Merito, meritocrazia e sovranità alimentare

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manifesto della via campesina

Premessa: l’uso delle parole non è indifferente, sottintende normalmente un significante e un concetto. Per comprendere il sottostante delle parole bisogna inquadrarle nella loro genesi storica e stare in guardia da un uso corruttivo dei termini.

Come sappiamo il nuovo governo ha modificato o cambiato il nome di alcuni ministeri. Nello specifico prendiamo in esame questi due, Ministero dell’Istruzione e del Merito e Ministero dell’Agricoltura e della Sovranità Alimentare.

Al ministero dell’Istruzione hanno aggiunto la parola “merito” e questo sottintende inevitabilmente che il nuovo governo vorrebbe una scuola meritocratica, dove si premiano i “migliori”. Il problema sta nel fatto che in una società con profonde disuguaglianze sociali (economiche e culturali) inevitabilmente finiscono per primeggiare i giovani che partono da condizioni di vantaggio, provenienti probabilmente da famiglie con un livello maggiore di istruzione e con maggiore possibilità di spesa. Quindi una scuola meritocratica non fa che perpetuare i privilegi già preesistenti. È perciò una scuola che seleziona senza preoccuparsi di creare per tutti uguali possibilità di primeggiare, in pratica una scuola non inclusiva.
Se i nuovi governanti avessero voluto dare un segno forte di cambiamento avrebbero dovuto chiamarlo Ministero dell’Istruzione e della Scuola pubblica, sottolineando il diritto per tutti ad un’istruzione di qualità e gratuita e l’importanza di potenziare ed investire nella scuola pubblica.
Non sono né cattolico, né credente, ma a proposito di merito e meritocrazia ritengo che il miglior contributo lo si trovi nel discorso di Papa Francesco del 27 Maggio 2017 tenuto allo stabilimento Ilva di Genova. Nell’occasione il Papa incontrava il mondo del lavoro ed ha parlato di lavoro e di impresa, ma nel suo intervento ha trovato il modo di parlare anche dell’istruzione che precede l’ingresso nel mondo del lavoro. Riporto testualmente le sue parole:
“Un altro valore che in realtà è un disvalore è la tanto osannata meritocrazia. La meritocrazia affascina molto perché usa una parola bella: il merito; ma siccome la strumentalizza e la usa in modo ideologico, la snatura e perverte. La meritocrazia, al di là della buona fede dei tanti che la invocano, sta diventando una legittimazione etica della diseguaglianza. Il nuovo capitalismo tramite la meritocrazia dà una veste morale alla diseguaglianza, perché interpreta i talenti delle persone non come un dono: il talento non è un dono secondo questa interpretazione: è un merito, determinando un sistema di vantaggi e svantaggi cumulativi. Così, se due bambini alla nascita nascono diversi per talenti o opportunità sociali ed economiche, il mondo economico leggerà i diversi talenti come merito, e li remunererà diversamente. E così, quando quei due bambini andranno in pensione, la diseguaglianza tra di loro si sarà moltiplicata”
(per chi volesse leggere il discorso integrale del Papa a Genova, questo il link Discorso di Papa Francesco allo stabilimento ILVA (27 maggio 2017) – Ufficio Lavoro – problemi sociali – custodia del Creato (chiesadigenova.it)

Diversa la faccenda per il Ministero della Sovranità Alimentare. La sovranità alimentare è un concetto nato in ambienti no-global e anti-sistema, è a mio avviso l’unica cosa buona che ha introdotto, per ora a parole, il nuovo governo. Il rischio, direi la quasi certezza, è che vengano disattese le aspettative che il concetto comporta.
La sovranità alimentare è un indirizzo politico-economico volto ad affermare il diritto dei popoli a definire le proprie politiche e strategie sostenibili di produzione, distribuzione e consumo di cibo, basandole sulla piccola e media produzione. Secondo i sostenitori della sovranità alimentare, le nazioni devono poter definire una propria politica agricola e alimentare in base alle proprie necessità, rapportandosi alle organizzazioni degli agricoltori e dei consumatori.
La locuzione fu coniata nel 1996 dai membri di Via Campesina (la via dei contadini), un’organizzazione internazionale di agricoltori fondata nel 1993 a Mons, in Belgio. La Vía Campesina realizza campagne per difendere il diritto dei contadini alle sementi, per fermare la violenza contro le donne, per la riforma agraria e in generale per il riconoscimento dei diritti dei contadini.
Successivamente l’espressione fu adottata da diverse organizzazioni internazionali. Il concetto di sovranità alimentare nasce come proposta in contrapposizione al modello neo-liberale del processo di globalizzazione delle imprese. Contrapponendosi al programma sul commercio dell’alimentazione e dell’agricoltura promosso dall’Organizzazione mondiale del commercio (WTO), la sovranità alimentare prevede un legame essenziale tra alimentazione, agricoltura, ecosistemi e culture, valorizzando la diversità e il lavoro legato alla produzione alimentare.
In pratica la sovranità alimentare punta al mantenimento della biodiversità e vuole costruire l’autosufficienza alimentare per ogni paese, nei limiti del possibile. Pensiamo ad esempio ai benefici che potremmo trarre da una produzione alimentare nazionale in grado di soddisfare pressoché tutti i bisogni della popolazione italiana. Niente cereali geneticamente modificati, niente ortaggi importati dall’estero a danno della nostra produzione nazionale (vedi ad es l’olio da Tunisia, Grecia e Marocco, agrumi e peperoni dalla Spagna, ecc ecc). Vuol dire anche incentivare il consumo dei prodotti a km.zero, vuol dire soprattutto maggior tutela rispetto all’inflazione e alle speculazioni sugli alimenti generate dal mercato globale. Vuol dire infine privilegiare una politica agricola che parte dal basso, che da maggior potere decisionale ai nostri coltivatori a agricoltori.
Tra l’altro, venendo alla scelta apparentemente originale fatta dal nuovo governo, va sottolineato che la dicitura ministero dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare è la stessa dell’omologo dicastero francese. Quindi per adesso ci siamo limitati a copiare il nome dai francesi. Saranno ora i fatti a dimostrare quanta volontà reale c’è di riempire di contenuti un nome che, come abbiamo visto, è nato in ottica noglobal e antisistema.

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Avevo 60 anni quando ho cominciato a collaborare a questo blog, ora qualcuno in più. Mi occupo prevalentemente di musica, ma anche di informatica e di grafica web. La mia è una formazione umanistica (liceo classico, Scienze Politiche, Sociologia). Ho collaborato a lungo all'informazione e alla produzione di trasmissioni cultural-musicali di una nota emittente bolognese. Conosco il pensiero e le opere di Serge Latouche ed ho cominciato ad interessarmi con passione e continuità ai temi della decrescita dopo la lettura di "Entropia" di Jeremy Rifkin (10 anni fa). Vorrei contribuire, nel mio piccolo, ad arricchire queste tematiche e a dare una speranza soprattutto alle nuove generazioni.

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