Il futuro straordinario

1
1896

Presentazione
Il lavoro che appresso viene presentato è la base dell’intervento che ho fatto al seminario internazionale “Arte e decrescita: per un Rinascimento possibile” che si è tenuto a Firenze dal 29 al 31 maggio 2015. Per la conoscenza del programma del seminario si rimanda al seguente link http://www.artedecrescita.it/in-evidenza/programma-seminario-internazionale/
Il titolo “Il futuro straordinario”, dato all’intervento che ho fatto, fa riferimento alla considerazione che il senso della vita umana è la ricerca e sperimentazione dello straordinario e fa anche riferimento allo straordinario che tenteremo di creare in futuro (e, come si vedrà nel lavoro esposto, la decrescita sarà parte importante di questo tentativo). Le immagini e le relative didascalie sono state aggiunte in seguito.

”Datemi un sogno in cui vivere,
perché la realtà mi sta uccidendo!”
(Jim Morrison)

Sommario
1) Il problema
2) Il complesso contesto in cui viviamo
3) Che cosa fare?
4) Il passaggio dalla crescita alla decrescita
5) Un parallelo
6) Quattro punti leva

Trattazione

1) Il problema
Penso che l’obiettivo, il senso della vita umana, sia la ricerca dello straordinario. Questa ricerca investe tutti gli aspetti dell’uomo: dal soddisfacimento il più pieno possibile e per il tempo più lungo possibile dei suoi bisogni primari (come quelli alimentari e di buona salute) al soddisfacimento di altri bisogni (pure essi primari!!) come il rapporto col sacro, alla ricerca della bellezza e ad altre esperienze psico-fisiche straordinarie. L’uomo fa parte della natura ma nello stesso tempo se ne distacca e va oltre.
E’ necessario quindi definire il concetto di straordinario.
Forse è meglio definire prima cosa si intende per ordinario. Per ordinario si intende, in prima battuta e per esemplificare, la vita degli animali, cioè una vita che può venire meno, sia come individui che come specie, per tante cause e in ogni momento e (strettamente connesso a quanto appena detto) in cui non sono soddisfatti adeguatamente e per tempi più lunghi possibile i propri bisogni.
Ciò che differenzia l’uomo non solamente dagli altri primati ma da tutti le forme viventi animali sono per esempio la postura eretta, un cervello complesso e di notevoli dimensioni, l’ovulazione non evidente dall’esterno, una diversa strutturazione della parte interna della gola, il lungo periodo dell’infanzia, il pensiero astratto e il linguaggio simbolico, ecc., ma la differenza più importante, comunque si sia formata, è la coscienza del desiderio della ricerca e sperimentazione dello straordinario. La coscienza è da vedersi in questo contesto come lo strumento con cui l’uomo si rapporta in modo progressivo con la natura di cui esso stesso fa parte. (Un’annotazione riguardante questo punto: la distinzione fra l’uomo e gli altri animali non è nettissima come si è ritenuto sino a non molto tempo fa)
Ma allora cosa si intende per straordinario?
Lo straordinario è ciò che l’uomo ha cercato, contemporaneamente e dialetticamente, con l’attività economica (con cui si ottengono beni e servizi con cui soddisfare il più adeguatamente possibile e per tempi più lunghi possibile alcuni bisogni umani), con la religione (con cui si cerca un rapporto col sacro, con qualcosa che va oltre l’ordinario, con qualcosa appunto di straordinario), con le arti (con cui si cerca la bellezza; si cerca la bellezza nella natura, tramite la natura e andando oltre la natura: si pensi alle pitture rupestri, risalenti a decine di migliaia di anni fa, delle grotte paleolitiche spagnole, francesi, del nord Africa e dell’Australia), con le droghe (soprattutto con gli allucinogeni, il cui uso è attestato da molti millenni e con cui si fa esperienza di condizioni psico-fisiche straordinarie, che vanno dall’annullamento all’esaltazione), e con varie altre modalità. Questi modi sono stati utilizzati quasi sempre contemporaneamente (si pensi alla religiosità che impregna l’attività economica), si pensi all’arte che impregna le chiese (dipinti, sculture, architettura della stessa chiesa, canti e musica durante le funzioni religiose) o all’uso di droghe durante le cerimonie religione oppure all’uso di bevande alcoliche e marijuana durante i concerti rock o di altre droghe nelle discoteche). Sembra però che adesso, almeno in riferimento alla maggioranza della popolazione, sia il consumo per il consumo, il gioco d’azzardo e il possesso di animali da compagnia a svolgere un ruolo importante nel tentativo di superare la piattezza della vita quotidiana e raggiungere lo straordinario (ovviamente parlo soprattutto del mondo sviluppato, perché in molte parti del mondo ci si approvvigiona con difficoltà di acqua e di cibo).
L’obiettivo dell’uomo quindi è il continuo superamento della piattezza delle determinazioni spazio-temporali della vita quotidiana, da quelle che mettono in forse la continuazione della specie a quelle che impediscono un adeguato soddisfacimento dei bisogni alimentari e di buona salute, per finire alla modificazione delle determinazioni spazio-temporali, a esperienze psico-fisiche straordinarie, che vanno dalla esaltazione all’annullamento.

La danza (1910) di Henri Matisse
Immagine 1 La danza (1910) di Henri Matisse

Bisogna però farsi le seguenti domande: la situazione attualmente è soddisfacente oppure no? I tentativi vecchi e nuovi di superamento della piattezza delle determinazioni spazio-temporali della vita quotidiana con la ricerca e sperimentazione dello straordinario sono valide oppure no?
La risposta è ovviamente negativa altrimenti non saremmo qui a parlarne!
Importante è prima di tutto stabilire il criterio che deve rispettare la soluzione che si va a cercare! La soluzione è soddisfacente se soddisfa al massimo grado e per il più lungo tempo possibile il desiderio dell’uomo di superare la vita quotidiana, di ricercare e vivere lo straordinario.

2) Il complesso contesto in cui viviamo
Il processo storico-culturale attualmente attraversa un momento particolare che richiede una risposta epocale. Gli anni settanta del XX secolo possono considerarsi una età assiale, cioè un periodo che segna una cesura con quanto avvenuto fino a quel momento. La realtà finora è andata incontro a una continua crescita che è stata quantitativa e qualitativa. L’aumento della massa critica in ogni settore della realtà umana ha portato a una crescita non solo cumulativa ma anche qualitativa e alla fine a un miglioramento delle condizioni di vita (anche se con molte differenze nelle varie parti del mondo). Ciò però non è più possibile a fronte dei limiti alla crescita di cui si è presa coscienza a partire dagli anni settanta del XX secolo. E’ in questo decennio che si è preso coscienza della nuova realtà che si è creata agli inizi della seconda metà del XX secolo con lavori come, per esempio, “The Entropy Law and the Economic Process”, la principale opera di Nicholas Georgescu-Roegen e “I limiti dello sviluppo” di un gruppo di scienziati del MIT di Boston.
Il Rapporto sui limiti dello sviluppo (dal libro The limits to growth, I limiti dello sviluppo, di Donella H. Meadows, Dennis L. Meadows, Jørgen Randers e Williams Behrens III che fu commissionato dal Club di Roma) predisse, nel caso le tendenze allora esistenti fossero rimaste inalterate, le conseguenze della continua crescita della popolazione, della produzione agricola e industriale e del connesso inquinamento, sull’ecosistema terrestre e sulla stessa sopravvivenza della specie umana: entro i successivi cento anni si sarebbe avuto un crollo improvviso della popolazione umana, della produzione industriale e agricola e un degrado delle condizioni di vita dell’umanità (studi successivi hanno confermato le previsioni del Rapporto anche se hanno spostato l’importanza dall’esaurimento delle risorse naturali alla degradazione dell’ambiente, soprattutto in merito ai cambiamenti climatici).
Approssimativamente si può dire che fino a tutti gli anni sessanta del XX secolo che la storia umana ha mirato al maggiore soddisfacimento dei bisogni umani con una sempre maggiore popolazione, sviluppo tecnologico-scientifico, consumo di risorse naturali e, di conseguenza, sempre maggiore produzione sia complessiva che pro-capite.
(riguardo alla situazione nuova in cui l’umanità si trova da circa 50 anni a questa parte invito a leggere il mio http://www.decrescita.com/news/gli-anni-settanta-xx-secolo/ )

Piramidi[1]
Immagine 2 Le piramidi di Giza (… la piramide di Cheope [la più grande delle piramidi di Giza n.d.r.]aveva in origine il lato di base di 230,50 m e raggiungeva, con un’inclinazione di 50°50′ delle sue facce, i 146,60 m: attualmente il vertice è a 137,18 m e la piramide occupa una superficie di 53 000 mq, mentre il volume dello spazio interno supera i 2 600 000 mc.
Le sue quattro facce sono orientate quasi perfettamente verso i quattro punti cardinali.
Fu edificata nel XXVI secolo a.C. per volere del faraone omonimo. Sembra che i lavori siano durati una ventina d’anni e la manodopera impiegata sia stata di circa 100 000 persone.
Se si considera che occorsero quasi 7 milioni di tonnellate di pietra (circa due milioni e mezzo di blocchi di pietra da più di due tonnellate l’uno, ricavati in loco, ad eccezione delle lastre di rivestimento trasportate dalle cave di Tura, poi innalzati e assemblati), apparirà una volta di più gigantesco l’impegno di lavoro necessario per simili opere. (da www.anticoegitto.net)

Ma quali sono i caratteri fondamentali del momento storico culturale che stiamo attraversando?
– Le riserve di combustibili fossili si stanno sempre più assottigliando, il consumo aumenta sempre più nonostante un breve rallentamento dovuto alla crisi in corso, e si avvicina sempre più il momento in cui l’offerta non reggerà più la domanda. Forse ciò sta già avvenendo visto le tensioni e le guerre da alcuni decenni a questa parte nelle aree produttrici di risorse energetiche, visto la crisi finanziario-economica scatenata, dicono alcuni studiosi, anche dall’aumento del prezzo del petrolio, e che interessa il mondo intero ormai dal 2008 e, infine, visto gli sconvolgimenti politici che, a partire dagli inizi del 2011, interessano il Maghreb e il Medio Oriente; (bisognare ricordare che le nostre condizioni di vita [che vanno dalle case che di inverno sono riscaldate alle cure mediche, dai trasporti pubblici alla raccolta e smaltimento dei rifiuti, dalla istruzione pubblica praticamente gratuita a tutte una serie di servizi sociali, ecc.] sono possibili grazie all’uso massiccio dei combustibili fossili;

– Molti equilibri ambientali rischiano di saltare. Si prevedono effetti sconvolgenti sull’ambiente a livello mondiale se le cose continueranno allo stesso modo in cui si sono sviluppate finora (alcuni studiosi dicono che le cose sono compromesse in ogni caso, anche se le cose cambiassero da subito);

– L’umanità è in debito verso il pianeta Terra, nel senso che si è andati oltre la capacità del pianeta di rigenerarsi. Se inoltre tutte le popolazioni del mondo desiderassero vivere come negli Stati Uniti e in l’Europa (ma si ricorda che una parte della popolazione mondiale vive con problemi di approvvigionamento di cibo e acqua potabile), se si desse inizio a uno sfruttamento intensivo di combustibili fossili estraendoli da scisti e sabbie bituminose oppure estraendoli in posti difficili come in alto mare (si ricordi il gravissimo incidente avvenuto qualche anno fa nel golfo del Messico!) oppure in zone sempre ghiacciate…(ma ciò sta già avvenendo!), allora l’umanità andrà incontro a una catastrofe certa;

– Si conclude questo elenco dicendo (questa sembra una beffa!) che alcune ricerche hanno messo in evidenza che nei Paesi sviluppati non c’è più un rapporto diretto fra aumento della produzione e aumento di benessere: c’è stato un rapporto diretto fino agli anni settanta del secolo scorso ma dopo non più e, in alcuni casi, il rapporto si è addirittura invertito. L’enorme consumo di psicofarmaci, l’alcolismo e la dipendenza da droghe, gli stati di disagio vissuto da fasce consistenti della popolazione, sempre più persone in sovrappeso o obese, ecc. sono un indice eloquente dello stato di sofferenza in cui si vive;

Moai nell'Isola di Pasqua
Immagine 3 I moai dell’Isola di Pasqua
L’esperienza dell’Isola di Pasqua potrebbe essere considerata in piccolo come le conseguenze della ricerca del vecchio straordinario
Da Wikipedia
“Allo sbarco dei primi colonizzatori polinesiani, che i più recenti studi fanno risalire attorno all’800-900 d.C., probabilmente l’isola si presentava come un’immensa foresta di palme. Fino al 1200 d.C. la popolazione rimase numericamente modesta e sostanzialmente in equilibrio con le risorse naturali presenti. In seguito, però, nacque da parte degli abitanti la necessità di realizzare i moai, il cui sistema di trasporto richiedeva notevoli quantità di legname. Cominciò pertanto un importante lavoro di disboscamento dell’isola che fu ulteriormente intensificato dopo il sensibile aumento della popolazione dovuto a nuovi sbarchi. Verso il 1400 d.C. la popolazione raggiunse i 15.000-20.000 abitanti e l’attività di abbattimento degli alberi raggiunse il picco massimo. La riduzione della risorsa forestale provocò, conseguentemente, un inasprimento dei rapporti sociali interni che sfociarono talora in violente guerre civili. Tra il 1600 e il 1700 d.C., in alternativa al legno divenuto sempre più scarso, gli abitanti iniziano a utilizzare anche erbe e cespugli come combustibile. Le condizioni di vita sull’isola divennero pertanto proibitive per la poca popolazione rimasta, in gran parte decimata dagli scontri interni e dai flussi emigratori. Secondo i resoconti del primo occidentale a sbarcare sull’isola, Jakob Roggeveen, al tempo del suo arrivo l’isola si presentava brulla e priva di alberi ad alto fusto.
A spiegazione della precoce perdita di alberi dell’isola, nonché della sparizione pressoché totale della fauna endemica, oggi si sono portate avanti anche ipotesi riguardanti la possibile responsabilità dei ratti del tipo polinesiano (Rattus exulans) che raggiunsero l’isola al seguito dei primi colonizzatori; l’assenza di predatori naturali permise a questi piccoli mammiferi di moltiplicarsi a dismisura e, considerato che nella loro dieta alimentare entrarono immediatamente anche i semi di palma, si ritiene che abbiano potuto contribuire sensibilmente all’estinzione degli alberi dell’isola.”

3) Che cosa fare?
La situazione che si è creata richiede una risposta adeguata e penso che, in alcuni casi, bisognerà porsi l’obiettivo di elaborare nuove modalità di ricerca e sperimentazione dello straordinario e, in altri casi, di rivedere le vecchie modalità finora sperimentate: bisognerà sostituire la crescita economica (vecchia modalità di ricerca dello straordinario) con la decrescita (nuova modalità di ricerca dello straordinario); gli altri vecchi tentativi (tuttora esperiti e che vanno dalle religioni, alle arti e alle droghe, ecc.) dovranno essere rivisitati o sostituiti con nuovi tentativi, con nuove “tecniche” che tengano conto dell’attuale momento storico-culturale.
E’ necessario cercare in ogni momento della vita quotidiana qualcosa che superi la vita quotidiana stessa e ci faccia entrare in una realtà diversa e superiore, che ci metta in contatto con qualcosa di altro, qualcosa che, sebbene esile come il sogno, riempia la vita.

4) Il passaggio dalla crescita alla decrescita
Finora lo straordinario per quanto riguarda alcuni aspetti della vita umana (bisogni alimentari, di buona salute, ecc. ma moltissimi bisogni sono interdipendenti) si è raggiunto con la crescita. Lo straordinario che si è raggiunto è il risultato di millenni di storia fatta di sviluppo delle forze produttive ma insieme e “tramite” incremento demografico, sviluppo tecnologico-scientifico, sviluppo politico-amministrativo-organizzativo, ecc., ma anche insieme e “tramite” guerre, epidemie, carestie, deportazioni, genocidi, condizioni di vita e di lavoro al limite della sopportazione, sfruttamento di popolazioni su altre popolazioni e di classi su altre classi, profonde ferite inferte alla natura (forse non più rimarginabili), ecc.
Dopo quanto successo in quella età assiale che possono considerarsi gli anni settanta del XX secolo, d’ora in poi lo straordinario si potrà raggiungere con la decrescita. E’ necessario passare dal primato dello spazio (sempre più popolazione, produzione e consumo) al primato del tempo (cioè più lunghe e buone prospettive di vita per l’umanità). Ma per dilatare il tempo di vita dell’umanità (e in buone condizioni) sarà necessario contrarre lo spazio (cioè decrescita della popolazione, produzione e consumo)

5) Un parallelo
Il rapporto fra spazio e tempo di cui appena sopra si è parlato mi ha portato a fare un parallelo fra quanto avvenuto nella fisica nell’ultima parte dell’ottocento e il processo storico-culturale che si è innescato con quella età assiale rappresentata degli anni settanta del XX secolo.
Nella fisica ciò che ha portato alla concezione dello spazio e del tempo come inseparabili (quindi alla concezione dello spaziotempo) sono stati i fenomeni elettromagnetici (esposti dalle quattro equazioni fondamentali sull’elettromagnetismo di James Clerck Maxwell) che, in quanto implicanti velocità elevatissime (in questo caso uguali a quelli della luce, che è la più alta velocità raggiungibile), hanno prodotto fenomeni non completamente spiegabili con la scienza di Isaac Newton fondata sulle trasformate di Galileo, in cui lo spazio e il tempo erano considerati assoluti e separati.
“E’ noto che l’elettrodinamica di Maxwell – come la si interpreta attualmente -nella sua applicazione ai corpi in movimento porta a delle asimmetrie, che non paiono essere inerenti ai fenomeni.” (Inizia in questo modo l’articolo “Sull’elettrodinamica dei corpi in movimento” [Zur Elektrodynamik bewegter Körper] ( https://sites.google.com/site/pianetagalileo/Home/elenco-argomenti-4/dispense-1/einstein1905 ) scritto nel 1905 da Albert Einstein e in cui lo scienziato espone per la prima volta la Teoria della relatività speciale).
Sono state necessarie le trasformate di A. Hendrik Lorentz a rendere possibile le elaborazioni di Henri Poincarè e la Teoria della relatività speciale di Albert Einstein e arrivare al concetto di spaziotempo, in cui tempo e spazio sono legati indissolubilmente, quindi si determinano a vicenda, per cui “dove lo spazio si contrae, il tempo si dilata; e, viceversa, dove il tempo si contrae, lo spazio si dilata”, come affermava Einstein (alla voce Relatività ristretta di Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Relativit%C3%A0_ristretta ). Lo spazio quindi diventa una questione di tempo e il tempo diventa una questione di spazio.
Nel processo storico-culturale a portare all’incontro (che è uno scontro!!) fra spazio e tempo e quindi allo spaziotempo (con la conseguente necessità di contrarre lo spazio al fine di dilatare il tempo) sarà quel periodo assiale rappresentato dagli anni settanta del XX secolo, con le nuove condizioni che arrivarono a maturazione e le elaborazioni teoriche che furono fatte.
Mentre a portare allo spaziotempo nella fisica sono stati i fenomeni elettromagnetici (in quanto implicanti velocità elevatissime, in questo caso uguali a quella della luce, che è il limite massimo di velocità raggiungibile), a portare allo spaziotempo nel processo storico-culturale sono stati altri limiti, cioè i limiti nella crescita raggiunti con la realtà che si è creata agli inizi della seconda metà del XX secolo e di cui si è preso coscienza con lavori come, per esempio, “The Entropy Law and the Economic Process”, la principale opera di Nicholas Georgescu-Roegen e “I limiti dello sviluppo”, lavoro commissionato dal Club di Roma a un gruppo di scienziati del MIT di Boston.
Se non si contrae lo spazio, se non si decresce, si avrà una contrazione del tempo (il rapporto “I limiti dello sviluppo” parla addirittura del pericolo della stessa sopravvivenza della specie umana) e in ogni caso si avrà (vista l’inseparabilità di spazio e tempo) un degrado delle condizioni di vita dell’umanità.

La persistenza della memoria (1931) di Salvador Dalì
Immagine 4 La persistenza della memoria (1931) di Salvador Dalì
( da http://kigeiblog.myblog.it/tag/pittura/page/15/ )
L’artista Salvador Dalì, in questa opera vuole comunicarci il suo forte rifiuto del concetto sul tempo, in cui lo stesso è sempre preciso, rigido e deterministico. Gli orologi (che simboleggiano il tempo), con il proprio afflosciarsi, liquefarsi, rappresentano proprio questo rifiuto, insieme ad altri elementi, come per esempio un altro orologio che viene divorato dagli insetti. L’idea sul tempo, può essere nata a Dalì, anche dallo studio e la lettura della famosa Teoria della relatività di Albert Einstein, il quale afferma che tutto è relativo, anche il tempo, che può aumentare o diminuire in base alla velocità.
Mi permetto di integrare la suddetta interpretazione del quadro di Salvador Dalì: il dipinto potrebbe volere anche dire che il tempo, che è una questione di spazio, viene deformato (orologi molli) e distrutto (orologio divorato dagli insetti) dalla eccessiva crescita di spazio.

6) Quattro punti leva
Ma cosa porterà a una inversione di rotta dell’attuale situazione? E, soprattutto, si procederà pacificamente e democraticamente, prendendo coscienza della insostenibilità concreta del vecchio modo di vita e incamminandosi verso un nuovo modo di vita?
Purtroppo probabilmente le cose andranno diversamente: ci si incamminerà su questa strada solamente quando qualcuno/qualcosa comincerà a presentare il conto con “argomentazioni” a cui non si potrà rispondere di no.
Individuo quattro punti leva, quattro forze, che porteranno a scardinare la situazione attuale portando così a una inversione di rotta:
1) Le giovani generazioni non hanno un futuro ed è pensabile che non accetteranno passivamente questa situazione (non dimentichiamoci del fenomeno del terrorismo in Italia negli anni settanta e ottanta anche se penso che adesso ci possa essere un esito diverso ed enormemente più grave);
2) Le zone del mondo produttrici di risorse (e che rimarranno senza futuro quando queste risorse si esauriranno) si trasformeranno ancora di più in focolai di guerra, con esiti imprevisti per il mondo occidentale sviluppato ma sicuramente incomparabilmente più gravi di quanto avvenuto finora con gli attentati che ci sono stati.
3) Le condizioni climatico-ambientali si degraderanno sempre più e comporteranno sempre più distruzioni;
4) La ricerca di nuove modalità di ricerca e sperimentazione dello straordinario.

Fonte foto
Foto 1 La danza di Matisse http://cultura.biografieonline.it/matisse-musica-danza/
Foto 2 Le piramidi di Giza da http://www.egittovacanze.it/piramidi-di-giza/
Foto 3 I Moai dell’Isola di Pasqua da http://venividivici.us/it/viaggi/tra-i-moai-dell-isola-di-pasqua
Foto 4 La persistenza della memoria (1931) di Salvador Dalì da http://kigeiblog.myblog.it/tag/pittura/page/15/

CONDIVIDI
Articolo precedenteG7: la grandezza dell’infimità
Articolo successivoUna lettera aperta e una riflessione
Armando Boccone
Sono nato in Lucania nel lontano 1951 e abito a Bologna da circa trent’anni. Ho sempre avuto interesse, da più punti di vista, verso i “destini” (sempre più dialetticamente interconnessi) dell’umanità: da quello dei valori culturali che riempiano l’esistenza a quello delle condizioni materiali di vita (dall’esaurimento delle risorse naturali ai cambiamenti climatici, ecc.). Ho visto nel valore della “decrescita” un punto di partenza per dare un contributo alla soluzione dei gravi problemi che l’umanità ha di fronte.

1 commento

Lascia un commento

Inserisci il tuo commento
Inserisci qui il tuo nome

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.