Great Reset ed Epic Fail

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Great Reset è un’espressione che si è meritata la copertina di Time ed è diventata virale sul Web, la cui origine si perde oramai nel mito; sarebbe stata proferita per la prima volta il 3 giugno dello scorso anno da Peter Koenig, presidente del World Economic Forum, in una riunione virtuale con i rappresentanti di Fondo Monetario Internazionale, Banca Mondiale e alcuni stati:

Il mondo deve agire congiuntamente e rapidamente per rinnovare tutti gli aspetti delle nostre società ed economie, dall’istruzione ai contratti sociali e alle condizioni di lavoro… Ogni Paese, dagli Stati Uniti alla Cina, deve partecipare, e ogni industria, dal petrolio e gas alla tecnologia , deve essere trasformato. In breve, abbiamo bisogno di un ‘Grande Reset’ del capitalismo. (fonte)

Cercando ‘Great Reset’ su Google vengono alla luce le più disparate teorie del complotto, tutte accomunate dai seguenti elementi:

  • il Nuovo Ordine Mondiale, organizzazione super-segreta (a parte i miliardi di sproloqui su Internet) composto dalla super élite che comanda il pianeta, sta sfruttando la pandemia per manipolare l’opinione pubblica, abituandola a restrizioni sempre maggiori del benessere materiale;
  • sta inoltre per inaugurare il cambio di paradigma energetico dalle fonti fossili alle rinnovabili, utilizzando allo scopo figure come Greta Thunberg e Papa Francesco per sensibilizzare intorno ai problemi della sostenibilità ambientale;
  • si prepara a varare il Reddito universale di cittadinanza, somministrabile solo a chi rinuncerà alla proprietà privata personale, accetterà un apposito programma di vaccinazioni obbligatorie e aderirà pedissequamente alle ideologie imposte bla bla bla;
  • l’unico modo per salvarsi da questo piano diabolico è la conferma alla Casa Bianca di Donald Trump (ovviamente si parla di prima delle elezioni presidenziali USA).

Visti alcuni punti programmatici tanto interessanti, bisognerebbe prendere in seria considerazione di diventare adepti della massoneria globale! Scherzi a parte, il riferimento a Trump palesa chiaramente il mandante di tali teorie cospirative: quel Vecchio Ordine Mondiale che, costi quel costi, vuole perpetuare imperterrito il business as usual, gettando così in discredito le fonti di energia rinnovabile e l’ecologismo in genere, nonché bloccando sul nascere qualsiasi scostamento dalla cultura e dall’etica del lavoro inculcate a forza da quattro secoli di capitalismo. In quest’ottica, petrolieri e imprenditori tradizionali assurgono a leader di una nuova Resistenza.

Come noto, Trump ha perso e alla Casa Bianca si è insediato Joe Biden che, come ho spiegato in un articolo alla vigilia delle elezioni, ritengo rappresentare l’ala dell’élite ‘riformista’, preoccupata per le conseguenze dell’aggravarsi della crisi ecologica e sociale sulla tenuta generale del sistema che li rende privilegiati, opposta alla fazione intransigente e oltranzista incarnata dall’ex presidente. Tale scontro al vertice non costituisce uno scenario inedito, si è anzi presentato svariate volte nella storia all’interno delle classi dominanti, con esiti alterni.

Nell’Atene del VI secolo a.C., Solone provò a preservare la supremazia degli aristocratici contro l’emergere del demos attraverso la costituzione timocratica, tentativo poi fallito a causa del riformismo eccessivamente blando; nella Roma del II secolo a.C., i patrizi ‘ribelli’ aderenti al fronte dei populares tentarono di promuovere interventi in favore della plebe per mantenere la coesione sociale all’interno della Roma Repubblicana, la quale presto implose perché i loro appelli rimasero lettera morta; svariati nobili e alti prelati francesi, inascoltati dai loro colleghi, poco prima dello scatenarsi della Rivoluzione ammonivano sulla necessità di intraprendere trasformazioni significative, pena perdere tutti gli appannaggi concessi dall’Ancien Régime, come infatti avvenne. Memore della lezione, parte dell’aristocrazia transalpina nel luglio del 1830 non esitò a scaricare il sovrano ultra-reazionario Carlo X, accordandosi con la grande borghesia per la spartizione del potere.

Anche il fabianesimo e la macroeconomia keynesiana hanno rappresentato uno sforzo per puntellare la legittimità del capitalismo contro gli slanci rivoluzionari socialisti, così come il Rapporto Brundtland e la definizione di ‘sviluppo sostenibile’ sono stati l’ineludibile presa d’atto in salsa sviluppista di problemi ambientali oramai non più nascondibili sotto il tappeto.

L’élite ‘illuminata’, al momento opportuno, ha sfruttato idee alternative al mainstream tenute fino a quel momento in grande disprezzo – repubblicanesimo radicale, socialismo, ecologismo – annacquandole allo scopo di inaugurare ‘rivoluzioni conservatrici’ utili alla loro causa (le ‘monarchia borghesi’ come quella instaurata nel 1830 da Luigi Filippo d’Orleans, il welfare state, la green economy). Oggi, con ogni probabilità, è giunto il momento per istanze radicali come la decrescita e il reddito universale di cittadinanza di passare al vaglio dell’élite, allo scopo di varare un Great Reset assai diverso dalle demonizzazioni complottiste ma sicuramente molto lontano dalle istanze di coloro che da anni sostengono tali idee. Come evitare una nuova, colossale strumentalizzazione?

Il modo peggiore sarebbe sicuramente quello di avversare il ‘Nuovo Ordine Mondiale’ schierandosi in favore del Vecchio e della civiltà marcescente che rappresenta, cioé sostenendo gente come Trump, negando il degrado ecologico planetario e rimanendo ancorati a schemi sociali, economici e politici ampiamente superati. Il motto ‘il nemico del mio nemico è amico’ è quasi sempre fallace, ma in questo caso sarebbe deleterio: anche se molto in ritardo e solo per difendere l’interesse personale, una parte dell’élite ha identificato problemi reali (global warming, insostenibilità della tradizionale società del lavoro, discriminazioni ecc.), denunciati per anni da tanti militanti ostili all’establishment, pur nel disinteresse generale. Rinnegarli adesso sarebbe un comportamento a dir poco schizofrenico, un vero e proprio Epic Fail.

Occorre invece fare buon viso a cattivo gioco, perché anche i subalterni hanno i loro margini di manovra e possibilità di strumentalizzare a loro volta la situazione, e non da oggi. Negli anni Cinquanta e Sessanta, i movimenti dei lavoratori in tante occasioni sono riusciti a strappare concessioni maggiori di quelle previste per smorzare il conflitto sociale e sostenere i consumi interni, ad esempio. Se la sinistra a suo tempo avesse prestato maggiore attenzione agli allarmi lanciati da un élite illuminata come il Club di Roma, anziché respingerli quali manovre cospirative contro il proletariato (tranne poche lodevoli eccezioni, come le intuizioni feconde alla base dell’austerità di Enrico Berlinguer), allora avrebbe potuto elaborare un progetto di società alternativo al capitalismo che superasse virtuosamente la fase socialdemocratica-keynesiana, invece di incappare nella restaurazione neoliberista.

Al di là delle bufale che colonizzano Internet, è facile immaginare che il Great Reset dell’élite preveda una transizione energetica parziale e pensata per proteggere determinati interessi, unitamente a un reddito universale di cittadinanza inteso come strumento assistenziale per lasciare le masse nell’acquiescenza generale. In questi decenni, però, i protagonisti del ‘contro-movimento’ (per dirla alla Polanyi) opposto al mercatismo hanno evidenziato come le fonti rinnovabili, malgrado limiti tecnici intrinseci, possano essere impiegate per avviare una sorta di democratizzazione del sistema energetico; allo stesso modo, i teorici del reddito per tutti ne hanno illustrato le potenzialità di emancipazione dal gretto orizzonte capitalista.

Se si riesce a mantenere un atteggiamento costantemente conflittuale, anche nel momento dell’eventuale collaborazione, rigettando qualsiasi forma di paternalismo e proposte calate dall’alto, allora un Great Reset alla fine non può che essere benvenuto, soprattutto perché il Nuovo Ordine Mondiale si assume l’onere di disfarsi del Vecchio, che alla maniera degli zombie dei film dell’orrore si mostra ancora restio a finire nella pattumiera della storia, rischiando di provocare altri gravi danni.

PS: premesso che l’élite mondiale è composta da gente per la quale non è affatto eccessivo spendere la parola ‘criminale’ per descriverla, troppo spesso però si indulge in raffigurazioni assomiglianti ai villain dei fumetti. A tal proposito, chiudo con un piccolo giochino: leggete le citazioni riportate e provate a indovinare chi le ha proferite prima di proseguire, potreste rimanere molto sorpresi.

Il governo riscuote circa il 20% del Pil in tasse mentre spende circa il 24%. E il costo degli impegni aumenta costantemente. Nel frattempo, il divario di ricchezza sta crescendo. La distanza tra i redditi più alti e quelli più bassi negli Stati Uniti è molto più grande di 50 anni fa. Alcune persone finiscono per avere molto mentre molti altri che lavorano altrettanto duramente non ci riescono. Dovremmo spostare una maggior parte del carico fiscale sul capitale, anche aumentando l’imposta sulle plusvalenze, probabilmente allo stesso livello delle imposte sul lavoro.

Chi ha parlato? Forse è un estratto di un comizio di Bernie Sanders? No, dichiarazione di Bill Gates.

Il sistema che abbiamo è iniquo, è controllato dai paesi ricchi. E così i potenti della Terra lo gestiscono per raggiungere i loro scopi, non quelli dei paesi in via di sviluppo. Di conseguenza, la periferia soffre sempre di più.
Il presidente cinese Xi è un dittatore, ma l’Unione europea e i suoi ambienti industriali vedono la Cina come un partner economico, senza rendersi conto che fare dipendere le nostre infrastrutture dalla tecnologia di Pechino ci espone a ricatti e condizionamenti.

Trattasi forse di qualche politico sovranista? Neanche per idea, siamo anzi di fronte al loro nemico giurato George Soros.

L’altra faccia della pandemia: in due mesi il patrimonio dei miliardari Usa è cresciuto del 15%.

Titolo de Il Manifesto o di qualche foglio socialisteggiante? Assolutamente no! E’ tratto dalla bibbia per miliardari Forbes.

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Nasco a Milano il 7 febbraio 1978. Sono un docente precario di italiano e storia nella scuola superiore, interessato ai temi della sostenibilità ambientale e sociale. Ho espresso le mie idee sulla decrescita e i cambiamenti sociali necessari in Svolta Radicale. Alla ricerca di una via di uscita (http://www.decrescita.com/news/?page_id=42&did=26), Democrazia Radicale. La decrescita come contropotere sociale (http://www.decrescita.com/news/download/?did=32), Io e la decrescita. I miei primi due anni di DFSN (http://www.decrescita.com/news/download/?did=39), Insostenibile. Le ragioni profonde della decrescita (http://www.decrescita.com/news/download/?did=50) http://igorgiussani.blogspot.it/

5 Commenti

  1. Nel giro delle mie amicizie il Great reset ha un connotato negativo. Prevale insomma, e con buone ragioni, che il reset serva a raddrizzare il timone della barca globalista-neoliberista per evitare insurrezioni della ciurma. Insomma per dirla alla Tomasi di Lampedusa “far finta che tutto cambi perché niente cambi”. Questa valutazione negativa senza se e senza ma è comune sia agli ambienti di sinistra, dove continua purtroppo a prevalere la figura dell'”indignato di sinistra” per il quale tutto ciò che viene dai vertici di comando va respinto, sia negli ambienti di destra sovranisti che vedono il Gran Reset come uno strumento per perpetrare il dominio delle economie globaliste. Ora se devo essere sincero i sovranisti non hanno tutti i torti. E’ sicuramente vero che al di là delle buone intenzioni e degli slanci umanitari il Gran Reset è funzionale alla conservazione del potere. E’ però altrettanto vero, come tu hai sottolineato, che alcune istanze sono condivisibili (lotta al degrado ambientale, riduzione della forbice reddituale, lotta al dilagare della povertà col reddito universale, ecc.). Il problema è che non vedo all’orizzonte una forza politica capace di alzare l’asticella di questo cambiamento, facendo leva sui proclami e sui programmi sbandierati da economisti e sociologi funzionali al sistema per porli di fronte alle inevitabili contraddizioni intrinseche al Great Reset. L’esempio che tu fai di riattualizzazione delle ragioni della decrescita è perfetto. Mai nessun “illuminato” potrà concordare con la visione di un mondo nel quale i consumi non devono più crescere, ma anzi calare ! Tutto questo polverone sul reset è paragonabile in un certo senso alle mutazioni del capitalismo nel corso della sua storia recente. Dalle manifatture di fine ottocento caratterizzate dallo sfruttamento intensivo della forza lavoro e dalla totale mancanza di diritti per la classe operaia, siamo passati al capitalismo dal volto umano che ha migliorato non poco la condizione dei lavoratori. Nel frattempo è anche cambiata la natura del plus valore. Oggi a realizzarlo e a consegnarlo ai “padroni” non è più soltanto l’operaio classico (figura per altro in estinzione), ma tutto il settore del terziario, i ceti impiegatizi, i tecnici informatici, ecc. Nel frattempo il capitalismo dal volto umano non si fa scrupolo di perpetrare lo sfruttamento intensivo della forza lavoro (anche quello minorile) nei paesi del sud e dell’est del mondo.

  2. Avendo letto il libro di Tabellini accolgo con favore l’idea del reddito universale. Per quanto riguarda le rinnovabili, invece pur avendo provato ad informarmi, continuo a trovare pareri discordi anche tra gli opinionisti più autorevoli. Diciamo che nell’incertezza considero un buon punto di riferimento certe vecchie pubblicazioni di IRENA riferite alla costituzione di una struttura energetica minimale nei paesi in via di sviluppo. Ma non credo che i nostri paperoni intendano questo. Già il termine Great Reset fa pensare a qualcosa di mastodontico e gestito dall’alto.

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