Tra stelle e buchi neri

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Questo articolo in qualche modo risponde in stile ‘par condicio’ a quello scritto qualche settimana fa da Diego Imbriani, molto celebrativo nei confronti del M5S. E’ curioso che mi proponga di farlo, dal momento che molto spesso vengo ‘accusato’ di simpatie grilline; effettivamente, talvolta ho crocettato il simbolo del M5S sulla scheda elettorale (non escludo di rifarlo in futuro), così come mi è capitato di difendere Grillo e altri esponenti del movimento tutte le volte in cui mi sono sembrati oggetto di critiche eccessive e pretestuose. E’ altrettanto vero, però, che non ho risparmiato valutazioni anche molto negative ogniqualvolta mi sentissi in dissenso con loro.

In questa sede voglio esplicitamente bypassare tutte le polemiche di natura prettamente politica – in particolare quelle relative alla democrazia interna e al ruolo della Casaleggio e associati nel movimento – per concentrarmi sul rapporto ambiguo tra M5S e decrescita; mi limito solo a un piccolo inciso sulla figura di Grillo. Sono abbastanza certo che il comico genovese, se fosse stato mosso dalla brama di denaro e potere, negli ultimi trent’anni avrebbe compiuto scelte molto diverse da quelle effettivamente intraprese; ciò non significa che ogni sua decisione sia sempre stata corretta. Si possono infatti commettere errori, anche molto gravi, in tutta onestà, non è certo garanzia di perfezione.

Per tornare alla decrescita, un primo ordine di problemi nasce, a mio giudizio, dalla natura in qualche modo ‘ibrida’ del M5S, nato dall’esperienza del blog di Beppe Grillo nella diffusione di pratiche e saperi ‘alternativi’ (tra cui la decrescita), condensate in qualche modo nel programma del M5S, e che ora si trovano a fare i conti con la partecipazione del movimento a una competizione elettorale dove, per molti versi, l’agenda politica è già tracciata in partenza secondo i criteri tradizionali. In una qualsiasi tribuna politica si pongono domande del tipo: ‘come intendete far ripartire la crescita economica?’ e in un simile contesto non hai molto spazio per spiegazioni articolate sui vincoli ecologici e i limiti dello sviluppo. In tutta sincerità, ho la netta impressione che il M5S sia ben consapevole della natura oscena (in termini mediatici) della decrescita, parola buona per convegni specializzati ma assolutamente tabù in un dibattito televisivo. Non riesco a fargliene una colpa perché in un talk show intorno alla decrescita fiorirebbero strumentalizzazioni a raffica senza aiutare la comprensione del grande pubblico, tuttavia non posso nemmeno ignorare alcune prese di posizione di esponenti del M5S del tutto in linea con le visioni economiche mainstream. Ad esempio, sul profilo Facebook di Luigi Di Maio si può trovare un post dove l’esponente pentastellato si lamenta della scarsa crescita italiana affermando:

L’euro è la gabbia della crescita economica, ma faranno di tutto per convincerci dell’opposto… Se la ripresa non arriva è #ColpaDellEuro e di questo governo completamente asservito a questa Europa che parla solo tedesco. 

Tralasciando la polemica sull’Euro, il presupposto implicito del pensiero di Di Maio è che la ripresa economica europea sia possibile e che la crescita del PIL sia un obiettivo auspicabile; ma questo non cozza decisamente con la filosofia profonda del M5S?

Tutto ciò avviene perché Beppe Grillo e Casaleggio hanno deciso di trasformare il movimento in una compagine politica nazionale molto prima che la proposta culturale su cui si fonda uscisse dalla nicchia, facendo buon viso a cattivo gioco e cavalcando i sentimenti della gente affidandosi agli argomenti intellettualmente più abbordabili. In questo senso spiego anche il progressivo distacco da realtà che a suo tempo sono state molto vicine a Beppe Grillo, influenzandolo profondamente – penso a Maurizio Pallante e a MDF, ad esempio – che non si sono riconosciute in questa strategia comprensibile ma abbastanza machiavellica.

Solo il tempo ci dirà se ‘diluire’ il contenuto della proposta per ragioni elettorali sia stata una buona scelta: tuttavia, se ciò alla lunga significasse appiattirsi sulle posizioni del populismo europeo (cioé ridurre ogni problema a questioni di sovranità nazionale e monetaria, ignorando la crisi ecologica e di civiltà), fenomeno che vedo in parte già in atto, ci sarà molto da recriminare.

Il secondo ordine di problemi è stato ben descritto da Massimo Fini nell’articolo ‘Il futuro è alle nostre spalle ma i grillini non lo sanno’. Riporto un estratto particolarmente significativo:

Il vero pericolo ci viene proprio da quella Tecnologia di cui oggi tutti, non solo i grillini, sembrano entusiasti e alla quale affidiamo il nostro futuro. Un articolo da me scritto per il Gazzettino (10/10/2014) era così titolato: “Il più grande pericolo per la civiltà non è l’Isis ma la Scienza”. Naturalmente non intendevo, e non intendo qui, affermare che la Scienza in sé è il pericolo, la Scienza in sé è la conoscenza e quindi come tale consustanziale all’uomo ciò che lo distingue dagli altri esseri del Creato, ma appunto la scienza tecnologicamente applicata che è cosa diversa. I nuovi e inesausti Frankenstein stanno già lavorando a un programma, quello della società Neuralink di Elon Musk, per impiantare nel cervello umano un chip che ne sviluppi le capacità intellettive, ma questo non è che l’ultimo degli orrori, molti già applicati o in fase di applicazione e dei quali si è abbondantemente sentito parlare al Convegno.

Gianroberto Casaleggio, in particolare, sembrava molto affascinato da tutta una serie di suggestioni futuristiche da tempo propugnate da riviste come Wired o personaggi quali appunto Elon Musk; ad esempio, sul blog di Beppe Grillo  spesso si presenta l’avvento dell’automazione totale come un dato di fatto ineluttabile. Al di là di quanto sia moralmente auspicabile, consapevoli della lezione derivante dallo studio dei limiti dello sviluppo (progressiva riduzione delle risorse energetiche e materiali, livelli di inquinamento giunti a un punto tale da non permettere il normale perpetuarsi del business as usual) è sensato dare per scontato un ulteriore salto di scala nell’evoluzione tecnologica? Anche in questo caso, ovviamente, sostenere la necessità di un reddito di cittadinanza universale per contrastare la disoccupazione da robot è molto più ‘politicamente corretto’ (detto brutalmente: assicura più voti) di una prospettiva post-moderna dove tecniche e conoscenze del passato vengono riaggiornate in chiave contemporanea per ovviare alla crisi ecologica e di sviluppo, ammettendo l’impossibilità di perseguire determinate pratiche.

In definitiva, a prescindere dal M5S, penso che qualunque formazione politica per realizzare un cambiamento radicale abbia bisogno di un appoggio concreto dei cittadini che vada ben oltre il sostegno in cabina elettorale. A questo scopo, è fondamentale l’apporto di tutto quel mondo dal basso, fatto di associazionismo e cittadinanza attiva, che in questi anni ha sostenuto battaglie locali contro la speculazione economica e il degrado ambientale, diffondendo pratiche virtuose; una galassia che in origine ha influenzato moltissimo l’attivismo di Beppe Grillo e che è stata vitale per la nascita del M5S, ma messa in disparte quando il movimento ha cominciato a brandire slogan del tipo ‘essere compatti come una testuggine’, allontandando così chi voleva mantenere un punto di vista autonomo ed eventualmente critico. Saprà il M5S contenere allo stretto indispensabile le logiche elettorali al fine di realizzare sinergie efficaci con queste realtà, riallacciando rapporti che nel tempo si sono sgualciti? Se mai conquistasse il governo nazionale, riuscirà a mettere in pratica quelle proposte che, qualora applicate, attuerebbero un vero e proprio salto di qualità? (ad esempio sulla problematica energetica?) Le procedure di scelta dei candidati tramite una democrazia strettamente digitale sapranno selezionare persone competenti e preparate (penso ad esempio all’ottimo europarlamentare Dario Tamburano) oppure partoriranno nuovamente alcuni personaggi poco affidabili?

Chiudo l’articolo con la considerazione senza dubbio più triste, almeno per quanto mi riguarda. Come premesso all’inizio, aderendo alle idee della decrescita mi è capitato in varie occasioni  di passare per  grillino, ottenendo sostegno entusiastico o pesanti ingiurie a seconda dell’interlocutore in cui incappavo; Beppe Grillo suscita passioni forti in un senso o nell’altro, lui fa poco per evitare tale estremismo emotivo e sembra anzi favorirlo in tutti i modi. La mia simpatia critica (o forse perplessità costruttiva?) verso il M5S e il suo leader è un atteggiamento che sicuramente non piacerà né agli adoratori né ai detrattori; del resto ciò che mi interessa è articolare una riflessione aliena dalle polemiche della bagarre politica, al di là di tifoserie da stadio e prevenzioni di ogni sorta.

 

 

 

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Igor Giussani
Nasco a Milano il 7 febbraio 1978. Sono un docente precario di italiano e storia nella scuola superiore, interessato ai temi della sostenibilità ambientale e sociale. Ho espresso le mie idee sulla decrescita e i cambiamenti sociali necessari in Svolta Radicale. Alla ricerca di una via di uscita (http://www.decrescita.com/news/?page_id=42&did=26), Democrazia Radicale. La decrescita come contropotere sociale (http://www.decrescita.com/news/download/?did=32), Io e la decrescita. I miei primi due anni di DFSN (http://www.decrescita.com/news/download/?did=39), Insostenibile. Le ragioni profonde della decrescita (http://www.decrescita.com/news/download/?did=50) http://igorgiussani.blogspot.it/

11 Commenti

  1. Igor hai colto nel segno. Il M5S, come ogni altra forza politica, è alla disperata ricerca del consenso per cui evita di parlare apertamente di temi legati alla decrescita. C’è da dire però che è l’unico partito che si interroga sulla possibilità di avere una società organizzata secondo altri principi che non siano quelli capitalistici e del mercato libero.

    • Non è vero. Nei documenti fondativi di Sinistra Italiana siamo riusciti a far inserire la parola decrescita e il concetto stesso.
      Poi da qui a far diventare SI un partito decrescente ce ne corre…
      Il M5S non è per niente l’unica forza politica che si “interroga sulla possibilità di avere una società organizzata secondo altri principi che non siano quelli capitalistici e del mercato libero”.
      Scusa Diego se insisto, ma ne ho le scatole piene di leggere che il M5S è l’unico che ha idee diversi da PD, Forza italia, lega ecc..

      Rispondi

      • I temi della decrescita dovrebbero essere l’essenza stessa di un “vero partito di sinistra”; per questo non comprendo la timidezza con cui la sinistra si avvicina a queste tematiche. O meglio comprendo e non comprendo. Come il M5S anche la sinistra ha paura della perdita di consenso che potrebbe seguire l’adesione a idee anticapitalistiche.
        Ma è ora che la sinistra si sveli e dichiari apertamente da che parte sta altrimenti rimarrà troppo appiattita sulle posizioni del PD e le persone faranno fatica a distinguere l’imbarazzante squallore del centro sinistra renziano dalla sinistra.
        Scusa Simone ma quando sento parlare i rappresentanti di SI della necessità della ripresa economica per la creazione di nuovi posti di lavoro (frase standard di tutti i politici in tv) sento delle terribili fitte allo stomaco.

      • Sono felice di questo passo di SI, allo stesso tempo sono curioso di vedere se l’atteggiamento sarà lo stesso del M5S, cioé parlarne solo in conferenze e sedute ristrette con un pubblico abbastanza consapevole oppure tentare di aprirsi ai media su questo tema. Se mi permetti un consiglio (visto anche che ci sono meno voti in palio, machiavellicamente parlando) io opterei per il secondo tentativo anche per smarcarsi dall’atteggiamento del M5S.

  2. Mi imbatto in questo intervento di Igor Giussani, che descrive molto bene e molto chiaramente le ambiguità
    non ancora chiarite nel Movimento 5Stelle sulla visione economica, su cui anche io stavo facendo delle mie riflessioni.
    Premetto che sono iscritto al Movimento, non sono però un militante attivo, e cerco di mantenere un vigile senso critico
    per seguirne l’evoluzione e discernere quel che di buono ( tanto ) il Movimento ha e sta facendo, da alcuni passi falsi,
    pericoli di degenerazione e appunto ambiguità. Questo chiaramente dal mio punto di vista, che contiene molta simpatia
    alle tematiche della decrescita. Proprio per cercare di chiarire queste ambiguità, ho assistito al convegno che si è tenuto
    alla Camera dei Deputati il 28 Aprile, organizzato dai “portavoce” 5stelle come contributo alla definizione del programma “economia”,
    aperto a tutti i cittadini interessati. Il mio interesse è sorto alla visione del programma del convegno e dei relatori
    invitati. Di fatto molti temi erano strettamente connessi e coerenti con le tematiche della decrescita.
    E le premesse non sono state deluse: il punto di partenza di ogni riflessione è stata la critica e la messa in discussione
    del PIL come indice del benessere di una nazione, critica alla globalizzazione, sostegno alla “rilocalizzazione” degli scambi
    economici, risparmio energetico e sostegno alle energie rinnovabili. Insomma molti dei temi cari ai sostenitori della decrescita.
    Tramite interventi di esperti quali Lorenzo Fioramonti, autore di “Presi per il Pil”; Helena Norberg-Hodge,
    Gloria Germani. Poi certo, nello stesso giorno Davide Casaleggio interveniva all’Internet Day, e l’incontro organizzato
    dalla Casaleggio e Associati qualche giorno prima, era zeppo di retorica pro tecnologia.

  3. Il M5S e’ bene che adotti la strategia dei piccoli passi….la società contemporanea e’ come un malato grave che per troppo tempo e’ stato avvelenato dalle stupidaggini propinateli dai mass media e dalla pubblicità sulla bontà della crescita economica, del consumo sfrenato, sulla necessità del lavoro ecc ecc e su cui una terapia razionale d’urto potrebbe risultare letale
    Ricominciare a far ragionare le persone e riportarli a se stessi e alla loro dimensione di uomini non e’ cosa semplice e va fatto gradualmente altrimenti si rischia di perdere irrimediabilmente l’enorme consensi politico fin qui accumulato…

  4. Grazie a Igor per questo interessante articolo. Purtroppo nel Movimento 5 stelle non è consentita né la “simpatia critica” né la “perplessità costruttiva”. O ti adegui a Casaleggio e Grillo (anche a Di Maio e a Di Battista), oppure sei fuori.
    Può darsi che ciò sia necessario per conquistare il potere: solo un movimento “monolitico”con un leader indiscusso potrà sperare di entrare a Palazzo Chigi.
    Ma il dibattito critico è indispensabile in qualsiasi movimento / partito / gruppo /associazione. Non c’è più spazio per le piccole / grandi dittature.

  5. Ricordo una intervista a Gherardo Colombo di qualche anno fa. Gherardo Colombo fece parte del Pool Mani Pulite con Antonio Di Pietro e Piercamillo Davigo.
    Nell’intervista Gherardo Colombo disse che l’azione del Pool Mani Pulite ebbe un notevole seguito popolare: si fecero imponenti manifestazioni di piazza a favore dell’azione del Pool mani Pulite!
    In seguito però, aggiunse Gherardo Colombo, questo appoggio si affievolì enormemente: il motivo fu, spiegò Colombo, che molti di coloro che appoggiarono la loro azione iniziarono a capire che forse anche loro non avevano le mani pulite (mi riferisco a coloro che appoggiarono la loro azione) .
    Penso che una cosa molto simile sia avvenuto e avverrà col Movimento 5 Stelle: Grillo ha creato questo movimento attingendo a valori che non hanno niente a che fare con la decrescita.
    Le piazze e i palazzetti dello sport si riempivano perché Grillo dava la possibilità di dire “Vaffa” a qualcuno e solleticava l’animo giustizialista e la voglia di cercare un capro espiatorio che alberga in ognuno di noi.
    Se si togliessero queste motivazioni a coloro che finora hanno appoggiato il movimento 5 Stelle probabilmente questo movimento si ridurrebbe parecchio fino ad arrivare alla consistenza di quei movimenti (come i Verdi e le formazioni politiche di sinistra che nel loro programma avevano i valori della tutela dell’ambiente, della decrescita, della critica alla globalizzazione, ecc.).
    I valori della decrescita e della critica alla globalizzazione sono valori fortemente minoritari (fino a sfiorare l’inesistenza): provate a parlare con le comuni persone con cui avete continuamente a che fare (e, soprattutto, a vedere i loro concreti comportamenti) e vi renderete conto!
    Un cordiale saluto
    Armando

    • Più che “animo giustizialista” è proprio sete di vendetta, e se non l’avessimo allora avremmo l’animo di un morto. Da pentastellato un po’ deluso vorrei pero’ spezzare qualche lancia a favore di Grillo, che è stato l’unico politico a divulgare per anni i temi della decrescita. Sfido poi chiunque a creare un movimento di quelle dimensioni con le piazze e il blog, avendo tutti i media contro, senza fare un po’ di populismo. Impossibile. Quello che succede ora è in parte colpa sua, per non aver inglobato economisti ed esperti per costruire una nuova economia, come diceva sempre, (ma nessun partito lo sta facendo), e in buona parte colpa dell’elettorato poco partecipe, poco antiglobalizzazione e unito soltanto sulla lotta anticasta. Lo si è capito in diverse occasioni. Ora il futuro della decrescita è nelle proposte concrete, alternative, non basta augurarsi che scenda il PIL , o dire che sei contro la crescita. Ti rispondono tutti che vuoi fare strage di posti di lavoro.

    • A me sembra che la critica alla globalizzazione (e parla uno con trascorsi giovanili no-global, per cui era schifato da quasi tutti allora) sia oramai sulla bocca di tanti, il fatto è che senza una chiave di lettura idonea assume contorni populisti-fascistoidi dove tutte le problematiche sono ridotte cospirazioni varie.

  6. La parola di cui sentiremo sempre più parlare sarà “Adattamento”
    Che sostanzialmente sarà l’azione della “Decrescita” sulla maggior parte delle attività umane.
    Per ora assistiamo allo sgretolamento del cemento armato sociale che ha sorretto per decenni la cosidetta società opulenta.Ma presto la ruggine dei vari nazionalismi infragilirà pure i ferri.
    E si sa, poi avviene il cedimento strutturale.
    Il movimento “Grand Hotel” (entrambi si fregiano dello stesso simbolo) mi pare che non riesca più a distinguersi dai partiti che aveva definito osoleti.
    Chi lo sa, forse potrebbe tornare alla ribalta al grido o meglio al sussurrìo di “Adattiamoci”(!)
    (L’esclamativo è sussurrato, ovviamente.)
    Mi viene solo il dubbio che la sottile provocazione di questo verbo coniugato all’imperativo riflessivo verrebbe colta con difficoltà dai residenti ed albergati nel movimento.
    Marco Sclarandis

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