Legittima offesa

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Per chi non la conoscesse, Linda Maggiori è un’attivista, blogger e autrice di libri impegnata nell’ecologismo che vive a Faenza, in provincia di Ravenna. Per essere più precisi, è una persona che si sforza di improntare tutta la sua vita ai principi dell’ecologia, raro caso di ambientalista a cui difficilmente, anche facendole le proverbiali pulci, riesci a dimostrare qualche ‘incoerenza’.

Come tutte le persone realmente attive su queste tematiche, Linda riceve quotidianamente le sue palate di fango, e non da oggi. Tuttavia, la situazione è degenerata al punto che ha deciso di mettere dei paletti al suo attivismo, per quanto a malincuore. Scrive il 7 febbraio dal suo profilo Facebook:

“Un anno fa ero uscita dal gruppo social “Sei di faenza se”, per commenti offensivi e pesanti sulle tematiche ecologiste, chiaramente non bene accette nel gruppo. (non dalla maggioranza ma da chi urla più forte). Oggi esco anche dal gruppo “Faenza Unita” un gruppo che mi sembrava più serio e di “sinistra” ma anche qui, dopo mesi e mesi, ho capito che le critiche ambientaliste non sono bene accette. O almeno non sono accette a chi grida più forte. Il clima è velenoso e comincio ad essere stanca ed aver paura. Oggi avevo condiviso un comunicato stampa di fiab sull’emergenza polveri sottili. Chiedevamo al sindaco e assessori di fare di più e accendere i “varchi”. Ebbene, sono stata accusata duramente di far fare brutta figura alla città (non dal sindaco sia chiaro ma da alcuni membri attivi del gruppo). Non è la prima volta che l’opposizione ambientalista è tacciata di disfattismo e si cerca di metterci a tacere.Mi hanno detto che sono stufi di questi post. Sono stata accusata di “sputare e gettare fango e letame sulla città”. Io che non ci sono neppure nata in questa città, (altra pecca), devo chiedere scusa a tutti i Faentini per averli offesi. “Questa da quando ci vive a Faenza, sputa su tutto, ma nessuno l’ha chiamata” “Faenza merita rispetto e i faentini pure” “a parte giudicare tutti, a parte criticare il sindaco e gli assessori, tu che cosa hai fatto per questa città?“”vai in patagonia, vai in alaska, vai in Svizzera..” (le destinazioni dove vorrebbero spedirmi sono infinite 😉). Faenza ai Faentini e i panni sporchi si debbono lavare in famiglia. Tu, che vieni da fuori, cosa rompi che noi abbiamo sempre fatto così? Non farci fare brutta figura denunciando e provando a cambiare quello che non va.Il succo del discorso è questo. Umanamente sono stanca. Mi odiano più di un politico corrotto. Ho pagato caro e per intero, ogni mio minimo sbaglio. Ora però comincio ad aver paura. Essere attaccata da sola, così sui social o in giro per la strada è troppo anche per me. So che c’è un sacco di gente in gamba in questa città, e non ho mai voluto offendere i Faentini (che siano doc, puri, meticci o immigrati) e non sto neppure a difendermi, tant’è strampalato questo capo di accusa. Per tutelare la mia persona e la mia dignità, chiudo coi gruppi social cittadini. Se volete leggermi, sapete dove sono”.

A parte rimproverare Linda per l’ingenuità di aver creduto che determinate idee avrebbero trovato migliore accoglienza solo perché in contesti ‘più di di sinistra’, faccio molto fatica a immaginarla mentre insulta chicchessia, essendo una persona convinta delle sue idee ma dal carattere solare e non violento. Molto diversa da me, ad esempio, che mostro rispetto solo se lo ricevo a mia volta e non mi faccio troppi scrupoli a regredire al livello del mio interlocutore quando assume atteggiamenti da uomo delle caverne telematico (per non parlare del complesso di volere sempre l’ultima parola nelle discussioni).

Linda dopo il post ha ricevuto tanti attestati di stima e solidarietà, ma anche qualche replica di segno contrario. Propongo quella che, a mio parere, rappresenta un capolavoro di psedo-buon senso che incarna purtroppo un pensiero ampiamente condiviso. La riporto intervallata dai miei commenti.

“Scusami se mi permetto, ma non ti poni mai la domanda che ci siano persone che la pensano diversamente da te, che si stanchino di sentire ribattere sempre le stesse cose e lamentele?

Chissà cosa penserebbe il tizio in questione se adesso sui social mi mettessi a scrivere cose del tipo “che palle questo Covid, sempre a parlare di morti e contagi! Ma fatela finita una buona volta di infangare la nostra bellissima città!”. Pur senza conoscerlo, sono abbastanza sicuro che mi biasimerebbe aspramente, ricordandomi che il problema è reale e che riguarda tutti quanti, che non si può pensare di mettere la testa sotto la sabbia. Dubito che riconoscerebbe il mio diritto a ‘pensarla diversamente’ e a ‘cambiare argomento’.

Alla stessa maniera, se c’è uno sforamento delle polveri sottili a Faenza, è un fatto oggettivo: c’è o non c’è. Polveri sottili che, ricordiamolo, nuocciono anche a chi si disinteressa del problema, non solo a Linda Maggiori e famiglia. Se pensate che sostenga il falso, portate argomentazioni più solide della sue a dimostrazione che l’aria faentina sia ottima, oppure che le polveri sottili non facciano male alla salute (in questo caso diventerete persino dei luminari della medicina). Molto semplice. Invece, ribattendo che sta ‘infangando la città’, aggiungendo per di più che ‘non accetta le critiche’ perché respinge tali basse insinuazioni, non state sostenendo alcuna ‘legittima opinione’. Si tratta semmai di un atteggiamento da ‘legittima offesa’, concetto che finora sapevo essere fieramente sostenuto solo da naziskin e alcune frange estremiste degli ultras delle squadre di calcio (quando le due cose non coincidano).

Certo, sembra di risentire le accuse rivolte a Saviano con Gomorra, reo di aver vilipeso Napoli e i suoi abitanti raccontando dei fatti di camorra (mai smentiti). Tranquilla Linda, se non altro a te non potranno menarla con la storia dell’attico a New York! (ma qualcosa di trovano lo stesso, tranquilla…)

Non puoi pensare di salvare il mondo o Faenza, c’è anche chi non lo vuole e ci si può accontentare anche di obiettivi minori o del proprio stile di vita senza che debba diventare quello degli altri. Poi gli attacchi o peggio le minacce, certo sono altra cosa”.

Volendo l’obiettivo potrebbe anche essere decisamente più infimo ed egoistico, come preservare se stessa e i suoi cari. Curiosamente, chi chiede a gran voce (e solitamente in maniera meno garbata di Linda) di aprire indiscriminatamente le vie del centro al transito automobilistico per favorire il commercio, per dirne una, non si pone mai il problema di ‘imporre’ il proprio stile di vita agli altri. Gli pare la cosa più ovvia e normale del mondo aggravare la viabilità cittadina e ammorbare i polmoni altrui di inquinanti.

Non devo condurre battaglie e non ho altri fini. Di sicuro continuerò ad alternare bici, auto o andare a piedi e non romperò le scatole a chi fa diverso da me, ma non vorrei che le rompessero anche a me se decido di mangiare per fare un altro esempio, cibo acquistato, al supermercato e non mi indigno se uno si costruisce la villa o gira con il SUV in città o si fa la pubblicità di un auto elettrica nel centro. Poi i miglioramenti ci possono e ci devono essere, come pure le regole e i comportamenti”.

Non vivo a Faenza e conosco l’attività di Linda solo attraverso i social network. Magari è solita appostarsi davanti ai supermercati o per le strade aggredendo verbalmente e/o fisicamente clienti con i carrelli della spesa e proprietari di SUV, in quel caso il nostro commentatore ha ragione. Da utente del Web, la vedo fare invece un’altra cosa: evidenziare le problematiche poste dall’impatto di prodotti dalla filiera lunghissima e dal traffico di autoveicoli, specialmente quelli appartenenti a tipologie, diciamo così, ‘particolari’ che creando tutta una serie di problematiche. Linda, adottando la stessa forma mentis ostentata dai suoi oppositori – la tua libertà finisce dove inizia quella degli altri – si limita a richiamare alla responsabilità di determinati comportamenti verso la collettività, di cui tanti ignorano le conseguenze.

Per chiudere, voglio segnalare ai vari hater di Linda Maggiori che all’interno della variegata galassia ecologista esistono purtroppo persone che per davvero non accettano le critiche e ergono se stesse su di un piedistallo intoccabile. Figure obiettivamente squallide sul piano umano, anche se magari impeccabili sul versante dell’impatto ambientale. Se proprio si devono tenere certi comportamenti poco nobili, saprei consigliare contro chi sarebbe più consono rivolgerli.

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Nasco a Milano il 7 febbraio 1978. Sono un docente precario di italiano e storia nella scuola superiore, interessato ai temi della sostenibilità ambientale e sociale. Ho espresso le mie idee sulla decrescita e i cambiamenti sociali necessari in Svolta Radicale. Alla ricerca di una via di uscita (http://www.decrescita.com/news/?page_id=42&did=26), Democrazia Radicale. La decrescita come contropotere sociale (http://www.decrescita.com/news/download/?did=32), Io e la decrescita. I miei primi due anni di DFSN (http://www.decrescita.com/news/download/?did=39), Insostenibile. Le ragioni profonde della decrescita (http://www.decrescita.com/news/download/?did=50) http://igorgiussani.blogspot.it/

16 Commenti

  1. Articolo interessante. Non voglio entrare in merito allo specifico caso di Linda e di Faenza e dell’inqualificabile comportamento di menefreghisti ed anti-ambientalisti dichiarati. Mi interessa molto di più analizzare le “ragioni”, o meglio le “emozioni”, di quelle persone che pur avendo preoccupazioni ambientaliste, o hanno smesso di fare qualche cosa in prima persona o addirittura se la prendono con chi protesta. Credo che le cause principali siano due: su chi ricadono i costi del cambiamento e le numerose contraddizioni/assurdità/incoerenze. Un esempio emblematico di chi “paga i costi”, l’abbiamo visto con le proteste dei Gilet Gialli di un paio di anni fa. Quelle proteste non avevano certamente lo scopo di negare l’esistenza del cambiamento climatico né tanto meno di promuovere politiche anti-ambientaliste, bensì dissentire verso sedicenti politiche fiscali “ambientaliste”, il cui costo veniva fatto ricadere sulla collettività, in particolare sulle classi sociali più deboli. I rincari della benzina e del gasolio, frutto delle politiche di aumento delle accise promosse dal governo francese, uniti alla contemporanea adozione di sostanziosi incentivi all’acquisto di auto elettriche, vennero denunciati dai gilet gialli come provvedimenti che andavano a pesare su categorie sociali già disagiata ed in particolare sulla popolazione rurale. Chi abita nei piccoli centri abitati della Francia (con territorio doppio dell’Italia) è costretto a compiere ogni giorno parecchie decine di km con costosi mezzi privati. Dall’altra parte, grazie all’aumento delle accise, lo stato intendeva raccogliere quelle risorse necessarie a finanziare gli incentivi all’acquisto di beni (come le auto elettriche) da parte delle classi sociali più agiate (soprattutto cittadine) o comunque con un reddito più elevato, contribuendo così ad allargare la forbice sociale.
    A quell’epoca ebbi modo di parlare con alcuni ospiti francesi del mio agricampeggio (provenienti dalla Francia profonda e pertanto pro-Gilet Gialli, anche se critici verso certe violenze e la strumentalizzazione da parte della Destra lepenista) e con mio figlio che da anni abita in centro a Parigi (può permettersi di non avere patente né automobile e va ogni giorno in bicicletta al lavoro: quasi 20 km tra andata e ritorno, ma tutti su pista ciclabile.) e che pur essendo spesso danneggiato dalle proteste, ne capiva ( senza giustificarle) le ragioni. Da notare che in Francia sono state nettamente inferiori le proteste verso quelle opere infrastrutturali che riducono l’inquinamento. Oltre al nucleare, hanno promosso per primi una ottima mobilità ferroviaria e anche le strade sono nettamente migliori. Per esempio durante l’ultimo mio viaggio in Francia ho compiuto circa 3000 km ad una media di 18,4 km/litro (non essendo diffuso il metano ho usato la vecchia auto diesel di mia moglie), mentre in Italia, con molto più traffico e strade meno scorrevoli, difficilmente supero i 13-14.
    Esempi invece di insofferenza verso le contraddizioni/incoerenze li vedo o nei miei vecchi amici del Sole Che Ride. Praticamente tutti, pur essendo morigerati (girano in bicicletta, non prendono l’aereo, comprano solo frutta di stagione, ecc. ) o sono diventati ignavi o hanno cambiato radicalmente idea. Per esempio, quasi tutti, dopo le nostre battaglie giovanili contro le centrali nucleari, sono diventati pro-nucleare. L’unico contrario, sostiene che il nucleare richiede una infrastruttura burocratica “forte e sicura”, inesistente in Italia. Anche mio figlio, che da ragazzo era decisamente antinuclearista, dopo essersi documentato per anni, parlando con professori e colleghi ingegneri del settore energetico, ora è decisamente a favore. E prende in giro noi italiani che siamo contrari, ma compriamo energia nucleare dalla Francia e possediamo (attraverso l’Enel) due centrali nucleari nell’Est Europa. E’ ovvio che poi queste incoerenze si pagano e quando con ragione persone come la brava Linda, grida “al lupo, al lupo”, pochi le credano e qualcuno addirittura la insulti.

    • >Anche mio figlio, che da ragazzo era decisamente antinuclearista, dopo essersi documentato per anni, parlando con professori e colleghi ingegneri del settore energetico, ora è >decisamente a favore. E prende in giro noi italiani che siamo contrari, ma compriamo energia nucleare dalla Francia

      Ci prende in giro perché acquistiamo a prezzo stracciato 15-16 TWh annui (non di più) dalla Francia invece di impiegare 10-12 anni e spendere dagli 9-10 miliardi di euro per attivare 2 centrali che ci consentirebbero di produrre l’equivalente? (vedi quello successo con Flamanville e Olkiluoto)

  2. Sulla convenienza economica ha perfettamente ragione, ma io (e mio figlio) mi riferivo alle contraddizioni/incoerenze. Non sempre siamo così “furbi”. Per esempio con gli OGM, vale esattamente il contrario. Li importiamo a milioni di tonnellate pagandoli a prezzi molto più alti del prodotto nazionale, (questo ci costa circa 1 miliardo di euro in più all’anno), ma non permettiamo ai nostri agricoltori di coltivarli, rimettendoci oltretutto in salute per maggiore quantità di micotossine e fitofarmaci. Per i miei animali, faccio parecchi chilometri per acquistare del mais e soia GM, e li pago un 15-20% in più del prodotto nazionale. E lo stesso fanno sia gli allevatori che ci tengono al benessere dei propri animali, sia i mangimisti che puntano alla qualità.

    • Dal punto di vista dell’ecologismo mi pare molto più ‘incorente’ sprecare dell’energia che andrebbe dissipata a causa della sovraproduzione invece di impattare producendosela da sé per ragioni ideologiche. Anche perché parliamo di numeri molti piccoli, non è che ci campi con le importazioni di elettricità.

  3. Recentemente il CEO della Toyota, la più grande azienda costruttrice di auto e quella che praticamente ha inventato le auto elettriche, ha affermato che, stante la situazione attuale di scarsità energetica e soprattutto di “alti e bassi” dovuti alla aleatorietà delle fonti rinnovabili, non si potrà andare oltre un quarto di auto elettriche. Aggiungo che quando queste saranno più diffuse, la Francia non ci venderà più il surplus di energia a basso costo (soprattutto notturno per ricaricare le dighe) e così resteremo a piedi. Quest’ultimo non è un parere mio, ma è venuto fuori da una riunione di trader energetici a Roma. Riferitomi da un uno che era presente. Nel documento che hanno presentato al precedente governo, hanno chiesto di pensarci per tempo, visto che la realizzazione di ogni progetto in Italia richiede mediamente più tempo che in altri paesi. Il vero ecologismo si basa su previsioni e realizzazioni a lunga scadenza.

    • Ci credo che il CEO di Toyota mostri tutto questo scetticismo sull’auto elettrica, sono indietrissimo rispetto a tante case automobilistiche. Loro sono avanti con la ibrida, che è un’altra cosa.

      >Aggiungo che quando queste saranno più diffuse, la Francia non ci venderà più il surplus di energia a basso costo (soprattutto notturno per ricaricare le dighe) e così >resteremo a piedi. Quest’ultimo non è un parere mio, ma è venuto fuori da una riunione di trader energetici a Roma.

      Non so chi siano ma sono gente imbevuta dei peggiori luoghi comuni e fake news sull’argomento. L’apparato elettrico italiano è sovradimensionato, abbiamo circa 120 GW di potenza installata e nel periodo estivo il carico di punta supera di rado i 60 GW! (si vedano i dati Terna relativi al 2019 e quelli passati https://www.terna.it/it/sistema-elettrico/statistiche/pubblicazioni-statistiche ). Ci sono centrali a turbo gas ciclo combinato praticamente inutilizzate e non contenti vorremmo aggiungere anche centrali nucleari! Altro che ‘restare a piedi’! Piuttosto rischiano i francesi se non si danno una mossa, vista che a parte costruire il nuovo reattore-calende greche (13 anni e ancora da finire) di Flamanville si sono limitati a prolungare i periodi operativi delle altre centrali, che al massimo più di 15-20 anni non faranno.

      >Il vero ecologismo si basa su previsioni e realizzazioni a lunga scadenza.

      Qui è davvero meglio che eviti di commentare… 😐

  4. Credo che dopo Fukushima costruire centrali nucleari sia diventato estremamente costoso. Semplicemente non ne vale la pena. Ancora vengono costruite dove le norme di sicurezza vengono eluse, come avviene in Cina. Se sono sicure non sono economiche se sono economiche non sono sicure. Questo, almeno, mi pare di ricordare da un articolo che lessi alcuni anni fa. Magari le cose sono più complesse, non lo so. Io penso che la transizione energetica vada fatta, ma parallelamente sia necessario avviare l’economia verso un ridimensionamento che privilegi i servizi pubblici e la tassazione sui grandi patrimoni.
    https://www.jasonhickel.org/blog/2020/9/10/degrowth-and-mmt-a-thought-experiment
    Poi uno può pensare quello che vuole, tanto alla fine il sistema capitalistico si muove sempre verso un maggiore accentramento di potere e sfruttamento degli ultimi scampoli di risorse rimasti disponibili.
    Solidarietà per la ragazza pluri-insultata. Fuori da quella manciata di blog seri, venire insultati per avere espresso pareri ambientalisti o pro decrescita, è la norma.

  5. Pensavo fosse chiaro a tutti che la potenza installata, soprattutto per solare ed eolico, fosse un dato di cui tenere poco conto, data l’aleatorietà di queste produzioni energetiche. Il passaggio (che sembra inevitabile) da motori endotermici azionati da combustibili fossili, a motori elettrici richiederà molto più energia elettrica rispetto ad ora. A tale proposito ho trovato dati talmente discordanti che non li cito. Però è sicuro che ne servirà molta di più e soprattutto dovrà essere più costante e questo requisito è garantito solo da due tipi di centrali: a gas (il carbone e olio pesante è meglio dimenticarselo) o nucleare. Con quest’ultimo eravamo messi decentemente bene, ma abbiamo smantellato tutto perdendoci un sacco di soldi. Mi mangio le mani perché a tale errore vi ho contribuito anche io. Ora paghiamo l’energia molto più di altri paesi e ci inquiniamo di più.
    Stante la situazione attuale, e cioè con un apparato statale che funziona male, anche per me non vale più la pena costruire nuove centrali nucleari, ma a mio avviso resta una soluzione più ecocompatibile di altre.

    • >Pensavo fosse chiaro a tutti che la potenza installata, soprattutto per solare ed eolico, fosse un dato di cui tenere poco conto, data l’aleatorietà di queste produzioni energetiche.

      Il surplus di potenza installata è per lo più di centrali a turbogas.

      >Però è sicuro che ne servirà molta di più e soprattutto dovrà essere più costante e questo requisito è garantito solo da due tipi di centrali: a gas (il carbone e olio pesante è meglio dimenticarselo) o nucleare. Con quest’ultimo >eravamo messi decentemente bene,

      La centrale di Trino Vercellese aveva ancora qualche anno di vita operativa anche senza referendum, quelle di Borgo Sabotino e Garigliano erano già state dismesse. Quella di Caorso sarebbe stata chiusa da qualche anno, e oggi sarebbe rimasta solo quella di Montalto di Castro.

  6. Ho altre informazioni, soprattutto per quello che riguarda Caorso, che a detta di un ingegnere che ci lavorava, avrebbe potuto essere in funzione tuttora. Comunque non insisto perché questo è un argomento che esula dalle mie specifiche competenze ed esperienze. E infatti non l’ho trattato nel mio libro. Da comune cittadino mi limito a rilevare che i generatori eolici visti in Francia (valle del Rodano, e vari dipartimenti del Nord e Nord Ovest, erano sempre in funzione, mentre quelli visti nel sud Italia, erano per lo più fermi. Lo stesso per gli impianti fotovoltaici, che con aria pulita e fredda, producono più energia che da noi in Pianura Padana con il gran caldo estivo e con la costante cappa di polveri e smog. L’unico possessore di auto elettrica (non ibrida: una Tesla) che conosco (indirettamente), so che la usa solo per viaggi brevi. Sempre da semplice cittadino mi fa rabbia la differenza di prezzo dell’energia elettrica che pago io (tra incubatrici ed altro, ne consumo molta) e quella che paga mio figlio in Francia, dove quasi tutto, compreso riscaldamento, è elettrico, con minori costi infrastrutturali e minori pericoli. Parlando con i colleghi ed amici francesi di mio figlio, “stranamente” definiscono questa un’evoluzione ecologica e decrescitaria. Evidentemente tra questa e l’altra parte delle Alpi i concetti di ecocompatibilità e decrescita, sono diversi.

    • >Sempre da semplice cittadino mi fa rabbia la differenza di prezzo dell’energia elettrica che pago io (tra incubatrici ed altro, ne consumo molta) e quella che paga mio figlio >in Francia, dove quasi tutto, compreso riscaldamento, è elettrico, con minori costi infrastrutturali e minori pericoli. Parlando con i colleghi ed amici francesi di mio >figlio, “stranamente” definiscono questa un’evoluzione ecologica e decrescitaria. Evidentemente tra questa e l’altra parte delle Alpi i concetti di ecocompatibilità e >decrescita, sono diversi.

      Ecco, il paragone tra il costo dell’energia francese e quello italiano completa la serie di stereotipi, luoghi comuni e fake news sull’argomento. Primo, la Francia è il paese più nuclearizzato al mondo, circa il 75-80% dell’elettricità proviene dal nucleare, un fatto anomale in tutto il mondo, dove la quota non ha mai superato il 25-30% massimo. Quindi, anche investendo massicciamente nell’atomo, l’Italia al massimo sarebbe arrivata a quella soglia, non certo di più: e i prezzi dell’energia nei paesi dove il nucleare ha una quota ‘normale’ sono a volte anche più elevatiche in Italia (vedi Belgio e Germania).
      Seconda cosa, la Francia ha anche un progetto nucleare militare che si interseca con quello civile. I costi dell’arricchimento dell’uranio anche per uso civile, ad esempio, ricadono nelle spese militari (decisamente più elevate che in Italia), di cui molte voci sono coperte da segreto di stato. E queste sono pagate dalla fiscalità generale. Quindi quando si parla di costi reali dell’energia francese si possono giusto fare elucubrazioni, dal momento che i prezzi non sono rivelatori.

  7. Non credevo che dalla “libertà di offesa” dell’articolo si sarebbe passati a ritirar fuori la vecchia questione NUCLEARE SI’/NUCLEARE NO. Francamente la cosa mi sembra un pò ridicola, perché il problema da porsi dovrebbe essere non come produrre più energia a costi più bassi, ma come costruire una società capace di vivere con un fabbisogno energetico minore di quello attuale. Questo almeno dovrebbe essere l’obiettivo di chi crede nella decrescita e, aggiungo, di tutte le persone di buon senso che vogliono rendere possibile un futuro di lunga durata per il pianeta e per l’uomo. Detto ciò si apre uno scenario grande come l’oceano sulle cose che sarebbero da fare, sui modelli abitativi, sulle scelte alimentari, sul mondo del lavoro, sull’accumulazione della ricchezza, ecc ecc. E allora sì che coloro che praticano la “libertà di offesa si scatenerebbero e dall’altra parte della barricata (dico così perché alla fine sarà una contrapposizione irriducibile) ci sarà di che controbattere.

  8. Danilo: in teoria hai perfettamente ragione. La realtà però non è un sistema duale di mondi separati ed antagonisti. In mezzo ci sono mille sfumature di grigio e per di più con tutto che gira e cambia. Quello che un dato momento storico sembrava la soluzione giusta, spesso si rivela sbagliata e viceversa. Igor giustamente insiste nell’analizzare le cose non come appaiono a prima vista, ma anche le esternalità contemporanee e successive. Io mi limito a contestargli che qualche volta vede certe cose solo da un certo punto di vista e che ignora o sovrastima certe esternalità. L’obiettivo finale (lasciare un mondo se non migliore, almeno non peggiore ai figli e nipoti) è lo stesso, il modo per arrivarci, (a volte molto, a volte poco) diverso. Ho preso l’argomento nucleare, solo come un esempio di questo modo diverso di considerare la realtà. Con l’attuale situazione di AGW in gran parte (a mio giudizio, tutta) provocata dall’utilizzo dissennato di combustibili fossili, e con il senno di poi, mi chiedo: non sarebbe stato meglio per tutti seguire l’esempio della Francia che produce il 75% dell’energia con scarse emissioni di CO2? Con tutta questa elettricità a basso costo, probabilmente le auto elettriche sarebbero già ora una realtà consolidata, con ulteriore miglioramento climatico. Lo stesso per il trasporto su rotaia ad energia elettrica, ecc. Sono le stesse domande che mi faccio sulla TAV e altre soluzioni: conviene spendere (investire) molto su un’opera energeticamente, ecologicamente, ed economicamente impegnativa per averne benefici a lunga scadenza oppure è “più meglio” continuare con il piccolo cabotaggio, che alla fine (a mio modesto giudizio) non conclude-migliora niente o molto poco? Rilevo poi un errore di fondo (a cui probabilmente anche io non sono immune) nel giudicare le cose e cioè nel col-legarle ad altri problemi. Il giudizio sull’ecocompatibilità o meno delle PGM è ingiustamente collegato a quello sulla monocoltura e produzione di Feed invece che Food; la produzione di cibi di origine animale è collegata ai Gas Serra; l’energia nucleare è collegata alla atomiche sul Giappone o ad incidenti nucleari, ecc. Tornando a quest’ultimo argomento, perché nessuno si chiede mai quanti morti o gravi problemi di salute ed ambientali per milioni, decine, centinaia di milioni di persone avremmo evitato se grazie al nucleare la percentuale di Gas Serra in atmosfera fosse rimasta molto più bassa? Ripeto: ora anche io sono contrario al nucleare, soprattutto in Italia. Quel treno, che forse (ripeto FORSE) ci avrebbe portato in un’altra direzione è già passato e non torna più.

    • >non sarebbe stato meglio per tutti seguire l’esempio della Francia che produce il 75% dell’energia con scarse emissioni di CO2?

      La Francia ha potuto fare la Francia in termine di energia nucleare proprio perché nessun altro ha replicato un esperimento simile su quella scala. Inoltre, Italia, Germania e Giappone, senza avere la possibilità del nucleare militare, non avrebbero mai potuto inaugurare un progetto come quello transalpino. Si fanno sempre (giustamente anche) le pulci alle rinnovabili sull’apporto di fossili necessario per produrle, ma che dire dell’atomico?
      Non si può prendere un modello e ritenerlo universalmente generalizzabile senza contestualizzarlo.Al massimo delle possibilità, l’Italia avrebbe potuto imitare la Germania sul piano del nucleare, ma mai la Francia.

      >Lo stesso per il trasporto su rotaia ad energia elettrica, ecc. Sono le stesse domande che mi faccio sulla TAV e altre soluzioni: conviene spendere (investire) molto su >un’opera energeticamente, ecologicamente, ed economicamente impegnativa per averne benefici a lunga scadenza oppure è “più meglio” continuare con il piccolo cabotaggio

      La TAV è stata creata prendendo i trend di traffico e crescita economica di 30 anni fa e pensando che si sarebbero ulteriormente espansi. E’ successo l’esatto contrario. E’ un’opera pensata per prospettive che non si sono avverate, come l’Eurotunnel. Senza contare poi che il progetto della TAV e quello del raddoppio dell’autostrada sono stati presenti parallelamente: non è mai stato pensato di sostituire il traffico su gomma con quello su rotaia.

      >Tornando a quest’ultimo argomento, perché nessuno si chiede mai quanti morti o gravi problemi di salute ed ambientali per milioni, decine, centinaia di milioni di persone >avremmo evitato se grazie al nucleare la percentuale di Gas Serra in atmosfera fosse rimasta molto più bassa?

      E la proliferazione del nucleare quanto avrebbe inciso a livello dello sfruttamento delle risorse di uranio e dell’utilizo a fini militari? Quanto sarebbe diventato grande il problema delle scorie? Quale sarebbe stato l’aumento delle emissioni di CO2 del comparto nucleare se fossero aumentate esponenzialmente tutte le attività di filiera che richiedono l’apporto di fossili?

      >Rilevo poi un errore di fondo (a cui probabilmente anche io non sono immune) nel giudicare le cose e cioè nel col-legarle ad altri problemi. Il giudizio sull’ecocompatibilità >o meno delle PGM è ingiustamente collegato a quello sulla monocoltura e produzione di Feed

      Perché ingiusto? Gli OGM sono stati creati per quel paradigma agricolo, non per altro. Come sappiamo se sementi che richiedono mediamente 13 anni e $130 milioni di ricerca e sviluppo siano convenienti in un’agricoltura che invece mira a obiettivi diversi dalla iperproduttività?

  9. Secondo me continua a fare troppi processi alle intenzioni. Il nucleare è un argomento di cui so poco (anche se ho informazioni opposte alle sue da diversi ingegneri (non nucleari) e manager energetici) per cui non insisto. Sulla TAV mi basta percorrere l’autostrada in direzione Milano o Venezia, in mezzo a migliaia di camion che vengono dall’Ungheria o dal Portogallo e fare i confronti con quando la percorrevo 30-35 anni fa con un volume di traffico di un terzo rispetto ad ora. E poi bisognerebbe chiamarla TAC: Linea Alta Capacità, visto che è stata pensata anche per il trasporto intermodale, oltre che passeggeri. E’ come se 100 anni fa, visto che su quelle strade sterrate c’era pochissimo traffico, avessero dedotto che i motori endotermici non sarebbero serviti a niente. Quattro o cinque anni fa, al culmine delle polemiche sulla TAV, a Verona fu organizzato un convegno-dibattito sul tema. I partecipanti erano più o meno suddivisi in tre gruppi: persone direttamente coinvolte dal percorso TAV e comprensibilmente contrari; pentastellati (all’epoca non ancora al potere) decisamente contrari per ragioni ideologiche-demagogiche ed una maggioranza di ambientalisti di varie associazioni: WWF, ecc. interessati al tema Ricordo che tutte le tesi e dati contrari citati dai pentastellati furono smentite ( asfaltate!) dai dati e argomentazioni portate da un ferroviere in pensione. Al termine del dibattito, continuammo a discutere in un bar e tutti i miei amici precedentemente scettici o contrari, si ricredettero.
    E’ poi una balla che le PGM siano state pensate e adatte solo per la monocoltura. Degli attuali 17 milioni di contadini che le adoperano, almeno 16 sono piccoli coltivatori con meno di uno o due ettari di coltura. E perché quando parla di monocoltura si riferisce sempre e solo al mais e non al frumento, al riso (un terzo di quello prodotto in Italia è GM) o a vigneti (il territorio comunale di un paese vicino al mio è coperto per il 77% da vigneti), meleti o uliveti. Che lei sia condizionato da un pregiudizio antiUSA (anche a me stanno antipatici, ma per analizzare certe cose si deve avere un minimo di obiettività) è evidenziato dal fatto che prende sempre e solo in considerazione quei dati e quella realtà produttiva che poco ha a che fare con il resto del mondo, sia per mentalità, che per superfici medie coltivate e soprattutto per la politica. E’ come se lei nel giudicare il settore dei trasporti prendesse solo in considerazione l’inquinamento ed il consumo dei camion, senza considerare auto, moto o navi. Le PGM sono solo uno strumento, come il trattore. Il contadino, piccolo o grande che sia, si limita ad usare quello che trova sul mercato. Se il trattore non va bene per la maggioranza dei consumatori, diamo al contadino qualcos’altro di altrettanto valido e non il ritorno al cavallo o alla zappa. Soprattutto, quando i contadini, dal 40-50% si sono ridotti ora al 2-3%. Non va bene il Glyphosate? Diamogli un prodotto migliore! Se pretendi che il contadino torni ad usare la zappa, per forza te la rompe in testa.

    • >Che lei sia condizionato da un pregiudizio antiUSA (anche a me stanno antipatici, ma per analizzare certe cose si deve avere un minimo di obiettività) è evidenziato dal fatto che >prende sempre e solo in considerazione quei dati e quella realtà produttiva che poco ha a che fare con il resto del mondo

      Ma quale pregiudizio, lo faccio perché si tratta della nazione dove sono impiegate da più tempo, più massicciamente e soprattutto dove c’è il livello di sofisticazione tecnologico e agronomico maggiore. Se prendessi a modello un paese in via di sviluppo, dove per tante ragioni le potenzialità non vengono sfruttate al meglio, allora sì che sarebbe scorretto.

      >Se il trattore non va bene per la maggioranza dei consumatori, diamo al contadino qualcos’altro di altrettanto valido e non il ritorno al cavallo o alla zappa. Soprattutto,
      >Ricordo che tutte le tesi e dati contrari citati dai pentastellati furono smentite ( asfaltate!) dai dati e argomentazioni portate da un ferroviere in pensione.

      😐

      >quando i contadini, dal 40-50% si sono ridotti ora al 2-3%. Non va bene il Glyphosate? Diamogli un prodotto migliore! Se pretendi che il contadino torni ad usare la zappa, per >forza te la rompe in testa.

      Immagino anche che la gente scenderebbe in piazza e farebbe le barricate se da un giorno all’altro fosse costretta a stare chiusa in casa, o a non poter uscire dal comune, a so a non poter andare a cena al ristorante, o se le fosse imposto il coprifuoco… Guardi, alla fine tra me e lei è sempre la ‘guerra dei mondi’ di cui parlavo un mese fa: per lei io sono uno che per qualche sghiribizzo mentale vuole tornare all’età della pietra, e lei per me è una persona che intende il problema ecologico come una questione estetica (il problema esiste e sarebbe bene intervenire, ma se lo ignori tanto non succede nulla).

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