Intervista a Rete di Cittadinanza e Comunità

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Denunciare la presenza sul proprio territorio di rifiuti tossici o altre situazioni pericolose sul piano ecologico e sanitario può essere relativamente ‘facile’: uscire dal proprio caso particolare e cercare di comprendere le ragioni profonde che favoriscano tali crimini, ricostruendo la logica del sistema di cui fanno parte e attivandosi direttamente, è questione molto più complicata. Rete di Cittadinanza e Comunità ha scelto questa seconda via e per tale ragione ha subito attirato la nostra attenzione: da qui l’intervista alla nostra amica e collaboratrice Miriam Corongiu, membro dell’associazione e responsabile dei rapporti con i media, un ruolo che sembra indaffararla non poco, a testimonianza del livello di azione raggiunto da Rete di Cittadinanza e Comunità, malgrado abbia meno di un anno di vita.

Come e quando nasce Rete di cittadinanza e comunità (d’ora in avanti RCC) e quali scopi si prefigge?

La Rete nasce nei sogni e nel coraggio di chi ha sempre combattuto l’aspra battaglia ambientalista in Terra dei Fuochi. Nasce, cioè, grazie all’impegno di Vincenzo Tosti, attivista storico e profondo conoscitore della sua terra, oggi il nostro portavoce. La Rete ha però ad oggi un respiro molto più ampio e confini differenti da Terra dei Fuochi. E’ una grande federazione di 26 associazioni e persone anche geograficamente distanti tra loro, accomunate sì dalla sofferenza ambientale, ma volte alla costruzione di rapporti comunitari di segno differente dai modelli vigenti e da una visione a 360 gradi della cittadinanza: non solo ambiente, dunque, ma partecipazione, economia, sociale, politica nel senso più alto del termine. In poche parole, RCC si prefigge la creazione di una consapevolezza collettiva che sia il segno di un cambiamento potente dal basso.

La vostra associazione ha origine nella Terra dei fuochi che, per qualche tempo, è stata oggetto di grande attenzione da parte dei media, per poi sprofondare nel dimenticatoio. Cosa ci puoi dire della situazione attuale?

Aldilà delle ondate mediatiche e di una certa, fisiologica, dispersione dopo la protesta culminata nella manifestazione dei 120.000 a Napoli (Stop Biocidio), siamo ora giunti ad una fase più matura, in cui alla protesta uniamo la proposta.

Possiamo dire che rispetto a tre anni fa lo Stato non abbia fatto altro che blandirci con soluzioni di scarso respiro (la L.6/2014 su Terra dei Fuochi) per poi tentare di nascondere tutto sotto una coltre di silenzio, quando non di negazione del problema. Basti pensare alle dichiarazioni della Lorenzin sugli stili di vita campani come causa dell’alto tasso di mortalità in Terra dei Fuochi. Vogliono costruire una nuova gigantesca discarica in siti già straziati come quello di Chiaiano, teatro di aspri scontri qualche anno fa, e continuare a puntare su tecniche obsolete di smaltimento rifiuti, ampliando la portata di incenerimento del termovalorizzatore di Acerra. Le aree avvelenate non vengono circoscritte adeguatamente né, laddove necessario, interdette all’agricoltura, causando gravi confusioni e danneggiando l’agricoltura sana che in Campania è fondamentale dal punto di vista economico. Di bonifiche non se ne parla nemmeno e i controlli sul territorio sembrano sempre una goccia nel mare. I roghi aumentano, checchè ne dica la Regione, soprattutto nel periodo estivo. Nel frattempo, qui si muore. Ma si combatte ancora.

Mi pare di capire che il progetto, dalla denuncia della situazione nella Terra dei fuochi, si stia espandendo. Quali potrebbero essere i nuovi orizzonti di RCC?

Ci siamo dotati innanzitutto di team di lavoro interni ad alta competenza specifica: avvocati, tecnici, medici. Lavoriamo a livello locale cercando convergenza da parte degli amministratori più disposti ad ascoltare i cittadini e contrastando duramente quelli che, al contrario, dimenticano di essere al servizio della comunità. Chiediamo a livello centrale che si lavori per un cambiamento del paradigma economico/culturale perché è ormai palese a tutti che Terra dei Fuochi e più in generale la devastazione ambientale sia frutto di un sistema economico violento ed obsoleto che macella, per un punto di PIL, natura, vita e diritti fondamentali. Lavoriamo, inoltre, alla costruzione delle città del futuro attraverso percorsi strutturati di partenariato sociale nelle scuole che producano un radicamento reale sul territorio, non con ingressi episodici e inutili negli istituti educativi.

Più in generale, cerchiamo convergenza con quei cittadini e quelle associazioni che condividono la nostra visione del mondo e sono disposti a lavorare per poterla realizzare. Al centro di questa direzione, c’è la salute che tentiamo di difendere cercando la verità. Ecco, dunque il Progetto Veritas: test tossicologici su persone affette da gravi patologie in Terra dei Fuochi verranno effettuati da un team di medici dell’Università Federico II di Napoli per comprendere quale sia la portata dell’esposizione all’inquinamento ambientale. Sulla base dei risultati ottenuti, il Prof. Antonio Giordano, direttore dello Sbarro Institute di Philadelphia e oncologo campano di fama internazionale, condurrà uno studio scientifico del tutto indipendente e gratuito. Si tratta, insomma, di un progetto che per grandezza, visione e mezzi richiesti sarebbe nella norma espressione di grandi apparati. Invece, i cittadini con le loro sole forze sono riusciti a metterlo su senza contare sulle istituzioni di cui, ormai, non si fidano più.

RCC ha preso una posizione ufficiale per il NO alla proposta di riforma costituzionale. Ci puoi spiegare le ragioni che hanno spinto a ciò?

Il NO al referendum è stato un’espressione unanime di tutte le associazioni aderenti. Non era possibile tollerare che l’erosione dei nostri diritti subisse un’ulteriore e pesante bordata attraverso l’uso di uno strumento, l’ultimo, di democrazia diretta che ancora appartiene al popolo. La Costituzione andava difesa contro i poteri sovranazionali che, è ormai chiaro, cercano da tempo di pilotare le nostre politiche interne e contro quella larga parte della partitocrazia italiana che ancora intende la politica come un mezzo e non come un fine: dobbiamo pretendere di più da chi ci governa. Le motivazioni specifiche che ci hanno portato a votare NO sono, ovviamente, molteplici e si inquadrano in quelle espresse dal Comitato Nazionale. Ma vista la vocazione ambientalista di RCC, vogliamo sottolineare che le modifiche all’art. 117 – Rapporto Stato-Regioni – con l’aumento delle materie esclusive statali, tra le quali l’energia e le “infrastrutture strategiche”, avrebbero di sicuro peggiorato ulteriormente la posizione e il raggio d’azione già scarso di chi, in loco, si batte per la difesa del territorio.

RCC rappresenta un modo nuovo di fare politica dal basso dove mi sembra che più che ‘rapportarsi con le istituzioni’ si cerchi quasi di ‘diventare istituzione’. Puoi dirci qual è stato l’atteggiamento della politica convenzionale nei confronti di RCC, sempre che ci sia stato qualche interessamento?

L’interessamento c’è stato. Lavoriamo intensamente sul territorio, dopo pochi mesi dalla nostra costituzione eravamo già sui giornali locali e ora anche nazionali. Di recente, il nostro portavoce ha rilasciato un’intervista anche per Vatican Magazine. E’ ovvio che la politica che non ha alcuna intenzione di agire concretamente sui territori ci guardi con sospetto e ci avversi, ma c’è anche chi ci convoca nelle cosiddette “stanze dei bottoni” come parte sociale da ascoltare.

Qualcuno potrebbe obiettare che esistono già tante associazioni ambientaliste e soprattutto capaci di influenzare maggiormente le alte sfere, o addirittura che si crea un’altra frattura in un movimento ecologista già ampiamente frazionato. Perché credi nella specificità di RCC e perché inviti altri cittadini a intraprendere iniziative analoghe?

Non riteniamo di essere una frattura nel movimento ecologista. Al contrario, pensiamo di essere una comunità in cammino che fa della sinergia con il territorio nazionale la sua aspirazione massima. Fanno parte della Rete che, lo ricordiamo, è nata solo quest’estate, “COVA Contro” l’associazione lucana che si occupa dell’inquinamento in Val D’Agri, e il Comitato IoLotto in Emilia Romagna, ma abbiamo collaborazioni con molti altri attivisti di ogni parte d’Italia che vedono in Terra dei Fuochi un “modello” di coraggio e di libertà. L’inquinamento è un problema molto serio in 19 regioni su 21, ma qui per primi abbiamo avuto il coraggio di alzare la testa. Sappiamo anche, però, che abbiamo molto da imparare dagli altri e che in questa lotta siamo tutti fratelli: rimarremo però lontani dalle grandi federazioni d’apparato che, alla fine, si sono istituzionalizzate a tal punto da dimenticare la gente e i territori.

Per chiudere un tuo messaggio personale al pubblico riguardo a RCC.

Non stancatevi mai di pretendere la verità, non abbandonate mai l’idea che le cose possano cambiare. Vogliono farci credere che da soli non abbiamo nessuna possibilità. Invece, la Rete è la dimostrazione che i cittadini onesti e coraggiosi possono cambiare il mondo: abbiamo vinto nel momento stesso in cui abbiamo cominciato a combattere e siamo così determinati da continuare a oltranza. Siamo un laboratorio di pensiero e una spina nel fianco…ma siamo padri, madri, impiegati, agricoltori, medici, avvocati. Persone normali, insomma, come tutti voi, ma che hanno scelto di prendersi cura del mondo. Una scelta che possiamo fare tutti, a qualunque latitudine e ogni giorno.

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