteticamente innovativi, al fine di rendere obsoleti e trasformare in rifiuti in tempi sempre più brevi i prodotti in commercio? La necessità di tenere alta la domanda di merci in modo da assorbire l’offerta crescente di merci attivata dalle innovazioni tecnologiche che accrescono la produttività.

Le innovazioni di processo e di prodotto costituiscono la fisiologia dei sistemi economici finalizzati alla crescita della produzione di merci. Senza innovazioni di processo non potrebbe aumentare l’offerta di merci. Senza innovazioni di prodotto non potrebbe aumentare la domanda di merci. Le innovazioni di processo e di prodotto stanno esaurendo gli stock delle risorse non rinnovabili, hanno fatto crescere il consumo di risorse rinnovabili fino a superare le loro capacità di rigenerazione annua, sono la causa di fondo dell’effetto serra, stanno svuotando gli oceani di molte specie ittiche e li stanno riempiendo di ammassi di rifiuti di plastica grandi come continenti, hanno saturato la biosfera di sostanze tossiche, distrutto in pochi anni la bellezza di paesaggi lentamente antropizzati nel corso di secoli, ridotto la biodiversità e mineralizzato i terreni agricoli, esteso la fame nel mondo e causato le guerre sempre più atroci che da più di un secolo lo insanguinano. Le innovazioni finalizzate alla crescita della produzione e del consumo di merci stanno minacciando la sopravvivenza stessa dell’umanità.

Poiché hanno bisogno delle innovazioni, i sistemi economici e produttivi finalizzati alla crescita della produzione di merci hanno anche bisogno di valorizzare culturalmente l’innovazione in quanto tale. La pietra angolare della cultura su cui modellano l’immaginario collettivo è l’identificazione tra i concetti di innovazione e di miglioramento. Nel loro paradigma culturale ogni innovazione è un miglioramento, senza innovazioni non ci sono miglioramenti; la storia è un costante progresso verso il meglio, le tappe di questo progresso sono scandite dalla successione delle innovazioni e la sua velocità dalla velocità con cui le innovazioni successive sostituiscono le precedenti.

La valorizzazione culturale dell’innovazione in sé induce a immaginare il futuro come uno scrigno di inesauribili potenzialità di miglioramento su cui concentrare tutta l’attenzione, a pensare il passato come un deposito di materiali definitivamente inutilizzabili da dimenticare al più presto, a guardare sempre in avanti, come i marinai di vedetta in cima all’albero maestro dei galeoni, per riuscire a vedere prima degli altri le novità che si delineano all’orizzonte, a non girare mai indietro la testa perché se ci si attarda a osservare ciò che è stato non solo non si ricava niente di utile, ma si rischia perdere posizioni nella corsa verso il nuovo e si finisce per fare la fine di Orfeo che, per essersi girato a vedere se Euridice continuava a seguirlo nella difficile anabasi dall’al di là, la perse definitivamente.

Nella valorizzazione culturale dell’innovazione, all’arte è stato assegnato il compito di esplorare i confini più avanzati della modernità, cioè di rincorrere senza sosta il nuovo che, come l’orizzonte, si allontana passo dopo passo da chi cerca di avvicinarlo, perché c’è sempre un più nuovo in agguato del nuovo, un più nuovo che al suo apparire trasforma il nuovo in vecchio, in attesa di essere trasformato anch’esso in vecchio dal più nuovo che scalpita alle sue spalle. Nei sistemi economici finalizzati alla crescita della produzione di merci, l’arte, in tutte le forme in cui si manifesta (pittura, scultura, musica, poesia, architettura), è stata scacciata di forza dalla sua dimensione universale ed eterna e ha finito per trovarsi rinchiusa nella dimensione dell’effimero. Le è stato imposto di essere innovativa per essere sempre contemporanea, di sganciare il nuovo dall’abbraccio troppo stretto con le funzioni economiche e produttive a cui risponde nei sistemi economici finalizzati alla crescita, di cancellare dall’immaginario collettivo la percezione del suo ruolo distruttivo e di accompagnarlo in quella dimensione spirituale, non invischiata nelle miserie quotidiane della vita, in cui nel corso della storia gli esseri umani si sono abituati a collocare le manifestazioni artistiche.

Per risvegliare l’umanità da questo incantesimo che la sta perdendo, occorre liberare la cultura dal vincolo della valorizzazione dell’innovazione, che le è stato imposto dal sistema economico e produttivo finalizzato alla crescita della produzione di merci.

Accanto e in sintonia con chi si propone di liberare le attività economiche e produttive dal vincolo delle innovazioni finalizzate alla crescita, noi ci proponiamo di liberare tutte le forme dell’espressione artistica dal vincolo di valorizzare culturalmente l’innovazione, che ha dato un contributo essenziale alla formazione di un immaginario collettivo che considera un progresso la riduzione del lavoro a un «fare per fare sempre di più».

Per riportarlo alla sua essenza di fare bene finalizzato alla contemplazione di ciò che si è fatto, occorre ridefinire un sistema di valori in cui la bellezza torni ad essere più importante del profitto: perché, come si può contemplare ciò che si è fatto se non ha aggiunto bellezza alla bellezza originaria del mondo?

Per trasformare dalle fondamenta il paradigma culturale oggi dominante, è necessario ricostruire un immaginario collettivo capace non solo di smascherare, irridendoli senza soggezione, i quattro trucchi da imbonitore con cui l’arte contemporanea persegue la valorizzazione culturale dell’innovazione, ma anche di riconoscere il segno dell’arte che penetra sino alle corde profonde dell’animo umano, vincendo i limiti dello spazio e del tempo; creando, come ha sempre fatto prima di essere irretita nella tela della modernità, un collegamento ininterrotto tra le generazioni. Perché l’arte, come ha scritto Egon Schiele sul muro della prigione in cui era rinchiuso, non è moderna. L’arte è eterna.

Gabriella Arduino, architetto e pittore

Vincent Cheynet, caporedattore de La Décroissance

Pier Paolo Dal Monte, medico e filosofo

Massimo De Maio, grafico ed ecologista

Filippo La Porta, saggista e critico letterario

Giordano Mancini, maestro d’arte, green manager

Maurizio Pallante, saggista

Alessandro Pertosa, ricercatore in filosofia

Mario Pisani, architetto

Paolo Portoghesi, architetto

Giannozzo Pucci, editore

Bruno Ricca, editore

Lucilio Santoni, scrittore

Filippo Schillaci, saggista

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