Bologna come Wuhan?

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La base, impregnata di urina di cani, di un pilastro del portico di Piazza della Mercanzia a Bologna

Introduzione

Obiettivi del lavoro: questo lavoro vuole dimostrare che nel mondo occidentale e sviluppato si sono create condizioni (igieniche e non solo) che potrebbero portare  alla creazione di nuovi virus che poi potrebbero passare all’uomo, così come le condizioni creatasi nel mercato del pesce di Wuhan in Cina hanno portato  al CoronaVirus Disease 19, malattia infettiva respiratoria causata dal virus denominato SARS-CoV-2, i cui primi pazienti infetti sembra fossero collegati al mercato del pesce di quella città cinese.

Non conosco quali fossero le condizioni igieniche del mercato del pesce di Wuhan in Cina ma conosco bene, come verrà messo in evidenza, le condizioni igieniche della città d Bologna. Comunque, ciò che verrà detto per questa città vale per tutti i centri abitati del mondo occidentale e sviluppato in cui è molto diffuso il possesso di animali da affezione.    Per rendere chiaro ciò che si vuole dire questo articolo sarà corredato da un reportage fotografico che si intreccerà, nell’esposizione, con la “parte teorica” dell’articolo stesso.

La diffusione degli animali da affezione

Lo sviluppo del fenomeno del possesso di animali da compagnia (cani, gatti e altri) ha portato a un continuo contatto con gli animali stessi (continue carezze, baci, condivisione di spazi come le case, e, all’interno delle case, anche divani e, alle volte, anche letti) e con i loro escrementi e altri liquidi organici (feci, urina, saliva, sangue, ecc.) così come è avvenuto 10 mila anni fa quando l’uomo divenne sedentario e praticò l’agricoltura e l’allevamento, entrando a contatto continuo con gli animali allevati e i loro escrementi, il loro sangue, la loro saliva, ecc. A partire da dieci mila anni fa è successo che i virus che vivevano negli animali (magari senza creargli problemi) sono passati, in vario modo, alle popolazioni umane, creando quelle epidemie che, nel corso dei millenni passati, hanno funestato e decimato la popolazione umana.

Visto la enorme diffusione degli animali da affezione non è da escludere che, per varie vie, dei nuovi virus si possano creare in questi animali (magari frutto del ricombinamento di virus provenienti da lucertole, topi, ricci, piccioni, ecc. con cui vengono a contatto), e passare alle persone facendo il cosiddetto spillover, il salto di specie, diventando patogeni per l’uomo (non mi addentro oltre in questo aspetto del tema non avendo una preparazione medico-scientifica: rimando comunque a un mio apposito articolo sul Covid 19  dal titolo “COronaVIrus Disease19 e altre malattie: alle origini, circa 10 mila anni fa!” e pubblicato sul Blog di Decrescita felice social network il 02 aprile 2020 e raggiungibile all’indirizzo http://www.decrescita.com/news/coronavirus-disease-19-e-altre-malattie-alle-origini-circa-10-mila-anni-fa/?doing_wp_cron=1596302665.1508679389953613281250  ).

 

La domesticazione del cane e del gatto

Il cane e il gatto furono domesticati per dei motivi ben precisi.

Il nuovo contesto climatico-ambientale che si creò alla fine del pleistocene superiore (dai 20-30 mila ai 12 anni fa (e che corrisponde approssimativamente al paleolitico superiore) portò le zone temperate a essere coperte di foreste e a essere interessate a modificazioni nella fauna, formata da branchi poco numerosi o da animali singoli nella nuova realtà climatico-ambientale che si era creata: la domesticazione del lupo e l’utilizzo del cane nella caccia nelle foreste e nella boscaglia serviva per stanare la selvaggina.

In seguito l’uomo iniziò a praticare l’agricoltura e la pastorizia e il cane fu utilizzato nella conduzione e protezione del gregge, come guardia negli accampamenti e poi in tanti altri modi.

Per il gatto le cose sono andate diversamente: essi furono domesticati per acchiappare i topi che si cibavano del grano immagazzinato.  Dice Wikipedia in merito: La coabitazione dei gatti con gli uomini è probabilmente cominciata con l’inizio dell’agricoltura: l’immagazzinamento del grano ha attirato i topi e i ratti, che a loro volta hanno attirato i gatti, loro predatori naturali.”

Nelle righe di sopra sono stati indicati i motivi che portarono alla domesticazione del cane e del gatto. Per quanto riguarda il cane bisogna dire che esso è ancora usato come ausilio per la caccia in quei territori dove è ancora praticata come attività economica, come ausilio per la caccia come pratica sportiva, come ausilio nella conduzione e protezione delle greggi dove è diffusa la pastorizia, come guardia delle “proprietà”, con usi molto particolari da parte delle Forze dell’Ordine e della Protezione Civile, ecc. Il gatto invece viene tenuto nelle fattorie per evitare i proliferare di topi e altri animaletti dannosi.

 

La situazione di Bologna: una indagine sul territorio

Nel presente articolo si tratterà delle conseguenze sull’igiene pubblica delle deiezioni solide e liquide deposte nella città di Bologna dalle decine di migliaia di cani che vi insistono,

La popolazione di Bologna ammonta a circa 390.000 abitanti. La popolazione della Regione Emilia Romagna ammonta a circa 4.500.000 abitanti.

Ma quanti cani esistono nella città di Bologna?

 “A fronte di una popolazione di 4.453.000 abitanti (dati ISTAT 2018) in Regione Emilia-Romagna risultano 677.000 cani (Dati Registro Anagrafe degli Animali di affezione RER, dicembre 2018), corrispondenti a un cane ogni 6,6 persone. “ http://www.anagrafecaninarer.it/acrer/Portals/0/Opuscoli/cani%20ER%202018.pdf?ver=2019-06-17-073430-967#:~:text=Popolazione%20canina,cane%20ogni%206%2C6%20persone.

In base ai fati riportati appena sopra nella città di Bologna dovremmo avere approssimativamente circa 60 mila cani se fossero rispettate quelle proporzioni fra popolazione umana e popolazione canina esistenti nella regione Emilia-Romagna: 60.000 cani che al giorno, per tutti i giorni dell’anno, riverserebbero diverse migliaia di litri di urina sui muri, sui marciapiedi, alla base dei pilastri dei portici e sulle strade della città di Bologna.

 

Reportage fotografico

(le foto sono state fatte a luglio-agosto 2020)

Foto 1 Il reportage fotografico inizia con l’immagine dell’edifico di fronte alla mia abitazione: per tutta la lunghezza dell’edificio la parte bassa del muro e il marciapiede sono impregnati di urina di cani

 

Foto 2 All’angolo fra la mia strada (Via Triachini) e Via Massarenti c’è un negozio di frutta e verdura gestita da persone di origine pakistana: si notino gli orinatoi dei cani a fianco e davanti le cassette di frutta esposta davanti al negozio

 

Foto 3 Spostandosi di qualche metro la situazione non cambia: dopo lo scalino del portone (probabilmente il posto non è gradito ai cani per urinare) la parte bassa dei muri e il marciapiede sono ugualmente impregnati di urina di cane

Come si diceva, questi cani ogni giorno riversano sui muri e sui marciapiedi della città di Bologna diverse migliaia di litri di urina (ogni giorno e tutti i giorni dell’anno!): l’urina viene deposta fra la parte bassa dei muri delle case e il marciapiede. Dato che mi sono interessato di questo fenomeno ho notato che i cani maschi alzano la zampa e orinano sulla parte bassa dei muri (ma buona parte dell’urina poi cola sul marciapiede) o alla base di un albero o di un pilastro dei portici, mentre le femmine si accovacciano un po’ e orinano sul marciapiede o sulla strada: come si vede c’è molta somiglianza al modo in cui orinano i maschi e le femmine degli “umani” (ai cani manca solamente la parola!).

 

Il reportage fotografico continua nel centro di Bologna

Bologna viene detta “la dotta” per via dell’importanza che ha avuto (e ha ancora) come centro culturale e di istruzione universitaria

 

Foto 4 La presenza di librerie testimonia il fervore culturale che contraddistingue una città: in questo caso si parla della libreria Feltrinelli di Piazza di Porta Ravegnana (è sotto le due Torri)

 

Foto 5 Ovviamente la cultura non mette al riparo dall’urina dei cani: nelle foto relative alla libreria Feltrinelli si mette in evidenza quanto detto

Foto 6 Un altro particolare (nessuno spazio vicino alle vetrine si salva!)

Foto 7 Per terminare questa parte del reportage: l’angolo delle libreria Feltrinelli fra Piazza di Porta Ravegnana e Via Rizzoli

 

Nel saggio “Dogmania: nuove esperienze straordinarie”, pubblicato sul Blog di Decrescita felice social network il 10 maggio 2020 (all’indirizzo  http://www.decrescita.com/news/dogmania-nuove-esperienze-straordinarie/ ) viene fatta una lunga analisi antropologia del possesso di animali da affezione da parte di donne e uomini.  Per riassumere nel saggio viene detto che “…con il loro rapporto le persone sperimentano forme straordinarie di coscienza-vita, condizioni psico-fisiche straordinarie…” e che “Il rapporto con animali da compagnia è un modo molto diffuso in cui si cerca di superare la piattezza della coscienza-vita quotidiana per sperimentare forme straordinarie di coscienza-vita, diverse da quelle sperimentate durante la ordinaria vita quotidiana: serve a sperimentare l’onnipotenza, eliminando quindi le limitazioni tipiche della vita ordinaria e, contemporaneamente, a sperimentare la riconciliazione, cioè la mancanza di contraddizioni e conflitti, tipiche anche queste della vita ordinaria!”

Ma in che modo i proprietari di cani e gatti raggiungono uno stato alterato di coscienza-vita, uno stato di coscienza-vita straordinario, nel rapporto con gli animali da compagnia?

Lo stato alterato di coscienza-vita dei proprietari di animali da compagnia si inquadra in un più vasto repertorio sperimentato dalle popolazioni umane fin dalla notte dei tempi e che va dalle più intense (come le estasi religiose e l’assunzione di allucinogeni) alle più lievi (dall’assunzione di modeste quantità di alcolici all’acquisto compulsivo).

I proprietari di cani e gatti raggiungono questo stato straordinario di coscienza-vita in tutti i momenti in cui si attua il loro rapporto con gli animali da compagnia:

–  al momento della loro acquisizione (diventandone proprietari, padroni: l’esistenza degli animali dipende dal loro volere);

  • determinando in tutto e per tutto la loro vita (li castrano o sterilizzano, gli danno un ricovero, li alimentano e li curano, li costringono a non abbaiare, decidono quando, tenendoli al guinzaglio, portarli in strada a fare i loro bisogni, decidono se curarli o meno, ecc.);

  • sorridendogli, accarezzandoli o mostrandogli affetto solamente quando i proprietari ne hanno voglia, mostrandogli benevolenza e comprensione (considerandoli-elevandoli come facenti parte della famiglia anzi alle volte dicendo che siano gli animali a “comandare” e a stabilire il comportamento dei proprietari), sgridandoli quando i proprietari ne hanno voglia, dicendogli tutte le cose che gli passano per la testa (senza che gli animali possano contraddirgli);

  • praticando il “gioco” della sofferenza nel caso stiamo male o il “gioco” del lutto nel caso muoiano, accanendosi terapeuticamente verso di loro nel caso stiano male (se così gli aggrada),  maltrattandoli e, infine, abbandonandoli (come fece il Signore Onnipotente quando abbandonò il Figlio sulla Croce), ecc. ecc.

  • praticando il gioco dell’”ovvietà”, dicendogli appunto cose di estrema “ovvietà”, che quindi con contemplano l’esistenza di contraddizioni e conflitti.

In questo modo i proprietari di animali da compagnia raggiungono un stato straordinario di coscienza…perché si sentono onnipotenti e perché hanno raggiunto la riconciliazione, eliminando ogni contraddizione e conflitto!

Per chi volesse approfondire il tema in questione si rimanda alla lettura del saggio sopra menzionato.

Quindi senza addentrarsi di nuovo nell’analisi antropologica che è stata fatta del rapporto fra persone e animali da affezione ma facendo riferimento alle conseguenze concrete bisogna dire che gli animali da affezione, oltre a comportare un certo costo per il loro mantenimento, fanno la cacca e fanno la pipì!!

Queste attività fisiologiche sono svolte nelle città. Mentre per quanto riguarda le deiezioni solide i proprietari dei cani possono raccoglierle (non so in quale percentuale ciò avvenga) per quanto riguarda le deiezioni liquide non esiste metodo di raccolta per cui queste deiezioni sono deposte nell’ambiente; precisamente i cani maschi alzano la zampa e le depongono sulla base dei muri (ma poi buona parte dell’urina scorre sul marciapiede) oppure alla base di alberi, pilastri dei portici, ecc. mentre le femmine si accovacciano leggermente e le depongono sul marciapiede.  Ho notato che ai cani non viene più consentito di orinare contro le ruote delle autovetture come si usava una volta.

Ho cercato di analizzare questo fenomeno tutte le volte che vado per strada e ho cercato di documentarlo anche con opportune foto.

Per quanto riguarda le deiezioni solide devo dire che nel centro di Bologna raramente ne ho viste. Nel resto della città ho notato un fenomeno molto variegato: un certo numero di persone le raccoglie mentre altre persone le fanno depositare nell’area, normalmente coperta da ghiaia, che sta intorno alla base degli alberi, oppure nei tanti “giardinetti” esistenti nell’area urbana…oppure semplicemente sui marciapiedi.

La cosa è diversa per quanto riguarda le deiezioni liquide: non esiste un modo di raccolta per cui nell’area urbana fuori i Viali di Circonvallazione (che delimitano il centro storico di Bologna) sono deposte alla base dei muri, sui marciapiedi o sulle strade, nel giardinetti alla base degli alberi oppure sui prati. Nel centro storico invece ci sono pochi alberi e pochi giardinetti per cui la pipì viene deposta (da parte dei maschi) sulla parte bassa dei muri (che poi scorre sui marciapiedi), alla base delle colonne dei portici e (da parte delle femmine) sui marciapiedi o sulle strade.

 

Attraverso Via Rizzoli per raggiungere il Quadrilatero

 

Foto 8 Le base di molti pilastri del portico di Via Rizzoli sono dei veri e propri orinatoi per cani

Il reportage continua nel Quadrilatero

Bologna viene detta anche “la grassa” per via della tradizione nella produzione di mortadelle, cotechini, zamponi e insaccati vari oltre alla pasta all’uovo imbottita come i tortellini, le lasagne, ecc.

Lascio Via Rizzoli per addentrarmi nel Quadrilatero (è quella parte del centro storico delimitata da Via Drapperie, Via Pescherie Vecchie, Via Clavature e parte del portico di Via Dell’Archiginnasio che dà su Piazza Maggiore) dove sono molto presenti negozi che vendono le specialità di cui si è detto oltre a esercizi che somministrano, ai clienti seduti ai tavoli disposti sulla strada, alcuni di quei prodotti (i cosiddetti “taglieri” contenenti salumi, mortadella, formaggi e altro).

Ogni negozio di frutta e verdura (alcune delle cassette di frutta e verdura alle volte sono esposte fuori da negozio), ogni negozio di Formaggi e Salumi e ogni esercizio commerciale (qualunque sia la loro attività) ha i muri perimetrali e il vicino tratto di strada e gli angoli degli edifici imbrattati di urina di cani.

 

Foto 9 Fra Via degli Orefici e Via Drapperie da alcun anni ha aperto la gelateria Venchi. Non ho mai preso un gelato in questa gelateria (ma sarà sicuramente buono visto la numerosa clientela) ma l’interesse di questo articolo e del reportage è di mettere in evidenza le condizioni antiigieniche dovute alla presenza di orinatoi di cani vicino a vari negozi tra cui quelli di frutta e verdura, salumi e formaggi e che somministrano al pubblico alimenti e bevande.

Foto 10 Un particolare dell’orinatoio vicino la gelateria Venchi

In via Drapperie c’è la famosa pescheria Brunelli. Alle volte in passato ho acquistato dell’ottimo pesce in questa pescheria.

Foto 11 La famosa pescheria Brunelli…

Foto 12…col suo orinatoio!!

 

Foto 13 C’è poi la famosa Ditta A.F. Tamburini, Fabbrica Salumi e Rosticceria, agli inizi di Via Drapperie,

 

Foto 14…con uno dei suoi diversi orinatoi!

 

Nel Quadrilatero ci sono ovviamente anche esercizi che svolgono attività diverse da quella della vendita prodotti gastronomici tipici bolognesi, come l’Ottica Paoletti… che però non sfuggono all’urina dei cani,

 

Foto 15 Orinatoio davanti l’Ottica Paoletti

 

Proseguo l’indagine su Via dell’Archiginnasio dove noto che le basi di tutte le colonne dei portici sono orinatoi per cani. Molti locali che somministrano alimenti e bevande (bar e locali affini) usano mettere dei tavoli fuori dal locale, vicino alle colonne dei portici di cui si è parlato.

Foto 16  La base di un pilastro del portico di Via dell’Archiginnasio con sedie e tavoli di un locale che somministra alimenti e bevande.

 

Dopo raggiungo Piazza della Mercanzia e percorro un buon tratto di Via S. Stefano per mettere in evidenza gli orinatoi di cui è disseminato

Foto 17 …come questo alla base di una colonna del portico di Piazza della Mercanzia (è tanta l’urina deposta che cola e va verso il tombino!)

Foto 18 …e, dopo qualche metro, quest’altro, vicino al tavolo di servizio di un famoso ristorante di Bologna, che ha disposto dei tavoli in strada (che si vedono in fondo nella foto precedente) per la consumazione di alimenti e bevande

 

Decido di rientrare a casa percorrendo Via Guglielmo Oberdan. Anche questa via mette in evidenza il fenomeno di cui si è parlato: le basi dei muri e parti del marciapiede e gli angoli degli edifici sono imbrattati di urina di cane.

 

Sulle origini del COronaVIrus Disease 19 (abbreviato in Covid-19) sono state fatte diverse ipotesi.

Nell’articolo a cui ho già fatto riferimento e dal titolo “COronaVIrus Disease 19 e altre malattie: alle origini, circa 10 mila anni fa!” e pubblicato sul Blog di Decrescita felice social network il 2 aprile 2020 ( e raggiungibile all’indirizzo http://www.decrescita.com/news/coronavirus-disease-19-e-altre-malattie-alle-origini-circa-10-mila-anni-fa/?doing_wp_cron=1596302665.1508679389953613281250 )  dicevo nella conclusione: “…indagando sul fenomeno sempre più imponente della diffusione degli animali da compagnia ho notato il degrado ambientale nelle città dovuto ai loro escrementi (non raccolti dai proprietari) e all’urina che imbrattano i marciapiedi e i giardinetti delle città. Ma dei problemi li pongono anche i piccioni (a cui molte persone non riescono a fare a meno di dare da mangiare) che imbrattano, col loro guano, balconi e terrazze e altri ambienti.
Ritornando agli animali da compagnia ho notato anche (ricollegandomi al rapporto fra origine delle malattie e animali da allevamento) i rapporti molto affettuosi che vedo fra uomini (ma soprattutto donne) con i cani e i gatti: sono rapporti che consistono nel tenerli in braccio, in continue carezze, in baci sul muso e anche, molte volte, nella condivisione di spazi (casa, divani, autovetture… e anche letto). Non ci sarebbe da stupirsi (visto la storiella raccontata da Jared Diamond [vi veda nell’articolo sul COronaVIrus a cui si è fatto riferimento]) se nel letto, sotto le lenzuola, i rapporti fra alcune persone e i loro animali da compagnia (soprattutto cani) fossero non solamente platonici.
E non ci sarebbe da stupirsi se qualche germe patogeno per animali (topi, piccioni, lucertole, ricci, ecc.) con cui gli animali domestici vengono in contatto, oppure esistenti negli stessi animali domestici, subissero delle mutazioni genetiche e passassero all’uomo…ma non vado oltre in queste ipotesi visto che non ho una preparazione medico-scientifica.”

Nell’articolo a cui si è fatto riferimento si è trattato delle condizioni che portarono alla diffusione delle grandi epidemie (come la peste, il vaiolo, la tubercolosi, il colera e tante altre) che nel passato recente e lontano hanno decimato le popolazioni umane. Le condizioni sono rappresentate dal contatto continuo che le popolazioni umane hanno avuto con gli animali allevati e con i loro fluidi (sangue, saliva, urina, escrementi e altro)

Il presente articolo invece è stato, soprattutto con il reportage fotografico, una ricognizione sulla situazione esistente nel centro di Bologna. Ricognizione che è consistita nel battere a piedi parte del centro per annotare, aiutato dalla fotografia, la situazione igienica.

Conosco bene il centro di Bologna. Il primo anno che arrivai a Bologna abitai in Via Drapperie ma in seguito ho sempre frequentato il centro storico.

Il centro di Bologna è urbanisticamente molto compatto, con pochi alberi e pochi giardinetti: ciò comporta che è molto evidente la conseguenza dell’urina che viene deposta dai cani.

Il percorso fotografico fatto inizia per la verità dall’edificio di fronte al mio (la cui foto mette in evidenza come la parte bassa del muro e il marciapiede sia un grande orinatoio per cani) e dal negozio di frutta e verdura all’angolo della via, con delle cassette di frutta e verdura che sono messe all’esterno sul gradino del locale (ma alcuni negozi le mettono anche sul marciapiede), le cui relative foto mettono in evidenza la loro vicinanza a diversi orinatoi di cani.

Il percorso fotografico poi continua al centro di Bologna, partendo dalla Libreria Feltrinelli (le foto mettono in evidenza i molti orinatoi che costellano i muri perimetrali e l’angolo fra Piazza di Porta Ravegnana e Via Rizzoli).

Dopo avere attraversato Via Rizzoli ci si addentra poi nel cosiddetto Quadrilatero (delimitato da Via Drapperie, Via Pescherie Vecchie, Via Clavature e la parte di portico di Via dell’Archiginnasio che dà su Piazza Maggiore), continuando per Via dell’Archiginnasio, Piazza della Mercanzia e parte di Via Santo Stefano.

 

Un grande orinatoio!

Devo raggiungere Via Irnerio per prendere l’autobus con cui rientrare a casa; percorro Via Guglielmo Oberdan e poi Via Alessandrini ma, su quest’ultima via, attira la mia attenzione l’isolato definito dai numeri civici 8-10-10/A,B,C: è un grande orinatoio di come non ne avevo mai visto!!

Lungo tutto l’isolato le basi dei muri e la vicina parte del lastricato nonché le basi di tutti i pilastri del portico dell’isolato stesso sono impregnati di urina (in alcuni casi questa non riesce a essere assorbita e ristagna sulla superficie del lastricato)

Le ultime immagini del reportage fotografico mostrano quanto detto.

 

Foto 19  Tutta la base dei muri perimetrali e la prima parte del lastricato sono imbrattati di urina, senza interruzione!

 

Foto 20 La base di tutti i pilastri del portico sono orinatoi: è talmente tanta l’urina che non riesce ad asciugare come avviene normalmente!

 

Foto 21  Un altro scorcio dell’isolato di Via Alessadrini

 

Foto 22 Dettaglio della foto precedente!!

 

Foto 23 Via Alessandrini: un “umano” con quattro grossi cani si avvia verso l’isolato di cui si è detto (è quello che si vede in secondo piano).

 

Conclusioni

Bologna si è sempre vantata (giustamente) di essere una città con un elevato grado di qualità della vita. Il fenomeno del possesso degli animali da affezione, che di anno in anno si è fatto sempre più imponente, ha creato a Bologna e, ovviamente, in tutte le altre città del mondo occidentale e sviluppato, la situazione che è stata descritta.

Come andrà a finire? Queste nuove condizioni igieniche avranno conseguenze sulla salute delle popolazioni umane? C’è il rischio che si possano creare, per varie vie, dei nuovi virus che poi passino all’uomo?

Per risolvere la situazione sarebbe necessario che gli uomini e, soprattutto, le donne, si liberino da quella particolare forma di tossicodipendenza che è il possesso di animali da affezione e il dominio su di essi! Sarebbero necessari nuovi valori che facessero superare la piattezza della vita ordinaria senza negative conseguenze ambientali, visto che quelli esistenti mostrano dei limiti oppure hanno delle controindicazioni (come nel caso del possesso di animali da affezione)!

Un prossimo saggio tratterà dei criteri che dovranno possedere i nuovi valori necessari per portare le persone al superamento della coscienza-vita quotidiana e all’accesso a una coscienza-vita straordinaria.

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Armando Boccone
Sono nato in Lucania nel lontano 1951 e abito a Bologna da circa trent’anni. Ho sempre avuto interesse, da più punti di vista, verso i “destini” (sempre più dialetticamente interconnessi) dell’umanità: da quello dei valori culturali che riempiano l’esistenza a quello delle condizioni materiali di vita (dall’esaurimento delle risorse naturali ai cambiamenti climatici, ecc.). Ho visto nel valore della “decrescita” un punto di partenza per dare un contributo alla soluzione dei gravi problemi che l’umanità ha di fronte.

5 Commenti

  1. Armando, dopo la lettura di questo tuo contributo volevo tacermi, pensandone tutto il male possibile.
    Poi mi sono immedesimato nei tanti possessori di animali domestici ed ho preferito commentare.
    A parte la premessa modello Bignami sulla domesticazione di cani e gatti (se non te ne fossi accorto la scoperta dell’acqua tiepida è già avvenuta…), mi cadono le braccia per la disinvoltura con cui parli di spillover (per inciso non è appurato che il covid sia nato da un fenomeno di spillover).
    L’ipotesi che in un prossimo futuro potremmo essere attaccati da pericolosi virus che passano da cani e gatti all’uomo è semplicemente ridicola. Se questo fosse un rischio reale probabilmente l’umanità si sarebbe estinta da un pezzo ! Certamente questa paura ti appartiene, perché se avevo già supposto in passato che tu fossi cinofobo (e gattofobo, ammesso che il termine esista), ora ne ho la certezza. Certamente non hai mai avuto animali domestici e forse se li incontri per strada e ti passano vicini corri a disinfettarti con l’amuchina…
    Ma la perla del tuo articolo sta nelle supposte motivazioni psicologiche inconsce per le quali gli uomini ricorrerebbero alla compagnia di animali domestici. Lo farebbero per assecondare un incoffessabile desiderio di onnipotenza. Caspita, rispetto a te Freud e Young erano dei dilettanti !
    Poi, siccome ti piace fare la persona precisa e scrupolosa hai corredato il tuo scritto con una bella documentazione fotografica: le pisciate dei cani su colonne, portici e marciapiedi di Bologna.
    A quando le foto degli scraci per terra, delle cicche buttate in strada, dei rifiuti abbandonati ? Potresti anche nasconderti da qualche parte e immortalare gli extracomunitari che pisciano nei giardini pubblici…
    Scusami la brutalità, ma leggere contributi come questo su DFSN mi deprime.

    • In seguito interverrò su ogni punto da te trattato: adesso mi preme solamente dire che, per via che sono una persona precisa e scrupolosa, che lo studioso a cui hai fatto riferimento si chiama Jung (Carl Gustav Jung) e non Young.
      Hai parlato di “scraci”: sullo “Zingarelli” non esiste questo termine ma facendo una ricerca in rete sembra sia sinonimo di “sputo”. Confermi?
      Cordiali saluti

  2. Beh, almeno su Young/Jung ti devo dar ragione… succede quando si scrive di getto sovrappensiero…
    Scraci è gergale, si usa proprio a Bologna. Ne son pieni i portici, proprio a fianco delle pisciate dei cani.

  3. Caro Danilo, rispondo un po’ alla volta al tuo commento all’articolo “Bologna come Wuhan?”
    Hai scritto nel tuo commento “A parte la premessa modello Bignami sulla domesticazione di cani e gatti (se non te ne fossi accorto la scoperta dell’acqua tiepida è già avvenuta…)…”.
    Cosa vuoi dire di preciso? Vuoi dire che ho dedicato poco spazio a questo argomento?
    Nell’articolo “Dogmania: nuove esperienze straordinarie” (a cui più volte rimando) ho dedicato il paragrafo “La domesticazione del cane e del gatto”, di circa 6 pagine a video, a questo argomento: secondo te non bastano?
    Cosa vuoi dire con l’espressione “(se non te ne fossi accorto la scoperta dell’acqua tiepida è già avvenuta…)”?
    Vuoi dire che sono ovvi i motivi per cui fu domesticato il lupo?
    Prova a chiedere a qualcuno se conosce il motivo per cui il lupo fu domesticato!
    Nell’articolo a cui ho fatto riferimento (“Dogmania: nuove esperienze straordinarie…) sta scritto tra l’altro:” In seguito alla scomparsa o alla migrazione dei grandi branchi di selvaggina delle steppe e delle tundre, gli uomini avevano iniziato a cacciare nelle foreste dove le prede erano costituite da animali che vivevano in gruppi meno numerosi, o addirittura da esemplari isolati (cervi, caprioli, uri, cinghiali). Soltanto nelle regioni che abbiamo sopra ricordato, dove dominavano le savane e le praterie, essi potevano continuare la caccia alle specie che vivevano in grandi mandrie, come i bisonti e le gazzelle. Nelle foreste era anche più difficile bloccare le prede, fu quindi naturale che i cacciatori adottassero sempre più frequentemente, quando non esclusivamente, l’arco e la freccia, la cui invenzione risale al paleolitico superiore. Tale ipotesi è confermata dalla presenza, nelle industrie litiche di queste comunità, di una grande quantità di microliti usate come armature di frecce. Queste stesse condizioni di caccia spiegano perché, in diverse regioni, piuttosto distante le une dalle altre, l’uomo arrivò progressivamente ad addomesticare il lupo e l’antenato del cane divenne per il cacciatore un ausilio prezioso, in grado di stanare le prede nella foresta e nella boscaglia.”
    Concludo dicendo che ritengo che l’argomento sia stato trattato più che adeguatamente e che gli argomenti trattati non fossero ovvi e conosciuti da tutti.
    Ti saluto cordialmente
    Armando

  4. Ulteriori risposte al commento di Danilo Tomasetta
    Caro Danilo già in passato mi hai accusato di cinofobia. Ti ho chiesto in quella occasione dove tu vedessi la mia cinofobia. Non mi hai risposto: vuoi rispondermi adesso?
    Io verso i cani e i gatti non ho nessuna avversione, non li amo e non li odio, li vedo al di fuori da questi rapporti di sentimenti.
    Hai scritto: “Certamente non hai mai avuto animali domestici e forse se li incontri per strada e ti passano vicini corri a disinfettarti con l’amuchina…”.
    Si, non ho mai avuto animali domestici ma se li incontro per strada (cosa che succede tutti i giorni) non corro a casa per disinfettarmi nè con l’amuchina né con altri disinfettanti.

    Hai scritto: “L’ipotesi che in un prossimo futuro potremmo essere attaccati da pericolosi virus che passano da cani e gatti all’uomo è semplicemente ridicola. Se questo fosse un rischio reale probabilmente l’umanità si sarebbe estinta da un pezzo!”
    Il fatto che non sia avvenuto finora non vuole dire che non possa succedere in futuro, visto che solamente in questi ultimi decenni e anni si è creata la confidenza fra persone e animali da compagnia: questa confidenza non c’è non c’è mai stata in passato!!. Sento apertamente da sempre più persone che dormono nello stesso letto con i propri cani e/o gatti, vedo sempre più persone tenere in braccio, accarezzare, baciare cani e gatti. Quando mai, se non eccezionalmente, si sono sentite e viste queste cose in passato?
    Secondo questo tuo modo di ragionare non ci sarebbe dovuto essere nemmeno il Covid 19, visto che quelle condizioni nel mercato del pesce di Wuhan esistevano già da tanto tempo (anzi le condizioni sia igieniche che alimentari della Cina è notevolmente migliorata negli ultimi decenni!).
    Hai scritto:” Poi, siccome ti piace fare la persona precisa e scrupolosa hai corredato il tuo scritto con una bella documentazione fotografica: le pisciate dei cani su colonne, portici e marciapiedi di Bologna.”
    Chi pratica il WEB, i vari “social” come sono chiamati, vede che questo mondo è uno sfogatoio. Ognuno la spara più grossa che può, tanto non si paga niente…e soprattutto, non bisogna documentare ciò che viene detto: tu invece cosa fai? fai dell’ironia per il motivo che nell’articolo ho documentato quanto dicevo?
    Hai detto anche: “A quando le foto degli scraci per terra, delle cicche buttate in strada, dei rifiuti abbandonati?” Per quanto riguarda gli scraci (come li chiami tu!) non ne ho visti per Bologna. Per quanto riguarda le cicche ho visto che in questi ultimi anni hanno sistemato dei porta cicche vicino a ogni fermata di autobus per evitare di essere buttate a terra.
    Un’ultima cosa in merito all’ultimo punto. Scusa, ma perché non dovrei parlare dei rifiuti per strada? Più volte in passato ho trattato questo argomento in articoli pubblicati sul blog Decrescita felice social network come in questo http://www.decrescita.com/news/le-vie-infinite-del-consumismo-2/ , in questo http://www.decrescita.com/news/saldi-luglio-2014-effetti-collaterali/ oppure anche in questi (in questi ultimi con un “arricchimento antropologico” dei temi trattati) http://www.decrescita.com/news/il-riciclaggio-dei-regali-e-lo-spreco/ , http://www.decrescita.com/news/il-pensiero-selvaggio-un-pensiero-per-la-decrescita-2/ e quest’ultimo http://www.decrescita.com/news/la-strategia-del-pneumatico-1/ .
    Hai scritto pure quest’altra cosa: “Potresti anche nasconderti da qualche parte e immortalare gli extracomunitari che pisciano nei giardini pubblici…”
    Cosa vuoi dire? Vuoi dire che sono intollerante verso gli extracomunitari che magari, vivendo in baracche in modo precario e non disponendo di servizi igienici, pisciano nei giardini pubblici? Vuoi dire che coloro che portano i cani a fare le cacche e a pisciare nei giardinetti sono invece tolleranti verso gli extracomunitari?
    Vorrei sapere se le cose che dici sono provate oppure la spari grossa come si fa nel WEB (tanto non si paga niente)?
    Io non conosco la tua posizione verso il fenomeno dell’immigrazione e della presenza di extracomunitari e di altre fasce sociali in condizioni precarie che vivono nelle città ma nemmeno tu conosci la mia; non so se tu fai qualcosa di concreto (nel senso se metti mani al portafoglio) per alleviare le varie situazioni di disagio in cui si trovano gli extracomunitari e altre fasce sociali ma nemmeno tu sai se io faccio qualcosa di concreto verso queste situazioni!
    Per quanto riguarda le considerazioni e le proposte verso il problema dell’immigrazione, della sovrappopolazione, dei cambiamenti climatico-ambientali e gli altri gravi problemi che affliggono l’umanità in questo momento storico, su questo blog in passato ho pubblicato un piccolo saggio dal titolo “Un grande accordo” (è raggiungibile al seguente indirizzo http://www.decrescita.com/news/un-grande-accordo/ ).
    Se mi è sfuggita qualche altra considerazione che hai fatto nel tuo commento vedrò di provvedere in futuro a rispondere.
    Cordiali saluti

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