Giorno del Ringraziamento

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Oggi giorno del Ringraziamento, almeno in certe parrocchie. Sfilavano stamattina i trattori per le vie cittadine e mi suonava strano quel rombo così diverso da quello usuale delle auto.

Con nostalgia ho ricordato l’emozione con cui si arrivava alla Messa di Ringraziamento quando ero piccola. Per giorni, con la mente e con le mani, ci si preparava alla festa radunando in un cesto le primizie che meglio rappresentavano i raccolti dell’anno.

Lo si donava al momento dell’ Offertorio.

Era occasione, questa festa, per riflettere sull’annata appena conclusa, sulla abbondanza o sulla scarsità dei raccolti, sul caldo dono del sole che aveva portato a maturazione frutti e messi, sulle terribili grandinate che avevano bastonato vigneti e ciliegi.Sulla Provvidenza che veglia sulla vita dell’uomo.

Allora gli eventi atmosferici erano studiati e interpretati da chi aveva anni sulle spalle ed esperienza tanta da saper interpretare il colore delle nubi, la direzione da cui provenivano, la velocità del vento, la gravità della tempesta.

Quando cresceva la paura di perdere ogni cosa, si prendeva il ramoscello d’olivo benedetto alla Messa delle Palme e conservato. Veniva acceso un braciere davanti a casa, nella corte, uniti tutti in una preghiera che diceva tra l’altro : …A fulgure et tempestate… Libera nos Domine!….

Era parte di antiche preghiere, le Rogazioni, create per supplicare di preservare il raccolto dal cattivo tempo (“i tampesti”) ed ottenere un buon raccolto.

Ecco: nel mondo agricolo di un tempo erano forti la presenza del soprannaturale, il senso della Provvidenza, la consapevolezza di essere creature e non creatori e come tali bisognosi di un aiuto divino.

C’era il tempo per ringraziare Dio quando l’occhio si posava sui campi pieni di frutti. La mano dell’uomo, bagnata del suo sudore, e la mano di Dio avevano lavorato insieme per ottenere quelle primizie.

Pure oggi ci sarebbe necessità di chiedere la collaborazione di Dio nelle nostre vite, anche se sono cambiati “ i campi di lavoro”.

Invece abbiamo allontanato Dio dalla nostra vita, lo abbiamo sostituito con altri Dei, creati dalle nostre stesse mani, ossia Idoli. La casa, l’auto, i soldi, il potere di una carica,…

Tolto Dio dai nostri giorni, quando il sudore più non basta a produrre frutti, quando la crisi sfugge dalle mani, quando l’impotenza ci coglie di fronte ad eventi più grandi di noi, ci sentiamo come fuscelli in balia del Nulla. E sale la depressione, la tristezza invade cuori e pensieri e case, più non bastano gli affetti umani a consolare.

Si scopre che la nostra presunta potenza è passeggera e precaria.

Magari ci fosse un giorno di Ringraziamento anche nelle fabbriche, negli uffici, nei grandi centri commerciali, nelle piazze cittadine, a ricordare si quanto bravo sia l’uomo ma pur sempre creatura e non creatore. E quanto necessaria sia la presenza benedicente di Dio tra noi.

Tanti idoli sparirebbero e così pure tanti falsi bisogni che oscurano la vista della Verità.

 

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Silvana Dal Cero
insegnante di matematica in pensione, amante della natura in tutti le sue manifestazioni, amo scrivere, poesie soprattutto ma anche racconti e riflessioni che inserisco in un blog: http://silvanadalcero.com Sono presente nel sito internazionale della poesia del Novecento www.italian-poetry.org come autrice di poesie. Fino ad ora ho pubblicato tresillogi: Il passo e l'Orma I giorni e L'ombra Io Donna Natura. Per acquistarli: https://www.amazon.it/donna-natura-Silvana-Dal-Cero/dp/8872110033 https://www.lafeltrinelli.it/libri/silvana-dal-cero/i-giorni-e-l-ombra/9788898613212 https://www.libreriauniversitaria.it/passo-orma-cero-silvana-edizioni/libro/9788873143635

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