Piantiamo alberi? Si, ma…

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Si insegna ai bambini come piantare un albero (Progetto Il Bosco Vivo - Legnaro - Padova)
Foto 1 Ai bambini viene insegnato come si piantano gli alberi (Progetto Il Bosco Vivo – Legnaro – Padova)

Premessa

Negli ultimi tempi si è parlato molto sia del riscaldamento climatico che dei disastri a cui stiamo andando incontro e a cui andremo sempre più incontro.

Visto che il mondo scientifico (con qualche eccezione) vede le cause di tutto ciò nell’aumento nell’atmosfera della concentrazione di carbonio allora molti hanno proposto, tra l’altro, di piantare alberi in modo da assorbire nella loro massa legnosa parte del carbonio esistente nell’atmosfera.

Prima di affrontare il tema è necessario dire che è bene conservare le aree naturali già esistenti (boschi, foreste, zone umide, ecc.) e di ridurre, in vario modo, l’ulteriore immissione in atmosfera di biossido di carbonio e altri inquinanti!

Ma affinché la piantumazione degli alberi abbia conseguenze positive bisogna risolvere alcune fondamentali problematiche.

(una necessaria premessa: non sono esperto del settore per cui qualunque intervento per apportare integrazioni o rettifiche sono i benvenuti!)

Piantiamo alberi? Si, ma..

Se non si risolvessero queste fondamentali problematiche, a cui si faceva poco sopra riferimento, l’operazione di avere piantato alberi potrebbe avere conseguenze anche molto negative!

L’obiettivo da conseguire con la piantumazione degli alberi è che ciò porti a un miglioramento delle condizioni ambientali.

Ma come si misura il miglioramento delle condizioni ambientali?

Si misura in base ai seguenti parametri:

  1. Assorbimento netto di carbonio dall’atmosfera;
  2. Miglioramento delle condizioni ambientali rappresentato da diversi aspetti come:
  3. riduzione di smottamenti e frane mediante consolidamento del terreno con le radici;
  4. maggiore assorbimento dell’acqua piovana e rilascio graduale dell’eccedenza, evitando che ingrossi fiumi e laghi e, quindi, evitando esondazioni degli stessi fiumi e laghi e, di conseguenza, evitando allagamenti di centri abitati e terreni;
  5. creazione di condizioni tali da favorire la biodiversità, fare diminuire la siccità e favorire le piogge (su questi ultimi due punti si veda l’articolo  di Ugo Bardi al link  https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/08/26/cambiamenti-climatici-piantare-alberi-serve-davvero-a-contrastare-la-siccita/6770586/ )             

Ma come si raggiungono questi obiettivi?

Si raggiungono con diverse e contemporanee operazioni.

Per quanto riguarda l’assorbimento netto di carbonio nell’atmosfera è necessario prestare attenzione all’aspetto sociale ed economico della piantumazione degli alberi.

Per esempio non si possono fare operazioni di rimboschimento piantando gli alberi come si piantano in un parco pubblico.

La piantumazione degli alberi in un parco pubblico

In un parco pubblico, che venga dato l’incarico a una impresa privata o che venga svolta direttamente dall’Ente Locale preposto, l’operazione di piantumazione degli alberi avviene ne seguente modo:

  1. sono fatte delle buche  servendosi di un mini-escavatore;
  2. in ogni buca viene fatto un vespaio di ciottoli (o altro  materiale grossolano o argilla espansa) e viene inserito un tubo di plastica;
  3. viene piantato l’albero, che normalmente ha almeno 5/6 anni, con il tronco avvolto da un cannicciato a sua volta avvolto da un manicotto alla base, legato  a un sostegno e, per finire, il terreno viene coperto con un telo che sembra di canapa o di juta (si veda la foto):
  4. in seguito, almeno nei primi tempi e nel caso sia necessario, si provvede a innaffiare gli alberi iniettando acqua dal tubo inserito (ho visto l’effettuazione dell’operazione).
Foto 2 Un piccolo escavatore ha fatto le buche in cui mettere a dimora gli alberi. Ho visto che alle volte il piccolo escavatore con la benna “prende” l’albero (opportunamente imbracato) per poi posizionarlo nella buca.

Foto 3 Un albero messo a dimora in un parco pubblico: si noti il cannicciato che, legato in più punti, avvolge il tronco, il manicotto alla sua base, il palo di sostegno, il tubo di plastica e, infine, un telo di canapa o juta che copre la base del tronco.
Foto 4 Un automezzo con un serbatoio di acqua effettua l’innaffiatura introducendo l’acqua con un tubo inserito a sua volta nel tubo che sporge dal terreno e che raggiunge il fondo della buca (mi ha detto l’operatore che se ne vanno 100-150 litri di acqua per ogni albero!). 

Bisognerebbe fare un calcolo preciso per stabilire quante risorse siano state  consumate nel vivaio per piantare e allevare l’albero fino a circa 5/6 anni e poi per metterlo a dimora definitivamente nel parco così come è stato indicato e di conseguenza quanto biossido di carbonio sia stato emesso nell’atmosfera: ma ho l’impressione che se anche quell’albero diventasse una grossa quercia non riuscirebbe nemmeno ad assorbire tutto il biossido di carbonio emesso per lo svolgimento delle operazioni necessarie nel vivaio e poi per la sua piantumazione definitiva e gestione successiva nel parco! …figuriamoci di avere un saldo netto!

La tradizionale piantumazione di alberi

Ma nemmeno si possono piantare alberi come se fosse una qualsiasi attività economica dando l’incarico ad aziende private. Se si facesse così avremmo in un breve arco di tempo un rilascio di carbonio nell’atmosfera che probabilmente sarà superiore all’assorbimento che ci sarebbe in futuro con la costituzione della massa legnosa degli alberi (si pensi per esempio al consumo per l’utilizzo degli automezzi da parte del lavoratori che, partendo dal proprio domicilio, devono raggiungere il posto i cui effettuare la riforestazione: ovviamente bisognerebbe fare dei calcoli precisi per dire qualcosa di certo!).

Un caso patologico: il “Bosco verticale” a Milano

Foto 5 Il ‘Bosco verticale’ nel Centro direzionale di Milano

Per raggiungere gli obiettivi che si devono raggiungere con le operazioni di rimboschimento tanto meno si possono  piantare alberi, arbusti e altre piante come in quei progetti come il “Bosco verticale” a Milano, che invece dovrebbe essere considerato semplicemente un danno all’ambiente.

Questa è la voce ‘Bosco verticale’ su Wikipedia:  https://it.wikipedia.org/wiki/Bosco_Verticale

Foto 6 Servendosi di gru e di operatori disposti sia a terra che sui “balconi” si procede all’operazione di piantumazione degli alberi nel Bosco Verticale a Milano

Se si facessero dei calcoli delle risorse impiegate per la creazione di questo bosco verticale si otterrebbero delle cifre pazzesche: si pensi alla creazione della imponente e rinforzata struttura in calcestruzzo armato dell’edificio che deve reggere anche i balconi con i grossi vasi, il terriccio, le piante e quant’altro; si pensi a tutta la struttura per l’innaffiatura automatica; si pensi alla iniziale operazione di piantumazione degli alberi, arbusti e piante erbacee sui balconi; si pensi all’operazione di potatura delle piante (una squadra di operatori si cala dall’altro con delle corde come se fossero alpinisti per la potatura delle piante e altre operazioni di manutenzione, ecc.), e a tutti i numerosi interventi necessari per tutta la struttura, ecc., ecc. 

Anche in questo caso sarebbe necessario fare dei calcoli precisi ma ho l’impressione che il carbonio assorbito dalle piante del Bosco verticale costi a peso d’oro!

Queste enormi risorse impiegate per il ‘Bosco verticale’ si riflettono nel costo d’acquisto degli appartamenti che sono di 12.500/16.000 Euro al metro quadrato (per cui un appartamento di 100 metri quadrati costerebbe intorno a un milione e mezzo di Euro) e sulle spese condominiali che sono di 1.500 Euro al mese.

Per le problematiche connesse al Bosco verticale si consiglia il seguente articolo https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/02/13/bosco-verticale-si-fa-presto-a-dire-sostenibile-le-mie-domande-sui-costi-ambientali-dei-grattacieli/6094643/

L’asso nella manica!

La soluzione migliore, anzi l’unica soluzione, è vedere la piantumazione degli alberi come attività culturale nel suo senso più ampio e cioè come utilizzo di un risparmio comunque conseguito per ripristinare il capitale naturale, come particolare utilizzo del tempo libero, come gioco, come momento di socializzazione, come attività didattica e in tanti altri modi.

Per esempio una famiglia con uno/due bambini invece di andare lontano per raggiungere un parco divertimento (evitando un enorme consumo di carburante, evitando il pagamento del pedaggio autostradale e dei biglietti di ingresso nel parco divertimenti, ecc.) oppure invece di andare a mangiare fuori (con i bambini che si scocciano di stare a tavola), potrebbe, da sola o insieme ad altre famiglie e all’interno di un progetto, decidere di andare nelle colline intorno alla città in cui vivono e piantare alberi insegnandolo contemporaneamente  ai bambini; potrebbe insieme ai loro bambini conoscere il mondo della montagna/collina, vedere come erano fatti e come funzionavano i mulini per macinare il grano, come erano fatte le carbonaie (sono delle vere opere ingegneristiche!), capire perché nei terreni in discesa gli alberi hanno una piccola curvatura sopra il colletto, conoscere la flora e la fauna del posto, individuare i nidi degli uccelli e le tane degli animali…e tante altre cose. Lo svolgimento di queste attività potrebbe essere integrate ad altre attività ricreative come un picnic, attività ludiche per i bambini, escursioni, ecc.

Foto 7 Famiglie al completo nell’operazione di piantumazione degli alberi nel progetto Il Bosco Vivo a Legnaro – Padova
Foto 8 Per i bambini è sicuramente molto bello piantare alberi (Progetto Il Bosco Vivo a Legnaro -Padova

Per quanto riguarda il progetto Il Bosco Vivo si rimanda al loro sito all’indirizzo https://ilboscovivo.eu/chi-siamo/

Per fare quanto sopra detto è necessario, con una rivoluzione culturale, trasformare in capitale naturale il risparmio conseguito non andando al parco divertimenti o non andando a mangiare fuori (nell’esempio sopra fatto ma comunque in qualsiasi modo il risparmio sia conseguito) (si veda la parte finale di un mio articolo al link http://www.decrescita.com/news/covid-19-e-riscaldamento-globale-un-confronto/ )

Foto 9 Anni Trenta del secolo scorso: lavori di rimboschimento sulla costa Foscà (quota 652) per opera di volontari dopolavoristi escursionisti di Genova (foto dall’archivio dell’Istituto Luce).
Foto 10 Ricordo che negli anni 50 e 60 del secolo scorso c’era la festa degli alberi: le scolaresche uscivano da scuola e venivano portate in periferie dove, dopo un discorso di qualche ‘autorità’ e con l’assistenza di alcuni operatori, gli alunni piantavano alberi; si terminava con una recita fatta dagli alunni stessi

Ovviamente affinché si attui questa modalità di rimboschimento è necessario l’intervento del “pubblico”, in collaborazione con associazioni di volontari che operano nel campo dell’ambientalismo, per le necessarie pratiche burocratico/autorizzative, per creare una task force di esperti e per creare l’infrastruttura necessaria e propedeutica alla piantumazione degli alberi: è necessario che la task force faccia un piano, sempre in accordo con associazioni di volontari che operano nel campo dell’ambientalismo, in cui siano individuati i terreni e le essenze arboree da piantare; è necessario, magari riattando e utilizzando il patrimonio edile rurale preesistente, predisporre delle strutture in cui conservare gli alberi da piantumare e l’attrezzatura necessaria per lo svolgimento dell’operazione. La gestione di questa infrastruttura, salvo poche persone emanazione dell’”ente locale” interessato per competenza, dovrà basarsi soprattutto sul lavoro volontario di associazioni interessate a queste operazioni.

E’ bene che gli alberi da mettere a dimora abbiano uno o due anni di vita (in modo che sia la natura a farli crescere e non il vivaio, in modo che siano trasportabili in comuni borse della spesa dal loro deposito al punto in cui metterli a dimora e che siano facili tutte le operazioni di messa a dimora!).

Come si diceva poco sopra è necessario che quella task force di esperti individui il terreno e i posti precisi in cui effettuare la piantumazione degli alberi (con l’ente locale che svolge le necessarie procedure burocratico/autorizzative), che stabilisca chiaramente le essenze, cioè i tipi di alberi e arbusti da piantumare: sarebbe opportuno piantare alberi-arbusti esistenti in precedenza sul posto prima del disboscamento avvenuto probabilmente alcuni decenni prima (bisognerebbe chiedere agli anziani che conservano memoria dell’habitat precedente); è necessario che si organizzino le varie operazioni, che si insegni le prime volte come piantare un albero, che si indichi l’attrezzatura necessaria per lo svolgimento dell’operazione e che si indichi quanto necessario per lo svolgimento delle varie operazioni.

Nei periodi successivi alla piantumazione di alberi e arbusti bisogna intervenire per togliere l’erba vicino al tronco che potrebbe soffocarli e in casi eccezionali, e se possibile, provvedere all’innaffiatura. In seguito bisognerà pensare alla creazione di un sottobosco con la piantumazione oltre che di altri arbusti anche di piante erbacee.

Tutte le cose sopra dette sono molto importanti: se una solamente delle cose sopra dette non venisse rispettata allora la piantumazione degli alberi potrebbe essere una operazione fortemente negativa!

È stato accennato alla scelta delle essenze, cioè delle specie di alberi e di arbusti, da piantare. Potrebbe sembrare una cosa da niente anzi si potrebbe pensare che una specie vale l’altra: non è così nel modo più assoluto!

In passato quando si sono introdotte specie di piante o di animali o di pesci non del posto allora si sono creati disastri: si potrebbe fare un lungo elenco ma basti pensare al fenomeno della diffusione dei cinghiali in Italia, dovuto all’introduzione di cinghiali provenienti dall’Ungheria, più grandi e prolifici dei cinghiali italiani (la loro diffusione dipende anche da altre condizioni come la mancanza di predatori naturali e la persistenza di rifiuti nelle città in conseguenza di una non efficiente sistema di raccolta).

Per terminare l’articolo e avere un quadro della complessità del problema della riforestazione si invita alla lettura del lavoro dal titolo “Dieci regole d’oro per la riforestazione per ottimizzare il sequestro del carbonio, il recupero della biodiversità e i benefici del sostentamento” di Alice Di Sacco, Kate A. Hardwick, David Blakesley, Pedro HS Brancalion, Elinor Breman, Loic Cecilio Rebola, Susan Chomba, Kingsley Dixon, Stefano Elliott, Godfrey Ruyonga… (Il lavoro è al seguente indirizzo  https://onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1111/gcb.15498  (Alice Di Sacco e al. in Global Change Biology )

di cui si riportano alcuni stralci delle conclusioni:

Le linee guida qui presentate mostrano che il rimboschimento è più complesso di quanto spesso si pensi inizialmente. Non esiste una soluzione universale e facile per un’iniziativa di successo data la straordinaria diversità di specie, tipi di foreste, siti e ambienti culturali ed economici. In molti casi in cui i mezzi di sussistenza dipendono da paesaggi alterati, gli obiettivi di restauro possono essere raggiunti solo creando un mosaico di usi del suolo a livello di paesaggio e impegnandosi con la società in generale.

…..

Nonostante la complessità intrinseca delle iniziative di riforestazione, ci sono esempi di successo su cui basarsi e svilupparsi ulteriormente. Negli ultimi 30 anni, gli ecologisti hanno trasformato il concetto di ripristino forestale in un obiettivo raggiungibile, avendo sviluppato strumenti per superare le barriere tecniche e di conoscenza alla sua attuazione attraverso una solida ricerca scientifica. Ciò significa che gli appelli delle Nazioni Unite e di molte altre organizzazioni per ripristinare le foreste a centinaia di milioni di ettari in tutto il mondo, inconcepibili prima, stanno diventando sempre più fattibili. Tuttavia, il raggiungimento di obiettivi così ambiziosi potrà avvenire solo attraverso un’attenta considerazione dei diversi aspetti discussi in questa rassegna.

È probabile che i partenariati che coinvolgono più parti interessate (aziende, governi, ONG, scienziati, professionisti, proprietari terrieri) producano i benefici più duraturi a lungo termine. Il superamento delle barriere socioeconomiche e politiche al ripristino delle foreste richiederà anche una buona governance, meccanismi di finanziamento a lungo termine, misure di protezione giuridica sancite per i siti ripristinati e una comunicazione efficace tra le parti interessate all’interfaccia scienza-politica-pratica.

Sono attualmente in corso vasti programmi di riforestazione in tutto il pianeta e questi richiederanno un monitoraggio in modo che le opportunità di apprendimento non vadano perse. Dobbiamo fare affidamento sulle migliori prove scientifiche disponibili e implementare esperimenti attentamente pianificati, replicati e controllati su larga scala spaziale. Questa è la chiave per testare oggettivamente e migliorare continuamente l’efficacia dei costrutti socioeconomici esistenti, come la silvicoltura comunitaria, REDD+, FLR e PES. Fondamentalmente, i politici e i responsabili politici devono agire ora per progettare un rapido cambio di paradigma nel modo in cui proteggiamo le foreste esistenti e ripristinarne di nuove utilizzando specie autoctone, a beneficio sia delle persone che della natura. Dovrebbero utilizzare normative innovative, incentivi e tutte le leve a loro disposizione.

Le massicce iniziative di riforestazione attualmente in corso, il prossimo decennio delle Nazioni Unite sul ripristino ecologico e le aspirazioni per una ripresa verde post-COVID, hanno generato speranza e ottimismo senza precedenti sul fatto che il ripristino delle foreste possa davvero migliorare l’ecologia globale elevando i mezzi di sussistenza locali. Tuttavia, lo farà solo se sarà basato su una solida scienza, guidato dalla conoscenza indigena e dalle comunità locali, supportato da una governance equa e incentivato da meccanismi di finanziamento a lungo termine. Ci auguriamo che le 10 regole d’oro qui delineate aiutino a guidare tutti coloro che sono coinvolti nel ripristino delle foreste della Terra ad affrontare tali problemi in modo fruttuoso e a trasformare la speranza e l’ottimismo in realtà.”

Devo comunque mettere in evidenza che nel lavoro sopra suggerito non viene proposto ciò che ho presentato in questo articolo come “asso nella manica” nel contributo alla soluzione del riscaldamento climatico con operazioni di rimboschimento: l’”asso nella manica” consiste, come è stato detto, nel considerare le operazioni di rimboschimento  come attività culturale in un senso molto ampio e che si basi soprattutto sull’utilizzo di un risparmio, comunque conseguito, per ripristinare il capitale naturale, e che si basi, contemporaneamente,  su un “diverso” utilizzo del tempo libero che sia riempito di “diverse” attività educative e ricreative.

Fonti foto

Le foto 1, 7 e 8 sono prese dal sito del Progetto Il Bosco Vivo all’indirizzo Web https://ilboscovivo.eu/

Le foto 2, 3 e 4 sono state fatte da me

La foto 5 è stata presa da cBoeri-Studio_Vertical-Forest_ph.Dimitar-Harizanov_MilanItaly_b httpswww.stefanoboeriarchitetti.netprojectbosco-verticale

La foto 6 è stata presa di Wikipedia

La foto 9 è stata presa dall’archivio dell’Istituto Luce

La foto 10 è stata presa dal sito http://www.tusciaweb.eu/2016/11/la-guardia-forestale-piferi-tarquinia/

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Sono nato in Lucania nel lontano 1951 e abito a Bologna da circa trent’anni. Ho sempre avuto interesse, da più punti di vista, verso i “destini” (sempre più dialetticamente interconnessi) dell’umanità: da quello dei valori culturali che riempiano l’esistenza a quello delle condizioni materiali di vita (dall’esaurimento delle risorse naturali ai cambiamenti climatici, ecc.). Ho visto nel valore della “decrescita” un punto di partenza per dare un contributo alla soluzione dei gravi problemi che l’umanità ha di fronte.

3 Commenti

  1. Tutto molto interessante, stavo pensando però che nella valutazione dei benefici effettivi della piantumazione in città andrebbe tenuto conto degli effetti positivi sulla temperatura in estate, oltre che degli effetti psicologici sui cittadini (anche questi oggetto di qualche studio).
    Certo i “boschi” verticali sono ingiustificabili, comunque la si guardi.

    • Paolo, grazie del commento.
      Ovviamente è importante, per tanti motivi, la presenza dei parchi nelle città, ma mettevo in evidenza che se il principale obiettivo è il sequestro di carbonio dall’atmosfera non si possono estendere per vaste aree da rimboschire quelle modalità di piantumazione degli alberi così cone avvengono nei parchi.
      Ciao
      Armando

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