Dogmania*: nuove esperienze straordinarie

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Foto in evidenza: uno “scambio affettivo” fra una donna e i suoi animali da compagnia

Sommario

  1. Presentazione di questo lavoro: la coscienza-vita straordinaria

  2. Dogmania: “sottofumo”

  3. Il fenomeno degli animali da compagnia:                                                 a) Alcuni dati della ricerca in merito ai proprietari;                                 b) Altri dati della ricerca relativi alla struttura urbana;                           c) La domesticazione del cane e del gatto;                                           d) Un’analisi antropologica.

  4. Osservazioni della “quotidiana” vita straordinaria dalla finestra di casa e nella città di Bologna

  5. Ricerche sui benefici della relazione uomini-animali da affezione;

  6. Il costo degli animali da compagnia

  7. Una breve considerazione finale

1) Presentazione del lavoro: la coscienza-vita straordinaria

Questo piccolo saggio è il secondo capitolo dei risultati di una ricerca iniziata nella primavera del 2019 e volta a individuare nel quartiere San Vitale, a Bologna, i vari modi in cui gli abitanti del quartiere cercano di superare la piattezza della coscienza e della vita ordinaria con la ricerca e sperimentazione di forme straordinarie di coscienza e di vita. Ovviamente, come già avvenuto per il primo capitolo dei risultati della ricerca, le considerazioni che saranno fatte in questo piccolo saggio si estenderanno ben oltre il quartiere San Vitale di Bologna (il primo saggio a cui si è fatto riferimento, dal titolo “La bellezza distruggerà il mondo”, è stato pubblicato sul blog di Decrescita felice social network il 03/09/2019 [all’indirizzo http://www.decrescita.com/news/la-bellezza-distruggera-il-mondo/?doing_wp_cron=1573666834.0113608837127685546875 ])

Si dedica questo saggio al fenomeno degli animali da compagnia (cani, gatti e altri) per due motivi concomitanti: perché si ritiene che con il loro rapporto le persone sperimentano forme straordinarie di coscienza-vita, condizioni psico-fisiche straordinarie, e, contemporaneamente, per il motivo della enorme diffusione del fenomeno del possesso di animali da compagnia (si stimano in circa 60 milioni gli animali da compagnia esistenti in Italia; fa questi spiccano per importanza più di 14 milioni fra cani e gatti; quasi  il 40% delle famiglie italiane hanno un cane o un gatto al loro interno, ecc.).

In alcuni lavori pubblicati in precedenza su questo blog ho indicato il senso della vita umana come ricerca e sperimentazione dello straordinario, come ricerca del superamento della “ordinarietà” della coscienza-vita quotidiana. (si vedano i seguenti articoli: http://www.decrescita.com/news/il-futuro-straordinario/

http://www.decrescita.com/news/la-decrescita-nello-spaziotempo/

http://www.decrescita.com/news/la-ricerca-dello-straordinario-i-moai-dellisola-di-pasqua/  )

Ma cosa si intende per straordinario e cosa si intende per ordinario?

Per ordinario si intende, in prima battuta e per esemplificare, la coscienza-vita degli animali, cioè una coscienza-vita che può venire meno, sia come individui che come specie, per tante cause e in ogni momento e (strettamente connesso a quanto appena detto) in cui non sono soddisfatti adeguatamente e per tempi più lunghi possibile i propri bisogni ordinari e, soprattutto, quelli straordinari. (1)

Cosa si intende per coscienza-vita straordinaria, per condizioni psico-fisiche straordinarie? Cosa si intende, per generalizzare, con “straordinario”?
Per straordinario si intende un insieme di cose e di situazioni che l’uomo ha cercato contemporaneamente e in modo dialetticamente interconnesso: per straordinario si intende ciò che l’uomo ha cercato con tutte quelle tecniche di sopravvivenza con cui le popolazioni umane si sono differenziate dagli animali (per ultimo con l’introduzione dell’economia produttiva [coltivazione delle piante e pastorizia] al posto dell’economia predatoria [caccia, pesca e raccolta]) cercando, in modo non lineare ma fortemente dialettico, di soddisfare al massimo grado e per il più lungo tempo possibile i bisogni cosiddetti primari (a iniziare dall’eliminazione del rischio di estinzione dei piccoli e radi gruppi umani mediante l’esplosione demografica iniziata con l’introduzione dell’economia produttiva, cioè con la coltivazione delle piante e con l’allevamento); per straordinario si intende ciò che l’uomo ha cercato con la religione (con cui si cerca un rapporto col sacro, con qualcosa che va oltre l’ordinario, che va oltre il quotidiano, con qualcosa appunto di straordinario); per straordinario si intende ciò che l’uomo ha cercato producendo e consumando arte (con la musica, con il canto, con le danze, con la pittura, con la  scultura, con l’architettura,  ecc.); per straordinario si intende ciò che l’uomo ha cercato con le droghe (il cui uso è attestato da molti millenni e con cui si fa esperienza di condizioni psico-fisiche straordinarie); per straordinario si intende ciò che l’uomo ha cercato con la meditazione, con le tecniche ascetiche, con le tecniche di deprivazione sensoriale e con tante altre modalità.

Attualmente, almeno nel mondo sviluppato, fra le metodologie che servono a superare la piattezza della coscienza-vita ordinaria e quindi a sperimentare situazioni straordinarie di coscienza-vita, oltre alle classiche modalità che conservano la loro enorme diffusione, hanno acquisito una notevole importanza il gioco d’azzardo, il consumo compulsivo, la pornografia on-line, il possesso di animali da compagnia, l’”abbellimento” dell’aspetto esteriore e le varie forme di “fiction”.

Sulla base della ricerca iniziata nella primavera del 2019 nel quartiere San vitale a Bologna si analizzeranno, oltre alle classiche modalità di ricerca dello straordinario, soprattutto quelle forme di ricerca di stati straordinari di coscienza-vita che solamente nei tempi moderni hanno assunto notevole importanza culturale oltre che socio-economica.                                                                              La ricerca di forme straordinarie di coscienza-vita, di straordinarie condizioni psico-fisiche, accompagna l’uomo da sempre e, anzi, lo caratterizza in quanto uomo.

Scrive Giorgio Samorini, studioso di stati alterati di coscienza e delle piante utilizzate dall’uomo a tale scopo:

“Alcuni comportamenti accompagnano l’uomo da sempre, ovvero da quando egli è “diventato” uomo, e, in un certo qual senso, lo caratterizzano e lo definiscono. Ad esempio, l’uomo produce arte, è mosso da un impulso artistico che lo accompagna sin dalle sue origini. Ne abbiamo una dimostrazione considerando la datazione delle rappresentazioni artistiche, ritenute più antiche, che sono giunte fino a noi: pitture preistoriche rupestri localizzate in Tanzania e in Australia, datate attorno ai 45.000-40.000 anni (una data “vicina” a quella generalmente attribuita all’ultimo, in ordine cronologico, degli Ominidi, l’Homo sapiens).
Questi atavici comportamenti umani – tra cui l’impulso artistico -­ possono essere considerati come “costanti comportamentali”, che continuamente rinnovano il divenire dell’uomo. Si tratta di impulsi comportamentali irreprimibili, che si manifestano all’interno della società degli uomini, senza distinzione di razze o popoli: sono comportamenti trans-culturali.
Un’altra di queste “costanti” è la tendenza dell’uomo a cercare, attraverso i più disparati metodi, di modificare il suo stato di coscienza ordinario, allo scopo di vivere esperienze psico-fìsiche in altri stati mentali; stati mentali che, per loro natura, sono possibili e “naturali” nel medesimo modo in cui riteniamo “naturale” lo stato di coscienza in cui ordinariamente conduciamo la nostra esistenza. Tale considerazione risulta avvallata dall’atavicità insita nell’impulso a vivere questo tipo di esperienze, e dalla loro insopprimibilità, storicamente accertata. La storia del rapporto fra l’uomo e i suoi stati modificati di coscienza, dimostra come questi siano in stretta relazione con un’altra importante “costante” umana: l’impulso religioso. Non può essere casuale il fatto che, presso tutti i popoli, i rapimenti estatici e di transe – considerati fra gli stati più elevati della coscienza – vengano culturalmente interpretati come fenomeni di squisito carattere mistico, spirituale, religioso. Anzi, è da ritenere che l’origine del rapporto dell’uomo con gli stati modificati di coscienza sia direttamente connessa alla nascita del suo impulso religioso. V’è anche chi ritiene che, nella storia del genere umano, la coscienza sia apparsa originalmente come quello che viene ora chiamato lo “stato mistico di coscienza”. Ciò spiegherebbe il motivo per cui i mistici parlano di una “età dell’oro” in cui le visioni mistiche erano molto comuni.
La modificazione dello stato di coscienza, oltre a presentarsi in casi forse malamente definiti “spontanei”, viene indotto attraverso un ampio spettro di tecniche, che l’uomo ha via via scoperto e elaborato nel corso della sua storia. Dalle tecniche di deprivazione sensoriale e di mortificazione fisica, a quelle meditative e ascetiche, sino a quelle che utilizzano, come fattori scatenanti gli stati di trance e di possessione, la danza e il suono di determinati strumenti musicali; infine (non certo in ordine di importanza), le tecniche che prevedono l’uso di vegetali dotati di effetti psicoattivi, per lo più di tipo allucinogeno. Quest’ultima è una delle più antiche tecniche di modificazione della coscienza, e origina quasi certamente dalla lunga Età della Pietra.”
(2)

Per approfondire su questi stati alterati di coscienza, su queste forme straordinarie di coscienza, vediamo cosa diceva un grande studioso della natura umana e, soprattutto, delle varie forme di esperienze religiose, che è stato William James.

Scriveva questo studioso:”… la nostra normale coscienza in stato di veglia, la coscienza razionale, come la chiamiamo, non è altro che un tipo speciale di coscienza, mentre tutto intorno ad essa, separate dal più trasparente degli schermi, vi sono forme potenziali di coscienza del tutto diverse. Possiamo attraversare tutta la vita senza sospettarne l’esistenza; ma, presentandosi lo stimolo adeguato, alla minima pressione appaiono in tutta la loro completezza vari tipi di strutture spirituali, che probabilmente hanno in qualche luogo il loro campo di applicazione e d’adattamento. Nessuna visione dell’universo nella sua totalità può essere definitiva, quando lascia fuori queste altre forme di coscienza. Il problema poi è come raccordarle col resto, tanto è la loro discontinuità con la coscienza ordinaria. Tuttavia, esse possono determinare atteggiamenti, sebbene non siano in grado di fornire formule; e schiudono l’accesso a una regione sebbene non sappiano darne una mappa. In ogni caso, esse vietano una prematura chiusura dei conti che dobbiamo rendere alla realtà. Ripensando alle mie vicende personali, vedo che tutte queste esperienze convergono verso un tipo di visione alla quale non posso evitare di ascrivere qualche significato metafisico. La nota dominante ne è invariabilmente la riconciliazione. E’ come se gli opposti del mondo, la cui contraddittorietà e conflittualità danno origine a tutte nostre difficoltà e preoccupazioni, fossero fusi in unità.” (3)

 

Prima di individuare i due concetti fondamentali che condurranno l’analisi relativa alla ricerca di esperienze straordinarie da parte delle persone nei rapporti con gli animali da compagnia, vediamo quanto diceva un antropologo francese, Philippe De Félice, in merito al carattere fondamentale dell’uomo:

“Il fatto è che l’istinto di conservazione non è il solo al quale l’uomo obbedisce. La tendenza dell’essere a perseverare nell’esistenza, l’istinto di sopravvivenza che governa il mondo animale, si scontra con un’altra tendenza, più imperiosa ancora: quella che lo spinge a liberare i limiti che sembrano essergli stati assegnati e a cercare esso stesso al di là di ciò che è.

Il proprium dell’uomo è di restare nel perpetuo travaglio del trascendimento di sé. Questo tratto che lo caratterizza spiega tutto quello che tende ad aumentare il suo potere, ad ampliare le sue conoscenze, a raggiungere la bellezza, a far penetrare in lui una vita più ricca e intensa dalla quale intuisce ciò che è la vita divina.

Ciò che gli prova che non si inganna nel cercare di elevarsi al di sopra di se stesso è la gioia che prova ogni volta che ha coscienza di esservi giunto.” (4)

Dopo quest’ultima citazione è possibile individuare i due concetti fondamentali che condurranno l’analisi: il primo è la ricerca dell’onnipotenza, superando le limitazioni tipiche della vita ordinaria, mentre il secondo è la ricerca della riconciliazione col mondo esterno umano e naturale, mediante la soppressione di contraddizioni e conflitti, tipiche anche queste della vita ordinaria.

 

  • Il termine “dogmania” è formato da dog (cane in inglese) e da “mania” con cui si intenderà il comportamento, così come sarà esposto in questo saggio, che le persone hanno verso i cani e altri animali da compagnia.

  • 1) Per la verità le differenze fra l’uomo e gli animali non sono così nette come si riteneva una volta

  • 2) Giorgio Samorini, Gli allucinogeni nel mito; Nautilus C.P. 1311
    10100 Torino – 1995, pagg. 7-8 (
    testo liberamente scaricabile dal sito http://samorini.it/site/ )

  • 3) William James Le varie forme dell’esperienza religiosa – Uno studio sulla natura umana – 1998 Editrice Morcelliana – Brescia, pagg. 334-335

  • 4) Le droghe degli dei – veleni sacri, estasi divine” di Philippe De Félice © ECIG · EDIZIONI Culturali Internazionali Genova

S.A.S. Di G.L. Blengino & C.

Via Caffaro 19/10 . 16124 Genova

Edizione 1990, pagg. 310-311

(testo liberamente scaricabile dal sito http://samorini.it/site/  )

2) Dogmania: “sottofumo”!

Col primo saggio venuto fuori dal lavoro di ricerca di cui si è detto, è stata analizzata la sperimentazione di forme straordinarie di coscienza-vita, di condizioni psico-fisiche straordinarie, con la ricerca della bellezza dell’aspetto esteriore.

Con questo secondo saggio invece si analizzerà la ricerca dello straordinario da parte degli abitanti del quartiere mediante i rapporti con gli animali da compagnia (essenzialmente cani e gatti…ma anche con i piccioni): questo fenomeno, iniziato quasi in sordina negli anni cinquanta e sessanta del secolo scorso, ormai è diventato sempre più imponente. Si può parlare di “Dogmania”, visto che il cane è l’animale verso cui è più evidente l’alterazione della coscienza da parte dei loro proprietari.

Foto 1 Una donna con la bocca aperta e sorridente a pochi cm dal muso del cane: immagini come questa sono sempre più diffuse negli spot televisivi che pubblicizzano prodotti per animali da compagnia

Quelle forme alterate, straordinarie di coscienza, di cui parlano Giorgio Samorini, William James e Philippe De Félice, sono attivate non solamente quando ci si rapporta col sacro, quando si crea o si “consuma” arte, quando si usano droghe, ecc. ecc., ma anche quando si gioca d’azzardo, quando si consuma pornografia, quando si acquista-consuma compulsivamente, quando si fa il tifo fanatico durante una partita di calcio, quando si va in palestra, quando si va in un salone di parrucchiere o di estetica, quando si cerca un capro espiatorio, quando si fa un digiuno oppure quando si segue una dieta “normale” oppure vegana o vegetariana, ecc., ecc. e, come si cercherà di dimostrare, anche quando ci si rapporta con un animale da compagnia.

Perché il termine “sottofumo” utilizzato in questo saggio e riferito alla “dogmania”?

L’espressione “sotto fumo” l’ho sentita pronunciare in relazione alla situazione in cui ci si trova quando si fuma marijuana, situazione in cui c’è un’alterazione della coscienza, ma in questo saggio si intenderà la coscienza alterata come conseguenza dei rapporti con gli animali da compagnia (essenzialmente cani e gatti) così come sarà esposto nel saggio stesso.

La realtà è fatta di tante parti in continue relazioni di feed back fra di esse e in questo saggio per “sotto fumo” si intenderà contemporaneamente anche la situazione “socio-economico-culturale” che si è creata in seguito ai “fumi” del petrolio a buon mercato e facilmente estraibile che, a partire dagli anni cinquanta del secolo scorso, ha portato a un’alterazione della nostra coscienza e delle nostre condizioni reali, facendoci vedere la vita in rosa, in grado di trasformarla a nostro piacimento, con una abbondanza materiale in grado di soddisfare ogni appetito e con una tecnologia in grado di sfornare soluzioni miracolose a ogni problema umano.

Diceva infatti Aurelio Peccei in merito alla situazione culturale che si era creata nel periodo indicato: ”L’uomo aveva la sensazione di avere finalmente messo le mani su una fonte di energia pressoché illimitata, che gli avrebbe permesso di trasformare a piacere la propria vita. Sapientemente alimentata da taluni interessi, l’ubriacatura del petrolio a volontà e a prezzi abbordabili faceva vedere la vita in rosa. La società dei consumi sembrava un obiettivo facile da raggiungere, rispondente alle aspirazioni di tutti. L’economia era in fase di espansione e la sua crescita sembrava assicurata per decenni, a tassi annui molto elevati. Ci si diceva che questo sviluppo, alla portata di un gran numero di paesi, avrebbe permesso ai più ricchi di soddisfare le proprie domande interne, pur contribuendo sostanzialmente al miglioramento della condizione dei paesi più poveri. L’appetito di una abbondanza materiale sempre maggiore poteva dunque essere soddisfatto senza pregiudicare il doveroso aiuto ai bisognosi. La cornucopia della tecnologia sembrava d’altra parte inesauribile, pronta a sfornare, una dopo l’altra, soluzioni miracolose a tutti i problemi umani.”  (1)

In quel periodo si riteneva quindi che fosse spianata la via per un “…cammino verso un’esistenza sempre più felice della specie umana.” (2)

Si ritiene che i proprietari di cani e di altri animali da compagnia siano “sotto fumo”, che vivano in una sorta di sonnambulismo, che abbiano la coscienza alterata in conseguenza e tramite il rapporto che hanno creato con i loro animali da compagnia, sperimentando quindi uno stato straordinario di coscienza. Ma, come si diceva, ciò è stato possibile anche in conseguenza del petrolio facilmente estraibile e a buon mercato, che ha “drogato” l’economia e le persone, facendogli vedere la vita in rosa e in grado di trasformarla a loro piacimento.

Si ha l’impressione infatti che la coscienza di tutti i giorni dei proprietari di animali da compagnia sia alterata allo stesso modo in cui è alterata la coscienza di chi è affetto da consumismo compulsivo, di chi è “preso“ dal gioco d’azzardo, di chi fa consumo compulsivo di pornografia, oltre ovviamente di chi fa uso di droghe, di chi sperimenta il sacro nelle sue varie forme, di chi crea o consuma arte, ecc., ecc.).

Il rapporto con animali da compagnia è un modo molto diffuso in cui si cerca di superare la piattezza della coscienza-vita quotidiana per sperimentare forme straordinarie di coscienza-vita, diverse da quelle sperimentate durante la ordinaria vita quotidiana: serve a sperimentare l’onnipotenza, eliminando quindi le limitazioni tipiche della vita ordinaria e, contemporaneamente, a sperimentare la riconciliazione, cioè la mancanza di contraddizioni e conflitti, tipiche anche queste della vita ordinaria!

  • 1) Aurelio Peccei Cento pagine per l’avvenire” Arnoldo Mondadori Editore S.p.A. Milano 1981, pag. 58

  • 2) Energia e miti economici Conferenza alla Yale University del 1975 di Nicholas Georgescu-Roegen – documento reperito sul WEB

  • 3) Il fenomeno degli animali da compagnia

In questo capitolo saranno trattati vari aspetti del fenomeno del possesso degli animali da compagnia: saranno indicati le caratteristiche dei loro proprietari (come l’età, il genere e altri aspetti), saranno indicate le conseguenze di questo fenomeno sulla struttura urbana, si parlerà delle motivazioni che portarono alla domesticazione del cane e del gatto e, infine, si inizierà un’analisi antropologica del fenomeno del rapporto delle persone con gli animali da compagnia.

a) Alcuni dati della ricerca in merito ai proprietari

Nei paragrafi precedenti è stata iniziata un’analisi antropologica del rapporto fra persone e animali da compagnia.

Prima di continuare questa analisi è bene esporre i dati venuti fuori dalla ricerca fatta nel quartiere su questo tema. E’ bene, prima di fare considerazioni che possano riguardare realtà più ampie, conoscere concretamente ciò di cui si parla.

Passeggiando lungo le strade del quartiere è immediata la conoscenza della diffusione degli animali da compagnia (il riferimento è ai cani), sia perché si vedono molte persone che portano il cane  al guinzaglio (ma sempre più aumenta il numero di cani per persona) che per le cacche e l’urina che sempre più riempiono e impregnano i marciapiedi e i vari giardinetti del quartiere, oltre che ai cartelli affissi ai muri con cui i cittadini invitano i proprietari di cani a raccogliere i loro escrementi o di non far fare la pipì vicino al loro negozio. Se si gira nel quartiere comunque ci si rende conto che quei cartelli non sono molto efficaci.

Girando per le strade ho fatto una analisi di circa 525 casi (350 nel quartiere S. Vitale e 175 nel centro di Bologna) relativi al possesso di cani: ogni volta che per strada vedevo un cane portato al guinzaglio ho rilevato le caratteristiche del/dei proprietario/i relativamente al genere (uomo/donna) all’appartenenza etnica-culturale (italiana oppure di altre etnie-culture) e all’età (ragazzi, giovani, giovani/maturi, maturi, anziani). Ho rilevato anche se fossero più di uno i cani tenuti al guinzaglio oppure se fossero più persone a portare al guinzaglio uno o più cani.

Una prima cosa che ho notato è che nel quartiere San Vitale non ho mai visto tenere cani al guinzaglio da parte di persone appartenenti ad altre etnie-culture (cinese, pakistana, medio-orientale, filippina, magrebina, nero-africana, centrosud-americana discendenti dalle popolazioni indie, ecc.) ma solamente da persone italiane, nonostante nel quartiere sia forte la presenza di altre etnie-culture (per la verità nel Quartiere ho notato solamente un caso di una famiglia Rom tenere un cane al guinzaglio). Le poche persone di nazionalità non italiana (in generale non “occidentale”) che saranno indicati nei risultati della ricerca sono state individuate solamente nel centro di Bologna e non nel Quartiere San Vitale.

Premettendo che sicuramente ci saranno state delle imprecisioni nella ricerca quelli che appresso saranno indicati sono i dati venuti fuori dalla ricerca stessa. Non ho chiesto l’età e la nazionalità-etnia ai possessori di cani per cui questi dati li ho stabiliti “a vista”. Per quanto riguarda la ripartizione dei possessori di cani in base alle fasce di età bisogna dire che è una ripartizione fatta da me, senza nessuna pretesa di scientificità o aderenza alle definizioni statistiche.

In riferimento all’indicazione dell’età delle persone che portavano un cane al guinzaglio ovviamente, come già detto, non ho chiesto l’età alle persone interessate e mi sono regolato in modo molto approssimativo secondo la seguente classifica:

  • ragazzo: per l’età fino ai 20 anni;

  • giovane: per l’età dai 20 ai 30 anni;

  • giovane/maturo: per l’età dai 30 ai 40 anni;

  • maturo: per l’età dai 40 ai 55 anni;

  • anziano: per l’età dai 55 anni in su.

Per quanto riguarda il genere, l’età delle persone e altri dati delle persone che portavano il/i cane/i al guinzaglio su 525 casi analizzati (circa 350 casi nel quartiere S. Vitale e circa 175 nel centro della città) sono venuti fuori i dati che appresso saranno indicati (spero di non avere fatto errori nei conteggi!).

Ragazzi (fino a 20 anni)

Sono stati individuati 4 casi di ragazze singole (con un cane a testa) e 1 caso di due ragazzi cinesi (con un solo cane).

Giovani (20-30 anni)

Sono stati individuati 111 casi in cui i proprietari (uno o più d’uno) erano giovani (indicativamente nella fascia d’età 20-30 anni); per la precisione si sono notate le seguenti situazioni:

  • 56 casi di donne singole;

  • 20 casi di uomini singoli;

  • 8 casi di coppie di donne;

  • 1 caso di 3 donne;

  • 1 caso di coppia di uomini;

  • 23 casi di coppie uomo/donna;

  • 2 casi di tre uomini.

In 7 casi i cani tenuti al guinzaglio erano 2.

Giovani/maturi (30/40 anni)

Sono stati individuati 148 casi in cui i proprietari erano giovani/maturi (indicativamente nella fascia d’età 30/40 anni); per la precisione si sono notate le seguenti situazioni:

  • 58 casi di donne singole;

  • 35 casi di uomini singoli;

  • 47 casi di coppie uomo/donna;

  • 6 casi di coppie di donne;

  • 1 caso di due uomini e una donna;

  • 1 caso di uomo/donna/ragazzo (dall’aspetto sembravano dell’estremo oriente).

In 10 casi i cani tenuti al guinzaglio erano 2 e in un caso erano 3

Maturi (40-55 anni)

Sono stati individuati 162 casi in cui i proprietari erano maturi (indicativamente dai 40 ai 55 anni); per la precisione si sono notate le seguenti situazioni:

  • 47 casi di donne singole;

  • 56 casi di uomini singoli;

  • 54 casi di coppie uomo-donna;

  • 4 casi di coppie di donne;

  • 1 caso di tre uomini.

In 9 casi i cani tenuti al guinzaglio erano 2 e in due casi erano 3.

Foto 2 La fasce di età matura e anziana sono quelle in cui più è presente un animale da compagnia

Anziani (età superiore a 55 anni)

Sono stati individuati 99 casi in cui i proprietari erano anziani (indicativamente di età superiore a 55 anni); per la precisione si sono notate le seguenti situazioni:

  • 46 casi di donne singole;

  • 42 casi di uomini singoli;

  • 9 casi di coppie uomo/donna;

  • 1 caso di una coppia donna/donna;

  • 1 caso di tre uomini.

In 8 casi i cani portati al guinzaglio erano 2 e in due casi erano 4.

In tutti i casi di questa fascia di età le persone erano tutte di nazionalità italiana.

Fra i proprietari di cani non di nazionalità italiana (come detto mi sono basato solamente sull’aspetto) ho notato:

– un caso in cui il proprietario era dall’aspetto nord-europeo;

– un caso in cui la giovane proprietaria era dell’est Europa;

– due casi di coppie di donna sud-americana/uomo italiano;

– un caso di uomo dell’estremo oriente;

– un caso di una donna filippina (ma in questo caso poteva semplicemente portare a spasso il cane del suo datore di lavoro);

– un caso di uomo sud-americano;

– un caso di uomo orientale (forse cinese);

– un caso di due ragazzi cinesi;

– un caso di tre pakistani;

– un caso di 2 pakistani e 1 di colore;

– un caso di donna giapponese e uomo occidentale (di origine nord-europea);

– un caso di uomo di colore e donna sudamericana;

– un caso di una famiglia Rom (uomo, donna e ragazzino);

– un caso di un uomo Rom(?).

Fra le particolarità bisogna aggiungere il caso di un cane con il retro paralizzato e che si serve di una carrozzella come protesi per poter camminare; bisogna anche aggiungere il caso di una donna matura/anziana che porta quattro cagnolini su una carrozzella come quella per i bambini, ecc., ecc.

Riassumendo i dati della ricerca abbiamo (spero di non avere fatto errori di calcolo):

– 211 casi di donne singole;

– 153 casi di uomini singoli;

– 133 casi di coppie donna-uomo;

– 19 casi di coppie di donne;

– 2 casi di coppie di uomini;

– 1 caso di tre donne;

– 4 casi di tre uomini;

– 1 caso di donna-uomo-ragazzo;

– 1 caso di una donna e due uomini.

Le persone complessivamente interessate sono state 693 (387 di genere femminile [56%] e 306 di genere maschile [44%]).

In 486 casi era tenuto al guinzaglio un solo cane, in 34 casi i cani erano due, in 3 casi erano tre e in 2 casi infine erano quattro.

b) Altri dati della ricerca relativi alla struttura urbana

Ralph Waldo Emerson avrebbe detto che la gente si circonda di un apparato materiale che corrisponde al suo stato di pensiero: le case, gli esercizi commerciali, le varie strutture che variamente si possono denominare, le strade, le piazze, i parchi e altri spazi, ecc. (e le relazioni materiali e immateriali che in esse avvengono) che costituiscono un quartiere, corrispondono alle idee dominanti nelle menti della gente del quartiere stesso.

La ricerca ha cercato allora di vedere in che cosa si è concretizzato, in che cosa si è “strutturato” nel quartiere il possesso di animali da compagnia dagli abitanti del quartiere stesso.

Si è già parlato delle cacche e dell’urina lasciate dai cani sui marciapiedi e nei vari giardinetti esistenti nel quartiere; sulle pareti degli edifici che danno su certe strade (ci sono strade preferite dai cani!) ci sono dei cartelli che invitano i proprietari dei cani a raccoglierle; così come ci sono dei cartelli che invitano a non far fare la pipi vicino al proprio negozio; ci sono inoltre dei cartelli  che comunicano al scomparsa di gatti e si invitano le persone a comunicare ai proprietari eventuali avvistamenti.

Foto 3 Il possesso di animali da compagnia ha controindicazioni liquide…

Foto 4…e sia liquide che solide!

E’ stato notato come d’estate alcuni esercizi commerciali mettono una bacinella piena d’acqua davanti al negozio per i cani che hanno sete.

Vicino al supermercato della Coop di Via Massarenti c’è una area di sgambettatura per cani.

Foto 5 Ovviamente la forte presenza di animali da compagnia ha portato il Comune a creare strutture adeguate al soddisfacimento di nuovi bisogni

Nel quartiere ci sono quattro negozi (di cui uno abbastanza grosso) dedicati alla vendita di alimenti e accessori per animali da compagnia.

Nei tre supermercati del quartiere e in altri grossi negozi ci sono piccoli reparti dedicati alla vendita di alimenti e accessori per animali domestici.

Nell’Ipermercato della Conad, presso il Centro commerciale Via Larga, a giugno del 2019 è stato creato un vasto reparto di articoli per animali da compagnia (dagli alimenti a un vasto assortimento di accessori), con due spazi speciali di cui uno destinato alla toelettatura (che a sua volta si divide in uno “self service” e un altro in cui la toelettatura viene fatta dal personale del reparto) e un altro per lavaggio (con lavatrice) di cucce, coperte e altro utilizzato dagli animali.

Foto 6 Per soddisfare la sete dei cani alcuni commercianti mettono davanti al negozio una bacinella con acqua

Nel quartiere, in Via Bentivogli, esiste un altro esercizio destinato alla toelettatura degli animali d compagnia.

Per quanto riguarda la cura della salute degli animali da compagnia nel quartiere sono stati contati quattro ambulatori veterinari con otto vetrinari-ie complessivamente.

Il riferimento iniziale a Ralph Waldo Emerson è servito per mettere in evidenze come ciò che esiste sul territorio rappresenta ciò che c’è nella testa delle persone che lo abitano.

Ralph Waldo Emerson era un uomo dell’ ‘800: a quei tempi non c’erano i mass media esistenti adesso come la televisione e la radio, il WEB e  i cosiddetti “Social”. Ma il suo concetto era valido e si può applicare anche a questi mass media. Se si fa un’analisi dei programmi e degli spot pubblicitari che sono trasmessi da questi mass media si può notare come esistono alcuni programmi sia televisivi che radiofonici che trattano, sotto vari aspetti, degli animali da compagnia e come, inoltre, molti spot pubblicizzano alimenti e prodotti per animali da compagnia e come, in altri spot, gli animali da compagnia facciano parte della scena rappresentata.

 

Foto 7 A giugno del 2019 l’Ipermercato Conad, presso il Centro commerciale Via Larga, ha aperto un grosso reparto con vendita di prodotti alimentari e accessori vari nonché con servizi di toelettatura per gli animali da compagnia e lavaggio di coperte, cucce e quant’altro utilizzati dagli stessi animali

 

Foto 8 Il listino pressi dei servizi toelettatura e lavaggio di cui alla foto precedente

Ho visto che in molte home page dei computer, degli smart phone e di molti profili di facebook non è rappresentato il proprio volto o quello di un proprio caro ma quello del proprio cane o gatto. Anche negli uffici ho visto che sulla propria scrivania o affisso ai muri non c’è (o non c’è solamente) come si faceva una volta, l’immagine del proprio figlio ma l’immagine del proprio cane o gatto.

c) La domesticazione del cane e del gatto

Il fenomeno degli animali da compagnia è imponente, come sarà messo in evidenza più avanti, quando si parlerà dell’aspetto economico di tale fenomeno. Dato che gli animali più importanti di questo fenomeno sono i cani e i gatti è bene dire qualcosa sulla loro storia e di come essa si sia incrociata con quella dell’uomo.

Foto 9 I lupi grigi europei, domesticati dalle popolazioni europee di cacciatori-raccoglitori, da cui discenderanno i cani

Dice Wikipedia alla voce Canis lupus familiaris (  https://it.wikipedia.org/wiki/Canis_lupus_familiaris)   :“I più recenti studi basati sulla genetica, supportati da ritrovamenti paleontologici, hanno portato a ritenere valido il riconoscimento del lupo grigio (Canis lupus) come progenitore del cane domestico, riconosciuto come sottospecie (Canis lupus familiaris). Ancora incerte sono le ipotesi sul processo di domesticazione. Una delle ipotesi più accreditate è quella dei coniugi Ray e Lorna Coppinger, biologi, che propongono la teoria di un “domesticamento naturale” del lupo, una selezione naturale di soggetti meno abili nella caccia, ma al contempo meno timorosi nei confronti dell’uomo, che avrebbero cominciato a seguire i primi gruppi di cacciatori nomadi, nutrendosi dei resti dei loro pasti, ma fornendo inconsapevolmente un prezioso servizio di “sentinelle”, stabilendosi in seguito nei pressi dei primi insediamenti, e dando il via ad una sorprendente coabitazione tra due specie di predatori, con reciproci vantaggi.”

….

Dice ancora Wikipedia: ”Le analisi molecolari suggerirebbero come datazione che i primi casi di addomesticamento del cane dal lupo risalirebbero ad un periodo compreso tra il 18.800 e 32.100 anni fa, in popolazioni nomadi di cacciatori raccoglitori europee.”

Ma quale contesto rese possibile la domesticazione del cane e il suo utilizzo nella caccia?

Molto importante fu il nuovo contesto climatico-ambientale che si creò alla fine del pleistocene superiore (dai 20-30 mila ai 12 anni fa [e che corrisponde approssimativamente al paleolitico superiore]) e, soprattutto, l’influenza che ciò ebbe sulla fauna cacciata dalle popolazioni umane per la propria sussistenza.

“ I cambiamenti climatici, profondi e relativamente rapidi, della fine del Pleistocene e dell’inizio dell’Olocene(1), provocarono un po’ ovunque importanti modificazioni tanto nella geomorfologia quanto nella flora e nella fauna, ed ebbero enormi ripercussioni sul modo di vita degli umani.

….

Anche la fauna aveva subito cambiamenti; alcune specie che nel corso delle epoche precedenti avevano avuto un ruolo preponderante nella sussistenza dell’uomo, come il mammut, il rinoceronte lanoso, l’orso delle caverne, in via di estinzione già verso la fine del pleistocene, scomparvero del tutto, mentre altre specie, adatte come le renne ad un ambiente periglaciale, migrarono più a nord, dove ritrovarono le tundre. L’estendersi delle foreste in vaste aree delle zone temperate, subtropicali, tropicali, ed equatoriali aveva provocato notevoli cambiamenti nella fauna di queste regioni. Soltanto nelle zone in cui diverse circostanzi naturali – natura del terreno, altezza, piogge meno abbondanti – avevano favorito la steppa, la prateria o la savana, la fauna non differiva affatto da quella del pleistocene finale. Si aggiunga che la desertificazione di immense regioni dell’Africa e dell’Asia sarebbe iniziata soltanto molti secoli più tardi.

  Colpite da questi profondi cambiamenti verificatisi nel loro ambiente, la maggior parte delle comunità umane si trovarono a dover affrontare una situazione critica. Alcune di esse, restii nell’adattarsi alle nuove circostanze, avevano seguito la loro selvaggina abituale – i branchi di renne – nella migrazione verso nord, e si stabilirono nelle regioni dell’Europa del nord, dell’Asia e dell’America lasciate libere dalla calotta glaciale, dove proseguirono ancora per molto tempo nel loro tradizionale modo di vita di predatori, basato sulla pesca e sulla caccia di renne, agli alci e ad altre specie della fauna artica.

…………..

Gli altri gruppi umani, in particolare quelle che abitavano le regioni ora ricoperte dalle foreste nelle zone temperate conobbero un periodo di crisi (che si riflette nelle culture del Paleolitico finale di cui abbiamo accennato) ma pervennero in seguito ad adattarsi piuttosto rapidamente al loro nuovo ambiente. Assistiamo innanzitutto ad un grande cambiamento nelle fonti di sussistenza di tali comunità: la caccia svolge ancora un ruolo importante nell’approvvigionamento, ma non ne costituisce più la parte essenziale. In seguito alla scomparsa o alla migrazione dei grandi branchi di selvaggina delle steppe e delle tundre, gli uomini avevano iniziato a cacciare nelle foreste dove le prede erano costituite da animali che vivevano in gruppi meno numerosi, o addirittura da esemplari isolati (cervi, caprioli, uri, cinghiali). Soltanto nelle regioni che abbiamo sopra ricordato, dove dominavano le savane e le praterie, essi potevano continuare la caccia alle specie che vivevano in grandi mandrie, come i bisonti e le gazzelle. Nelle foreste era anche più difficile bloccare le prede, fu quindi naturale che i cacciatori adottassero sempre più frequentemente, quando non esclusivamente, l’arco e la freccia, la cui invenzione risale al paleolitico superiore. Tale ipotesi è confermata dalla presenza, nelle industrie litiche di queste comunità, di una grande quantità di microliti usate come armature di frecce. Queste stesse condizioni di caccia spiegano perché, in diverse regioni, piuttosto distante le une dalle altre, l’uomo arrivò progressivamente ad addomesticare il lupo e l’antenato del cane divenne per il cacciatore un ausilio prezioso, in grado di stanare le prede nella foresta e nella boscaglia.” (2)

Questo fu il contesto climatico-ambientale che portò le zone temperate a essere coperte di foreste e a modificazioni nella fauna, formata da branchi poco numerosi o da animali singoli: la domesticazione del lupo e l’utilizzo del cane nella caccia nelle foreste e nella boscaglia serviva per stanare la selvaggina.

In seguito l’uomo iniziò a praticare l’agricoltura e la pastorizia e il cane fu utilizzato nella conduzione e protezione del gregge, come guardia negli accampamenti e poi in tanti altri modi.

Per il gatto le cose sono andate diversamente.

Dice Wikipedia: “Le prime scoperte paleontologiche situavano i primi siti della domesticazione del gatto in Egitto, verso il 2000 a.C., ma la scoperta nel 2004 di resti di gatto vicino a quelli di uomini in una sepoltura a Cipro porta l’inizio di questa relazione tra i 7500 e i 7000 anni prima di Cristo.[70] Il gatto scoperto presenta una morfologia molto simile a quella del gatto selvatico africano, senza le modifiche dello scheletro dovute alla domesticazione: si tratta di un gatto addomesticato piuttosto che domestico. La coabitazione dei gatti con gli uomini è probabilmente cominciata con l’inizio dell’agricoltura: l’immagazzinamento del grano ha attirato i topi e i ratti, che a loro volta hanno attirato i gatti, loro predatori naturali. Lo studio condotto da Carlos Driscoll su 979 gatti ha permesso di definire la probabile origine del gatto domestico nella regione della Mezzaluna Fertile in Mesopotamia.”

Quindi i gatti furono domesticati per acchiappare i topi che si cibavano del grano immagazzinato.

Nelle righe di sopra sono stati indicati i motivi che portarono alla domesticazione del cane e del gatto. Per quanto riguarda il cane bisogna dire che esso è ancora usato come ausilio per la caccia in quei territori dove è ancora praticata come attività economica, come ausilio per la caccia come pratica sportiva, come ausilio nella conduzione e protezione delle greggi dove è diffusa la pastorizia, come guardia delle “proprietà”, con usi molto particolari da parte delle forze dell’ordine, ecc.. Il gatto invece viene tenuto nelle fattorie per evitare i proliferare di topi e altri animaletti dannosi.

Nel presente saggio si tratterà del cane e del gatto come animali da compagnia, da affezione (come dicono alcuni), quindi del loro uso in modo completamente diverso dal loro iniziale utilizzo, così come è stato indicato nelle righe precedenti.

  • 1) L’olocene è l’epoca attuale iniziata circa 12 mila anni fa.

  • 2) AA.VV. La Storia, 1 Dalla preistoria all’antico Egitto, Mondatori 2006, pagg. 101-102

d) Un’analisi antropologica

Si diceva poco prima che con gli animali da compagnia i loro proprietari cercano di sperimentare una forma straordinaria di coscienza, cercano di sperimentare l’onnipotenza (superando le limitazioni della vita quotidiana) e, contemporaneamente, la riconciliazione (con l’eliminazione di contraddizioni e conflitti, che contraddistinguono la vita quotidiana)!

Ma in che modo i proprietari di cani e gatti raggiungono uno stato alterato di coscienza, uno stato di coscienza straordinario, nel rapporto con gli animali da compagnia?

Foto 10 Lo stato alterato di coscienza dei proprietari di animali da compagnia si inquadra in un più vasto repertorio di stati alterati che va dai più intensi (come le estasi religiose e l’assunzione di allucinogeni) alle più lievi (dall’assunzione di modeste quantità di alcolici all’acquisto compulsivo).

I proprietari di cani e gatti raggiungono questo stato straordinario di coscienza in tutti i momenti in cui si attua il loro rapporto con gli animali da compagnia:

–  al momento della loro acquisizione (diventandone proprietari, padroni: l’esistenza degli animali dipende dal loro volere);

  • determinando in tutto e per tutto la loro vita (li castrano o sterilizzano, gli danno un ricovero, li alimentano e li curano, li costringono a non abbaiare, decidono quando, tenendoli al guinzaglio, portarli in strada a fare i loro bisogni, decidono se curarli o meno, ecc.);

  • sorridendogli, accarezzandoli o mostrandogli affetto solamente quando i proprietari ne hanno voglia, mostrandogli benevolenza e comprensione (considerandoli-elevandoli come facenti parte della famiglia anzi alle volte facendo credere che siano gli animali a “comandare” e a stabilire il comportamento dei proprietari), sgridandoli quando i proprietari ne hanno voglia, dicendogli tutte le cose che gli passano per la testa (senza che gli animali possano contraddirgli);

  • praticando il “gioco” della sofferenza nel caso stiamo male o il “gioco” del lutto nel caso muoiano, accanendosi terapeuticamente verso di loro nel caso stiano male (se così gli aggrada),  maltrattandoli e, infine, abbandonandoli (come fece il Signore Onnipotente quando abbandonò il Figlio sulla Croce), ecc. ecc.

  • praticando il gioco dell’”ovvietà”, dicendogli appunto cose di estrema “ovvietà”, che quindi non contemplano l’esistenza di contraddizioni e conflitti.

In questo modo i proprietari di animali da compagnia raggiungono un stato straordinario di coscienza…perché si sentono onnipotenti e perché hanno raggiunto la riconciliazione, eliminando ogni contraddizione e conflitto! Non ho mai visto un cane o un gatto contraddire, entrare in conflitto il suo proprietario, perché i cani e i gatti “ti danno tutto e non ti chiedono niente” come disse una volta Carmen Russo in riferimento ai suoi molti cani e gatti, in un programma televisivo condotto da Michela Brambilla,                                                                                                      Molti proprietari di cani e/o gatti dicono che con il rapporto instaurato con loro praticano il valore dell’antispecismo (William James avrebbe detto “riconciliazione”), quel valore che consiste nel non fare differenza fra gli umani, le altre specie e la natura in generale: più volte sono intervenuto a tale proposito su vari blog per dire che diventando proprietari di cani e/o gatti, castrandoli e/o sterilizzandoli, portandoli al guinzaglio e tenendoli in condizioni innaturali non si praticava il valore dell’antispecismo ma del più spinto specismo e che in ogni caso in questo modo si teneva un comportamento simile a quello che attualmente l’umanità ha con la natura e che ci sta portando alla catastrofe.                                   Quest’ultima proposizione, comunque, attiene al giudizio sul possesso di animali da compagnia ma in questo saggio non sarà trattato il tema del giudizio sulle varie modalità di ricerca dello straordinario.

Con i cani e i gatti le persone creano rapporti straordinari, fatti di onnipotenza e privi di contraddizioni e conflitti (ciò, però, al prezzo della “castrazione” in tutti i sensi dei loro animali).                                                                                                   Questi sono rapporti diversi da quanto avviene con i colleghi di lavoro (che cercano sempre di farti le scarpe, che cercano di farti fare il lavoro sporco, che vanno dal dirigente a parlare male di te, ecc. ), con gli altri condomini (che disturbano con la musica ad alto volume, che innaffiano i fiori facendo arrivare l’acqua al piano di sotto, che sbattono la tovaglia facendo arrivare le briciole sul proprio balcone, che pagano in ritardo le quote condominiali oppure non le pagano per niente, con cui si è in attrito in merito alle decisioni da prendere per l’edificio condominiale, ecc.), con gli altri automobilistici (che non ti danno al precedenza, che non sanno guidare facendoti perdere tempo, che parcheggiano dove non possono farlo, ecc.), con gli amici che non restituiscono un prestito ricevuto in precedenza, con il proprio coniuge (che non partecipa al bilancio familiare, che non fa i lavori che dovrebbe svolgere, che alle volte è violento, che forse ti tradisce [mentre il cane è “fedele”], che non ottempera  a quanto stabilito dal giudice in caso di divorzio, ecc.), con i propri fratelli e sorelle quando si tratta di ripartirsi le proprietà lasciate dai propri genitori deceduti, ecc. ecc.

Con gli animali da compagnia i loro proprietari cercano una vita straordinaria, cercano l’onnipotenza come nella vita divina, come diceva Philippe de Fèlice, cercano la riconciliazione, eliminando contraddizioni e conflitti, come diceva William James.

Nell’articolo “Amare “troppo” gli animali: quando cani e gatti prendono il posto degli umani” sono dette cose molto interessanti in merito al tema che si sta trattando. L’articolo è una intervista della rivista  “OK Salute e Benessere” all’esperto Roberto Pani, professore di psicologia clinica all’Università di Bologna. (all’indirizzo https://www.ok-salute.it/psicologia/psiche-e-cervello/amare-troppo-gli-animali-quando-cani-e-gatti-prendono-il-posto-degli-umani/ )

“Amano l’animale di casa come se fosse un figlio, sviluppando un attaccamento morboso. L’esperto di OK Roberto Pani spiega i perché di un legame più forte di quello con i propri simili”

«Quante volte vediamo gente tanto attaccata ai gatti e ai cani, che poi lascia sola e affamata la vicina. No, per favore no!» Le recenti dichiarazioni di Papa Francesco hanno scatenato le polemiche degli animalisti, ma senza mettere in dubbio che aiutare gli animali sia un pregio e non un difetto, certe volte si cade nel “patologico”. Ci sono persone che sviluppano un attaccamento morboso nei confronti degli animali da affezione e cadono nell’isolamento. Abbiamo approfondito l’argomento con l’esperto di OK Roberto Pani, professore di psicologia clinica all’Università di Bologna.                      

Molte persone, soprattutto donne, trovano più facile sviluppare empatia nei confronti degli animali domestici che verso le persone. Come mai?
Recentemente il Papa ha rilevato come alcune persone che ci vivono accanto, o anche incontrate nei vari contesti sociali, siano da una parte di noi scarsamente considerate sul piano umano: le stesse persone però possono mostrare un enorme interesse e carica emotiva, un atteggiamento ricco di ottimi sentimenti, per non dire di profondo amore per gli animali domestici. Spesso nell’interazione uomo-animale i giovani, ma in particolare i meno giovani, enfatizzano l’ingenuità, la purezza di cani e gatti, e i sentimenti di dolcezza di tenerezza da questi evocati.
Alcune di queste persone, tanto affettuose verso gli animali, esprimono con chiarezza di averle adottate, sostituendole nell’immaginario e spesso nei comportamenti a figli che non hanno potuto avere, o che hanno scelto di non procreare.

Quand’è che il legame con il proprio animale domestico diventa esagerato, un attaccamento morboso non più equilibrato?
Ci sono persone che più che amare mostrano un bisogno d’affetto senza controllo verso gli animali domestici, quasi si fondono psicologicamente con loro. Cani e gatti spesso vengono adulto-morfizzati, nel senso che i proprietari si considerano veri e propri genitori e li trattano come i figli ideali obbedienti, mai deludenti, molto ammaestrabili secondo i propri bisogni inconsci o consci. In altre parole, le proprie frustrazioni sono compensate al massimo di fronte alla fedeltà indiscutibile di cani e gatti.
In tal modo, però, non si rispettano nemmeno gli animali che sono interagenti con l’uomo, ma richiederebbero se potessero, di essere riconosciuti per quel che sono secondo la loro natura.
Dedicarsi all’aiuto delle persone è in genere più faticoso, l’identificazione con la sofferenza dell’altro è costosa perché oltre al comprendere dinamiche di sofferenza psichica che richiede saper ascoltare con grande attenzione e sensibilità, coinvolge troppo da vicino e perciò per molta gente è difficile da tollerare.
Piangere per un cane che soffre o per un gatto che muore è assai doloroso, ma può avere i suoi risvolti catartici e liberatori.

Cani e gatti alleviano la solitudine, specie negli anziani, e sono compagni di vita insostituibili. Da che cosa deriva la preferenze della loro compagnia a quella umana?
Gli animali domestici sono più docili, più remissivi, più obbedienti e a livello comportamentale, addestrabili. Questo fa sentire potenti, quasi onnipotenti, se si ottiene tutto quello che si vuole da loro. L’animale fa sentire buoni e giustificati, mentre avere a che fare con gli esseri umani, anche solo aiutarli, è più difficile e complesso. L’animale fa sentire più liberi di esprimere le proprie emozioni senza vergognarsi, senza temere di essere puniti, giudicati, condannati. Con gli animali si diventa complici perché ci fanno sentire compresi: ci possono salvare, proteggere, portare fortuna, farci venire il buon umore, non farci sentire soli, abbassare la pressione arteriosa e che dire della Pet Therapy? Anche l’impegno umanitario, altruistico, verso le persone e i nostri simili, è più difficile e complesso rispetto all’impegno e all’amore verso gli animali che appagano, senza chiedere nulla in cambio, i nostri bisogni urgenti di affetto.

Ci sono persone che, al contrario, non amano gli animali, tanto da non volerli neanche toccare o avvicinare: da che cosa è causata questa diffidenza, timore e ripugnanza?
Sì, è vero, bisogna dire che esistono anche persone che osteggiano quasi tutti gli animali e assumono addirittura un comportamento fobico e si difendono, come se fossero allergici, ma non lo sono. C’è un bisogno selettivo e preconcetto che fa loro pensare al senso di sporco, di sessualità animalesca, che risveglia qualcosa che può sfociare in malattia da germi, tutto ciò che implica il contatto fisico. Questo chiaramente non significa che siano più disponibili all’aiuto e all’intesa verso gli altri esseri umani.”

Con gli animali da compagnia (essenzialmente cani e gatti ma anche con i piccioni) le persone si sentono onnipotenti e praticano la riconciliazione (eliminando le contraddizioni e conflitti), raggiungendo uno stato alterato, straordinario di coscienza.

Dopo quanto riportato a proposito degli animali da compagnia è il caso di riproporre quanto diceva l’antropologo Philippe de Fèlice: “Il proprium dell’uomo è di restare nel perpetuo travaglio del trascendimento di sé. Questo tratto che lo caratterizza spiega tutto quello che tende ad aumentare il suo potere, ad ampliare le sue conoscenze, a raggiungere la bellezza, a far penetrare in lui una vita più ricca e intensa dalla quale intuisce ciò che è la vita divina.

Ciò che gli prova che non si inganna nel cercare di elevarsi al di sopra di se stesso è la gioia che prova ogni volta che ha coscienza di esservi giunto.”

E’ quanto del resto afferma l’articolo riportato quando dice: “Gli animali domestici sono più docili, più remissivi, più obbedienti e a livello comportamentale, addestrabili. Questo fa sentire potenti, quasi onnipotenti, se si ottiene tutto quello che si vuole da loro.”

L’imponente fenomeno degli animali da compagnia, da affezione (come dicono alcuni) ha aperto una nuova modalità di sperimentazione dello straordinario, porta i loro proprietari superare la piattezza delle condizioni psico-fisiche della vita ordinaria e a sperimentare condizioni psico-fisiche straordinarie, porta i loro proprietari a sperimentare da una parte l’onnipotenza, superando le limitazioni della vita quotidiana, e, dall’altra parte, la riconciliazione, con l’eliminazione delle contradizioni e dei conflitti.

Soprattutto nel mondo occidentale il rapporto con gli animali da compagnia è una di quelle modalità legali di raggiungere forme straordinarie di coscienza-vita che si aggiunge alla religione, alle arti, all’alcol, a un particolare uso degli psicofarmaci, e poi a tutte quelle modalità che si sono sempre più diffuse negli ultimi decenni, come, per esempio, il gioco d’azzardo, la ricerca della bellezza dell’aspetto esteriore, il consumo compulsivo e la pornografia on-line.

4) Osservazioni della “quotidiana” vita straordinaria dalla finestra di casa e nella città di Bologna

Adesso parlerò di tutti i casi di ricerca di onnipotenza (con l’eliminazione dei limiti), della riconciliazione con la realtà (eliminazione delle contraddizioni e conflitti) che si raggiunge nei rapporti con gli animali da compagnia e con i piccioni che ho osservato dalla finestra di casa e nella città di Bologna.

Foto 11 Il gioco dell’onnipotenza e della riconciliazione

Si vuole iniziare l’esposizione con un gioco che ho visto molte volte e che è fatto dai proprietari di cani.                                                                                                        Il gioco normalmente si svolge nei parchi o giardini e consiste in questo: il proprietario lancia lontano una palla o un frisby o un pezzetto di legno o qualcos’altro; il cane corre a raccogliere quanto lanciato e lo riporta al padrone (già a questo punto il proprietario si sente onnipotente); dopo alcune volte che il padrone ha effettuato questo gioco succede che fa solamente finta di lanciare l’oggetto: il cane corre per prenderlo ma dopo un po’ s’accorge che non è stato lanciato niente.                                                                                                                                             Probabilmente se in quel momento si analizzasse il cervello del padrone del cane si noterebbe un turbinio di neuro-trasmettitori che lo portano in uno stato psico-fisico alterato e straordinario!

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Sotto casa mia c’era una officina; il meccanico per qualche anno ha posseduto tre cani che venivano alloggiati nel cortile a fianco dell’officina stessa; ricordo i litigi che il meccanico ha dovuto fare con due signore del quarto piano e con un signore del terzo piano che dalla loro finestra buttavano nel cortile dei contenitori di alluminio contenenti cose da mangiare per i cani; l’operazione tra l’altro era anche pericolosa.   Il motivo del comportamento di quelle persone era ovvio: in quel modi i cani dipendevano da loro per la loro alimentazione…e questo li portava in uno stato alterato di coscienza perché sperimentavano l’onnipotenza!

Nel cortile di fronte a casa mia ci sono sempre 2-3 gatti: quando una signora rientra a casa dal lavoro vedo che va verso uno di loro e parla un po’ con lui (ma la signora è a una certa distanza e non sento ciò che dice ai gatti).

Sto passeggiando con una mia amica. Ad un certo punto incontriamo un gatto. La mia amica inizia a parlare con lui dicendogli, molto dispiaciuta, che non avremmo potuto portarlo con noi (partendo, chissà perché, dal presupposto che il gatto avrebbe preferito venire con noi!).

Sono al lavoro.

Vedo che nella guardiola la Guardia giurata (una giovane donna) sta piangendo.

Questa giovane donna usava portare il suo cane nella guardiola.

Chiedo a una collega del perché stia piangendo: “Le è morto il criceto!.. lei gli era molto affezionato!” mi risponde.

Lo stesso stato straordinario di coscienza è raggiunto anche da coloro che danno da mangiare ai piccioni (come si vede molte volte nei giardinetti che costellano il quartiere).                                                                                                                        Ho osservato per molto tempo il comportamento di una persona, abitante nel mio stesso edificio, che dava da mangiare ai piccioni. Agli inizi metteva un po’ di briciole di pane sulla terrazza; in seguito si metteva sulla terrazza con la mano aperta in cui aveva messo un po’ di granaglie o altro: i piccioni si posavano sulla sua mano e lui li baciava sul collo; in seguito i piccioni, preso confidenza, andavano sulla tavola da pranzo mentre lui mangiava.                                                    A un certo punto però le cose sono mutate: la persona in questione ha iniziato a cacciare via i piccioni dalla sua terrazza; i piccioni non andavano più sulla sua terrazza e si posavano sul cavo elettrico che collega il nostro edificio con quello a fianco: questo però non bastava perché la persona in questione li cacciava via anche da lì.

Una signora del terzo piano dell’edificio di fronte al mio aveva invece un comportamento altalenante verso i piccioni: alle volte gli dava da mangiare mentre altre volte li cacciava via con una mazza!

Ultimamente ho osservato il comportamento del signore che abita nella casa a fianco dell’edificio in cui abito. Ho visto che sotto il suo balcone delle tortore mangiavano ciò che buttava nel cortile. Mi è sembrato molto strano che ci fossero solamente due-tre tortore perché gli uccelli più diffusi sono i piccioni e non le tortore. Dopo un po’ ho capito il motivo: quando andavano i piccioni a mangiare lui li cacciava facendo in modo che a beccare fossero solamente le tortore. Ho notato però che questo signore raggiunge difficilmente il suo obiettivo perché i piccioni si fiondano nel cortile appena vedono che butta qualcosa da mangiare.

Nel cortile dell’edificio di fronte al mio una coppia di persone anziane dà da mangiare ad alcuni gatti e alla fine butta una manciata di granaglie nel cortile: a questo punto una quindicina di piccioni (che nel frattempo aspettavano sul cornicione della casa a fianco e sul cavo elettrico che sta fra i due edifici) si fiondano nel cortile per beccare quanto buttato nel cortile.

Per circa un anno ho fatto parte di un blog di “Movimento per la decrescita felice”. Non so per quale motivo ma i membri di questo blog erano caratterizzati dal possedere cani e/o gatti e sembrava che la scelta della decrescita fosse un sottoprodotto del possesso di un animale da compagnia. Ricordo che un membro di questo blog disse in un suo intervento:

“Io e il mio cane abbiamo stabilito un percorso di vita in comune.”

A questo intervento rispondo che è stato solamente lui a decidere di castrare o sterilizzare il suo cane, che è solamente lui che decide quando portarlo fuori a fare i suoi bisogni, di tenerlo in condizioni innaturali e tante altre cose. Termino dicendogli che il cane non ha deciso niente.

Sala d’aspetto del CUP di Via Mengoli

Nella sala c’è anche un signore con un cane. Il cane a un certo punto si alza e il suo padrone gli dice “Seduto”. Dopo un po’ il cane si siede.                                            Una giovane donna esce dall’ufficio: saluta il cane, lo accarezza, gli sorride e gli dice qualcosa. Il cane si alza e muove la coda.                                                           Una impiegata del CUP passa accanto al cane e gli sorride.                                      Il proprietario entra nell’ufficio col cane al guinzaglio nonostante due cartelli sulla porta dicano che il cane può entrare tenuto al guinzaglio e con la museruola.

Dramma in Via Rizzoli a Bologna alle ore 16.30 di domenica 12 gennaio 2020.

Attraverso Via Rizzoli a piedi. E’ domenica e la via è pedonalizzata. A un certo punto mi fermo perché vedo un signore in bicicletta che si è fermato: davanti a lui, a terra c’è un piccione che sembra ferito. Chiedo e il signore mi dice che involontariamente lo ha preso sotto con la ruota della bicicletta. Lascia la bicicletta a terra, prende il piccione e lo porta sul marciapiede. Si raduna una piccola folla per interessarsi del problema. Si discute dei danni riportati dal piccione. Un signore dice che forse è il caso di dargli da mangiare. Altri intervengono per dire che il piccione sta in quelle condizioni perché è stato preso contro dalla ruta della bicicletta e non perché abbia fame.

Una giovane signora si prende a cuore il problema. Inizia a telefonare. Chiedo a chi stia telefonando. Dice che ha telefonato all’ENPA (Ente nazionale protezione animali) e alla LIPU (Lega italiana protezione uccelli) ma che non trova nessuno.

Dice che potrebbe andare nel suo ufficio (non distante dal punto in cui ci troviamo) prendere una scatola e mettere dentro il piccione e poi vedere il da farsi.

Un signore (probabilmente del sud-est Europa) fa una foto al piccione ma vien rimproverata dalla signora: “ … che?!… è uno spettacolo?!” dice la signora.

Dopo un po’ il signore che ha fatto la foto torna e con un pezzo di carta piegata cerca di fare una specie di ingessatura alla zampa del piccione.  Qualcuno apprezza quanto sta facendo (“Invece prima era stato rimproverato” dice una persona). La persona che ha investito il piccione gli dice che il piccione probabilmente ha un problema all’ala, non alla zampa. Ma il signore sembra non capire quanto gli viene detto.

Una signora musulmana (porta il velo!) sbriciola un cracker e lo mette a terra vicino al piccione. Questo però non mangia. La signora allora sbriciola un altro cracker ma il piccione non vuole saperne di mangiare.

Un signore di colore che ha un banchetto là vicino dice che il piccione poi si riprenderà: se trova difficoltà a riprendersi è perché fa freddo (dice il signore)

Dopo un po’ torna la signora che avevo preso a cuore il problema. Ha con se una scatola di cartone. Si mette di nuovo a telefonare e finalmente contatta qualcuno. Dice che potrebbe portare la scatola fuori dall’area pedonale e poi aspettare che qualcuno vada a prendere il piccione. Ma questa soluzione non va bene.

La soluzione finale è che la signora porti la scatola col piccione all’ufficio dei vigili urbani nel cortile di Palazzo D’Accursio (al centro di Bologna dove una volta c’erano gli uffici del Comune) e che poi qualcuno di quelli con cui ha parlato poi provvederà ad andare a prenderla.

Ho visto che altre persone portano da mangiare granaglie o pezzi di pane nei giardinetti che costellano il quartiere oppure buttano manciate di granaglie nel cortile dell’edificio.

Attraverso Piazza Maggiore.

Una signora, proveniente da un’altra direzione mi viene incontro. Spinge un passeggino. Dentro il passeggino però non c’è un bambino ma un piccolo cane dal mantello bianco. A un certo punto la signora si ferma e con un fazzoletto di carta pulisce sotto gli occhi del cane.

Incontro una amica. Non la vedevo da parecchio tempo. Sta portando a spasso la sua cagna. Ad un certo punto dice del rapporto fra lei e la cagna:” Lei è la mia despota! Lei è la mia despota!” In seguito ho pensato a cosa mai volesse dire con quelle parole. Forse voleva dire che è la sua cagna che ha deciso di essere sterilizzata e, magari, di sterilizzare la sua padrona!? Forse voleva dire che è la sua cagna che decide quando e cosa mangiare e quando uscire per fare quattro passi!?                                                                                                                            Ricordo che questa mia amica molti anni fa non voleva più tenere il gatto: lo portò in aperta campagna e lo abbandonò. Disse che ci sarebbe stato sicuramente qualche contadino che lo avrebbe accolto.

—                                                                                                                                    Ho sentito più volte da parte dei proprietari di animali da compagnia dire che a casa non sono loro che comandano ma i loro animali!

Un pomeriggio ho osservato quanto successo davanti alla Palazzina Liberty ai Giardini Regina Margherita di Bologna. Un signore cercava di insegnare al proprio cane a scendere e a salire i 3-4 gradini che stanno davanti alla palazzina.

Il cane ovviamente trovava difficoltà a fare quanto richiesto dal padrone. A un certo punto il padrone del cane perde la pazienza e dà due schiaffi in faccia al cane dicendogli con rabbia: “Guardami negli occhi! Devi capirmi quando ti parlo!” Poi ha continuato a insegnare al cane a scendere e a salire i gradini davanti alla palazzina…ma con scarso successo!

Tragedia sfiorata nel centro di Bologna!

   Aspetto l’autobus in Via Rizzoli.                                                                                   A un certo punto un mendicante, che normalmente sosta sotto i portici con le sue “masserizie” e il suo “volpino”, decide di attraversare la strada. La attraversa però al di fuori dalle strisce pedonali e, in più, il suo volpino si attarda a seguirlo.

Le autovetture si fermano per farlo passare ma, probabilmente per la piccola stazza, le autovetture rischiano di non vedere e di investire il cane che segue il suo padrone a circa 2 metri di distanza.

Un giovane allora si precipita sulla strada e sbracciandosi ferma il traffico facendo in modo che il cane attraversi la strada e raggiunga il mendicante suo padrone.

Il giovane torna sul marciapiede e con rabbia dice :“Avrebbero dovuto investire lui”, riferendosi al mendicante, padrone del cane.

Attraverso Parco Arpad Weitz.

Due signore con i loro rispettivi cani si incontrano.

Le signore si conoscono e probabilmente anche i loro cani si conoscono. Una delle due signore dice al cane: “Amore, hai visto, è Poppy, lo hai riconosciuto? Gioca con lui, su amore!”                                                                                                     La signora continua a parlare col cane mentre io vado via.

Il 14 novembre vado all’ambulatorio della mia dottoressa per fare le vaccinazioni. Nella sala d’aspetto ci sono alcune persone che aspettano. Come entro sento un cagnolino che abbaia (era in braccio al proprietario, che era là con la moglie che si sarebbe dovuta vaccinare).

A questo punto la proprietaria dice che il cane ha abbaiato perché ero entrato io e che il cane aveva pensato che io volessi aggredirla.

Ad un certo punto la padrona le accarezza i baffi dicendogli non so cosa.

In seguito una signora esce dall’ambulatorio e cerca di tirare su la lampo del giaccone ma non ci riesce. Un’altra signora la aiuta abbassandosi.

A questo punto il cagnolino abbaia di nuovo: di nuovo la padrona interpreta il motivo per cui il cagnolino ha abbaiato.

Entra un’altra signora nella sala d’aspetto: come vede il cane gli sorride, lo accarezza e gli dice parole affettuose (che amore! amore mio!, ecc.)

Il cagnolino si alza in piedi (prima era accovacciato sulle gambe del padrone): il padrone le dice di sedersi di nuovo, chiedendogli i motivi per cui si fosse alzato; il cagnolino però non si siede se non dopo un po’ di tempo.

Dopo un po’ la padrona entra nello studio della dottoressa, si fa le vaccinazioni ed esce e col marito e il cane vanno via.

In strada vedo che una giovane donna porta tre piccoli cani al guinzaglio: si ferma una signora che gli sorride, li accarezza e poi fa i compimenti alla padrona per i tre cani che possiede. La giovane donna risponde “grazie!”

In altre occasioni ho sentito dei complimenti reciproci che si fanno i proprietari di cani. Molte volte fanno considerazioni sui loro cani. Mi ha colpito molto la estrema ovvietà delle cose che si dicono a proposito dei loro cani.

Di sera sto rientrando a casa. Sul marciapiedi c’è una giovane donna con un cucciolo al guinzaglio.

Il cucciolo si attarda a fiutare vicino a dei rifiuti a fianco di un cassonetto. La donna lo tira a sé dandogli delle indicazioni (“vicino ai vetri no!” gli dice). Mentre ci stiamo incrociando la donna mi fa un ampio e durevole sorriso: inizialmente ho pensato che ci conoscessimo ma poi noto che non ci conosciamo per niente. Poi mi sono chiesto il motivo per cui mi ha sorriso in quel modo.

In via dei Ranocchi nel centro di Bologna

Due cani abbaiano l’uno contro l’altro. La proprietaria di uno dei due cani lo trascina via e dice al suo cane :”Lui è molto aggressivo e tu sei solamente un pelouche!” Continua poi dicendogli, con molta comprensione e affettuosità, che lui e l’altro cane sono l’uno la fotocopia dell’altro (sono della stessa razza ndr) ma che l’altro è più grande di lui.

Molte volte vedo che quando una persona ne incontra un’altra con un cane inizia a fare delle domande al cane: sorridendo gli chiede come sta, come si chiama e altro. Poi si rivolge al proprietario del cane e chiede altre cose: di che razza è il cane, se è un maschio o una femmina (nel caso non si veda) ecc.

Alle volte viene detto: “…ma lui ha capito tutto!“

Sulla strada sotto casa un uomo porta due cani al guinzaglio. I cani però sono irrequieti. Il padrone si ferma, si accovaccia un po’ e rimprovera i due cani e dopo alzandosi gli dice ad alta voce: “Tutti e due, tutti e due! (probabilmente voleva dire che il rimprovero riguardava tutti e due i cani e non solamente uno dei due).

Sotto casa incrocio una signora con un cane. La signora abita nelle vicinanze ma fra di noi non c’è nessuna conoscenza. Quando ci siamo incrociati ho visto che le prime volte mi ha sorriso. Dato che non le ho dato corda nelle volte successive non mi ha più sorriso.

Sono in una sala di lettura della Sala Borsa a Bologna.                                                A un certo punto entra un signore con un cane al guinzaglio e con museruola (era un grosso “gold retriever”). Un ragazzo seduto al tavolo e che si trova più vicino al cane inizia a fargli carezze. Altre persone fanno evidenti sorrisi all’indirizzo del cane.

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Ho notato che in molti telefilm di tipo poliziesco c’è un cane. Alle volte succede che il protagonista dica cose ovvie al cane oppure che lo rimproveri (come si vede nella vita reale) ma alle volte invece succede che il cane intervenga nelle indagini: alle volte avviene che i protagonisti trovino difficoltà a risolvere il “caso” ma che a un certo punto il cane, con opportuni abbai, li conduce alla soluzione del caso stesso.

Ho visto che anche in altri programmi televisivi c’è la presenza di un cane.

Ho notato molte volte che i proprietari o altre persone sorridano al cane. Ciò avviene anche negli spot televisivi: molte volte si vede il volto sorridente di una donna con la bocca aperta a pochi centimetri dal muso del cane.                                      Dice Wikipedia a proposito del sorriso: Il sorriso manifesta serenità, benessere e apertura nei confronti di un’altra persona.

L’espressione viene usata sia per manifestare uno stato emotivo, sia come strumento di comunicazione nel rapportarsi con gli altri. Nel primo caso il sorriso è spontaneo e involontario, compatibilmente con il carattere e le attitudini della persona. Nel secondo caso invece il sorriso è incanalato in un codice di comportamento e può essere dunque semplicemente una forma convenzionale di approccio. Un sorriso può essere dunque più o meno sincero e spontaneo, e non sempre sottintende un atteggiamento di apertura verso l’altro quanto piuttosto l’espressione di un personale stato d’animo.

 Il sorriso rappresenta comunque nella cultura comune l’espressione della felicità.”

 (all’indirizzo https://it.wikipedia.org/wiki/Sorriso )

Come si vede nella definizione di Wikipedia non si fa riferimento al sorriso verso animali: forse sorridendo ai cani le persone esprimono il desiderio di riconciliarsi con le altre persone, dimostrando disponibilità all’eliminazione di contraddizioni e conflitti.

5) Ricerche sui benefici della relazione uomini-animali da affezione

Molte volte, da parte di coloro che vedono importante il rapporto con gli animali da compagnia (anzi da affezione), si parla di presunti benefici sulla salute umana del possesso di questi animali da compagnia. E’ da pensare che in queste affermazioni svolga un suo ruolo l’appoggio da parte dei produttori di pet-food e quant’altro connesso agli animali da compagnia (poi ovviamente il sistema informativo-pubblicitario fa la sua parte).

In un articolo dal titolo “I benefici della relazione uomini-animali d’affezione”       riportato dal Rapporto Assalco-Zoomark 2018 (all’indirizzo http://www.petb2b.it/newsletter/Rapporto_assalco_Zoomark_2018.pdf

Pagg. 60-61) viene tra l’altro detto:

” Una ricerca condotta in Svezia e pubblicata sul portale online Scientific Reports nel 2017 fa emergere che chi possiede un cane avrebbe un’aspettativa di vita più lunga.

La ricerca, che ha coinvolto 3.4 milioni di svedesi per un periodo di analisi di 12 anni, rivela che “avere un cane influenza in positivo lo stile di vita” come sottolinea Tove Fall, autore dello studio. Il rischio di morte per i proprietari di cani è inferiore al 20% rispetto a chi non ne possiede nemmeno uno. Questo rischio diminuisce fino al 33% per chi ha un cane e vive solo.

Lo studio pertanto conferma il filone secondo cui avere un pet porta indubbi vantaggi come maggiore attività fisica e minore pressione sanguigna. Da un punto di vista medico- scientifico gli studi hanno rivelato che:

1) chi ha un cane rischia in misura minore di soffrire di depressione rispetto a chi non lo ha;

2) le persone che hanno un cane mostrano una pressione arteriosa minore in situazioni stressanti. Uno studio ha inoltre rilevato che persone con un’ipertensione ai limiti di soglia hanno subito un calo dei livelli di pressione nei cinque mesi successivi all’adozione di un cane in canile; giocare con un cane o un gatto può aumentare i livelli di serotonina e dopamina e, di conseguenza, consentire lo stato di calma e rilassamento maggiore;

3) chi ha un animale domestico, rispetto agli altri, ha un livello di trigliceridi e colesterolo minore;

4) i pazienti che hanno subito un infarto tendono ad avere un tasso di sopravvivenza maggiore se hanno un amico animale;

5) gli over 65 che hanno un animale fanno circa il 30% di visite mediche in meno rispetto a chi non ne possiede;

6) la ricerca scientifica ha inoltre dimostrato l’impatto positivo dell’esposizione precoce agli animali domestici sullo sviluppo di allergie e asma più tardi nella vita, rafforzando pertanto il sistema immunitario.”

Ho fatto una ricerca sul WEB per cercare la ricerca a cui il Rapporto precedente ha fatto riferimento. La ricerca condotta in Svezia, di cui si parla nell’articolo, si trova al seguente indirizzo https://www.nature.com/articles/s41598-017-16118-6/  (la ricerca si intitola “Proprietà del cane e rischio di malattie cardiovascolari e morte: uno studio di coorte a livello nazionale” ed è stata condotta da Mwenya Mubanga , Liisa BybergChristoph Nowak, Agneta EgenvallPatrik K. Magnusson, Erik Ingelsson e Tove Fall

Appresso sono riportate alcuni passi della ricerca e che (secondo me) mettono in evidenza i limiti della ricerca stessa e soprattutto che essa (come viene detto nella “Conclusione”) è semplicemente una fotografia della situazione. Di conseguenza bisogna considerare falsa l’espressione riportata nell’articolo dove si dice che “ ‘avere un cane influenza in positivo lo stile di vita’ come sottolinea Tove Fall, autore dello studio ”.

Nell’estratto viene detto: In conclusione, la proprietà del cane sembra essere associata a un minor rischio di CVD (cardiovascular disease: malattie cardiovascolari ndr) nelle famiglie con una sola persona e una minore mortalità nella popolazione generale.”

Nel seguito dell’esposizione dei risultati della ricerca viene detto:

I risultati precedenti sulla proprietà del cane e sul rischio di CVD sono contrastanti. In soggetti senza CVD, la proprietà del cane è stata segnalata come inversamente associata alla prevalenza di fattori di rischio cardiovascolare, come dislipidemia, ipertensione e diabete, ma altri studi hanno trovato associazioni assenti o inconcludenti.”

“Sebbene l’American Heart Association abbia emesso una Dichiarazione scientifica nel 2013 concludendo che “[…] la proprietà del cane è probabilmente associata alla riduzione del rischio di CVD […]” e che questo effetto “[…] può essere causale […]” , studi precedenti hanno presentato diverse limitazioni, tra cui mancanza di potere, bassi tassi di risposta e aggiustamento incompleto per potenziali confondenti.

 Abbiamo mirato a chiarire l’associazione della proprietà del cane con CVD e mortalità studiando oltre 3,4 milioni di adulti svedesi seguiti attraverso il collegamento del registro nazionale per un periodo di 12 anni.”

“In questo studio prospettico a livello nazionale su base di registro che includeva 3.432.153 individui, la proprietà del cane era associata a un minor rischio di malattie cardiovascolari incidenti in famiglie con una sola persona e con una mortalità cardiovascolare e per tutte le cause inferiore nella popolazione generale.” 

“Un recente studio prospettico di coorte norvegese all’interno di un sottoinsieme dello studio HUNT (n = 28.746 in analisi rettificata, 4.233 eventi) non ha mostrato alcuna differenza nella mortalità per tutte le cause tra proprietari di cani e non proprietari (HR aggiustata 1.00, IC al 95% 0,91–1,09) 

…….

Sebbene i metodi statistici fossero simili al nostro studio, questi studi hanno sofferto di un elevato grado di follow-up incompleto (~ 50%) e di piccole dimensioni del campione, che non si applicano al presente studio basato su registri completi della popolazione totale. Inoltre, tre studi minori non correlati negli Stati Uniti supportano un’associazione di proprietà del cane con mortalità inferiore dopo eventi cardiovascolari”

Ma a un certo punto viene detto:

Il nostro studio osservazionale non può fornire prove di un effetto causale della proprietà del cane sulle malattie cardiovascolari o sulla mortalità.” (il grassetto e la sottolineatura sono mie [ndr])

“Alcune limitazioni si applicano al nostro studio. Come accennato in precedenza, esiste il rischio di confusione non misurata, in particolare a causa delle caratteristiche personali che influenzano la scelta non solo di acquisire un cane, ma anche lo stile di vita e il rischio di CVD e morte. Inoltre, sebbene abbiamo escluso individui con una storia di CVD al basale e adeguati alle comorbilità nelle analisi di sensibilità, rimane un rischio di causalità inversa, in quanto gli individui con disabilità o comorbiltà potrebbero avere meno probabilità di possedere un cane e potrebbero essere più alti rischio di CVD e morte. (il grassetto e la sottolineatura sono mie [ndr])

 “Nel loro insieme, riteniamo che il nostro design longitudinale a livello di popolazione fornisca le prove più solide finora di un legame tra proprietà del cane e risultati sulla salute, sebbene non si possano escludere distorsioni da causalità inversa, classificazione errata e confusione.” .” (il grassetto e la sottolineatura sono mie [ndr])

 

Nella Conclusione viene detto:

“In conclusione, in uno studio basato sulla popolazione nazionale con 12 anni di follow-up, mostriamo che la proprietà del cane è associata a un minor rischio di malattie cardiovascolari nelle singole famiglie e ad un ridotto rischio di morte cardiovascolare e per tutte le cause nella popolazione generale.”

Come già anticipato la ricerca non si è basata sul metodo sperimentale ma è semplicemente una fotografia della realtà.  Per regola si sarebbero dovuti prendere due gruppi di persone e che in seguito, in modo casuale, a una parte si sarebbe dato un animale da compagnia e all’altra parte no. In seguito si sarebbero dovuto misurare le differenze nelle condizioni di salute dei due gruppi.

La ricerca in questione invece ha solamente fotografato la situazione: ma poteva darsi (come la ricerca stessa ipotizza) che le persone che possedevano un animale domestico stessero già prima in migliori condizioni di salute e che quelle che non li possedevano stessero già prima in non buone condizioni di salute.

E’ la stessa situazione che è avvenuta per la ricerca che ho fatto nel quartiere San Vitale; tutti i possessori di cani erano italiani e quindi avevano la cittadinanza italiana; ma la cittadinanza italiana l’avevano già prima; di conseguenza fra i non possessori di cani c’è un certo numero di persone che non hanno la cittadinanza italiana: ma non c’è nessuna relazione di causalità fra avere il cane e possedere la cittadinanza italiana (se così non fosse stato allora gli immigrati che sbarcano sulle coste italiane potrebbero prendersi un cane e così acquisire la cittadinanza italiana!).                                                                                                                               E’ la stessa cosa che avviene per coloro che fanno sport estremi o, comunque, molto impegnativi (come alpinismo, paracadutismo, immersioni subacquee, ecc.). Queste persone sono sicuramente in perfetta forma fisica; ciò però non a causa dello sport che fanno: erano già prima in perfetta forma fisica! Infatti una persona sofferente di problemi cardiovascolari o di respirazione o alle articolazioni, ecc., non avrebbe mai iniziato la pratica di uno sport come alpinismo, paracadutismo, attività subacquea, e altri sport impegnativi.

6) Il costo degli animali da compagnia

Finora il problema degli animali da compagnia è stato trattato dal punto di vista antropologico. Nel seguito di questo studio sarà trattato dal punto di vista economico, cioè da punto di vista delle risorse che sono consumate in relazione al possesso di animali da compagnia, ma, come si vedrà nell’analisi che sarà esposta, è difficile suddividere la realtà per compartimenti stagni per cui anche in questo capitolo ci saranno rilievi di tipo antropologico.

A maggio 2019 si è tenuto a Bologna, presso il quartiere fieristico, Zoomark International 2019, il Salone internazionale sui prodotti e le attrezzature per gli animali da compagnia.

In occasione di questo evento è stato presentato il Rapporto Assalco-Zoomark 2019 che tratta del mercato e dei principali trend socio-culturali nel mondo del PET in Italia. ((il rapporto Assalco-Zoomark 2019 si trova al seguente indirizzo: https://www.assiteca.it/wp-content/uploads/2019/07/rapporto-assalco-zoomark-2019.pdf

Saranno esposti in modo riassuntivo i dati più importanti contenuti nel rapporto in questione ma alle volte saranno riportati integralmente alcuni passi (i dati ovviamente si riferiscono all’anno 2018). Il rapporto metterà in evidenza ulteriori aspetti antropologici del possesso di animali da compagnia.

In Italia esistono 60.227.000 PET (tra cui spiccano 7.300.000 gatti e 7.002.000 cani e poi 1,3 milioni di rettili, 1,8 milioni di piccoli mammiferi, 12,8 milioni di uccelli e, infine, 30 milioni di pesci).

Il rapporto non parla dei cavalli da diporto perché per regola non sono considerati animali da compagnia. In Italia ce ne sono circa 400.000 e comportano un consistente consumo di fieno, granaglie, acqua e   quanto necessario per il loro mantenimento. In Italia inoltre ci sono circa 50.000 asini.

Tornando al rapporto, viene detto che per gli alimenti si sostengono spese per 2.082 milioni di € per cani e gatti e 13,4 milioni di € per altri animali da compagnia (per un totale di 565.136 tonnellate vendute).

Si sostengono inoltre spese per 71,3 milioni di € per accessori e 72,3 milioni di € per lettiere per gatti.

Dice il Rapporto che: Prosegue il trend positivo del mercato a valore con un incremento del fatturato del +1,5% rispetto allo scorso anno: il pet food si conferma un mercato in crescita a valore, con un tasso di sviluppo superiore a quello del Largo Consumo Confezionato che è stato pari a +0,1%  nel 2018.”

“In ogni caso, nel periodo 2015-2018, il mercato si è sviluppato con un tasso di crescita annuo composto pari a +2,7% a valore (+1,2% a valore il tasso del Largo Consumo Confezionato) e +0,9% a volume.” (pag. 5)

Vediamo, riassumendo, cosa dice il Rapporto in merito alla diffusione degli animali da compagnia fra le famiglie italiane e fra le varie aree geografiche.

Il 18,3% delle famiglie italiane hanno un gatto e il 27,1% hanno un cane: nel complesso il 38,8% delle famiglie italiane hanno un cane e/o un gatto. Inoltre il 3,1% delle famiglie italiane posseggono uccelli, il 2,5% hanno pesci, il 2,0% animali da terrario, lo 0,3% roditori e lo 0,8% altri animali.

Per quanto riguarda le aree geografiche il possesso di animali da compagnia da parte delle famiglie italiane è abbastanza ben distribuito fra le varie aree geografiche (Sardegna 53,5%, Veneto 52,8%, Piemonte 51,8%, Campania 42,7%, per chiudere con la Lombardia che ha solo il 24,4% delle famiglie che possiede animali da compagnia.

 Si può dire che fra le varie aree geografiche italiane non si nota la classica differenza fra nord e sud come avviene per altre situazioni.

Il rapporto dice inoltre che il 5,7% degli italiani ha intenzione di prendere con sé/in famiglia un pet.

Dice comunque il Rapporto in merito ai dati sopra presentati: “E’ importante notare come i dati appena presentanti, di rilevanza tanto per gli operatori del settore quanto per le Istituzioni e la società civile, siano stime che non possono sostituirsi a dati certi. In Italia, infatti, non esiste ancora un’anagrafe nazionale degli animali d’affezione, né i pet sono censiti nel censimento Istat.”

Vediamo cosa dice il rapporto in merito alla presenza degli animali da compagnia per tutta l’Europa (Russia compresa).

Circa 80 milioni di famiglie hanno un pet. Per la precisione (sono stime!) si hanno 105 milioni di gatti, 83 milioni di cani, 50 milioni di uccelli, 28 milioni di piccoli mammiferi, 8 milioni di rettili e 15 milioni di acquari.

Continua poi il rapporto in riferimento alle spese che si sostengono in Italia per cani e gatti

Spese per cani e gatti

Per quanto riguarda le spese veterinarie per i gatti si sostengono 50,00 € all’anno (Visita annuale – Vaccini – Farmaci Veterinari) mentre per i cani se ne sostengono 210,00 € all’anno (2 visite all’anno, vaccini, antiparassitari, farmaci veterinari).

In queste spese non sono state comprese le spese per la microchippatura (30-50 €) e registrazione in anagrafe canina (obbligo di legge). C’è anche il costo delle strutture di accoglienza (canili e gattili): “la permanenza di un cane in canile ha un costo medio per la struttura di 1.277,50 € all’anno; se moltiplichiamo questa cifra per i cani presenti nei canili rifugio delle Regioni, raggiungiamo la cifra di 161.044.205 €” (pag.72 del rapporto)

Inoltre nelle spese veterinarie non sono state comprese le cure necessarie nel caso l’animale si ammali o abbia un incidente.

Non sono state comprese nelle spese per gli animali da compagnia le spese di assicurazione per gli eventuali danni che l’animale potrebbe fare a cose o persone

Dice il rapporto: “Non v’è dubbio. Per gli italiani, gli animali da compagnia sono a tutti gli effetti membri della famiglia. È appurato ormai, non solo per chi ha un pet (lo dichiara il 95% circa di chi vive con un pet), ma per più dell’80% degli italiani. Con picchi fin oltre l’86% al Sud e il 91% tra i giovani nella fascia di età 15-24.”

E’ stato già notato che per quanto riguarda le aree geografiche italiane non c’è quella differenza che si nota in altri campi (sanità, scuola, trasporti, ecc.): per quanto riguarda gli animali da compagnia alle volte il sud e le isole eccellono (però non si verifica così per quanto riguarda il randagismo e altri fenomeni negativi!).

Poi il rapporto parla di come la pensano gli italiani riguardo agli animali da compagnia, in merito al loro inserimento nello stato di famiglia, al fatto che sono da considerarsi facenti parte della famiglia, che sono da tutelare in quanto esseri senzienti, che sono in grado di provare affetto verso i loro proprietari, ecc. ecc. (da pag. 58 a pag. 63)

A pagina 74 però c’è una tabella in cui sono elencati i modi (con le relative % ) in cui gli animali entrano in famiglia. Nel 2019 abbiamo avuto (fonte ANMVI [Ass. naz. Medici e Veterinari italiani] su 1001 casi di pet owner): Acquisto 29,1%, Trovato vagante 32,9%, Canile-gattile 12%, Regalo 35,7%, Associazioni 2,1%, Altre forme di adozione 2%, Altro 2,4%.

La tabella riporta che sono il 47,6% i proprietari di cani che lo hanno adottato.

E’ da mettere in evidenza la forte contraddizione fra quanto dichiarato dai proprietari degli animali da compagnia (e cioè che li considerano parte della famiglia, che devono essere considerati esseri senzienti, che devono essere compresi nello stato di famiglia, ecc., ecc.) e il fatto che quasi la metà dei cani che entrano in famiglia sono stati trovati vaganti o presi da un canile-gattile (quindi in  precedenza abbandonati):  questo significa che, nonostante quelle belle parole, il fenomeno dell’abbandono e del randagismo è un fenomeno molto diffuso!! A tale riguardo trovo carente il rapporto in questione perché non parla del modo in cui sarebbe possibile l’enorme fenomeno dell’abbandono e del randagismo, visto che c’è l’obbligo dell’iscrizione nell’anagrafe canina e della chippatura sottopelle (con cui è possibile risalire al proprietario).

Calcolo delle spese che comporta il possesso degli animali da compagnia

Nel fare questo calcolo ci si baserà sui dati contenuti nel Rapporto Assalco-Zoomark 2019 a cui in precedenza si è fatto riferimento.

Si farà un calcolo relativo all’Italia e un altro calcolo relativo all’Europa (Russia compresa) (i dati sono riferiti all’anno 2018). In seguito si faranno i calcoli relativi al Nord America (Stati Uniti e Canada) prendendo i dati da altre fonti.

Spese in Italia (in milioni di €)

Spese per alimenti        2.082

Spese per accessori           71,3

Lettiere per gatti               72,3

Spese veterinarie          1.835,42 (si fa riferimento solamente alle spese veterinarie per cani e gatti)

Per le spese sopra indicate si superano i 4.060,92 milioni di €.

Alle spese sopra indicate bisogna aggiungere le spese veterinarie per gli altri animali da compagnia, le spese di chippatura (30-50 € una tantum quindi bisogna considerare solamente la quota di competenza dell’anno) e registrazione obbligatoria in anagrafe canina (una tantum anche questa spesa, per cui bisogna considerare solamente la quota di competenza dell’anno), il costo delle strutture di accoglienza per gli animali abbandonati (canili e gattili), le spese di assicurazione e le spese per i danni arrecati dagli animali non coperti da assicurazione, le spese mediche nel caso che l’animale si ammali o abbia un incidente, le spese per i pasti preparati direttamente da proprietari, il costo dei danni fatti dai gatti in casa (per es. danneggiamenti di sedie e divani e altra mobilia, che porta alla loro sostituzione), il costo per la toelettatura, il costo per il lavaggio di coperte, cucce e altro utilizzato per gli animali, ecc. Ovviamente bisogna considerare il costo d’acquisto degli animali da compagnia (anche questa ovviamente è una spesa una tantum e quindi da considerare solamente la quota di competenza dell’anno).

Per quanto sopra detto si potrebbe considerare verosimile per l’Italia una spesa annuale di almeno 5.500 milioni di € per gli animali da compagnia.

Quali sono le spese sostenute in tutta Europa (Russia compresa) per gli animali da compagnia?

Sotto sono elencate le popolazioni europee e italiane delle varie popolazioni di animali da compagnia

In Europa (Russia compresa)        In Italia

105 milioni gatti                              7,3

83 milioni cani                                 7

50 milioni uccelli                            12,8

14 milioni di acquari                   in Italia 30 milioni di pesci

28 milioni piccoli mammiferi        in Italia 1,8

8 milioni di rettili                        in Italia 1,3

Facendo un calcolo molto approssimativo e prendendo come punto di riferimento le rispettive popolazioni di cani (sono fra gli animali più diffusi e quindi più rappresentativi per le altre aree geografiche) si nota un rapporto di circa 1/12 fra popolazione di cani esistente in Italia e popolazione di cani esistente in Europa (per quanto riguarda i gatti il rapporto è di circa 1/14). Di conseguenza per ottenere il costo sostenuto in Europa per gli animali da compagnia dovremmo moltiplicare per 12 il costo sostenuto in Italia: per cui 5.500 milioni di € X 12= 66.000 milioni di € (66 Miliardi di €)

In base al calcolo sopra fatto (seppure molto approssimativo come è stato indicato) in Europa si sostengono ogni anno spese per 66 miliardi di € per gli animali da compagnia.

Ma quali spese si sostengono negli Stati Uniti e in Canada per gli animali da compagnia?

Secondo il rapporto Assalco-Zoomark 2018 (con i dati che si riferiscono al 2017) questa è la situazione negli Stati Uniti relativamente agli animali da compagnia: “Per comprendere meglio la diffusione dei pet nel continente europeo si ritiene utile effettuare una comparazione con gli Stati Uniti d’America. I risultati relativi al 2017 dell’indagine annuale svolta da APPA (American Pets Products Association) indicano come negli USA gli animali d’affezione siano quasi 400 milioni. Nello specifico, i pesci risultano essere gli animali da compagnia maggiormente diffusi (pari a 158,1 milioni), seguiti da gatti (94,2 milioni), cani (89,7 milioni), uccelli (20,3 milioni), piccoli mammiferi (14 milioni), e rettili (9,4 milioni). Si sottolinea come nel contesto americano, a differenza di quello europeo e italiano, sono considerati animali d’affezione anche i cavalli, che ammontano a 2,6 milioni di unità.”                            (il rapporto Assalco-Zoomark 2018 si trova al seguente indirizzo: http://www.petb2b.it/newsletter/Rapporto_assalco_Zoomark_2018.pdf

Adottando lo stesso criterio utilizzato per il calcolo fatto delle spese sostenute in Europa per gli animali da compagnia (cioè prendendo come punto di riferimento la popolazione di cani) e considerando, per il 2018, in 100 milioni i cani esistenti nel Nord America [Stati Uniti e Canada] allora abbiamo il seguente calcolo:

100 milioni: 7 milioni= 14,3 circa (rapporto fra popolazione canina esistente nel Nord America e quella esistente in Italia)

14,3 X 5500 = 78.650 milioni di € (spesa complessiva sostenuta nel Nord America per gli animali da compagnia

Complessivamente quindi fra Europa (Russia compresa) e Nord America (Stati Uniti e Canada) si sostengono spese per gli animali da compagnia pari a 66 + 78,65 = 144,65 miliardi di € annualmente.

Secondo il sito https://www.dailydogstuff.com/us-pet-ownership-statistics/ negli Stati Uniti si sono sostenute per l’anno 2018 complessivamente spese per animali da compagnia per 75,4 miliardi di $ (per cui tenendo conto del cambio fra dollaro ed euro i dati sono leggermente inferiori ai dati che vengono fuori dal calcolo fatto in precedenza ma bisogna tener conto che nel calcolo contenuto nel sito indicato probabilmente non saranno state indicate molte spese indicate invece nel calcolo con cui viene confrontato).

Come ricordato il calcolo è molto approssimativo: si è preso come punto di riferimento la popolazione canina e il costo sostenuto in Italia per l’alimentazione, le spese veterinarie e altre spese per gli animali da compagnia.

Foto 12 Inaugurazione del nuovo reparto ‘4 Zampe con Te’ all’Ospedale dei Castelli di Ariccia (Lazio)

Spese per i cavalli

Nel calcolo non sono state calcolate le spese per altri animali come i cavalli (che formalmente non rientrano nella definizione di animali da compagnia). Bisogna anche dire che il rapporto che si crea fra persone e cavalli non è paragonabile a quello che si crea con cani e gatti.

In Italia si contano circa 400.000 cavalli e 50.000 asini. Quale costo si sostiene per mantenere gli animali di cui sopra?

Secondo varie fonti ho ritenuto il valore di 5.000 € all’anno il costo complessivo sostenuto per un cavallo (box maneggio, pulizie, vaccinazione e altre spese veterinarie, maniscalco, ecc.).

Secondo i dati di cui sopra si sosterrebbero in Italia spese per

400.000 x 5.000 = 2 miliardi di € all’anno

Ma quanti cavalli esistono in Europa (Russia compresa) e nel Nord America (Stati Uniti e Canada)?

Estendendo alla popolazione equina esistente in Europa (Russia compresa) i dati relativi alla popolazione canina (in Europa [Russia compresa] ci sono dodici volte i cani esistenti in Italia) dovremmo avere in Europa circa 400.000 x 12 = 4.800.000 cavalli. Per cui se in Italia abbiamo 2 miliardi di € per 400.000 cavalli in Europa dovremmo avere una spesa di 400.000:2 mld.=4.800.000=X per cui X=2 mld. X 4.800.000: 400.000 = 24 miliardi di €

Quindi in Europa (Russia compresa) si sostengono spese per 24 miliardi di € per il mantenimento dei cavalli da diporto. Il calcolo, come già detto più volte, è molto approssimativo (tra l’altro non sono stati considerati gli asini).

Come è la situazione nel nord America per quanto riguarda i cavalli?

Secondo L’APPA (American Pet Products Association) negli Stati Uniti esistono 2,6 milioni di cavalli per cui (considerando anche il Canada) si potrebbero considerare la popolazione equina esistente nel Nord America pari a circa 3 milioni di cavalli. Da altre fonti si hanno indicazioni diverse: per gli Stati Uniti ho letto di valori che vanno dai 7 ai 9 milioni di cavalli.

Estendendo anche al Nord America il sostenimento di un di costo di 5.000 € all’anno per il mantenimento di un cavallo si hanno spese complessive per

3.000.000 X 5.000 = 15 miliardi di € all’anno.

Tutti questi calcoli, per quanto molto approssimativi, sono serviti a indicare che le spese che si sopportano per gli animali da compagnia sono consistenti.

Ovviamente la situazione è molto complessa perché i calcoli che si stanno facendo in questo lavoro riguardano gli animali da compagnia per cui bisogna escludere tutti quegli utilizzi diversi dalla creazione di un rapporto di compagnia. Ciò è vero soprattutto per i cavalli (soprattutto in alcune regioni del mondo) ma anche (in minima misura) per i cani. Per controbilanciare bisogna dire che probabilmente molte spese sono state sottostimate.

Per riassumere le spese complessive sostenute per gli animali da compagnia in Europa (Russia compresa) e Nord America (Stati Uniti e Canada) sono:

Cani, gatti e altri animali da compagnia:

Europa (Russia compresa):         66  mld €

Nord America (USA e Canada):   78,65 mld €

Cavalli

Europa (Russia compresa):         24 mld  €

Nord America (USA e Canada):   15 mld €

Totale                                       183,650

Annualmente quindi si sostengono complessivamente in Europa (Russia compresa) e Nord America (USA e Canada) 183,650 miliardi di € per gli animali da compagnia

Per fare un calcolo complessivo relativo al mondo intero si sarebbe dovuto disporre di ulteriori altri dati. Il lavoro sarebbe stato molto impegnativo (e forse impossibile) visto la mancanza di disponibilità di dati relative ad altre parti del mondo. Penso comunque, per motivi sia culturali che socio-economici, che non si possano estendere (almeno nel loro valore quantitativo) ad altre aree del mondo quanto detto a proposito del Nord America e dell’Europa per gli animali da compagnia.                                                                                                                      Per concludere questo aspetto del possesso degli animali da compagnia forse è il caso di fare un calcolo, sebbene molto approssimativo, del costo complessivamente sostenuto nel mondo (per sapere approssimativamente di quali valori si sta trattando).                                                                                                   La popolazione dell’Europa (Russia compresa) è di circa 740 mln di abitanti mentre quella del Nord America (USA e Canada) è di circa 365 mln.  Complessivamente quindi la popolazione di queste due aree del mondo ammonta a circa 1,100 mld di abitanti, La popolazione mondiale ammonta invece a 7,700 mld, quindi sette volte quella delle prime due aree analizzate.

Se le spese per animali da compagnia annualmente sostenute nel mondo fossero solamente il doppio di quelle sostenute nel Nord America e nell’Europa (Russia compresa) avremmo a che fare con spese annuali di un valore di circa 350-400 miliardi di €.  

7)  Una breve considerazione finale

Questo è il secondo saggio che tratta delle modalità con cui la popolazione del Quartiere San Vitale a Bologna supera la piattezza della coscienza-vita ordinaria sperimentando forme straordinarie di coscienza-vita. Questo secondo saggio, come già è avvenuto col primo, ha preso le mosse da una ricerca sul campo svolta nella primavera–estate del 2019 appunto nel Quartiere San vitale a Bologna. Mentre nel primo saggio è stato trattato il raggiungimento della bellezza nell’aspetto esteriore come modalità di raggiungere forme alterate e straordinarie di coscienza-vita, in questo saggio è stato trattato il possesso di animali da compagnia per raggiungere lo stesso obiettivo di condizioni psico-fisiche straordinarie.                                                                                                                  Il fenomeno del possesso di animali da compagnia è stato inquadrato nella più vasta ricerca da parte dell’umanità di condizioni psico-fisiche straordinarie: in questo caso questo obiettivo è consistito nella ricerca dell’onnipotenza, andando oltre le limitazioni poste dalla vita quotidiana, e nella ricerca della riconciliazione, eliminando contraddizioni e conflitti, anche queste tipiche della vita quotidiana.

In nessun modo in questo saggio si è voluto dare un giudizio (né moralistico né d’altro genere) sul fenomeno analizzato: spero di essere riuscito in questo intento!

Questo saggio avrebbe dovuto trattare anche del criterio da utilizzare per analizzare la validità delle varie modalità con cui l’umanità altera la propria coscienza per raggiungere condizioni psico-fisiche straordinarie. Era già stata impostata una griglia per condurre l’analisi di cui sopra si è parlato ma si è preferito dedicare un futuro e apposito saggio a questo problema.

Fonte foto

Foto in evidenza: da httpswww.ok-salute.itnotiziemeno-stress-e-rischio-di-ictus-per-le-donne-con-cani-e-gatti

Foto 1:  da httpswww.engage.itcampagnemonge-spot223751

Foto 2 : da httpswww.ilrisveglio-online.itarticoloyNwwqOOmz0CXz6HS6iFi3gla-famiglia-che-adotta-i-cani-anziani-r

Le foto 3-4-5-6-7-8 sono state fatte da me

Foto 9: da httpswww.ildolomiti.itambiente2017lupo-lo-studio-delleurac-dove-si-abbattono-esemplari-a

Foto 10: da httpswww.petsblog.itpost142557le-donne-preferiscono-trascorrere-il-tempo-libero-con-il-loro-cane-pi

Foto 11: da httpwww.ravenna24ore.itnewsravenna0084365-novita-aree-sgambamento-cani-e-parchi-giochi-bambini

Foto 12: da httpswww.ilcaffe.tvarticolo55389inaugurato-oggi-il-nuovo-reparto-4-zampe-con-te-all-ospedale-dei-ca

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Armando Boccone
Sono nato in Lucania nel lontano 1951 e abito a Bologna da circa trent’anni. Ho sempre avuto interesse, da più punti di vista, verso i “destini” (sempre più dialetticamente interconnessi) dell’umanità: da quello dei valori culturali che riempiano l’esistenza a quello delle condizioni materiali di vita (dall’esaurimento delle risorse naturali ai cambiamenti climatici, ecc.). Ho visto nel valore della “decrescita” un punto di partenza per dare un contributo alla soluzione dei gravi problemi che l’umanità ha di fronte.

4 Commenti

  1. Gran bel lavoro come al solito del Dott. Boccone anche se questo gli attirerà le critiche della.aggiir parte della popolazione.
    A scopo propositivo vorrei suggerire che la seconda puntata approfondisca settori rimasti fuori da questa come: i numeri del le uccisioni, ferimenti e traumi che la TV non ci racconta. Le assicurazioni che non risarciscono e le polizze che non esistono.
    La zoofilia e il boom tra i giovani cresciuti dormendo con gli animali.
    Cani e gatti sono una droga sociale come il calcio il vino il tabacco o il caffè. Il volume d’affari che generano fa passare in secondo piano tutti guai che ne derivano

  2. In riferimento all’aspetto economico del fenomeno del possesso di animali da compagnia ricordo che ultimamente è stato pubblicato il Rapporto Assalco Zoomark 2020 (all’indirizzo https://static.gedidigital.it/repubblica/pdf/2020/salute/rapporto-assalco.pdf ).
    i dati si riferiscono all’anno 2019.
    Dice il rapporto nell’introduzione :”Il Rapporto ASSALCO–ZOOMARK 2020 sull’Alimentazione e la Cura degli Animali da Compagnia è realizzato da ASSALCO, l’Associazione Nazionale tra le Imprese per l’Alimentazione e la Cura degli Animali da Compagnia.
    Appuntamento annuale per chi si occupa di animali d’affezione, il Rapporto è un compendio che documenta
    attraverso una fotografia dell’evoluzione del mercato e delle novità in ambito sociale – la crescente importanza del ruolo degli animali da compagnia in Italia. Hanno contribuito alla stesura del Rapporto: IRI Information Resources e l’Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani (ANMVI).”
    Viene detto nel rapporto (pag. 27):
    “Prosegue il trend positivo del mercato a valore con un incremento del fatturato del +2,8%
    rispetto allo scorso anno: il pet food si conferma un mercato in crescita a valore, con un tasso
    di sviluppo superiore a quello del Largo Consumo Confezionato che è stato pari a +1,7% nel
    2019.
    A volume, il mercato del pet food è superiore al 2018 e anche al 2016, anche se non raggiunge il risultato del 2017.
    La crescita del mercato a valore superiore a quella a volume è spiegata dall’orientamento da parte dell’acquirente alla composizione di un carrello di maggior valore attraverso la scelta di prodotti premium, di alta qualità, formati più piccoli con un €/kg più alto, alimenti dietetici a supporto di patologie specifiche nel canale specializzato e prodotti che cavalcano i trend emergenti (es. biologici, ancestrali, olistici, vegetariani/vegani, senza glutine, grain free, con un’unica fonte proteica, formulati con materie prime selezionate, ecc…).”
    Quindi il settore del Petfood si conferma un settore in forte crescita: questo solamente per dire che il possesso di animali da compagnia, non so per quale strana logica, è sempre stato connesso alla cultura della decrescita mentre, come rivelano i dati del rapporto, è un settore che porta a una forte crescita dei consumi.

  3. Ripreso da “il fatto quotidiano”:
    “È peccato mortale volere l’estinzione dei cinesi?” Non usa mezzi termini Rita Dalla Chiesa per condannare lo Yulin, il controverso festival cinese della carne di cane, appuntamento fisso della tradizione locale in cui ogni anno vengono uccisi e macellati migliaia di cani. La ricorrenza, che quest’anno si è tenuta il 21 giugno, ha mandato su tutte le furie la conduttrice che su Twitter ha ricondiviso un articolo de Il Fatto Quotidiano a riguardo, commentando con disappunto:. “Cina, al via il festival della carne di cane di Yulin: migliaia di animali macellati. “Crudeltà incredibile” – È’ peccato mortale volere l’estinzione del popolo cinese??????”.”
    Faccio il seguente commento dopo un bel po’ di tempo da quando è avvenuto il fatto a cui si fa riferimento (forse per esprimermi con più pacatezza e fare una analisi antropologica e non moralistica!).”
    Il fatto a cui faccio riferimento è il twitter fatto da Rita Dalla Chiesa in cui diceva: “Cina, al via il festival della carne di cane di Yulin: migliaia di animali macellati. “Crudeltà incredibile” – È’ peccato mortale volere l’estinzione del popolo cinese??????”
    Rita Dalla Chiesa si riferiva ad un evento che avviene in Cina e che comporta la macellazione, la cottura e il consumo di carne di cane.
    Ma per quale motivo Rita Dalla Chiesa fa quelle affermazioni?
    Questa signora, come molte altre persone (soprattutto della cultura occidentale) vedono e posseggono i cani solamente come animali da compagnia (anzi, da affezione, come tengono a sottolineare) per cui verso i cani si può solamente essere padroni, proprietari, si può castrarli o sterilizzarli, si possono tenere in condizioni innaturali, gli si possono dire tutte le scempiaggini che passano per la testa ai loro proprietari senza questi siano mai contraddetti, si possono abbandonare, si possono accarezzare, ecc. ): con i cani e gli altri animali da compagnia i loro proprietari si sentono onnipotenti e si sentono riconciliati (illusoriamente!) con la realtà e le altre persone.
    Gli animali da compagnia svolgono la funzione di fare andare i loro proprietari in un’altra realtà, superiore alla realtà quotidiana: come avviene con il “sacro” fanno oltrepassare la realtà quotidiana!
    Gli animali da compagnia hanno quindi solamente questa funzione sacra e non possono essere usati per fini profani, come, per esempio, carne per alimentazione.
    Da qui l’esternazione della signora Rita Dalla Chiesa.
    Come dicevo inizialmente ho aspettato un po’ di tempo per fare questo commento per evitare espressioni forti (per esempio, in teoria, avrei potuto esprimere il desiderio che tutti i proprietari di cani e gatti che hanno castrato o sterilizzato i loro animali da compagnia siano castrati o sterilizzati a loro volta! [ovviamente non avrei mai detto una cosa del genere …ma giusto per indicare dove si potrebbe andare a finire se ci si mette su certi livelli di discorso ).
    Chiudo qua il commento!

  4. Ogni tanto monitoro la situazione riguardo a quella modalità di superare la piattezza della vita ordinaria, di raggiungere condizioni di vita straordinarie, che è la relazione con gli animali da compagnia.
    Mi capita alle volte di vedere un programma su un canale televisivo Mediaset. Il programma è condotto da Michela Brambilla.
    Viene sempre affrontato il problema delle adozioni dei cani e dei gatti abbandonati.
    Il problema dell’abbandono di cani e gatti (come già ben sapevo) è molto diffuso: però in questi e in altri programmi televisivi non si parla mai dell’abbandono degli animali dal punto di vista di chi li abbandona.
    Mi piacerebbe sapere come avvenga il fenomeno: i cani dovrebbero avere un chip sotto pelle da cui è possibile risalire al proprietario ed inoltre esiste anche l’anagrafe canina. Come mai si sfugge a questi controlli? Forse i proprietari di animali tolgono il chip sotto pelle prima di abbandonarli?
    Non ho mai sentito di condanne di persone che hanno abbandonato cani e gatti.
    Nell’ultimo programma di Michela Brambilla (almeno l’ultimo che ho visto) c’è anche uno nota giocosa: è stata presentata una serie di interviste a proprietari di cani e gatti in cui si chiedeva se loro festeggiassero il compleanno dei loro amici a quattro zampe. La maggior parte delle persone intervistate hanno risposto affermativamente. Una signora ha detto che durante la festa del compleanno del suo cane ha preparato una torta su cui ha messo le candeline corrispondenti all’età del cane; la signora ha detto che ha cercato di fare spegnere le candeline al cane ma che questo non c’è riuscito per cui hanno provveduto i bambini a spegnerle.
    Gradirei sapere da Danilo Tomasetta (o da altri frequentatori di questo blog) se ha mai festeggiato il compleanno dei suoi cani o gatti.
    Un cordiale saluto

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