Chiusura della governance dei rifiuti organici

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La bilancia dei vizi e delle virtù

Per le multe inflitte al nostro Paese dalla Corte di Giustizia dell’UE, quasi tutte per motivi ambientali, abbiamo pagato 329.22 milioni di €.
Ma il futuro si profila più nero, perché se ora stiamo pagando (e continueremo a pagare perché non ancora saniamo) principalmente per le discariche e lo spreco di acqua, è aperta la procedura d’infrazione per lo smog: una super-multa.

Basterebbe un’Itexit per risparmiarci questi soldi?  No, perché verrebbe a mancare anche l’autorità che ci impedisce di peggiorare. Sì, perché gli errori ambientali si pagano comunque: il consumo di suolo costa agli italiani più di 800 milioni all’anno.

Come, viceversa, il primo rapporto sul capitale naturale d’Italia stima che i servizi ecosistemici ci elargiscono ogni anno 338 miliardi di euro, sempre più compromessi da molteplici fattori di pressione antropica.
La natura è generosa: se la trattiamo bene abbiamo tutto da guadagnare. Riciclando da 350.000 a 500.000 tonnellate di materiali, l’economia del riuso in Italia vale 3 miliardi di euro l’anno.
L’economia circolare può essere la salvezza per una confederazione di Stati, come l’UE, a corto di materie prime. La scala di Lansink, nella sua disarmante semplicità, è diventata un faro per orientare le scelte di popolazioni e governi.
Ma oltre 160 milioni di tonnellate di rifiuti ancora sfuggono al riciclaggio. E nel riciclaggio resta sempre il rosso della spesa per smaltire l’organico.
Eppure proprio dall’organico si possono ricavare una serie di bioprodotti e anche contribuire a risolvere grandi problemi come il riscaldamento climatico, la desertificazione, il consumo, il depauparamento e l’inquinamento del suolo.

La necessità di una scala

Dovunque si arriva a chiudere il ciclo dei rifiuti infuriano proteste e polemiche. Sempre le stesse: compostaggio o digestione anaerobica, pubblico o privato, quantità trattate che eccedono il fabbisogno locale, i partiti all’opposizione attenti a cavalcare l’inevitabile malcontento, affinché la realizzazione dell’impianto risulti una sconfitta e non una vittoria della maggioranza.

Se ci fosse un punto di riferimento preciso si taglierebbero fuori polemiche e strumentalizzazioni. Quanto varrebbe, in vile denaro, implementare una scala (semplice) per la governance dei rifiuti organici?
Lo schema che segue vuole essere uno spunto di dibattito.

Partendo dai prodotti finali degli impianti di riciclaggio ho valutato i seguenti obbiettivi:
1° obbiettivo: bilancio carbonico (quanto carbonio immetti nell’aria (-) e quanto nel terreno (+)(BC)
2° obbiettivo: dare valore ai derivati (come oggi avviene per carta, vetro, plastica) (qualità derivati QD).
3° obbiettivo: senza inquinare (Indice di Inquinamento II).
Assumiamo che misuriamo questi obbiettivi usando i segni + e – e li riassumiamo attribuendo tre gradi a ciascun obbiettivo (+++ = obbiettivo raggiunto al meglio, — il peggio).

Schematica esposizione delle maggiori tecnologie esistenti:
trattamento meccanico biologico: —/++-/+– (BC negativo perché il biostabilizzato non può essere utilizzato in agricoltura quindi non rientra nel ciclo dell’ossigeno-carbonio – ciclo della vita – mentre la frazione non fermentabile fa da combustibile)
digestione anaerobica: –+/–+/-++ (il digestato più essere usato in agricoltura dopo essere stato “rivitalizzato” in aerobiosi. Comunque attualmente non ha mercato. Il metano, usato come combustibile diventa CO2)
compostaggio biocelle: ++-/++-/–+ (Il compost di qualità che ne deriva in genere contiene quantità eccessive di metalli pesanti e difficilmente trova mercato in agricoltura).
compostaggio con lombrichi: +++/+++/+++.
Sembra uno spot pubblicitario per lombrichi ma … parliamone.

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