Non è andato tutto bene

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Forse il Covid-19 non sarà proprio “clinicamente morto” come sostenuto nelle scorse settimane dal prof. Zangrillo, però il graduale e (si spera) inesorabile calo della virulenza e della mortalità dovute al morbo testimonia della fine dell’emergenza più grave, quindi possiamo già legittimamente stilare alcuni bilanci. Tutti abbiamo in mente l’hashstag #andràtuttobene, che ha tenuto banco per settimane sui mass media e abbiamo letto su tanti striscioni affissi a finestre e balconi; penso che oggi, ahimé, ci siano tutti i presupposti per non essere troppo ottimisti. Vediamo perché:

  • proprio quando si cominciava seriamente a ragionare sui gravi effetti dovuti alla produzione e allo smaltimento della plastica ipotizzando opportune forme di tassazione penalizzanti, la pandemia ne ha rivalutato l’impiego, unitamente alla pratica dell’usa e getta (qualche genialoide ha persino parlato di ‘rivincita della plastica’ e sciocchezze simili);
  • se lo smart-working, come ben spiegato da Agnese Mariotti su questo blog, presenta aspetti molto interessanti sul piano ecologico e sociale, sono altrettanto innegabili alcuni abusi che rischiano di diventare la norma anche nel dopo pandemia. I lavoratori della cosiddetta ‘gig economy’ hanno sicuramente visto peggiorare la loro condizione, malgrado i servizi da loro offerti abbiano beneficiato tantissimo dal lockdown e delle altre restrizioni;
  • la pandemia poteva rappresentare l’occasione ideale per proporre una visione più moderna, più umana e meno stereotipata della scienza (vi rimando a un interessantissimo articolo di Guido Vomiero pubblicato su Effetto Cassandra). Invece, a causa  soprattutto dei messaggi contraddittori di troppi virologi (reali e improvvisati) desiderosi di conquistare la scena mediatica, al grande pubblico è passata l’idea che “tanto nessuno capisce nulla”, non proprio utile per instaurare un clima di fiducia;
  • se la contrazione economica dovuta al lockdown ha avuto come effetto collaterale positivo la sensibile riduzione di CO2 e sostanze inquinanti, tante nazioni per riprendere a crescere stanno pensando di indebolire la legislazione ambientale (nonché quella anti-mafia e anti-corruzione, vedi le polemiche di casa nostra relative all’eventuale sospensione del Codice degli appalti);
  • lo stato di emergenza, oltre a essere stato strumentalmente sfruttato da Orban e altri governanti per imporre misure antidemocratiche del tutto estranee alla lotta al Covid, ha convinto ampie fasce della popolazione della necessità di un ‘uomo forte’ al potere o di regimi autoritari in stile cinese;
  • l’informazione alternativa al mainstream (quantomeno sedicente tale) si è sentita per lo più in dovere di minimizzare l’emergenza o addirittura di negarne l’esistenza, dando la ribalta a personaggi di dubbio valore. Poche voci isolate (penso alle ottime analisi di Ugo Bardi su Effetto Cassandra) sono state capaci di confutare i complottismi ma anche di ridimensionare allarmismi infondati, fornendo così un quadro più realistico della situazione.

Immagine in evidenza: murales di Banksy

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Igor Giussani
Nasco a Milano il 7 febbraio 1978. Sono un docente precario di italiano e storia nella scuola superiore, interessato ai temi della sostenibilità ambientale e sociale. Ho espresso le mie idee sulla decrescita e i cambiamenti sociali necessari in Svolta Radicale. Alla ricerca di una via di uscita (http://www.decrescita.com/news/?page_id=42&did=26), Democrazia Radicale. La decrescita come contropotere sociale (http://www.decrescita.com/news/download/?did=32), Io e la decrescita. I miei primi due anni di DFSN (http://www.decrescita.com/news/download/?did=39), Insostenibile. Le ragioni profonde della decrescita (http://www.decrescita.com/news/download/?did=50) http://igorgiussani.blogspot.it/

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