Pillole di Apocalottimismo – Free ebook di Jacopo Simonetta

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Finalmente, con quasi un anno di ritardo rispetto alle aspettative iniziali, posso finalmente mettere a disposizione del pubblico Pillole di Apocalottimismo, e-book liberamente scaricabile consistente in una rielaborazione di alcuni dei migliori articoli pubblicati sul Web da Jacopo Simonetta, redattore di questo blog nonché coautore con Luca Pardi di Picco per capre.

Di fatto, tutto è nato da una mia idea, ho anzi dovuto insistere abbastanza con Jacopo, che inizialmente si è mostrato molto titubante e forse si è lasciato convincere più che altro per il mio entusiasmo. Per inquadrare bene il personaggio bisogna capire meglio la sua posizione come ecologo, ambientalista e divulgatore scientifico, almeno per quello che ho potuto constatare io dopo tanti anni di conoscenza ahimè solo virtuale: avremmo dovuto incontrarci di persona a un evento nel marzo di quest’anno, ovviamente cancellato per i noti problemi.

Chi è Jacopo Simonetta?

Sul piano intellettuale, Jacopo mi ha sempre dato l’impressione di qualcuno passato direttamente dal 1975 ai giorni nostri. Il suo ecologismo è quello prettamente scientifico degli esordi contrassegnato da opere come Primavera silenziosa, Limiti alla crescita e Population Bomb – e sembra che non abbia conosciuto la fase dell’imbastardimento con la propaganda politica, quella per intenderci dove parlare di sovrappopolazione è tabù ed è imperativo non farsi ghettizzare come “quelli che vogliono tornare al medioevo”. Da una persona così ricavi uno strano effetto di ‘ritorno al futuro’, perché oggi l’ambientalismo delle origini, dopo tanti rivolgimenti non troppo positivi del periodo Ottanta-Novanta (serve parlare della triste parabola dei Verdi italiani?), suona rivoluzionario e anticipatore sui tempi.

Eppure, quel ventennio infame a cui sembra apparentemente scampato Jacopo non solo lo ha vissuto, ma pure molto intensamente: alla sua maniera, è stato un militante dell’associazionismo ambientalista e alcune esperienze lo hanno segnato in modo indelebile; ma lasciamo la parola al diretto interessato:

Nel 1977 ebbi l’occasione di aggregarmi in qualità di autista factotum ad una spedizione dell’Università di Firenze in Afghanistan. Sicuramente il viaggio più entusiasmante che abbia mai fatto, non solo per il fascino dei luoghi, ma anche per la fierezza della gente. La missione fu un successo ed in settembre volgemmo verso casa, certi di tornare l’anno seguente.
Una quindicina di giorni dopo la nostra partenza le prime truppe sovietiche attraversavano il confine. Tutti i nostri amici afghani sono morti e siamo ancora molto lontani da vedere la fine di questa guerra.
Negli anni ’80 ebbi l’occasione di recarmi varie volte in Somalia; due di queste volte in missione per il Ministero degli esteri (cooperazione con i Paesi in Via di Sviluppo).    All’epoca la sovrappopolazione, il bracconaggio ed assurdi interventi internazionali avevano già fortemente degradato gli ecosistemi e sterminato gran parte della fauna.   La corruzione era la regola ad ogni livello e le persone capaci non erano quelle che facevano più carriera.   C’erano zone infestate da banditi ed era necessaria prudenza, ma si stava bene e nessuno avrebbe allora immaginato quale inferno senza uscita sarebbe di lì a poco diventato il paese.
La mia prima missione somala era finalizzata a verificare la possibilità di convertire un’immensa azienda zootecnica realizzata dalla CEE (e prontamente fallita) in una “game farm”.    Vale a dire in un allevamento estensivo di ungulati selvatici, analogamente a quanto all’epoca si cominciava a fare con notevole successo in altri paesi africani.   Tornammo con una proposta operativa per la conversione.    Avemmo l’onore di essere ricevuti da uno dei maggiori dirigenti del Ministero degli esteri che ci spiegò che, personalmente, era convinto che la nostra idea fosse valida e che la avrebbe sostenuta, ma che era anche certo che non sarebbe stata finanziata perché “costa troppo poco”.   Un’importante finestra sul mondo mi si aprì.
La seconda missione era invece finalizzata ad individuare le aree idonee a realizzare una rete di riserve capace di conservare la maggior parte della straordinaria biodiversità del paese.   Fu l’occasione di visitare un mondo che non esiste più.   Come è andata a finire lo si sa.
Nel complesso fu un’esperienza illuminante che mi permise  di capire alcune cose importanti:
  1. Che il degrado dell’ambiente e quello della società sono correlati.
  2. Che la disponibilità di denaro facile (gli aiuti internazionali erano all’epoca consistenti) alimenta la corruzione, il degrado ambientale e la distruzione di risorse.
  3. Che un sistema complesso può evolvere in modo graduale, fino a raggiungere un punto di rottura (nella fattispecie fu la guerra dell’Ogaden), oltre il quale la situazione precipita in modo incontrollabile.
Le decisioni dipendono dagli amministratori e questi dipendono dai risultati elettorali. In base a questo banale ragionamento, per venti anni mi sono dato all’attivismo ambientalista. Fin da bambino a scuola raccoglievo fondi per il WWF, ma da adulto divenne un impegno prioritario cercare di convincere la gente che, almeno su scala locale, non potevamo continuare a saccheggiare il territorio.
Sono stati anni estremamente faticosi, ma anche istruttivi. Non sono riuscito a convincere nessuno, ma ho avuto modo di incontrare persone straordinarie come Julia Butterly Hill, Ivan Illich, Serge Latouche, Edgar Morin ed altri assai meno famosi, ma non meno interessanti.

 

Jacopo è un guru?

Assolutamente no, proprio nel momento in cui, nella variegata galassia dell’ambientalismo radicale, in tanti si propongono come tali. La cosa ridicola è che, con i suoi capelli lunghi e l’aspetto da fricchettone anni Sessanta teletrasportato nel XXI secolo, ha molto più l’aria del guru di tanti odierni ingessati maestri di vita giacca-incravattati!
Comunque, a differenza di costoro – purtroppo ho dovuto sperimentare sulla mia pelle narcisismo e presunzione di alcuni – Jacopo rifugge dai culti della personalità e dalle folle adoranti (e penso non immagini cosa più assurda di un contesto dove quello venerato e riverito sia lui!).

Ritieni Jacopo un geniale dispensatore di verità in grado di illuminare le masse?

Se il genio è colui nettamente in anticipo rispetto ai tempi, allora no. Anzi, ritenendosi figlio dell’ecologismo ‘vecchio stampo’, metaforicamente parlando è più ‘rimasto indietro’ che ‘andato avanti’. Non è neppure quel tipo di intellettuale, alla Ugo Bardi (che ci ha onorato di una sua prefazione), che può attirare l’attenzione di circoli esclusivi come il Club di Roma; l’Accademia è pur sempre l’Accademia e Jacopo è fuori dalle torri di avorio.
Nonostante mi sia impegnato affinché questo ebook venisse alla luce, se devo dirla tutta, mi capita talvolta di essere anche in profondo disaccordo con lui, essendo tra l’altro molto diversi sul piano caratteriale: io pervaso da uno spirito punk-romantico che non si è mai perso dall’adolescenza, mentre lui per molti versi è una riproposizione in chiave attuale di un filosofo cinico dell’antica Grecia.

Non è un guru, non dispensa verità nascoste, divergenze caratteriali… allora perché diamine hai insistito tanto per realizzare questo libro?

Ciò che, a mio giudizio, rende davvero meritevoli gli scritti di Jacopo sono due aspetti:

  • La straordinaria abilità divulgativa, che lo rende capace di semplificare nozioni altamente complesse senza svilirle. Tante volte ho cercato autonomamente di approcciare letteratura scientifica superiore alle mie possibilità, l’apporto dei contributi di Jacopo è stato un importante appiglio per non sprofondare nell’incomprensione più totale;
  • Il metodo di pensiero. Su questo punto desidero soffermarmi.

Pillole di Apocalottimismo non è un compendio di scienza naturale né un manualetto di ambientalismo for dummies, ma, se letto approfonditamente, fa molto di più: insegna come pensare in modo ecologico. Jacopo, infatti, che si trovi ad analizzare una questione di tipo scientifico, culturale o politico, tende sempre alla ricerca di reti di relazioni, principio cardine nello studio degli ecosistemi.

Voi direte: mica è l’unico, tutti i maggiori esponenti del pensiero ecologico-sistemico lo fanno, da ben prima di lui. Tutto vero, solo che Jacopo lo fa sembrare dannatamente facile. Uomo che rifugge dalle ideologie, gli si addice la metafora della cassetta degli attrezzi di Michel Foucault: se si eccettuano le competenze specialistiche maturate negli studi universitari, siamo sicuramente in presenza di una persona dal bagaglio culturale medio-alto, ma conosco svariate persone più erudite di lui. Tuttavia, grazie all’armamentario concettuale che padroneggia alla perfezione, Jacopo è capace di riflessioni più profonde e, soprattutto, realmente interdisciplinari; su questo versante, rappresenta una vera e propria mosca bianca.

Per un professore delle superiori come me, abituato a innumerevoli casi di ‘studente con le capacità che non si applica’ (fatto che alla lunga ti porta a dubitare delle supposte capacità) fa uno strano effetto confrontarsi con qualcuno capace invece di sfruttare appieno le sue qualità cognitive. E, si sa, un’utilitaria in quinta marcia può sorpassare agevolmente una gran turismo inchiodata in prima.

Consiglio il libro soprattutto a quella gente che dichiara tronfia ‘io penso con la mia testa’, quando in realtà sta solamente parteggiando per qualche fazione politico-mediatica. Jacopo rifugge la faziosità ma, se convinto di qualcosa, non esita ad assumere prese di posizione molte nette, evitando però inutili atteggiamenti da blastatore alla Burioni o da “attempata spogliarellista della scienza” (Bardi docet!), desiderosa di passare per ‘mente eretica’ e originale a tutti i costi.

Ma se siamo al cospetto di cotanto capolavoro, perché non è riuscito a collocarsi nell’editoria tradizionale? Per caso vi faceva schifo guadagnarci due soldi?

Domanda tanto maliziosa quanto ragionevole. La risposta è molto semplice: come spiego nell’introduzione, la forma mentis di Jacopo lo rende rigorosamente anarchico, un atteggiamento che presenta tanti vantaggi, ma l’inconveniente di non focalizzarsi su temi specifici come richiederebbe un classico libro di divulgazione scientifica.
Ho solo revisionato l’ultima bozza di Picco per Capre senza assistere alla gestazione dell’opera da parte di Jacopo e Pardi, ma immagino nitidamente una situazione dove il primo mette tanta carne al fuoco e il secondo si sforza di inserirla all’interno di una trattazione coerente (missione compiuta, a mio parere).

L’indole di Jacopo lo rende molto più adatto per i blog – un po’ paradossale, non essendo esattamente un homo digitalis! – contesto dove gli utenti non si aspettano un preciso filo logico tra i vari post, cosa che invece un lettore pretende tra paragrafi e capitoli di un libro. Persino l’organizzazione in macroaree impiegata in Pillole di Apocalottimismo (Apocalo-Scienza, Apocalo-Politica, Apocalo-Cultura) può risultare abbastanza forzata. Senza contare che un’antologia dei ‘greatest hits’ di un autore può attirare l’acquisto se c’è di mezzo un personaggio del calibro di Chomsky o Latouche, non quello che, a livello di celebrità, è un onesto blogger discretamente noto nel panorama dell’ambientalismo italiano.

Alla fine, invece di imbarcare Luciano Celi o qualche altro piccole editore in un’avventura dai contorni economici troppo incerti, abbiamo preferito rilasciare tutto in un formato gratis e Creative Commons, confidando nel passa-parola e nel tam-tam da social network. Visto che non c’è un esborso monetario, garantiteci almeno questa piccola forma di pagamento in natura!

Essendo un’iniziativa del tutto dilettantistica, probabilmente saranno ancora presenti refusi e problemi di impaginazione (in particolare per quanto riguarda il formato epub); vi prego di segnalarli in modo da provvedere opportunamente.

 

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Igor Giussani
Nasco a Milano il 7 febbraio 1978. Sono un docente precario di italiano e storia nella scuola superiore, interessato ai temi della sostenibilità ambientale e sociale. Ho espresso le mie idee sulla decrescita e i cambiamenti sociali necessari in Svolta Radicale. Alla ricerca di una via di uscita (http://www.decrescita.com/news/?page_id=42&did=26), Democrazia Radicale. La decrescita come contropotere sociale (http://www.decrescita.com/news/download/?did=32), Io e la decrescita. I miei primi due anni di DFSN (http://www.decrescita.com/news/download/?did=39), Insostenibile. Le ragioni profonde della decrescita (http://www.decrescita.com/news/download/?did=50) http://igorgiussani.blogspot.it/

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