Consigli di lettura (nel bene e nel male)

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Nonostante i tantissimi input provenienti dall’esterno, sto vivendo un periodo di enorme difficoltà a scrivere alcunché. Ho tante idee ma puntualmente non riesco ad esprimerle come vorrei, per cui tutte le bozze vengono continuamente smembrate e sezionate senza partorire nulla di costruttivo.

In precedenza, la consapevolezza che la mia piccola attività di blogger consista in un puro atto di testimonianza non mi ha mai scoraggiato fino a rendermi tanto improduttivo. Ma l’attuale dibattito osceno intorno alla guerra tra Russia e Ucraina, tra tifosi dichiarati e altri che millantano adesione a una ‘complessità’ solo di facciata, sta mortificando non poco ogni mia velleità.

In questo senso, segnalo due articoli che si smarcano dall’indigesta melassa social-mediatica, un’intervista a un antropologo ucraino pubblicata su Jacobin Italia e un’analisi dell’amico Jacopo Simonetta su Apocalottimismo.

Desidero altresì portare all’attenzione un pezzo scritto da Michelangelo Severgnini per l’antidiplomatico (ripreso poi da Sinistrainrete), ma per ragioni totalmente differenti: infatti, ritengo esemplifichi perfettamente il terribile pericolo in cui rischiano di incorrere i sostenitori delle giuste cause qualora si mettano a scambiare lucciole per lanterne. Quando mi sentirò in grado di farlo (spero presto), mi esprimerò più esaustivamente su di una questione tanto fondamentale quanto spinosa.

Immagine in evidenza: merlo bianco che bazzica intorno a casa mia. Molto raro, mai come trovare oggigiorno giudizi sensati estranei a faziosità e tifoseria.

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Nasco a Milano il 7 febbraio 1978. Sono un docente precario di italiano e storia nella scuola superiore, interessato ai temi della sostenibilità ambientale e sociale. Ho espresso le mie idee sulla decrescita e i cambiamenti sociali necessari in Svolta Radicale. Alla ricerca di una via di uscita (http://www.decrescita.com/news/?page_id=42&did=26), Democrazia Radicale. La decrescita come contropotere sociale (http://www.decrescita.com/news/download/?did=32), Io e la decrescita. I miei primi due anni di DFSN (http://www.decrescita.com/news/download/?did=39), Insostenibile. Le ragioni profonde della decrescita (http://www.decrescita.com/news/download/?did=50) http://igorgiussani.blogspot.it/

17 Commenti

  1. Di fronte alle immagini dei massacri che continuano a giungere, fatico a comprendere come si possa usare ancora questa tragedia come pretesto per le proprie invettive e trip ideologici. Personalmente mi sento annichilito e ridotto al silenzio.

  2. Condivido pienamente quanto ha scritto Paolo. I tre articoli proposti, pur con qualche spunto interessante, mi sembrano tutto sommato superficiali e condizionati da molta ideologia. Ho un’area pic-nic, dove soprattutto il Sabato e Domenica vengono decine di famiglie e gruppi di amici (tutti slavi e principalmente Romeni e Moldavi) a festeggiare e cucinare quantità impressionati di carne: il rito tribale per la coesione sociale della condivisione della carne è tuttora molto diffuso tra loro. Avvalorato dal fatto di essere tutti spaesati. Mi fermo spesso a parlare con loro e tutti (ripeto TUTTI) sono purtroppo a favore della guerra e delle ragioni di Putin. Sulle motivazioni servirebbe scrivere parecchi libri, ma sostanzialmente rimproverano al mondo occidentale di aver di fatto distrutto il loro precedente e più comodo mondo sovietico. E’ quindi una guerra tra Occidente ed Oriente. Tra il Progresso (nelle varie accezioni positive e negative) ed un nostalgico passato reazionario.
    Altro punto importante che troppi dimenticano è l’aspetto religioso: l’Ucraina è sostanzialmente suddivisa in due parti: ad Ovest, nell’area che un passato apparteneva all’ex-impero austroungarico sono per lo più cattolici di rito romano od ortodosso, mentre ad Est sono per lo più ortodossi, a loro volta suddivisi in fedeli al patriarca di Kiev o Mosca. Tuttora, la religione (indubbiamente oppio dei popoli) conta tantissimo da quelle parti ed i preti o pope, invece di predicare la pace, per lo più predicano o benediscono le divisioni.

  3. In questi giorni ho avuto molte altre discussioni con gli slavi che frequento. A parte uno (di origine croato-serba-eritrea), che si è dichiarato pacifista e non parteggia per nessuno dei contendenti, tutti gli altri hanno rinnovato il loro sostegno a Putin & Co. I due aspetti che più mi hanno colpito sono: il loro rifiuto di credere ad ogni informazione occidentale (la considerano tutta propaganda, compresi i morti per le strade, le immagini di case e palazzi distrutti, ecc.) e l’odio profondo per la Nato, considerata il vero istigatore di questa guerra. Ho provato a seminare qualche dubbio su questa visione manichea, con il solo risultato di veder consolidare il muro di opposizione totale ad ogni mia illazione. Per non compromettere i nostri rapporti (sono tutti miei clienti da anni come frequentatori dell’area pic-nic o affittuari degli orti, e posso dire anche tutte brave persone) ho smesso di entrare nuovamente in discussione. L’ultima mia domanda è stata: ma allora preferireste che i russi invadessero tutta l’Europa? La risposta, in coro è stata: magari!
    Questa totale contrapposizione al mondo e visione occidentale la vedo come conferma che questo conflitto non è scaturito solo per motivi nazionalistico-economici, ma agisce e prende forza da un substrato di revanscismo del mondo slavo ed (ex)-comunista-comunitario (questi aspetti sono accomunati, ma questo è discorso molto più ampio che non voglio e posso spiegare ora) nei confronti del nostro mondo capitalista ed individualista, che nel bene e nel male ha ideato ed interiorizzato l’Umanesimo e l’Illuminismo.
    Per tutti gli Slavi, la Russia rappresenta quindi il campione ed il punto di riferimento di questa parte del mondo e della sua Weltanschauung, religione inclusa. Il parallelo con gli USA è fuorviante perché noi possiamo criticare gli americani fintanto che vogliamo senza sentirci sminuiti e traditori, mentre loro a quanto pare non possono-vogliono farlo, anche se in un recente passato ne hanno subito conseguenze negative. Per esempio i romeni, anni fa hanno combattuto contro i russi e perso la Transnistria. Eppure sono tutti solidali con i russi ed ostili a quella parte di Ucraina che preferisce l’Occidente.
    A questo punto la domanda è: in nome della pace, è giusto chiedere (costringere cessando l’invio di armi ed aiuti) agli ucraini di arrendersi ed essere invasi-soggiogati dai russi? In attesa che altri facciano la stessa fine?
    PS. Fin dall’età di 15 anni sono stato pacifista ed antimilitarista: a suo tempo invece del Servizio Militare ho scelto di fare il Servizio Civile in Africa. Ora sono confuso.

    • Ho l’impressione che al di là delle simpatie di tipo etnico (come i serbi per i russi) troppa gente veda in Putin cose che non esistono. Lui e la Russia sono attori del capitalismo globale, non alternative ad alcunché. Sicuramente in veste di ‘liberatore’ è persin peggio di Napoleone.

  4. Il mondo sarebbe dunque completamente “appiattito”? Putin, la Cina e la vasta galassia mussulmana più o meno integralista, per il solo fatto di commerciare anche con il mondo occidentale sarebbero dunque uguali a noi? L’attuale conflitto tra due popoli geograficamente vicini e culturalmente molto simili (di cui uno “guarda” ad Ovest e ad una visione del mondo democratica-liberale e l’altro desidera invece tornare ed imporre ad ogni costo i “fasti” perduti di una visione imperialista-reazionaria) sta dimostrando esattamente il contrario. Che il mondo sia sempre più interdipendente è un dato di fatto incontrovertibile, ma da qui ad affermare che i modelli di riferimento siano uguali, ce ne vuole. Putin ed il suo sodale leader cinese (con la vasta schiera di dittatorelli sparpagliati per il mondo che da loro cercano protezione, soldi ed armi, se ne fregano altamente di come vivano i loro sudditi, compresa la questione ambientale. Affermare che “tanto è uguaglio”, mi sembra illogico e pericoloso. Con questo non voglio affermare che “noi” siamo innocenti ed esenti da colpe. Noi almeno delle nostre colpe ne discutiamo e cerchiamo di evitarle.

    • “Affermare che “tanto è uguaglio”, mi sembra illogico e pericoloso.”

      Non ho mai inteso nulla del genere, bensì che non si tratta di alternative diverse di modello di sviluppo, come pensa qualcuno. Sauditi e petromonarchie arabe, cinesi, russi ecc. vogliono una modernizzazione di tipo occidentale (una società dei consumi, tanto per intenderci) ma depurata o limitando comunque al massimo la modernità culturale (sotto forma di democrazia liberale, secolarizzazione dei costumi ecc). Il problema grosso è che la democrazia liberale è in grave crisi anche in Occidente, che è sicuramente diverso da quei regmi, ma che comincia gradualmente a introiettare elementi autoritari/reazionari ben poco piacevoli.

  5. Rispondo a Franco e in coda anche ad Igor. Se si fosse voluta adottare una logica pacifista sarebbe stato saggio astenersi dall’invio di armi all’Ucraina, ma non abbandonarla all’invasione Russa. Anzi, l’Europa tutta (se esistesse, ma non esiste…) insieme all’America avrebbe dovuto garantire l’indipendenza dell’Ucraina, di un’Ucraina neutrale e fuori dalla Nato, riconoscendo però il distacco del Donbass con le sue repubbliche autonome e riconoscendo la Crimea. Del resto la Crimea ha scelto di ritornare a far parte della federazione russa con un plebiscito popolare e la stessa cosa succederebbe se si facesse un referendum anche nel Donbass. Andrebbe così senza brogli e senza forzature perché come tu stesso dici per quei popoli la Russia rappresenta un punto di riferimento storico ed anche attuale, visto che dal 2014 in poi hanno sperimentato sulla propria pelle le persecuzioni degli ultranazionalisti ucraini. Se non si è scelta questa strada è perché l’America e la Nato (due facce della stessa medaglia) armano l’Ucraina fin dal 2014, perché l’America ha organizzato dietro le quinte il colpo di stato del 2014 (la così detta rivoluzione arancione) in ottica antirussa e come presupposto per un’ulteriore manovra di accerchiamento della Russia da parte della Nato. Oggi i veri pacifisti europei e italiani hanno ben presente tutto ciò e non avrebbero mai voluto che i loro paesi diventassero di fatto cobelligeranti tramite l’invio (sempre più massiccio) di armi. Poi ci sono i finti pacifisti, coloro che fingono di ripudiare la guerra, ma poi plaudono all’eroismo ucraino, giustificano i nazisti dell’Azov e pensano che l’Ucraina sia in grado di vincere militarmente sul campo. Quando anche il presidente del Consiglio europeo Charles Michel dichiara senza alcuna remora che l’Ucraina vincerà la guerra capisci che L’Europa pacifista non esiste più, almeno ai suoi vertici.
    Per Igor. Ognuno vede in Putin quello che vuole. Chi ha un minimo di sale in zucca sa che è un autocrate dal quale non ci si può attendere un mondo migliore, ma sa anche che è da imbecilli liquidarlo come un pazzo sanguinario uscito di testa. Certamente lui e la Russia sono attori del capitalismo, ma non lo definirei più un capitalismo globale. Il sogno di un neocapitalismo globale unico è tipico dell’America, che è stata per anni convinta della possibilità di uniformare il mondo alle sue regole, economiche, monetarie e politiche. Oggi esistono almeno tre blocchi capitalistici contrapposti, America, Russia e Cina. Gli ultimi due hanno interessi comuni che li rendono oggettivamente alleati, ovvero difendersi dall’imperialismo americano. A latere di questi tra blocchi esistono pezzi di mondo che stanno compiendo la scelta su con chi schierarsi: l’India, parte del Medioriente, gran parte dell’Africa e dell’America Latina. L’Europa (che non esiste, come ho detto, né politicamente e forse nemmeno culturalmente) da troppo tempo è satellite della politica americana ed anche in questa circostanza ha perso l’occasione di ritagliarsi un suo spazio di manovra. Sarà nel prossimo futuro la fetta dell’occidente più penalizzata dalle sanzioni anti-russe che i suoi governi hanno scelto nel pieno disprezzo degli interessi e del benessere del popolo europeo.

    • “Anzi, l’Europa tutta (se esistesse, ma non esiste…) insieme all’America avrebbe dovuto garantire l’indipendenza dell’Ucraina, di un’Ucraina neutrale e fuori dalla Nato, riconoscendo però il distacco del Donbass con le sue repubbliche autonome e riconoscendo la Crimea”

      Ti faccio notare che la tua proposta di negoziato (repubbliche autonomiste indipendenti, Crimea annessa alla Russia e Ucraina neutrale non dalla NATO) sarrebbe una calata di braghe totale in favore di Putin, dove l’unica concessione agli ucraini sarebbe quella di non avere cambi di vertice al governo imponendo un Quisling voluto da Mosca. Partendo dal fatto che pure io ritengo infattibile riproporre la precedente integrità territoriale dello stato ucraino, occorre però una contropartita molto forte in campo.
      Quanto alla storia del Donbass dal 2014 a oggi, cerchiamo di dirla tutta. Se si può ritenere legittimo il desiderio di indipendenza di Donetzk e Lugansk (dove Putin ha riconosciuto un diritto all’autodeterminazione di cui non si è ricordato in Cecenia, ma lasciamo perdere), assolutamente non lo è il tentativo in questi anni di annettere manu militari con le loro formazioni anche Mariupol e altre città del Donbass che non si sono riconosciute nella secessione. Oggi l’esercito russo di fatto sta facendo il lavoro che le milizie secessioniste non sono state capaci di fare. A mio parere sarebbe gravissimo se la Russia, oltre ai territori già secessionisti dall’Ucraini, ottenesse anche il riconoscimento delle conquiste militari (Mariupol, Odessa ecc).
      Insomma, oltre alla propaganda dei nostri mass media sul battaglione Azov eroi ecc ce n’è anche una di segno opposto che vede gli ucraini svegliarsi un giorno gridare “morte ai russi! NATO! NATO!” dal nulla.
      Inoltre, così come l’intervento USA in Iraq è servito da detonatore per espandere il fondamentalismo islamico in tutto il medio oriente, quello russo in Ucraina non farà altro che favorire la causa del neonazismo (che, battaglione Azov e monumenti a Bandera a parte, in Ucraina era irrilevante a livello elettorale) e della NATO. Sicuramente Svezia e Finlandia non si sarebbero mai neppure sognate di aderire al patto Atlantico senza l’invasione di Putin.

      “in ottica antirussa e come presupposto per un’ulteriore manovra di accerchiamento della Russia da parte della Nato”

      Il tentativo di espansione della NATO verso la Russia è stato palese e innegabile. Ti faccio però notare che, mentre la NATO cercava di realzizare tale accerchiamento, la Russia ha ingradito il suo territorio: ha conquistato la Crimea e con ogni probabilità avrà il controllo non solo degli stati-fantoccio di Donetsk e Lugansk, ma forse anche altri territori occupati. A questi va aggiunta la repubblica-satellite dell’Ossezia del Sud.

      “Oggi esistono almeno tre blocchi capitalistici contrapposti, America, Russia e Cina”

      Questa è una visione che respingo con forza perché vuole fare raffronti con il clima, completamente diverso, della guerra fredda, dove davvero si trattava di mondi separati. Nessuno di quei tre attori potrebbe vivere senza l’altro, non gli USA senza i trilioni di titoli di stato cinesi, non i cinesi senza i proventi dell’export verso gli USA, non i russi senza gli introiti di materie prime energetiche e non vendute a chi oggi arma l’Ucraina.
      Quanto al sogno del capitalismo globale, si tratta di uno scopo che si pone sempre il più forte del gruppo, oggi i cinesi.

      “Gli ultimi due hanno interessi comuni che li rendono oggettivamente alleati, ovvero difendersi dall’imperialismo americano.”

      Ho paura che gente della nostra generazione, che ha conosciuto l’imperialismo USA quando era all’apogeo, fatichi a vedere che oggi, al di là delle alzate di testa, sia alle corde, mentre montano altri imperialismi. La strategia cinese in Africa, molto furba, basata sull’apparente umanità della ‘non ingenerenza’ e che mira a tenere legati a sé gli stati del continente attraverso la strategia del debito, è di un imperialismo grosso come una casa, benché di tono differente da quello a stelle e strisce.

  6. Per Igor. Apprezzando in larga parte i tuoi argomenti in risposta ai miei, aggiungo qualche opportuna precisazione, ovviamente soggettiva.
    Sul possibile negoziato – quella che tu chiami “calata di braghe” a me sembra un realistico compromesso. Se non si mette in campo la perdita della Crimea e del Donbass proprio inutile negoziare, diciamo che vogliamo battere il “nemico” sul campo e facciamola finita con la parola pace. Vedrei già un buon risultato mantenere Mariupol in Ucraina, cosa che mi sembra difficile alla luce dello sforzo bellico prodotto dalla Russia. Su Odesa invece sono ottimista.
    Sui blocchi capitalistici contrapposti – Provo a spiegarmi meglio. Le finalità di un’economia capitalista sono le stesse in tutto il mondo: massimizzazione dei profitti, controllo della forza lavoro, conquista dei mercati, concentrazione dei capitali. Oggi però assistiamo ad un confronto-scontro tra superpotenze economiche (e ovviamente anche militari) che competono per l’egemonia. Questa competizione porta inevitabilmente allo scontro fisico oltre che economico, che viene innescato quasi sempre da chi è in difficoltà e rischia di perdere del tutto o in parte l’egemonia, nella fattispecie l’America. Ovviamente questa competizione per il controllo economico del mondo si impasta anche con differenze ideologiche e culturali che creano sensibilità diverse e che spesso vengono artificiosamente ingigantite ed usate come fonte a cui attingere per la propaganda (vedi ad es. il mantra per il quale si starebbe combattendo in difesa della democrazia e della libertà).
    Sui differenti imperialismi – Verissimo, imperialista l’America, così come la Russia (il cui territorio con le sue differenze etniche, religiose, culturali ed economiche è già di per sé un impero), così come la Cina. Quest’ultima la sua espansione imperialista l’ha costruita (e direi con successo) sull’efficienza economica, almeno finora. Non mi stupirei se in un prossimo futuro la dovesse difendere anche militarmente. Se è vero che in un mondo globalizzato esiste un’interdipendenza tra le potenze globaliste, è vero anche a mio modo di vedere che non c’è nessuna garanzia di equilibrio e che anzi alla fine della giostra è più probabile lo scontro che una spartizione della torta.

  7. Come ho già scritto, più questa guerra prosegue e più cerco di informarmi, e più aumenta la mia confusione. Alcuni punti fermi comunque li ho.
    Primo: la Russia, che fino al 24 Febbraio aveva molte cose di cui lamentarsi e recriminare, invadendo uno stato sovrano e compiendo tutta una serie di atrocità, è passata irrimediabilmente dalla parte del torto. Ed in un mondo informatizzato, ne pagherà le conseguenze anche di immagine per decenni.
    Secondo: etichettare come “nazista” un paese governato da un ebreo e dove esistono sacche di nazionalisti “neri” (poche migliaia in un paese con decine di milioni di abitanti) che si rifanno all’odio verso i russi rossi per l’Holomodor (sperando in una liberazione da parte dei nazifascisti dall’oppressione russa, inevitabilmente scelsero l’altra parte. Molti anni fa mi ritrovai a parlare con un nostro dipendente reduce dalla Campagna di Russia e che mi raccontò come la popolazione locale, almeno all’inizio li accolse come liberatori) ed altro, mi sembra quantomeno superficiale e riduttivo. Più o meno come etichettare tutti noi veronesi come neo-fascisti solo perché purtroppo coabitiamo con alcune migliaia di cretini “neri” che sfogano le loro frustrazioni durante le partite di calcio dell’Hellas Verona.
    Osservando senza preconcetti, quale parte è più vicina all’ideologia nazifascista: l’aggressore che sta sterminando innocenti e distrugge a tappeto intere città di un paese sovrano, o gli abitanti di questo che cercano di difendersi? Sulle colpe pregresse, possiamo dire che Gran Bretagna, Polonia, Francia o Belgio fossero del tutto esenti da colpe e che queste colpe giustificassero la guerra da parte dei nazifascisti 80 anni fa?

    Terzo: altrettanto superficiale e riduttivo mi sembra etichettare la Russia come paese capitalista e come possibile alternativa, quando ha un PIL di poco superiore a quello della Spagna (che ha un terzo degli abitanti) ed un sistema industriale che sarà pur capace di produrre armi eccellenti (il T-14 Armata ed il Su-35 sono indubbiamente il carro armato ed il jet militare più performante sulla piazza), ma non è in grado di produrre un elettrodomestico, un cellulare o un’auto decente. Quella russa è un’economia di rapina, basata pressoché esclusivamente sullo sfruttamento delle materie prime distribuite su un territorio immenso (ne sarebbero capaci tutti) ed i cui proventi finiscono soprattutto in mano ad una stretta cerchia di oligarchi corrotti e spendaccioni. Quando si troveranno sbattute in faccia le porte dell’Occidente, li voglio vedere a spassarsela in Cina invece che in Costa Smeralda. La Cina sicuramente ne approfitterà, che dall’alto delle sue ben diverse capacità economiche ed industriali, pagherà le materie prime un decimo dell’attuale prezzo.

    I russi, e Putin in primis, hanno combinato questa immane cazzata/tragedia perché soffrono, al pari del mondo islamico (che giustifica il terrorismo ed attentati) , di un forte complesso di inferiorità. Non sanno capacitarsi, che dopo essere stati per decenni “l’alternativa” al capitalismo e polo d’attrazione (più o meno obbligato) per molti paesi e popoli, ora si trovano divisi, derisi ed incapaci. E per la rabbia reagiscono appunto rabbiosamente.
    Per capirlo, provate a pensare un mondo in cui scompaia improvvisamente sia l’apporto russo che islamico alla scienza o alla cultura. Intendo quello attuale. Su quello passato, indubbiamente perderemmo molto.
    Se ho molti dubbi sulle colpe e soluzioni, non ho dubbi da che parte stare. Come non ne hanno gli ucraini (compresa la parte russofona), che non a caso, scappano tutti verso Ovest. Numerose testimonianze riportano lo stupore dei soldati russi, che nei check-point fermano la fiumana di gente che scappa e si meravigliano della direzione della loro fuga. D’altra parte che logica c’è nel bombardare, distruggere ed uccidere soprattutto la parte del paese che vuoi liberare “dall’oppressore”?

    • “Primo: la Russia, che fino al 24 Febbraio aveva molte cose di cui lamentarsi e recriminare, invadendo uno stato sovrano e compiendo tutta una serie di atrocità, è passata irrimediabilmente dalla parte del torto”

      Concordo

      “Secondo: etichettare come “nazista” un paese governato da un ebreo e dove esistono sacche di nazionalisti “neri” (poche migliaia in un paese con decine di milioni di abitanti) che si rifanno all’odio verso i russi rossi per l’Holomodor (sperando in una liberazione da parte dei nazifascisti dall’oppressione russa, inevitabilmente scelsero l’altra parte.”

      Sostanzialmente d’accordo, nel senso che concentrarsi sempre e solo sul battaglione Azov quando tutta l’Europa orientale (e anche la Russia) trasuda di estremismo di destra fascistoide è abbastanza strumentale. Sicuramente dopo l’invasione anche in Ucraina i gruppi ultra-nazionalistici, prima irrilevanti a livello elettorale, scaleranno posizioni.

      “Osservando senza preconcetti, quale parte è più vicina all’ideologia nazifascista: l’aggressore che sta sterminando innocenti e distrugge a tappeto intere città di un paese sovrano, o gli abitanti di questo che cercano di difendersi?”

      Ne approfitto per segnalare una fonte indipendente che ho sempre trovato molto oggettiva riguardo alle violazioni dei diritti umani, Human Rights Watch. La propaganda ucraina può aver esasperato alcune cose, ma a Bucha sicuramente le forze russe sono andate oltre la ‘normale’ condotta militare https://www.hrw.org/news/2022/04/21/ukraine-russian-forces-trail-death-bucha

      “I russi, e Putin in primis, hanno combinato questa immane cazzata/tragedia perché soffrono, al pari del mondo islamico (che giustifica il terrorismo ed attentati) , di un forte complesso di inferiorità.”

      Purtroppo ho paura (cioé, sono abbastanza certo) che tutta la questione vada ben oltre i complessi psicologici degli autocrati…

  8. Della serie, curiosità sui russi. I due oggetti più conosciuti e diffusi (li ho visti ovunque) al mondo di provenienza russa sono indubbiamente il mitra AK-47 (o la sua più recente versione AK-74) e l’auto Lada (al terzo posto per numero di esemplari costruiti: se non sbaglio una ventina di milioni). Ebbene ambedue non sono state inventate dai russi. L’auto non è altro che la replica della nostra vecchia Fiat 124 berlina ed il mitra è la replica di un modello tedesco. Chi non ci crede può visitare il bellissimo museo della Seconda Guerra Mondiale di Felonica, creato dagli amici Alberto e Simone Guidorzi (padre e figlio) dove si trova un esemplare rarissimo di questo mitra tedesco, sviluppato negli ultimi mesi di guerra e copiato appunto dal signor Kalashnikov.

  9. Vedo con sorpresa che l’argomento guerra russo-ucraina (ma in realtà sarebbe più corretto chiamarla russia-nato) ha messo d’accordo Franco ed Igor. Buon per voi. Gli argomenti indotti da Franco per giustificare la sua scelta di campo sono talmente a pera che non vale nemmeno la pena di contestarli analiticamente. Una cosa però la vorrei dire: l’incapacità e l’arretratezza tecnologica della Russia è veramente una barzelletta… chissà come avranno fatto ad andare nello spazio prima degli americani e ad avere gli hacker più efficienti del mondo… Parlo invece di una cosa che mi da sempre disgusto, tutte le volte che la leggo o la sento, non solo qui. La sottolineatura pietistica delle atrocità russe (la strage degli innocenti di biblica memoria e le intere città distrutte a tappeto) è stucchevole perché viene fatta come se fosse solo questa la guerra dove avvengono le atrocità. Questa argomentazione mi irrita veramente perché è sintomatica di una falsa coscienza pacifista, che si dimentica quando fa comodo di tutte le atrocità commesse dalle altre guerre presenti e passate e in primis delle atrocità commesse dalle bombe americane a partire da quelle su Hiroshima e Nagasaki. Dimenticavo. E’ da oscar anche la notazione “psicologica” sul complesso di inferiorità (“I russi, e Putin in primis, hanno combinato questa immane cazzata/tragedia perché soffrono… di un forte complesso di inferiorità”) Me la sono segnata, perché mi tornerà buona…
    Mi accomiato con una considerazione che vale sicuramente per Franco, molto meno mi sembra per Igor. Del perché di questa guerra, come ci siamo arrivati, quali sono gli equilibri geopolitici in gioco, come è stata tirata in mezzo l’Europa e quanto e perché verrà economicamente penalizzata, quali sono i rischi concreti per l’Italia sia sul fronte politico che su quello economico, di tutto ciò nessuna comprensione traspare da quello che hai scritto ed in questo sei totalmente allineato col mantra piddino che recita c’è un aggressore e un aggredito e aggiunge che abbiamo il dovere di mobilitarci ed inviare armi per difendere la democrazia e la libertà. Auguri e figli maschi….

    • “Vedo con sorpresa che l’argomento guerra russo-ucraina (ma in realtà sarebbe più corretto chiamarla russia-nato) ha messo d’accordo Franco ed Igor”

      Mi pare che Franco la presenti come una guerra bene vs male, cosa che non mi appartiene assolutamente.

      “La sottolineatura pietistica delle atrocità russe (la strage degli innocenti di biblica memoria e le intere città distrutte a tappeto) è stucchevole perché viene fatta come se fosse solo questa la guerra dove avvengono le atrocità. Questa argomentazione mi irrita veramente perché è sintomatica di una falsa coscienza pacifista, che si dimentica quando fa comodo di tutte le atrocità commesse dalle altre guerre presenti e passate e in primis delle atrocità commesse dalle bombe americane a partire da quelle su Hiroshima e Nagasaki.”

      Parli con uno che ha sempre condannato non solo le atomiche ma tutte le atrocità commesse dagli USA dal dopoguerra a oggi. Si tratta per me semplicemente di essere coerente e non doppiopesista, la falsa coscienza abita altrove.

  10. Paolo: hai ragione. Un paese come la Russia, incapace di dare un valore aggiunto alle sue molte materie prime, e che sopravvive solo grazie all’esportazione delle stesse, è ovvio che cerchi di accaparrarsene altre a spese dei vicini. Alla luce dei propositi-minacce espresse ieri da Putin che oltre a Dombass e Crimea vuole annettersi anche tutta la fascia costiera compreso il porto di Odessa, è ovvio che oltre ad impossessarsi delle materie prime di questi territori, cerca di impedirne l’esportazione da parte del suo concorrente più prossimo. Appunto l’Ucraina.
    Igor: non ho mai pensato di usare due categorie morali altamente soggettive come il bene ed il male. Aspiro semmai a distinguere tra giusto ed ingiusto: categorie sicuramente opinabili e variabili a seconda dei contesti, ma più oggettive e valutabili. O come ha detto Mattarella ieri, tra regole e la Russia con la sua invasione e massacri si è messa fuori da ogni regola.
    Visto che Danilo, in nome di un mal compreso pacifismo (pace non è certo sinonimo di resa al più forte) , non sa e/o non vuole distinguere, proverò a farlo io con due semplici esempi. Dopo la WWI, la Germania sconfitta fu concretamente (economicamente) umiliata dai vincitori, ponendo le basi per il suo revanscismo una ventina di anni dopo. Per “quieto vivere” i paesi europei tollerarono poi la lunga serie di soprusi da parte della Germania alla fine degli anni ’30, fintanto che questa, sentendosi forte non decise il colpaccio attaccando tutto e tutti. Come non vedere un parallelo con la Russia di Putin, umiliata più simbolicamente che economicamente (tutti hanno continuato ed anzi incrementato i loro affari con la parte perdente del Muro) e che negli ultimi anni, ha fatto sfracelli in Cecenia, Georgia, Siria, Libia ed altri paesi ex-satelliti, il tutto tollerato dall’ignavia del resto del mondo. Anzi, spesso con l’ammirazione di certi “personnaggetti” di casa nostra.
    Data la vicinanza con il 25 Aprile, 80 anni fa, hanno forse sbagliato gli USA, il Canada, il Sudafrica, l’Australia o la Nuova Zelanda a mandare armi e truppe a difesa dei paesi attaccati dai tedeschi? Il fatto che nessuno di loro fosse esente da colpe pregresse, avrebbe inficiato la giustezza del loro intervento? Secondo la logica di Danilo, quei soldati che sono venuti a liberarci dal nazifascismo sbagliarono e dunque in molti morirono per niente. A quel tempo, gli USA, hanno forse negato ai partigiani comunisti l’invio di armi? E dire che gli USA, già all’epoca erano ferocemente anticomunisti. Visto che ha assurdamente citato le atomiche sul Giappone, si è mai chiesto quanti milioni di morti quelle bombe riuscirono a salvare. Ha mai sentito parlare o letto di Okinawa?
    Il secondo esempio è più recente e riguarda la guerra balcanica. Il fatto che nessuno dei vari contendenti fosse esente da colpe e massacri vari, avrebbe giustificato il non intervento a dividerli. Tra tutti l’Occidente ha scelto di colpire il cane più grosso e violento e cioè la Serbia. Una scelta certamente opinabile, ma che almeno è indubbiamente servita a far cessare quel conflitto con centinaia di migliaia di morti e milioni di profughi.
    Dato che Danilo non riesce a capire (o non vuole) il complesso di inferiorità di Putin e della sua cricca, proverò a spiegarglielo. Un poveraccio, senza mezzi e che ha scarse possibilità di confronto, non si fa certo un complesso della sua situazione, ma fantozzianamente, di fatto “è inferiore”. Un ex ricco, o un ex-potente, come lo è stata invece la Russia fino alla sua implosione alla fine degli anni ‘80, faceva paura a tutti, invece soffre ora di un forte complesso di inferiorità rispetto al mondo occidentale. Il ricordo ed il confronto con le passate glorie (reali o immaginarie che fossero) è impietoso, Soprattutto quando vedi che tutti (o quasi) i tuoi “ex- amici”, ti snobbano e si rivolgono al tuo più odiato concorrente. A rinvigorire questo sentimento di inferiori, stanno contribuendo anche i suoi presunti amici (Cina e India) che un tempo la temevano e stimavano ed ora la stanno guardando dall’alto della loro superiore potenza economica ed industriale. “Amici” che non vedono l’ora di “mangiare gli spaghetti sulla testa” e cioè spartirsi a prezzi di saldo le tue enormi ricchezze in materie prime. La Russia lo sa bene e avendone paura, al pari di un bulletto che le ha prese da qualcuno, vorrebbe rifarsi agli occhi degli “amici”, picchiando duro qualcuno più debole. E come tutti i bulletti insicuri, preferisce essere temuta che amata.
    Al senso di inferiorità e conseguente paura e desiderio di rivalsa contribuisce la geografia. A differenza di USA ed Europa, suddivisa in isole e penisole protette da montagne, la Russia è stata spesso invasa ed attaccata da tutte le parti (da Turchi, Mongoli, Polacchi, Svedesi, Francesi, Tedeschi, ecc) perché circondata da vaste pianure facilmente percorribili. Sempre in tema geografico, a contraltare il senso di inferiorità, c’è il suo sentirsi potente e “grande” per il semplice motivo di gravitare su un territorio immenso.
    Se Danilo non riesce a capire nemmeno questo e continua a ritenere la Russia un paese più progredito di altri, invece di considerare solo le sue capacità distruttive, consideri dei semplici parametri come la sanità pubblica, ben più indicativi dello stato di benessere della popolazione. E vada a vedere la semplice posizione della Russia riguardo l’aspettativa di vita dei suoi abitanti e scoprirà che si trova dietro a paesi disgraziati come il Bangladesh o la Libia.

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