L’inesorabile conquista del cosmo

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Giorni fa ho visto il film Interstellar di Christopher Nolan. Al centro del film il tema oggi più caldo che mai: il deterioramento e la fine delle risorse naturali del nostro pianeta che inevitabilmente diventa, in un futuro indefinito, non più abitabile. Gli uomini, o sarebbe meglio dire gli americani, lavorano di nascosto a un progetto per salvare la specie umana, e non gli uomini che vivono in quel momento sulla Terra. Il loro piano prende in considerazione l’unica possibilità per continuare a perpetuare lo sviluppo umano senza freni: ovvero la conquista dello spazio interstellare, in particolare l’individuazione di un altro mondo da sfruttare.

Fa riflettere come la “naturale” tendenza umana alla crescita illimitata e al progresso tecnologico ci conduca inesorabilmente a dover superare i limiti imposti dal pianeta Terra, ma, se ci si pensa bene, è una conseguenza del tutto logica e prevedibile. L’uomo occidentale, da quello che sappiamo sulla sua storia, ha esplorato e di fatto conquistato oramai ogni angolo del pianeta, anche quelli più remoti come le vette più alte, le foreste più impenetrabili e i fondali più profondi, ha sfruttato e soggiogato la natura e le popolazioni a suo piacimento, ed è perciò comprensibile che non si lasci intimidire o scoraggiare dalla finitezza delle risorse a sua disposizione. Anzi, tutto il contrario. I limiti che si stanno presentando, in termini di deperimento di risorse e squilibrio dei fattori ecologici, rappresentano proprio lo slancio ideale per fare quel guizzo energico verso lo spazio interstellare, lanciandosi finalmente in una nuova sfida entusiasmante.

La nostra cultura ci dice che questa è la naturale aspirazione dell’uomo, che nulla può fare, se non estinguersi, per uscirne. Il passaggio dalla conquista del globo alla conquista del cosmo è l’unica soluzione, ed è inoltre in perfetta coerenza e continuità con lo sviluppo degli ultimi secoli. L’uomo grazie al suo coraggio, al suo ottimismo nel progresso e alla sua fede nella scienza riuscirà a risolvere ogni problema semplicemente continuando a fare quello che finora ha fatto con discreto successo.

La conquista del “lontano ovest” adesso diventa la conquista del cosmo interstellare. Questo è il messaggio di fondo del  film, difficilmente può essere interpretato in altro modo.

Chi ha letto i miei scritti sa che la mia visione si discosta da quella del film, inutile ripetersi. Ma per chi si sta chiedendo quali altre alternative avrebbe l’uomo, oltre a far affidamento alla propria intelligenza e alle proprie tecnologie più avanzate, vorrei consigliare la lettura del breve racconto di fantascienza: Il pianeta Terra ai tempi di kosen rufu, liberamente scaricabile a questa pagina, che forse potrebbe essere la bozza di una prossima sceneggiatura hollywoodiana, chissà.

La mia intenzione non è mai stata quella di voler convincere qualcuno, tanto meno me stesso, piuttosto quella di condividere una riflessione e stimolare la ricerca di nuove visioni, nuovi pensieri, e perché no, nuovi orizzonti.

ps: non vorrei neanche dare risposte facili a questioni complesse, a questo punto sarebbe il caso di dire: “si apre il dibattito”

foto tratta dal sito MorgueFile

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Luca Madiai
Mi interesso da qualche anno delle tematiche della decrescita e della sostenibilità ambientale, economica e sociale. Sono arrivato alla decrescita dopo il mio percorso di studi di ingegneria nel settore della produzione di energia. Durante gli anni universitari sono stato membro attivo dell’associazione studentesca europea AEGEE ed ex presidente della sede locale di Firenze (AEGEE-Firenze). Ho lavorato a un progetto sull’energia geotermica a Budapest, dove sono vissuto per alcuni mesi nel 2009 e nel 2010 e ho scritto la tesi di laurea specialistica. Ho studiato anche la lingua ungherese. Nell’autunno del 2010 ho scritto il saggio Decrescita Felice e Rivoluzione Umana e aperto l’omonimo blog dove cerco di diffondere le mie idee attorno alla decrescita felice e alla filosofia buddista. Nel 2012 ho contribuito alla rinascita del Circolo Territoriale del Movimento della Decrescita Felice di Firenze (MDF-Firenze), di cui sono parte attiva. Ho lavorato nel settore delle energie rinnovabili, in particolare fotovoltaico ed eolico. Mi diletto nello scrivere poesie “decrescenti” e nello spostarmi quasi sempre in bicicletta. Credo nella sobrietà, nella semplicità e nelle relazioni umane disinteressate come mezzo per migliorare la qualità della vita e cerco ogni giorno di attuarle. Ho scritto due libri sulla decrescita liberamente scaricabili da questo sito: "Decrescita Felice e Rivoluzione Umana" e "Ritorno all'Origine"

4 Commenti

  1. ..mi dispiace Luca non sono affatto d’accordo….quale essere inteligente abbandona i figli che gli muiono in casa di stenti e l’abitazione per andarsi a costruire una improbabile catapecchia nel deserto

  2. Fa piacere vedere che stiamo finalmente centrando i temi piu’ delicati ed importanti.
    Dopo le discussioni sulla Seconda Legge della Termodinamica, ci siamo innalzati lo spirito (a ragione) testimoniando il contatto con una cometa ed immediata e’ arrivata la critica alle esplorazioni spaziali.
    Poi, nel dibattito sull’Ecologia Profonda e’ arrivato un articolo sul come l’umanita’ si sia sempre spinta oltre i propri confini e quindi come inevitabilmente, dico io, dovra’ prima o poi andarsene dal nostro piccolo pianeta (appena evremo finito l’energia a bassa entropia a disposizione, aggiungo).
    Ed ecco che infatti arriva la recensione dell’ultimo film fantascientifico sull’argomento.
    In questo contesto mi sono divertito a riscrivere un canto di Leopardi per ricordarci che in realta’ l’umanita’ ha sempre guardato alla Luna ed alle stelle sperando di raggiungerle, o almeno di poterle capire attraverso lo studio, pur capendo al tempo stesso l’inutilita’ pratica dei tale sforzo.
    Insomma ammettiamolo: se non fosse richioso e non costasse come un continente chi non vorebbe fare un viaggetto su Marte ?
    Purtroppo succedera’, sta gia’ succedendo, fa parte dello stesso giochetto che ha estinto i Neandertaliani, una specie umana nuova, si stacchera’ dalla nostra, utilizzera’ il 99% delle risorse esistenti per finanziarsi il viaggetto spaziale di non ritorno… e non abbandonera’ i suoi figli sulla Terra, ma i propri genitori.
    A meno che noi…

  3. The Core, Armageddon, 2012… hanno tutti un filo conduttore: l’umanità è in pericolo per colpa di qualche problema non provocato dall’uomo (tranne forse The Core, se ricordo bene, avevano giocato con il magnetismo della Terra o qualcosa del genere), ma la tecnologia ci salverà, di solito con l’aiuto di qualche bomba atomica. Tra l’altro riescono a realizzare una supertecnologia in brevissimo tempo, come dire: adesso facciamo un po’ le cose alla chetichella, ma se ci fosse realmente bisogno in un attimo sforneremmo fuori ogni sorta di megaritrovato tecnico.

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