Il mondo di Beny

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FONTE FOTO: mysterium.blogosfere.it
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Wilma osservava dalla finestra sotto l’occhio vigile del suo babysitter X10. Era carino, pronto al suo servizio e compagno di giochi. Nella sua memoria robotica c’erano tante  storie ma sapeva crearne di nuove. C’era un piccolo trucco per ottenerle: bastava bagnarli i piedi .Per un po’ , fino a che i piedi non si asciugavano, diventava un compagno diverso. Così Wilma non era mai sola anche se mamma e papà restavano fuori tutto il giorno. Lei si accorgeva della loro presenza perché la dispensa ( tanti barattolini multicolori) era sempre ben fornita, le carte di scuola firmate. Nella sua posta  trovava ogni giorno un video – saluto. Accanto al letto talvolta c’era un orsacchiotto col profumo di papà che la abbracciava o la robottina col profumo di mamma.

Quel giorno le strade erano vuote, nessuna traccia di bambini. Eppure era l’ora  di tempo libero. Decise di uscire lo stesso accompagnata dal babysitter. Le dava la mano: era morbida e calda. Se chiudeva gli occhi poteva pensare di  stringere la mano di papà .

Chiamò X10: non era lì vicino come sempre e non rispose. Wilma cominciò a cercarlo: pensava stesse giocando a nascondino. Ma X10 non rispose e non venne. Sentì uno strano dolore allo stomaco, come una mano che stringeva lì, sopra la pancia. Una strana , brutta sensazione e nuova.

Aprì la porta: forse X10 stava in giardino dove uccelli di ogni tipo e colore. Bastava premere un pulsante sul tronco di una pianta e subito echeggiava  un trillo. Gli alberi, bellissimi, erano sempre carichi di fiori e frutti. Le foglie non cadevano, l’erba era sempre verde. Tutto ideato dal loro designer.

Nessuna traccia di X10, nemmeno qui. Wilma quasi lo dimenticò. Premette il pulsante dell’albero lì  vicino ma nessun cinguettìo vibrò nell’aria. Anzi, si aprì il cancello del giardino. Molto strano! Non poteva succedere. Wilma, sorpresa, uscì sulla strada vuota.

Cominciò a camminare secondo il solito percorso. Poi si incuriosì al vedere una stradina mai  notata prima. D’altra parte lei non aveva bisogno di ricordare i nomi delle vie, la forma delle case, delle strade. Bastava seguire X10. Ma stavolta   era sola e c’era pure tanto silenzio. Di solito l’aria vibrava di musica, canti, suoni. Wilma, dapprima incerta, improvvisamente  accelerò il passo. La stradina dritta terminò di botto sul bordo di una strada dal colore mai visto: azzurro. Si muoveva, ondeggiava. Pensò che era davvero un bell’effetto: pareva acqua! Una strada d’acqua. Che  strano!

Si sedette a guardare. Qualcosa si muoveva dentro. Parevano pesci diversi da quelli che dei suoi film-studio. Incantata osservava .Improvvisamente notò accanto a sé due piedi, due strane calzature e alzò gli occhi. Assomigliava a un uomo ma era molto diverso da papà. Il viso era tutto pieghettato ( non conosceva la parola rugoso) e gli occhi ridevano. Vestiva abiti fuori moda. Pensò a un nuovo modello di robot  non ancora incontrato.

Wilma era molto curiosa. Si guardarono, poi  lo strano robot allungò una mano che teneva tante palline, rosso scuro, profumate. L’uomo – robot si portò alla bocca una cosa identica e morse una pallina dopo l’altra con gusto. Wilma non aveva mai visto X10 mangiare, né aveva mai visto  un “ cibo” così. Lei mangiava pillole colorate, profumate, che X10 prendeva da una scatola.

Osservava l’uomo – robot e decise di imitarlo fidandosi del suo sguardo.

Prese dalla sua mano ( sfiorandola ne sentì tutto il tepore) lo strano oggetto e se lo portò alla bocca. Morse un chicco dopo l’altro, giusto per capire e sentì un gusto dolce,  aspro, sugoso, profumato, tenero. Qualcosa le gocciolò sul mento. Riprovò con un altro morso.

A quel punto udì la voce: “ Buona l’uva?” . Wilma capì le parole, le capì come se loro due parlassero la stessa lingua. Meravigliata rispose “ Gustosissima, mai mangiato prima una cosa così buona. Mi chiamo Wilma” .Si presentò.

“ Benvenuta Wilma, io sono nonno Beny”. “Nonno?  chiese Wilma- Cosa vuol dire? “.Come uva, anche  nonno era una parola che non  aveva mai sentito. Nonno Beny si sedette vicino e cominciò a raccontare una storia. La storia della sua famiglia, di mamma Lisa e papà Michele e dei loro genitori. Per Wilma erano i nonni. Mamma e papà, diventati grandi, erano partiti verso la città-laboratorio dove tutto era molto tecnologico. Si vergognavano di aver vissuto per anni in campagna, su terre coltivate dall’uomo. Dove le piante per un po’ fiorivano e facevano frutti ma poi  lasciavano cadere le foglie e diventavano spoglie, sporcando strade e marciapiedi. Dove un giorno c’era caldo, sudavi, poi veniva la pioggia, bagnava tutto. Se uscivi a lavorare o a giocare ti sporcavi. Dove piccoli animali (galline) ogni giorno facevano un uovo, una cosa calda, una bontà. Dove stavi in cucina a preparare  con le tue mani il pane. Dove i bambini vivevano insieme con  mamma, papà, con i nonni e i fratelli ( fratelli? anche questa era una parola nuova si disse Wilma). Pranzi e cene in compagnia, la famiglia riunita attorno ad una tavola a gustare i frutti delle loro fatiche.

Lisa e Michele avevano voluto andarsene nel paese TG. Lì  la vita era molto diversa : robot di ogni forma e tipo erano pronti a servirti. Nessuna fatica fisica, niente confusione di bambini e nonni in casa. Un figlio, forse, ma non tutte le coppie adulte lo sceglievano. Gli impegni delle giornate erano tanti e il mondo era comunque popolato da robot che potevano essere scambiati per uomini e donne.

Così Lisa e Michele si erano fatti cancellare  i ricordi, condizione assolutamente necessaria per entrare nel  mondo TG ( e non era facile riuscirci!).Prima di tutto infatti dovevi pulire la mente, cancellare il passato e poi metterci dentro i nuovi programmi.

Ma nonno Beny era stato straordinario. Lui non aveva cancellato i suoi vecchi programmi che aveva nella mente, i suoi ricordi. Nonno Beny aveva studiato per capire questo mondo TG. Quello che gli bastava  per sabotarlo.

Così, un giorno, proprio quel giorno, di nascosto era entrato nel mondo TG , aveva dato una ritoccatina a qualche megacomputer e lo aveva mandato in tilt. Era bastato poco per fermare i programmi di TG. Un po’ di fantasia e creatività, caratteristiche quasi sconosciute nel mondo tecnologico.

Per questo Wilma non aveva più trovato  X10,  le si era aperto il cancello, aveva trovato le strade vuote,  aveva imboccato la via che l’aveva portata sul fiume dove nonno Beny la aspettava. Tra poco,  lui ne era sicuro, sarebbero arrivati anche Lisa e Michele. Quello era il fiume che scorreva vicino alla loro vecchia casa, dove avevano nuotato (ma che significa?) , pescato  (che vuol dire?) si chiedeva Wilma. Quelle le colline dove avevano mangiato le uve più buone.

TG era stato annientato dal nonno Beny. I RICORDI del Vecchio Mondo erano tornati nella mente di tutti, anche di mamma e papà.

Wilma prese la mano del nonno e sorrise.

 

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Silvana Dal Cero
insegnante di matematica in pensione, amante della natura in tutti le sue manifestazioni, amo scrivere, poesie soprattutto ma anche racconti e riflessioni che inserisco in un blog: http://silvanadalcero.com Sono presente nel sito internazionale della poesia del Novecento www.italian-poetry.org come autrice di poesie. Fino ad ora ho pubblicato tresillogi: Il passo e l'Orma I giorni e L'ombra Io Donna Natura. Per acquistarli: https://www.amazon.it/donna-natura-Silvana-Dal-Cero/dp/8872110033 https://www.lafeltrinelli.it/libri/silvana-dal-cero/i-giorni-e-l-ombra/9788898613212 https://www.libreriauniversitaria.it/passo-orma-cero-silvana-edizioni/libro/9788873143635

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