La lotta per il clima è politica

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Nel corso di una manifestazione in Olanda, Greta Thunberg con la kefiah al collo ha invitato sul palco due ragazze, una palestinese e una afghana, per denunciare la disastrosa situazione umanitaria di Gaza causata dall’assedio dell’esercito israeliano. Questo perché bisogna “ascoltare le voci di coloro che sono oppressi e di coloro che lottano per la libertà e per la giustizia. Altrimenti, non può esserci giustizia climatica senza solidarietà internazionale”.

Una persona dal pubblico è salita contrariata sul palco strappandole il microfono: “Sono venuto qui per una manifestazione per il clima, non per un evento politico”, ha esclamato prima di essere bloccata e allontanata. Il fatto testimonia della maturità politica di Greta, cosa che la sta rendendo sempre meno popolare tra le alte sfere, a partire ovviamente dall’epurazione delle sue campagne in Israele e dalla dissociazione pubblica dei Verdi tedeschi riguardo alla sua presa di posizione in favore della popolazione di Gaza.

L’attivista svedese sta trasformando la crisi climatica da una prospettiva di gruppo di pressione a una questione politica a tutto tondo, dove l’obiettivo finale non è semplicemente decarbonizzare l’economia con qualche ritrovato tecnico in stile green economy, bensì un mondo più giusto dove fenomeni come inquinamento e imperialismo non abbiano più diritto di cittadinanza.

Tante volte Greta è stata accusata di essere strumentalizzata/burattinata dai poteri forti, in realtà questi le concedevano visibilità semplicemente perché possono tollerare e digerire qualsiasi lotta, anche radicale, purché rimanga circoscritta alla pressione lobbystica. Ora le cose cambiano drasticamente e per l’attivista norvegese, se manterrà questa nuova impostazione, inizierà un periodo di graduale ostracismo, tra manifestanti facinorosi, dissociazioni pubbliche e altre avversità. Ma questa è la strada giusta da seguire.

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Nasco a Milano il 7 febbraio 1978. Sono un docente precario di italiano e storia nella scuola superiore, interessato ai temi della sostenibilità ambientale e sociale. Insieme a Jacopo Simonetta ho scritto 'La caduta del Leviatano. Collasso del capitalismo e destino dell'umanità, edito da Albatross Il Filo.

4 Commenti

  1. Mi fa molto piacere che tu abbia colto questo aspetto della “nuova” Greta Thunberg. Devo ammettere che in passato avevo cominciato a dubitare dell’ecologismo della ragazza. Per meglio dire non riuscivo a capire come lei stessa non si rendesse conto che le lodi al suo impegno ambientalista provenivano anche da soggetti e istituzioni ai quali faceva molto comodo costruirsi un’immagine green, ritagliandosi il ruolo di chi condivide e appoggia le istanze ambientaliste senza però nulla fare di concreto per sostenerle. La Greta più adulta ha compreso benissimo il legame tra politica e ambientalismo, che tu hai ben sottolineato nel tuo articolo. Mi tornano in mente le parole del sindacalista brasiliano Chico Mendes “L’ambientalismo senza lotta di classe è giardinaggio”. Un pò estreme, ma rendono l’idea.

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