Brother, where are you?

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Questo non è un articolo scientifico, avallato da incontrovertibili dati statistici, da grafici sui flussi migratori e da link che riconducano a come recentemente le istituzioni (governo, ministero degli esteri, ministro degli interni, ecc.) si siano espressi riguardo al problema dei flussi migratori.

Ecco, vedete, già nell’averlo chiamato “problema” mi girano i così detti… Certo, è un problema per un sacco di ragioni, legali, economiche, di ordine pubblico e ora, inutile negarlo, anche sanitarie. Una breve parentesi su quest’ultimo aspetto. I flussi migratori dall’Africa hanno sempre comportato problemi di ordine sanitario, ma non ce ne siamo mai fatti un cruccio più di tanto, Ora, in epoca coronavirus, poniamo l’accento anche sul rischio contagio da migranti. Come spesso ci capita lo facciamo in maniera ipocrita, perché di certo è molto più elevato il rischio che causano a chi non si è mosso dall’Italia figli, amici e parenti che sono di rientro da vacanze all’estero, ad esempio da Grecia, Spagna, Croazia, ecc.

Ho scritto “poniamo”, ma sarebbe più corretto dire alcuni pongono molto più di altri. E questi alcuni sono i soliti noti, gli esponenti della nostra destra xenofoba, quelli di “prima gli italiani”, insomma superfluo fare nomi. Attenti però il virus dell’intolleranza è strisciante e contagioso almeno quanto il covid-19. Infatti dietro il politically correct di facciata, tipico di molti esponenti dell’arco di centro-sinistra, si nascondono cani arrabbiati pronti a mordere i garretti al migrante irregolare.

Il nostro ex-ministro degli interni ha fatto il bullo contro i migranti trasportati dalla nave Gregoretti e dalla nave Open Arms. Ha tuonato contro le ONG che mettono nel Mediterraneo navi che si prefiggono di salvare la vita ai migranti in pericolo in mezzo al mare. Tutti sappiamo dei processi a suo carico e, se non siamo proprio tonti e sprovveduti, sappiamo anche che ne uscirà fuori indenne.

Ma tutto ciò ai miei occhi è “distrazione di massa”. Ogni giorno che Dio manda in terra, specie d’estate e quando le condizioni del mare lo permettono, sbarcano sulle spiagge di Lampedusa e della Sicilia, centinaia di migranti alla spicciolata. Su gommoni, su barchette di poco conto e tra un po’ lo faranno anche in canoa, o in windsurf e perfino a nuoto. E perché prendersi tanti rischi, perché mettere a repentaglio la propria vita ?

E’ molto semplice: perché a fronte di una non-vita senza futuro qualunque destino è preferibile, anche quello di morire affogati nel canale di Sicilia, a pochi chilometri dalla Tunisia o dalla Libia ed altrettanto pochi dalle coste italiane.

E noi come rispondiamo a questa mossa da disperati? Pensiamo davvero che sia possibile difendere i nostri confini dai flussi migratori? Pensiamo davvero che la soluzione possa essere costruire nel tempo le condizioni per le quali i migranti trovino più ragionevole rimanere nei paesi di origine, aspettando che maturino lì le condizioni per un’esistenza non dico felice, ma almeno possibile?

Vorrei avere davanti a me qualcuno che sostenga convinto che ci stiamo adoperando perché questo sia possibile. Lo guarderei negli occhi pronto a schiaffeggiarlo appena abbassa lo sguardo in segno di menzogna.

“FRATELLO, DOVE SEI?” Questo è quello che i migranti ci dicono con i loro bellissimi occhi, senza parole, ma perforandoci l’anima.

Vogliamo ancora (e qui mi rivolgo agli italiani tutti), trincerarci dietro ai nostri problemi economici? Al quadro di un paese il cui PIL non cresce?!? Dietro l’Europa che ci lascia soli e non si fa carico del problema? Ognuno tragga le conseguenze e si prenda le proprie responsabilità, ma lasciatemi concludere con le parole della “Canzone del maggio” di Fabrizio de André:“Anche se voi vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti

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Danilo Tomasetta
Avevo 60 anni quando ho cominciato a collaborare a questo blog, ora qualcuno in più. Mi occupo prevalentemente di musica, ma anche di informatica e di grafica web. La mia è una formazione umanistica (liceo classico, Scienze Politiche, Sociologia). Ho collaborato a lungo all'informazione e alla produzione di trasmissioni cultural-musicali di una nota emittente bolognese. Conosco il pensiero e le opere di Serge Latouche ed ho cominciato ad interessarmi con passione e continuità ai temi della decrescita dopo la lettura di "Entropia" di Jeremy Rifkin (10 anni fa). Vorrei contribuire, nel mio piccolo, ad arricchire queste tematiche e a dare una speranza soprattutto alle nuove generazioni.

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