Ucraina, guerra e decrescita

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George Orwell intendeva la parola ‘nazionalismo’ in un’accezione più ampia di quella normalmente adottata, riferita cioé all’ideologia che attribuisce superiorità e privilegio a un determinato paese. In Appunti sul nazionalismo, la definisce come “la consuetudine di dare per scontato che gli esseri umani si possano classificare come insetti e che milioni o decine di milioni di persone si possano tranquillamente etichettare come ‘buone’ o ‘cattive'”, per cui a suo giudizio anche il pacifismo o il comunismo potevano rientrare perfettamente nella descrizione. Nel caso dell’attuale conflitto tra Russia e Ucraina, tutti i ‘nazionalismi’ in campo, sebbene non equiparabili sullo stesso piano, mostrano chi più chi meno limiti e mancanze. Ne propongo una breve carrellata.

Nazionalismo ucraino. La raffigurazione massmediatica dell’Ucraina quale modello di liberaldemocrazia invaso da una potenza autocratica e imperialista è a dir poco idealizzata. L’Ucraina, dall’indipendenza a oggi, è sempre stato un vaso di coccio tra vasi di ferro, le cui vicende elettorali sono state pesantemente influenzate da potentati russi e occidentali, di conseguenza anche la sua classe politica è risultata ampiamente burattinata dall’estero. Alla pari di tutti gli stati-nazione di recente formazione, l’Ucraina ha sulla coscienza una buona dose di pulizia etnica ai danni delle minoranze*, con il lavoro sporco spesso demandato a formazioni paramilitari dichiaratamente fascistoidi talvolta istituzionalizzate all’interno dell’esercito regolare, come nel caso del famigerato battaglione Azov.

Descrivere Zelensky come un ‘eroe’ sarebbe ridicolo se non fosse tragico. Ha invischiato il suo paese in un gioco troppo più grande di lui e, forse rassicurato da promesse poi tradite, ora pretende dall’Occidente la no fly zone e altre misure disperate improntate al “muoia Sansone con tutti i filistei” che innescherebbero inevitabilmente una guerra mondiale. Inoltre, insistendo a rivendicare una integrità territoriale oramai perduta per sempre sta solamente offrendo il fianco a Putin e prolungando l’agonia del suo popolo.

Nazionalismo russo. Poche cose sono patetiche quali definire la Russia “un baluardo contro il Leviatano a stelle e strisce” e simili, rispolverando l’armamentario ideologico della guerra fredda. Oggi la Russia è uno stato non solo perfettamente integrato nell’economia globalizzata (ragion per cui il rischio di default in seguito a sanzioni prolungate è quanto mai realistico), ma che presenta per molti versi un carattere capitalistico più accentuato persino degli USA.

Putin, già boia dei ceceni e ora vendicatore dei russi del Donbass con otto anni di ritardo, continua a ripetere che l’obiettivo dell’intervento non consista nell’annessione dell’Ucraina bensì nel “demilitarizzarla e denazificarla”, slogan senza alcun senso che molti spacciano per ostentazione di ragionevolezza. L’Ucraina semidistrutta, completamente privata di forze armate e con una classe politica ‘ripulita’ in base a non meglio precisati parametri antinazisti, si troverebbe infatti ridotta a poco più di una colonia russa, condizione ben diversa da quella neutralità di cui l’ex agente del KGB ama tanto riempirsi la bocca.

Nazionalismo dell’autodifesa. In tantissimi, pur non amando Zelensky e ammettendo i gravi errori compiuti dall’Ucraina, riconoscono il suo diritto alla difesa e, pur escludendo un intervento della NATO onde evitare terrificanti escalation, sono favorevoli a rifornire di armamenti il governo di Kiev.

Effettivamente, le sanzioni economiche alla Russia possono funzionare solo in caso di perdurare del conflitto, cosa molta difficile se venisse a mancare il sostegno militare occidentale. Tuttavia, grazie ad esso Putin si sente legittimato ad alzare il livello dello scontro, già impari, con conseguenze devastanti per il popolo ucraino. E’ alto il rischio, insomma, di passare dalla ‘strategia Sansone’ a una volta a sacrificare l’Ucraina per il fine più alto di impedire una maggiore estensione dell’imperialismo russo, che rappresenterebbe quindi il vero fine del supporto.

Nazionalismo antirusso. Non credo ci sia molto da dire su misure come escludere i gatti russi dai contest felini o impedire corsi universitari su Dostoevskij “per evitare polemiche”. Decisamente meglio stendere un velo pietoso.

Nazionalismo pacifista. Il già citato Orwell riteneva del tutto legittime le posizioni pacifiste prima della guerra, ma tendeva ad avversarle al momento dello scoppio delle ostilità. In questo non concordo con il grande scrittore e giornalista inglese, penso anzi che la posizione pacifista sia molto utile per non inasprire i conflitti specialmente quando, come nel caso russo-ucraino, i rapporti di forza sono asimmetrici e il rischio di degenerazione elevatissimo.

Condannare l’aggressione ma astenersi dall’armare l’Ucraina è stata di fatto la mia posizione allo scatenarsi della crisi. Al di là dell’aspetto etico legato al ripudio della guerra, essa presenta l’indubbio pregio di levare ogni alibi a Putin sul presunto carattere difensivo del suo intervento. Tuttavia, rischia altresì di stendere un tappeto rosso a qualcuno che, pur non essendo il dittatore nazista descritto dalla propaganda, basa gran parte della propria legittimità in patria sulle ostentazioni nazionaliste (nel senso comune del termine, non quello orwelliano).

In caso di guerra-lampo con rapida occupazione di Kiev e destituzione di Zelensky, dubito che a quel punto i nazionalisti russi si acconterebbero di Crimea e Donbass; Putin finirebbe probabilmente vittima delle dinamiche innescate da lui ma oramai fuori dal suo controllo, trovandosi quindi costretto ad alzare la posta per non scontentare quella fetta consistente di opinione pubblica interna che stravede per lui e fomentata con affermazioni quali “russi e ucraini sono lo stesso popolo”, “l’Ucraina è un’invenzione di Lenin e dell’URSS”, ecc. Senza contare poi le ambizioni dell’alleato bielorusso, di cui lo stesso leader del Cremlino avrebbe ricordato le velleità di possedere uno sbocco sul mar baltico.

Nonostante i numerosi dubbi sorti con l’intensificarsi del conflitto, resto comunque convinto che, senza un’idea precisa e costruttiva su come intervenire, una presa di posizione ferma ma esente da azioni sconsiderate rimanga sempre l’opzione migliore in campo.

Nazionalismo dell’interesse nazionale. Scrive Pierluigi Fagan sul suo profilo Facebook:

“Coldiretti, Confartigianato avvertono che è in arrivo uno tsunami. La Russia è il quarto produttore di grano e l’Ucraina l’ottavo, sono entrambe fonti che si chiudono. Risultato in una settimana il prezzo del grano alla Borsa merci di Chicago ha fatto +38%, il mais +17%. Noi al 64% siamo dipendenti dalle importazioni di grano tenero. Gravi problemi in arrivo per zucchero, oli vegetali, lieviti, burro, marmellata, cioccolato, biscotti, merendine. L’energia è triplicata, il gas è al +160%. Ma il problema maggiore sono i fertilizzanti ed il concime perché noi non li produciamo e Russia ed Ucraina non esporteranno più di colpo. È l’intera produzione agricolo-zootecnica a rischio. Il Sole24Ore avverte che al 7% di incidenza del costo energia sul Pil scatta automaticamente la recessione, siamo al 5%. Così negli ultimi giorni le Borse europee hanno fatto -10%, quella americana ha fatto +2,5%, il dollaro prende sull’euro e le importazioni dagli USA costeranno di più. Noi perderemo 7 miliardi di esportazioni e chiuderanno direttamente oltre 300 aziende, più quelle che indirettamente risentiranno del fall-out sanzionatorio. Per concederci cornetto e cappuccino dovremo fare la cessione del quinto. E siamo solo al decimo giorno di guerra. Rinnovando l’appello a versare quello che potete alle organizzazioni umanitarie che dovranno gestire la tragedia dei profughi ucraini, mi appello alla vostra onestà intellettuale: sapete davvero cosa sta succedendo? Siete davvero sicuri che continuare questa carneficina senza scopo pratico ha senso? Siete sicuri di conoscere i rischi connessi? Siete sicuri di volerne pagare il prezzo?”

Voltarsi dall’altra parte al fine di tutelare il proprio interesse nazionale, decisamente sbilanciato in favore della Russia, può sembrare moralmente riprovevole ma, ragionando in modo pragmatico, l’Italia oramai incide molto marginalmente sulle questioni internazionali e, anche se si impegnasse anima e corpo per la causa ucraina, potrebbe sortire ben pochi effetti. Anzi, intrattenere buoni rapporti con Mosca potrebbe forse fungere da canale per qualche opera di mediazione e trattativa.

In ogni caso, la tesi di Fagan è inficiata alla radice dall’illusione che, qualsiasi posizione si prenda (financo lavarsene le mani), sia possibile ritornare alla propria confortevole bolla esistenziale pre-invasione: agire per ingraziarsi i russi significherebbe infatti subire l’avversione di USA e UE, con tutte le conseguenze del caso, economiche e non. Oramai, siamo di fronte a “scelte irrevocabili” (per citare uno dei più loschi figuri della storia italiana) e comunque dolorose, in un senso o nell’altro.

Cosa resta nella guerra della decrescita felice?

Quindici anni all’insegna di crisi economiche, pandemie e ora persino di rischi concreti di una terza guerra mondiale ci hanno proiettato nel vortice oscuro della decrescita infelice. I conflitti distruggono risorse utili per il futuro, mentre il mondo imprenditoriale chiede a gran voce di posticipare la transizione ecologica e le tensioni spingono gli stati a rimpinguare il settore militare ai danni di attività più utili. Insomma, si fa proprio l’esatto contrario di tutto quello che occorrerebbe per mantenere condizioni di vita vagamente dignitose sul pianeta.

La ‘felicità’ di cui si facevano portatori i movimenti della decrescita, intesa come capacità di evitare virtuosamente la catastrofe, si è oramai ridotta alla possibilità di contenerla nei limiti più accettabili. Resta comunque un faro nel momento in cui, tra degrado ecologico, sanitario e politico, le chimere della crescita diventano sempre di più un ricordo sbiadito mostrando invece il loro vero volto, quello della distruzione.

*Bisognerebbe capirne esattamente l’entità. Denis Pushilin, presidente della secessionista neoproclamata Repubblica Popolare di Donetsk (una fonte quindi decisamente anti ucraina e pro Russia e pro Putin), intervistato da Il Fatto Quotidiano, ha parlato di 550 civili uccisi in otto anni, un numero decisamente inferiore rispetto alle 14.000 vittime più volte ripetute dalla propaganda filo russa.

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Nasco a Milano il 7 febbraio 1978. Sono un docente precario di italiano e storia nella scuola superiore, interessato ai temi della sostenibilità ambientale e sociale. Ho espresso le mie idee sulla decrescita e i cambiamenti sociali necessari in Svolta Radicale. Alla ricerca di una via di uscita (http://www.decrescita.com/news/?page_id=42&did=26), Democrazia Radicale. La decrescita come contropotere sociale (http://www.decrescita.com/news/download/?did=32), Io e la decrescita. I miei primi due anni di DFSN (http://www.decrescita.com/news/download/?did=39), Insostenibile. Le ragioni profonde della decrescita (http://www.decrescita.com/news/download/?did=50) http://igorgiussani.blogspot.it/

12 Commenti

  1. L’errore è stato non vedere quello che si preparava nel 2008 (Georgia) e poi nel 2014 (Crimea). Così, invece di staccarci da Putin, siamo diventati sempre più dipendenti dal suo gas. E stendo un velo pietoso su chi nel frattempo osannava il dittatore come fulgido esempio di grande leader.
    Zelensky non mi piace, ma va riconosciuto che avrebbe potuto filarsela subito con l’aiuto degli americani e non l’ha fatto. Se la piantasse con la retorica roboante sarebbe anche meglio. Nell’ultima intervista ha comunque detto che sarebbe disposto al dialogo e al compromesso su Crimea e Donbass. Purtroppo dubito che a questo punto Putin si accontenterebbe solo di quello.

  2. Ho apprezzato in larga parte questo tuo articolo, ma su alcuni punti dissento. Ti riassumo solo le principali divergenze con franchezza e spero chiarezza, cominciando dal fondo del tuo articolo
    – nazionalismo dell’interesse nazionale. Non lo chiamerei così, ma a me sembrerebbe perfettamente logico pensare prioritariamente agli interessi dei cittadini italiani (che poi coincidono con gli interessi di quasi tutti i cittadini europei) chiamandosi fuori dalla condivisione per dovere di alleanza da tutte le misure sanzionatorie nei confronti della Russia. A meno di non pensare che fare gli interessi della resistenza ucraina coincida inevitabilmente col ridurre alla fame e in povertà milioni di cittadini italiani. L’esagerazione è voluta per capire meglio la posta in gioco. La decrescita infelice, corollario di quanto sopra, è alle porte e tutto sommato non mi pare che debba spaventare i sostenitori della decrescita. Nuovi modelli di economia virtuosa possono nascere solo dalle difficoltà oggettive di mantenere in vita determinate abitudini. meglio una decrescita infelice che una crescita suicida.
    – nazionalismo pacifista è un ossimoro. Il pacifismo è per sua natura prevaricatore di qualsiasi confine nazionale, direi che è l’antitesi del nazionalismo. Dire sono pacifista ma mi trattengo per non stendere tappeti rossi a Putin equivale ad essere pacifisti solo di facciata.
    – nazionalismo russo Certamente esiste un sentimento nazionale russo, ma bisogna intenderlo correttamente. L’immenso territorio russo anche oggi che non esiste più l’URSS è un insieme di etnie, di religioni, di tradizioni, di differenze economiche e sociali tra un piccolo ovest della federazione ormai molto occidentalizzato e un grande est ancora culturalmente e socialmente rimasto indietro. Eppure a formare il quadro dirigente del paese hanno contribuito tutte le regioni. persino gli oligarchi non vengono solo da Mosca e San Pietroburgo. Pur nelle grandi differenze c’è un filo rosso che unisce tutte le regioni della Russia, più forte, tanto per dire, di quello che unisce il nord e il sud d’Italia.
    Quanto a “denazificare e demilitarizzare” l’Ucraina, qui mi permetto di dirti che ti sbagli di grosso a definirli slogan privi di senso e ti suggerisco la visione di un docufilm prodotto da Oliver Stone (regista americano!). Mi è sembrato fondamentale per capire perché in questa guerra combattuta anche a colpi di propaganda, di manipolazione dei fatti e di video addomesticati sia doveroso sollevare le antenne e cercare nei limiti del possibile la verità.
    Lo ritengo fondamentale per capire molte cose tra cui:
    – come e perché l’Ucraina è stata terra di conquista e spartizione fra oriente e occidente fin dalle origini della sua storia
    – il ruolo giocato dalle forze nazionaliste di estrema destra. Serve anche a capire perché quando Putin parla di denazificare l’Ucraina non sta farneticando.
    – cos’è stato veramente il movimento ucraino Maidan (o Euromaidan), erroneamente considerato un movimento europeista, protagonista dei moti di piazza del 2013-2014
    – quali influenze straniere (cioè americane) e quali interessi politici ci siano stati dietro la così detta “rivoluzione ucraina del 2014” con conseguente fuga del presidente Janukovic
    – come è nata la guerra del Donbass (guerra di cui non si è parlato in occidente e in Italia) iniziata nel 2014 e protratta fino ai nostri giorni.
    – la questione della Crimea e le oscure manovre per il controllo di Odessa, importante città sul Mar Nero nel sud dell’Ucraina.
    Ecco il link https://www.youtube.com/watch?v=5B7nW_E7UtA, è su youtube, ma non so quanto dura…

    • Rispondo alle principali questioni del tuo commento:

      – come ho spiegato, ‘nazionalismo’ lo intendo nel senso ampio dato da Orwell. E confermo quanto già scritto: Fagan pensa di poter prendere una posizione filo russa senza colpo ferire, mentre così non sarebbe, ci sarebbero ritorsioni d’altre parti. Quindi, chi pensa che l’Ucraina sia sacrificabile per il nostro interesse nazionale è liberissimo di pensarlo, non però di credere che si possa banalmente tornare al passato;
      _ ” Dire sono pacifista ma mi trattengo per non stendere tappeti rossi a Putin equivale ad essere pacifisti solo di facciata.” Significa che le cose più complesse di slogan e formulette di comodo. Di certo, chi riesce a conquistare una nazione con una guerra-lampo non ha interesse ad alcun tipo di negoziato, che sia Putin o chicchessia. Se trova resistenza, può scendere a patti;
      – “Quanto a “denazificare e demilitarizzare” l’Ucraina, qui mi permetto di dirti che ti sbagli di grosso a definirli slogan privi di senso”: ho ben chiaro che ci sia un problema di estremismo nazifascista in Ucraina (ma in generale in tutta l’area dell’Europa orientale), semplicemente così come trovavo ridicola l’idea degli USA che bombardavano per portare la democrazia alla stessa maniera non posso credere a Putin alfiere della lotta al neonazismo. Meno che mai con lui che si mette a decidere chi sia nazista e chi no, decidendo di fatto chi debba governare Ucraina. Per questo parlo di vuoti slogan, non perché non ci siano problemi;
      – Anche su Maidan non mi raccontoi nulla di nuovo, mi permetto solo di osservare che le manifestazioni anti Janukovic dovessero essere spontanee (sorsero persino nel Donbass). In ogni caso, non vedo come questo conflitto possa essere giustificato con le questioni del 2014 e soprattutto perché Russia (e peggio ancora la Bielorussia) debbano ergersi a paladine vendicatrici di quel periodo. Vogliamo un po’ parlare di come viene condotta la politica in quelle nazioni, anche per quanto riguarda le consultazioni elettorali?
      Comunque vadano le cose, nelle peggiore delle ipotesi, la Russia avrà la Crimea e repubblche fantoccio filo-russe in Donbass, che si aggiungeranno alla Bielorussia. Chi in passato è stato “strangolato dalla NATO e dagli USA” ne è uscito con le ossa rotte, non più grosso di prima.
      Faccio inoltre notare che non ho mai parteggiato per Saddam, Milosevic o Gheddafi, mi hanno sempre fatto discretamente schifo, ma questo non mi ha mai impedito di condannare le aggressioni esterne.
      Se il problema era la repressione dei russi in Donbass, bastava semplicemente occupare quella regione. Muoversi in Ucraina non ha alcun senso, anche perché nei paesi limitrofi a rischio di invasione russa rafforza e certamente non indebolisce l’eventuale desiderio di ingresso nella NATO.

  3. Grazie per le tue puntualizzazioni. Rispetto alla chiusura della tua risposta (“Muoversi in Ucraina non ha alcun senso, anche perché nei paesi limitrofi a rischio di invasione russa rafforza e certamente non indebolisce l’eventuale desiderio di ingresso nella NATO.”) ti dico invece che al di là di qualunque giudizio più che legittimo di condanna dell’invasione militare e limitandoci ad una fredda analisi logica, entrare in tutto il territorio ucraino ha senso eccome, perché come avrai letto viene ormai dato per scontato che una trattativa e uno stop alla guerra è possibile solo accettando nelle condizioni la neutralità futura dell’Ucraina. Neutralità vuol dire impegnarsi che l’Ucraina non entrerà mai a far parte di un’alleanza militare, cioè della Nato. E non basta che la neutralità sia accettata da chi rappresenta l’Ucraina, devono esserci anche altri paesi che se ne fanno garanti. La neutralità non esclude che l’Ucraina possa far parte di organizzazioni politico-economiche sovranazionali, come la comunità europea. L’accettazione della neutralità, ammesso che ci sarà, non si sarebbe mai ottenuta con la sola occupazione delle regioni russofone.

    • Stando ai sondaggi pre-invasione, in Ucraina la maggior parte della popolazione non aveva intenzione di unirsi alla NATO; paradossalmente è stato quando la Russia ha iniziato ad ammassare centinaia di soldati al fronte che il vento è cambiato (come pure in Moldavia e Georgia, che temono di essere i prossimi “denazificati”). Putin è un idiota, oltre che un criminale.

    • Anche tutta questa questione ora si è fatta terribilmente spinosa. Fino a qualche settimana fa, l’idea di una invasione russa era solamente ‘propaganda occidentale’, ora invece è successa davvero. E quel che è peggio, è avvenuta sfruttando per di più un paese straniero (la Bielorussia), cosa che rende ancora più difficile adesso pretendere la neutralità degli altri. Si fanno sempre paragoni con la crisi di Cuba, ma lì i missili c’erano per davvero. QUi la questione era invece che l’Ucraina poteva entrare nella NATO e che avrebbe potuto installare missili… insomma, questa sarebbe una ‘guerra preventiva’.

  4. Rispondo ai commenti di Paolo e di Igor. Dico ad entrambi con simpatia che mi sembrate lontani da una comprensione lucida dei fatti, il che vuol dire che rischiate di finire fagocitati dalla narrazione dominante occidentale, che tutto è fuorché lucida e oggettiva. A Paolo dico solo che pensare alla popolazione Ucraina come ad un fronte compatto totalmente allineato con quel che vorrebbe il presidente Zelensky, ovvero resistenza armata ad oltranza e tentativi disperati di tirare i paesi Nato nel conflitto non è aderente alla realtà. A noi fanno vedere ed ascoltare solo quella parte del popolo ucraino, sicuramente maggioritaria ad occidente del paese, molto meno spostandosi ad est. Pensare poi che Putin sia un idiota mi sembra persino infantile e qui non è nemmeno il caso di argomentare… Ad Igor dico invece che certamente, questa è una guerra preventiva, serve nella testa di Putin (ma mica solo nella sua, bisognerebbe anche finirla di immaginare Putin come un monarca fuori di testa che decide quello che vuole in solitudine) a mettere un fermo bello pesante alle mire espansionistiche dell’occidente, o se preferite della Nato o se preferite dell’America. Le tre cose sono sinonimi. Da questo punto di vista dovrebbe essere chiaro che se il conflitto sul campo si svolge tra Russia e Ucraina, in realtà il vero conflitto, quello che potrebbe finire con la catastrofe del mondo è tra federazione russa e Nato. Quest’ultima al momento guerreggia con le sanzioni e con l’invio di armi all’Ucraina belligerante. Crede che l’isolamento politico e soprattutto economico della Russia sia un’arma vincente. Spera nel default dell’economia Russa, spera in un desautoramento di Putin. Sarà… se proprio dovessi dare la patente di idiota a qualcuno la darei all’occidente e massimamente agli stati europei che appoggiano questo piano. Dal punto di vista economico la Russia ha i mezzi per sviluppare un economia di scambio con i vari paesi a lei alleati (Cina, India, Siria, Cuba, Venezuela, Brasile ed altri). Questo in qualche modo porterebbe alla fine di un economia globalista di ispirazione neoliberista estesa al mondo intero. Non sarebbe neanche una brutta cosa se non fosse che a un certo punto le guerre dei mercati finiscono inevitabilmente per trasformarsi in guerre tout court.

    • Scusa Danilo, ma quando si accusa chi la pensa diversamente di essere ‘fagocitati dalla propaganda’ (espediente ahimé molto tipico) significa che le discussioni stanno prendendo una piega un po’ squallida. Anche perché non conosco Paolo, ma conosco me stesso ed è praticamente da quando ho una coscienza civile (tipo 14 anni o giù di lì), vedi le mie posizioni nelle guerre in Iraq, Kosovo, Afghanistan, Libia… che prendo posizioni ben distanti da qualsiasi fanfara mediatica. Sarebbbe come se io venissi a dire a te che sei anti-americano, filo-russo e tutto quell’armamentario di cazzate.
      Tra l’altro, e penso che dal pezzo emerga esplicitamente, non ho simpatia per Zelensky, né ho mai detto che il popolo ucraino lo segua all’unisono. Quello che è certo è che, così come gli abitanti del Donbass vogliano far parte della Russia, la stragrande maggioranza degli ucraini non vuole essere invasa dalla Russia, altrimenti sarebbe già crollata. Quando Putin ha fatto la sua dichiarazione di guerra in TV, aveva chiesto all’esercito ucraino di ribellarsi al suo governo, convinto (probabilmente da membri dei servizi segreti che ha poi silurato) che la sua iniziativa avrebbe trovato simpatizzanti molto oltre il Donbass, cosa che non è successa.
      Non penso che Putin sia pazzo ma che, come tante volte sia successo nella storia ad altre figure, abbia innescato fenomeni che poi sfuggano gradualmente al suo controllo. Tutti si aspettavano la guerra-lampo con rapido arrivo a Kiev, questo non è successo e lui non può tornare a casa con quella che possa anche solo apparentemente passare come una sconfitta.
      Quanto ‘all’accerchiamento della NATO’, è indiscutibile che l’alleanza abbia violato gli accordi post-URSS, ma è altrettanto evidente che anche la Russia ha avuto un periodo favorevole, prova ne è il fatto che il territorio della federazione si è allargato e anche dopo questa guerra sarà comunque più grande di prima (se non di forma sicuramente di fatto, con Bielorussia e stati secessionisti che non sono altro che protesi russe, oltre alla Crimea ufficialmente annessa). Tra l’altro, nei giorni scorsi Zelensky ha ammesso che i destini dell’Ucraina e della NATO sono destinati a divergere, ma non mi risulta che ciò abbia minimamente influenzato il comportamento militare della Russia. Se davvero lo scopo fondamentale dell’invasione era impedire l’ingresso dell’Ucraina nella NATO, allora tutto ciò avrebbe dovuto contare qualcosa.
      Io sono molto combattuto su come agire, ma a te che sembri invece molto convinto chiedo: sei sicuro che senza sanzioni, senza sostegno militare all’Ucraina e conseguente rapida invasione totale e trasformazione in vassallo filo-russo, dopo vivremmo in un mondo pacificato e migliore?

  5. Caro Igor, non amo i dibattiti a due che come ben sai già in passato hanno caratterizzato i commenti degli articoli di DFSN. Ma visto che la tua ultima risposta termina con una domanda diretta non mi sottraggo.
    Non sentirti “fagocitato dalla propaganda narrativa dell’occidente”, l’accusa era più rivolta a Paolo. A te ho provato solo a spiegare, dal mio punto di vista ovviamente, in che senso l’invasione dell’Ucraina vada considerata come una guerra preventiva.
    Se tu mi venissi a dire che sono anti-americano io non mi offenderei affatto, perché lo sono e lo rivendico. Lo ero fin dai tempi del Vietnam e lo sono né più né meno come una bella fetta di cittadini americani pacifisti e antimilitaristi che hanno animato cortei e manifestazioni in America subendo spesso la repressione delle forze dell’ordine. Questo per dirti che essere anti-americani non vuol dire essere contro il popolo americano. La stessa logica non si può applicare purtroppo all’attuale sentimento anti-russo manifestato in Italia, pura ottusità mentale che ha coinvolto i cittadini russi, la letteratura russa, i musicisti, gli sportivi, i prodotti alimentari di consumo, facendo di tutta erba un fascio.
    Diversamente sarebbe per un’ipotetica accusa di sentimento filo-russo, inteso come “amico di Putin” e solidale con l’invasione dell’Ucraina. Non gradirei una simile accusa, ma la mia condanna dell’invasione non mi impedisce di considerarne sia le origini storiche a monte di tale evento sia la logica strategica che lo ha determinato.
    La guerra ormai purtroppo c’è, non è stata lampo e non possiamo prevederne la fine. Quel che è certo è che America, Europa e Nato stanno facendo di tutto per prolungarla con l’invio di armi all’Ucraina. Del resto l’ingerenza americana in Ucraina, anche in campo militare, è cosa ben nota a qualunque serio osservatore degli scenari e dei conflitti internazionali. Gravissimo poi trovo che l’Italia stia contribuendo all’invio di armi (quali armi? A chi finiranno realmente?). Questo ci pone oggettivamente nella condizione di paese belligerante e potenzialmente di obbiettivo da colpire da parte della Russia. Inoltre, anche nell’ipotesi di una risoluzione a breve del conflitto, questo ha reso difficile una futura ripresa di scambi economici con la Russia e tutti sappiamo chi ha da perderci nella mancanza di questi scambi.
    Infine rispondo alla tua domanda. Sono assolutamente sicuro che se l’Europa-Nato (o almeno parte dei paesi aderenti) avessero rifiutato di inviare armi la fine del conflitto sarebbe più rapida. Le armi servono per uccidere. Meno armi=meno morti. Le sanzioni e l’invio di armi non sono la stessa cosa. le prime non prevedono necessariamente le seconde. Nello specifico delle sanzioni andrebbe poi capito se alcune di queste arrechino più danno al paese sanzionato o a chi le emana. Nel caso dell’Italia mi viene in mente la barzelletta del marito che si taglia l’uccello per far dispetto alla moglie…
    Sulla rapida trasformazione dell’Ucraina in paese vassallo filo-russo non sono d’accordo. A me sembra che Putin e lo stato maggiore russo sappiano benissimo che l’Ucraina è destinata a diventare un paese che guarda all’Europa e non alla Federazione. Hanno però deciso che lo dovrà fare in condizione di neutralità (niente Nato) e rinunciando alla Crimea e alle nuove repubbliche del Donbass. Secondo me questo l’ha capito anche il presidente ex-comico, ma per ora è troppo preso dal ruolo di eroe della resistenza, anche se come sai ha già cominciato a parlare anche lui di neutralità.
    Un accordo di pace che comprenda queste condizioni sicuramente garantirebbe un mondo pacificato. Se poi anche con pace duratura e migliore non posso certo dirlo. Non dipenderà solo dalla Russia e dall’America. E nemmeno dall’Europa, Ucraina compresa. Le variabili sono troppe, ma nel breve periodo si potrebbe trarre un sospiro di sollievo.

    • Odio le espressioni che vengono usate come attacco personale per bypassare il merito della critica (non foss’altro perché le ho subito sulla mia pelle spesso e volentieri), definire qualcuno ‘anti’ o ‘filo’ significa che questa persona sarà sempre contro o a favore di qualcuno a prescindere, cosa che per fortuna capita di rado. Ovviamente tu sei libero di definirti come meglio credi.
      Hai tirato in ballo la guerra in Vietnam: che cosa sarebbe successo se il Vietnam del Nord (e da qui i vietcong) non fossero stati sostenuti militarmente al momento dell’invasione statunitense del Vietnam del sud? SIcuramente gli USA avrebbero avuto vita molto facile consolidando il governo corrotto, violento e fascistoide di Saigon. Anche in quel caso avremmo avuto meno morti e, nel caso vietnamita, ricordiamo che si tratta di un vero e proprio bagno di sangue, con stime di perdite civili tra 500.000 e 2 milioni. Ma che cosa sarebbe successo dopo? Si sarebbe trattato di uno scenario migliore di quello storicamente verificatosi? O le tragedie sarebbero state solo posposte a causa della realizzazione dei desiderata USA?
      Per quanto riguarda la situazione attuale, Putin non va accostato a Hitler ma nemmeno a Gandhi. Immaginare che il presidente russo, cioé colui che dichiara tra le varie cose allo scoppio della guerra che l’UCraina non esiste e gli ucraini sono russi, dopo una settimana di guerra lampo con conseguente arresto dei vertici militari e politici, si sarebbe accontentato della neutralità e dei nuovi territori, cioé quello che sta trattando ora che la guerra si sta complicando… lo vedo improbabile, per usare un eufemismo. Sarebbe il primo invasore liberale e democratico della storia, e mi sembra fracamente troppo.
      A proposito di sanzioni, anche la Russia avrebbe potuto imporne di pesanti all’Ucraina, la tecnologia nucleare, dipende in maniera pressoché esclusiva da loro. Potevano occupare il Donbass e attuare una guerra economica che avrebbe strangolato l’Ucraina. Per la Russia il principio ‘meno armi = meno morti’ non si applica? Spero di sì, così come spero che la guerra preventiva sia sempre un crimine sia che la commetta Bush, Putin o chicchessia.

      Sono molto combattuto, non ho certezze. So solo che aggressioni come quella USA in Vietnam o quella attuale della Russia scompaginano le carte rendendo impossibile trovare una soluzione realmente ‘giusta’, e che fanno vacillare valori che si vorrebbero assoluti quali la legittima difesa o il pacifismo. So solo che, quantomeno, non sto usando doppipesismi e metri di giudizio differenti a seconda dei soggetti coinvolti, la mia unica magra consolazione.

      • Concordo, Igor. Mi ritrovo anche con alcuni commenti a mio avviso equilibrati di Gaia Baracetti sul suo blog, se ti capita di darci un’occhiata.

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